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Per la Sanità una terapia intensiva di Solidarietà

sanità ilmedico350 260di Ignazio Mazzoli - Discutere di sanità dopo il libro di Angelino Loffredi “Attacco alla Sanità. 12 milioni d’italiani senza cura” richiede attenzione e voglia di riflettere sulle reazioni che la lettura del volumetto ha provocato. Esaminiamo con attenzione la concreta discussione che si è già svolta sulle ottanta pagine di incalzante cronaca dei danni e dei limiti di cui soffre la sanità in Ciociaria. (per leggere tutto, completata una pagina, torna qui in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

  1. D'accordo con Loffredi
  2. Primo intervento: Solidarietà

La discussione sul libro di Loffredi

A Ceccano, Sora, Anagni, Frosinone si è discusso. Sono città in cui vivono e operano strutture sanitarie di cui si parla da tempo, tanto tempo. Ospedali che ci sono o che non ci sono più. Il confronto continua.
Come si sono affrontati i temi del libro di Loffredi? Si è trattato di dialoghi con semplici cittadini ma anche con operatori della sanità e dirigenti sindacali fino al confronto di Frosinone che si è svolto facendo dialogare l’autore e il Dottor Giovanni Cirillo “coordinatore di staff della direzione generale dell'Asl di Frosinone” ed entrambi sottoposti alle domande di due giornalisti Stefano di Scanno, Direttore de L’Inchiesta quotidiano e Giovanni Giuliani, Redattore di Teleuniverso.
Parto da alcuni punti fermi posti da Loffredi: «la spesa ospedaliera arriva al 90%, prevenzione e assistenza territoriale sono a mala pena al 10%.» Una situazione ben diversa da quella basata su criteri solidaristici che fu alla base della riforma sanitaria del 1978. «Le dinamiche operative sono concorrenziali tipiche del mercato libero. Hanno mercificato la salute, mortificando la sanità pubblica a favore di quella privata e facendo sparire la visione d'insieme del sistema. Oggi prevale il grande inganno dell'esternalizzazione dei servizi per contenere le spese mentre, nella realtà, le spese aumentano riducendo quantità e qualità dei servizi ai pazienti e intensificando lo sfruttamento dei dipendenti del comparto privato». Questo quadro è stato ampiamente confermato. A Ceccano con i sindacalisti Alessandra Romano della Cisl e Guido Tomassi della Cgil, il medico di base Dottor Giuliano Fabi la consulente d’industria Anna Maria Tedeschi. A Sora lo hanno confermato la coordinatrice Nadeia De Gasperis, ancora il dottor Giuliano Fabi, insieme ad altri due medici di base, il Dottor Gianfranco Lilla, relatore in quella sede e il Dottori Luciano Conte. Ad Anagni la conferma è venuta senza mezzi termini dalla Prof. Anna Natalia che ha illustrato il libro apprezzando il giornalista per l’attenzione che riserva alle vicende del nostro territorio, delle quali dà conto nel libro, dedicati alla grave situazione dei servizi sanitari nella provincia di Frosinone: «attraverso una ricostruzione puntuale e documentata emerge un quadro di crescente arretramento e conseguente perdita dei Livelli Essenziali di Assistenza e dei Presidi ospedalieri in grado di far fronte alle urgenze e alle emergenze. Il “caso Anagni” rappresenta in modo emblematico la politica sanitaria degli ultimi anni: una storia infinita di promesse disattese».
Ancora quindi una conferma di come il danno sia diffuso su tutto il territorio senza eccezioni. sanità malasanità 350 260
Le parole “politica sanitaria” risuonano con particolare insistenza nell’incontro di Frosinone. Un confronto garbato, civile, molto argomentato, ma scuramente capace di mostrare differenti visioni d’intendere l’offerta e l’utilizzo dell’assistenza sanitaria. La competenza del Dottor Giovanni Cirillo si è completamente confermata, ma così si conferma pure la distanza dalla richiesta di come il cittadino vorrebbe fruire del servizio sanitario.

Si dice la direzione è tracciata: attivazione piena di tutte le strutture dell'assistenza territoriale Case della Salute, Ambufest, Pat. Queste ipotesi però ciondolano tra buone intenzioni e realtà, come risultato della trasformazione dei piccoli ospedali in strutture intermedie. Nel recente passato l’intenso attivismo sul territorio della Mastrobuono, l’aveva convinta che ci volevano strutture orientate verso la prevenzione secondaria delle forme morbose prevalenti nel nostro territorio.

L’oggi invece a che cosa porta? «Considerato che avevamo il problema dell'uscita dal commissariamento - dice Cirillo (L’Inchiesta del 6 aprile) - non sono successe grandi cose. Ma …se non rimettiamo in piedi il sistema della medicina territoriale avremo sempre e comunque da offrire ai cittadini un'unica risposta alla domanda di salute: l'ospedale.» Deve funzionare La sanità territoriale, quella vicino ai cittadini. Bene. (continua a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

Solidarietà, non liberismo compulsivo

Sulle cause dell’inefficienza e dell’inadeguatezza le opinioni divergono. Sostiene Cirillo «le Asl non hanno funzionato, ma non è colpa dell’aziendalizzazione, è responsabilità del fatto che è rimasta incompiuta». E qui fa un esempio «per tutti – dice - : si fa la riforma dello stato giuridico del personale Asl e d'un tratto un mare di medici passa dalla dipendenza alla dirigenza. Diventiamo tutti dirigenti, tanto che tendono ad arrivare alla dirigenza altre figure, come infermieri, tecnici, ingegneri, fisici, chimici, farmacisti. Ma se si parla di azienda si pensa ad un'organizzazione verticistica. Invece, nella fase gestionale, hai una platea di dirigenti che non risponde a livello di direzione aziendale ma sostiene di agire per “scienza e coscienza”. Ti ritrovi, così, con obiettivi aziendali che non si realizzano perché conti su tante persone che non si sentono vincolate a quegli, stessi obiettivi». L’interesse superiore del “bene comune” evapora.

È una affermazione seria che merita rispetto di valutazione anche per il coraggio civile di chi l’ha pronunciata. Parliamo allora di aziendalizzazione. Che cosa avrebbe dovuto essere, un’organizzazione verticistica, come si ricava dal brano virgolettato, che nella gerarchia avrebbe trovato la sua efficienza? Oppure doveva esser solo il presupposto di un’autonomia operativa che nella competizione commerciale e finanziaria avrebbe realizzato risparmi ad ogni costo anche attraverso esternalizzazioni di ogni tipo? Non si è verificata né la prima né la seconda ipotesi. Nulla di tutto ciò (forse è stato inevitabile).

Osserviamo per un attimo come l’ “intuizione innovativa” appare ai pazienti. Che volto ha l’aziendalizzazione agli occhi di chi cerca assistenza sanitaria? A volte si traduce nella figura di un energumeno con un pigiama verde e zoccoli, che di fronte ad un a fila di 40-50 persone ormai impazienti per gli scavalcamenti e la mancanza di ordinato accesso ai servizi comincia a sbraitare “qui decido io che sono un infermiere capo e vi caccio tutti. Oppure ha il volto di una operatrice che vedendo una fila inesauribile rispetto alle sue previsioni anche lei minaccia di cacciare tutti supportata poco dopo da un collega che non sapendo cosa fare di meglio ironizza sulla vecchiaia dei presenti anziché riservare loro il rispetto dovuto a chi pur avendo molti anni sta lì paziente ad aspettare che i suoi diritti siano rispettati. Oppure, il volto che si vede è quello dei carabinieri o dei poliziotti che intervengono perché chiamati dal personale ospedaliero in soccorso della loro incapacità a non saper far funzionare i servizi a cui sono preposti. Si questo è quello che appare ad Altri, Veroli, Cassino, Frosinone ecc. Così il paziente, il malato vedono del tutto estranea l’istituzione sanitaria. E vi pare poco?sanità file alla asl 350 min

Senza voler criminalizzare nessuno, ma qui mancano anche i livelli minimi di educazione nei rapporti con le persone. Non si risponde neppure al buongiorno. Che è diventato questo personale che solo dieci anni fa collocava il sistema sanitario italiano fra i migliori al mondo, anzi lo poneva al secondo posto come lo stesso Giovanni Cirillo ha ricordato.

Qui c’è molto di più che una ricetta di ricerca dell’efficientismo e del risparmio che non funziona. C’è un problema culturale che nasce dalla degenerazione dell’individualismo esasperato prodotto dalla predicazione a senso unico della competizione individuale e c’è un problema politico grande come una casa, la mancanza di una direzione unitaria e responsabile per un’educazione comune e di massa a saper beneficiare della sanità pubblica e gratuita quale massima espressione della solidarietà sociale. Cirillo con onestà ha lamentato che solo in un caso c’è sta una manifesta volontà di dirigere, nella vicenda deplorevole della libertà di vaccinarsi e di vaccinare che minacciava contagi diffusi e forse destinati a diventare incontrollabili.

Tutto potrà funzionare? Perché no? Ricostruiamo la solidarietà fra lavoratori e cittadini intanto riprendendoci la sanità pubblica applicando per intero a legge 833 del 1978 che mai nessuno ha abrogato. Per impedire un triste epilogo della sanità pubblica italiana internalizziamo di nuovo tutti i servizi per garantire tutte e tutti e per risparmiare denaro come il libro di Loffredi in più punti ricorda a lettori ed operatori.

C’è ancora molto da dire, ma avremo altre occasioni di tornarci per dimostrare ancora come prima di tutto dobbiamo allontanare da noi questo liberismo che mortifica e danneggia persone e iniziative.

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