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Parliamo di prevenzione

prevenzione 350 260 minDr. Giuliano Fabi - Come ben ha evidenziato il compagno Angelino Loffredi nel suo libro: “Attacco alla Salute”, l’aziendalizzazione ha ridotto interventi e finanziamenti dedicati alla prevenzione limitandoli al 10% del baget complessivo destinato alla sanità. Eppure è universalmente ammesso che, ogni euro dedicato alla prevenzione, ne fa risparmiare cinque di spesa per cure, riabilitazione e costi sociali della malattia.

Solitamente usiamo distinguere la prevenzione in tre campi di azione:

1) Prevenzione Primaria concettualmente tutto ciò che si fa perche una malattia non si presenti. E’ diretta alle persone sane allo scopo di preservarne lo stato di salute. I servizi promotori della prevenzione primaria sono: le vaccinazioni, l’educazione, l’allontanamento dei fattori di rischio ( fumo ecc) la vigilanza ambientale, la buona alimentazione e progetti mirati al potenziamento della salute

2) La Prevenzione Secondaria: tutto ciò che si fa per individuare una malattia allo stato preclinico con lo scopo di ottenerne la guarigione o di limitarne la progressione affinchè non vada incontro a complicanze. I servizi promotori della prevenzione secondaria sono: la facilità e la gratuità di accesso alle cure e ai servizi medici , gli screening per la diagnosi precoce, le visite individuali, la medicina scolastica, la medicina dello sport, la medicina del lavoro.

3) la Prevenzione Terziaria: tutto ciò che si fa una volta ammalati per evitare o comunque limitare la comparsa sia di complicazioni tardive che di esiti invalidanti, la gestione dei deficit e delle disabilità. Si realizza attraverso misure riabilitative e assistenziali sia in ambiente ospedaliero che domiciliare.

E’ esperienza comune che nessuno di questi servizi, tranne quello vaccinale, funzioni nella nostra Provincia con un minimo di accettabilità. La prevenzione è alla base del diritto alla salute costituzionalmente garantito. La legge istitutiva del servizio sanitario, la 833/78 ha recepito in pieno questo diritto che tra l’altro incrocia l’interesse del cittadino,della collettività e degli erogatori di spesa. Non è accettabile che dopo quaranta anni, questo diritto non abbia trovato la sua piena applicazione e che solo il 10% del baget regionale destinato alla sanità sia riservato alla prevenzione.

 
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