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Liceo breve: "il colpetto finale"

studentessaascuola 350 260di Daniela Mastracci – Un processo di svilimento. Le operazioni richiedono tempi lunghi, perché devono scavare in profondità nell’opinione pubblica: ora gli si dà il colpetto finale.
Ma non sono i genitori il problema. Certo, di primo acchito sì, e con loro gli stessi alunni, che non vedono l'ora di liberarsi della rottura di scatole della scuola, e tutta quella opinione pubblica che la pensa altrettanto.
Il problema è il processo di svilimento che si è fatto, governo dopo governo, riforma dopo riforma. È qui che dobbiamo essere attenti più che mai, e chiederci perché un tempo andare a scuola fosse riconosciuto come offerta larga e democratica di sviluppo individuale, di conoscenze, di cultura, di emancipazione sociale, oggi la scuola non è vista più così. Perché viviamo un tempo in cui essa è bersaglio di sarcasmo, da un lato, di inesorabili tagli dall’alto? Perché sono tanti di più gli istituti, enti, dove iscriversi ai corsi più cool del momento, o scuole private dove arraffare subito il pezzo di carta? Domandiamoci che ne è della cultura, ma soprattutto che ne è dei nostri figli semmai sia ancora un valore quello che tanti genitori dicono “vorrei che mio figlio avesse più opportunità di me, che non ho fatto le scuole, … che non mi sono laureato…” cioè quel sentire che la scuola possa ancora essere lo strumento vivo di crescita, di sviluppo, di emancipazione, di poter costruirsi una vita migliore”.
Se accettiamo che la sua scuola possa essere accorciata, pur di arrivare prima al pezzo di carta, chiediamoci quale educazione e preparazione potrà avere nostro figlio; se a scuola i ragazzi vengono fatti lavorare; chiediamoci perché? E perché lo debbano fare gratuitamente, a cosa ciò li abitua; se il tempo è compresso la scuola non potrà che essere un addestramento acritico alla professionalizzazione, al lavoro gratuito, alla formazione di lavoratori da immettere come carne da start up, da aziende senza scrupolo alcuno perché intanto liberate dalla sottoscrizione di contratti. E però se nel nostro figlio/a si celino che so? Le potenzialità dello stesso scienziato, del poeta, del politico o del manager, se insomma potrebbero aprirsi davanti a lui/lei occasioni che solo nel tempo e nello studio potrebbero sbocciare, ecco, una scuola professionalizzante non lo consentirà perché insegnerà competenze, immetterà nel mondo del lavoro senza che prima e prioritariamente nei ragazzi stessi sia cresciuta dentro una consapevolezza, una scelta e perciò la decisione di essere così o non così.
Le scelte abbisognano di essere praticate dentro ventagli larghi e ricchi, solo così potremo dire di aver messo loro a disposizione tutto il patrimonio delle possibilità umane: se lo restringiamo, se non facciamo conoscere l'intera gamma delle cose umane, non avremo reso più veloce il percorso. Avremo privato, al contrario, i nostri figlio della libertà, degli spazi infiniti delle possibilità umane: avremo ristretto loro l'orizzonte delle scelte possibili, perciò a poche resteranno incatenati. Questo non è l'orizzonte della libertà ed emancipazione piene. Questo è restringere la libertà. Con una scuola professionalizzante e accorciata noi mettiamo catene alle generazioni dopo di noi. E le catene chi le ha volute?
Il Decreto che darà il via alla sperimentazione è stato firmato qualche giorno fa dalla ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli. Ecco come funziona: fai un decreto e te lo firmi ai primi d'agosto.
Per me qua è battaglia: la Sinistra si deve vedere e farsi riconoscere in questa battaglia.chitaglialascuola h260
4 anni: stesso monte ore del liceo a 5 anni; alternanza durante le vacanze estive, natalizie e pasquali (c'è bisogno di più manovalanza, si sa) (e poi essendo distribuita in 4 anni si comincerebbe al secondo anno, suppongo: bene a 15 anni pronti a lavorare; in due anni 400 ore nei tecnici e 200 nei licei. Ovvio, tanto mica devono studiare, conoscere, pensare. Una full immersion nelle nuove schiavitù)
Cultura azzerata, allenamento alla fatica 360 giorni l'anno: a 17/18 anni avremo dei robottini pronti all'uso, con cervelli atrofizzati che mai avranno conosciuto il Tempo della riflessione, del Pensiero, del Gusto della conoscenza, del Piacere di godere di un'opera d'arte, una poesia, e perché no? la bellezza della matematica e della fisica, delle scienze tutte assaporate nel loro essere meraviglia, domanda, osservazione, scoperta ... No tutto sarebbe veloce e per questo adattato e pronto all'uso: se ci lamentavamo di una scuola di nozioni, ebbene ora avremo la scuola di nozioni in pillole, spacchettate, predisposte ad essere "inghiottite" e messe all'opera nelle bellissime competenze e saper fare. Tanti migliaia di contenitori di risposte preconfezionate pronte per essere usate nei lavori ipertecnologici del futuro: tanto basta un clik, no? Imparate le procedure, la manovalanza è pronta.
C'è un piccolo insignificante dettaglio: a 17/18 anni pronti per entrare nel mercato del lavoro, addestrati a quanto le aziende vanno cercando. Ma quale lavoro? Con quali contratti? Con quale garanzie per il futuro, e anche per il presente? Ecco, al danno la beffa: addestrati con impegno e lavoro massacranti, concentrati in 4 anni e poi scaraventati nella giungla dei lavoretti, lavori atipici, senza contratto né tutele, e rimpiazzabili appena si dovesse mostrare la minima obiezione: tanto si possono licenziare, ma, meglio ancora: senza contratto si prendono e si rimandano che è un piacere .. per il padrone.
Se si devono spalmare 400 ore di alternanza scuola-lavoro in 4 anni, e 200 per i licei, credo che i ragazzi dovranno iniziare prima del terzo anno scolastico, ovvero già nel biennio, che è parte dell'obbligo scolastico. Cioè entrerebbe il lavoro negli anni scolastici che invece dovrebbero essere tutti dedicati allo studio: si chiama ancora diritto allo studio? oppure ne stiamo ravvisando una trasformazione semantica? passando attraverso "formazione" lo studio, la conoscenza, diventa apprendistato, io temo
Allora avremo "apprendisti di bottega" già a 15 anni: torniamo o no al Medioevo? torniamo o no a PRIMA delle battaglie sui diritti? e di quelli dei minori soprattutto, in questo caso specifico?
I Diritti sono minacciati, o forse già compromessi.
Queste manovre sulla scuola non sono neutre. Il tutor interno, cioè i professori, sono previsti nell'alternanza estiva e festiva? e quando poi le ferie? con quale contratto? oppure gli studenti lavoratori sono lasciati del tutto in balia del tutor esterno, cioè quello dell'azienda, ente, o quello che sia? E quanti posti di lavoro sono a rischio con un anno in meno di scuola?

Sul liceo breve. Daniela Mastracci 1 "Quale Italia vuole l'attuale classe dirigente?"

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di Paola Bucciarelli Scuola breve precariato lungo

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