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10 anni di disagio sociale

bandiere cgilcisluil serve piu lavoro 350 260di Donato Galeone* - Nel primo trimestre 2019, tra la manifestazione sindacale CGIL-CISL-UIL di Roma del 9 febbraio conclusa a Piazza San Giovanni e i 10 mesi di Governo definitosi per o di “cambiamento” persiste, ancora, il non tenere presente ed osservare, responsabilmente, quanto è avvenuto, in Italia e in Europa, negli ultimi 10 anni: dal 2008 al 2018.

Mercato del Lavoro 2018

Innanzitutto si dovrebbe discutere sulla rilevata quantificazione della sofferenza sociale in Italia confermata, anche, dalla fonte - “Il mercato del lavoro ISTAT, marzo 2018” - con la persistente“disoccupazione e sottoccupazione” che, nonostante la modesta crescita della “occupazione media” negli ultimi due anni, è certificata una distanza ancora notevole del nostro Paese dai 15 Paesi dell'Unione euro zona: nel 2017 l'occupazione media è stata rispettivamente pari al 57,9% contro il 58,0% di quella italiana.
Quel numero per cento ci dice che l'Italia dovrebbe avere circa 3,8 milioni di occupati in più, rispettivamente, nei settori della sanità, della istruzione e della pubblica amministrazione.
E il dato ufficiale sulla disoccupazione italiana - pari a 11,7% - colloca l'Italia, nel 2017, al terzultimo posto nella graduatoria dei 28 Paesi dell'Unione Europea (media disoccupazione europea al 7,6%).
Anche questo divario ci dice anche che, complessivamente, si dovrebbe tenere in conto le forze di lavoro disponibili a lavorare, potenzialmente impiegabili nel settore produttivo: sono circa 6 milioni di persone, di cui 2,9 milioni disoccupati e 3,1 milioni di forze lavoro potenziali.
Con la crescente disoccupazione aumenta, peraltro, la “sottoccupazione” da Nord a Sud del nostro Paese che raggiunge - nel 2017 - circa 1 milione di occupati “disponibili a lavorare” mediamente 19 ore in più a settimana (il 4,4% degli occupati che corrisponderebbe a circa a 473 mila lavoratori a tempo pieno) E al Sud - in misura maggiore – sono coinvolte sia le donne che i giovani e, sopratutto, gli stranieri.

Lavoro e Istruzione

E' assente ogni discussione su “quando” vi sarà la crescita, non a parole, ma vera e conseguente agli investimenti privati e pubblici programmabili e sostenibili, “come” la domanda di lavoro sarà adeguata ai livelli di istruzione e riqualificazione professionale per corrispondere alle specifiche competenze richieste e quelle possedute dal lavoratore giovane e meno giovane, rilevato che già appare frequente - pur di lavorare per vivere - un sottoutilizzo o sottoccupazione della “persona istruita o meno istruita” - prevalentemente - nel lavoro alberghiero e di ristorazione o nei servizi alle famiglie in maggioranza, tra gli stranieri.
I nostri giovani - in misura crescente di anno in anno - preferiscono un lavoro all'estero constatato che dopo quattro anni dal conseguimento della laurea tra i dottorati di ricerca - circa il 19% - risulta occupato in attività di lavoro più conforme agli studi fatti, sia presso le Università che gli Enti pubblici e di ricerca, rispettivamente nella misura del 13 % e del 7,4% contro il 4,3% e il 2,4% in Italia (fonte ISTAT marzo 2018).

Lavoro nell'Area zona euro e in Italia dal 2008-2018

Sappiamo che il rapporto annuale 2018 - realizzato in collaborazione tra il Ministero del Lavoro, INPS, INAIL, ANPAL e l'ISTAT - è mirato a far conoscere la dinamica del mercato del lavoro in Italia e conosciamo, anche, che l'Area zona euro - pur in presenza di rallentamento della crescita del Prodotto Interno Lordo(PIL) - ha permesso di raggiungere l'aumento congiunturale della occupazione del più 0,3% al terzo trimestre 2018 e una riduzione del tasso di disoccupazione, arrivato all'8,1% nel 2018.
In Italia, pur in presenza di flessioni dei livelli di attività economica, nel secondo trimestre 2018 l'occupazione ha raggiunto il massimo storico di 23,3 milioni di unità e aumenta, lievemente, nel quarto trimestre 2018 del più 0,1% rispetto al trimestre precedente.
Viene, infatti, rilevato che nel 2018, mediamente, il numero degli occupati supera il livello del 2008 di circa 125.000 unità e il tasso di occupazione, ripeto, raggiunge il 58,0%. Ma il tasso di disoccupazione si attesta al 10,6% (meno 0,6 punti in un anno e più 3,9 punti rispetto al 2008).
Inoltre, nei 10 anni, viene ripetutamente osservato - con scarsa lungimiranza e dignità umana del lavoro - che il tessuto produttivo si e profondamente trasformato con tendenze verso la ricomposizione del lavoro dipendente con una crescita dei rapporti a tempo determinato (più 735.000) e la espansione dei rapporti a tempo parziale, spesso involontario anche quello femmnile, favorendo le crescenti povertà.
Nel concreto vissuto di ogni giorno si rileva, da tempo anche nel basso Lazio, che soltanto una parte di lavoratori ultracinquantenni ha raggiunto e superato ampiamente i livelli occupazionali del 2008, mentre per i più giovani la situazione resta critica ancora oggi, quale aspetto da osservare - con la massima attenzione - non solo per il naturale invecchiamento generale ma, anche, in termini di competenze fisiche di queste persone che avanza con l'età nel mercato del lavoro produttivo italiano e laziale.
Altro aspetto, non positivo va segnalato, nello scenario decennale occupazionale di crescita del lavoro temporaneo. E' quello rappresentato dalla “valutazione statistica” dell'effettivo apporto del fattore lavoro misurato dalle “ore lavorate complessivamente”se si tiene in conto che nelle statistiche ISTAT viene considerato occupato – come è noto – anche la persona che ha svolto una sola ora di lavoro nella settimana di riferimento della rilevazione. Sappiamo bene, tutti, che in termini di contribuito alla produzione e al reddito in busta paga, fa differenza notevole tra posizione lavorativa a tempo pieno oppure a orario ridotto.

Linea economica del Governo da cambiare
Per avviare la ripresa, pur graduale, dell'economia nazionale - dal breve richiamo di questi dati sul lavoro da discutere e approfondire, per operare, nella dimensione italiana ed europea - appare evidente il ritardo del nostro Paese, ultimo nella transizione occupazionale, da garantire con ammortizzatori sociali di sostegno al reddito.
Ma il Governo - discutendo velocemente in Parlamento e non ascoltando le proposte delle parti sociali del Paese - continua la decretazione con tante parole urlate in questi 10 mesi sulla” dignità del lavoro, la sicurezza dei cittadini e l'annunciata tassazione definita piatta” pur nella previsione del debito pubblico in aumento.
ll Governo - non può limitare la sua azione con le misure del reddito minimo e pensione minima, che sono buona cosa verso i 5 milioni di poveri cittadini. Perché sappiamo, anche, che oltre la metà di quei cittadini chiede “LAVORO”.
Lavoro che si crea con “una programmata e condivisa linea economica” e una politica attiva di risorse umane pronte e congiunte agli investimenti pubblici e privati, non solo da annunciare ma da sostenere nella concretezza e nel segno della ripresa economica vera, da sud a nord del nostro Paese.

(*) ex Segretario di Frosinone e Regionale CISL Lazio

Roma, 15 aprile 2019

 

 

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La pioggia non ha fermato la Valle del Sacco

valledelsaccoallariscossa 350 mindi Valentino Bettinelli (video) - Dopo una lunga attesa, densa di preparazione per l’evento sulla bonifica della Valle del Sacco, sabato 13 aprile è arrivato. Purtroppo, non senza uno strascico di pioggia battente che ha accompagnato i manifestanti lungo il percorso, che da Piazzale Kambo (stazione ferroviaria) doveva portare il corteo alla Villa Comunale di Frosinone. Le condizioni atmosferiche avverse di ieri nel capoluogo, hanno fatto sì che il cammino venisse accorciato. 16:30 circa quando il gruppo, compatto nonostante la pioggia, ha raggiunto il piazzale antistante il “Parco del Matusa”, accompagnati dalle parole d’ordine di Alberto Valleriani (Retuvasa),
Nel luogo di arrivo della marcia, parola a Roberto Rosso (Retuvasa), Giacomo Felici (Rete degli Studenti Medi) e Luciano Bragaglia (Frosinone Bella e Brutta). A loro il compito di ricordare l’importanza delle azioni di bonifica che andranno ad interessare l’intera area della Valle del Sacco. Bonificare siti e terreni è una partenza che dovrà portare al risanamento delle acque del fiume che, giorno dopo giorno, continuano a trasportare sostanze nocive ed altamente cancerose nei territori dei comuni interessati, da Colleferro a Ceprano.

Un problema diffuso, insomma, che muove le iniziative della cittadinanza attiva dell’intera Valle. Ad aprire la marcia di ieri lo striscione di Roccasecca, comune simbolo del disastro ambientale provocato dalla cattiva gestione del ciclo dei rifiuti nella discarica di Cerreto. Molti altri i comitati presenti, 31 dicono gli organizzatori. Fra gli altri: “Rifiutamoli” di Colleferro, “Cittattiva” di Ceccano, Frosinone Bella e Brutta, Vertenza Frusinate, i movimenti per gli Ospedali di Colleferro ed Anagni, il comitato dei Residenti di Colleferro. Presente la rappresentanza di Vertenza Frusinate, perché anche il tema del lavoro non venga slegato dalla questione della bonifica. Molti inoccupati potrebbero essere, infatti, inseriti nei piani di attuazione dei progetti, avviando una riqualificazione industriale, finalmente pensata su basi di ecosostenibilità.

Il problema dell’inquinamento della Valle del Sacco colpisce tutti i cittadini in maniera costante da decenni ormai. Manifestazioni di civile risentimento come quella di ieri dovrebbero essere il megafono anche per la politica locale. Rappresentanti, però, ancora una volta all’apparenza poco attenti alla questione; presenti alcuni sindaci. Abbiamo notato sotto la pioggia Marco Galli di Ceprano, quello di Pofi Tommaso Ciccone e la sindaca di Pico Ornella Carnevale, questi due con la fascia. Se altri ci sono sfuggiti è colpa del cattivo tempo, ce ne scusiamo. Qualche altro forse non è proprio venuto.

Purtroppo, l’assenza di molti amministratori è un dato costante da rilevare in occasioni come quella della marcia di Frosinone. Forse la pioggia ha spaventato i sindaci e gli eletti in Parlamento. Certamente questo timore non ha placato lo spirito dei tanti manifestanti che hanno portato le loro ragioni lungo la via Aldo Moro del capoluogo. Tante gambe e tante anime differenti, che avrebbero bisogno anche di una guida più chiara e programmatica. Aspettiamo di vedere come il Coordinamento interprovinciale, che ha promosso questa prima iniziativa della Vertenza, riuscirà ad organizzarsi ed organizzare per assicurare un’azione tenace, costante e largamente partecipata nell'elaborazione degli obiettivi e delle iniziative. Tante gambe e tante teste sono indispensabili per andare avanti e raggiungere gi obiettivi avanzati nella Piattaforma di base già presentata.

È fondamentale continuare con azioni di sensibilizzazione e protesta, al fine di mettere pressione anche agli organi che avranno il compito di gestire i primi fondi stanziati per la bonifica.
Il percorso sarà molto lungo e costellato di difficoltà, come la pioggia di ieri, ma lo spirito dei tanti manifestanti dovrà essere una leva necessaria per scardinare l’immobilismo amministrativo e politico dei rappresentanti locali.

 

 

La Valle del Sacco alla riscossa. Video di Ignazio Mazzoli

 

 

 

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Il 13 aprile a Frosinone: ambiente, bonifica, sanità, sviluppo e lavoro

inquinamento suolo 400 minIl 13 aprile ’19 è l’occasione per “prendere la parola che non ci hanno dato”. Gli animatori del “Coordinamento interprovinciale per l’ambiente e la salute della Valle del Sacco e della bassa Valle del Liri” presenti alla conferenza stampa trasmettono molta energia e molto entusiasmo. Siamo al Grid con alcune televisioni, in corso della Repubblica a Frosinone, oggi 9 aprile, e Alberto Valleriani, Roberto Rosso di Re.Tu.Va.Sa con Luciano Bracaglia di “Frosinone bella e brutta”, fanno gli onori di casa a nome di ben 31 associazioni che si ritrovano nel coordinamento.
Il 13 aprile con l’appuntamento a Frosinone, partendo dalla Stazione ferroviaria alle 15,30 per arrivare alla Villa comunale dopo aver percorso via Aldo Moro, via Tiburtina e la Casilina, si intende aprire «una vera e propria vertenza per la Valle del Sacco, per quanto riguarda la dimensione territoriale e l'intreccio di problemi e, rischi e opportunità che la storia passata e recente ci ha consegnato».

Alberto Valleriani nell’illustrare anche una rilevante parte dei dieci anni di impegni e di lotte per un ambiente pulito e salubre fra Colleferro e la provincia di Frosinone ha riproposto in maniera organica tre grandi questioni da affrontare subito:
a - Ad essere a rischio sono le matrici ambientali della Valle del Sacco a causa dell'inquinamento industriale storico a cui si sono aggiunti nel tempo la gestione del ciclo dei rifiuti, il riscaldamento domestico e la mobilità su strada. I dati capillarmente raccolti dai medici di base rivelano una situazione sanitaria che richiederebbe una attività di screening capillare su tutta la popolazione, in particolare sui giovani: purtroppo nonostante queste evidenze il sistema sanitario ha subito negli ultimi anni colpi gravissimi che ne hanno ridotto in quantità e qualità le prestazioni. Manca ancora un registro dei tumori e solo ora con l’Accordo per la Bonifica della Valle del Sacco partirà una nuova indagine epidemiologica;

b – Il livello delle polveri sottili, anche se ha iniziato ad abbassarsi è ancora al disopra dei livelli ottimali e, che sia invece preoccupante, lo dimostra come nell’area della Valle del Sacco sia alto il numero degli ammalati di affezioni cardiovascolari ed alle vie respiratorie;

c – la raccolta dei rifiuti è priva di una reale programmazione che armonizzi raccolta porta a porta, avvio differenziato ai termovalorizzatori e il superamento delle discariche che raccolgono tantissimi rifiuti della Capitale. Senza Colleferro ed Roccasecca la situazione si fa ingovernabile. In questo circuito sta anche la causa dell’aumento dei costi. Il 16 aprile prossimo, che deciderà il Consiglio di Stato per Roccasecca e cosa ne sarà di Colleferro dopo il 31 dicembre? (parliamo delle rispettive discariche)da sin a ds Rosso e Valleriani 350 260 min

Non sono cose nuove, né sconosciute ai più, noi stessi da queste colonne ne abbiamo parlato già più volte, ma nuova è la volontà di come affrontarle. Sa di consapevolezza l’affermazione contenuta nella Piattaforma di base per il 13 aprile «È mancata una assunzione di responsabilità collettiva e condivisa sulle linee di sviluppo». È il punto di partenza per illustrare la necessità di un progetto che definisca i prossimi interventi che decideranno del nostro futuro. Roberto Rosso si sofferma su come guardare alla via d’uscita dalle difficoltà e con quale stato d’animo.
Egli affronta un tema che traduciamo in una domanda chiave: A quali attività verranno finalizzate le decine di milioni di euro che l'istituto dell'Area di crisi complessa metterà a disposizione? È importantissima la risposta a questa domanda che non è affatto peregrina, ricordiamo tutti che cosa successe con l'accordo di programma per l'area di crisi della Videocon? Non ricadute positive per il territorio (se si escludono due colossi farmaceutici che beneficiarono di interventi milionari) e nemmeno l’obiettivo minimo di ricollocazione di quel 25% di disoccupati cha quell’accordo avevano faticosamente conquistato.
Ed ora si tratta di intervenire su assetti complessivi del territorio e per giungere a questo risultato è necessario realizzare dispositivi di partecipazione dei cittadini alla elaborazione delle decisioni, che oggi sono del tutto assenti. Non è cosa semplice. Non esistono magie, nessuno le pretende, forse, ma ferme volontà non debbono mancare. Questa vertenza può inaugurare un grande cantiere di idee e di attività con immense occasioni di lavoro. Ne abbiamo bisogno come il pane in questo territorio.
Non si tratta di una prospettiva di breve periodo. «I siti inquinati della valle sono una ferita purulenta che ha infettato la salute della popolazione». La conversione ecologica è la ricetta, ma è un «processo di transizione verso un nuovo assetto economico e sociale sganciato dalle fonti fossili di energia, si fonda sulla ‘economia circolare', che si fonda sull’uso delle risorse rinnovabili, recupera quelle non rinnovabili e riduce al minimo la diffusione nell'ambiente di sostanze che i sistemi naturali non possono metabolizzare. In essa non si parla più di ‘ciclo dei rifiuti’, ma di recupero, riuso dagli oggetti e riciclo delle materie utilizzate per costruirli».
Nessuno può farcela da solo. Ogni territorio realizzerà un proprio percorso elaborando proposte e sperimentazioni, prendendo esempio dalle realizzazioni più avanzate, con cui può mettersi in rete, con vantaggio reciproco.
La transizione non riguarderà solo la produzione. Coinvolgerà necessariamente anche i consumi, gli stili di vita, l’organizzazione, la gestione del territorio, i rapporti tra le istituzioni la partecipazione ai processi decisionali: cioè la democrazia, che è un carburante indispensabile ed insostituibile.
Si tratta di una vera rottura col passato e non è certo cosa semplice «proprio per questo è necessaria una mobilitazione di risorse locali come mai abbiamo conosciuto».
In anni di confronto con amministrazioni locali, regionali e con i parlamentari, i promontori del 13 aprile frusinate hanno misurato concretamente le carenze nell’azione delle singole istituzioni, soprattutto nel coordinamento tra di loro, tra pubblica amministrazione, servizi di pubblico interesse, reti associative e reti imprenditoriali.
Le forme di partecipazione che vogliono attivare «devono produrre una profonda e radicale innovazione organizzativa - un cambiamento del modo di funzionare delle istituzioni - capace di renderle più efficienti, di rendere più efficaci e giusti i processi decisionali.»
Istituzioni, sindacati, associazioni degli imprenditori dovranno misurarsi con questa Vertenza, ma forse, pensiamo, prima di tutto dovrebbero collaborare con essa.
Il primo passo con cui inizia la costruzione dell'organizzazione necessaria, insieme alla messa a punto dei contenuti è la conquista di numerose gambe con cui camminare e del maggior numero di intelligenze con cui pensare.
Questo 13 aprile 2019 potrà essere il punto di partenza verso tutto ciò?

9 aprile 2019

I virgolettati sono tratti dalla “Piattaforma di base”

 

 

 

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Il 13 aprile con l’appuntamento a Frosinone, partendo dalla Stazione ferroviaria alle 15,30 per arrivare alla Villa comunale dopo aver percorso via Aldo Moro, via Tiburtina e la Casilina, si intende aprire «una vera e propria vertenza per la Valle del Sacco, per quanto riguarda la dimensione territoriale e l'intreccio di problemi e, rischi e opportunità che la storia passata e recente ci ha consegnato».

Alberto Valleriani nell’illustrare anche una rilevante parte dei dieci anni di impegni e di lotte per un ambiente pulito e salubre fra Colleferro e la provincia di Frosinone ha riproposto in maniera organica tre grandi questioni da affrontare subito:
a - Ad essere a rischio sono le matrici ambientali della Valle del Sacco a causa dell'inquinamento industriale storico a cui si sono aggiunti nel tempo la gestione del ciclo dei rifiuti, il riscaldamento domestico e la mobilità su strada. I dati capillarmente raccolti dai medici di base rivelano una situazione sanitaria che richiederebbe una attività di screening capillare su tutta la popolazione, in particolare sui giovani: purtroppo nonostante queste evidenze il sistema sanitario ha subito negli ultimi anni colpi gravissimi che ne hanno ridotto in quantità e qualità le prestazioni. Manca ancora un registro dei tumori e solo ora con l’Accordo per la Bonifica della Valle del Sacco partirà una nuova indagine epidemiologica;

b – Il livello delle polveri sottili, anche se ha iniziato ad abbassarsi è ancora al disopra dei livelli ottimali e, che sia invece preoccupante, lo dimostra come nell’area della Valle del Sacco sia alto il numero degli ammalati di affezioni cardiovascolari ed alle vie respiratorie;

c – la raccolta dei rifiuti è priva di una reale programmazione che armonizzi raccolta porta a porta, avvio differenziato ai termovalorizzatori e il superamento delle discariche che raccolgono tantissimi rifiuti della Capitale. Senza Colleferro ed Roccasecca la situazione si fa ingovernabile. In questo circuito sta anche la causa dell’aumento dei costi. Il 16 aprile prossimo, che deciderà il Consiglio di Stato per Roccasecca e cosa ne sarà di Colleferro dopo il 31 dicembre? (parliamo delle rispettive discariche)da sin a ds Rosso e Valleriani 350 260 min

Non sono cose nuove, né sconosciute ai più, noi stessi da queste colonne ne abbiamo parlato già più volte, ma nuova è la volontà di come affrontarle. Sa di consapevolezza l’affermazione contenuta nella Piattaforma di base per il 13 aprile «È mancata una assunzione di responsabilità collettiva e condivisa sulle linee di sviluppo». È il punto di partenza per illustrare la necessità di un progetto che definisca i prossimi interventi che decideranno del nostro futuro. Roberto Rosso si sofferma su come guardare alla via d’uscita dalle difficoltà e con quale stato d’animo.
Egli affronta un tema che traduciamo in una domanda chiave: A quali attività verranno finalizzate le decine di milioni di euro che l'istituto dell'Area di crisi complessa metterà a disposizione? È importantissima la risposta a questa domanda che non è affatto peregrina, ricordiamo tutti che cosa successe con l'accordo di programma per l'area di crisi della Videocon? Non ricadute positive per il territorio (se si escludono due colossi farmaceutici che beneficiarono di interventi milionari) e nemmeno l’obiettivo minimo di ricollocazione di quel 25% di disoccupati cha quell’accordo avevano faticosamente conquistato.
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13 aprile a Frosinone: perché bisogna esserci

inquinamento_del_sacco_350 260 min13 aprile '19: Per l'Ambiente, la Bonifica, la Salute e lo Sviluppo
L’appuntamento del 13 aprile a Frosinone per una manifestazione popolare, che ha al suo centro la tutela dell’ambiente dall’inquinamento della Valle del Sacco, continua ad essere una di quelle circostanze da valorizzare perché interessa tutti e perché, subito, centri scelte e impegni sulla “bonifica” dell’area inquinata oggetto di un accordo di programma firmato da Ministro dell’Ambiente e Presidente della Regione Lazio il 7 marzo ’19 in Prefettura a Frosinone, mentre nello stesso giorno il Governo autorizzava incrementi di rifiuti nella discarica di Cerreto a Roccasecca. Il TAR del Lazio, meno male, poi ha bloccato tutto.

 

”Basta esasperare la popolazione”
Ci è sembrato interessante rileggere le cronache scritte e in video dei mesi scorsi a partire dagli allarmi lanciati nei giorni in cui il fiume Sacco schiumò in più punti. perteonline.it il 10 ottobre scorso titolava il suo video ”Basta esasperare la popolazione” citando il Prefetto di Frosinone. Venendo a cronache più recenti invitiamo a rileggere, fra gli altri, ilfattoquotidiano.it del 6 dicembre ’18, frosinonetoday.it dell’8 febbraio e ciociariaoggi.it del 9 febbraio del 2019. Perché da rileggere? Un titolo riassume bene il tema: “Valle del Sacco, emergenza ambientale: nessuna tregua agli inquinatori”. “Inquinanti fino a 8 volte i limiti” asseriva l’Arpa.

Queste informazioni ripropongono la questione da noi affrontata sulle priorità di una reale ed efficace lotta all’inquinamento. Il comandante Giuseppe Lopez dei carabinieri forestali del gruppo di Frosinone nel corso della conferenza stampa al comando Regione Carabinieri Forestale "Lazio" denunciava «È il sistema ad inquinare, non un singolo»., dopo avere elencato tutti i controlli, da loro fatti, presso aziende limitrofe al fiume nell'ambito di un'attività d'indagine delegata dalla Procura di Frosinone per il reato di inquinamento ambientale. (Nicoletta Finì. Ciociaria Oggi). E, nella stessa occasione il Comandante della Regione Carabinieri Forestale “Lazio”, Generale di Brigata Cinzia Gagliardi, rappresentava le migliaia di controlli eseguiti nell’ambito dell’azione di contrasto all’inquinamento idrico, atmosferico, acustico, del suolo, delle acque di scarico e dell’utilizzazione agronomica delle acque di vegetazione. (Redazione di frosinonetoday.it) Tutte cifre da rileggere. È importante questa presenza di Carabinieri nella Valle del Sacco.Ceccano fiume Sacco h260 min
Il comandante Lopez, fuga ogni dubbio sulla pericolosità della situazione: «Chi inquina prima o poi beve l'acqua che inquina, e quello che noi vediamo, appunto la schiuma, è un fenomeno appariscente, ma ci sono forse sostanze invisibili molto più dannose». Aggiungiamo che, prima o poi, oltre a bere l’acqua, chi inquina, mangerà anche ortaggi vari che con quell’acqua vivono non solo qui in provincia ma anche, per come comunicano i bacini del Sacco e del Liri, quelli prodotti in grandi aree della provincia di Latina.

 

Il fiume è la priorità, ma…
È chiaro, quindi, che la “priorità” è intervenire sul fiume? Bloccare gli sversamenti e disinquinare le acque, subito. Ad oggi non ci siamo. L’Ufficio Commissariale della Ragione Lazio aveva già indicato in proposito come lavorare. Ma a settembre del 2011 ha cessato di lavorare. Perché?
Crediamo che ci si debba porre qualche domanda: ma è giusto che i finanziamenti siamo arrivati per prima ad aree che non hanno una immediata azione attiva nell’inquinamento idrico e invece per il fiume non sono ancora previsti interventi concreti ed esecutivi di bonifica, infatti vengono stanziati solo 1.728.524,83 di euro (su 53.626 ecc) per il “Monitoraggio delle acque per uso potabile, irriguo e domestico” a carico delle Risorse FSC e Patto Lazio (CIPE – risorse FSC, patti per il Sud e infrastrutture)
Facciamo un esempio per provare a rispondere. Ancora un passo indietro fino al 2016, per ora, e cosa si trova? «Ex Polveriera di Anagni: nessuno la vuole, qualcuno la incendia?» è il titolo di un articolo pubblicato da https://legambienteanagni.com/2016/08/19 che afferma C’è una strana coincidenza di tempi tra l’incendio del 16 agosto e il Bando d’asta, andato deserto alla scadenza del 29 luglio, per la presentazione di Progetti riguardanti la destinazione e la vendita della Polveriera. (ci ricorda l’ex-Videocon incendiata mentre era in attesa dell’asta di vendita. Sarà mica una nuova tecnica promozionale?)

L’articolo citato riproponeva con forza il problema della destinazione della Polveriera, ma chiedendo di provvedere subito alla manutenzione non onerosa di questa proprietà pubblica, attraverso concessioni agli agricoltori e agli allevatori locali, in nome della sicurezza della popolazione, del rispetto e della tutela del territorio. (Anagni, 18 agosto 2016) Incredibile!?, ma forse non tanto. Precedentemente, il giornale online anagnia.com, il 9 agosto 2014 riportava una polemica fra il Sindaco Bassetta e il suo oppositore Daniele Natalia che premeva per l’acquisto (da parte del comune): «Di fronte alle secche risposte del sindaco, giustificate da fantomatici pericoli, le Associazioni Anagni Viva e Legambiente Anagni avevano formalizzato la denuncia del pericolo di incendi nella Polveriera, richiedendo la reintroduzione dell’attività agricola e di allevamento nell’area, con lettera indirizzata al Comando VV.FF., al Prefetto di Frosinone, alla Protezione Civile di Anagni e al Sindaco.»depuratore Asi 350 260 min

 

Come si è proceeduto, invece…
Domanda: si bonifica quest’area perché interdetta all'agricoltura? Dall’antefatto non sembrerebbe, infatti si apprende dalla stessa fonte che il sindaco Fausto Bassetta aveva un problema di collocabilità, della Polveriera, sul mercato a causa “della mancata bonifica effettuata dalla precedente amministrazione, ecc….
Sappiamo bene che ci sono siti come la discarica di via Le lame a Frosinone che richiedono urgente bonifica o colle Sughero (escluso dal documento firmato come denuncia il Comitato Residenti di Colleferro), ma quanti altri siti sono come la ex polveriera di Anagni che a quanto pare va bonificata per trovare acquirenti? Non si sostiene qui che non sia buona cosa bonificare anche siti come questo or ora citato, ma si sostiene che la precedenza dovrebbero averle quelle operazioni che servono a salvaguardare la salute delle persone, degli animali e delle culture agricole, in particolare quelle che ci nutrono. Quindi il fiume prima di tutto.
Con quale criterio L’ISPRA nel 2017 ha “assiemato” gli otto siti della provincia di Frosinone che avrebbero «richiesto la messa in sicurezza immediata di otto siti pericolosi per la salute pubblica» (sic)?
Ripetiamo una domanda già fatta: a chi rendono conto questi organismi di esperti incaricati di studiare? La maggioranza di governo nel 2017 è nota, a che servirebbe ripeterlo: il suo obiettivo era non disturbare gli imprenditori (il Ministro Padoan arrivò ad autorizzare Equitalia a riscuotere le bollette di Acea Ato5), senza distinzioni, sia che sversino e sia che non sversino. E se si guarda bene in questo accordi per la bonifica, il fiume c’è’ poco e non subito. Al contrario ci sono aree che i cittadini non capiscono perché stanno in quell’elenco. A Ceccano, il 29 scorso, in una interessante conferenza del Presidente di Re.Tu.Va.Sa. Alberto Valleriani, sull’inquinamento, svolta nell’Aula magna “Francesco Alviti” del Liceo Scientifico, un insegnante chiese, senza avere risposta, perché spendere oltre 3 milioni di euro per i tre siti della sua città e non per il fiume che l’attraversa?

 

Qualche domanda può essere utile?
Qualche riflessione il coordinamento dei 19 Sindaci, che sono gli unici rappresentanti del territorio ammessi alla fase preparatoria dell’Accordo di Bonifica, dovrebbero farla. Perché a nessuno di loro è venuto in mente di pensare al fiume Sacco e alle culture da esso bagnate? qualcuno di loro ha avuto una visione generale del problema Valle del Sacco o ognuno di loro si è soltanto preoccupato di ottenere finanziamenti per il territorio del proprio comune? qual è stato il rapporto con le associazioni che nel coordinamento erano ammesse? quante assemblee popolari hanno fatto per conoscere l’opinione dei propri cittadini (prima e non dopo la firma del 7 marzo)? perché non hanno chiesto o preteso, se necessario, che fossero i consigli comunali a valutare la bozza di accordo?

Le assemblee elettive, a partire dal Parlamento, dovrebbero riappropriarsi delle decisioni anche nelle politiche ambientali e non darle in appalto agli esperti, consultarli si, sempre, ma escluderli dalle decisioni, loro non hanno questa responsabilità. In questa vicenda non c’è un deficit di conoscenze scientifiche per esprimere opinioni, come qualcuno pretende di affermare, c’è un deficit di democrazia enorme e, questo è un handicap terribile che impedisce soluzioni adeguate e giuste. Vorremmo che il 13 aprile dicesse una parola chiara in proposito.

5 aprile 2019

 

 

 

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13 aprile a Frosinone: perché bisogna esserci

inquinamento_del_sacco_350 260 min13 aprile '19: Per l'Ambiente, la Bonifica, la Salute e lo Sviluppo
L’appuntamento del 13 aprile a Frosinone per una manifestazione popolare, che ha al suo centro la tutela dell’ambiente dall’inquinamento della Valle del Sacco, continua ad essere una di quelle circostanze da valorizzare perché interessa tutti e perché, subito, centri scelte e impegni sulla “bonifica” dell’area inquinata oggetto di un accordo di programma firmato da Ministro dell’Ambiente e Presidente della Regione Lazio il 7 marzo ’19 in Prefettura a Frosinone, mentre nello stesso giorno il Governo autorizzava incrementi di rifiuti nella discarica di Cerreto a Roccasecca. Il TAR del Lazio, meno male, poi ha bloccato tutto.

 

”Basta esasperare la popolazione”
Ci è sembrato interessante rileggere le cronache scritte e in video dei mesi scorsi a partire dagli allarmi lanciati nei giorni in cui il fiume Sacco schiumò in più punti. perteonline.it il 10 ottobre scorso titolava il suo video ”Basta esasperare la popolazione” citando il Prefetto di Frosinone. Venendo a cronache più recenti invitiamo a rileggere, fra gli altri, ilfattoquotidiano.it del 6 dicembre ’18, frosinonetoday.it dell’8 febbraio e ciociariaoggi.it del 9 febbraio del 2019. Perché da rileggere? Un titolo riassume bene il tema: “Valle del Sacco, emergenza ambientale: nessuna tregua agli inquinatori”. “Inquinanti fino a 8 volte i limiti” asseriva l’Arpa.

Queste informazioni ripropongono la questione da noi affrontata sulle priorità di una reale ed efficace lotta all’inquinamento. Il comandante Giuseppe Lopez dei carabinieri forestali del gruppo di Frosinone nel corso della conferenza stampa al comando Regione Carabinieri Forestale "Lazio" denunciava «È il sistema ad inquinare, non un singolo»., dopo avere elencato tutti i controlli, da loro fatti, presso aziende limitrofe al fiume nell'ambito di un'attività d'indagine delegata dalla Procura di Frosinone per il reato di inquinamento ambientale. (Nicoletta Finì. Ciociaria Oggi). E, nella stessa occasione il Comandante della Regione Carabinieri Forestale “Lazio”, Generale di Brigata Cinzia Gagliardi, rappresentava le migliaia di controlli eseguiti nell’ambito dell’azione di contrasto all’inquinamento idrico, atmosferico, acustico, del suolo, delle acque di scarico e dell’utilizzazione agronomica delle acque di vegetazione. (Redazione di frosinonetoday.it) Tutte cifre da rileggere. È importante questa presenza di Carabinieri nella Valle del Sacco.Ceccano fiume Sacco h260 min
Il comandante Lopez, fuga ogni dubbio sulla pericolosità della situazione: «Chi inquina prima o poi beve l'acqua che inquina, e quello che noi vediamo, appunto la schiuma, è un fenomeno appariscente, ma ci sono forse sostanze invisibili molto più dannose». Aggiungiamo che, prima o poi, oltre a bere l’acqua, chi inquina, mangerà anche ortaggi vari che con quell’acqua vivono non solo qui in provincia ma anche, per come comunicano i bacini del Sacco e del Liri, quelli prodotti in grandi aree della provincia di Latina.

 

Il fiume è la priorità, ma…
È chiaro, quindi, che la “priorità” è intervenire sul fiume? Bloccare gli sversamenti e disinquinare le acque, subito. Ad oggi non ci siamo. L’Ufficio Commissariale della Ragione Lazio aveva già indicato in proposito come lavorare. Ma a settembre del 2011 ha cessato di lavorare. Perché?
Crediamo che ci si debba porre qualche domanda: ma è giusto che i finanziamenti siamo arrivati per prima ad aree che non hanno una immediata azione attiva nell’inquinamento idrico e invece per il fiume non sono ancora previsti interventi concreti ed esecutivi di bonifica, infatti vengono stanziati solo 1.728.524,83 di euro (su 53.626 ecc) per il “Monitoraggio delle acque per uso potabile, irriguo e domestico” a carico delle Risorse FSC e Patto Lazio (CIPE – risorse FSC, patti per il Sud e infrastrutture)
Facciamo un esempio per provare a rispondere. Ancora un passo indietro fino al 2016, per ora, e cosa si trova? «Ex Polveriera di Anagni: nessuno la vuole, qualcuno la incendia?» è il titolo di un articolo pubblicato da https://legambienteanagni.com/2016/08/19 che afferma C’è una strana coincidenza di tempi tra l’incendio del 16 agosto e il Bando d’asta, andato deserto alla scadenza del 29 luglio, per la presentazione di Progetti riguardanti la destinazione e la vendita della Polveriera. (ci ricorda l’ex-Videocon incendiata mentre era in attesa dell’asta di vendita. Sarà mica una nuova tecnica promozionale?)

L’articolo citato riproponeva con forza il problema della destinazione della Polveriera, ma chiedendo di provvedere subito alla manutenzione non onerosa di questa proprietà pubblica, attraverso concessioni agli agricoltori e agli allevatori locali, in nome della sicurezza della popolazione, del rispetto e della tutela del territorio. (Anagni, 18 agosto 2016) Incredibile!?, ma forse non tanto. Precedentemente, il giornale online anagnia.com, il 9 agosto 2014 riportava una polemica fra il Sindaco Bassetta e il suo oppositore Daniele Natalia che premeva per l’acquisto (da parte del comune): «Di fronte alle secche risposte del sindaco, giustificate da fantomatici pericoli, le Associazioni Anagni Viva e Legambiente Anagni avevano formalizzato la denuncia del pericolo di incendi nella Polveriera, richiedendo la reintroduzione dell’attività agricola e di allevamento nell’area, con lettera indirizzata al Comando VV.FF., al Prefetto di Frosinone, alla Protezione Civile di Anagni e al Sindaco.»depuratore Asi 350 260 min

 

Come si è proceeduto, invece…
Domanda: si bonifica quest’area perché interdetta all'agricoltura? Dall’antefatto non sembrerebbe, infatti si apprende dalla stessa fonte che il sindaco Fausto Bassetta aveva un problema di collocabilità, della Polveriera, sul mercato a causa “della mancata bonifica effettuata dalla precedente amministrazione, ecc….
Sappiamo bene che ci sono siti come la discarica di via Le lame a Frosinone che richiedono urgente bonifica o colle Sughero (escluso dal documento firmato come denuncia il Comitato Residenti di Colleferro), ma quanti altri siti sono come la ex polveriera di Anagni che a quanto pare va bonificata per trovare acquirenti? Non si sostiene qui che non sia buona cosa bonificare anche siti come questo or ora citato, ma si sostiene che la precedenza dovrebbero averle quelle operazioni che servono a salvaguardare la salute delle persone, degli animali e delle culture agricole, in particolare quelle che ci nutrono. Quindi il fiume prima di tutto.
Con quale criterio L’ISPRA nel 2017 ha “assiemato” gli otto siti della provincia di Frosinone che avrebbero «richiesto la messa in sicurezza immediata di otto siti pericolosi per la salute pubblica» (sic)?
Ripetiamo una domanda già fatta: a chi rendono conto questi organismi di esperti incaricati di studiare? La maggioranza di governo nel 2017 è nota, a che servirebbe ripeterlo: il suo obiettivo era non disturbare gli imprenditori (il Ministro Padoan arrivò ad autorizzare Equitalia a riscuotere le bollette di Acea Ato5), senza distinzioni, sia che sversino e sia che non sversino. E se si guarda bene in questo accordi per la bonifica, il fiume c’è’ poco e non subito. Al contrario ci sono aree che i cittadini non capiscono perché stanno in quell’elenco. A Ceccano, il 29 scorso, in una interessante conferenza del Presidente di Re.Tu.Va.Sa. Alberto Valleriani, sull’inquinamento, svolta nell’Aula magna “Francesco Alviti” del Liceo Scientifico, un insegnante chiese, senza avere risposta, perché spendere oltre 3 milioni di euro per i tre siti della sua città e non per il fiume che l’attraversa?

 

Qualche domanda può essere utile?
Qualche riflessione il coordinamento dei 19 Sindaci, che sono gli unici rappresentanti del territorio ammessi alla fase preparatoria dell’Accordo di Bonifica, dovrebbero farla. Perché a nessuno di loro è venuto in mente di pensare al fiume Sacco e alle culture da esso bagnate? qualcuno di loro ha avuto una visione generale del problema Valle del Sacco o ognuno di loro si è soltanto preoccupato di ottenere finanziamenti per il territorio del proprio comune? qual è stato il rapporto con le associazioni che nel coordinamento erano ammesse? quante assemblee popolari hanno fatto per conoscere l’opinione dei propri cittadini (prima e non dopo la firma del 7 marzo)? perché non hanno chiesto o preteso, se necessario, che fossero i consigli comunali a valutare la bozza di accordo?

Le assemblee elettive, a partire dal Parlamento, dovrebbero riappropriarsi delle decisioni anche nelle politiche ambientali e non darle in appalto agli esperti, consultarli si, sempre, ma escluderli dalle decisioni, loro non hanno questa responsabilità. In questa vicenda non c’è un deficit di conoscenze scientifiche per esprimere opinioni, come qualcuno pretende di affermare, c’è un deficit di democrazia enorme e, questo è un handicap terribile che impedisce soluzioni adeguate e giuste. Vorremmo che il 13 aprile dicesse una parola chiara in proposito.

5 aprile 2019

 

 

 

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La bonifica del Sacco sia lavoro per tutti i disoccupati

platea26mar16 350 mindi Valentino Bettinelli e Maria Giulia Cretaro - Vertenza Frusinate alle prese con una nuova assemblea, ancora una volta capace di riempire il Salone di Rappresentanza della Provincia di Frosinone. Pomeriggio di martedì 26 marzo; all’ordine del giorno il nuovo accordo quadro per lo stanziamento dei fondi per le mobilità in deroga 2019. Ulteriore punto di discussione, l’opportunità occupazionale legata alla futura bonifica del SIN della Valle del Sacco. L'incontro inizia con più di un'ora di ritardo, in attesa di tutte le figure di rappresentanza contattate e dalle quali è mancata persino la cortese risposta.

L’apertura ,affidata come sempre al portavoce Gino Rossi, il quale, con triste consuetudine, punta il dito sugli assenti. “Tutte le sigle sindacali, i rappresentanti parlamentari e regionali del territorio sono stati invitati, ma non hanno raccolto l'invito. C’è rabbia per una evidente mancanza di comprensione da parte di chi non raccoglie le istanze di questo gruppo di lavoratori. Ancora oggi siamo da soli. Politici e sindacalisti non rispondono. Abbiamo tutte le prove che dimostrano questa latitanza indegna da parte di chi dovrebbe rappresentarci. Fa soffrire ancora di più la mancata informazione su un importante comunicato del 18 marzo, reso pubblico dalla Segreteria Nazionale della CGIL. Nel documento un chiaro riferimento alla gestione dei fondi riguardanti la mobilità in deroga per le 18 aree di crisi complessa e la loro immediata erogazione. Come può essere sfuggito all'attenzione dei delegati locali, nonostante le numerose richieste inoltrate da parte dei disoccupati?”
Unica risposta è stata la non necessità di ulteriori assemblee, a causa della mancanza di novità.

Vertenza Frusinate porta avanti la lotta, non solo come protesta ma sostituendosi all'evanescenza dei rappresentanti di riferimento. I Sindacati rimandano l'accordo quadro attendendo notizie dalla Regione e dal Governo. Ma dove sono le pressioni necessarie alla causa? Come operano affinché i tempi possano essere ridotti? Sembra che un possibile incontro per l'accordo potrà esserci tra Aprile o Maggio, un rinvio imbarazzante che non tiene conto della contingenza drammatica dei bisogni dei lavoratori.
Anche per un’altra circostanza molto attuale, i contatti tra i delegati di Vertenza e i Sindacati non hanno avuto l'attenzione in materia di politiche attive. Esist26marzo19 350 mine, infatti, un'occasione concreta creatasi grazie ai 53 milioni per la Bonifica della Valle del Sacco, tuttavia la materia non sembra ancora essere stata presa sul serio con azioni di interesse per i progetti già finanziati. Come può un'opportunità simile sfuggire all'attenzione di chi è deputato dai tesserati alla tutela del Lavoro?
Su questo tema Rossi affonda chiamando a raccolta “gli attori protagonisti della vicenda sui territori. Per noi la bonifica è un’occasione per ottenere quello che in tutti questi anni abbiamo chiesto a gran voce: il lavoro. I comuni e le amministrazioni devono rispondere per difendere i diritti del lavoro. I disoccupati devono sfruttare il megafono politico per rivendicare le proprie necessità”.

L’Accordo di Programma per la bonifica del SIN del Sacco, investe un’area vasta di 19 comuni in Provincia di Frosinone, da Paliano a Ceprano. 10 progetti che nei prossimi sei mesi dovranno essere caratterizzati per una futura bonifica. Le amministrazioni puntino su questa opportunità e facciano chiarezza sulle modalità di messa in opera degli interventi. Ancora una volta bisogna porsi delle domande: perché i Comuni, attraverso i loro consigli, non si sono resi parte attiva dopo che sono state escluse le assemblee elettive? Perché i sindacati non chiedono di essere coinvolti sfruttando i progetti per le politiche attive?
La conclusione dell'accordo è di dubbia chiarezza, ma c'è ancora modo di comprendere e monitorare il progresso di queste opere. Non dovrebbero però essere i disoccupati a ricordarlo alla classe dirigente.

Anche nei rapporti con il governo, Vertenza Frusinate recita il ruolo di intermediario. Di recente una delegazione ha incontrato il sottosegretario Claudio Durigon, il quale ha affermato che il ruolo politico del governo si è concluso con lo stanziamento dei 117 milioni in finanziaria. Secondo l’esponente della Lega la palla deve ora passare alle competenze tecniche per dirimere le questioni pratiche.
La Politica, per Vertenza Frusinate, sembra essersi persa tra Riunioni di Segreterie e Campagne Elettorali perenni, rinunciando al ruolo democratico affidato dai cittadini.
Gino Rossi ha annunciato un incontro in Prefettura per sollecitare gli interventi istituzionali in mancanza di risposte. L’occasione potrebbe consentire anche, a piccole delegazioni di disoccupati, di dialogare con le diverse strutture sindacali, approfittando dell'appuntamento offerto dal sit-in.
La sollecitazione è destinata anche al Presidente della Provincia Antonio Pompeo, perché recuperi un ruolo esecutivo, di cui lo ha privato l’istituzione del RUA, togliendo, così, tutto il peso che devono avere il territorio e i cittadini della Valle del Sacco. A lui il compito di attivare un tavolo, sull’esempio di quello a cui aveva già dato vita in passato, al fine di mettere in sinergia tutte le forze produttive in campo.

Ad ora almeno le parole sono aleatorie. Senza incertezze i disoccupati aspettano fatti concreti.

26 mar ’19 ore 17:51

 

 

 

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Vertenza Frusinate e le politiche attive per il lavoro

ceccano 15marzo19 350 260 mindi Valentino Bettinelli e Maria Giulia Cretaro - Politiche attive per il lavoro ed il loro destino in Provincia di Frosinone. Promotore del tavolo Samuel Battaglini, Vice Presidente nazionale dell'ANCI giovani.

Già da mesi, suo il tentativo di riunire gli attori in scena. Nel mese di febbraio la richiesta avanzata al Presidente della Provincia Pompeo, rimasta inascoltata. “Grazie all’impegno del consigliere di Ceccano Marco Mizzoni, molto partecipe nella vicenda, abbiamo organizzato questo dibattito sulle politiche attive nell’ auditorium della Biblioteca di Ceccano”. Premura di Samuel Battaglini è stata contattare i 91 sindaci della Provincia, gli eletti del territorio, le associazioni di categoria e sindacati. Non solo è mancata la partecipazione ma anche la risposta. Hanno accolto l'appello Anita Tarquini ( UIL), Nazzareno Pilozzi, per conto di Mauro Buschini, per la Regione Lazio, qualche amministratore dei comuni frusinati ed il Senatore Ceccanese, già Vice Sindaco Massimo Ruspandini; certamente poche presenze rispetto alla portata del problema. Anche da parte di Vertenza Frusinate una tiepida adesione, non certo i numeri canonici a cui ci hanno abituato i militanti: non stanchi di lottare ma bisognosi di progetti concreti.

Marco Mizzoni esordisce sottolineando “l’assenza totale delle istituzioni. I disoccupati non chiedono solo sostentamento, ma lavoro. L'enorme tasso di non occupati nella nostra provincia non può essere un dato da cavalcare solo in campagna elettorale”.
Microfono al portavoce di Vertenza Frusinate, Gino Rossi, che batte ancora forte contro “una politica continuamente e costantemente assente. Vertenza è un comitato unitario di tutti i disoccupati delle aziende del territorio. Continueremo a sollecitare i nostri rappresentanti istituzionali, affinché Provincia, Regione e Governo mettano in campo progetti reali di politiche attive. Siamo coscienti che senza questi provvedimenti, la mobilità avrà un termine e noi rimarremo senza sostentamento e assolutamente senza lavoro. Pretendiamo inoltre più rispetto istituzionale, le nostre continue chiamate non dovrebbero essere un disturbo, ma il richiamo al dovere di chi è stato eletto”. Rossi apre anche sulla questione Valle del Sacco “11 progetti, per lo più nella nostra provincia, di cui sappiamo poco e niente. Non è chiaro quello che è stato siglato e come e se questo ci coinvolgerà. Credo questa sia una questione centrale del problema”.

Intervento in merito anche dell’Assessore Mario Sodani che richiama tutti alla concretezza dello sviluppo pratico del lavoro. “Analizziamo questi progetti di bonifica, abilitiamo le professionalità, riattiviamo il turismo e la collaborazione con le curie. Abbiamo 53 milioni da utilizzare e far fruttare”. Scivolone dell'Assessore forse su argomento a lui poco chiaro. Fondi legati alla Valle del Sacco con progetti già convalidati.

Massimo Ruspandini, nel suo stile sintetico, spende parole di ringraziamento per chi ha da sempre militato in prima linea. “M’impegno per un'interrogazione parlamentare, il primo strumento nelle mani di un Senatore. - prosegue con un attacco alle politiche del governo - che mirano sicuramente ad una condivisibile assistenza diretta a chi ha meno, ma qualcuno deve assumersi le responsabilità di dire che queste misure non genereranno lavoro e sviluppo. Si investono miliardi sul Reddito di Cittadinanza, che è l’esatto opposto di quello che Vertenza chiede. Il comitato ha avuto la forza di non mollare, spronandoci anche a costruire situazioni istituzionali ad hoc”. Anche il Senatore parla di Valle del Sacco collegando il problema ambientale con la crisi occupazionale dell’intera area. “Bonifica, riqualificazione e politiche attivei”.
Anita Tarquini (UIL) “La mia presenza, è in rappresentanza di tutte le sigle. sindacali.

Nella lunga storia di Vertenza Frusinate ci siamo spesi per ogni passaggio. Ad oggi, parlando di politiche attive, abbiamo inviato mail a tutti i sindaci. Le risposte sono state vaghe e lente. Non possiamo improvvisare soluzioni, che non tengono conto di tempi e costi.” In una mattinata dove l'asticella si è spostata tutta a destra, ultimo intervento quello di Nazzareno Pilozzi (PD) in vece di Mauro Buschini. “Il Ministero sta valutando se poter o meno stanziare i 35 milioni e poi comunicarlo alla Regione. Prima di allora la discussione è ferma così come l'accordo quadro. I fondi stanziati nel Lazio per l’assistenza, spettano a tutti, non solo all'area di crisi complessa. Pilozzi conferma la “necessità di un nuovo accordo per la ripartizione effettiva dei fondi per la mobilità in deroga”. “Essenziale sarà agire sul tema Valle del Sacco. I 53 milioni ci sono e rappresentano un punto di partenza per la bonifica”.
Una mattinata densa di interventi, anche estremamente prolissi, che lasciano ancora fumo nel problema occupazionale dei senza lavoro ciociari. Parole che, tra discussioni e diatribe personali, aggirano di nuovo il problema.

Una soluzione c'è, è sotto gli occhi di tutti ed è l'accordo per la Bonifica della Valle del Sacco. A ricordarlo nel tavolo solo Vertenza Frusinate, e sorvolato da tutti gli altri.
Questa intesa sui 53 milioni è arrivata in sordina, con la totale assenza di una reale consultazione dei cittadini interessati e senza alcuna audizione dei Sindacati e dei Consigli comunali. Il futuro dei 10 progetti, da Paliano a Ceprano, sarà affidato alla sola supervisione del Rua, Responsabile Unico dell’Attuazione, la Regione Lazio in un comitato presieduto dal Ministero dell’ambiente insieme solo a Ispra e Arpa, con la convocazione dei sindaci relegata ad una volta l'anno. Lo ha ricordato nel suo intervento il direttore di UNOeTRE.it, Ignazio Mazzoli, rammentando che innanzitutto ogni cittadino ed ogni istituzione locale hanno il diritto di conoscere ogni parola di ciò che si è firmato il 7 marzo ed ha invitato i disoccupati a non perdere questa nuova concreta opportunità di lavoro lavorando d’intesa con i Sindacati, perché la gestione dei posti di lavoro che genereranno i progetti dell’Accordo di bonifica della Valle del Sacco, non siano nelle mani di pochi ed in primo luogo non siano oggetto di voti di scambio elettorale. È un’occasione per giovani inoccupati e vecchi disoccupati.

Tre ore trascorse tra dissertazioni ideologiche e comizi, quando in realtà sarebbe bastato molto meno per rendere giustizia all'argomento principe del tavolo, e relegato a mero contorno: le non pervenute politiche attive (che però ci sono, ne fa fede la bonifica del Sacco, anche se qualcuno non vuole vederla come tale, chissà perché?).

 

 

 

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15 marzo ‘19

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Crisi e lavoro: il PD deve ripartire da qui

partito democratico bandiera350 250di Alfiero Grandi su Il Fatto Quotidiano 12/3/2019 - Tanti hanno partecipato alle primarie sperando di aiutare la ricostruzione di una posizione di sinistra, diroccata da Renzi, che ora tenta di ipotecare la vittoria di Zingaretti. Anche le manifestazioni sindacale e antirazzista di Milano sono state partecipate e importanti. Novità incoraggianti ma insufficienti.

Ora la discontinuità del Pd con il passato deve essere netta. La maggioranza giallo-verde finora non ha dovuto fare i conti con una reale alternativa politica. F.I. e F.dI. sono subalterni alla Lega, il loro obiettivo è riallacciare con Salvini.

A sinistra un'opposizione confusa e divisa ha attaccato il governo con argomenti contraddittori e senza il coraggio di fare i conti con la sconfitta elettorale. Emblematico il reddito di cittadinanza. Alcune critiche al governo hanno rivendicato il REI introdotto da Gentiloni, chiedendo di potenziarlo invece di scegliere altre strade, mentre altre critiche hanno ritenuto un errore spendere risorse per alleviare le sofferenze della povertà, raddoppiata in dieci anni, dimenticando che anche gli 80 euro erano destinati ai lavoratori a basso reddito, quindi erano un intervento sulla domanda.

Interventi per aiutare i redditi che non bastano per una vita dignitosa sono giusti e necessari di fronte ad una crisi che dura da un decennio e non è finita. Il reddito di cittadinanza proposto dal governo ha aspetti criticabili come la confusione tra interventi per l'occupazione e sostegno al reddito delle aree di povertà. L'opposizione di sinistra dovrebbe condividere l'obiettivo e lavorare per correggerne errori e storture, compreso avere ignorato le regioni e i sindacati.

Una battaglia si impone ma per correggere in meglio. Il reddito di cittadinanza non crea occupazione e sono necessari altri interventi che questa maggioranza sembra incapace di fare. Tuttavia reddito di cittadinanza ed altri provvedimenti sono di segno diverso da quelli di Salvini sui migranti e sulla sicurezza. Zingaretti deve puntare ora a costruire un'alternativa al governo giallo-verde, prima che sia troppo tardi. La precondizione è rompere con la logica renziana del “mai con i 5 Stelle” sconfitta dalle primarie e prima ancora dal referendum costituzionale.

Per di più sulla Costituzione c'è la tentazione nel governo di riscriverne aspetti centrali con troppa faciloneria. La destra non ha i voti in parlamento, mentre una qualche convergenza tra Pd, sinistra e M5 Stelle potrebbe essere un'alternativa. Un confronto tra Pd, sinistra e 5 Stelle non è semplice ma - ad esempio - la proposta del salario minimo è una novità a fronte della frantumazione e della svalutazione del lavoro. Questo governo non è in grado di governare l'Italia in crisi, per di più in continuità con Renzi ha ignorato le rappresentanze sociali, sindacati in testa.

Ridare ruolo alla rappresentanza sociale è un punto chiave del futuro politico di questo paese. Zingaretti deve assumerlo esplicitamente.

Se il governo arranca la difficoltà è politica. Se l'Italia non vuole perdere il contatto con il gruppo di testa dell'Europa deve mobilitare le energie politiche, intellettuali e sociali che possono aiutare a fare uscire il paese da una crisi pericolosa.

La risposta deve essere politica e deve valorizzare il contributo delle forze sociali e intellettuali fondamentali di cui l'Italia tuttora dispone. Occorre costruire un progetto di futuro su cui far convergere governo e parti sociali. Il governo propone, le forze sociali fondamentali e l'intellettualità ne discutono e si tenta una sintesi condivisa, con impegni e verifiche precisi. Il punto di partenza deve essere la valorizzazione del lavoro, la sua quantità, la sua qualità, la sua crescita nella considerazione sociale, retribuzioni comprese.

Per un patto credibile occorre un governo affidabile e quello attuale non lo è, quindi il suo superamento è centrale, ora.

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Non esistono lavori umilianti

operatoreecologico 350 260 minNON ESISTONO LAVORI UMILIANTI..
è umiliante chiedere favori per vivere.
è umiliante non avere soldi per mangiare .
è umiliante spiegare a tuo figlio che non puoi comprargli i libri di scuola.
è umiliante non poter far studiare i tuoi figli.
è umiliante non poter fare la spesa.
è umiliante che gli altri tiu facciano la spesa.
è umiliante quando ti staccano la luce
E' UMILIANTE NON AVERE UN LAVORO.

 

Tiziano Ziroli Roma 20 gennaio 2019

 

 

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