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Eccoci al 1° Festival della Filosofia in Ciociaria

Restiamo umanidi Nadeia De Gasperis - Nella splendida cornice del castello dei Conti di Ceccano, i prossimi 13-14 e 15 luglio, saranno numerosissimi gli eventi che animeranno il Primo Festival della filosofia ciociario, realizzato e promosso dall’associazione R-Esistenze.
Il ricco programma prevede un ciclo di lezioni che si svolgeranno ogni giorno dal mattino alla sera, mentre per tutta la durata della I Edizione del Festival di Filosofia in Ciociaria “Restiamo umani” saranno esposte, nei locali di svolgimento dell’evento:

-una mostra a cura di Roberto Gramiccia, dal titolo "PESANTI COME CORIANDOLI - Artisti per la fragilità"
-una mostra fotografica a cura di Ilaria Capogrossi e Luisa Ceccotti (2.0 Fotografi), dal titolo: “IO SONO”
Ma tra una lezione e un’altra, si avvicenderanno musica, teatro, cinema, tra gli altri: Amico fragile – spettacolo musicale di Federico Palladini (voce e chitarra) e Massimo Campasso (percussioni); Incursioni musicali di Gaia Masi, Leonardo Massa e Alessandra Titocci, lo spettacolo di Cultores Artium. E molto altro.

Il tema dominante del festival è la “FRAGILITA”. “Restiamo umani”, il titolo che è stato accordato all’evento, sembra lanciare un monito, in un mondo inferocito di indifferenza ed egocentrismo ma pare anche rimarcare la speranza “restiamo umani” nonostante tutto, nonostante una società pervasa da intolleranza, ingiustizie sociali, sofferenza, dove forse stiamo vivendo il massimo della contrazione dei diritti umani, nonostante tutto qualcosa resiste e allora parafrasando Calvino, in questo inferno, cerchiamo di capire cosa non è inferno e diamogli spazio e lasciamolo durare.
E l’unico modo, forse, a parte la dura condanna degli atteggiamenti che alimentano odio, razzismo, ingiustizie, l’unico modo, forse è quello di creare momenti di confronto attorno ai temi che ci uniscono a filo unico, come è quello della fragilità, la fragilità di una scuola che mai come oggi vive momenti di smarrimento, insieme al disagio del conflitto tra i suoi studenti e i suoi alunni, dove fare l’insegnante è diventato un mestiere “pericoloso” ed essere ragazzi costa più fatica che mai. Festival Filosofia programma

Una società dove le parole possono lapidare speranze e lo fanno con una ferocia che mai aveva viaggiato tanto velocemente come con l’uso dei social.
"Alcuni dicono che / quando è detta / la parola muore. /Io dico invece che/ proprio quel giorno / comincia a vivere" (Emily Dickinson : Silenzi: 1212)
Quest’uso capzioso e distorto della parola è anche quel che ci resta da oltre diciassette anni di degrado politico, che si è adagiato e ha incarnato la civiltà immagine/istante, senza futuro, senza fatica e senza criticità, come metodo di un abissale narcisismo. Il punto di riferimento, il parametro di ogni cosa è il proprio piccolo io, che diventa smisurato e ridicolo:

Tutto è competizione per dimostrare che ciascuno è il più bravo, il più furbo, salvo drogarsi per sfuggire al reale: troppa realtà l'uomo non la sopporta, diceva Aristotele. Ecco, le parole sono clave per imporsi.
Cosa hanno in comune Lidia Menapace, donna della resistenza, e Don Mario Arena capomafia del più grande romanzo di Leonardo Sciascia, la ragazza “fragile come il cristallo” di Manet, e l’indomito e folle hidalgo della Mancia? più facile rintracciare la vicinanza tra un fragile amico di De Andrè e un “povero cristo” di Pasolini, ma interessante sarà scoprire il disegno che il festival ci suggerisce per dimostrarci quanta forza nasca dalle donne della resistenza e quanto sia facile che la fragilità di un sistema che sembrava granitico come quello istituzionale e politico si sgretoli nelle mani di pochi “ominicchi e ququaraquà.

La fragilità declinata in ogni sua forma, come un liquido prende la forma del recipiente che lo contiene, la fragilità di una liquida società, prende la forma delle persone e così diventa forza e resistenza nelle donne partigiane, si sgretola nelle mani di uomini e donne senza scrupoli.
Inutile elencare nomi e animatori degli eventi, sono tanti, motivati e motivanti a districarsi tra i sottilissimi fili di una ragnatela sociale e umana che può essere debole e delicata se ognuno per se stesso ma può diventare matrice di resistenza se ognuno vive anche per l’altro. Una poesia di Alcide Cervi, uomo della Resistenza, ma sembra parlare di qualsiasi lotta possa dirsi “partigiana”.

“Il sole non nasce per una persona sola,
la notte non viene per uno solo.
Questa è la legge
e chi la capisce si toglie la fatica di pensare alla sua persona
perché anche lui non è nato per una persona sola”.

Non vi resta che partecipare alla prima edizione del festival della filosofia per perdervi e ritrovarvi umani tra gli umani nella suggestione delle parole, della poesia, della musica, dell’arte,

Come un’anomalia
Come una distrazione
Come un dovere”

Dirvi finalmente anime salve!

 

clicca sulla foto del programma per ingrandirlo

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