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Rating, vincoli di bilancio e ricatti politici

agenzie rating 350 260di Daniela Mastracci - Il rating è un voto espresso in lettere che esprime l'affidabilità di una azienda, Stato o governo locale che emette un titolo di debito. Indica la capacità di ripagare quel debito e di conseguenza la rischiosità dell'investimento. La scala varia a seconda degli istituti. I principali sono Moody's, Standard & Poor's e Fitch. Va dalla tripla A (massima affidabilità) alla D (default, insolvenza). La valutazione è sulla base dei bilanci, dei fondamentali economici e finanziari. Prima di procedere, l'agenzia deve necessariamente avvisare di aver posto sotto osservazione le prospettive di rating, esplicitando se lo ha fatto con implicazioni positive o negative. Titoli con rating molto bassi possono essere rifiutati dalla Bce come collaterali nelle operazioni di finanziamento del sistema bancario.

Un esempio molto utile

Bene, cosa c’è da dire? Io sono abituata alle valutazioni, a mettere i voti insomma. Quindi capisco di cosa si tratta: prendi un alunno e lo sottoponi a verifica, magari non di quelle a sorpresa dell’ultimo minuto, e gli dici anche se lo stai sottoponendo a verifica per decidere la sua promozione, oppure la sua bocciatura. Mettiamo che l’alunno abbia delle difficoltà, una media bassa, allora gli si dà sempre una possibilità di fare una nuova interrogazione, oppure un compito scritto: l’insegnante gli dirà che vuole capire, dall’esito della verifica, se ci sono margini di recupero, e quindi l’alunno potrebbe ottenere la sufficienza, oppure la verifica dimostrerà l’andamento negativo, per cui all’alunno si darà la sospensione del giudizio in quella determinata disciplina.
Dunque devono essersi verificate delle carenze da cui l’insegnante trarrà la decisione di sottoporre ad ulteriore verifica. Da qui si deciderà la promozione oppure la sospensione del giudizio. In tal caso però l’alunno dovrà seguire un corso di recupero, per poi affrontare un esame ed essere nuovamente valutato: a quel punto si deciderà per promozione oppure bocciatura.
Questo vale come ragionamento teorico-formale. Poi ci sono le ragioni e i cuori, si anche quelli, degli insegnanti: ci si deve chiedere se l’alunno abbia avuto delle difficoltà per mancanza di volontà nello studio, oppure per altre motivazioni anche di tipo familiare, legate a problemi di salute, oppure ancora a ragioni psicologiche, relazionali, ad un qualche contingente motivo scatenante, di cui un consiglio di classe deve essere a conoscenza. Potrei aggiungere altre ragioni, ma credo che bastino queste: insomma il consiglio di classe deve giungere alla valutazione tenendo conto del contesto familiare, sociale, relazionale, della salute, nonché della ricaduta psicologica che la eventuale bocciatura avrebbe su quello studente, quello e non un altro a caso. La valutazione deve tenere in conto delle particolari situazioni che ciascuno studente porta con sé. E nella maggioranza dei casi si decide per dare una seconda possibilità: si organizzano corsi di recupero e si giunge, soltanto dopo una fase di studio e ulteriori verifiche, alla valutazione finale.
Tutto ciò vuole dire che sottoporre a valutazione comporta uno studio caso per caso, delle problematiche laterali e collaterali, del contesto entro cui si trova chi viene valutato, e delle necessità che manifesta in termini di recupero, accompagnato con l’investimento in fondi (economici) e energie degli insegnanti.

Ma chi sono le agenzie di rating?

Le agenzie di rating sono dei super consigli di classe? Chi ha dato loro tale ufficio? A chi rispondono? Il giudicato può appellarsi ad un avvocato che lo difenda? Chiediamo conto loro delle proprie documentazioni? Hanno i loro mega faldoni a posto?
Quale percorso accidentato porterebbe ad iniziare l’osservazione dello Stato tal dei tali? Cosa significa “esplicitare se lo fa con implicazioni positive o negative”? Ovvero vuole sottoporre a giudizio con l’intento di promuovere, perché le condizioni sono sufficienti o più che sufficienti, e quindi sente la necessità di sostanziare tale sufficienza? Un caso che mi sembra soltanto un inutile spreco di energie e risorse. Viceversa vuole valutare l’affidabilità perché lo Stato tal dei tali mostra carenze? Se fosse così, l’agenzia avrebbe, allora, già iniziato a sottoporre lo Stato X ad osservazione: sennò non potrebbe aver rilevato le eventuali carenze. Ma se così fosse, allora avrebbe scavalcato il vincolo per cui “deve necessariamente avvisare...” insomma c’è un vizio di forma sin dal principio (?)
Ma la critica maggiore va al voto finale: si tiene in conto il contesto? Si tiene in conto il dato sulla povertà diffusa, sulla delocalizzazione, su un territorio devastato da calamità naturali? Sull’innalzamento dell’età media e quindi della necessità aumentata delle pensioni? Sulla disoccupazione? Sull’incapacità di spesa dei cittadini di quello stato? Sui capitali dirottati altrove? Sui dati relativi all’evasione fiscale? ... Ce ne sarebbe tanto da aggiungere.
Insomma ce l’ho con il fiscal compact che è figlio “illegittimo” di questi assurdi voti della assurde agenzie di rating: dall’alto delle loro sedi, astratte dai tessuti reali ove vivono e si muovono le donne e gli uomini, si mettono a valutare senza nemmeno dare la sospensione del giudizio e la possibilità di recuperare: ovvero la possibilità di investire affinché l’intero sistema sociale ed economico possa riprendere quota. Mettono il tetto di bilancio, attaccano le pensioni, la spesa pubblica, i contratti, attaccano tutto ciò che, per questi governi, ha fatto da pozzo di san patrizio, nemmeno da salvadanaio, visto che ora ci chiedono di accendere un mutuo per andare prima in pensione.

 
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