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Scuola. La parola a Jacopo Nannini

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JacopoNannini 350 300 minUNOeTRE.it intervista, per la prima volta, Jacopomaria Nannini, studente, coordinatore della Rete degli Studenti Medi di Frosinone.

Gli studenti, nei giorni scorsi, sono tornati in piazza in 70 città per reclamare più investimenti per l'istruzione. Gli studenti di questa provincia condividono queste richieste?

In questa fase politica, dinanzi ad un governo che del “cambiamento” tanto decantato non ha fatto vedere nemmeno l’ombra, anche la Provincia di Frosinone con i suoi studenti si è mossa verso un momento di contestazione. I ragazzi si sono mobilitati dal 12 ottobre, in cui tanti studenti sono scesi in Piazza Gramsci a Frosinone insieme alla Rete degli Studenti Medi, fino al 17 Novembre (giornata dello studente) in cui si sono organizzati nelle scuole con assemblee straordinarie e a Sora siamo scesi per un corteo. Condividiamo in toto questa necessità di mobilitarci contro un esecutivo di governo che si è mostrato ostile al dibattito democratico nella scuola e che ha scelto di non investire sul settore più importante per lo sviluppo della società: scuola, università e ricerca. Siamo scesi in piazza e abbiamo creato momenti di discussione nelle scuole anche perché siamo fortemente convinti che la mobilitazione e la contestazione studentesca debbano passare necessariamente per i territori, riavvicinando gli enti locali al mondo della scuola.

Le bandiere della Lega e del Movimento 5 Stelle sono state bruciate in piazza Duomo, a Milano, durante il corteo "No Salvini day". Quale valutazione politica è alla base di queste scelte?

Parto affermando che le “piazze dure e violente” siano spesso una stampella politica dell’autoritarismo di certe fazioni, ma possiamo considerare questi episodi come la naturale risposta a una maggioranza politica di governo che fa della repressione e della violenza del linguaggio (sovente anche violenza fisica) pane quotidiano per becera propaganda. La contestazione a Lega e Movimento 5 Stelle (e ai rispettivi leader) parte dalla constatazione della loro totale barbarie nella gestione politica del Paese e della scuola, responsabili della messa in scena di una tragicomica favola che sta danneggiando il presente e il futuro della mia generazione, lasciata allo sbando e alla disperata ricerca di un nemico (Immigrato, Rom, Europa, Centri sociali), distraendo tutti dalla reale condizione del nostro Paese. La contestazione studentesca, che non deve essere ridotta all’immagine dei fantocci bruciati in piazza (come molti giornalai e non giornalisti fanno descrivendo la mia generazione come una massa di lavativi insolenti), è mossa anche dal merito delle azioni concrete portate avanti specialmente da Salvini, in primis con il buffonesco “decreto sicurezza” che prevede telecamere e cani antidroga nelle scuole. Lungi da me esprimere che sia giusto l’utilizzo di sostanze stupefacenti, ma è ridicolo investire fondi ministeriali sulla repressione (e non sulla prevenzione) per setacciare classi e corridoi alla ricerca del ragazzo con un po’ di fumo. La vera sicurezza per gli studenti si ottiene con investimenti su migliaia di strutture fatiscenti, garantendo strutture idonee all’attività didattica e all’apprendimento e non ostentando una politica securitaria mediatica e demagogica. Sicuramente questo è uno dei moltissimo punti su cui gli studenti attaccano Salvini non come persona, ma come incarnazione di una politica autoritaria, violenta e profondamente anti-culturale.

Alcune parole d’ordine: "Dal governo solo promesse e tagli ai finanziamenti, vogliamo l'approvazione dei nostri emendamenti alla manovra", dice Giacomo Cossu, Coordinatore nazionale di Rete della Conoscenza. Ci fate conoscere questi emendamenti?

Le manifestazioni studentesche del 12 ottobre e del 16/17 novembre sono state indette per la maggior parte dalle sigle studentesche Rete degli Studenti Medi, Uds e Link. Come Rete degli Studenti Medi, di cui sono coordinatore provinciale qui a Frosinone, continuiamo a chiedere al governo e al MIUR che ci sia una fase di discussione con gli Studenti per rielaborare quella che è un’idea di scuola come modello per una società nuova. Dinanzi ad ulteriori tagli e sonori “NO” alla richiesta di fondi chiediamo che ci sia la volontà politica di investire sull’edilizia scolastica, sul diritto allo studio per una scuola accessibile a tutti, che si superi la dicotomia tecnici-licei per un’istruzione culturale per la formazione di una coscienza civile, contestando una scuola ridotta e asservita alle necessità altalenanti e attualiste del mercato del lavoro. Questa nuova idea di scuola, che deve essere portata ovunque, dovrà imprimere il moto ad una società più cosciente, equa, solidale e multietnica.

"Dal Ministero dell'Istruzione in questi mesi abbiamo ricevuto solo tagli e orecchie da mercante: il massimo esempio è il falso superamento dell’alternanza” … ancora: "un governo che mette la scuola in secondo piano", "si smetta di giocare con il nostro futuro". Un po’ di chiarezza sull’ “alternanza” e sulle precise richieste degli studenti.

L’alternanza scuola-lavoro rappresenta uno dei nodi fondamentali nella nostra discussione politica fra gli studenti e nella Rete. Essa ha dimostrato, nella primordiale attuazione predefinita dalla “Buona Scuola” un fallimento in molte sue declinazioni. Consideravamo eccessivo un monte ore di 200 nei Licei e 400 nei tecnici, svolte in progetti non inerenti al percorso di studio e spesso terminati in vero e proprio sfruttamento legalizzato in aziende e agenzie improbabili. Possiamo vedere come un tampone insignificante, la decisione del ministro Bussetti di ridurre a 80 il monte ore, trovandoci a contestare la vera e propria concezione di alternanza: essa rappresenta un tentativo maldestro di avvicinare senza nessuna volontà programmatica il mondo della scuola e il mondo del lavoro, trasformando la necessità di educare lo studente alle nuove sfide del mondo del lavoro nel vassallaggio necessario dell’istruzione alla praticità, all’impiego, all’attuale senza scopo e troppo spesso al suo sfruttamento. Non vogliamo cancellare l’alternanza, ma eliminare questa concezione di alternanza scuola-lavoro e chiedere che sia riscritta la sua sostanza e la sua attuazione insieme agli studenti e con chi quotidianamente vive il mondo della scuola. Non dobbiamo troncare ogni rapporto fra i due mondi, scuola e lavoro, ma preservare l’autonomia di un sistema educativo che istruisca le nuove generazioni a una coscienza sociale e civile nell’etica del lavoro come dignità per l’uomo, non come sfruttamento e ambizione senza scopo.

Gli studenti sono scesi in piazza anche a Roma. Quelli frusinati erano li? Come è andato il colloquio con il ministro Marco Bussetti?

Il 16 e il 17 novembre gli studenti di Frosinone sono rimasti sul territorio, mobilitandosi fra piazze e assemblee speciali, ma abbiamo seguito il colloquio con il ministro Bussetti con la nostra struttura nazionale della Rete Degli Studenti Medi e gli altri rappresentanti nazionali degli studenti. Il tavolo ha dimostrato la mancanza di progettualità di chi è a capo del dicastero dell’istruzione, che oltre ad annunciare gli ultimi chiarimenti sulla maturità 2019, anch’essa mutilata e sconvolta senza alcun fine, non ha saputo dare risposte concrete alle nostre criticità esposte. Dopo questo incontro riteniamo sia fondamentale proseguire la mobilitazione nelle scuole e nei territori per far si che tutta la popolazione studentesca del Paese sia coinvolta in questa necessaria opposizione. La lotta e l’opposizione non sono il fine della nostra azione studentesca, ma lo strumento per ottenere risposte concrete per una scuola che chiede aiuto e investimenti a gran voce.

Qual è lo stato delle scuole nel nostro territorio? Eppure, dicono ministri di questo governo, i fondi ci sono e sarebbe interessante sapere perché non sono stati spesi", qual è l’opinione degli studenti?

La situazione delle scuole della provincia di Frosinone si è dimostrata critica sotto molti aspetti. Da ormai due anni come Rete degli Studenti Medi abbiamo un tavolo permanente con l’Amministrazione Provinciale per le problematiche relative alle strutture. Le criticità concernenti i fondi sull’edilizia scolastica sono dovute alla scarsità di investimenti del ministero e soprattutto allo svuotamento politico del ruolo delle Province, che con la riforma Delrio si trovano con molto meno peso nella gestione, ma detengono ugualmente a carico la manutenzione e la responsabilità di tutte le scuole superiori. Ci siamo mobilitati come sindacato studentesco per la situazione dell’Istituto Agrario Angeloni, privo di una sede idonea alle attività peculiari dell’indirizzo da anni e ormai dislocato in Via Roma, lontani dall’azienda-scuola in Via Fabi. Un’altra scuola al centro della nostra mobilitazione del 12 ottobre e dell’assemblea straordinaria del 17 novembre è il Liceo Severi, relegato in una sede provvisoria e adibita in partenza ad edilizia residenziale da ormai più di 35 anni, sovraffollata e priva di classi e laboratori. Il nostro intento è stato e sarà sempre quello di mobilitarci e contrattare per sedi idonee, così abbiamo ottenuto per il nuovo anno solare il trasferimento di 6 classi dell’Angeloni nella nuova sede e per il Severi si sta lavorando per un’eventuale ulteriore succursale e la realizzazione di una nuova struttura. Naturalmente la situazione resta drammatica in molte scuole ma ciò che continuiamo ad affermare e che ciò che pretendiamo per l’edilizia scolastica, non sono saltuari aggiustamenti e situazioni tampone, ma un progetto a lungo termine che miri alla riqualificazione delle strutture per rimettere al centro lo studente e la didattica di cui necessita. Quella sulla qualità e idoneità delle strutture sono una battaglie ardue e lunghe, ma che combatteremo sempre al fianco di ogni studente

Gli episodi di violenza da parte degli studenti contro gli insegnanti da cosa sono generati? Come ripristinare o impostare un dialogo franco e rispettoso di studenti e insegnanti?

Questa problematica della reciproca violenza e tensione nel rapporto studente-alunno, è icastica del depauperamento del sistema scolastico e dei suoi momenti didattici e educativi. Sicuramente una dialettica sana e rispettosa fra le due parti, che rappresenta lo spirito del conflitto generazionale e la lotta per i diritti, rappresenta per noi la base di un sistema scolastico, ma esso non dovrà mai essere pura violenza personale. Siamo dinanzi a l'imbarbarimento totale di una società, che ha perso la capacità di vedere la scuola come comunità di convivenza e confronto e questo è da imputare anche ad una didattica e ad un sistema educativo incapace di creare nello studente una coscienza, un’educazione al rispetto e al confronto che non scada nella lotta ferina, come spesso vediamo sul palcoscenico circense della nostra politica. Per superare questo problema urge ripensare la scuola come luogo inclusivo e dialogante, educativo e formativo, e che sappia coinvolgere lo studente in un processo di vera maturazione in cui le regole non si rispettano per l’autoritarismo ma per il dialogo e la convivenza

Un'ultima domanda: nel sistema docenti,  famiglie, studenti ci sono problemi e guasti? Una risposta per riprendere in una nuova occasione la conversazione in modo approfondito.

Sicuramente si sono incancreniti i rapporti che sono alla base di questo sistema.

 - Oggi c'è la necessità assoluta di ribadire il ruolo della scuola nell'educazione, il suo primato nell'istruzione delle future generazioni, per far sì che essa sia lo strumento più importante per ricostruire una società che vive troppe contraddizioni e iniquità.

 - Ribadire la centralità della scuola vuol dire recuperare la sua funzione didattica come agenzia formativa pubblica, che faccia si che lo studente non trascorra anni di studio nell'attesa della fine, ma sappia lì dentro vivere e convivere per la realizzazione di una comunità civile.

 - Recupero anni, istituti privati, abbandono scolastico sono tutti quanti fatti e conseguenze relative alla svalutazione del ruolo educativo della scuola nella società.

 - In questa discussione il compito della famiglia deve essere messo in discussione, discutendo e superando in parte il "patto di corresponsabilità" tra essa e la scuola, accettando il primato educativo di un sistema d’istruzione scolastico.

- Fondamentale però è il ruolo degli studenti e della famiglie, non come puri "avvocati" degli studenti ma componente del sistema scuola, all'interno degli organi collegiali per ribadire che la scuola non è e non deve essere un banale luogo di lavoro, ma uno spazio fisico e culturale per l'educazione delle nostre nuove generazioni.

 Intervista rilasciata a Ignazio Mazzoli il 23 novembre 2018

 

 

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