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Quando le vittime diventano gli insegnanti

  • Scritto da  Maria Beatrice Quaglieri

a scuola studentessedi Maria Beatrice Quaglieri* - Bullismo: quando le vittime diventano gli insegnanti. Quando si parla di bullismo si fa riferimento a forme di comportamento aggressivo e violento di natura sia fisica che psicologica ripetute nel tempo e attuate nei confronti di persone considerate come bersagli facili e incapaci di difendersi. Il bullismo è riscontrabile, nella maggior parte dei casi, in contesti sociali riservati ai più giovani. Nella cronaca odierna, però, è sempre meno raro venire a conoscenza di eventi di bullismo da parte di alunni nei confronti dei loro professori. Negli ultimi mesi infatti gli eventi di questo tipo sono stati tantissimi, tanto da diventare una vera e propria “emergenza”. Alcuni esempi sono il professore di educazione fisica picchiato dai genitori di un alunno ad Avola, la professoressa d’italiano accoltellata in classe nel Casertano e il vicepreside di una scuola media di Foggia preso a calci e pugni dal padre di uno studente.

Sicuramente questi sono i casi più eclatanti di un fenomeno molto diffuso, le cui cause vanno ricercate soprattutto nel cambiamento del modo di concepire il professore e il sistema educativo familiare, nel sentimento di insoddisfazione riscontrabile nei ragazzi e nel sovvertimento dei valori a cui sia i media che i social network stanno contribuendo. Certamente alla base di tutto non può non esserci la trasformazione del ruolo dei genitori e del metodo educativo familiare.

La famiglia, infatti, gioca un ruolo fondamentale nel processo di crescita di ogni individuo, essendo il primo contesto educativo in cui l’individuo si trova fin dalla nascita. Se da un lato il metodo educativo familiare odierno, a differenza di quello del passato, il quale era molto più rigido e attribuiva ai genitori grandi autorevolezza e potere, ha molti aspetti positivi, tra cui l’apertura al dialogo e al confronto tra figli e genitori, dall’altro si sta assistendo ad una progressiva diminuzione di autorità dei genitori non riuscendo ad imporsi ed educare in modo corretto i propri figli. E’ proprio in questa eccessiva accondiscendenza e protezione, tutt’altro che positiva per la formazione dei ragazzi, che viene meno la sintonia nel processo educativo tra scuola e famiglia e ha origine il germoglio del sentimento di insoddisfazione che, in ultima istanza, genera la violenza .

Altra causa importante di questi eventi va ritrovata nel cambiamento della visione del professore e della sfiducia dei ragazzi di fronte a docenti dei quali riconoscono le scarse preparazione e capacità di insegnamento, non riuscendo a ritrovare in essi una forte autorità e sentendosi quasi legittimatati a prevaricarlo. Una grande spinta su questo fronte è data dai social network, a causa dei quali non solo si è sempre più abituati a dire di tutto pretendendo di avere ragione e difendendo con la violenza, seppure linguistica, le proprie opinioni, ma è anche predominante l’idea secondo cui l’opinione della maggioranza rappresenti necessariamente la verità, in una società che manca di una forte autorità morale e in cui individualismo e guadagno sono le uniche parole d’ordine.

Gli episodi di bullismo nei confronti degli insegnanti, quindi, sono episodi di cui si possono forse comprendere le cause, ma che rimangono comunque ingiustificabili in quanto essi vedono calpestati i principi di convivenza civile e rispetto reciproco alla base della nostra società.

*Maria Beatrice Quaglieri IV B Liceo Scientifico “Leonardo da Vinci” di Sora (FR)

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