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Case della salute: buone intenzioni e realtà

Ferentino casa salutedi Giuliano Fabi - Le case della salute tra buone intenzioni e realtà. Sono strutture intermedie tra territorio e ospedale, nella misura di una ogni 25 mila abitanti per coprire quello spazio tra medicina di base e ospedale che una volta era occupato dai poliambulatori delle ex mutue. Si tratta di una già esistente Unita di Cure Primarie, già resa operativa dai medici di base chiamati ad assicurare una presenza attiva di 10 ore per una fascia oraria dalle 8 alle 20, a cui si aggiungono una serie di servizi in grado di soddisfare la domanda delle prestazioni tra le più richieste nelle nostre periferie.

Un esempio ci viene dalla già operativa Casa della salute di Zagarolo comune di 18 mila abitanti, non lontano dalla nostra provincia, con servizi operativi che elenco qui per rendere meglio l’idea.

• Unita di Cure Primarie (U.C.P.)
• C.U.P. (centro unico di prenotazione)
• Ambulatorio di Endocrinologia e dell'Osteoporosi
• Ambulatorio di Fisiokinesiterapia
• Poliambulatorio specialistico
• Unita' di Degenza Infermieristica (UDI)
Ambulatorio di Logopedia
• Ambulatorio infermieristico
• Ambulatorio T.A.O. Terapia Anticoaugulante Orale
• Centro Assistenza Domiciliare (CAD)
• Centro prelievi
• Centro Vaccinale
• Diagnostica per Immagini
• Medicina Legale

Qui vedo servizi di endocrinologia e osteoporosi, manca un servizio di cardiologia probabilmente si è tenuto conto della prevalenza di queste malattie nel territorio o di un servizio analogo che nelle vicinanze funziona già bene. C’è la possibilità di eseguire ecografie e un diretto collegamento col territorio assicurato dal CAD, o servizio di assistenza domiciliare. Non ho notizie sul buon funzionamento e sul gradimento dei pazienti di questa struttura, le ASL sono restie ad iniziative di questo tipo, però si ha il quadro di quello che dovrebbero essere e cioè una idea avanzata della gestione della sanità a livello territoriale, attraverso strutture intermedie tra medicina di base, ospedale e con servizi istituiti in base alla prevalenza di alcune malattie.
È un po’ quello che si aspettavano i cittadini in Provincia quando, si parlava di trasformazione dei piccoli ospedali in strutture intermedie
Prima che partissero nella nostra provincia la Mastrobuono, di cui ricordo l’intenso attivismo sul territorio, aveva convocato le associazioni i medici di base per un confronto. Aveva recepito i suggerimenti provenienti da più parti di orientare queste strutture verso la prevenzione secondaria delle forme morbose prevalenti nel nostro territorio e cioè: diabete mellito, ipertensione e malattie cardiovascolari, malattie bronco pneumoniche, malattie neuro-psichiatriche con Unita Valutazione Alzahiner e servizi di psicologia, una per ogni patologia. L’accesso del paziente, in prima istanza doveva avvenire con la richiesta del medico di famiglia e il trasferimento ad esse della cartella sanitaria. Da quel momento il paziente affetto da quella patologia specifica, veniva preso in carico dalla struttura, aperta 12 ore nella fascia diurna, con presenza di medici di base e specialisti che si alternano in collaborazione. L’accesso diurno poteva avvenire a qualsiasi ora, senza prenotazione. Chiaramente la possibilità di fare alcune indagini ed esami clinici specifici per patologia e il consulto dallo specialista avrebbe completato il percorso clinico e terapeutico. Lo scopo? Una azione di prevenzione secondaria volta ad individuare queste malattie allo stato preclinico o a far fronte a quelle complicanze che di solito fanno scappare il paziente al Pronto Soccorso e mi riferisco alla crisi ipertensive, alle crisi cardiache, all’attacco di asma, all’attacco di panico ecc. In provincia ne sono partite quattro, sono stati investiti soldi ed energie ma stentano a decollare e il discorso sulla prevenzione secondaria è rimasto allo stato embrionale. Perciò prima di parlare di posti letto di DEA di reparti specialistici, tutte cose importanti, ma che richiedono risorse ingenti con tempi incontrollabili, è fondamentale far funzionare bene quello che c’è che è già previsto o che è possibile organizzare a breve sul territorio.

 
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