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Perchè il pane e olio ai bimbi di Montevarchi?

pane e olio a Montevarchidi Daniela Mastracci - Si può constatare che a proposito di Scuola Pubblica la riflessione dei cittadini italiani, siano essi politici, sindacalisti, amministratori, come anche militanti o comunque vicini a partiti e movimenti, sia stata piuttosto carente e lacunosa. La macchina scuola pubblica è molto complessa e articolata. Analizzarla non è affatto facile. Difficoltà che si aggravano data la quantità di riforme e comunicazioni che il Miur e il ministro si affrettano a varare e pubblicare. Il tempo si restringe, non dà la possibilità di seguire con accuratezza tutti gli sviluppi continui. Lo spazio della discussione è stato già del tutto risucchiato nel decisionismo ministeriale e governativo. Quando mancano le coordinate del pensare questo si comprime e viene meno. Ce ne rendiamo conto.
Ma questo non può essere un alibi alla mancata analisi. Non può giustificare un’alzata di sopraccigli che liquidi il problema con leggerezza: perché questa leggerezza sarebbe carica di responsabilità, di omissioni, di trascuratezza. E ciò equivarrebbe ad avallare processi che ci stanno sfuggendo di mano, e di pensiero, soprattutto.
La scuola pubblica non ha finanziamenti. Essa sostiene se stessa sulla base del contributo volontario delle famiglie e delle sponsorizzazioni private, di eventuali lasciti, donazioni. La scuola deve mobilitare se stessa alla ricerca di finanziatori, oppure deve adoperarsi affannosamente per vincere bandi Pon e simili. Abbiamo già trattato di questo aspetto in un articolo …

Nella scuola pubblica si paga tutto

Tutto quanto riguarda il contesto che include la scuola, e con essa il diritto allo studio, è a pagamento: parliamo della mensa, del trasporto, oltre che naturalmente dei libri di testo, del materiale da cancelleria, materiali per disegno, musica, e quanto altro poi la scuola offra nel suo piano delle attività curriculari e aggiuntive. Ma ci riferiamo anche all’indispensabile: vestiti e scarpe, incluse quelle da ginnastica per l’attività sportiva. Da qualche tempo poi un’indispensabile strumento di studio è diventata la connessione internet: si deve averla a casa per le ricerche e quanto altro richiesto, inclusi i compiti delle discipline che ormai vengono svolti on line su varie piattaforme, oppure via telematica con l’utilizzo della posta elettronica. Ma si deve averla anche in classe visto che si consente anzi si invita esplicitamente ad usare, lo smartphone come dispositivo didattico. Tutto questo stare on line ha dei costi che gravano sulle famiglie, direttamente e indirettamente, sempre pensando al contributo volontario che le scuole usano appunto per le spese vive incluso internet.
A Montevarchi, la sindaca di centrodestra ha costretto alcuni alunni della scuola dell’infanzia a mangiare pane con olio perché i loro genitori non hanno pagato la mensa scolastica. Non si scandalizzi la ministra Fedeli. E’ un’ipocrisia
Inutili le parole del vicepresidente del Consiglio regionale della Toscana, Lucia De Robertis: Il "pane e olio ai bambini morosi di Montevarchi è una discriminazione incompatibile coi valori fondativi del sistema scolastico". E’ una mozione di sentimenti anch’essa ipocrita.
Ammesso e non concesso che si tratti di genitori “furbetti”, questo non ci esime dal porci domande ben più ampie e approfondite intorno alle spese che si devono sostenere per mandare i figli a scuola, sia entro l’obbligo scolastico, ovvero fino a 16 anni, sia oltre l’obbligo. Ci meravigliamo, oppure non ci domandiamo affatto perché studenti nostri concittadini non possono pagare le attività che le scuole mettono loro a disposizione nei vari e tanti Ptof, ma che sono appunto a pagamento? Ci meravigliamo, oppure no, se la legge 107 obbliga gli studenti alla alternanza scuola lavoro ma, con tale obbligo, propagandato come didatticamente utile e foriero di possibilità lavorative, comunque “materia curriculare”, sia a spese delle famiglie per ciò che riguarda il trasporto, il cibo necessario durante la giornata, a volte i convegni cui i ragazzi devono partecipare?

Un vero e proprio collasso della critica

Nella analisi mancata, oppure troppo superficiale, devono rientrare tanti aspetti, tanti che di primo acchito non si notano, si possono non vedere: ma occorre invece prestare un’attenzione sempre vigile, mai stanca. Abbiamo un vero e proprio collasso della critica e ciò a vantaggio di chi sta operando una lotta di classe inversa, dall’alto verso il basso, contro le fasce deboli della nostra società. Quando sono in gioco le risorse economiche, quando le famiglie non ce la fanno, a prescindere dai casi disonesti dei cosiddetti “furbetti”, significa che gli ultimi restano ultimi, che le famiglie benestanti possono stare dietro al caro vita e al caro scuola, ma che invece le famiglie in difficoltà restano indietro, non ce la fanno, e i loro figli, i nostri concittadini più giovani, sono lasciati indietro e non c’è modo di rimettersi in pari, tanto meno di emanciparsi verso una condizione migliore. La scuola non è un ascensore sociale. La scuola sta invece allargando il divario ricchi-poveri, sta cioè perpetrando un colpo ben assestato alla emancipazione, ovvero sta allargando la platea dei diseguali.
Tutto questo assume caratteri differenti se pensato a proposito delle scuole private paritarie: sono scuole ufficialmente a pagamento, le rette sono alte, gli studenti vestono la divisa, l’apparenza dice rigore e disciplina, dice serietà, per questo mondo dove ciò che si vede è ben più importante di cio che si è oltre l’apparenza, appunto. Ma tali scuole sono anche finanziate dallo stato, da tutti noi cittadini che paghiamo le tasse. I genitori che iscrivano i figli alle scuole private hanno il diritto di detrazioni fiscali, un bonus vero e proprio. Le scuole stesse sono finanziate dallo stato. Allora oltre che in aperta contraddizione con l’articolo 33 della nostra Costituzione, tali scuole, e il meccanismo fiscale e di contribuzione statale, sollevano a maggior ragione il problema del divario ricchi-poveri: esse sono scuole ricche e per di più agevolate a spese di tutti i contribuenti. Possono iscriversi solo studenti che abbiano comunque una base economica familiare solida: il fatto che funzionino meglio, che abbiano fondi statali, che perciò la didattica possa avvantaggiarsene, cosa vuol dire in ordine alla lotta di classe?
Se non ci fermiamo e analizziamo approfonditamente ciò che sta accadendo, rischiamo di non intercettare tutto il complesso sistema che dietro il diritto allo studio si sta nascondendo.

fonti:

https://www.orizzontescuola.it/mensa-pane-olio-non-paga-retta-fedeli-ferma-condanna-operato-amministrazione-montevarchi/

http://firenze.repubblica.it/cronaca/2017/11/08/news/montevarchi_genitori_morosi_alla_mensa_servono_pane_e_olio-180571046/

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