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Distratti a scuola. Ricattati nella vita

a scuola studentessedi Daniela Mastracci - La scuola delle app, delle nuove tecnologie, delle attività varie ed eventuali, delle interruzioni, delle pause, degli esodi fantasma, delle formazioni fantasma, dei convegni, delle presentazioni di libri, progetti, start up... la scuola di tutto, fuorché delle ore in classe a studiare, ascoltare lezioni, scrivere, leggere, sostenere interrogazioni, relazionare, discutere, ricercare, confrontarsi, imparare; la scuola NON scuola, insomma, abitua a ciondolare, vagabondare per corridoi, andare di qua e di là, mai fermi, mai concentrati, mai studenti. Insomma abitua ad un modo di stare al mondo svagato, distratto, superficiale. Soprattutto un modo di stare al mondo senza conoscenze e senza saper esprimere pensieri, perché nessuno si è curato di farli esprimere, sforzare le menti, insegnare e imparare a pensare e dire con ordine, consequenzialità, logica, consapevolezza.

Due danni in un solo gesto: quello di squalificare la Scuola Pubblica. Due danni che sconteranno i nostri figli non avendo gli strumenti critici per affrontare la vita che comunque dopo la scuola arriverà. Affrontare il lavoro dove la legge della giungla di fatto domina. Due danni: la mancata acquisizione della conoscenza perché l’istruzione viaggia su web e là resta, nella mera forma della informazione usa e getta. Il danno di una mancata ginnastica per allenare la propria determinazione, l’autocontrollo, la disciplina del corpo, come quella della mente. Il danno di crescere senza regole precise, dove alla svogliatezza “naturale” nell’infanzia si giustappone, studiata scientificamente, la svogliatezza indotta dalla mancata educazione all’impegno, alle consegne, alle scadenze, allo studio, alle interrogazioni, ai compiti in classe, alla serietà della fatica che il conoscere implica. Viziati nella mente, svagata e mai indirizzata, e nel corpo, che vagabonda da un tempo ad un altro, da uno spazio ad un altro. Viziati da un sistema dove i genitori sono entrati non con il ruolo attivo dell’educatore assieme ai docenti, ma con quello coattivo della autorevolezza e della disciplina che il docente vorrebbe ancora mantenere. Non tutti, non allo stesso modo, ma il senso comune ci dice che genitori e studenti, assieme ai dirigenti scolastici fa prevalere l’interesse immediato dello studente, al posto dell’interesse ucronico di una preparazione sudata.

Avallare le debolezze

La scuola-azienda-mercato-intrattenimento-orientamento arruola ogni mezzo per avallare le debolezze, le presunte fragilità, la distrazione che sembra essere un portato evolutivo naturale. Una scuola che lascia intatto questo status che il mondo contemporaneo ha pensato e fatto circolare, di cui ha impregnato la pedagogia, o da essa si è lasciato impregnare. Gli studenti “evoluzionisticamente distratti e fragili” sono così abbandonati ad un modo di stare al mondo che poi, una volta usciti da scuola, si ritorcerà loro contro. Perché essi andranno ad affrontare invece un mondo feroce, competitivo davvero, un mondo che non guarda in faccia a nessuno, che chiede tanto, tantissimo, e che soprattutto, si guarda bene dal retribuire il lavoro. Beh! per quel mondo là fuori, i ragazzi che ciondolano, superficiali e dinoccolati, non fragili ma deboli, altro non sono se non la più ambita delle merci, quelle sfruttabili, perché ricattabili proprio sul piano della ginnastica all'impegno, alla costanza, alla concentrazione.
La superficialità e la distrazione faranno dei ragazzi una merce ambita perché potrà essere sottopagata, anzi potrà essere fatta lavorare in condizioni di totale assenza di diritti, perché li motiveranno con il long life learning, l'imparare ad imparare, un apprendistato perenne proprio perché non avranno già imparato nulla, ma avranno però imparato che, appunto, l’apprendistato è gratuito, e questo in virtù delle 200/400 ore di alternanza scuola-lavoro. Saranno ammaestrabili sotto pressioni e anche in clima sanzionatorio perché, in quanto "inconcludenti", troppo easy, troppo smart, ma solo con lo smartphone, dovranno abituarsi invece a ritmi frenetici, senza soste, senza sgarrare mai.

E forse allora, e soltanto allora si meraviglieranno di quando invece sgarravano e però si sentivano dire: si sa, sò ragazzi! e poi sono fragili, devono essere sostenuti, aiutati, ma non pressati, perché poi si ritraggono e ci stanno male, spaventati. Oppure, esattamente al contrario, ma un contrario che fa da contraltare: hanno sgarrato, devono essere sanzionati, imparare la lezione e non farlo mai più. In entrambi i casi ciò che manca è propriamente l’educazione ad una crescita responsabile e consapevole, che non avviene per natura, e non è in alcun modo legata all’età anagrafica, ma va affrontata giorno per giorno, con la determinazione a superare la fanciullezza irresponsabile e diventare adulti nel senso pieno, maturo, attivo, e socialmente responsabile. In entrambi i casi invece i ragazzi sono abbandonati a loro stessi e poi colpevolizzati di un processo che non da soli avrebbero dovuto e potuto compiere.

In conclusione: prima si avalla la presunta fragilità e distrazione, incapacità di concentrazione dei bambini e degli adolescenti. Si avalla il capriccio. Si avalla l’indifferenza. Si avalla la naturale, perché così è nei giovanissimi, resistenza alla fatica dell’imparare. Poi però tale distrazione e resistenza verrà loro caricata addosso come un macigno, pesante e stolido di contro ai diritti, di cui non saranno "degni"

Per questo dobbiamo invertire la strada presa: prima, a scuola, occorre la ginnastica che educa all'impegno e alla concentrazione, insieme ovviamente alla conoscenza, che garantisca un bagaglio che sostenga chi debba rivendicare diritti e modificare la propria condizione materiale e spirituale. Solo così quando poi, più tardi, si approdi nella società, nel mondo del lavoro, si sarà forti e stabili, si potrà camminare sulle proprie gambe saldi e pronti alle insidie di un mondo che, di diritti, non vuole sentir parlare più. Per questo oltre all’articolo 3 della costituzione, dobbiamo rivendicare l’articolo 24: ma esso è rivendicabile soltanto se ciascun cittadino della Repubblica verrà messo nella condizione di poterlo fare: “Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi”, cioè se sarà stata maturata la conoscenza dei diritti e degli interessi legittimi, così come la fermezza nel rivendicarli.

 
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