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Perché alunni violenti contro docenti

  • Scritto da  Mazzoli-De Gasperis

a scuola studentesseUNOeTRE.it ha deciso di raccogliere pareri e opinioni di chi insegna nella scuola o la dirige, ma anche di studenti, sui fenomeni di aggressività che si sono manifestati in alcuni istituti italiani.
A tutti abbiamo proposto le stesse domande per realizzare una indagine di pareri che consentano di approfondire il fenomeno senza lasciarlo cadere nel dimenticatoio e per informarne con argomenti riflettuti e approfonditi.


La prima intervista che pubblichiamo è quella al Professor Pietro Alviti vicepreside fiduciario, responsabile del Liceo Scientifico di Ceccano

È giusto chiamare “bullismo” un atto di aggressione di uno studente verso un docente? Secondo lei qual è la definizione appropriata?

No Ritengo che sia un'esagerazione legata all'uso eccessivo dell'inglese. Mi piacerebbe di più che venisse utilizzato il termine giuridico italiano “aggressione” il che riduce il fatto a comportamenti individuali piuttosto che ad una categoria sociale, quella dei bulli.

Di fronte a quale fenomeno (questa aggressività fisicamente violenta) ci troviamo? Può allargarsi?

L'aggressività a scuola non è che lo specchio di quello che accade nella società civile dove i rapporti sono sempre più tesi e le persone sempre più arrabbiate. I ragazzi e non fanno altro che rispecchiarsi nel mondo degli adulti e quindi seguire i loro comportamenti. Anzi direi che i ragazzi sono di gran lunga migliori degli adulti che li circondano

Perché questa aggressività? Cosa si è rotto nella scuola: il rapporto insegnanti-studenti o genitori-insegnanti?

Certamente c'è una modifica sostanziale rispetto al passato nel rapporto tra insegnanti ed allievi, in maniera particolare con riferimento al concetto di autorità. L'autorità, nel passato, era qualcosa di indiscutibile. A nessuno delle persone che avesse autorità veniva mai in testa di spiegare il perché prendesse una decisione PietroAlviti 2 350 260 minin un senso o nell'altro. Oggi siamo tutti abituati a dover in qualche maniera dare ragione delle proprie decisioni e, soprattutto nei confronti dei figli, dare ragione dei propri No. Purtroppo moltissimi genitori assumono il ruolo dello spazzaneve per i propri figli, invece che dar loro la possibilità di affrontare le difficoltà e quindi invece che cercare di capire che cosa sta succedendo intervengono immediatamente per eliminare le situazioni negative che il figlio possa incontrare

Quale modificazione, avvenuta nella scuola, può esser a suo parere responsabile di un così conflittuale rapporto fra docenti e discenti? Siamo di fronte a casi sporadici o c’è anche un clima generale di difficoltà nel rapporto fra chi insegna e chi dovrebbe imparare?

Sulla base della mia esperienza potrei dire che siamo di fronte a casi sporadici che vengono amplificati enormemente dalla comunicazione massa. Fa più rumore il fatto che un ragazzo si comporti in maniera violenta nei confronti degli insegnanti che tutti quanti gli altri ragazzi che invece si comportano educatamente, che vengono a scuola per passare una gran parte della loro esistenza in una maniera piacevole e che individuano nella scuola il luogo della loro formazione

Si può pensare che ci sia una imperante cultura di violenza indotta dai media e dalla più recente “visione” di mondo virtuale in cui molto spesso i giovani si rifugiano per sfuggire a realtà familiari e sociali difficili da sostenere per un adolescente?

La cultura della violenza non è indotta dai media che possono soltanto amplificarne gli aspetti, metterne in evidenza alcune caratteristiche, far percepire la realtà in maniera un pochino distorta. Purtroppo la cultura della violenza sta diventando un elemento di normalità nella vita quotidiana per cui le persone si insultano, si offendono, non si rispettano Tutto quanto questo contribuisce a creare un clima conflittuale

Il profitto degli studenti è qualitativamente cresciuto o non è gratificante per il lavoro degli insegnanti? Le riforme e le nuove metodologie introdotte nella scuola negli ultimi anni hanno effettivamente favorito il processo di apprendimento e un migliore rendimento degli studenti?

Direi che ci troviamo di fronte a un cambiamento totale di prospettiva Gli insegnanti nel passato dominavano il curricolo dei loro studenti: sapevano tutto di quello che i loro studenti avrebbero dovuto imparare. Oggi non è più così: i ragazzi hanno tante fonti di informazione che spesso possono essere corrette e precise eccetera ma ne hanno tante e quindi l'insegnante ha dovuto per forza cambiare il proprio ruolo da trasmettitore di contenuti, da indicatore della linea da seguire è diventato invece un facilitatore di apprendimento, uno che si mette insieme con i suoi allievi per imparare ad imparare.

Casi eccezionali o clima difficile di convivenza: con quali mezzi affrontarli per modificare questa situazione? Dove intervenire: sugli studenti, sugli insegnanti, sui genitori o su tutti insieme?

Penso si debba intervenire su tutti nel senso che il tema della violenza o meglio il tema del rispetto reciproco e della capacità di fermarsi prima di oltrepassare il limite che non deve essere superato è uno dei temi essenziali della vita della scuola. La scuola ha ancora la capacità di rimettere insieme una società che altrimenti potrebbe rischiare di non avere più un futuro: è un’azione che spetta alla scuola perché è l'unico luogo in cui le generazioni diverse si confrontano. Spesso però la scuola non è chiara in questa sua missione e c'è il rischio di poter cedere a comportamenti che non appartengono al rapporto educativo

Ci sono licei che per autopromuoversi hanno usato slogan del tipo “in questa scuola non ci sono disabili e immigrati” insegnare l’inclusione e l’accoglienza può aiutare a contrastare i fenomeni di violenza?

Certo non vi è dubbio: si tratta di espressioni probabilmente non volute ma che rivelano un certo fastidio nel doversi occupare di situazioni di debolezza, di non inclusione e quindi è assolutamente importante che la presenza del disabile e dell'immigrato nella comunità scolastica venga percepita non come un problema da dover affrontare ma come è una vera e propria ricchezza che ci costringe a fare i conti con la diversità e ci dà anche la possibilità di apprezzare valori, situazioni, capacità, competenze che altrimenti non incontreremo mai.

 

Intervista a cura di Ignazio Mazzoli e Nadeia De Gasperis

 

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