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Papa Francesco, il Lavoro e la Cisl

papa francesco 350 260 29giu17di Donato Galeone - La Cisl e Papa Francesco oggi a Roma.

“....la vita sociale e la persona fiorisce nel lavoro che è una forma di amore civile, un amore vero, autentico che ci fa vivere e porta avanti il mondo”.

Sono le parole di Papa Francesco rivolte ai Delegati della CISL all'udienza di questa mattina, richiamandosi al tema del XVIII Congresso della CISL “per la persona e per il lavoro” che inizia oggi a Roma.

Queste due parole “PERSONA E LAVORO” sono state approfondite in questi ultimi mesi, tra gli oltre 4 milioni di associati alla CISL – SINDACATO DEI LAVORATORI - fondato 67 anni da Giulio Pastore, sulla base di valori universali della dignità della “persona e del lavoro” che sono valori cristiani universali di uguaglianza e, pertanto, di inclusione sociale unitaria che Papa Francesco ha voluto sottolineare dicendo che “persona e lavoro sono due parole che possono e devono stare insieme, perché se pensiamo e diciamo il lavoro senza la persona, diciamo qualcosa di parziale e di incompleto.

Papa Francesco ha confermato, inequivocabilmente, che : “la persona si realizza in pienezza quando diventa lavoratore e lavoratrice”.

Un riconoscimento, chiaro, al Sindacato dei lavoratori che per essere un ”buon sindacato deve rinascere ogni giorno nelle periferie per trasformare le pietre scartate dell'economia in pietre angolari”.

Una similitudine che deve caratterizzare la natura e la finalità di un sindacato: “bella parola – dice il Papa - che proviene dal greco “dike”, cioè, GIUSTIZIA e”syn” INSIEME agli esclusi di oggi” che sono i lavoratori in mobilità, i disoccupati.

Mi permetto aggiungere che sono quelle - pietre scartate - quelle persone da sostenere con un “reddito di inclusione sociale” che è “patto per il lavoro” contestuale alla riduzione delle ore di lavoro per favorire la creazione di lavoro e non solo per gli effetti delle innovazioni tecnologiche.

“Il l capitalismo del nostro tempo non comprende il valore del Sindacato – dice il Papa – perché la bella parola di “GIUSTIZIAINSIEME”- tra persone che già lavorano, tra chi perde il lavoro e tra quel 40% di giovani da 25 anni in giù che attendono lavoro “ha dimenticato la natura sociale dell'economia e dell'impresa”.

E l'incontro con Papa Francesco dei mille delegati della CISL ha richiamato il “LAVORO” quale fondamento essenziale della realizzazione di ognuno di noi, quale valore economico e fonte principale per soddisfare i nostri bisogni oltre che valore sociale con il quale contribuire a cumulare il “bene comune”.

Il “LAVORO” - oggi - assunto da un capitalismo che dimentica la natura sociale dell'economia e dell'impresa - richiamata dal Papa – ha introdotto anche nuove forme: flessibilità e precarietà, lavoro flessibile, lavoro precario in costante aumento nella dimensione europea, contrapposto al lavoro a tempo indeterminato o anche variabile a tempo determinato, congiunto alla opportunità - si dice – di cambiare lavoro nel corso della vita.

E nel contempo si constata, anche, la ridotta “crescita dei salari e degli stipendi” giustificandola con la crisi che proibisce la crescita del potere di acquistcisl bandierao dei salari.

Penso che il XXVIII Congresso della CISL e i loro delegati accolti oggi da Papa Francesco possono ricordare che, quando non si era in crisi, l'Eurostat indicava: fatta 100 la retribuzione reale media di un lavoratore a tempo pieno nel 1995, nel 2006, l'indice aveva raggiunto il valore di 101,5, anche se nel frattempo l'indice del reddito lordo prodotto dall'economia era passato da 100 a 118,3.
Il risultato,quindi, era ed è 'evidente: il lavoratore a tempo indeterminato, non toccato dalla crescita del lavoro flessibile guadagna - oggi - in termini reali reali più o meno quello che guadagnava nel 1995 (L.Tronti in Isril del 13.4.2017)

E alla domanda, conseguente, sul perché in Italia non crescono le retribuzioni, la risposta coinvolge il vigente modello contrattuale nazionale che è proprio demandato al prioritario “mestiere del sindacato” e della CISL, sostenitrice sin dal 1953, del decentramento della contrattazione collettiva ai livelli territoriali e aziendali che, ancora, si estende in appena il 30% dei lavoratori dipendenti delle imprese e con una modesta crescita salariale, mentre il restante 70% delle imprese private resta ancorato al modello contrattuale del 1993.

Tornando a Papa Francesco sia sulla funzione sociale dell'economia e dell'impresa, prevista anche dalla nostra Costituzione e sia su quanto si sostiene a gran voce (i datori di lavoro e non tutti): che in situazioni di crisi le retribuzioni non possono aumentare perché non si può distribuire ricchezza se non la si è creata (ritengo, peraltro, che i compensi orari dei lavori occasionali dovrebbero avere un costo complessivo maggiore) - ebbene - concordo con L. Tronti che è vero proprio il contrario: la ricchezza non si crea perché i salari sono bloccati o i trattamenti pensionistici sono bassi, anzi, i salari bloccati e le pensioni al minimo di sopravvivenza - lo dovremmo sapere tutti - fanno fallire le imprese e bloccano gli investimenti (ben pochi investono in un paese che non cresce).

Si tratta, quindi, di rilanciare e definire con la CISL una “politica salariale e del lavoro che cambia” e che richieda la crescita delle retribuzioni reali nella misura della “produttività del lavoro” collegato alla evoluzione tecnologica, secondo “partecipati obiettivi di sviluppo”.

Roma, 28 giugno 2017

 
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