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Segneri: 'Un’area di crisi complessa, ha bisogno di sostanziali stanziamenti economici'

foto Segneri M5S 350 260 minSegneri, M5S: “Piena soddisfazione per l’attenzione del governo all’area di crisi complessa di Frosinone - Anagni, l’istituzione del tavolo e’ un segnale importante”
Roma, 01/08/2018 - «Abbiamo ereditato un territorio al collasso e se l’area Frosinone- Anagni, risulta essere dal 2016, tra le aree di crisi complessa, lo dobbiamo purtroppo anche al pessimo lavoro svolto dai politici che si sono susseguiti in tutti questi anni.» – lo dichiara la Deputata del 5 Stelle Enrica Segneri che continua – «Perché dobbiamo spiegarlo bene ai cittadini cosa significa essere inseriti tra queste aree, significa essere identificati come territori soggetti a recessione economica e perdita occupazionale di rilevanza nazionale e con impatto significativo sulla politica industriale nazionale. Dunque non proprio uno di quei “riconoscimenti” di cui andare fieri, nonostante, in passato, abbia sentito qualche politico locale, vantarsi di questo “risultato”». – e continua – «Ovviamente un’area di crisi complessa, ha bisogno di sostanziali stanziamenti economici, per finanziare CIGS o mobilità in deroga e il ruolo del Ministero del Lavoro è molto importante. Nei giorni scorsi io e l’alleato di governo, Francesco Zicchieri, abbiamo avuto modo di incontrare Vertenza Frusinate, che ormai non raccoglie più solo le istanze gli ex lavoratori della VDC, ma di tutta una platea di lavoratori e non, fortemente in difficoltà. Avevamo dichiarato dell’importanza di aprire un Tavolo di crisi specifico e l’incontro che il Sottosegretario al Ministero del Lavoro e alle politiche sociali Durigon, ha convocato per venerdì 3 agosto con le sigle sindacali, in cui saremo presenti, si muove proprio in tale senso. Questo è un segnale importante della grande attenzione che il Governo dà alla problematica».

 

 

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Pompeo: 'buone le notizie da Invitalia'

Provincia Fr 350Area di Crisi Frosinone, Pompeo: “Le notizie di Invitalia testimoniano la volontà di investire nel nostro territorio. Adesso aspettiamo fiduciosi l’esito degli approfondimenti”

“La conclusione della call e le prime informazioni di Invitalia dimostrano che il nostro territorio può ancora essere attrattivo. C’è la volontà di tornare ad investire e creare sviluppo ed occupazione. Questo è stato sin dall’inizio l’obiettivo della Provincia che attraverso l’istanza presentata alla Regione Lazio ha dato avvio ad un processo che mi auguro possa realizzarsi in tempi brevi. Adesso aspettiamo le verifiche da parte di Invitalia e facciamoci trovare pronti come territorio”. A dichiararlo il Presidente della Provincia Antonio Pompeo commentando le notizie dell’esito della call lanciata da Invitalia per l’Area di Crisi Complessa del sistema locale lavoro Frosinone – Anagni. La call servirà ad elaborare dei bandi e studiare le forme di sostegno più adatte a chi intende investire dando maggiori premialità ai progetti che mirano ad accrescere i livelli occupazionali senza dimenticare il bacino di lavoratori che negli ultimi anni hanno perso il loro posto di lavoro.

“Sarà importante – argomenta il Presidente Pompeo – oltre alla valutazione delle proposte relative alla call, continuare a pretendere con determinazione l’attivazione di percorsi che aiutino questo territorio a creare le condizioAntonio Pmpeo 350 260ni necessarie per lo sviluppo. Mi riferisco prima di tutto alle infrastrutture, senza le quali sarà difficile sostenere un nuovo modello capace di fare di Frosinone un punto nevralgico del sistema produttivo del Lazio, a pochi passi da Roma e di collegamento con altre importanti Regioni. E soprattutto mi auguro che sia stata recepita la difficoltà della Provincia di efficientare un servizio come quello ambientale di vitale importanza per il nostro ambiente e per lo sviluppo”.

“I numeri della call – conclude Pompeo – evidenziano che ci sono 195 proposte, di cui 19 subito cantierabili. Lavoriamo tutti insieme, come abbiamo fatto fino ad oggi, affinché, si concretizzino subito queste opportunità, senza perdere l’occasione di provare a valorizzare anche i restanti progetti. L’Area di crisi è uno strumento che può funzionare e che va esteso anche alla zona sud della nostra provincia, il cui sistema produttivo al momento è in maggiore sofferenza”.

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Area di crisi complessa: si sollecita il Ministero a fare in fretta

camera dei deputatidall'Ufficio stampa del Deputato Nazzareno Pilozzi - Area di crisi, parlamentari PD esprimono soddisfazione per l'incontro con il Sottosegretario Biondelli.

“Siamo molto soddisfatti dell'incontro riguardante la tutela dei lavoratori in mobilità nelle Aree di crisi industriale complessa che si è tenuto stamane presso il Ministero del Lavoro, alla presenza del Sottosegretario Biondelli”. È quanto si legge in una nota a firma di Nazzareno Pilozzi, Renzo Carella, Maria Spilabotte e Francesco Scalia, parlamentari del Partito Democratico.

“Durante l'incontro, il Sottosegretario ha impegnato il Ministero a concludere rapidamente le procedure necessarie per consentire alle Regioni di attuare quanto previsto dall'articolo 53-ter del decreto 50 del 24 aprile 2017, dando così l'opportunità a centinaia di lavoratori in mobilità ricandenti nell'area di Frosinone-Anagni-Colleferro di poter continuare a beneficiare di un sostegno pubblico e di rientrare nelle attività volte a ricollocarli professionalmente.
Nel confronto, che fa seguito a quelli avuti con la Regione Lazio e le parti sociali, si è infatti provveduto a tracciare la strada per sbloccare al più presto le procedure per le politiche attive del lavoro. Destinatari sono i disoccupati ricadenti nelle aree già citate, i quali potranno usufruire di una grande opportunità volta all'incontro tra domanda e offerta di collocazione nel mondo produttivo, con il sostegno di fondi pubblici.
Infine, è stata avviata un'interlocuzione positiva per la modifica dell'articolo 26 del DLgs n.150 del 2015, allo scopo di consentire una soluzione positiva per lavoratori dell'ottava salvaguardia in attesa dell'erogazione della pensione".

“È stato un passaggio molto importante, – conclude Pilozzi, ricordando a tutti gli interessati l’appuntamento sul tema che si terrà giovedì 13 luglio alle ore 17, presso la Sala della Ragione del Comune di Anagni. “Vogliamo ringraziare innanzitutto il Sottosegretario Biondelli per la disponibilità: l'impegno che ha assunto consentirà a centinaia di famiglie ciociare di poter continuare a contare su un indispensabile sostegno pubblico, senza dimenticare la concreta speranza di ricollocazione professionale e umana di tanti lavoratori”.

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Insediato il Gruppo di Coordinamento e Controllo per l’Area di Crisi Complessa

antonio pompeoda Pertèonline.it - Ieri si è insediato ufficialmente il Gruppo di Coordinamento e Controllo per l’area di crisi complessa di Frosinone nominato a seguito del decreto del Ministero dello Sviluppo Economico lo scorso 8 febbraio. Il Gruppo di lavoro avrà il compito di definire ed attuare il progetto di riconversione industriale dell’area di Frosinone. L’obiettivo è quello di agevolare gli investimenti sul territorio e creare occupazione attraverso la riqualificazione professionale dei lavoratori disoccupati. Nella riunione di ieri è stato informato il Gruppo di lavoro delle fasi procedurali da seguire e definito un cronoprogramma che porterà entro la fine dell’anno alla definizione dell’Accordo di Programma.

“Si tratta – ha dichiarato il Presidente Pompeo – dell’inizio di un percorso di lavoro importante, ma è solamente il punto di partenza. C’è bisogno di tradurre in risultati concreti l’opportunità dell’area di crisi complessa. E bisogna farlo in fretta perché il nostro territorio vive un’emergenza occupazionale e un disagio economico che necessitano di provvedimenti non più rinviabili”.

“Dietro questo primo risultato c’è stato un grande lavoro fatto sul nostro territorio – ha spiegato Pompeo – in particolare dall’Amministrazione provinciale che, pur non avendo competenza specifica, ha voluto farsi carico di rappresentare agli enti deputati la problematica. Il Consiglio provinciale ha deliberato la richiesta dell’istituzione dell’area di crisi alla Regione e al Ministero lo scorso mese di maggio e a settembre la richiesta è stata accolta”.

“Come Amministrazione provinciale vogliamo farci portavoce dell’emergenza che vive la nostra terra, fotografata dai numeri impietosi degli iscritti alle liste di disoccupazione, oltre 120mila al 31 dicembre 2016; dalla crescita delle ore di cassa integrazione straordinaria; dall’aumento del numero delle crisi aziendali, sia al nord che al sud nostra provincia. Di fronte a questi numeri c’è poco da ragionare, bisogna fare. Per creare occupazione, la provincia di Frosinone ha bisogno di progetti di sviluppo, di riconvertire e ammodernare il sistema produttivo locale, di riqualificare professionalmente il capitale umano. Abbiamo una grande opportunità che si concretizzerà soltanto se sapremo attivare un modello di lavoro sinergico tra tutti gli attori del nostro sistema territoriale con la Regione Lazio e il Mise”

 
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Area di crisi complessa: quali somme vere?

  • Pubblicato in Partiti

Bandiera pci 350 260Dichiarazione di Tiziano Ziroli - Come vice segretario provinciale del Partito comunista italiano sono veramente preoccupato ed allo stesso tempo indignato se le notizie che arrivano sull'Aria di crisi complessa di Frosinone sono vere.
Nel decreto Poletti ci sarebbero dovuti essere i soldi per gli ammortizzatori sociali in deroga e un sostegno al reddito di 500 euro per i disoccupati, a quanto pare dalle voci che arrivano i 500 euro per i disoccupati non ci saranno.
Sono preoccupato perché i 500 euro sarebbero stati un grande aiuto per le famiglie che in questo momento non sono più coperti o tutelati dagli ammortizzatori sociali, il che significherebbe che le famiglie continueranno ad impoverirsi e il disagio sociale continuerà ad allargarsi a dismisura.
Sono indignato perché non capisco il voler continuare sulla riga della guerra tra poveri, dare solo la deroga e no il sussidio al reddito crea discriminazione tra disoccupati.
Come Partito comunista siamo per una giustizia sociale e per una equità sociale.
Sono contento per le deroghe perché aiuterà molte famiglie, ma ripeto sono indignato per le famiglie che continueranno a rimanere da sole a combattere contro la povertà.
I partiti e i sindacati che si ritrovano nelle politiche di sinistra dovrebbero ora alzare la testa e pretendere dal governo che si trovino questi famosi 500 euro per i disoccupati, perché ritengo che si è di sinistra quando si pensa al bene di tutti i ceti sociali disagiati e non solo di alcuni.
Spero solo che le voci che sono arrivate non abbiano conferma perché questo sarebbe l'ennesimo schiaffo al ceto più debole.

 
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Area di crisi complessa e gli interrogativi di Galeone

disoccupazione precariato 350 260Donato Galeone* - Questa prima quindicina di settembre ci sembra aperta a riflettere sui nuovi fatti sociali-sindacali e politici nazionali (lettera del 1° settembre al Governo sottoscritta unitariamente da Confindustria-CGIL-CISL-UIL; l'annuncio di 500 Euro quale sostegno immediato al reddito; l'anticipo pensionistico a 63 anni di età) che sono in tanta parte connessi ai territori laziali in sofferenza sociale, non esclusa la provincia di Frosinone.

Così come tre anni fa le attese per il riconoscimento di “area di crisi Frosinone-Anagni-Fiuggi” e dal 14 settembre 2016 anche il riconoscimento di “area di crisi complessa della provincia di Frosinone” nei Sistemi Locali del Lavoro (SLL) in attuazione della legislazione n.181 del 1989 e successive integrazioni, per il rilancio aree di crisi industriale.

Si dice che questi riconoscimenti dovrebbero alimentare le dovute responsabilità, con impegni solidali, per trasformarsi in “opportunità d'oro” come dice Zingaretti, mediante interventi programmati e condivisi tra parti sociali e comunità locali, per creare impatti socio-economici significativi, positivi e visibili sullo sviluppo dei territori e della occupazione - incentivati dallo Stato e dalle Regioni - sia nelle aree di crisi complessa dei 44 Comuni della Provincia di Rieti già riconosciuti nel 2014 e sia nelle riconosciute aree comunali di crisi complessa della Ciociaria, favorendo l'attivazione di “progetti di riconversione e riqualificazione industriale delle aree (SLL) finalizzate alla salvaguardia e consolidamento delle imprese nel territorio, dell'attrazione di nuove iniziative imprenditoriali ed al sostegno del reimpiego dei lavoratori esplulsi dal mercato del lavoro”.

Un po' di cifre

Ad oggi leggiamo e rileviamo dai siti ufficiali del Ministero Sviluppo Economico (INVITALIA) che le risorse disponibili (30+10 milioni di euro) e le domande presentate dopo l'Accordo di Programma area di Frosinone-Anagni sottoscritto nell'agosto 2013 (risorse disponibili 40.000.000 e quattro domande presentate) sono state ammesse in graduatoria due domande:
1- della Spa SANOFI-Aventis : contributo in conto capitale richiesto e assegnato € 5.690.200; finanziamento agevolato richiesto e assegnato € 13.266.200.
2- della Spa ACS Dobfar : contributo in conto capitale richiesto e assegnato € 5.733.000; finaziamento agevolato richiesto € 24.500.00 e assegnato € 16.733.800.
Si conoscono e si leggono soltanto l'ammontare dei contributi in conto capitale richiesti e assegnati ed anche il totale dei finanziamenti agevolati assegnati (€ 13.266.200 +€ 16.733.800 = € 30.000.000).
Nessuna traccia viene indicata sulla “riqualificazione-ristrutturazione o consolidamento produttivo” delle due imprese e alcuna indicazione sui livelli occupazionali e neppure sulla “nuova occupazione”.

Per l'area di crisi industriale complessa di Rieti riconosciuta nel 2014 (risorse disponibili Regione Lazio 10.000.000 e sei domande presentate) sono state avviate in istruttoria due domande:
impresa programma investimento nuova occupazione agevolazioni richiesta
(€) (unità) (€)
GAIA TECH srl 3.327.500 79 1.996.500
ELEXOS spa 12.628.632 34 7.371.474
15.956.132 113 9.367.974
Le 113 nuove unità lavoro dovrebbero incidere su un programma di investimento pari a circa 16 milioni di euro. Per ogni posto di lavoro agevolato da finaziamento pubblico per l'area di Rieti si richiedono circa 141.204 € di cui circa 82.902 € cofinanziato con denaro pubblico. L'agevolazione richiesta per i due programmi di investimento è di oltre il 58,71% che è maggiore del 40% previsto dal PSR Lazio per i progetti dei programmi di investimento in agricoltura.
A me pare giusto, doveroso e corretto conoscere, che è cultura, per validare l'uso sui territori delle risorse private e pubbliche.
E ancora di più oggi per quanto ci viene indicato dalle aree di crisi laziali nell'ultimo trienno - tra agosto 2013 e agosto 2016 - per sostenere con forza e unità l'iniziativa unitaria della CGIL-CISL-UIL-Confindustria del 1° settembre verso il Governo “su come affrontare e governare i processi di transizione industriale con politiche attive e passive del lavoro”.

Si tratta di fronteggiare tanto nelle imprese con esuberi di lavoratori in cassa intregrazione, definendo “piani di ricollocazione” in un lavoro vero anche mediante l'adeguamento formativo per un' occupazione certa con l'utlizzo dei fondi interprofessionali, quanto intervenendo sui Tempi non brevitempi e le modalità degli investimenti nelle “aree industraili in crisi” con un adeguato sostegno al reddito mediante ammortizzatori sociali, nel contesto di un possibile e graduale rilancio produttivo verso domande di beni e servizi, privati e pubblci, in un auspicabile e regolato mercato interno ed estero.

Tempi non brevi

Tempi prevedibili non a breve scadenza per gli inteventi da bandire e programmare nelle aree di crisi da coniugare, finalmente, con l'attesa notizia di una “boccata di ossigeno” nell'ambito dell'annuciato “Piano di Governo su lavoro e previdenza” verso chi è rimasto senza lavoro e senza indennità di sostegno al reddito, mediante la erogazione di una misura minima di 500 €/mese, limitata nel tempo di 12 mesi e condizionata alla disponibilità di ricollocamento del lavoratore beneficiario di quel minimo sussidio, protempore, nell'attesa della ricollocazione a lavoro.

E con la ripresa del confronto Governo-Sindacati in tema di “lavoro e previdenza” viene condiviso il prevedere un discutibile “anticipo persionistico” che potrà essere liberamente richiesto al compimento dell'età di 63 anni. Continuerà la discussione tra dieci giorni sia sulle modalità della sperimentazione biennale annunciata che sui costi mensili dell'anticipata pensione, ammortizzabili mensilmente, da chi ha un lavoro e “rendere esente” chi il lavoro non lo ha, fino all'importo netto di pensione non superiore a 1.200 euro/mesili.

Le vittime dal 2007 e le loro sofferenze

Mi sono permesso, dopo la fase estiva, di richiamare i quattro fatti di questa prima quidicina di settembre già divulgati dal Governo e Sindacati e che sono all'attenzione delle parti sociali e rappresentanze politiche e ammnistrative di ogni livello. E' doveroso ma non sufficiente - a mio avviso - perchè la crisi in atto dal 2007 ha dimostrato che le sue vittime continuano ad essere i ceti medi produttivi e i lavoratori dipendenti e autonomi di questa società reale e vera che è composta di gruppi sociali sia di lavoratori (sindacati) e imprese (preferibilmente associate) che di cittadini e loro comunità (partiti democratici e associazioni) dai quali- ancor più in momenti di crisi - deve passare l'esperienza della condivisione non corporativa ma di “coordinamento economicamente valido” tra le diverse attività di produzione e lavoro e non alimentare dispersioni o frantumazioni individualistiche solo perchè, ad esempio, la grande impresa multinazionale dell'auto a Cassinoo o la farmaceutuca ad Anagni tendono a produrre processi di “esternalizazzione per distribuire il rischio imprenditoriale” su aree economiche sempre più vaste, comprese le aree di crisi socio-economniche complesse e non. Tendenza di subordinazione rischiosa in estensione da approfondire!
Massima attenzione e tanta riflessione, quindi, sulle cosiddette illusorie “opportunità d'oro” che potrebbero tradursi in programmi d'investimento unicamente rapportati al criterio contabile di “costi e benefici” mentre appare necessario, proprio per superare il momento di crisi complessa, la urgenza di mettere in campo una estesa alternativa culturale di conoscenze e non arrestarsi sulla soglia dell'altrettanto cosiddetto “regno delle leggi economiche” che si presentano anche in Ciociaria come leggi naturali.
Anche perchè, concludendo queste mie riflessioni, sappiamo che si produce per un mercato e vendere ma il “mercato che si autoregola è una falsità” ancor di più in tempi di crisi quando milioni di persone non riescono neppure ad affacciarsi al mercato per offrire se stessi come lavoratori.

* ex Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio

 
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Così come tre anni fa le attese per il riconoscimento di “area di crisi Frosinone-Anagni-Fiuggi” e dal 14 settembre 2016 anche il riconoscimento di “area di crisi complessa della provincia di Frosinone” nei Sistemi Locali del Lavoro (SLL) in attuazione della legislazione n.181 del 1989 e successive integrazioni, per il rilancio aree di crisi industriale.

Si dice che questi riconoscimenti dovrebbero alimentare le dovute responsabilità, con impegni solidali, per trasformarsi in “opportunità d'oro” come dice Zingaretti, mediante interventi programmati e condivisi tra parti sociali e comunità locali, per creare impatti socio-economici significativi, positivi e visibili sullo sviluppo dei territori e della occupazione - incentivati dallo Stato e dalle Regioni - sia nelle aree di crisi complessa dei 44 Comuni della Provincia di Rieti già riconosciuti nel 2014 e sia nelle riconosciute aree comunali di crisi complessa della Ciociaria, favorendo l'attivazione di “progetti di riconversione e riqualificazione industriale delle aree (SLL) finalizzate alla salvaguardia e consolidamento delle imprese nel territorio, dell'attrazione di nuove iniziative imprenditoriali ed al sostegno del reimpiego dei lavoratori esplulsi dal mercato del lavoro”.

Un po' di cifre

Ad oggi leggiamo e rileviamo dai siti ufficiali del Ministero Sviluppo Economico (INVITALIA) che le risorse disponibili (30+10 milioni di euro) e le domande presentate dopo l'Accordo di Programma area di Frosinone-Anagni sottoscritto nell'agosto 2013 (risorse disponibili 40.000.000 e quattro domande presentate) sono state ammesse in graduatoria due domande:
1- della Spa SANOFI-Aventis : contributo in conto capitale richiesto e assegnato € 5.690.200; finanziamento agevolato richiesto e assegnato € 13.266.200.
2- della Spa ACS Dobfar : contributo in conto capitale richiesto e assegnato € 5.733.000; finaziamento agevolato richiesto € 24.500.00 e assegnato € 16.733.800.
Si conoscono e si leggono soltanto l'ammontare dei contributi in conto capitale richiesti e assegnati ed anche il totale dei finanziamenti agevolati assegnati (€ 13.266.200 +€ 16.733.800 = € 30.000.000).
Nessuna traccia viene indicata sulla “riqualificazione-ristrutturazione o consolidamento produttivo” delle due imprese e alcuna indicazione sui livelli occupazionali e neppure sulla “nuova occupazione”.

Per l'area di crisi industriale complessa di Rieti riconosciuta nel 2014 (risorse disponibili Regione Lazio 10.000.000 e sei domande presentate) sono state avviate in istruttoria due domande:
impresa programma investimento nuova occupazione agevolazioni richiesta
(€) (unità) (€)
GAIA TECH srl 3.327.500 79 1.996.500
ELEXOS spa 12.628.632 34 7.371.474
15.956.132 113 9.367.974
Le 113 nuove unità lavoro dovrebbero incidere su un programma di investimento pari a circa 16 milioni di euro. Per ogni posto di lavoro agevolato da finaziamento pubblico per l'area di Rieti si richiedono circa 141.204 € di cui circa 82.902 € cofinanziato con denaro pubblico. L'agevolazione richiesta per i due programmi di investimento è di oltre il 58,71% che è maggiore del 40% previsto dal PSR Lazio per i progetti dei programmi di investimento in agricoltura.
A me pare giusto, doveroso e corretto conoscere, che è cultura, per validare l'uso sui territori delle risorse private e pubbliche.
E ancora di più oggi per quanto ci viene indicato dalle aree di crisi laziali nell'ultimo trienno - tra agosto 2013 e agosto 2016 - per sostenere con forza e unità l'iniziativa unitaria della CGIL-CISL-UIL-Confindustria del 1° settembre verso il Governo “su come affrontare e governare i processi di transizione industriale con politiche attive e passive del lavoro”.

Si tratta di fronteggiare tanto nelle imprese con esuberi di lavoratori in cassa intregrazione, definendo “piani di ricollocazione” in un lavoro vero anche mediante l'adeguamento formativo per un' occupazione certa con l'utlizzo dei fondi interprofessionali, quanto intervenendo sui Tempi non brevitempi e le modalità degli investimenti nelle “aree industraili in crisi” con un adeguato sostegno al reddito mediante ammortizzatori sociali, nel contesto di un possibile e graduale rilancio produttivo verso domande di beni e servizi, privati e pubblci, in un auspicabile e regolato mercato interno ed estero.

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Le vittime dal 2007 e le loro sofferenze

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Anche perchè, concludendo queste mie riflessioni, sappiamo che si produce per un mercato e vendere ma il “mercato che si autoregola è una falsità” ancor di più in tempi di crisi quando milioni di persone non riescono neppure ad affacciarsi al mercato per offrire se stessi come lavoratori.

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Il frusinate è "Area di crisi complessa". E ora "fatti concreti" subito

Crisi complessa 350 260di Ignazio Mazzoli - Visto che si poteva fare qualcosa! Benvenuto il riconoscimento di “Area di crisi complessa per il frusinate”. Ma dando a Cesare quel che è di Cesare e ai lavoratori quel che è dei lavoratori e non solo a loro. Perché? Non si può leggere, senza interrogarsi, la dichiarazione del Presidente Maurizio Stirpe che sollecita a ringraziare il Ministro Calenda e il Presidente Zingaretti per avere tenuto in buona considerazione le ragioni di questo territorio (su Il Messaggero del 15 set 16).
Dopo oltre 20 mesi di proteste e di proposte sempre inascoltate e spesso ridicolizzate da incontri farsa inutili e miranti a negare ogni emergenza e difficoltà, oggi ci si dice che qualcuno ha “tenuto in buona considerazione le ragioni di questo territorio”.
Siamo all’incredibile, dovremmo ringraziare chi (da Zingaretti ai suoi consiglieri di provenienza ciociara per mesi con il sostegno dei loro colleghi parlamentari) ci hanno spiegato che era tutto a posto, che le proteste non avevano ragione d’essere che la Regione aveva fatto tutto il suo dovere e che l’accordo di programma Anagni-Frosinone aveva già dato quello che poteva dare e non poteva essere rimodulato.
Poi, siamo arrivati alla sua scadenza del 3 agosto 2016 e sotto la spinta delle proteste operaie e dei disoccupati si “è prodotto un decreto di proroga” dell’accordo stesso con l’impegno a correggerne tutti gli aspetti che l’hanno reso improduttivo. Altro "incredibile", di fronte alle bugie che per mesi si sono seguite dando responsabilità di poca iniziativa ai sindaci ed agli imprenditori di questo territorio. E poi, quando i primi si sono mossi con un documento firmato da 74 di loro, che conteneva proposte concrete e realizzabili fra cui precisi riferimenti all’Accordo di programma e al riconoscimento di “Area di crisi complessa” per questo territorio, indirizzato a Zingaretti, non l’hanno neppure preso in considerazione.

Brevemente prima di fare un commento:

Era il 6 aprile di questo 2016 quando il Presidente di ConfimpreseItalia, Guido D’Amico, nel corso di un incontro in Provincia, richiesto da Vertenza Frusinate, dichiarava «È sicuramente positivo - che in questa riunione - «si sia fatto esplicito riferimento alla necessità di far ottenere alla provincia di Frosinone lo status di Area di Crisi o di Zona Economica Speciale. Prendiamo atto con soddisfazione che le nostre proposte vengono ritenute utili non soltanto dalla politica, ma anche da altre associazioni di categoria.» Giusto, proproste fino ad allora inascoltate.
Ed era 1l 14 dicembre dell’anno 2014 quando fu posta con forza dai disoccupati e dai lavoratori delle aziende in crisi la necessità di adeguamento dell’Accordo di Programma. Una prima richiesta ufficiale alla quale seguirono le più svariate risposte, da quelle che affermavano che non si poteva modificare, a quelle che ripetevano che la sua funzione si era esaurita occupandosi delle industrie farmaceutiche (che nessuna nuova assunzione hanno fatto) fino al massimo sforzo intellettuale di ripetere che era inutile parlarne perchè tanto l’Accordo di programma era fallito (?). Finché il 20 marzo scorso il Deputato Luca Frusone del M5S in una lunga e documentata interpellanza ai ministeri competenti chiese che spiegassero e prendessero provvedimenti, mentre nello stesso documento chiedeva un deciso intervento della Magistratura perché nella vicenda di questo accordo forse c’erano aspetti da chiarire.
Questo molto in breve quello che c’è alle spalle dell’aver “tenuto in buona considerazione le ragioni di questo territorio”. A noi pare che abbiano fatto il minimo indispensabile, anche perché le emergenze stanno tutte in piedi prive delle necessarie risposte immediate e non c’è da esultarne. Il vero protagonista di questo primo risultato è il Comitato promotore della Vertenza Frusinate che instancabilmente ha sostenuto le sue rivendicazioni per 22 mesi.
Può essere mai che in questa nostra Italia sia solo campagna elettorale 365 giorni all’anno tutti gli anni e nessuno abbia il senso di responsabilità di vero governante, tanto da riconoscere come stanno realmente le cose e come si sono svolti i fatti. Sarebbe più meritorio per una Istituzione e per chi la rappresenta dimostrare anche con le parole di avere cercato di ascoltare le voci che vengono dal Paese. O no?
Nei prossimi giorni ci sarà da valutare la congruità economica e finanziaria del decreto (carte alla mano) e ritorneremo con le opportune valutazioni.

 
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15 settembre 2016

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Crisi complessa 350 260di Ignazio Mazzoli - Visto che si poteva fare qualcosa! Benvenuto il riconoscimento di “Area di crisi complessa per il frusinate”. Ma dando a Cesare quel che è di Cesare e ai lavoratori quel che è dei lavoratori e non solo a loro. Perché? Non si può leggere, senza interrogarsi, la dichiarazione del Presidente Maurizio Stirpe che sollecita a ringraziare il Ministro Calenda e il Presidente Zingaretti per avere tenuto in buona considerazione le ragioni di questo territorio (su Il Messaggero del 15 set 16).
Dopo oltre 20 mesi di proteste e di proposte sempre inascoltate e spesso ridicolizzate da incontri farsa inutili e miranti a negare ogni emergenza e difficoltà, oggi ci si dice che qualcuno ha “tenuto in buona considerazione le ragioni di questo territorio”.
Siamo all’incredibile, dovremmo ringraziare chi (da Zingaretti ai suoi consiglieri di provenienza ciociara per mesi con il sostegno dei loro colleghi parlamentari) ci hanno spiegato che era tutto a posto, che le proteste non avevano ragione d’essere che la Regione aveva fatto tutto il suo dovere e che l’accordo di programma Anagni-Frosinone aveva già dato quello che poteva dare e non poteva essere rimodulato.
Poi, siamo arrivati alla sua scadenza del 3 agosto 2016 e sotto la spinta delle proteste operaie e dei disoccupati si “è prodotto un decreto di proroga” dell’accordo stesso con l’impegno a correggerne tutti gli aspetti che l’hanno reso improduttivo. Altro "incredibile", di fronte alle bugie che per mesi si sono seguite dando responsabilità di poca iniziativa ai sindaci ed agli imprenditori di questo territorio. E poi, quando i primi si sono mossi con un documento firmato da 74 di loro, che conteneva proposte concrete e realizzabili fra cui precisi riferimenti all’Accordo di programma e al riconoscimento di “Area di crisi complessa” per questo territorio, indirizzato a Zingaretti, non l’hanno neppure preso in considerazione.

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Era il 6 aprile di questo 2016 quando il Presidente di ConfimpreseItalia, Guido D’Amico, nel corso di un incontro in Provincia, richiesto da Vertenza Frusinate, dichiarava «È sicuramente positivo - che in questa riunione - «si sia fatto esplicito riferimento alla necessità di far ottenere alla provincia di Frosinone lo status di Area di Crisi o di Zona Economica Speciale. Prendiamo atto con soddisfazione che le nostre proposte vengono ritenute utili non soltanto dalla politica, ma anche da altre associazioni di categoria.» Giusto, proproste fino ad allora inascoltate.
Ed era 1l 14 dicembre dell’anno 2014 quando fu posta con forza dai disoccupati e dai lavoratori delle aziende in crisi la necessità di adeguamento dell’Accordo di Programma. Una prima richiesta ufficiale alla quale seguirono le più svariate risposte, da quelle che affermavano che non si poteva modificare, a quelle che ripetevano che la sua funzione si era esaurita occupandosi delle industrie farmaceutiche (che nessuna nuova assunzione hanno fatto) fino al massimo sforzo intellettuale di ripetere che era inutile parlarne perchè tanto l’Accordo di programma era fallito (?). Finché il 20 marzo scorso il Deputato Luca Frusone del M5S in una lunga e documentata interpellanza ai ministeri competenti chiese che spiegassero e prendessero provvedimenti, mentre nello stesso documento chiedeva un deciso intervento della Magistratura perché nella vicenda di questo accordo forse c’erano aspetti da chiarire.
Questo molto in breve quello che c’è alle spalle dell’aver “tenuto in buona considerazione le ragioni di questo territorio”. A noi pare che abbiano fatto il minimo indispensabile, anche perché le emergenze stanno tutte in piedi prive delle necessarie risposte immediate e non c’è da esultarne. Il vero protagonista di questo primo risultato è il Comitato promotore della Vertenza Frusinate che instancabilmente ha sostenuto le sue rivendicazioni per 22 mesi.
Può essere mai che in questa nostra Italia sia solo campagna elettorale 365 giorni all’anno tutti gli anni e nessuno abbia il senso di responsabilità di vero governante, tanto da riconoscere come stanno realmente le cose e come si sono svolti i fatti. Sarebbe più meritorio per una Istituzione e per chi la rappresenta dimostrare anche con le parole di avere cercato di ascoltare le voci che vengono dal Paese. O no?
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15 settembre 2016

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