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Sale la protesta di Studenti e docenti precari. Miur sordo

precari scuola mindi Paola Bucciarelli - La protesta degli studenti e dei precari della conoscenza sale, ma il Miur non ascolta!

Venerdì 24 novembre gli studenti sono scesi nuovamente in piazza. In poco più di un mese è la terza volta che gli studenti manifestano contro l'alternanza scuola- lavoro.
Per capire il senso e l’imponenza della mobilitazione che c’è stata, basti pensare che, oltre le manifestazioni, ci sono state le occupazioni di istituti scolastici e quelle della sede romana e dei centri di ricerca periferici del C.N.R. (Consiglio nazionale delle ricerche) a Pisa, Palermo e Napoli Bagnoli.
Dunque, sono in agitazione non solo gli studenti delle scuole superiori, ma anche gli universitari, i docenti e i ricercatori precari dell’università e degli enti di ricerca. Una protesta larga, quasi a formare un’alleanza di critica al sistema della precarietà.
Cinquanta le manifestazioni in tutta Italia per una giornata che è stata definita «Stati generali dello sfruttamento» dagli studenti delle superiori e giornata «per il riscatto dell’università pubblica» dal mondo universitario. Ottima la partecipazione, secondo tutti gli organizzatori dei sindacati studenteschi e universitari.

Gli studenti delle superiori hanno ormai capito che l’alternanza nasconde una genuflessione del Governo alle logiche di mercato; lo scrivono nei volantini, lo dichiarano nelle interviste. Hanno compreso che il MIUR vuole costringerli a usare parte del loro tempo libero e di studio per svolgere percorsi di alternanza scuola-lavoro che vanno in realtà ad arricchire le imprese. Per loro è ormai chiaro che le varie esperienze di alternanza e tirocinio sono un modo per abituarli a un sistema di basso costo del lavoro fondato sul lavoro sottopagato, povero se non gratuito.

La parte universitaria della mobilitazione ha deciso di bloccare la didattica e i servizi in tutti gli atenei per porre l’attenzione sui dati disastrosi che caratterizzano la condizione studentesca: la studenti idonei alla borsa di studio che non la ricevono per mancanza di fondi rese e non la formazione.
e l’insensato meccanismo del Fondo di finanziamento ordinario delle università.
Si sono uniti alle proteste anche i precari del C.N.R. - maggior ente pubblico di ricerca italiano - i quali vogliono urgentemente trovare una soluzione reale, per migliaia di giovani e meno giovani, che porti alla stabilizzazione di tutti i precari.
Il C.N.R. non conferma la proroga dei contratti dei precari «in scadenza» il 31 dicembre 2017, né quelli dei cosiddetti assegnisti di ricerca. Inoltre, alcuni precari dell’ente rischiano di non rientrare nel decreto Madia, che pur prevede 50 mila stabilizzazioni dal primo gennaio 2018.

La Ministra dell’Istruzione e della Ricerca Valeria Fedeli, di fronte a questa ennesima protesta, ne è risultata infastidita, visto che gran parte degli studenti e dei precari non riconosce nel suo operato segnali evidenti di inversione di tendenza. In particolare, la Fedeli, ha ricordato in un’intervista: lo sblocco degli scatti dei docenti universitari, un nuovo contratto per i docenti di scuola, l’allargamento dell’area senza tasse per gli studenti degli atenei, gli aumenti delle borse di dottorato e in generale del welfare studentesco.

Queste risposte sono però risultate insufficienti alla piazza. I manifestanti chiedono subito uno «Statuto degli studenti in alternanza» che garantisca percorsi di qualità e totalmente gratuiti; ci sono invece stati casi di ragazzi mandati a spalare letame, o a pulire bagni. Bisogna, secondo loro, fermare la macchina dell’alternanza scuola- lavoro, renderla non obbligatoria e far sì che non sia materia d’esame. Il mondo universitario denuncia come i fondi previsti nella legge di Bilancio non siano sufficienti a garantire il diritto allo studio; il numero chiuso, inoltre, esclude sempre più ragazzi dai corsi di laurea e interi dipartimenti universitari e di enti di ricerca continuano a essere retti da ricercatori precari. Le università sono ormai palestre di lavoro gratuito o precario.
I lavoratori dell'università cercano quotidianamente di fare al meglio, in queste condizioni, il loro lavoro, ma ormai la situazione è al limite ed è a rischio la qualità stessa del servizio. Servono adeguati finanziamenti, prima che gli effetti delle politiche di tagli dell'ultimo decennio portino l'università oltre la soglia del baratro.
L’incontro di tante diverse lotte è stato un passo importante, che bisognerà proseguire per giungere a soluzioni strutturali e per cancellare il lavoro precario e sottopagato in tutti i settori del mondo della conoscenza.

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