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Stupri di Monza: qualche interrogativo sulla legge 107 è d'obbligo

a scuola studentessedi Daniela Mastracci - Si avvia un’istruttoria? E’ il minimo! La inqualificabile vicenda di Monza relativa alle violenze sessuali ai danni delle studentesse in alternanza scuola-lavoro probabilmente fa emergere una grave lacuna nell’articolato della legge 107 a proposito dell’alternanza stessa. Si aprono due scenari di indagine a questo punto. Per un verso, a proposito delle responsabilità, su quali dei soggetti coinvolti potranno ricadere? Per un altro verso, la domanda che sembra venire fuori anche dai commenti su Facebook riguarda la valutazione degli studenti in attività di alternanza.

Ricordiamoci sempre che l’alternanza scuola-lavoro riguarda i nostri studenti e i nostri figli

E’ possibile pensare che l’apertura dell’istruttoria lasci emergere contraddizioni dentro la legge? Oppure inadeguatezze giuridiche? Oppure una certa qual superficialità nella scrittura degli articoli della 107? Intanto vogliamo ricordare che l’alternanza scuola lavoro riguarda i nostri studenti: tutte le scuole superiori secondarie sono partecipi di questi percorsi tra il didattico e il lavorativo. Non vogliamo entrare nel merito passando attraverso critiche, pur legittime, all’alternanza nel suo complesso (quanto a sfruttamento di lavoro minorile, cioè). Ma vogliamo tenere fermo il punto drammatico che è emerso con la vicenda di Monza.
Dal punto di vista delle responsabilità, va detto che l’Assessore all’Istruzione della Regione Lombardia, Valentina Aprea, si dichiara parte civile, a tutela dell’amministrazione e degli studenti: cioè, come già detto, si apre un’istruttoria per verificare l’intera vicenda alla luce delle “colpe” attribuibili all’imprenditore che gestisce ed opera entro i centri estetici dove i fatti sono accaduti.

A chi sono affidati gli studenti?

La domanda nostra è: gli studenti sono accompagnati nelle strutture che li ospitano da insegnanti della loro scuola? Ovvero il cosiddetto tutor interno è presente durante l’attività di alternanza? Troviamo che tale presenza “NON sia un obbligo”.
Ci riferiamo ad un articolo esplicativo uscito su La tecnica della Scuola il 28 ottobre 2016
La recente faq del Miur chiarisce che NON è prevista la presenza obbligatoria del tutor scolastico in azienda durante lo svolgimento delle attività di alternanza: «I suoi compiti di assistere e guidare lo studente nei percorsi di alternanza e verificarne il corretto svolgimento possono essere svolti a distanza, oppure durante incontri organizzati presso la scuola. L’importante è che lo studente in azienda sia seguito dal tutor formativo esterno designato dalla struttura ospitante, che ha il compito di assistere il giovane nel suo percorso di apprendimento attraverso il lavoro».

Sembra cioè che gli studenti possano essere lasciati sotto la sola responsabilità del cosiddetto tutor esterno. Agli studenti mancherebbe quindi l’apporto-supporto di loro insegnanti. Le famiglie lasciano con tranquillità i loro figli alla responsabilità della scuola: già qui si apre dunque una discussione su quanto e come siano informate le famiglie a proposito delle ore in cui i loro figli sono invece presso le sedi scelte per l’attività di alternanza. Inoltre ci sarebbe da chiedersi se il ministero abbia o no un albo relativo alle aziende, servizi vari, presso cui gli studenti vengono inseriti; e se c’è tale albo, come vengono scelti i soggetti, in base a quali requisiti e trasparenza? Ovvero come possiamo essere certi che gli studenti siano affidati a tutor esterni censiti e selezionati, e perciò ritenuti affidabili? Inoltre il fatto che non ci siano obbligatoriamente gli insegnanti come accompagnatori, come può ciò rendere tutelato dalla scuola il percorso di alternanza?

La legge 107 non è chiara ed è superficiale

La legge 107 non determina in modo chiaro tali problemi, e interpretazioni sono perciò possibili; tanto più che la legge stessa lascia molto margine di manovra alle scuole stesse che possono progettare e portare avanti in modo autonomo i percorsi di alternanza, visto anche il legame con i rispettivi territori e quindi con la platea di soggetti differenti con cui progettare i percorsi stessi. Insomma un universo differenziato, non a priori selezionato e, soltanto dopo ciò, immesso in un qualche albo a garanzia di affidabilità e pertinenza con i percorsi scolastici degli istituti, accoglie studentesse e studenti per effettuare le ore di alternanza.
Ecco che sembra aprirsi una lacuna nelle maglie della legge. Allora ci auguriamo che l’istruttoria possa farle emergere tutte, e riaprire la discussione almeno sugli articoli e decreti attuativi che riguardano l’alternanza scuola lavoro. In proposito citiamo la fonte della CGIl dove è scritto chiaramente che pur in presenza di un Registro nazionale per l’alternanza scuola lavoro, presso le Camere di Commercio la notizia più clamorosa è la seguente: non vi sarebbe alcun obbligo per le scuole, a partire dal 2016, di sottoscrivere convenzioni esclusivamente con i soggetti iscritti nel registro nazionale per l’alternanza scuola lavoro istituto presso le Camere di commercio. Infatti la “Guida” recita testualmente: «Le convenzioni possono essere stipulate, tuttavia, anche con imprese, musei e luoghi di cultura e di arte, istituzioni, che non sono presenti nel Registro nazionale per l’alternanza scuola lavoro. La mancata iscrizione del soggetto ospitante nel suddetto Registro non preclude, quindi, la possibilità, da parte del suddetto soggetto, di accogliere studenti per esperienze di alternanza.»
(http://www.flcgil.it/attualita/formazione-lavoro/formazione-integrata/alternanza-scuola-lavoro-la-guida-operativa-del-miur.flc)

Cosa si è già scritto


Per quanto riguarda il punto sulla valutazione, a scanso di equivoci riportiamo un altro articolo de La Tecnica della Scuola, apparso il 7-11-2016, che chiarisce in proposito
1^ fase della valutazione: «l’esperienza in sé L’ASL (Alternanza Scuola-Lavoro) è frutto di una co-progettazione con la struttura ospitante e si conclude con la valutazione CONGIUNTA dell’attività svolta dallo studente da parte del tutor interno e del TUTOR ESTERNO, che fornisce alla scuola ogni elemento atto a verificare e valutare le attività dello studente e l’efficacia dei processi formativi.»

3^ fase della valutazione: il Consiglio di classe
«valutazione del percorso in alternanza è PARTE INTEGRANTE della valutazione finale dello studente ed incide sul livello dei risultati di apprendimento conseguiti nell’arco del secondo biennio e dell’ultimo anno del corso di studi. In sede di scrutinio, il Consiglio di classe deve avere disposizione tutte le informazioni, i report e la certificazione delle competenze acquisite con l’esperienza fatta dallo studente.
La valutazione degli esiti delle attività di alternanza riguarda:
la ricaduta sugli apprendimenti disciplinari;
la ricaduta sul voto di condotta, tenendo conto del comportamento dello studente durante l’attività nella struttura ospitante e valorizzando il ruolo attivo e propositivo eventualmente manifestato ed evidenziato dal tutor esterno;
l’attribuzione dei crediti, in coerenza con i risultati di apprendimento in termini di competenze acquisite relative all’indirizzo di studi frequentato.»
Da ultimo ricordiamo che l’alternanza scuola-lavoro è stata inserita nel nuovo esame di stato, sia in termini di ammissione all’esame stesso, sia come percorso da “raccontare” da parte del candidato, durante il colloquio finale (si veda in proposito l’articolo 13 del DECRETO LEGISLATIVO 13 aprile 2017, n. 62. Norme in materia di valutazione e certificazione delle competenze nel primo ciclo ed esami di Stato, a norma dell'articolo 1, commi 180 e 181, lettera i), della legge 13 luglio 2015, n. 107. (17G00070). (GU n.112 del 16-5-2017 - Suppl. Ordinario n. 23) Vigente al: 31-5-2017)»


Ce n'è abbastanza per una istruttoria seria e approfondita?

 
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