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Trasferimenti e assunzioni docenti: ancora tagli

miur 350 mindi Paola Bucciarelli - Dopo gli incontri sindacali della scorsa settimana, il MIUR ha trasmesso agli Uffici Scolastici Regionali (USR) la nota 16041 del 29 marzo 2018 riguardante le dotazioni organiche del personale docente 2018/2019 e relative istruzioni operative per la costituzione delle classi e la definizione degli insegnamenti nei vari ordinamenti. Sono stati confermati gli scarsi contingenti numerici già annunciati: i posti da trasformare da organico di fatto in organico di diritto,sono 3.530.

Nello “scolastichese”, l’organico di fatto è l’insieme delle cattedre che già esistono, ma che non figurano nella pianta organica prevista dal Ministero dell’Istruzione, dunque non possono essere assegnate a tempo indeterminato ai docenti. Vengono coperte ogni anno con dei contratti a tempo determinato (ce ne sono ancora circa 57mila in tutta Italia, la maggior parte sul sostegno) che hanno un costo più basso rispetto alla creazione di posti di ruolo.
Naturalmente, le organizzazioni sindacali non sono affatto contente, basta leggere le dichiarazioni di Francesco Sinopoli, segretario della Federazione lavoratori della conoscenza (Flc)Cgil: «La verità è che si sono rimangiati i soldi, per risparmiare risorse già stanziate. Ci hanno preso in giro, è inaccettabile».
Sinopoli ha anche chiesto il ricalcolo dei posti perché sono sparite ben 10mila cattedre.

Ecco cosa è accaduto: in campagna elettorale sono state fatte delle promesse roboanti, ma poi non sono state mantenute nel momento in cui si sono chiuse le urne elettorali. Nella legge di bilancio, a dicembre, è stato approvato un emendamento(voluto dal Governo) che stanziava 150 milioni di euro per trasformare i posti dell’organico di fatto in organico di diritto. L’operazione era stata già fatta nel 2017, con il solito balletto sui numeri, ma l’impegno profuso dall’allora Ministra Fedeli era riuscita a far autorizzare al Ministero dell’Economia 15mila cattedre sulle 25mila promesse. Questa volta, però, è andata molto male.
Questa circolare sugli organici è molto attesa da tutti i docenti per capire dove ci saranno le maggiori possibilità per chiedere trasferimento o essere assunti: con questi numeri, in pochi riusciranno a essere assunti o a tornare al Sud. Oltre al taglio delle assunzioni promesse, ci sono infatti solo 1.111 posti in più per gli Istituti professionali, e 800 per il potenziamento della scuola dell’infanzia, che ancora aspetta le immissioni dopo essere stata esclusa dalla riforma “Buona scuola”. Quest’ultimi, però, sono stati ricavati sottraendoli dagli altri ordini di scuola, quindi si tratta solo di uno spostamento. Nessun posto è destinato al sostegno, che invece con i suoi quasi 40mila supplenti avrebbe bisogno di un piano straordinario.
Così, ancora una volta i precari della scuola vedranno centellinate le assunzioni, e gli studenti (specie quelle degli studenti disabili) non avranno la continuità didattica di cui avrebbero diritto.

Il tema degli organici è un tema fondamentale per tutto il sistema scuola

Il tema degli organici, al di là dell’interesse dei docenti, è un tema fondamentale per tutto il sistema scuola perché, come ha detto Sinopoli, nel suo intervento durante l’iniziativa “ La scuola che verrà“: «Per far sì che nessuno resti indietro bisogna aumentare il tempo scuola e costruire le condizioni affinché in tutto il territorio nazionale siano garantite le stesse opportunità e gli stessi diritti. È indispensabile investire sulla scuola dell’infanzia, sull’educazione degli adulti, sul personale ATA, su tutti i principali strumenti che consentono di realizzare processi di inclusione e integrazione. E per farlo servono innanzitutto organici adeguati. La situazione attuale va invece nella direzione opposta perché si taglia invece di investire. Inaccettabile soprattutto che vengano tagliati posti al sud. Non solo non si aumenta il tempo scuola ma si mette a rischio la continuità didattica e nello stesso tempo si riduce la possibilità per molti docenti di avvicinarsi a casa. Lo abbiamo detto tante volte e lo ribadiamo: per combattere la dispersione scolastica e gli abbandoni è indispensabile la realizzazione del tempo pieno nelle regioni del sud e la generalizzazione della scuola dell’infanzia. Serve quindi un investimento straordinario da subito che contrasti lo spopolamento delle regioni del mezzogiorno e delle aree interne. Senza organici adeguati si pongono in un’assurda competizione territorio con territorio e ordine di scuola con ordine di scuola, per dividere risorse assolutamente inadeguate. Senza un incremento degli organici al nord si mettono a rischio le funzioni fondamentali della scuola e al sud si asseconda lo spopolamento del mezzogiorno e delle aree interne e si indeboliscono ancora di più territori resi ancora più fragili dalla crisi economica. Serve un progetto nazionale per la scuola italiana che ne rilanci la sua missione costituzionale e che parta proprio da qui».

Gli investimenti necessari

Nel corso dell’iniziativa dal titolo “La scuola che verrà”, organizzata dalla Flc Cgil a Roma il 21 e 22 marzo scorso, il sindacato dei lavoratori della conoscenza ha illustrato la sua idea di scuola, ma oltre le proposte di principio, ha concretizzato quest’ultime in numeri e cifre ben precise. La Flc Cgil propone che in sei anni (2019-2024) si investa per la scuola quanto è necessario per ridurre la differenza con la media degli investimenti dei Paesi dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo dell’economia (OCSE): circa 8.100 milioni di euro per una edilizia non solo di sicurezza ma che veda nelle nostre scuole un laboratorio di didattica nuova e avanzata; circa 8.000 mln di euro per la valorizzazione del personale docente e ATA; circa 4.500 mln di euro per la generalizzazione della scuola dell’infanzia, l’obbligo scolastico a 18 anni, l’estensione del tempo prolungato, la stabilizzazione degli organici di tutto il personale della scuola dai dirigenti ai collaboratori scolastici, la revisione dei parametri delle dimensioni delle scuole.

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