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Il ballotaggio ha chiuso un ciclo. Quello di Renzi

elezioni genova10di Ignazio Mazzoli - Il voto dei ballottaggi conferma senza equivoci quanto scrivemmo: «E’ in atto una poderosa sterzata a destra che si può anche definire neoconservatrice per i connotati di adeguamento alle situazioni più recenti del Paese, specialmente per quanto riguarda l’insieme dei disagi sociali. Dico subito, che fino ad ora si tratta di dichiarazione e annunci».
Il passaggio del testimone dal Partito di Renzi al centrodestra si va compiendo quale prologo al voto politico del 2018 e per ora sembra in maniera irreversibile.

I numeri del ballottaggio hanno qualcosa d’impietoso perché produce ferite che faranno fatica a rimarginarsi. Guardiamo la progressione dell’affluenza al voto nella giornata di ieri, al primo rilevamento aveva votato il 14,90% a fronte del 18,65% del primo turno, al secondo il 31,39% rispetto al 40,66% e a chiusura i votanti erano il 46,03% bel 12 punti distanti da quel 58,00% che aveva chiuso il voto dell’11 giugno scorso. Non citiamo il commissarimaneto di Trapani per mancanza di quorum, perchè si commenta da solo. O no?
“Alla fine, però, potrebbe essere proprio il voto di chi non vota a prevalere” scriveva alla viglia di domenica “Il Mattino di Padova”.

La svolta a destra è, “nominalmente”, confermata. L’astensione è quasi da record (solo Macron in Francia ha fatto di "meglio" forse), ma non pare essere la solita, invocata da chi non ama i ballottaggi e la dà per fisiologica. Sarà pure fisiologica, ci entrerà pure il mare e il caldo di giugno, ma chi voleva premiare qualcuno è andato a votare e si vede, come si può desumere che chi non è andato a votare ha voluto punire qualcuno. Può essere? Altro che mare!
Alcuni commenti amareggiati e sofferti che si possono leggere su FB confermano che questi risultati “hanno qualcosa d’impietoso”. E’ durissimo il “j’accuse” di Emanuela Piroli (dirigente del PD frusinate) «E questa notte non si dorme, si piange, non per la sconfitta in sé, ma per la rafforzata consapevolezza degli innumerevoli errori compiuti. Primo tra tutti la mancanza assoluta di umiltà, a tutti i livelli! E questa volta il movimento 5 stelle non c'entra, il voto di protesta non può essere chiamato in causa in difesa di quanto accaduto».

Ora è finito il PdR

Renzi ha perso una “sua personale partita”, giocata sulla pelle di un partito (nulla aveva e ha fatto per costruirlo), con i suoi avversari a cui voleva portar via l’elettorato. Renzi ha perso per oggi e per il 2018 a causa della “sua politica (al servizio dei poteri forti, finanziari e imprenditoriali), fatta di presunzione, di autosufficienza e rottamazione di uomini e idee”. Ha fabbricato un disastro in mezzo agli osanna di fans accecati dall’idea infondata che solo con lui si poteva vincere. Che altro sono stati i gruppi dirigenti, a lui legati, se non fans? (come definire ad esempio gli onnipresenti di tutti i talk show di qualunque rete, li avte mai sentiti pronuciare un qualche dubbio, una riflessione critica; tutti osannanti il "Leader", tanto da sembrare fatti con lo stampino) Cosa c’era da vincere? C’era tanto da fare e non si è fatto alcunchè per le forze che quel Partito avrebbe dovuto rappresentare. Solo diritti negati sul lavoro e a scuola innanzitutto. (Le responsabilità primarie di Renzi non danno giustificazioni agli altri che, pensandola diversamente da lui, non hanno dato battaglia, per esempio quelli ora usciti, che hanno fatto prima dell'uscita e perchè ci sono arrivati così tardi a decidersi? Vorremmo ascoltare un'auitocritica approfondita e convincente sugli errori compiuti e sui silenzi.)
Oggi appare deviante finanche dire, come fanno tanti commentatori che sull’esito del ballottaggio hanno influito l’accordo per il salvataggio delle banche venete e il contratto milionario di Fabio Fazio. Gli elettori del PD che non sono andati a votare hanno voluto punire un partito che li ha abbandonati e traditi. «...stati sconfitti anche i nostalgici del centro-sinistra, la valanga delle astensioni ha sepolto entrambi. Ed entrambe le cose erano prevedibili e previste da molti di noi.»
Vogliamo dirlo con le parole di un intellettuale che merita tanta stima, Guido Liguori «La sinistra riparta dalla ricostruzione dei propri valori, della sua cultura, della sua rappresentanza delle classi e degli interessi popolari. Vanno archiviati i due orrendi decenni a cavallo del secolo. La Sinistra torni a fare la sinistra.»
Siamo di fronte ad un fatto che preferiamo descrivere con parole che riportano il pensiero di Gramsci «Una delle linee di fondo della storia d'Italia come formazione statale unitaria è la capacità delle classi dominanti di assorbire i gruppi dirigenti delle forze antagonistiche, e parallelamente l'incapacità di queste ultime di sviluppare una antitesi vigorosa, di coltivare il loro sacrosanto spirito di scissione, di costruire una vera alternativa egemonica.»
Quanto ci vorrà per fare questo? Tempo, sicuramente tanto tempo, ma non si può più rinviare.
Qui c'è un compito per chi vuole essere davvero alternativo al PD. Dare certezza di buttarsi alle spalle concretamente quanto di errato si è fatto, non a parole. In ogni caso qualcuno dovrebbe farsi una seria critica senza sconti. Ci vuole un’opposizione seria, democratica e tenace, Questa opposizione deve essere in grado di dare gambe alle sue idee di tutele dei più deboli, di attuazione dei diritti costituzionali di tutti, del contrasto all’illegalità e ai soprusi come ai privilegi, promuovendo anche una molteplicità di movimenti di proteste e di rivendicazioni per ottenere risultati concreti subito e ripristino di una reale dialettica sociale.

Occorre saper offrire un'alternativa reale

Il ballottaggio offre solo due scelte, ma anche il bipartitismo perfetto. In questo sono uguali. Il nostro paese ha bisogno di altro. Bisogna saper offrire un’alternativa reale ora. La vittoria del centrodestra con quali risultati concreti si può motivare? Già nell’articolo "Ciechi sordi e muti..." e nell’intervista rilasciata a Daniela Mastraccirilasciata a Daniela Mastracci ho avuto modo di precisare che ci sono state circostanze in cui il centrodestra ha dimostrato, in alternativa al PD, una capacità di ascolto e se si vuole d’iniziativa che al PD è totalmente mancata. Su questo territorio due vicende sono emblematiche: la drammatica disoccupazione e la disastrosa e dispendiosa gestione delle risorse idriche da parte di Acea, in entrambe oltre al M5S, PRC, PCi, Possibile e Sinistra Italiana (che in altre circostanze e condizioni potrebbero trarre i vantaggi che sapranno meritarsi)
attivi e presenti sono stati uomini del centrodestra, due per tutti Abbruzzese, per la disoccupazione e Ottaviani per la rescissione del contratto con Acea.
Riconoscere questa disponibilità non significa affatto aprire una qualsiasi linea di credito con chi è corresponsabile di scelte economiche e istituzionali, molto criticabili, in questa regione (intanto) significa darsi una spiegazione del perché risultino attrattivi rispetto al votante che non sa dove sbattere la testa.
Chi scrive vorrà vedere quando le parole si trasformeranno in realtà: ma ora, tuttavia, l’ascolto ha pagato qui e ovunque. Meditiamo.

Nelle coalizioni l’unità conta, i veti quanto posti problemi ne creano, ma la sconfitta del PD non è figlia né delle divisioni soltanto, né dei veti e neppure di semplice conflittualità interna, ma è figlia di una conflittualità interna che non si è misurata mai, dico mai, su problemi del territorio da risolvere per alleviare disagi e sofferenze economiche e sociali. A contrario, è stata conflittualità tesa esclusivamente ad affermare posizioni di predominio interno senza altre prospettive che quelle personali di qualche capetto?

Questa è mancanza di cultura di governo, non solo, è anche assenza di cultura d’opposizione.
Perché non si fa opposizione come si deve? Corretta, democratica, sociale e politica.
Perché non si è capaci di farla o per opportunismo?

Aggiornato il 28 giugno 2017 alle ore 8,30

 
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