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Vademecum del libero cittadino in lotta per l’acqua

  • Scritto da  Comitato provinciale acqua pubblica Frosinone

acquapubblica 350 260Comitato provinciale acqua pubblica Frosinone - Vademecum del libero cittadino in lotta per l’acqua.
Per capire cosa sta succedendo con la gestione dell’acqua e del servizio idrico nell’Ato 5 Lazio meridionale - Frosinone

Nel nostro territorio il servizio idrico è gestito all’interno dell’Ambito Territoriale Ottimale 5 Lazio Meridionale – Frosinone, formato dagli 86 comuni in esso ricadenti. Nella regione Lazio sono presenti in totale 5 Ambiti che più o meno ricalcano i 5 territori provinciali. Il nostro Ambito è stato costituito il 2 ottobre 1996 con l’approvazione da parte dell’Assemblea dei Sindaci della relativa Convenzione di Cooperazione. La gestione fu affidata, a seguito di procedura di evidenza pubblica, ad ACEA ATO 5 S.p.A. con la sottoscrizione della Convenzione di Gestione in data 27 giugno 2003.

Da allora ACEA ATO 5 S.p.A. è stata in violazione degli obblighi contrattuali contenuti nella medesima Convenzione di Gestione e nel relativo Disciplinare tecnico ed ha disatteso i termini contenuti nel Piano d’Ambito, nel Piano degli Investimenti e nel Piano Tariffario offerti dallo stesso gestore al momento della gara onde ottenere l’affidamento, ovvero così determinati dalle successive modifiche intervenute; da allora ACEA ATO 5 S.p.A. ha disatteso le procedure e le tutele poste a difesa degli utenti, esercitando nei confronti degli stessi un’azione coercitiva volta a vedere soddisfatte le proprie pretese con la minaccia di privare l’utente di un bene indispensabile alla vita come l’acqua.

Ma quello che ci interessa di più sapere è cosa ha fatto in tutti questi anni l’organo di governo dell’Ambito e cioè la parte pubblica, quella che deve governare, controllare il gestore e tutelare i cittadini.

L’Assemblea dei Sindaci (organo di governo dell’Ambito) ha continuamente disatteso le proprie funzioni consentendo ad ACEA ATO 5 S.p.A. la gestione deficitaria subita dai cittadini e di violare i diritti degli utenti.

Solo dieci anni dopo l’affidamento del servizio, nel luglio 2014 l’Assemblea dei Sindaci approva un nuovo Piano degli investimenti palesemente parziale e propone tariffe 2014-2015 con criteri poco trasparenti e forse inesistenti) che portano il costo dell’acqua in bolletta tra i più alti d’Italia. Prendendo a base di determinazione le tariffe 2012 e 2013, quelle tariffe basate sul presupposto di una gestione impeccabile dal punto di vista del servizio reso e dell'effettiva realizzazione degli investimenti previsti, si è di fatto arrivati ad una sostanziale sanatoria di tutte le illegittimità, inadempienze e irregolarità registrate nella gestione del S.I.I. nell’ATO 5.

Gli utenti hanno così pagato con le loro bollette, in un periodo di rateizzazione di tre anni, 75,18 mln di conguaglio tariffario relativo agli anni 2006-2011! Hanno pagato somme pregresse che non sono state determinate nei tempi previsti dalla legge e che non sono state richieste con le modalità e la trasparenza che la medesima norma prevede.

Mentre l’importo da restituire agli utenti dell’ATO 5 per il rimborso dovuto all’eliminazione della remunerazione del capitale investito nel periodo 21 luglio - 31 dicembre 2011 è stato definito pari a zero (!)

Tra i sindaci che oggi sostengono la risoluzione del contratto ce ne sono alcuni che allora hanno voluto quel Piano degli investimenti mentre non hanno sostenuto il percorso allora avviato per la risoluzione…

E veniamo alla risoluzione…

Fino al 18 febbraio 2016, quando si è dato avvio alla procedura per la risoluzione del contratto, l’Assemblea dei Sindaci non ha mai contestato ad ACEA ATO 5 S.p.A. le sue violazioni degli obblighi contrattuali contenuti nella Convenzione di Gestione e nel relativo disciplinare tecnico, nonché dei termini contenuti nel Piano d’Ambito, nel Piano degli Investimenti e nel Piano Tariffario offerti dallo stesso gestore al momento della gara per ottenere l’affidamento, o successivamente modificati.

Quindi, fino al 18 febbraio 2016, con il comportamento omissivo sopra descritto, l’Assemblea dei Sindaci ha concorso in maniera determinante alla definizione delle tariffe pretese e riconosciute ad ACEA ATO 5 S.p.A.,
nonché al riconoscimento legale dei conguagli pretesi.

Le contestazioni fatte dalla Segreteria Tecnica Operativa (STO) all’indomani dell’Assemblea dei Sindaci del 18 febbraio 2016 sono state parzialissime rispetto alle inadempienze di ACEA ATO 5 S.p.A., perché non dovevano riguardare solo quelle legate agli investimenti definiti nel 2015 ma tutti gli obblighi contrattuali, scritti chiaramente nella Convenzione di Gestione e nel relativo Disciplinare Tecnico.

Il Comitato provinciale acqua pubblica Frosinone ha chiesto formalmente e per tempo al Presidente dell’Autorità, alla STO ed alla Consulta dei Sindaci di integrare le contestazioni fatte al gestore, purtroppo invano. Questi hanno successivamente sostenuto come le residue inadempienze imputabili ad ACEA ATO 5 S.p.A., sulla base delle contestazioni formalizzate con la nota n. 7 del 15 marzo 2016, non fossero sufficienti a garantire la parte pubblica in caso di risoluzione della Convenzione di Gestione con ACEA ATO 5 S.p.A. e dell’eventuale contenzioso legale, proponendo una deliberazione con cui si chiudeva la procedura di risoluzione della Convenzione di Gestione in danno del gestore.

Sono state quella Presidenza e quella Consulta d’Ambito (oggi ancora in carica) a precostituire le condizioni per mandare a monte la risoluzione del contratto.

Intanto i governi nazionali, sin dal 14 luglio 2011, hanno operato per disattendere l’esito dei Referendum sull’acqua del 2011, e con questo, la sovranità che l’articolo 1 della Costituzione Repubblicana assegna al popolo. Hanno sottratto agli enti locali la podestà decisionale e assicurato ai gestori profitti certi e senza rischi.

Con decreto del 20 luglio 2012 il Presidente del Consiglio dei Ministri ha affidato all’Autorità per l’energia elettrica, il gas ed il servizio idrico (AEEGSI) le competenze per la determinazione di un nuovo metodo tariffario in grado di aggirare il quesito referendario che cancella il profitto dalla gestione del servizio idrico.

In questo modo le competenze sulle tariffe idriche sono state sottratte agli enti locali dei singoli ambiti.

Il costo della struttura dell’Autorità è, materialmente, corrisposto dai gestori con un evidente pregiudizio all’indipendenza e autonomia della stessa Autorità. Ora è divenuta Autorità di regolazione per energia, reti
e ambiente (ARERA), con competenze anche sui rifiuti.

Abbiamo denunciato le scelte tariffarie esose e antipopolari dell’AEEGSI, la pesante violazione referendaria, la gravità delle scelte compiute, l’enormità dei compensi ai suoi 5 consiglieri (quasi € 1,500.000 l’anno pagato con le nostre tariffe), la faccenda dei conguagli tariffari arretrati (è dovuto intervenire il Parlamento per limitarli agli ultimi due anni). Per questo è auspicabile lo scioglimento di ARERA e il ritorno delle sue competenze al Ministero dell’Ambiente.

Nel settembre 2014, con il Decreto “Sblocca Italia”, il Governo ha radicalmente modificato il Testo Unico sull’ambiente (Dlgs n. 152/2006) nella parte relativa alla gestione del servizio idrico, con il palese intento di favorire l’affidamento a privati della gestione dello stesso, di promuovere processi di aggregazione e di fusione tra i gestori privati nell’interesse dei grandi operatori in grado di competere sui mercati finanziari.

Mentre, con la legge 28 dicembre 2015, n. 221, il cosiddetto “collegato ambientale”, il governo nazionale ha introdotto norme e procedure a salvaguardia degli utili e del profitto dei gestori del servizio idrico a spese dei cittadini.

Il 20 aprile 2016 la Camera dei Deputati ha approvato in prima lettura la legge dal titolo “Il governo e la gestione pubblica delle acque”, cancellando però le parti relative alla ripubblicizzazione del servizio e al ricorso alla fiscalità generale per la copertura parziale delle spese, presenti invece nella proposta di legge sostenuta, nel 2007, dalle firme di 423.000 cittadini.

L’aumento delle tariffe non risolve il problema delle risorse per la gestione. E’ necessario ripubblicizzare e attivare forme di finanziamento alternative.
Gli investimenti che si realizzano per il servizio idrico nel suo complesso sono di entità decisamente inferiore a quanto necessario.

Serve una mole ben più consistente di investimenti rispetto a quelli realizzati e previsti, e anche una loro accelerazione in tempi sufficientemente brevi. E' questa la strada da intraprendere se si vuole sul serio mettere mano alla ristrutturazione e all'ammodernamento delle reti idriche, che rappresenta una delle questioni decisive se si intende affrontare il tema della scarsità idrica e dei cambiamenti climatici.

Le ricette praticate sinora e quelle prospettate non sono in grado di dare una risposta a ciò. Quelle sinora messe in campo sono, in buona sostanza, quanto predisposto in questi anni dall'AEEGSI, oggi ARERA, e dai soggetti gestori privatizzati e che, con alcuni aggiustamenti, viene riproposto per il futuro.

E’ opinione di più soggetti, in particolare ARERA e Utilitalia, che l'unica scelta possibile per sostenere gli investimenti necessari sarebbe quella di un ulteriore forte aumento tariffario, sostenuto dal fatto che le tariffe in Italia sono le più basse d’Europa.

La prima obiezione è che andare avanti sulla strada degli incrementi tariffari presenta elementi di iniquità e di costi sociali al limite della sopportabilità.

La seconda obiezione è che, come visto prima, l'aumento tariffario si trasferisce in modo limitato sulla crescita degli investimenti, ma, vista la logica privatistica dei soggetti gestori, finisce inevitabilmente per essere utilizzata in primo luogo per accrescere profitti e dividendi e magari alleviare la situazione di indebitamento dei gestori stessi.

Solo se il gestore è pubblico è possibile attivare forme di finanziamento alternative. il ritorno alla gestione pubblica e partecipativa diretta del Servizio Idrico Integrato da parte delle amministrazioni locali è stata realizzata in molte delle principali città e capitali europee come ad esempio Berlino e Parigi.

L’affidamento ad una società quotata in borsa non risolve il problema delle risorse necessarie alla gestione. Occorre ripubblicizzare e non perdere la podestà decisionale degli enti di prossimità.

E’ pura illusione che l’affidamento al privato risolva la questione delle risorse necessarie alla gestione del servizio, perché il privato reperisce le risorse sui mercati finanziari, che finiranno per assumere il controllo sia degli investimenti che delle tariffe. ACEA ATO 5 S.p.A. è una controllata di ACEA S.p.A. e l'attuale struttura giuridica, organizzativa e gestionale di ACEA S.p.A. è quella di una società di capitale dotata di personalità giuridica di diritto privato, finalizzata quindi alla massimizzazione dei profitti.

Attualmente ACEA S.p.A. è controllata per il 51% da Roma Capitale, mentre il 49% è flottante così suddiviso ora: il 23,3% è detenuto SUEZ Environment Company SA, il 5% dal Gruppo Caltagirone e il restante 20,7% è detenuto da azionisti con quote di partecipazione singole inferiori al 2%.

Nella recente evoluzione della organizzazione del servizio idrico integrato, ACEA S.p.A. è stata individuata (tra gli altri) quale soggetto promotore di primo piano nei disegni di privatizzazione del Servizio Idrico Integrato, attraverso la partecipazione in varie società, controllate e collegate, site in diverse regioni tra cui Toscana, Umbria, Lazio e Campania.

L'enorme processo di espansione di ACEA S.p.A. ha determinato la costituzione di una ragnatela societaria che gestisce il servizio idrico in vari territori del Paese, generando forti conflitti con le comunità territoriali, oltre che la sostanziale espropriazione degli enti locali dal controllo e dal governo del bene comune acqua.

Le norme hanno previsto vincoli per i consigli di amministrazione, dalle limitazioni ai compensi, al limite numerico della loro composizione, alla inconferibilità degli incarichi. Sono stati introdotti anche principi di contabilità pubblica che trasferiscono responsabilità agli Enti Locali soci.

Tutto questo però non vale per le società quotate in borsa che, pur gestendo servizi in regime di sostanziale monopolio, godono di salvaguardie e di benefici. Inoltre, il Decreto Madia, d.lgs. 175/2016, all’art. 2, ha esteso la definizione anche alle società che hanno emesso, alla data del 31 dicembre 2015, strumenti finanziari, diversi dalle azioni, quotati in mercati regolamentati.

Tutte queste società sono sottratte al controllo pubblico.

Qual è la ratio? E’ quella di un processo di liberalizzazione che lascia al mercato, magari senza regole, la gestione dei fatti economici creando ricchezze concentrate in poche persone e povertà per la quasi totalità della popolazione. Il problema della concentrazione di ricchezza non è solo il possederle ma, anche, il disporne, perchè le ricchezze creano e rafforzano i centri di potere.

In questa logica si collocano le numerose operazioni di aggregazione delle società a controllo pubblico.

Tutto questo a dimostrazione che la lotta per la difesa dell’acqua e dei beni comuni naturali e sociali è intimamente legata a quella della possibilità dei cittadini di decidere; in definitiva, alla democrazia.

In tutti questi anni solo la mobilitazione dei cittadini è stata da ostacolo all’insieme delle norme introdotte nell’ordinamento giuridico del Paese che hanno disatteso l’esito referendario.

Queste norme stanno sottraendo agli enti locali di prossimità, i Comuni (e quindi al controllo democratico dei cittadini), il potere decisionale e ridotto i diritti delle persone in bisogni da soddisfare sul mercato privatistico dei servizi in cui ai grandi operatori economico-finanziari vengono assicurati profitti certi e senza rischi.

La mobilitazione dei cittadini e dei comitati per l’acqua pubblica ha indotto il Governo e il ministro Madia ad escludere la gestione del Servizio Idrico Integrato dall’applicazione del Testo Unico dei Servizi Pubblici Locali a rilevanza economico-generale.

La mobilitazione dei cittadini e dei comitati ha sino ad oggi impedito che anche nel Lazio venisse adottata una normativa contraria alla volontà espressa dal popolo italiano con i referendum del 2011 e, come avvenuto in Toscana e Campania, funzionale agli interessi delle multiutilities come ACEA S.p.A.

La Regione Lazio, infatti, ha emanato la legge 4 aprile 2014 n. 5 “Tutela, governo e gestione pubblica delle acque”, dalla proposta di legge di iniziativa popolare presentata dai cittadini e Comuni della regione Lazio con l’istituto del Referendum propositivo previsto dallo Statuto regionale.

Presso il Consiglio Regionale del Lazio è depositata la proposta di legge regionale n. 238/2015 “Individuazione degli ambiti di bacino idrografico e organizzazione del servizio idrico integrato”, presentata dal Coordinamento Regionale Acqua Pubblica il 27 dicembre 2014 e successivamente sottoscritta da 11 consiglieri di maggioranza e opposizione, contenente la definizione di 19 Ambiti di Bacino Idrografico e la Convenzione di Cooperazione tipo, in attuazione della L.R. n. 5/2014.

La proposta di legge n. 238/2015, all’articolo 2, prevede la costituzione dell’Ambito di Bacino Idrografico “Sacco” ed all’articolo 3 prevede i comuni ricadenti in detto Ambito.

La Giunta Regionale guidata da Zingaretti non ha mai preso in considerazione questa proposta di legge e invece, a pochi giorni dal termine della legislatura, ha approvato la Delibera n. 56 del 06 febbraio 2018 che

viene spacciata per norma attuativa della LR. n. 5/2014 ma che propone, in evidente contrasto con i principi contenuti nella LR stessa, solo 6 Ambiti Territoriali Ottimali di Bacino Idrografico (ATOBI), al posto degli attuali 5 ATO.

Nel frattempo, sia nell’ATO 2 - Roma, che in quello di Latina (ATO 4), sono stati avviati i percorsi volti alla ripubblicizzazione, tramite la definizione di specifici tavoli tecnici di confronto sulla fattibilità e di valutazione delle possibili modalità di azione per il raggiungimento dell’obiettivo atteso.

Per tutto quanto suddetto, è chiaro come anche nel nostro territorio la strada da seguire è quella della ripubblicizzazione del servizio e del contrasto alla DGR n. 56/2018 di modifica degli ATO, sostenendo invece con forza la definizione di un nuovo ambito territoriale più piccolo e governabile che coincida con il bacino idrografico del fiume Sacco.

Chiediamo quindi a tutti i candidati del nostro territorio alle prossime elezioni politiche e amministrative di impegnarsi a sostegno delle nostre posizioni affinché:

- si avvii un Tavolo tecnico per la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato così come avviato nell’Ato2;

- si predisponga uno studio di fattibilità tecnica ed economica che esamini le diverse opzioni di ripubblicizzazione;

- non si attui la DGR n. 56/2018 e si definisca il nuovo Ambito di Bacino Idrografico “Sacco”; si avvii una fase di rigoroso controllo e coordinamento dell’operato del gestore volto alla tutela della qualità e quantità della risorsa e di reale difesa degli utenti dalle pratiche commerciali scorrette.

Comitato provinciale acqua pubblica Frosinone

Contatti: fb Comitato provinciale acqua pubblica Frosinone e-mail

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