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Essere di sinistra oggi è complicato e provocatorio

  • Scritto da  Gaetano Ambrosiano

Ambrosiano Logodi Gaetano Ambrosiano* - La sinistra è vecchia e inefficace. Nostalgica delle rivoluzioni che furono, prigioniera di un’ideologia smentita dal tempo, parla un linguaggio obsoleto per il XXI secolo. La prossima o possibile sinistra dovrà essere europea e transnazionale, perché una cultura cosmopolita è il migliore antidoto all’odio religioso e xenofobo. Un futuro non potrà che essere ecologista, cosciente che dalle politiche per affrontare il riscaldamento globale e il cambiamento climatico dipende la nostra sopravvivenza. La sinistra dovrà appoggiare i movimenti di protesta che lottano contro l’oligarchia dei mercati finanziari e proporre soluzioni fiscalmente espansive alla Grande Recessione. La sinistra dovrà sostenere e sviluppare politiche per i giovani se vorrà darsi un futuro, offrendo risposte concrete a quella generazione precaria che è la più penalizzata dalla crisi. La sinistra dovrà rinnovarsi facendo proprie le nuove rivendicazioni determinando la cancellazione di qualsiasi concetto di diversità non cadendo nella trappola dello stereotipo. Soprattutto, la prossima sinistra dovrà essere per l’uguaglianza e la libertà, per la democrazia attiva e la dignità umana, in qualsiasi campo e per tutti i soggetti, soprattutto i più deboli ed aggiungo anche nel rispetto del libero pensiero verso chi non la pensa in suo pari. In questo bagaglio la sua tradizione è lunga e solida ma sembra averne smarrito la strada.

La politica italiana manca di immaginazione. Si basa soprattutto sui tatticismi, sui piccoli calcoli: ci sono i vecchi capi bastone che la sanno sempre lunga e pensano di sapere che cosa sta succedendo nella società. Ma poi vengono presi in contropiede dalla realtà. Ed è la mancanza di pensiero la lettura del presente che ha reso cieca e impotente la classe politica di fronte al "massacro" sociale portato dalle politiche neo-liberiste. È come se a un certo punto avessimo deciso nell’illusione che le grandi questioni erano risolte e che, quindi, fosse tutto a posto. Ma non è stato così.

Di questo non si puó rimanere contenti. Ci sono stati tempi, nemmeno tanto remoti, in cui la politica italiana è stata praticata da persone che avevano alle spalle una struttura culturale mediamente solida, insieme a un orizzonte ideale ed a qualche visione di futuro. Ma queste cose oggi sono fuori moda, sorprendono, quando al contrario oggi sarebbero più necessarie che mai.

Selezionare un personale politico senza immaginazione porta all'impoverimento della politica. La mancanza di immaginazione non consente di riconoscere e affrontare i problemi. E i problemi diventano così esplosivi. E' quello che sta accadendo in un cortocircuito da cui impiegheremo decenni per uscirne illesi, in quella che sarà la fine della globalizzazione, la fine probabilmente dello stesso concetto di democrazia che abbiamo conosciuto finora. Ma di fronte a tutto ciò in Italia si fatica a realizzare un seppur minimo disegno politico specie a sinistra dove il caos regna sovrano.

Certo, la politica non muore. La politica c'è e ci sará sempre, come la forza di gravità. Il potere e la voglia di contro-potere restano un istinto ed un piacere comune dell'umanità. Muoiono invece gli assetti istituzionali, le forme di rappresentanza, come i partiti tradizionali carichi della loro cultura storica. Restano in piedi dei contenitori estemporanei e di facile assimilazione dove tutto regna tranne la democrazia. Una democrazia senza popolo.

Un Popolo che ha perso la sua rappresentanza della società quel Popolo Sovrano emettitore di impulsi che rendeva reale legato ad essa il sistema politico.

«Essere di sinistra oggi» è complicato e provocatorio nel nostro presente. Per le elettrici e gli elettori, per chi vuole capire, per chi di sinistra lo è già, per chi lo sarà domani.

 

*Coordinatore provinciale Art.UNO

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