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«Se vuoi la pace, prepara la pace»

arab gas pipelinedi Daniela Mastracci - Di Siria, attacco missilistico Usa e reazione del Governo Italiano. Gas e petrolio sono da sempre al cuore della questione mediorientale: nelle vene di questa regione strategica per gli equilibri mondiali scorrono tutte le peggiori ragioni per fare una guerra e anche le migliori per fare la pace. Si tratta, in fondo, soltanto di scegliere e di conoscere la storia.
In un articolo del 23 febbraio 2016 sulla rivista Politico, l’avvocato Robert Kennedy Jr, nipote dell’ex presidente americano John F. Kennedy, spiega quelli che – a suo dire – sono i veri motivi della guerra in Siria: le radici del conflitto armato in Siria provengono in gran parte dal rifiuto del presidente siriano Bachar al-Assad di approvare il passaggio di un gasdotto dal Qatar verso l’Europa.

 Era il 2009...

«La decisione americana di organizzare una campagna militare contro Bachar al-Assad – ha dichiarato Robert Kennedy Jr – non era iniziata con le manifestazioni pacifiche della Primavera araba nel 2011, ma nel 2009, quando il Qatar aveva proposto di costruire un gasdotto da 1 miliardo di dollari che avrebbe attraversato l’Arabia Saudita, la Giordania, la Siria e la Turchia.
Il progetto avrebbe assicurato ai paesi arabi del Golfo persico un decisivo vantaggio sui mercati mondiali del gas e avrebbe rinforzato il Qatar, paese alleato degli Stati Uniti. Il presidente siriano Bachar al-Assad aveva respinto il progetto, perché andava contro gli interessi della Russia, paese alleato della Siria e grande fornitore di gas naturale all’Europa. Nel 2010, al-Assad aveva iniziato a negoziare con l’Iran per costruire un gasdotto per il trasporto di gas dall’Iran verso il Libano e da qui verso l’Europa. Immediatamente dopo il rifiuto siriano del progetto iniziale, le agenzie d’informazione statunitensi, il Qatar, l’Arabia Saudita e Israele hanno iniziato a finanziare l’opposizione siriana e a preparare la rivolta per rovesciare il governo di Damasco. La CIA ha trasferito 6 milioni di dollari alla televisione britannica Barada allo scopo di preparare servizi televisivi a favore della destituzione del presidente siriano. Ha inoltre usato membri del gruppo estremista Stato islamico per proteggere gli interessi degli Stati Uniti sugli idrocarburi e strumentalizzare le forze radicali per ridurre l’influenza russa nella regione.»

 Il controllo delle risorse energetiche è lo strumento principale per avere un ruolo importante nel futuro dei rapporti di forza mondiali. La crescita straordinaria di Cina,gasdotti India, Indonesia e numerosi altri paesi asiatici ed africani sta cambiando la geopolitica e cambierà a breve anche il nostro stesso stile di vita
Se non capiamo questo, non possiamo capire perché di fatto in Siria ci siamo tutti. E’ diventata lo scacchiere di manovre geopolitiche che, per i Siriani, si sono trasformate in un conflitto lacerante, sotto le bombe da sei anni. Migliaia di morti, milioni di profughi, quegli stessi profughi che poi noi non sappiamo accogliere. Che abbiamo fatto diventare moneta di scambio con la Turchia; che abbiamo esposto alla tremenda rotta balcanica; che si sono ritrovati nel fango di Idomeni; dietro i fili spinati di Orban.
Se non capiamo che stiamo giocando una guerra sporca per avidità di risorse, se ci sfugge il tema dei temi che è, e resta, il controllo degli idrocarburi, dal petrolio al gas, e quindi alle ricchezza enorme che ne deriva per i paesi più industrializzati, e perciò sempre più affamati di energia, allora credo ci sia un grosso problema a proposito della conoscenza del nostro pianeta. Credo ci sia un problema con la geografia e la conoscenza del sottosuolo terrestre: cosa si nasconde sotto terra? Dove? E a cosa può servirci? Da dove lo faccio passare, il petrolio o il gas, che potrò, io grande potenza mondiale, estrarre?

Non è una guerra civile, ma...

In Siria non si sta combattendo una guerra civile, non è un conflitto interno come spesso viene descritto, ma una guerra globale combattuta per procura. La vera posta in gioco è l’egemonia su una regione strategica nel riassetto degli equilibri geopolitici globali. In Siria si combatte perché la posta in gioco sono le pipeline e il loro controllo. Da una parte Stati Uniti, Turchia e Arabia Saudita, dall’altra Russia, Iran e Siria sono le coalizioni che si stanno giocando questa partita sulla pelle del popolo siriano. In mezzo ci siamo noi, l’Europa, ancora una volta senza una visione politica, allineati acriticamente al nostro alleato americano e pronti a pagare il prezzo di un interventismo sconsiderato. L’Isis infatti è stato in questo contesto un incidente di percorso determinato dalla mancata ricostruzione dell’Iraq e dalla strategia di finanziamento di gruppi jihadisti per destabilizzare il regime di Assad di cui Stati Uniti, Turchia ed Arabia Saudita sono stati artefici.GRAFICO gas 01
Più grave però della presunta inconsapevolezza di alcuni, la dubbia e per me irresponsabile posizione del nostro Governo.
A fronte di uno stato di cose complesso, dalle pieghe molteplici e intrecciate le une alle altre, di interessi mascherati, l’Italia, oltre ad essere pericolosamente esposta in Libia, dove sono state compiute belliciste scelte sbagliate, appare del tutto priva di una politica estera: incredibile, inaudita, vergognosa, la dichiarazione del presidente del consiglio (ed ex-ministro degli esteri) a proposito del bombardamento americano in Siria che, a suo dire, aprirebbe la strada a un nuovo negoziato, rafforzandone le ragioni. Una dichiarazione che testimonia della totale insufficienza della presenza italiana sul piano internazionale, una sudditanza agli Stati Uniti, una rappresentazione del mondo con gli States a fare da gendarme globale. Inoltre una dichiarazione che dimostra quanto poco il governo sia consapevole degli scenari odierni, ove i protagonisti economici e militari sono molti di più, che oltre agli States c’è la Russia, la Cina, la stessa Corea del Nord, quella stessa verso cui proprio stamattina Trump ha deviato sue portaeree
Del tutto trascurati, inoltre, rispetto al teatro di guerra mediorientale, alcuni fattori di grande importanza: i finanziamenti sauditi al Califfato, la presenza di due Stati super – armati (e finanziati dagli USA) come Israele ed Egitto.

L'errore del Governo Gentiloni

Insomma il nostro Governo come interpreta l’attacco americano? Come si muove sullo scacchiere internazionale? Quale peso ha in Europa? Ci dissociamo dalle parole Berlinguer parla alla Cameradel premier, da quelle del ministro Alfano, e da tutte quelle pronunciate avallando i missili americani.
Se il problema sono le risorse energetiche, se la Siria è teatro agghiacciante delle sporche manovre che osiamo definire neo-imperialiste, ma sotto tante bandiere diversi, allora si deve assolutamente parlare di Pace, rinunciare alla guerra come metodo di risoluzione dei conflitti internazionali, come recita l’articolo 11 della nostra Costituzione. Dare un segnale fermo in questo senso e essere promotori di conferenze di pace anziché legittimatori di nuovi attacchi. Stante, poi, il fatto indiscutibile che gli attori sono tanti e diversi, intrecciati insieme, combattentesi scopertamente o in modo sotterraneo, comprendendo che tali attori hanno in mano i destini dei Siriani ma, a questo punto, dell’intera area mediorientale, nonché dell’est asiatico, essendo questi attori muniti di armi atomiche, bisogna dire basta alla guerra. E questo non è pacifismo a prescindere. E’ una consapevolezza che viene dallo sguardo, il più realistico che ci sia, all’intera questione delle manovre di guerra, dei rapporti di forza multipolari, del pericolo terribile che questi giochi di guerra possono diventare per tutti noi. Allora dal Governo dobbiamo esigere una posizione esattamente contraria a quella che è stata assunta.
E con Berlinguer diciamo «Se vuoi la pace prepara la guerra, dicevano certi antenati. Ma io la penso come tutti i pacifisti del mondo: se vuoi la pace, prepara la pace.»

 
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