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2018: anno di concorsi nella scuola, ma reggenze e precariato continueranno!

Concorso docenti 2016 360 260di Paola Bucciarelli - Con l’arrivo del nuovo anno partiranno i concorsi per il personale della scuola così come previsto dal dettato della legge 107/2015 meglio conosciuta come “buona scuola”.
Il primo ad essere pubblicato è stato quello per dirigente scolastico, il 29 novembre 2017 il bando è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Dopo due anni di gestazione il Miur ha deciso di mettere a disposizione 2.425 posti che corrispondono, secondo i calcoli del Ministero ai posti vacanti nell’anno scolastico in corso, più quelli che si renderanno liberi in seguito ai pensionamenti nel triennio 2018-2021.
La nuova selezione si propone, oltre che di reclutare capi d'istituto in grado di gestire tutte le novità introdotte dalle ultime riforme, anche di svecchiare la categoria. Il 68,2 per cento dei dirigenti in servizio è una donna, il 31,6 per cento ha più di 60 anni con un'età media che si aggira attorno ai 55,6 anni.

Per superare le reggenze

Per ovviare al problema delle reggenze, cioè scuole che devono condividere lo stesso dirigente (sono ben 1.748 su 8.389, una scuola su quattro a livello nazionale, una su due nella gran parte delle regioni del nord Italia), il concorso sarà nazionale: i vincitori dovranno scegliere le sedi libere in tutta Italia. Altre novità introdotte dal bando: al corso-concorso possono partecipare i docenti di ruolo con almeno cinque anni di servizio e in tale computo può rientrare, per la prima volta, anche il servizio precedente al ruolo.
Tre le prove da superare per chi vorrà sedere sulla poltrona da dirigente: una concorsuale vera e propria, con scritto e orale, una formativa di due mesi e una di tirocinio presso le scuole che si concluderà, dopo quattro mesi, con un altro scritto e un colloquio. Per accedere allo scritto occorre superare lo sbarramento di un quizzone da svolgere al computer di cento domande a risposta multipla estratte a sorte da una banca dati che verrà resa nota tramite pubblicazione sul sito del ministero almeno 20 giorni prima dell'avvio della prova.
Data la complessità della procedura e l’incertezza delle date, i nuovi dirigenti potranno entrare a scuola non prima del 2019, quindi l’anno prossimo ci saranno molte più reggenze; inoltre,secondo i dati della Fondazione Agnelli, i 2.400 posti banditi dal Miur fino al 2021-22 basteranno a coprire appena la metà dei posti che si libereranno in base al turnover (la sostituzione, mediante nuove assunzioni, del personale che ha cessato il rapporto di lavoro).

Per i docenti abilitati

Ai primi di gennaio del 2018 sarà la volta del bando per il concorso dei docenti abilitati.
Secondo il resoconto dell’incontro avuto dalla FLC Cgil con i dirigenti del MIUR il 19 dicembre, “i bandi del concorso del FIT ordinario e di quello riservato a chi ha 3 anni si servizio dovrebbero uscire in contemporanea, con un iter più lungo (all’incirca 8-9 mesi a partire da gennaio). Il Ministero ha assicurato che la tempistica sarà tale da garantire l’accesso al concorso a coloro che in questo anno accademico stanno acquisendo i requisiti per concorrere”.
Purtroppo le note dolenti riguardano i posti disponibili, infatti, sui posti messi a bando non sono state fornite indicazioni precise; rimane il riferimento citato nell’audizione di inizio anno scolastico della Ministra Fedeli, che però contiene dati sintetici e non suddivisi per classi di concorso e regioni.

Penalizzazioni per i diplomati magistrali

Come denunciato più volte, sul concorso riservato agli abilitati non c’è da stare tranquilli rispetto all’obiettivo di garantire le assunzioni dei docenti precari che oggi lavorano nelle varie graduatorie. Difatti, l’apertura del concorso al personale di ruolo ha fatto saltare il complesso calcolo di percentuali secondo cui il Ministero prevedeva di mettere in ruolo nel corso di dieci anni quasi 100 mila precari.
Ad aggravare la situazione già tragica, ho scritto più volte, che da tutte queste procedure, che scompiglieranno non poco la normale attività didattica delle scuole, è escluso il personale docente della scuola primaria e dell’ infanzia, ma ora a seguito dell’ inaspettata sentenza del Consiglio di Stato del 20 dicembre scorso sui diplomati magistrali non è più eludibile una “soluzione” concorsuale per tale personale.
Il Consiglio di Stato con questa sentenza negativa respinge le sentenze cautelari che avevano immesso in graduatorie ad esaurimento (G.a.e.) oltre 2000 persone nel corso degli ultimi due anni.
Il Consiglio di Stato ha deciso di escludere i diplomati magistrali dalle G.a.e. per diversi motivi. Prima di tutto, perché molti di questi docenti avrebbero dovuto far valere prima il proprio diritto a essere in graduatoria, e non «ricordarsene» solo quando il ministero dell’Istruzione ha fatto l’aggiornamento delle graduatorie, valido per il triennio 2014-2017.
Al di là delle motivazioni, tale decisione non riguarda solo i docenti interessati dalla sentenza, ma coinvolge l’intero sistema scolastico visto che i contratti stipulati a seguito dei precedenti positivi dovranno essere revocati.
A tal fine è urgente un intervento politico - che salvaguardi il normale svolgimento dell’anno scolastico in corso - e legislativo, affinché le maestre e i maestri che per anni hanno lavorato e acquisito esperienza e titoli di studio abbiano il diritto ad un posto a tempo indeterminato.
E’necessario per questo motivo prevedere in tempi brevi un concorso che colmi il vulnus della legge 107 per quanto riguarda il reclutamento nella scuola primaria e dell’infanzia, soprattutto in ragione del fatto che in questo segmento di scuola c’è abbondanza di posti vacanti e disponibili. Sarebbe intollerabile continuare a reiterare contratti precari.

Sezze 28 dice 17

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