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Il coraggio di Roosevelt

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Roosvelt 350 260 mindi Aldo Pirone - Oggi ho fatto la revisione dei giornali accumulati nelle ultime due settimane. Sfogliandoli mi sono imbattuto in un articolo della rubrica “Le lettere di Corrado Augias” sulla Repubblica di domenica 3 marzo che non avevo letto. Essendo giorno di primarie del PD, Augias ha voluto dire la sua sul futuro del partito; titolo: “Il coraggio che serve al PD”. Dà molti consigli e il più importante lo mette alla fine: “Primo obiettivo il lavoro, con più tutele per i precari, con più occasioni per chi il lavoro non l’ha – dunque investimenti, cantieri, quel New Deal con il quale Franklin Delano Roosevelt riuscì negli anni Trenta a far uscire il suo Paese dalla Grande Depressione”. Una depressione che, come si sa, era diventata anche psicologica. L’invito è del tutto condivisibile, basta che si sia consapevoli di quali provvedimenti mise in campo il neoeletto Presidente americano in quegli anni, alcuni nei cosiddetti primi “100 giorni”.

Vediamo in sintesi.

Sul piano del lavoro: a) istituì il “Civilian conservation corps”, un’Agenzia che assunse tre milioni di disoccupati che furono impiegati, con un fine di educazione ambientalista, per la manutenzione e la conservazione delle risorse naturali. b) fece approvare dal Congresso “Il National industrial recovery act” che assicurò la protezione dei sindacati, la concorrenza leale fra le imprese e regolato i prezzi dei generi di prima necessità; c) realizzò la “Public works administration”, un’ agenzia con il compito di costruire grandi opere pubbliche (dighe, scuole, ospedali, case popolari, tribunali) e poi, con l’istituzione della “Tennessee valley authority”, la costruzione di imponenti dighe per la produzione di energia elettrica nella valle del Tennessee; d) programmò di portare l’elettricità in tutte le zone rurali e con l'”Agricultural adjustment act” aiutò contadini e allevatori a far fronte all’abbassamento dei prezzi dei loro prodotti. e) a luglio del 1935 istituì la Social Security (indennità di disoccupazione, malattia e vecchiaia).

Sul piano finanziario: a) con il “Glass-Steagall banking act” vietò alle banche commerciali di operare nel settore finanziario e assicurò i risparmi dei cittadini americani a 5000 dollari. b) con il “Securities and exchange act” istituì una commissione di controllo sulle operazioni di borsa vietando le azioni speculative e la cessione di azioni senza il pagamento di almeno il 55% del valore della transazione.

Sul piano fiscale. Nel 1934 dispose l'aumento delle aliquote per i redditi più alti. L'anno successivo l'aliquota più alta passò dal 63% al 75%. L’anno dopo ancora, 1936, l'aliquota salì ulteriormente, tra gli strepiti di lor signori, fino al 79%.

Bisognerebbe avere quel coraggio politico e quella radicalità di proposte se non uguali almeno equipollenti, visti i tempi mutati, per non parlare a vanvera di New Deal. Non basta evocare “investimenti e cantieri” occorre incidere anche sulla finanza, sulle banche e sul fisco per trovare i mezzi atti a produrre espansione economica e giustizia sociale restituendo allo Stato il ruolo politico di attore e programmatore che gli compete.

Roosevelt non era né socialista né comunista. Anche se i “monarchi dell’economia”, come lui li chiamava, gli si scatenarono contro dipingendolo come un bolscevico. E lui li ripagò con parole di fuoco. In un discorso al Madison Square Garden di New York, durante la campagna per la rielezione nel 1936, così li apostrofò “Avevano cominciato a considerare il governo degli Stati Uniti come una mera appendice dei propri affari. Ora sappiamo che il governo esercitato dalla finanza organizzata è altrettanto pericoloso del governo esercitato dalla plebaglia organizzata. Mai prima d’ora, nell’intero arco della nostra storia queste forze sono state così unite nell’opporsi a un candidato. Sono unanimi nel loro odio nei miei confronti, e io mi compiaccio della loro avversione”.

Il Presidente degli Stati Uniti era un politico pragmatico, ma coerente con la propria ispirazione ideale. Era un democratico, proprio come hanno voluto chiamarsi gli aderenti e simpatizzanti del PD cui Augias suggerisce di trovare il coraggio di imitarlo.

Anche perché finora, quanto a coraggio, sono apparsi più simili a Don Abbondio che a Franklin Delano.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

 

 

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