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La giungla del nuovo reclutamento insegnanti

docenti precaridi Paola Bucciarelli - L’ anno scolastico e’ appena iniziato, ma per il Miur è già corsa contro il tempo per varare entro marzo 2018, ultima data utile prima delle elezioni, tutti i provvedimenti attuativi della legge 107, meglio conosciuta come “buona scuola”.
Tra tutti i provvedimenti, i più importanti sono quelli che riguardano l’attuazione del percorso di formazione e reclutamento dei futuri docenti: per esempio, il dpr recante il regolamento dell'accesso al Fit, e dunque alla formazione iniziale, il successivo decreto ministeriale che dovrà disciplinare il concorso, il decreto per l'aggiornamento delle classi di concorso, la proposta di contratto per definire le condizioni economiche dei docenti che nell'ambito della nuova formazione arriveranno a fare il tirocinio. Una materia corposa, che dovrebbe, stando al cronoprogramma, essere chiuso entro dicembre 2017 e su cui uno slittamento di alcuni mesi però non è affatto da escludere visto che per alcuni dei provvedimenti citati la scadenza è già avvenuta o è prossima e le bozze sono ancora in alto mare.

Le varie fasi e le criticità

Il nuovo sistema, (se ne è avuto uno: siss, pas, tfa, ricorsi, controricorsi, concorsi, con ogni nuovo ministro) è stato denominato FIT, ma non è stato un percorso condiviso.
Si profila in generale un percorso molto lungo, farraginoso, poco chiaro, costoso, inquietante.
Il percorso di concorso + corso triennale (fit) è lungo perché se tutto va bene, secondo regola, ci vogliono dieci anni per accedere ad un posto di ruolo a 1300 euro al mese.
Il percorso è farraginoso e poco chiaro perché non sono ben distinti i ruoli delle università e delle scuole.
Il percorso è costoso perché costringe, chi si è appena laureato e non ha servizio, a spendere 500 euro e sostenere altri esami, anche molto lontani dal proprio indirizzo (ingegneria, chimica, statistica etc), per conseguire 24 crediti formativi in campo psico pedagogico.
Questi crediti sono fondamentali per accedere al concorso che dovrebbe essere varato alla fine del 2018.
Il percorso è inquietante perché nel testo è scritto che i concorsi verranno banditi solo nel momento in cui ci sarà l’effettiva necessità di coprire i posti, tradotto:ciò vuol dire che si blocca l’accesso all’insegnamento per tutte quelle persone che si laureano in discipline in cui ci sono già enormi esuberi a livello nazionale.
Quest’ultimo punto riguarda da vicino coloro che rientrano nella fase transitoria perché, se è vero che si è raggiunto una vittoria importante, per nulla scontata fino a qualche mese fa, cioè la stabilizzazione dei docenti già abilitati, purtroppo bisogna evidenziare come per migliaia e migliaia di docenti ciò è una vittoria di Pirro.

Il sistema transitorio prevede, infatti, che tutti questi docenti siano immessi in una graduatoria regionale senza possibilità di aggiornamenti e/o di mobilità a seguito di una prova orale, che darà un punteggio, che sommato ai titoli e servizio permetterà una graduazione per poi assegnare il ruolo.
Quest’ultimo è il punto nevralgico perché la chiamata in ruolo ci sarà solo se ci saranno posti liberi da coprire,in caso contrario si rimane lì ad aspettare per “x” tempo.
“X” tempo che per molte classi di concorso (Cdc) soprattutto della secondaria superiore potrebbe voler dire 10/15 anni.
Infatti, per alcune classi di concorso ci sono già esuberi a livello nazionale, inoltre, coloro che sono in questa graduatoria regionale avranno davanti coloro che sono in gae e coloro che hanno vinto il concorso 2016, i quali avranno priorità fino a che i loro elenchi non saranno esauriti.
Ora, è mai possibile una attesa di questo genere per persone che in media hanno già più di 35 anni?
A mio avviso no, e perciò penso sia necessario, fondamentale, cercare di premere per una seria riforma delle cdc che guardi alle specificità dei titoli abilitativi e non ai numeri assoluti delle persone che le compongono, tanto più che la stessa delega all’art. 4 ne parla, anche se in maniera contraddittoria.
Visto che si parla di “assicurare la coerenza tra gli insegnamenti impartiti, le cdc e le classi dei corsi di laurea e di consentire un adeguato utilizzo professionale dei docenti”, io penso che noi dobbiamo avanzare questa richiesta con forza e fermezza in tutte le sedi, in tutte le interlocuzioni, l’unica strada è quella di impegnarsi per il riconoscimento della nostra specificità.
Infine,aggiungo che coloro che verranno inseriti in questa graduatoria regionale, a seconda del possesso dei 36 mesi di servizio, saranno obbligati a seguire un o due anni di corso (fit) e relative prove per poter accedere al ruolo alla fine del terzo anno previo superamento del cosiddetto anno di prova.

Poi, c’è il secondo percorso che interessa i supplenti con tre anni di servizio non abilitati: in questo caso, si tratterà di una vera e propria selezione.
Per questi docenti, è previsto un concorso riservato, consistente in una prova scritta e una orale, vinto il quale si viene ammessi (con le dovute deroghe relative agli anni di frequenza e ai crediti da acquisire) al percorso di formazione iniziale, tirocinio e inserimento nella funzione docente (FIT), svolgendo il primo e il terzo anno.
Superato il percorso FIT si accede al ruolo. La procedura concorsuale dovrebbe essere bandita entro il 2018 e dovrebbe avere cadenza biennale. Il requisito dei 3 anni di servizio anche non continuativo deve essere posseduto entro il termine di presentazione delle domande di partecipazione (al concorso) e deve essere stato maturato negli otto anni precedenti.

I dubbi

Non era affatto necessario mettere in piede un sistema così cervellotico di reclutamento per stabilizzare dei precari con 36 mesi di servizio, come ci dice l’Unione Europea dal 1999 .
Stiamo parlando di docenti già scelti e pronti. Anche coloro che non lo sono, ma con esperienza sul campo, si sarebbero potuti formare senza introdurre il criterio selettivo.
Dunque, molti aspetti del nuovo percorso che portano a fare l’insegnante lasciano dubbi, al di là dell’inutilità delle prove e della formazione per tutti quelli che oggi sono già abilitati, oltre che ai tempi lunghi, anche per il fatto che nessun percorso è stato attivato per i maestri d’infanzia e primaria.

Qualche proposta

Al di là di tutto non si può avere una scuola di qualità che sia motore di libertà, di uguaglianza sostanziale, senza pensare di risolvere la questione del precariato, che umilia e demotiva tantissimi docenti giovani e non più giovani, senza pensare di far uscire il sistema scolastico dalla palude del precariato storico.
Il fenomeno del precariato compromette la qualità complessiva della scuola e potrà essere pienamente superato solo attraverso una più articolata ad autonoma organizzazione del lavoro scolastico, rendendo immediatamente disponibili per l'immissione a tempo indeterminato, tutti i posti attualmente coperti con incarico annuale, sia per posto comune che per sostegno, avviando, in prospettiva, un piano pluriennale di stabilizzazioni.
Il Piano pluriennale di assunzioni oltre ad incidere sui processi di formazione del precariato passati e futuri, è volto al raggiungimento di altri obiettivi:
- riduzione dell’attuale divario anagrafico tra docente e discente, anche al fine di promuovere il pieno sviluppo delle potenzialità innovative della didattica;
- Diminuzione del numero di alunni per classe non superiore a 20, anche in considerazione della presenza di alunni disabili o stranieri;
- Aumentare il contingente del personale di sostegno in deroga al limite previsto dalla legge, in modo da garantire la presenza di tutti i docenti di sostegno necessari;
- elevazione dell’obbligo formativo ;
- ridefinizione dell’offerta didattica e formativa attraverso la definizione di programmi didattici innovativi e di contrasto a fenomeni di dispersione scolastica, disagio sociale e analfabetismo.

 
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