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Cgil come un'azienda per Alternanza scuola lavoro?

alternanza scuola lavoro 2di Daniela Mastracci - Cosa sia l’ASL per i lavoratori della scuola, per gli studenti, e anche per i genitori, spesso coinvolti nell’accompagnare i propri figli sui “posti di lavoro”, è cosa che si va facendo sempre più chiara. L’alternanza scuola-lavoro (ASL appunto) è una delle parti peggiori della legge 107: essa obbliga gli alunni delle scuole superiori italiane, di istituti tecnici e professionali come anche di licei, ad uscire fuori dalle aule scolastiche e svolgere vere e proprie attività lavorative per un monte ore pari a 400 per gli istituti tecnici e a 200 ore per i licei. Gli studenti devono recarsi autonomamente presso enti di varia tipologia e natura giuridica, ove imparare lavorando: l’idea sottesa e presupposta (?) è che la scuola sia distante dal mondo del lavoro, che le competenze degli studenti non siano adeguate alle esigenze del mondo del lavoro, che questo gap sia causa della disoccupazione giovanile.


Allora alla scuola si chiede di sopperire a tale gap di competenze, facendo formare i ragazzi direttamente nelle aziende, enti locali, agenzie, case di riposo, asili nido, e tanto altro, inclusi i MacDonald e gli Autogrill, lavorando all’interno, dunque, del tale e tale altro posto di lavoro: una formazione che avverrebbe svolgendo le attività che in quei posti di lavoro sono previste.
Intanto la legge 107 che pur prevede la figura del tutor interno, ovvero un docente che segua i ragazzi in alternanza, non obbliga però le scuole all’accompagnamento dei ragazzi da parte del detto tutor: al contrario il tutor, durante le ore svolte in alternanza, resta a scuola e fa lezione nelle sue classi.
La legge 107 lascia libertà di scelta alle scuole per quanto riguarda le aziende, o altro, ove indirizzare i propri alunni: esiste cioè un albo nazionale, ma le scuole, in ottemperanza all’autonomia scolastica, possono interagire con enti dei loro specifici territori, senza che tali enti siano obbligatoriamente iscritti all’albo nazionale, la quale cosa dovrebbe essere garanzia di controllo da parte dello Stato, rispetto ai luoghi di lavoro dove si avviano studenti, per lo più anche minorenni.
A partire da questo anno scolastico, in cui è messa compiutamente a regime per il triennio conclusivo delle scuole superiori, la legge 107 manderà più di un milione di alunni in alternanza scuola lavoro: la ministra Fedeli se ne è fatta un vanto in interviste dove declama numeri e successo formativo dell’esperienza messa a norma e a regime. La ministra si è esplicitamente espressa con parole che fanno riflettere, se almeno si faccia caso ai linguaggi che vengono usati con molta disinvoltura dalle nostre istituzione: la Fedeli si dice entusiasta perché l’’alternanza valorizza a pieno il “capitale umano” degli studenti italiani.


Si sono registrati casi di vero e proprio sfruttamento di lavoro minorile, in assenza di garanzie, requisiti di sicurezza. Particolarmente eclatante è stato il caso estivo di alberghi e ristoranti italiani che hanno trovato nei ragazzi in alternanza il modo indolore, perché gratuito, di risolvere il surplus lavorativo dovuto alle vacanze estive, quando la necessità di più camerieri, e altre figure “professionali” è assai più alta vista la presenza dei turisti.
Gli stessi studenti denunciano casi di lavori massacranti e svilenti come pulire i bagni, fare facchinaggio e stoccaggio, babysitteraggio quando si tratti di luoghi come asili ma anche come case di riposo. Nulla di formativo, bensì mansioni da lavoratori dequalificati.

Il caso peggiore a mio avviso si è avuto con Monza. Unoetre.it ha scritto in proposito un articolo pubblicato il 15 luglio 2017
https://www.unoetre.it/notizie/scuola-diritto-studio/item/4785-stupri-di-monza-qualche-interrogativo-sulla-legge-107-e-d-obbligo.html

Le giravolte della Cgil

Quale posizioni ha assunto la CGIL in questo caso? E in generale quale giudizio ha dato sull’alternanza scuola lavoro? “La vicenda delle ragazze di Monza che hanno subito abusi sessuali durante un'esperienza di alternanza scuola-lavoro presso un centro di formazione professionale, testimonia in maniera esemplare la deriva in cui rischia di sprofondare questa attività resa obbligatoria dalla legge 107 nell'ambito della scuola secondaria superiore.” Così si è espresso il Segretario FLC CGIL Sinopoli, denunciando e condannando l’accaduto.
La CGIL ha inoltre denunciato la mancata applicazione della Carta dei Diritti delle studentesse e degli studenti
“…Chiediamo inoltre di rendere operativa la carta dei diritti delle studentesse e degli studenti e che i soggetti ospitanti vengano individuati obbligatoriamente dal registro nazionale delle imprese in alternanza.”
In data 31 luglio 2017, FLC CGIL segnala il nulla di fatto a proposito della stessa carta dei diritti, sulla quale si rinvia l’espressione di un parere da parte della Conferenza Unificata delle Regioni
“Ancora uno stop per “Carta dei diritti e doveri degli studenti in alternanza” prevista dal comma 37 della Legge 107/15. La Conferenza Unificata, nella seduta del 27 luglio, ha deciso di rinviare l’espressione del parere sullo Schema di regolamento predisposto dal Ministero dell’istruzione di concerto con il Ministero del lavoro e il Ministero per la semplificazione e la pubblica amministrazione …”
Oltre al rinvio del parere, nel documento della FLC CGIL si evince la discriminazione di studenti, per i quali NON sarebbero comunque applicate le norme della carta dei diritti: studenti in stage, tirocini, didattica di laboratorio: questi studenti non vanno tutelati? Inoltre, come è chiaro dagli emendamenti proposti da Comuni e Province, si sottolinea la necessità di norme specifiche a tutela degli alunni disabili.
http://www.flcgil.it/attualita/formazione-lavoro/carta-dei-diritti-e-doveri-degli-studenti-in-alternanza-nulla-di-fatto-in-conferenza-unificata.flc

Una proposta sconcertante

A fronte di queste prese di posizione da parte della Cgil scuola, come non leggere con sconcerto la proposta di un progetto proprio della Cgil a proposito di alternanza scuola lavoro?
“La CGIL scende in campo per gli studenti del territorio. Questa mattina presso la sede del sindacato monzese di Via Premuda è stato presentato il progetto di alternanza scuola-lavoro che coinvolgerà circa 200 ragazzi a partire dal prossimo ottobre.”
Ormai in palese resa all’obbligatorietà dell’alternanza così scrive il comunicato “Con la legge n.107 del 2015, introdotta dalla riforma conosciuta come “Buona Scuola”, l’alternanza scuola-lavoro è stata resa obbligatoria a tutti gli indirizzi di studio della scuola secondaria di secondo grado. Per questo come CGIL non potevamo restare con le mani in mano e abbiamo deciso di proporci come luogo di alternanza, essendo convinti di poter fornire ai ragazzi una formazione teorica, intervallata da esperienze pratiche, all’interno di quelle che sono le materie lavorative tipiche dell’attività sindacale”.
https://www.mbnews.it/2017/09/la-cgil-accoglie-duecento-studenti-per-lalternanza-scuola-lavoro/


Un’iniziale incredulità lascia col giudizio sospeso. Chiede attenzione seria agli sviluppi. Chiede di leggere con scrupolosità i comunicati. Ma una volta letto, la riflessione si chiarisce, e i punti critici che emergono sono più d’uno.
Questa “discesa in campo” ove risuona un linguaggio ben noto agli italiani:
Crea un precedente fra i sindacati: potrebbero essere tutti portati a seguirne l’esempio e con ciò contribuire tutti allo sfruttamento del lavoro gratuito degli studenti
Divide il fronte dell’opposizione alla 107: i comitati e le pochissime sigle partitiche che ancora si battono contro la 107, e in primis contro l’alternanza, diventano sempre più isolate
Il sindacato contraddice se stesso essendosi fatto promotore della raccolta firme per i quattro quesiti del referendum contro la 107, tra cui appunto l’alternanza
Contraddice le posizione almeno apparentemente contrarie alla buona scuola renziana
Il sindacato contraddice se stesso in qualità di mediatore tra datori di lavori e lavoratori, che il sindacato stesso dovrebbe garantire a mezzo contratto, diritti e tutele
Contraddice il valore del lavoro come diritto, da retribuire, da tutelare, anche in termini di sicurezza
Si potrebbe obiettare che un lettore attento si sarebbe reso conto della “morbidezza” della posizione Cgil anche dal linguaggio dei comunicati citati: in verità non ci sono dei No netti e inequivocabili. C’è già tutto lo spazio per mediazioni a ribasso, per ennesimi inchini ai diktat europei e italiani contro il lavoro, in vista di una sempre più realizzata marcia indietro sui diritti e decontrattualizzazione, de-tutela, gratuità, demansionamento: un lavoro sempre più merce e sempre meno valore in sé.
Torna allora alla mente un documento ormai datato di 4 anni fa dove la CGIL redige Osservazioni e proposte a proposito dell’alternanza scuola lavoro, quando si faceva strada l’idea che questa “formazione” entro il tempo scuola si estendesse dagli istituti tecnici e professionali, anche ai licei.
https://mail.google.com/mail/u/1/#inbox/15eecd7e494bec1f?projector=1

 

Forse era già tutto scritto per la Cgil, leggi qui cliccando sul link che segue pdf Osservazioni e proposte della FLC CGIL per l’alternanza scuola lavoro (219 KB)

 

 
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