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Le virtù della "curcuma"

  • Scritto da  Dott.ssa Sonja De Crescenzo

effetti protettiva della vurcumina sulla salute del cuore minDott.ssa Sonja De Crescenzo* - Concetti chiave su azioni e possibili campi di applicazione nell'Uso della "Curcuma" - Curcuma (Curcuma longa)

 

1. Azione antiossidante

Azione antinfiammatoria

1.1 Per l’azione antiossidante e antinfiammatoria la Curcuma longa, i curcuminoidi e la curcumina hanno trovato applicazioni nel trattamento e prevenzione in problematiche quali

· problemi a carico del sistema cardiovascolare,

· protezione epatica,

· sindrome metabolica,

· diabete mellito,

· obesità,

· malattie infiammatorie intestinali e dell’apparato digerente,

· problematiche cutanee,

· problematiche artritiche,

· miglioramento del tono dell’umore,

· miglioramento della sintomatologia legata al ciclo mestruale.

1.2 L’azione antiossidante e antinfiammatoria sono riconducibili a

· inibizione dei radicali liberi,

· riduzione dello stress ossidativo,

· inibizione della trascrizione dei geni implicati nello stress ossidativo e nella risposta infiammatoria.

La tradizione d’uso e alcuni studi prevalentemente in modello animale hanno rivelato il potenziale della Curcuma anche nel trattamento di asma e allergie. Inoltre in base agli studi in vitro e su modelli animali la Curcuma e gli attivi in essa presenti si presentano come un promettente attivo neuroprotettivo utile nella prevenzione delle malattie neurodegenerative associate all’invecchiamento o allo stress ossidativo.

Ulteriori azioni scientificamente dimostrate che però non saranno vantate per il prodotto e pertanto non saranno approfondite in questo documento

2. Azione antimutagenica

Azione antiangiogenica

Azione antimicrobica

Curcuma longa, curcuminoidi e curcumina: storia, limiti sulla biodisponibilità e superamento degli stessi

La curcuma (Curcuma longa) è una pianta appartenente alla famiglia delle Zinziberaceae e cresce nei climi tropicali. La Curcuma è stata ampiamente utilizzata in Asia per almeno 2500 anni per il trattamento di molteplici problematiche di salute. Il suo uso per la cura e la prevenzione delle malattie è consolidato sia nella medicina Ayurvedica che nella medicina tradizionale cinese.

La radice di Curcuma presenta all’interno del suo fitocomplesso curcuminoidi, una classe di composti il cui principale rappresentante è la curcumina, olio essenziale, proteine, fibre e polisaccaridi.

La curcumina è una sostanza polifenolica lipofilica, costituisce il 2 – 5% della polvere della radice di Curcuma e rappresenta il 90% dei curcuminoidi. Nella metà del 1900 la curcumina è stata identificata come il principio attivo della Curcuma longa ed è stato osservato che questa molecola possedeva proprietà antibatteriche nei confronti di Staphylococcus aureus, Salmonella paratyphi, Mycobacterium tuberculosis e Trichophyton gypseum. Successivamente è stato osservato che la curcumina possedeva proprietà di riduzione del colesterolo, antidiabetiche, antinfiammatorie, antiossidanti in modelli in vitro e animali. A queste prime osservazioni sono seguiti molteplici studi clinici negli esseri umani che hanno dimostrato come la curcumina fosse una sostanza efficace e sicura, al punto che la FDA americana (Food and Drug Administration) l’ha classificata come una sostanza GRAS (Generally Recognized As Safe).

I curcuminoidi sono composti lipofili e quindi poco solubili in acqua che nell’ambiente acquoso gastrointestinale tendono a formare legami idrogeno intra ed intermolecolari dando così origine a complessi molecolari di dimensioni tali da non riuscire a diffondere liberamente attraverso le pareti intestinali. Quelli che riescono a raggiungere il torrente circolatorio vanno incontro a metabolismo principalmente a livello epatico. Nel fegato subiscono reazioni di Fase I e II. Ad oggi sembrerebbe che i metaboliti derivanti dalla trasformazione di fase I presentino una potenza d’azione pari a quella dei curcuminoidi di partenza, mentre quelli derivanti dal metabolismo di fase II sembrano privi di attività.

Il limite principale al loro utilizzo è dato quindi dalla loro scarsa biodisponibilità a livello intestinale, dal rapido metabolismo e dalla rapida eliminazione. Ad oggi questo limite è stato superato utilizzando strategie diverse come ad esempio l’associazione con piperina (bioenhancer che va a modificare il metabolismo dei curcuminoidi a livello epatico), l’uso di sostanze esterne che aumentano l’assorbimento dei curcuminoidi a livello intestinale (polisorbato, fosfolipidi come fasfatidilcolina e fosfatidilserina, eccipientistica idrodispersibile contenente un sistema antiossidante, un carrier idrofilo e un grasso) oppure l’uso di sostanze interne al fitocomplesso che favoriscono l’assorbimento dei curcuminoidi a livello intestinale. Inoltre recentemente è stata evidenziata un’azione funzionale anche per altri componenti quali i lipopolisaccaridi e le proteine: queste sostanze è stato dimostrato che hanno azione immunomodulante e antinfiammatoria, e sono risultate efficaci nel trattamento delle problematiche osteoarticolari.

Campi di applicazione:

Fin dai tempi antichi la curcumina è stata utilizzata in medicina Ayurvedica per il trattamento delle ferite e delle ustioni, delle infezioni agli occhi, delle problematiche cutanee e dell’acne. In China è stata utilizzata invece per migliaia di anni per il trattamento di dispepsia, stress e depressione.

Negli ultimi anni è stato verificato che la curcumina possiede effetti terapeutici nella prevenzione e nel trattamento di problematiche croniche e degenerative quali malattie autoimmuni, metaboliche, neurologiche, cardiovascolari, polmonari, epatiche, e infiammatorie di varia natura.

Le azioni benefiche della Curcuma longa sembrano essere determinate principalmente dalle sue proprietà antiossidanti e antinfiammatorie: la struttura chimica della curcumina infatti conferisce a questa molecola proprietà di scavanger dei radicali liberi.

Inoltre la curcumina, sempre grazie alla sua struttura polifenolica, è stato dimostrato essere in grado di interagire e modulare efficacemente dei target molecolari che hanno un ruolo nella patogenesi di molteplici malattie. In particolare è in grado di regolare citochine, enzimi chinasi, fattori di trascrizione, fattori di crescita, recettori e molecole coinvolte nell’apoptosi e/o nella progressione del ciclo cellulare.

In figura 4 è riportato uno schema con le problematiche, le condizioni di salute e i sintomi che hanno dimostrato di migliorare in seguito all’assunzione di curcumina nell’uomo, verificate attraverso studi clinici.

In figura 5 sono invece riportati i target molecolari della curcumina e le patologie in cui questa molecola ha dimostrato avere efficacia. Sebbene gli effetti della curcumina nelle problematiche salutistiche umane siano stati a lungo indagati, i meccanismi esatti di azione rimangono ancora perlopiù poco chiari, data la complessità delle malattie.

target molecolari della curcumina 350

 

 

 

Figura 5: target molecolari della curcumina e campi di applicazione salutistici (tratto da Kocaadam et al. 2017)

Studi clinici condotti sull’uomo e relativi risultati:

Problemi a carico del sistema cardiovascolare (con riferimento anche alla salute della donna in post-menopausa):

Ad oggi gli studi clinici condotti in campo cardiovascolare condotti sull’uomo sono promettenti sebbene ancora pochi e talvolta limitati. La somministrazione di curcumina (2000 mg/die Longvida) per 12 settimane è stata testata in uno studio in doppio cieco su 39 volontari sani di mezza età, uomini più anziani e donne in menopausa. L’obiettivo era quello di dimostrare che la curcumina era in grado di migliorare la funzionalità endoteliale, che fisiologicamente peggiora con l’età, attraverso l’aumento della biodisponibilità dell’ossido nitrico (NO) secondaria ad una riduzione dello stress ossidativo, e parallelamente migliorando la rigidità di arterie grosse ed elastiche e se possibile i marcatori di infiammazione sistemica. I risultati dello studio hanno dimostrato che le 12 settimane di somministrazione di curcumina sono sicure e ben tollerate, migliorano la resistenza e la funzione endoteliale delle arterie di grosso calibro di tipo elastico. I miglioramenti osservati erano di tipo endotelio specifico, mentre non sono stati osservati cambiamenti nella dilatazione indipendente dall’endotelio. I miglioramenti erano legati ad un aumento della biodisponibilità dell’ossido nitrico e una riduzione dello stress ossidativo mentre non sono state viste variazioni nei marcatori circolanti dell’infiammazione (Proteina C-rettiva, IL-6, TNF-α) o dello stress ossidativo (LDLox, total antioxidant status TAS, glutatione perossidasi). Ulteriori studi del 2012 hanno evidenziato il potenziale della curcumina nel proteggere la funzionalità del sistema cardiovascolare nella popolazione adulta. Nel primo studio è stato visto come la somministrazione di curcumina (150 mg di curcumina altamente biodisponibile) per 8 settimane o l’esercizio aerobico fossero in grado di migliorare sensibilmente la FMD (flow mediated dilatation) nelle donne in post menopausa, contribuendo a compensare il fisiologico declino che avviene con l’età della funzionalità endoteliale. Un secondo studio invece che ha coinvolto 45 donne suddivise in 4 gruppi: gruppo placebo, gruppo placebo + esercizio fisico, gruppo curcumina, gruppo curcumina + esercizio fisico. Lo studio ha evidenziato come l’ingestione di 150 mg di curcumina combinata con l’esercizio fisico per 8 settimane desse i risultati migliori sulla valutazione della funzionalità endoteliale. Nel gruppo curcumina + esercizio fisico è stato verificato il miglioramento del post carico del ventricolo sinistro, della pressione sistolica brachiale e soprattutto della pressione sistolica aortica. Quest’ultimo parametro è migliorato esclusivamente nel gruppo curcumina + esercizio fisico. Infine, uno studio ha evidenziato come la somministrazione di curcuminoidi ad alti dosaggi in pazienti sottoposti a by-pass aorto coronarico riducesse il rischio di avere un infarto del miocardio durante il periodo di degenza in ospedale e migliorasse lo stato globale di salute, probabilmente a seguito delle proprietà antiossidanti e antinfiammatorie dei curcuminoidi: è stata osservata infatti nei pazienti trattati con 4gr/die di curcuminoidi la riduzione della proteina C reattiva, riduzione della malondialdeide plasmatica, e i valori del peptide NT-proBNP.

Possibile meccanismo di azione ottenuto da modelli in vitro o in modelli animale:

Il potenziale della curcumina in campo cardiovascolare è stato testato in modelli animale di infarto del miocardio, aterosclerosi coronarica, ipertensione, aritmie e ictus. Nel caso dell’infarto del miocardio sembra che la curcumina agisca sull’infarto del miocardio grazie alle sue proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e antiapoptotiche. Studi hanno evidenziato infatti la capacità di ridurre l’espressione di NF-κB e di aumentare l’espressione di PPAR-γ e Bcl-2. Nel caso della protezione dall’aterosclerosi sembra che tra i meccanismi con cui la curcumina agisce ci sono la protezione contro l’ossidazione e l’infiammazione, la riduzione dell’aggregazione piastrinica, la modulazione dell’omeostasi del colesterolo, riduzione di LDL e aumento HDL, riduzione della perossidazione lipidica, riduzione dei trigliceridi e delle citochine infiammatorie. La supplementazione con curcumina riduce l’espressione di MCP-1, P selectina, VCAM-1, ICAM-1 e MMP (1, 2, 9). Nella linea cellulare murina RAW264.7 la curcumina riduce anche la produzione di TNF-α, Il-1β, Il-6 e l’apoptosi indotte da LDLox, aumentando anche l’espressione di ABCA1 e CD36, favorendo la rimozione dei lipidi. Nel caso dell’ipertensione, invece, la curcumina ha agito nei confronti dell’ipertensione riducendo l’endotelina 1, diminuendo i livelli di ACE circolanti e inducendo vasodilatazione. Altri studi hanno evidenziato anche la capacità di aumentare l’espressione di eNOS, diminuire lo stress ossidativo, ripristinare il corretto rapporto glutatione Ox/Red e diminuire MDA. L’azione antinfiammatoria e antiossidante della curcumina hanno dato effetti benefici anche in modelli animali di aritmia attraverso la modulazione dell’omeostasi del calcio e il blocco dei canali del potassio. In caso di ictus, invece, la curcumina riduce lo stress ossidativo, l’infiammazione, l’apoptosi, la disfunzione mitocondriale, il volume e la dimensione della lesione cerebrale e migliora la neurogenesi. Studi hanno evidenziato che i meccanismi coinvolti potrebbero essere il miglioramento di CAT, GPx e SOD, mentre vengono ridotti MDA, NO, TNF-α e xantina deidrogenasi. In altri studi, invece, è stata evidenziata una modulazione del citocromo c mitocondriale e citosolico, la riduzione dell’espressione di TNF-α, IL-6, Ac-p53 e Bax e l’aumento dell’espressione di Bcl-2 e SIRT1.

Ad oggi la curcumina si è rivelata un promettente attivo nella protezione dei pazienti trattati con statine in quanto ci sono indicazioni che possa essere un attivo efficace e sicuro per ridurre i sintomi muscolari associati alle statine: tra i meccanismi proposti, alcuni dei quali confermati anche sugli esseri umani, ci sono la capacità della curcumina di prevenire e ridurre l’inizio dell’indolenzimento muscolare attraverso il blocco del percorso metabolico di NF-κB (con riduzione conseguente riduzione di IL-6 e TNF-α, ipotesi supportata anche da evidenze sull’uomo grazie ad uno studio di 5 giorni in cui i pazienti sono stati trattati con 2.5gr di curcumina due volte al giorno), l’attenuazione dell’atrofia muscolare, l’aumento della rigenerazione muscolare a seguito di una lesione, l’effetto analgesico (legato in particolare all’inibizione della COX-2 e della prostaglandina E2) e antiossidante, oltre alla capacità di aumentare i livelli di cAMP, una molecola coinvolta nello sviluppo, adattamento e rigenerazione dei muscoli. Inoltre l’aumento di cAMP sembra determinare anche un incremento nel numero di copie del DNA mitocondriale nelle cellule dei muscoli scheletrici. Considerata la capacità della Curcuma longa di ridurre la concentrazione ematica di LDL e trigliceridi totali, l’associazione statine + curcumina potrebbe portare, in linea teorica, ad una riduzione della dose di statine necessaria ad ottenere il medesimo effetto.

Obesità e sovrappeso:

La somministrazione di curcumina in quantità comprese tra 0,5 gr e 1 gr per un periodo compreso tra le 4 e le 12 settimane ha portato alla riduzione della concentrazione sierica di citochine e mediatori quali Il-1β, IL-4 e VEGF, ma anche alla riduzione di LDL, LDLox, della perossidazione lipidica e l’ossidazione proteica. L’integrazione di curcumina da sola non è sufficiente a ridurre il peso o la massa grassa, senza che questa sia accompagnata da un corretto stile di vita (alimentare e non).

La curcumina può essere utile nei soggetti obesi o in sovrappeso per ridurre lo stato infiammatorio e ossidativo che caratterizza questa condizione.

Possibile meccanismo di azione ottenuto da modelli in vitro o in modelli animale: la curcumina è stata dimostrata essere in grado di sopprimere i mediatori coinvolti nella differenziazione delle cellule 3T3-L1 in adipociti (MPAK, ERK, p38) e modulare invece la via di segnalazione Wnt/β catenine, recentemente associata all’obesità e a malattie metaboliche umane. La curcumina è inoltre in grado di diminuire l’infiltrazione dei macrofagi, la leptina e i recettori della leptina nel tessuto adiposo ma anche di aumentare l’espressione dell’adiponectina. L’aumento dell’adiponectina potrebbe avere un effetto positivo nelle condizioni di obesità attraverso la diminuzione dell’attività di NF-κB.

Sindrome metabolica:

La somministrazione di curcumina in alte dosi (2 gr/die) per 12 settimane in pazienti affetti da sindrome metabolica ha portato ad un miglioramento del profilo lipidico (aumento HDL, riduzione LDL, riduzione trigliceridi), senza però ridurre il peso o migliorare l’omeostasi del glucosio. Uno studio condotto con dosaggi più bassi su pazienti con sindrome coronarica acuta non ha evidenziato variazioni significative dei medesimi parametri.

Diabete:

· Miglioramento della microcircolazione periferica e dell’occhio: la curcumina si è rivelata utile nel trattamento di microangiopatia nei pazienti sofferenti di diabete da almeno 5 anni ma non ancora in trattamento con insulina. L’assunzione di una forma fosfolipidica di curcumina (meriva, 200mg curucimina/die) in 25 pazienti per 4 settimane ha portato ad un miglioramento della microangiopatia con un miglior flusso sanguigno, aumento PO2 e riduzione dell’edema a livello della pelle dei piedi. Risultati analoghi sono stati ottenuti anche in pazienti con retinopatia e microangiopatia: nei pazienti trattati per 4 settimane con meriva, 200mg curucimina/die in associazione alla terapia standard è stato osservato un miglioramento significativo della microcircolazione, della circolazione a livello della retina e una riduzione dell’edema a livello della retina.

· Pazienti con diabete Tipo 2 in trattamento con gliburide: il trattamento con curcuma e gliburide (475mg/die curcuma, 5mg/die gliburide) già dopo 11 giorni di trattamento ha aumentato la biodisponibiltà del farmaco, migliorando la concentrazione del glucosio ematico senza causare crisi ipoglicemiche. Nel gruppo di pazienti co-trattati è stato osservato inoltre un miglior controllo di glucosio e profilo lipidico (diminuzione di LDL, vLDL, triglicerdi mentre è stato osservato un aumento di HDL).

· Ritardo nell’insorgenza del diabete: uno studio condotto su 240 soggetti in condizione di prediabete ha dimostrato la capacità della curcumina (1,5 gr/die per 9 mesi) di rallentare la progressione del diabete. Nessuno dei pazienti trattati con curcumina ha sviluppato diabete rispetto al 16% dei pazienti trattati con placebo. La curcumina ha inoltre migliorato la funzione delle cellule β, ridotto i valori di HOMA-IR, aumentato i livelli di adiponectina, senza effetti avversi.

Possibile meccanismo di azione ottenuto da modelli in vitro o in modelli animale: studi hanno indicato come la curcumina sia in grado di diminuire la produzione di glucosio epatico, aumentando l’espressione genica di GLUT2, GLUT3 e GLUT4, aumentando l’assorbimento di glucosio da parte delle cellule e attivando AMPK. Studi su topo indicano anche un possibile coinvolgimento dell’attivazione di PPAR-γ e l’induzione del gene HO-1.

Protezione epatica:

L’integrazione di curcumina (1g di Meriva, 8 settimane di trattamento) in associazione a sano stile di vita anche alimentare in pazienti affetti da NAFL (steatosi epatica non alcolica) ha portato ad una significativa riduzione del BMI, alla riduzione della circonferenza vita, alla riduzione dei livelli sierici di aspartato aminotransferasi (AST) e alanina aminotransferasi (ALT), miglioramento dei parametri ecografici. Uno studio clinico simile condotto per 8 settimane con una formulazione di curcumina (in dispersione amorfa) ha evidenziato una riduzione del contenuto di grassi del fegato, un miglioramento sia dei parametri biochimici (colesterolo totale, LDL, trigliceridi, AST, ALT, glicemia, emoglobina glicata) sia antropometrici (BMI) rispetto al placebo. Storicamente per la curcuma sono state vantate anche proprietà coleretiche e colagoghe per questo ha trovato impiego nei disturbi digestivi legati a disturbi del fegato: la curcuma sarebbe in grado di agire sul fegato stimolando le cellule a produrre maggiori quantità di bile e ad aumentarne l'escrezione nell'intestino. Questo da un lato favorisce i processi digestivi, in particolare dei grassi.

Possibile meccanismo di azione ottenuto da modelli in vitro o in modelli animale: studi su modelli animali di fegato grasso hanno evidenziato che la curcumina è in grado di aumentare l’espressione del precursore dell’adiponectina e ridurne la metilazione, la somministrazione di curcumina inoltre inibisce l’attivazione di NF-κB e riduce il reclutamento di mediatori dell’infiammazione. La somministrazione di curcumina riduce anche l’espressione intraepatica di procollagene di Tipo 1, CD11b, TIMP-1, monocyte chemoattractant protein 1 (MCP1 nota come CCL2), alpha smooth muscle actin (ACTA2) e riduce lo stress ossidativo. Studi in modelli animale hanno dimostrato anche che la curcuma riduce i danni al fegato causati da paracetamolo, aflatoxine da Aspergillus e nitrosamine. Questa abilità è stata imputata all’azione antiossidante, antinfiammatoria, e alla capacità di indurre la sintesi di enzimi quali glutatione transferasi, eme ossigenasi e NADPH:chinone reduttasi che proteggono le cellule dallo stress ossidativo

Miglioramento dell’umore/sindromi depressive:

L’integrazione di curcumina nelle sindromi depressive è stata studiata in sei studi clinici. I dosaggi di curcumina variavano da 0.5gr a 2gr. La durata degli studi variava da 1 a 2 mesi, ed è stato possibile associarla con fluoxetina, escitalopram, venlafaxina. In 4 studi su 6 è stato identificato un miglioramento significativo di parametri legati ad ansia e depressione. In uno studio condotto In uno studio che ha coinvolto 108 maschi adulti con sintomi depressivi è stata osservata una riduzione delle citochine infiammatorie IL-1b, TNF-α, e del cortisolo salivare, mentre uno studio condotto su 50 pazienti con disturbo depressivo maggiore (MDD) è stata osservata anche una riduzione dei livelli di trombossano B2 nelle urine e dei livelli della sostanza P, due parametri in cui alti livelli sono associati con ansia e depressione. Infine, una meta-analisi sull’assunzione della curcumina in persone di mezza età con sintomi depressivi maggiori ha evidenziato come l’assunzione superiore alle 6 settimane e a dosaggi superiori al grammo di curcumina abbia effetti benefici.

Possibile meccanismo di azione ottenuto da modelli in vitro o in modelli animale: Il meccanismo generale di azione della curcumina include l’inibizione a livello cerebrale dell’attività delle monoamine ossidasi A e B, la modulazione dei recettori della serotonina, il miglioramento dei livelli di dopamina, serotonina e noradrenalina, l’aumento di fattori neurotrofici, l’aumento della crescita neuronale, aumento della neuroprotezione, riduzione dell’infiammazione, apoptosi e stress ossidativo a livello neurale.

Protezione osteoarticolare con riferimento a osteoartrite:

L’estratto di curcuma risulta utile in caso di infiammazione acuta, e nel trattamento di infiammazioni croniche, come quelle a carico dell’apparato osteoarticolare, grazie all’azione inibitoria nei confronti degli enzimi responsabili della degradazione della matrice extracellulare del tessuto connettivo a livello dei condrociti. La curcuma risulta utile per ridurre l’infiammazione e prevenire la degradazione del tessuto articolare. Studi in vitro e studi clinici hanno dimostrato come questi curcuminoidi siano in grado di ridurre l’infiammazione in casi di patologie osteoarticolari, portando quindi ad una riduzione del senso di dolore e a una migliore mobilità delle articolazioni con efficacia comparabile a quella di farmaci antinfiammatori quali Ibuprofene e Diclofenac. Diversi studi clinici sono stati condotti su pazienti con osteoartrite al ginocchio: i tempi di trattamento sono stati compresi tra le 8 e le 32 settimane, e i dosaggi variabili tra 200mg e 500 mg di curcumina. In tutti i casi è stato osservato un miglioramento globale della problematica e una riduzione significativa del dolore. In particolare l’estratto inserito in formulazione è stato sottoposto ad uno studio clinico in doppio cieco che ne ha dimostrato l’efficacia nel trattamento dell’artrite reumatoide (periodo di studio 90 giorni) a dosaggi compresi tra 500-1000 mg/die.

Possibile meccanismo di azione ottenuto da modelli in vitro o in modelli animale: il trattamento con curcumina ha dimostrato protezione nei confronti dell’osteoartrite inibendo il rilascio di NLRP3 e attraverso la riduzione di IL-1β, TNF-α e riducendo il taglio della capsasi 1. E’ stata osservata inoltre la prevenzione della variazione strutturale della cartilagine in modelli animali. Tra i vari meccanismi di azione della curcumina sono stati evidenziati la riduzione di MMP-2, MCP-1, L selectina, riduzione dell’ossidazione delle proteine, soppressione del rilascio di proteoglicani, riduzione dell’espressione della ciclossigenasi, della prostaglandina E2 e di citochine infiammatorie mentre sono aumentati i livelli di CD47 nei condrociti.

Problematiche cutanee:

· Psioriasi: La curcumina Meriva (2g di curcumina/die) è stata impiegata da sola e in associazione al trattamento locale a base di corticosteroidi per trattare le psoriasi. La durata del trattamento è stata pari a 12 settimane e il risultato è stato migliore nel trattamento combinato. É stata osservata una riduzione dell’estensione delle placche, la riduzione della severità dei sintomi e la riduzione sierica di IL-22. Un secondo studio invece con un diverso tipo di curcuma, utilizzata anche a dosaggi superiori a quella del precedente studio e per lo stesso periodo di tempo, non ha dato risultati altrettanto interessanti, probabilmente anche a causa del piccolo gruppo di pazienti coinvolti (18 pazienti).

· Prurito: La curcuma viene tradizionalmente impiegata in Thailandia per trattare il prurito. Studi condotti su 96 uomini adulti iraniani con prurito cronico e alterazioni cutanee causate da iprite (sulphur mustard), trattati per 4 settimane con 1 gr di curcumina, hanno evidenziato un miglioramento della qualità di vita, una riduzione del prurito, una riduzione dell’infiammazione, e la riduzione di alcuni parametri ematici come IL-8, hs-CRP, sostanza P e dell’attività di enzimi antiossidanti (SOD, GPx e Catalasi).

· Acne: l’assunzione di curcuma, probabilmente per l’azione antinfiammatoria e per l’antimicrobica, unita ad altri attivi vegetali ha portato alla riduzione dell’acne in 4 settimane, soprattutto quando associata ad un trattamento locale. Limiti dello studio sono però il tempo di trattamento piuttosto ridotto (4 settimane, gli studi sull’acne durano di solito 8 – 12 settimane) e la numerosità molto ridotta del gruppo trattato con placebo (2 soggetti su 53, uno solo ha completato lo studio).

 

Possibile meccanismo di azione ottenuto da modelli in vitro o in modelli animale:

La curcumina è stata mostrata modulare mediatori infiammatori tra i quali lipoossigenasi (LOX), cicloossigenasi (COX), iNOS (ossido nitrico sintasi inducibile) così come essere in grado di inibire l’azione di molte citochine infiammatorie quali TNF-α, IL-1, IL-2, IL-6, IL-8 e IL-12. Inoltre la curcumina, attraverso l’azione sul TNF-α, sembra essere in grado di ridurre l’azione di NF-κB: TNF-α e NF-κB sono due molecole fortemente coinvolte nella psoriasi e nella dermatite atopica. Modelli animali indicano che l’assunzione di curcumina può ridurre anche la concentrazione sierica di IL-22, IL-23, IFN-γ, inibir i canali Kv1.3 e ridurre sia l’espressione di citochine sia la proliferazione di linfociti T. Nel caso della psoriasi la curcumina riduce l’infiammazione e l’iperproliferazione dei cheratinociti. Nel caso della dermatite, invece, il meccanismo di azione della curcumina è meno documentato ma sembra che la riduzione dell’infiammazione sia legata ad una diminuzione dell’attività di COX e LOX epidermiche. Nel caso dell’acne le informazioni sono molto limitate.

Malattie infiammatorie intestinali e dell’apparato digerente:

Reflusso, dispepsia, sindrome dell’intestino irritabile: La curcuma trova applicazione nel campo dei disordini digestivi funzionali e delle malattie infiammatorie intestinali. Studi recenti hanno mostrato come i recettori TRPV-1 (transient receptor potential vanilloid type 1) giocano un ruolo critico nella trasmissione neurale nocicettiva, sia somatica che viscerale e sono implicati nell’induzione dei sintomi di problematiche dell’apparato digerente legate all’ipersensibilità viscerale, tra le quali l’ipersensibilità esofagea, una condizione riscontrata in oltre il 50% dei pazienti affetti da reflusso esofageo non erosivo. Questi pazienti possono presentare oltre al reflusso anche di bruciore di stomaco funzionale e sono difficili da trattare con la terapia antisecretiva. La molecola della curcumina ha la stessa struttura ad anello vanilloide della capsaicina, ed è stato ipotizzato che la curcumina possa bloccare l’attivazione dei recettori TRPV1 da parte della capsaicina in modo competitivo. La curcumina, antagonizzando anche a piccole dosi i recettori TRPV1, può modulare la reazione di questi recettori a vari stimoli e prevenire la generazione dei sintomi in pazienti con ipersensibilità viscerale, come ad esempio l’ipersensibilità esofagea e bruciore di stomaco funzionale. Poiché i recettori TRPV1 sono presenti in tutto il tratto digerente e in tutto il sistema nervoso enterico, non può essere escluso che la curcumina possa risultare benefica e d’aiuto anche nei casi di dispepsia funzionale e sindrome dell’intestino irritabile. In quest’ultima condizione gioca un ruolo importante anche l’azione antinfiammatoria della curcumina: la sindrome dell’intestino irritabile è infatti caratterizzata da uno stato di infiammazione di basso grado a carico della mucosa che potrebbe essere ridotto dall’azione della curcumina.

Cicatrizzazione delle mucose intestinali: la curcumina è stata utilizzata a dosaggi elevati (da 1 a 3gr al giorno) e per tempi prolungati (da 4 a 24 settimane) in studi clinici in cui sono stati coinvolti pazienti, anche pediatrici, affetti da morbo di Crohn o da colite ulcerosa. I risultati sia per prolungare le fasi asintomatiche sia come supporto nelle fasi acute sono stati molto incoraggianti. La curcumina è stata dimostrata essere compatibile con la terapia farmacologica a base di sulfasalazina e mesalamina. Considerata la complessità delle patologie si invita il paziente affetto da morbo di Crohn o da colite ulcerosa a confrontarsi con il proprio specialista o con il medico aziendale per impostare la terapia più adeguata. Diversamente le proprietà cicatrizzanti, antinfiammatorie unite a quelle epatoprotettive della curcuma, possono essere utilizzate nel trattamento delle intolleranze alimentari ma anche delle emorroidi. Questa ultima indicazione deriva dall’esistenza di uno studio clinico condotto per 8 settimane in pazienti affetti da proctite ulcerativa e proctosigmoidite sono stati trattati con dose crescenti di curcuimina (da 1,1 gr/die a 1.65gr/die) ed è stato osservato un miglioramento della condizione dei pazienti. Per la sua azione fortemente antinfiammatoria, spiccatamente rivolta verso l’apparato digerente, la curcuma può essere usata in caso di emorroidi (fase acuta o cicli di prevenzione).

Possibile meccanismo di azione ottenuto da modelli in vitro o in modelli animale: studi in modelli animale hanno evidenziato che il trattamento con curcumina riduce l’espressione di chemochine quali CXCL1, CCL5, CXCL10, CXCL11, CCL20 e CCL25 nello stomaco infiammato di topi con infezione da H. pylori. Similmente nel corso dell’infezione da H. pylori, la curcumina riduce la secrezione di IL-1β, Il-6 e TNF-α e nelle cellule gastriche è stato visto essere in grado di ridurre l’espressione di MyD88 e NF-κB. In modelli ulcerativi murini invece è stata vista una riduzione dell’espressione nel colon di TNF-α, meloperossidasi (MPO), p-38 MPAK e p-p38 MAPK. Infine il trattamento con curcumina sembra ridurre l’espressione di (IFN)-γ, COX-1, COX-2, TNF-α, NF-κB e iNOS. La mitigazione delle malattie infiammatorie intestinali è influenzata da una modulazione dei percorsi MAPK, ERK, aumento del potenziale antiossidante, induzione dell’azione di scavenger dei radicali liberi e l’inibizione di MPO: tutto questo si traduce nell’inibizione della chemotassi dei neutrofili, la soppressione delle citochine infiammatorie e induzione di un effetto antiossidante.

Sindrome premestruale e disturbi del ciclo mestruale: L’assunzione di curcuma a dosaggi relativamente bassi (200 mg/die), probabilmente per l’azione antinfiammatoria e per la capacità di modulare i neurotrasmettitori, per 7 giorni prima delle mestruazioni e 3 giorni dopo l’inizio delle mestruazioni per tre cicli mestruali ha sensibilmente ridotto i sintomi della sindrome premestruale (PMS). le donne coinvolte nello studio sono state selezionate perché soffrivano di una PMS “seria” (participants had serious degree ofPMS symptoms before intervention) e i parametri considerati sono stati quelli relativi all’umore (irrequietezza, irritabilità, ansia, depressione o tristezza, pianto, sensazione di isolamento), ai sintomi fisici (mal di testa, tensione al seno, mal di schiena, dolore addominale, aumento di peso, sudore dell’estremità, rigidità muscolare, sintomi gastrointestinali e nausea), e ai sintomi comportamentali (fatica, mancanza di energia, insonnia, difficoltà di concentrazione, aumento o riduzione dell’appetito). L’analisi dell’autovalutazione dei sintomi prima e dopo il trattamento nel gruppo trattato con curcuma ha visto un significativo miglioramento nei sintomi fisici, comportamentali e dell’umore. Complessivamente nel gruppo trattato con curcuma c’è stata una significativa diminuzione dei sintomi della sindrome premestruale tra prima e dopo il trattamento, senza effetti collaterali. La variazione non è risultata significativa, invece, nel gruppo trattato con il placebo. È stata però osservata un’ampia variabilità tra le 70 donne coinvolte nello studio. Va inoltre sottolineata la dimensione ridotta del gruppo di studio (70 ragazze) e il fatto che sono state tutte selezionate nel medesimo campus universitario. Storicamente la curcuma viene utilizzata anche per il trattamento dei dolori mestruali e il ministero della salute italiano per la Curcuma longa vanta il claim “Contrasto dei disturbi del ciclo mestruale”.

Possibile meccanismo di azione ottenuto da modelli in vitro o in modelli animale: studi in vivo e in vitro hanno confermato che la curcuma è in grado di modulare i livelli di neurotrasmettitori quali norepinefrina, dopamina e serotonina, tre molecole coinvolte nella regolazione dell’umore e del comportamento. In particolare si ipotizza che la curcumina possa aumentare i livelli di norepinefrina, dopamina e serotonina a livello cerebrale. La norepinefrina partecipa a diversi processi cerebrali quali attenzione, emozioni, sonno, sogni e apprendimento. In pazienti con PMS i livelli di norepinefrina sono bassi e questo ha un impatto negativo su cambiamenti dell’umore, impazienza, nervosismo, stanchezza, apatia e mal di testa. In modelli animale, la curcumina ha revertito un abbassamento indotto della norepinefrina nel cervello. La curcumina somministrata a roditori ha aumentato i livelli di dopamina. La serotonina invece gioca un ruolo chiave nei sintomi comportamentali e legati all’umore della PMS tra i quali irritabilità, disturbi del sonno, ansia, aggressività, riduzione della soglia del dolore, variazioni dell’appetito, difficoltà di concentrazione e depressione. Alcuni studi condotti su modello animale della depressione hanno evidenziato come il trattamento con curcumina eserciti un potente effetto antidepressivo, equiparabile con gli effetti di noti farmaci antidepressivi Inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI; fluoxetina e imipramina). Si ipotizza che l’effetto della curcuma sul sistema serotonergico possa essere legato alla capacità della curcumina di agire sui recettori della serotonina e di aumentare i livelli di serotonina nel cervello. Inoltre, studi su modello animale hanno indicato che la curcumina è in grado di inibire l’espressione del gene di COX-2 e limitare così la sintesi delle prostaglandine (in particolare prostaglandina E2), molecole chiave nella patofisologia della PMS e coinvolti anche nei dolori mestruali.

 Bibliografia:

· Mantzorou M. et al. “Effects of curcumin consumption on human chronic diseases: A narrative review of the most recent clinical data”. Phytotherapy Research. 2018; pag. 1, 3-4, 6–19

· Salehi B. et al. “The therapeutic potential of curcumin: A review of clinical trials”. European Journal of Medicinal Chemistry. 2019; 163: pag. 527, 529-545

· EMA European Medicine Agency e HPMC Committee on Herbal Medicinal Products. “European Union herbal monograph on Curcuma longa L., rhizome”. 25 Settembre 2018

 · Mantzorou M. et al. “Effects of curcumin consumption on human chronic diseases: A narrative review of the most recent clinical data”. Phytotherapy Research. 2018; pag. 1, 3-4, 6–19

· Salehi B. et al. “The therapeutic potential of curcumin: A review of clinical trials”. European Journal of Medicinal Chemistry. 2019; 163: pag. 527, 529-545

 · Kocaadam b. et al. “Curcumin, an Active Component of Turmeric (Curcuma longa), and Its Effects on Health”. Critical Reviews in Food Science and Nutrition. 2017; pag. 2889-2895.

· Sita S.P. et al. “Cellular and molecular mechanisms of curcumin in prevention and treatment of disease”. Critical Reviews in Food Science and Nutrition. 2019; pag. 1-53.

· Soleimani V. et al. “Turmeric (Curcuma longa) and its major constituent (curcumin) as nontoxic and safe substances Review”. Phytotherapy Research. 2018; pag. 1–11.

 *Dott. ssa Sonja De Crescenzo, etica per natura

 

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