Menu
A+ A A-

Bullismi a scuola e nella società

casco contro professore 350 260 mindi Ignazio Mazzoli - In una inquadratura di taglio verticale, la più frequente forma di ripresa con un smartphone, si scorge un giovane con un casco da motociclista in testa che con piglio aggressivo si rivolge ad un adulto per intimidirlo. L’adulto è il suo insegnante. Un filmato la cui visualizzazione inflazionata non poteva che restare nella memoria visiva mia e di molti.  (per leggere tutto, completata una pagina, torna qui in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

  1. Il bullismo
  2. Il Cattivo esempio
  3. Voci da dentro
  4. Le responsabilità

Il bullismo

Il “fatto”, non unico né isolato, è l’ultimo in ordine di tempo che con ritardo richiama l’attenzione sulla scuola italiana, merita di uscire dalla spettacolarizzazione scandalizzata per entrare in ambito più serio di analisi, valutazioni nella ricerca di “terapie”. Ho provato a sollecitare insegnanti e non ad esprimersi su questi aspetti anomali, patologici e dolorosi della scuola italiana, ma non mi pare di aver trovato grande disponibilità a voler affrontare il problema. Ha un significato anche questa resistenza a parlare?

Voglio provare a gettare un sasso nello stagno e vedere se qualcuno reagisce.
Tre sono i destinatari prevalenti dei commentatori: chi se la prende con il professore perché non è tollerabile che nella scuola pubblica s’insegni ad abbassare lo sguardo al cospetto della prepotenza; chi con i genitori del ragazzo, perché di solito quelli di questi ragazzi non sono molto presenti nelle vite dei loro figli; infine e sono i più, quelli che si scaraventano contro lo studente per il quale, maleducato e presuntuoso, ipotizzano ogni genere di punizioni durante le quali avere tutto il tempo per pensare alla sua arroganza dalla quale, scontata la sanzione, guarirebbe sicuramente.

Matteo Saudino, insegnante di filosofia a Torino in un articolo riportato dal sito comune-info.net, scrive: «A mio avviso, il problema del bullismo e dellalunni scuola professore 350a violenza nella scuola andrebbero affrontati, al di fuori della spettacolarizzazione mediatica ed emotiva, come un problema sociale ed educativo complessivo. Invocare severità, punizioni, sanzioni esemplari, uso della forza o addirittura delle armi, nel medio e lungo periodo, serve a poco o a nulla. La convivenza civile e solidale infatti è il frutto maturo di un albero civile e solidale, che ad ora non c’è.»
Mi sento di condividere questa impostazione. E prima di tutto credo di avere il dovere di liquidare giudizi sommari che dietro le sembianze di ricerca sociologica nascondono superficialità e schieramento classista come nel caso dell’affermazione di Michele Serra: «Il livello di educazione, di padronanza dei gesti e delle parole, di rispetto delle regole è direttamente proporzionale al ceto sociale» Circa 20 parole sono sufficienti a distruggere anni di apprezzamento e di stima per un giornalista inventore dell’imitazione parodistica degli stili di altri autori e della satira pungente contro i vizi della società in cui viviamo. D’altronde del Michele Serra di “Cuore” non vi è più traccia da oltre un decennio.
Si rivela, oggi, invece uno che ragiona alla maniera di chi non conosce e non frequenta i ceti sociali poveri. Scrive un suo collega giornalista, Alex Corlazzoli de "ilfattoquotidiano.it": «D’altro canto Serra ha fatto il liceo Manzoni a Milano e sarei curioso di sapere che scuola ha fatto fare ai suoi figli.» Per chiudere questo riferimento, Serra mi pare  il prodotto della mutazione genetica che ha interessato e interessa una certa, cosiddetta sinistra che ha scordato scienza e sentimento delle sue origini e della sua formazione. In una parola un frutto del “renzismo”. (continua a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

Il cattivo esempio

M’interessa, qui, invece cercare di capire quanto pesa anche sulla scuola italiana così devastata quello che si può chiamare “Il bullismo del ceto dirigente”.
La violenza e il bullismo scolastico sono una piaga che colpisce quasi tutti i tipi di scuole nel nostro paese e non esclusivamente gli istituti tecnici e professionali. I casi di cronaca, per quanto magari ingigantiti, romanzati e spettacolarizzati dai social media e da giornali, accreditano tale situazione.
Qual è il livello di padronanza delle parole? Ahimé purtroppo nulla di nuovo. La padronanza delle parole è molto diseguale in “virtù” di quanto sosteneva negli anni sessanta don Milani, ovvero che la scuola italiana è ancora profondamente classista, e in essa vengono perpetuate le disuguaglianze sociali di un sistemdocente sostegnoa economico e sociale profondamente ingiusto. Certamente su questo tema tacciono in molti, non proferendo una sola parola, sulle responsabilità di quei governi liberisti compresi quelli a guida Pd.
Non ricordo, infatti, articoli critici sulla buona scuola renziana, che impoverisce, ad esempio, culturalmente ancor di più gli istituti tecnici e professionali, portando da duecento a quattrocento le ore destinate all’alternanza scuola lavoro, ovvero le ore di lavoro gratuito che gli studenti donano alle imprese. Per quanto concerne, invece, il rispetto delle regole c’è da chiedersi: Ma l’esempio non viene dall’alto (“Il bullismo del ceto dirigente”.)? Evasione fiscale, tangenti, corruzione, mafia, stragi, riciclaggio di denaro, lavoro nero, leggi ad personam, guerre: sono queste le regole rispettate dai potenti che ci dirigono? Ruttare, picchiare, insultare, minacciare sono certamente delle violenze, invece rubare denaro pubblico, sfruttare il lavoro, trattare con la mafia o bombardare civili, sono azioni civili e democratiche? È mai possibile vedere la violenza brutta, volgare e rozza del popolo e contemporaneamente “non percepire e condannare la violenza strutturale, in doppiopetto o pullover che sia, della borghesia sorridente e vincente sulla miseria e ignoranza delle masse”?
Questa violenza popolana, si dice, ”cerca di mascherare la propria debolezza”. Bah! Ma quale debolezza! Non ci si chiede perché ci si ribella, perché si urla, perché si è costretti a gridare la propria condizione di diseguaglianza.
Abbiamo raccolto alcune opinioni in merito ad episodi analogamente tristi, ascoltando insegnanti, mirabili eccezioni, che hanno risposto alle domande della nostra Nadeia De Gasperis e che ci sembra confermino quanto fin qui esposto.  (continua a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

Voci da dentro

Le risposte che aiutano in qualche modo a capire meglio in merito alle questioni affrontate riguardano le domande relative alla formazione del corpo docente, se è in grado di gestire la inclusione dei soggetti più vulnerabili? O quella su quanto influisca la tendenza a promuovere con molta facilità sui ragazzi e nella relazione docente-alunno?
Paola Serra, insegnante di latino di Liceo Classico… dice: «solo da poco tempo, trovo a dovermi confrontare con queste situazioni a cui oggi diamo acronimi come DSA (disturbi specifici dell'apprendimento), BES (bisogni educativi speciali), ma che sono sempre esistite, forse non nella mia scuola di provincia, ma di certo in realtà più complesse. Credo che, sia molto importante che il docente venga formato in modo accurato e affiancato da figure professionali che lo supportino» aggiungendo per laa scuola studentesse seconda questione che «La tendenza a promuovere, ormai pratica diffusa in scuole sempre più numerose è forse, anche questo lo specchio dei tempi che viviamo, la famosa società liquida, in cui si tende a deresponsabilizzare l’individuo e a non coinvolgerlo in processi di crescita costruttivi. Conseguenza, anche questa prevedibile, delle sciagurate riforme che invece di migliorare qualitativamente, ha generato scuole-aziende in competizione fra di loro, che vedono vincenti quelle che appartengono a realtà sociali più ricche.»

Antonella Evangelista. «dico ai miei colleghi che siamo rimasti tra gli ultimi presidi di “legalità” a cui le famiglie o i ragazzi possono rivolgersi … abbiamo modo di toccare con mano i disagi e le difficoltà quotidiane con cui le famiglie fanno i conti continuamente. … Purtroppo, il panorama attuale della scuola italiana vede una categoria di docenti variamente formata ed assunta, in cui tutto è lasciato alla responsabilità individuale senza nessun tipo di verifica in itinere e quindi di fatto empirica e provvidenziale. La mia esperienza: laureata, vincitrice di concorso e dopo un corso di 40 ore buttata in aula con … Dalla laurea e dal concorso sono sempre in formazione, ogni anno decido di investire sulla mia professionalità per provare ad essere “in linea” con i miei ragazzi e soprattutto provare a riconoscere quei segnali che rischiano di far “disperdere” l’alunno con grave danno al suo futuro progetto di vita. Ma tutto questo andrebbe normato e non lasciato alla sensibilità dei singoli». Si chiede: «Mi sento adeguata a riconoscere l’inclusione dei soggetti più vulnerabili? Dopo tanti anni e nonostante la buona volontà dico NO!». E le capita ogni volta che un ragazzo lascia la classe e non completa il suo percorso di formazione perché la scuola non è riuscita a trovare gli strumenti adeguati a provare a trattenerlo.

Importante è questa affernazione: «I ragazzi sanno benissimo che la bocciatura non è il loro problema mentre sono perfettamente consapevoli, più di quanto possiamo immaginare , che il vero problema è quello di conseguire una preparazione inadeguata che li potrebbe lasciare ai margini della società. E’ la loro paura più grande!» (continua a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

Le responsabilità

Meritano di essere rilette queste 5 interviste*. C’è un potente j’accuse alla scuola attuale definitivamente affossata dalla Buona scuola renziana. Altro che sociologismi sulla ricchezza del vocabolario dei più povere o dei più ricchi.
Le classi sociali meno abbienti sono state abbandonate da quella che un tempo si chiamava la borghesia illuminata, che ora si illumina solo realizzando politiche di austerità e tagli alla spesa sociale. Verrebbe da dire chi è causa del suo mal pianga se stesso, se non ci fossero di mezzo i destini delle nostre sempre più malate democrazie rappresentative.abbandonoscuola 460 min min
Una scuola figlia di una società ingiusta non potrà che riprodurre una società ingiusta, in cui i ceti popolari sempre conosceranno meno parole della borghesia e in cui i poveri saranno sfruttati e spesso finiranno in carcere per permettere ai ricchi di continuare ad arricchirsi. Che scuola può sorgere in una società fondata su leggi che legittimano lo sfruttamento e la precarietà del lavoro, la disuguaglianza tra gli esseri umani, l’iniqua distribuzione delle risorse, il saccheggio della natura, e la mercificazione del mondo?
Sentire il disagio, il dolore, la rabbia per l'ingiustizia. Questo è capire, o se si preferisce, questo è il significato vero del verbo proletarizzarsi.
Significherà allora conoscere la dignità e la fatica di quegli operai che magari non sanno il latino e il greco ma che hanno insegnato per prima cosa ai loro figli il rispetto per l’altro. Solo chi conosce da vicino come si cresce in una famiglia di ceto sociale povero dove non ci sono né libri né libreria. Sì, è vero forse non non hanno insegnato la padronanza dei gesti e delle parole ma un grandissimo numero di giovani nati da queste famiglie nella mia vita ha incontrato altre persone (la maestra e il prete, il sindacalista e nono solo) che hanno permesso loro di crescere di là del condizionamento sociale. E la stessa “scarsa educazione” dei genitori è spesso utile per crescere spingendo a desiderare di voler essere diversi da loro. Mai dimenticare una cosa: i padri dei ricchi vogliono i figli a loro somiglianza, mentre i figli dei poveri sono mossi dal grande desiderio di riscatto sociale.
Una “mix” che dalla fine della seconda guerra mondiale ha davvero cambiato l’Italia, grazie innanzitutto alla Costituzione nata dalla Resistenza come lo dimostra anche la politica che finalmente aveva portato in Parlamento i figli di classi sociali più povere.
Ora, una mano mostruosa vorrebbe respingere tutto indietro, anche utilizzando i “mutanti” della sinistra.


*Le interviste

Autonomia scolastica bene, ma...
https://www.unoetre.it/notizie/scuola-diritto-studio/item/5455-autonomia-scolastica-bene-ma.html

"Il docente si è trasformato in una figura impiegatizia"
https://www.unoetre.it/notizie/scuola-diritto-studio/item/5427-il-docente-si-e-trasformato-in-una-figura-impiegatizia.html

Con l'autonomia scolastica alunni e genitori sono "clienti"
https://www.unoetre.it/notizie/scuola-diritto-studio/item/5427-il-docente-si-e-trasformato-in-una-figura-impiegatizia.html

Se uno studente accoltella una insegnante dove vanno rintracciate le cause?
https://www.unoetre.it/notizie/scuola-diritto-studio/item/5424-se-uno-studente-accoltella-una-insegnante-dove-vanno-rintracciate-le-cause.html

Il rapporto famiglie insegnanti è ormai malato?
https://www.unoetre.it/notizie/scuola-diritto-studio/item/5423-il-rapporto-famiglie-insegnanti-e-ormai-malato.html

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

Sostieni UNOeTRE.it
Torna in alto
Bookmaker with best odds http://wbetting.co.uk review site.

Privacy Policy

Privacy Policy

Sezioni

Pagine di...

Notizie locali

Strumenti

Chi siamo

Seguici