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Precariato permanente e concorso al buio

Concorso docenti 2016 360 260di Paolo Bucciarelli - Mancano i dati
Il 20 febbraio si sono aperte le iscrizioni al concorso a cattedra per gli abilitati e termineranno il 22 marzo prossimo. Ora, a due settimane dalla scadenza dei termini per la presentazione delle domande, il Ministero dell’Istruzione non ha ancora reso noti i posti disponibili nella varie regioni. Non potrà farlo in tempo utile, perché i posti vacanti da mettere a concorso potranno essere resi noti solo all'esito dei trasferimenti e dei passaggi di cattedra che avverranno in estate. Cosa ancor più grave è che al momento gli uffici scolastici non hanno pubblicato nemmeno la situazione delle graduatorie a esaurimento provincia per provincia.
Pertanto, i candidati che stanno compilando le domande in questi giorni lo stanno facendo praticamente al buio. Dunque, una decisione così importante, di cui ne va il futuro professionale di migliaia di persone, visto che le graduatorie che verranno stilate diventeranno permanenti e definitive, deve essere affrontata nell’incertezza più totale.

Gli errori del “renzismo”

Ha ragione il mio collega, il professore Jacopo Rosatelli, su “ il manifesto” del 21 febbraio scorso, quando scrive che: «…il concorso a venire è semmai lo specchio di una gestione fallimentare, quella che ha generato la Buona scuola...A sostenere la prova che farà da viatico all’assunzione in ruolo saranno quelle migliaia di insegnanti che erano risultati «bocciati» al concorsone imbastito nel 2016,...una mega-macchina infernale che generò infinite polemiche...con inevitabile sequela di contenziosi. Quello che doveva essere un monumento imperituro all’ideologia della meritocrazia si rivelò un enorme pasticcio. Ma per Renzi e il suo Pd tutto era andato bene, e le migliaia di «bocciati» erano gente che non meritava di salire in cattedra.»
Questo concorso, a due anni di distanza da quello disastroso del 2016, dimostra che si era sbagliato tutto, purtroppo, però, neanche questa ennesima procedura concorsuale servirà a risolvere il precariato viste le premesse.
Infatti, per molte classi di concorso sature, con esuberi, pochi posti e nelle regioni del Sud, il concorso non farà altro che creare l’ennesima graduatoria parcheggio. Tutto ciò lo si evince analizzando nel dettaglio il sistema delle percentuali di posti riservati a coloro che saranno inseriti in queste nuove graduatorie regionali GRAME. Solo per i primi due anni sono previsti il 100% dei posti vacanti e disponibili, negli anni a seguire le percentuali riservate alle GRAME diminuiranno fino a scomparire nel 2028 per far posto ai vincitori del nuovo concorso a cattedra e ai precari attualmente non abilitati.

Una procedura cervellotica per diventare insegnante

Il complesso procedimento prevede che dall’ 80% dei posti residui per gli anni scolastici 2020/2021 e 2021/2022, si passerà al 60% per gli anni 2022/2023 e 2023/2024, al 40% per gli anni 2024/2025 e 2025/2026, al 30% per gli anni 2026/2027 e 2027/2028 e solo al 20% per i bienni successivi.
Si tratta di una limitazione che rende impossibile l’assunzione, anche in 10 anni, di docenti abilitati in classi di concorso con pochi posti, proprio mentre il Miur inizierà ad avviare il FIT triennale per neolaureati non abilitati.
È assurdo che vengano lasciati in una condizione di ‘sospesi’ un numero non marginale degli attuali insegnanti precari regolarmente abilitati all’insegnamento”.
Tutto ciò conferma, da una parte, quello che dicono anche i rapporti internazionali sulla professione docente: in Italia, nei prossimi anni, continuerà ad essere particolarmente difficile diventare insegnante, dall’altra che è necessario avere una nuova visione di scuola. Quest’ultima non potrà prescindere dall’attuare il dettato della Costituzione.

La necessità della scuola della Costituzione

L’art. 34 della Costituzione è l’unico in cui è usato il termine “aperta”, che evoca direttamente quella rimozione degli ostacoli di cui al 2° comma dell’art. 3 sulla cosiddetta uguaglianza sostanziale. Così, la scuola è inclusiva e non esclusiva e occlusiva. Inclusività: quel concetto che ingloba e supera tutti quelli adottati sinora, compresa l’integrazione, perché accoglie tutti e ognuno, insieme e individualmente, la totalità e la singolarità. Ora, però, per realizzare l’inclusione e non farla rimanere solo una bella parola, è necessario avere un corpo docente preparato e motivato che non rincorra il corso, il concorso, la certificazione e tutti gli altri pezzi di carta che permettono di conquistare i “punti” utili per raggiungere il tanto agognato posto a tempo indeterminato passata la soglia dei quarant’anni.
La XVIII legislatura che s’insedierà tra qualche settimana dovrà mettere mano di nuovo alla materia.

 
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