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Una generazione che è più viva che mai

studentiperl'ambientedi Giampiero Cinelli - Che questo non sia un paese per giovani, quasi sempre etichettati come fannulloni, lo si sente dire spesso. Ma a forza di ripeterlo si tende a trascurare una generazione che è più viva che mai. Quella generazione che venerdì 15 marzo a Roma si è fatta sentire ed è stata numerosissima in occasione della manifestazione mondiale contro il cambiamento climatico.

Tra le migliaia di studenti, c’era anche chi è partito dalla provincia di Frosinone. In totale pare fossero ottanta, membri del liceo Scientifico Francesco Severi e del Liceo Norberto Turriziani di Frosinone, del liceo scientifico e linguistico di Ceccano. Presenti anche universitari ed ex studenti accorsi a dar manforte ai loro ex compagni. Abbiamo raccolto le voci di cinque di loro, cercando di capire che identità hanno gli esponenti del movimento “Fridays for Future”, cosa chiedono e come vedono il mondo.

Sembrano infatti molto diversi dai loro coetanei e ci hanno detto che il loro interesse per l’ambiente nasce da ben prima che Greta Thunberg iniziasse le sue proteste ispirando il movimento globale.

Ci interessava sapere cosa un ragazzo attivo su questi temi faccia tutti i giorni a favore delle sue battaglie: «Credo che l’impegno debba partire dalle piccole azioni e dalla forza di mantenere buone abitudini. Personalmente non uso plastica monouso (bottigliette d’acqua, bicchieri, piatti, posate), oltre a fare la raccolta differenziata», ci risponde Marco Mirone, studente di architettura».

Assieme a lui Giovanni Andrea Mignardi, rappresentante d’istituto al Severi di Frosinone, il quale ha evidenziato: «Si parte dai semplici gesti. Ad esempio in classe quando finisce la giornata mi assicuro sempre che le luci siano spente, non butto mai la cicca di sigaretta per terra e chiedo a chi è con me di fare lo stesso, mi assicuro di riciclare i rifiuti nei contenitori corretti e limito al minimo il residuo indifferenziato; adesso sto cercando di abbandonare le bottigliette di plastica».

Anche Lorenzo Vellone, presidente della Consulta provinciale degli studenti di Frosinone, ha la sua ricetta: «Personalmente provo a diminuire l’impatto ambientale scegliendo il treno rispetto all’aereo o alla macchina quando devo spostarmi, contenendo i consumi di acqua, tenendo i riscaldamenti ad una temperatura adeguata e svolgendo la raccolta differenziata sia a casa che a scuola».

Quando facciamo notare ai ragazzi che il problema dell’inquinamento è mosso alla base dal modello di sviluppo occidentale, non vacillano e ribattono puntualmente: «Credo che senza sostenibilità e giustizia non possa esserci sviluppo. Il modello produttivo occidentale è totalmente da rivedere, non possiamo aspettarci che l’ambiente venga tutelato in un ambito economico che predilige la concorrenza selvaggia e l’anarchia produttiva», esclama Lorenzo. Giovanni puntualizza che bisogna partire da un presupposto: «L'umanità ha il primario bisogno di energia. Questo è ineluttabile, quindi bisogna muoversi in due direzioni. Trovare energia da fonti rinnovabili e fare in modo che l'energia una volta utilizzata possa essere riconvertita e non dispersa, principio alla base del riciclo ad esempio; dall'altro evitare gli sprechi a tutti i livelli sia nelle grandi opere».studentiperambiente

Non sembrano dunque i soliti fanatici dell’abbigliamento e degli smartphone, criticano invece gli eccessivi consumi e sanno che questo stile di vita non si adatta alla svolta che loro vorrebbero.

Non a caso Aldo Bracaglia, responsabile della Rete Studenti medi di Frosinone, puntualizza: «Siamo la generazione del tutto e subito, è normale che si abbia la pretesa di fregarsene dell'ambiente e dei cambiamenti climatici soprattutto quando per anni i nostri padri incuranti del problema hanno attuato a nostre spese la politica consumistica».

Consci del legame che c’è tra riscaldamento climatico e consumo industriale di cibo, specificano che non aderiscono a particolari mode alimentari, ma sono a favore di produzioni a chilometro zero. «Bisogna incentivare gli agricoltori locali, evitare alimenti che arrivano dall’altra parte del mondo», suggerisce Elena Straccamore, ex studentessa del Turriziani e neo-laureata in scienze gastronomiche. Mentre Marco si concentra il più possibile sul riuso degli alimenti senza sprecarli.

In generale sono tutti concordi sul regolamentare meglio gli allevamenti intensivi, ma senza demonizzare la carne e nemmeno i fast food. Predicano dunque l’equilibrio, una buona gestione di sé, convinti che, anche se la questione è globale e di sistema, il primo passo sia individuale.

Alla domanda se la loro battaglia politica continuerà, la risposta è affermativa: «Assolutamente, abbiamo in mente di costituire anche a Frosinone una sezione del movimento Fridays for future e di chiedere che ogni venerdì (così com’è nella prassi del movimento) sia concessa a scuola un’ora per approfondire e sensibilizzare su questi temi, attuando altri sit-in».

 

 

 

 

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