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Scuola breve e precariato lungo

alunni scuola professore 350di Paola Bucciarelli - Da un paio di giorni impazza sui media la notizia che la ministra dell’istruzione ha firmato un decreto che prevede la sperimentazione in 100 classi delle scuole superiori del cosiddetto liceo quadriennale,cioè abbreviare il corso di studio di un anno e far diplomare gli studenti a 18 anni invece che a 19 anni.
Questa notizia giunta dal Miur,nelle caldissime e afose giornate di agosto, ha agitato i sonni di molti professori, che in un battibaleno vedono contrarre le loro ore, sparire cattedre, allontanare nel tempo l’agognato ruolo o anche semplicemente le supplenze.

E' ancora un taglio di spesa pubblica

Questo è solo uno degli effetti di una sperimentazione del genere, apparentemente potrebbe anche sembrare la difesa del proprio “piccolo orticello” da parte dei prof interessati, ma in realtà questo è l’effetto principale della sperimentazione: tagliare la spesa pubblica, gli stipendi degli insegnanti e a lungo andare le loro pur minime pensioni.
Ormai, da anni, l’unico obiettivo delle riforme della scuola e in generale dell’istruzione è: tagliare, tagliare e ancora tagliare risorse economiche e, quindi umane, alla scuola, all’università, alla ricerca, a tutto ciò che può mandare avanti il Paese, portare avanti chi è indietro.
Da più di 20 anni a questa parte non c'è una sola riforma che abbia cercato di invertire il cammino, nessun investimento, di nessun genere.

Un progetto che viene da lontanto: distruggere la scuola pubblica

Questo di ridurre un anno la scuola è un progetto che viene da lontano, sono anni che i governi di destra, centro e centrosinistra (se hanno ancora un senso queste definizioni), provano e, a piccoli passi, stanno distruggendo la scuola pubblica.
Sotto la guida di parole magiche quali razionalizzare la spesa,innovare il sistema,efficientare il sistema,allinearsi all’Europa si nasconde un unico scopo:tagliare risorse economiche ed umane per cancellare,distruggere,depotenziare lo Stato inteso come collettività.
Dietro questo decreto,firmato in gran segreto,in un mondo della scuola in subbuglio per altre faccende(immissioni in ruolo,assegnazioni provvisorie,utilizzazioni,ricorsi di ogni genere,rinnovi di graduatorie),emerge tutta la visione che la classe dirigente italiana ha del Paese.
È necessario, infatti, ricordare che da sempre i sistemi d’istruzioni servono per capire che idea di Paese una classe dirigente ha del proprio. Bene, in Italia è chiaro: la nostra classe dirigente vuole un Paese fatto di disoccupati, lavoratori poveri, precari, disposti a tutto, ed accorciare di un anno il corso degli studi favorirà un tale progetto.
È bene anche riflettere sul fatto che accorciare di un anno l’entrata nel mondo del lavoro, punto che sottolinea molto chi è a favore del liceo quadriennale, porterà i ragazzi ad avere le idee ancora più confuse sulle proprie scelte personali, perché in realtà quello che manca oggi, soprattutto, è il tempo per poter pensare consapevolmente scelte tanto importanti.
Oggi, più di ieri, si viene subissati di input, di stimoli a fare tante esperienze, a crescere in fretta, ma senza dar tempo ad ognuno di maturare, di interiorizzare, queste esperienze.

Studenti confusi e fragili pronti per essere sfruttati

Le scuole, invece, già in preda ad una schizofrenia progettuale e, sempre più strette nei tempi, finiranno per ridurre al minimo i programmi di studio delle varie discipline, a programmare sempre meno verifiche e a valutare sempre più superficialmente ciò che gli studenti avranno appreso.
Avremo così studenti confusi e fragili che saranno pronti per essere sfruttati, qualora trovino un lavoro, senza nemmeno accorgersene.
Il lavoro, infatti, il problema è sempre quello:la mancanza di lavoro,la mancanza di lavoro qualificato, di lavoro equamente remunerato; si possono fare tutte le riforme che si vogliono, si possono leggere i dati sulla ripresa economica come si vuole, ma se non si comprende che è necessario creare occupazione, buona occupazione, le giovani generazioni, liceo quadriennale o no, sono condannate ad andar via e il Paese a morire in mano alle mafie.
Non ci sarà nessun futuro per gli studenti del 2000 e per l’intero Paese se la politica non sceglie di ripartire da una scuola che sia di qualità.
Per avere una scuola di qualità bisogna investire sulla qualità degli insegnanti, e la qualità degli insegnanti la puoi ottenere se selezioni correttamente le persone competenti e motivate, e se quelle stesse persone, non le tieni nel limbo di un precariato umiliante ed avvilente che le porta ad avere una qualche stabilità il più delle volte al ridosso dei 50 anni!!!!
L’età media degli insegnanti, soprattutto nella scuola superiore, è molto alta e soprattutto è fatta di un precariato umiliante ed avvilente che passa per un ginepraio di file e trafile in graduatorie di ogni specie, ricorsi alla magistratura, errori amministrativi,corsi e specializzazioni a pagamento per accumulare punteggio, sfruttamento in scuole private.
Se fossi la ministra mi preoccuperei di risolvere questi problemi e non di come accorciare la giovinezza degli studenti!

 
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