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Scuola: Urge una soluzione politica

MIUR 350 260di Paola Bucciarelli - Caos scuola: tra supplenze, ritardi nei concorsi e sentenze della magistratura

Anche quest’anno, come gli anni precedenti, in cattedra saliranno migliaia di supplenti. Con buona pace delle promesse degli ultimi quattro anni secondo le quali la riforma della Buona scuola avrebbe guarito il sistema scolastico italiano dalla “supplentite”.
L’ennesima medicina per curare la “supplentite” sarebbe dovuto essere il concorso riservato ai docenti abilitati che risulta, invece, in grave ritardo in molte regioni italiane.

Ritardi nell’ espletamento del concorso riservato

Questa procedura concorsuale, riservata per lo più agli insegnanti che erano stati ingiustamente bocciati all’ultimo concorso, quello del 2016, arranca tra burocrazia, dimissioni dei commissari e ricorsi in diverse parti d’Italia. E ad oggi non ha portato tanti e nuovi docenti in ruolo. In molte regioni, infatti, dove le prove sono state espletate, visto che i risultati non sono stati pubblicati entro il 31 agosto, i precari hanno perso il posto fisso, almeno per quest’anno.
Le preziose tabelle delle graduatorie del concorso docenti 2018 mancano in Campania, in Piemonte, ma non per tutte le materie, sono in ritardo in Toscana, Lazio e Lombardia.
Una situazione che secondo le stime della Cisl scuola potrebbe lasciare senza titolare quasi 20 mila delle 57 mila cattedre che attendono un insegnante di ruolo.

Silenzio sui concorsi riservati ai non abilitati

Nel frattempo a viale Trastevere tutto tace sugli altri tipi di concorso necessari e promessi: quello per i non abilitati e quello per le maestre senza laurea che, secondo la sentenza del Consiglio di Stato dello scorso dicembre, devono sostenere un concorso per poter diventare di ruolo: 7400 avevano già avuto la cattedra con riserva.
A queste ultime si aggiungeranno altre 30/40 mila colleghe che hanno insegnato almeno per due anni negli ultimi otto.

Le pseudo riforme per combattere il precariato degli ultimi 20 anni

All’inizio di ogni anno scolastico, dunque, è sempre emergenza insegnanti! Questo perché negli ultimi 20 anni c’è stata una babele di riforme, controriforme, riordini, fughe in avanti, retromarce, aggiustamenti, restyling e rinnovi che si sono succeduti di governo in governo. Il risultato è stato quello di riportare quasi sempre tutto al punto di partenza, solo che sempre più in maniera caotica. Un eterno gioco dell’oca.
Nonostante, apparentemente, la lotta al precariato fosse nel programma di tutti gli esecutivi e di tutti gli schieramenti che hanno governato, da allora puntualmente sono arrivati interventi legislativi - a volte per attuare pronunce dei giudici altre per ragioni di mero consenso elettorale - che hanno aperto varie graduatorie e ingolfato il plotone di professori in attesa del posto fisso.
Ciò è accaduto, accade e accadrà perché tutti i governi che si sono succeduti sono stati animati dall’obiettivo di “razionalizzare” (leggasi tagliare) la spesa pubblica, tagliando posti di lavoro ( - 87mila cattedre con Gelmini- Tremonti) e bloccando il turn over dei pensionamenti.

La mancanza di una visione politico culturale dell’Istruzione

Quello che è mancato - e manca - è una visione di ampio respiro culturale e politico del sistema scolastico che metta al centro lo studente, a partire da una nuova didattica - realmente inclusiva – che non può prescindere da un ripensamento della funzione docente.
Per fare ciò è necessario non solo pensare ad aumentare le risorse economiche per la scuola, ma anche a canalizzarle per avere edifici sicuri e attrezzati per le esigenze di tutta la popolazione scolastica. Aumentare i posti in organico in tutti i gradi di scuola per fronteggiare i fenomeni di dispersione e abbandono scolastico e riattivare la mobilità sociale. Diminuire il numero di alunni per classe per migliorare la qualità della didattica.

Le GaE rimangono chiuse

Purtroppo, non sembra essere questo l’indirizzo del “governo del cambiamento” , nonostante le promesse fatte in campagna elettorale. Infatti, il 6 settembre è saltato l’emendamento di Liberi e Uguali approvato al Senato il 3 agosto, prima della pausa estiva, attraverso il decreto “milleproroghe” che riapriva le graduatorie a esaurimento (GaE) a tutti i docenti precari abilitati.
Ora, di fatto, torna tutto come prima: con le graduatorie ad esaurimento che rimangono blindate e i docenti abilitati e non, costretti ad affrontare l’incertezza temporale dei concorsi per passare di ruolo.
È evidente che quella della riapertura delle GaE non era la soluzione ottimale, ma avrebbe consentito di fermare il prolificare e lo stratificarsi di diverse graduatorie.

Il Consiglio di Stato boccia i concorsi riservati

A maggior ragione nel momento in cui, su quelli riservati in atto si è abbattuta la sentenza del Consiglio di Stato che ha stabilito che diverse categorie di precari esclusi potranno essere ammesse con riserva al concorso per abilitati che si sta svolgendo dal 15 maggio scorso. Nell’allargare la possibilità di partecipazione anche ai cosiddetti " non abilitati" — dottori universitari, insegnanti tecnico pratici, docenti dell’alta formazione musicale, gli Isef dell’educazione fisica, gli insegnanti di Italiano per stranieri, gli abilitati all’estero — il Consiglio di Stato ha sollevato la questione di legittimità costituzionale di questo concorso per abilitati.
L’ipotesi del Consiglio di Stato è che l’indizione di un concorso riservato ad abilitati sia discriminatoria verso altre categorie di precari della scuola. Se questa interpretazione fosse fatta propria dalla Corte costituzionale ( serve almeno un anno), il ministero dell’Istruzione dovrebbe mettere la parola fine ai concorsi riservati.
Urge una soluzione politica.

 

 

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