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Inceneritore Marangoni. E' irresponsabile la riaccensione decisa della Regione Lazio

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Ultimora. Sembra che qualcuno stia provando a revocare il provvedimento, ma ancora nulla di deciso. Per ora questi sono i fatti che Valerio Ascenzi ha ricostruito

di Valerio Ascenzi - Prima Colleferro e il revamping dei due inceneritori. Poi l’autorizzazione alla riaccensione dell’inceneritore di pneumatici della Marangoni di Anagni. Ci stiamo chiedendo in queste ore come realmente si coniuga la politica dell’amministrazione regionale, a guida Pd, sui territori: a favore della salute dei cittadini o se verso le aziende che su questo territorio non hanno lasciato, e non lasceranno mai, un segno positivo?
Anche stavolta butteremo la colpa sul sindaco Virginia Raggi e dei cinque stelle? Non siamo attivisti pentastellati, ma stavolta delle domande viene da porsele e ci viene da riflettere non poco: di mezzo non c’è l’emergenza rifiuti di Roma Capitale, ma la richiesta di un’azienda a riavviare un’attività – la combustione dei penumatici usati – per produrre profitto dall’energia elettrica generata.
Iniziamo a fare qualcosa di rivoluzionario chiamando le cose con il loro nome: quello della Marangoni è un inceneritore. Non è un “termovalorizzatore”, poiché non valorizza proprio nulla. Anzi continuerà a compromettere la salute dei cittadini e salubrità dell’aria, quindi al massimo toglierà valore ad un territorio.

Le respondabilità del PD Regionale e locale

Stando a quanto appreso finora la Regione autorizzerebbe la riattivazione dell’inceneritore della Marangoni di Anagni, solo perché in sede di conferenza dei servizi erano assenti la Asl di Frosinone e la Provincia di Frosinone. Ma serviva il parere di questi due organismi per approvare una decisione tanto scellerata? Anagni e la valle del Sacco non sono ancora nel Sito di Interesse Nazionale? A noi risulta di si, quindi non se ne doveva neanche discutere di questa roba: la risposta doveva essere no, a priori. Altro che interpretazioni normative e “silenzio assenso” per mancata presenza o per mancata presa di posizione della Asl e della Provincia di Frosinone. In qualche modo si poteva fare: ad esempio rimandare la decisione a data da destinarsi per esempio. Ma evidentemente chi amministra il territorio regionale non a cuore la salute dei cittadini. Non parliamo proprio di chi amministra la Provincia, una vergogna non presentarsi in Conferenza dei Servizi.


L’assessore regionale all’ambiente è sempre Mauro Buschini, ciociaro, e il consigliere provinciale con delega con l’ambiente è anagnino, Maurizio Bondatti, e siede nello stesso Consiglio comunale che ha dato parere contrario alla riattivazione dell’impianto. Ecco: la popolazione si chiede cosa intendano fare, entrambi, sul loro territorio? Bondatti, al quale i gruppi di minoranza ad Anagni attribuiscono la responsabilità di non aver preso posizione, o di aver taciuto, ha dichiarato alla stampa, in sostanza, che dopo essere arrivato questo parere positivo – sempre per silenzio assenso – si potranno attivare i ricorsi. Cosa pensiamo noi? Che è una assurdità: dovremmo magari anche ringraziare la provincia e la Asl per aver dato l’opportunità di far partire i ricorsi? Ridicolo… non era meglio non arrivarci per niente? È come dire che senza andare a sbattere a duecento chilometri orari contro un muro, non avremo mai la possibilità di farci salvare la vita da un chirurgo, ma non sarebbe meglio guidare con prudenza? Le opposizioni di destra però, quando parlano del fatto che il Comune di Anagni e la Regione sono amministrate dagli stessi partiti e tra questi non vi è unità di intenti, dovrebbero ricordarsi quando Anagni era amministrata dal centrodestra e, di fatto, da qualcuno che diceva di volersi incatenare: in quel periodo la Regione guidata da Renata Polverini chiuse definitivamente chiuso l’ospedale.


Al di là di quelle che sono le beghe, i botta e risposta ridicoli tra i vari esponenti politici, che cercano un po’ di luce sotto i riflettori di questa becera vicenda, purtroppo, i ricorsi vanno sostenuti, perché un impianto del genere non porta al territorio nulla di buono. Riattivare l’inceneritore non avrà alcun impatto a livello occupazionale. Per anni questo territorio è stato sotto il ricatto morale, in base al quale i circa quattrocento (ormai ex) operai della Marangoni, lavoravano grazie al fatto che era l’inceneritore acceso a mantenere aperta qualche chance occupazionale. Pur di non toccare il lavoro, in quest’area non osiamo pensare cosa ci siamo respirati. E questo sempre grazie a chi diede per la prima volta l’autorizzazione all’attivazione. Non abbiamo neanche dimenticato che l’azienda chiese addirittura di poter sperimentare la combustione del Car fluff (ovvero quelle parti delle automobili in materiale plastico, le schiume, la gomma, il vetro, polveri metalliche, vernici e tessuti sintetici di rivestimento, che rappresentano quasi un 15% del peso del veicolo, che oggi restano nelle discariche). Non sappiamo se queste sperimentazioni siano avvenute o no. Sappiamo però che la zona immediatamente a ridosso dell’azienda, dopo un incidente che sparse nell’aria del “nerofumo” fu emessa una ordinanza che vietava il consumo di prodotti provenienti da agricolture e allevamenti privati. Fotografammo animali che possedevano originariamente un manto bianco, completamente ricoperti di una sostanza polverosa nera. Al di là di quell’ordinanza poco è stato fatto. Un bel giorno i vertici aziendali hanno pensato di staccare l’impianto dalla Marangoni creando di fatto un’altra azienda, sempre di proprietà dello stesso gruppo. Così hanno potuto chiudere prima la Marangoni, mandando in mobilità circa quattrocento persone, e solo in seguito hanno spento l’impianto di combustione che occupava pochi operai. A livello occupazionale, riattivarlo oggi darebbe lavoro a circa quindici persone. Chi ha il coraggio di chiamarlo risultato probabilmente non pensa neanche alla qualità dell’ambiente di lavoro che si propone ad un operaio in quel sito, non gli si sta offrendo di andare a lavorare di certo in una foresta di sequoie.


Pur con l’utilizzo di tecnologie all’avanguardia per la salvaguardia dell’ambiente, la qualità dell’aria di questo territorio è già fortemente compromessa- per non parlare della salute di cittadini – che qui si continuano a registrare numerosi casi di tumori, molti dei quali anche in età infantile e adolescenziale. Quando venne attivato questo inceneritore la sinistra addossò tutte le responsabilità alla Giunta regionale Storace che governava la Regione. Ora su chi vogliamo scaricare le responsabilità? Sui temi quali ambiente e sanità, non ci sono né colori politici, né campanilismi: sarà necessario sostenere tutte le iniziative simili nei vari comuni ciociari e sostenere i ricorsi, da qualsiasi parte vengano.
Resta il fatto che la decisione da parte della Regione fa ridere: si riapre un impianto del genere, mentre sono già previste la bonifica della valle del Sacco e l’apertura di un ospedale ambientale (che tra l’altro ospedale di fatto non è) nel quale faremo l’elenco dei tumori sul territorio. Il senso di tutto questo non riusciamo proprio a capirlo. Non ci risolleviamo ancora dai danni fatti nei decenni scorsi, dalle aziende che hanno agito incontrollate, e vogliamo riattivare gli inceneritori. Qui, come già detto, non c’è neanche un’emergenza ambientale, non ci sono i rifiuti di Roma Capitale, ma c’è solo un’azienda che trarrebbe profitto dalla combustione di pneumatici in disuso per creare elettricità.

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