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Una politica green è anche una politica per il lavoro

consiglio lazio 350 260Lettera aperta di Umberto Zimarri a Nicola Zingaretti Presidente della giunta Regionale del Lazio.

«Gentile Governatore Zingaretti,
sono un ragazzo di 29 anni che vive nel Lazio, la sua Regione. Abito in Provincia di Frosinone, in un piccolo paesino, San Giovanni Incarico nel quale sono Consigliere Comunale, ed adoro la mia terra: questa provincia per storia, territori e paesaggi è un gioiello. C’è tanto da valorizzare, c’è tanto da far conoscere, ma non mi dilungo oltre, sono convinto che certamente conoscerà questi luoghi e converrà su questo punto.

Ieri, ho letto con particolare interesse le proposte che ha lanciato sul tema green: sei grandi azioni per la svolta verde. Azioni certamente interessanti, utili ed importanti. Allo stesso modo, però mi sento di ricordarle che dalle nostre parti stanno emergendo con maggiore forza, giorno dopo giorno, problemi in cui le istituzioni balbettano, per essere ottimisti, latitano, in alcuni casi, e sono corresponsabili in altre.

Mi permetta di farle un esempio: nell’ottica di una svolta green le sembra sostenibile aver concesso, pochi mesi fa, per l’ennesima volta un ulteriore ampliamento della Discarica di Roccasecca. Una discarica nata provvisoria all’ inizio del millennio e che ora si sta sviluppando addirittura in verticale, nonostante, per esempio, il parere contrario del Mibact, oltre alla ferma opposizione dei Comuni e dei comitati ambientalisti. Come saprà certamente più di me, le direttive europee impongono di portare meno quantità possibile di rifiuti in discarica, ma in questa storia la risposta è sempre stata: non ci sono alternative. Magari redigere un nuovo piano regionale dei rifiuti sarebbe necessario e doveroso. Perché fino a quando questo non accadrà, noi saremo destinati a sopperire alle mancanze di altri. Non è evidentemente green, oltre che essere politicamente negligente, non costruire gli impianti moderni ed efficienti, di cui la Capitale avrebbe bisogno e continuare a sostenere un ciclo dei rifiuti novecentesco ed inquinante nelle Province. Tornando alla vicenda della Discarica, in seguito, può trovare l’interrogazione parlamentare presentata dal nostro gruppo nella passata legislatura: http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/11328&ramo=CAMERA&leg=17. Magari da Segretario del PD, potrebbe anche chiedere al suo partito e ai membri di quel Governo perché nessuno si è mai degnato di risponderci.

Sicuramente, inoltre, immagino sarà già a conoscenza del fatto che qualcuno in quella zona ha letteralmente spostato il Fiume Melfa. Spostato un Fiume. Al momento che io sappia non ci sono state reazioni da parte dall’Ente Regionale a tal proposito.

Le ricordo, infine, che ad un centinaio di metri di distanza, c’è anche un impianto di TMB che anno dopo anno accoglie sempre più rifiuti della Capitale. Ecco, immagini le condizioni in cui sono costrette a vivere famiglie con bambini piccoli, con questo caldo. Non si contano neanche più le chiamate per avvisare le forze dell’ordine a causa della puzza che pervade ed entra in queste case. In tutta franchezza non le sembra ingiusto e inaccettabile?
Non posso evitare di farle notare neanche i problemi della zona nord. C’è una nota del circolo di Legambiente di Anagni, firmata anche dal Presidente Nazionale, Stefano Ciafani, che vorrei sottoporle. La Regione da Lei Presieduta, in data, 27 luglio 2017, ha concesso alla Marangoni l’autorizzazione alla rimessa in esercizio dell’inceneritore. La Regione Lazio- dichiara Legambiente- ha fatto riferimento ad una valutazione d’impatto ambientale del 2000, non tenendo conto degli eventi che si sono succeduti negli anni e che hanno pesantemente aggravato le criticità ambientali. Non le sembra un controsenso avallare un inceneritore in un sito d’interesse nazionale?

Purtroppo, neanche il sud di questa provincia è esente da problemi seri e purtroppo le istituzioni sono assenti nella risoluzione. In una zona tra Cassino e Sant’Elia Fiume Rapido, Nocione, dopo anni ed anni di denunce da parte degli ambientalisti locali, sono state rinvenuti rifiuti interrati che qualcuno ieri ha provato ad incendiare. Ma non è finita qui, ahinoi, perché in quella zona, in un’area sotto-sequestro è presente, da oltre 10 anni, in un capannone abbandonato coperto in Eternit un accumulo di rifiuti. Una relazione dei Vigili del Fuoco, sostiene che in caso di incendio si possa creare un’emergenza sanitaria ed ambientale che durerà per anni ed anni. Una vera bomba ecologica.

Queste sono solo alcune delle tristi vicende di cui siamo ammalati, mi auguro che in altre zone del Lazio e d’Italia vada meglio, sa sono tendenzialmente ottimista, ma nel caso così non fosse, invito cittadini e associazioni a segnalarle prontamente.

Insomma, Governatore Zingaretti, chi scrive vuole costruire un futuro in cui siano garantite la tutela del territorio ed il diritto alla salute. Abbiamo il dovere di dare un futuro ai bambini ed ai ragazzi di oggi e di domani. Non vorrà farci, per caso, pensare che i rifiuti nelle Province rappresentano il prezzo che deve pagare la sua Giunta Regionale ai Cinque Stelle visto che tengono in piedi l’Anatra Zoppa?

Nella massima sincerità sarei contento e felice se ci fosse una vera, concreta, sincera svolta green su questi temi. La salvaguardia ambientale viene certamente prima delle logiche partitiche. Però se si vuol costruire qualcosa di realmente verde, o si vuol dimostrare un cambiamento, non possiamo che partire dalle fondamenta ed è proprio dalla coerenza delle scelte sui territori che si misura il reale cambiamento politico. Altrimenti il green è un tocco di colore in quadro a tinte fosche, un accessorio cool e non la sfida necessaria. Una moda del momento e non un investimento per il futuro.
Umberto Zimarri.»

 

 

 

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Lavoro: per le politiche attive il 15 luglio in Regione Lazio

Dignità 350 260di Valentino Bettinelli e Maria Giulia Cretaro - Oltre 30 gradi nel Salone di Rappresentanza della Provincia, e se in America il 4 Luglio è Festa dell'indipendenza, sui disoccupati di Vertenza Frusinate aleggia ancora la spada di Damocle della mobilità in deroga. L'alba del 5 Giugno aveva inaugurato una stagione positiva con un nuovo accordo quadro, almeno così sembrava. Ma ad un mese esatto rimangono velleitari quesiti e affermazioni.
Come sempre assemblea aperta a tutti, con inviti estesi a sindacati e politici locali. A rispondere il solo Anselmo Briganti, segretario della CGIL Frosinone e Latina. Un sindacato a far le veci di tutti, mostrando almeno tra loro, compattezza di azione e prospettive.

La prima, e forse più attesa notizia del pomeriggio la dà proprio il segretario, che comunica l’avvenuta convocazione del tavolo per le politiche attive per il 15 luglio in Regione Lazio. “L’obiettivo è creare dei progetti sinergici per collocare disoccupati giovani e non, ma anche per ricollocare molti degli ex lavoratori dell’area di crisi complessa. C’è in corso anche un ragionamento sull’allargamento della stessa alla zona sud della provincia, vista la stretta attualità della vicenda FCA”.

Per quel che riguarda i finanziamenti necessari, Briganti ricorda come “sarà necessario agganciare l’annualità 2020, quindi entrare di nuovo nei capitoli della finanziaria, manovra che nei prossimi mesi verrà discussa. È chiaro come ogni spesa dei prossimi provvedimenti sarà soggetta a stretti controlli da parte di Corte dei Conti e Unione Europea. Se servirà, si potrà anche tornare al ministero per sollecitare nuovi finanziamenti per gli ammortizzatori”. Anselmo Briganti ha sollecitato anche l’Amministrazione Provinciale, affinché si renda “essa stessa protagonista di alcuni progetti utili al ricollocamento di alcuni lavoratori con la cooperazione dei 54 comuni dell'area di crisi complessa. Tutto questo per creare una filiera che sincronizzi le varie iniziative”. Da questo riparte Gino Rossi, che ricorda come i sindaci, ancora oggi non sappiano a chi far riferimento per le graduatorie di lavoratori. Servizi necessari per la comunità e funzionali per reintegrare gli over 58, eppure la trasmissione dei dati agli uffici pertinenti non è mai arrivata. Ridotte così le possibilità dei primi cittadini di attingere dalla platea dei disoccupati ciociari.

Gino Rossi ricorda anche in assemblea i due punti cruciali della corsa di Vertenza Frusinate: i 2 milioni che mancano per chiudere al 31 dicembre e la soluzione del problema delle politiche attive.
“Abbiamo bisogno dell’impegno di tutti per risolvere questi problemi, eppure anche oggi nessuno ha risposto ai nostri appelli. Ancora una volta Vertenza Frusinate si trova abbandonata dalla politica. Chiediamo anche alla Provincia e al Presidente Pompeo di attivarsi per contattare i sindaci, cosa che non è stata fatta nel precedente tavolo sulle politiche attive svolto qui in Provincia”. Dichiarazioni pesanti quelle del portavoce, anche se ad oggi non si possono registrare dichiarazioni ufficiali in merito da parte dell’Amministrazione Provinciale.
Intervenuta anche Giuseppina Bonaviri, che oltre a ribadire il suo sostegno alla causa, portato avanti anche lontano dagli occhi della platea, ha invitato tutti a partecipare all'incontro dell'11 Giugno. Presso la Società operaia di Frosinone, si terrà un incontro di dialogo al quale sono stati chiamati a partecipare rappresentanti politici non solo del territorio. Lo scopo è indagare le problematiche dello stesso, partendo dalla Sanità senza dimenticare il Lavoro, per questo la presenza di Vertenza sarebbe un plus per il dibattito e "per portare avanti una resistenza civica".

Tutti buoni propositi, che comunque, non segnano giri di boa per la situazione attuale, ferma tra incudine e martello. Tra la Regione, che sta cercando soluzioni definitive, e il Governo, diviso tra questioni interne e i cordoli della borsa già chiusi per la prossima finanziaria. Forse dopo l'appuntamento del 15 Luglio, ci saranno alcune risposte, almeno sul tema nevralgico delle politiche attive.

4 luglio ’19 ore 19

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Lavoro. Maggiani e Mazzocchi scrivono alla Direzione PD Prov.le

  • Pubblicato in Partiti

BANDIERE PD 350 260di Alessandra Maggiani, Ermisio Mazzocchi - Alla c.a. di Domenico Alfieri, Reggente Federazione PD, Frosinone; Alla c.a. dei Membri della Direzione provinciale; Alla c.a. Bruno Astorre Segretario regionale PD Lazio

Carissime/i,
crediamo che sia arrivato il momento di affrontare in modo approfondito e con una prospettiva di cambiamento la situazione del "lavoro", diritto sancito dalla Costituzione e oggi prioritario per la provincia del Frosinone come per l'Italia. La crisi è grave.
Il caso più emblematico e dalle possibili conseguenze critiche è la FCA. Non si hanno certezze per le sue produzioni e la FCA di Piedimonte S. Germano avrà due mesi di forzata cessata attività tra cassa integrazione e ferie, con gravi ripercussioni su l'indotto (parliamo di 10.000 lavoratori. A oggi sono circa 1.000 gli interinali che tra FCA e indotto hanno perso il lavoro). Il quadro rimane fosco per altri settori produttivi della piccola e media impresa. L'edilizia è ferma. La disoccupazione è a livelli alti e numerose sono le vertenze come quella di "Vertenza Frusinate". Le prospettive di lavoro per i giovani sono scarse e incerte. Aumentano le disuguaglianze.
Non è più rinviabile una riunione della Direzione, (nel recente passato non ha mai discusso su questi temi), che affronti e metta in campo iniziative opportune, volte a presentare una visione complessiva delle esigenze del territorio e allo stesso tempo a valorizzare i risultati ottenuti con gli interventi della Regione.
Le istituzioni, dove abbiamo il governo, fanno la loro parte, al PD provinciale spetta fare la sua in modo da presentarsi come forza politica che affronta in modo concreto i problemi dei lavoratori e delle garanzie del lavoro.
Un PD vicino ai bisogni e alle necessità reali delle persone e del Paese e che parli a tutti, ha detto Zingaretti, iniziando un viaggio nelle fabbriche, nei luoghi della crisi. Il che significa essere dentro la fabbrica, dentro i processi della crisi, comprenderli, viverli in modo da rafforzare le proposte alternative del partito Democratico.
Rimettere al centro i diritti sociali e in primo piano quello del lavoro.
Da un anno a questa parte l’Italia registra un generale peggioramento degli indicatori economici, e attraversa una fase di sostanziale stagnazione, a indicare chiaramente come le politiche del governo non stanno andando nella giusta direzione e minacciano piuttosto di riportarci indietro di anni.
Dobbiamo constatare che le poche politiche specifiche messe in campo sono solo quelle attivate dalla nostra regione.
Soffriamo, come partito provinciale, della mancanza di una visione complessiva delle esigenze di sviluppo del nostro territorio che deve essere recuperata da progetti rivolti a interventi strutturali che puntino alla ripresa degli investimenti pubblici, anche come leva per quelli privati, così che sia possibile alzare i livelli di occupazione e migliorare la qualità della vita.
Su questo dobbiamo misurarci in una Direzione con spirito unitario e costruttivo per valorizzare le capacità dei nuovi gruppi dirigenti, per riorganizzare il partito nei territori e nei posti di lavoro.
Spetta al PD rappresentare le esigenze del popolo di questo territorio in un quadro regionale e nazionale, costruendo un vasto campo di forze nell'alveo del centrosinistra i cui riferimenti sono i valori della Costituzione.
Capitalizzare il risultato elettorale significa riempire di contenuti quella fiducia che gli elettori ci hanno concesso.
Per farlo occorre riscrivere una piattaforma politico - programmatica, scaturita da una Direzione provinciale quale strumento per presentarsi con una propria proposta e per aprire un dialogo con le forze politiche di riferimento del centrosinistra e con l'intera società.
Proposte chiare e definite per ridare credibilità al Partito Democratico e per evitare un percorso incerto e confuso.
Non farlo e ritardare questo impegno, significa venire meno a quei valori fondanti del Partito Democratico e consentire alle forze della destra, retrograde, populista, xenofoba, di avere campo libero nelle sue politiche liberticide e antidemocratiche.
Le forze delle destra populista e sovraniste nella nostra provincia ottengono e confermano tra le elezioni politiche (eleggendo otto parlamentari) e quelle europee una maggioranza assoluta in voti e percentuale, costituendo un blocco politico molto solido.
Il centro sociale, il ceto medio, ossatura della nostra struttura socio-economica, si è spostato a destra. Indaghiamo compiutamente il fenomeno.
Lo scontro è su una diversa visione dello sviluppo della società e al centro c'è proprio il lavoro e i suoi diritti.
Chiediamo e sollecitiamo una riunione della Direzione che abbia questi temi, che devono caratterizzare sempre e ovunque nei fatti una politica del PD di sinistra e dei valori sociali di uguaglianza e dei diritti.

Alessandra Maggiani
Ermisio Mazzocchi
Frosinone 24 giugno 2019

 

 

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Sviluppo e lavoro nel basso Lazio e Mezzogiorno

Presidio unitario commercio 350 minDonato Galeone* - Sappiamo che il Governo del nostro Paese – anche a fine anno 2015 – annunciò la “de contribuzione sugli investimenti nel Mezzogiorno” e riconfermò la “esclusione” dagli incentivi per il Sud, l'area del basso Lazio e della provincia di Frosinone dall'area meridionale della penisola e delle isole italiane.

E' riconosciuto ed è sofferto - giorno dopo giorno - il disagio sociale del basso Lazio per il declino economico territoriale che conta circa un terzo della popolazione residente “senza lavoro” e con oltre 10.000 persone sostenute dall'erogato redditto di cittadinanza: 520 euro al mese, per sopravvivere, alla ricerca di un lavoro.

E' riscontrato e conosciuto che siamo agli stessi livelli di reddito e disoccupazione dei giovani e meno giovani residenti nelle confinanti Regioni “meno sviluppate” (Campania, Basilicata, Calabria, Puglia e Sicilia) e nelle Regioni “in transizione” (Molise, Abruzzo e Sardegna).

Quattro anni fa, su questo giornale, evidenziai che anche il Governo, presieduto da Matteo Renzi, con il cosiddetto “Masterplan Mezzogiorno” - continuava a escludere il basso Lazio in quanto valutata area non “meno sviluppata” e neppure area “ in transizione di sviluppo” ai livelli delle otto regioni meridionali italiane formalmente inserite dall'ordinamento italiano e comunitario europeo.
Tutta la Regione Lazio veniva esclusa dagli incentivi nazionali ed europei per il Sud : sia con la provincia di Frosinone confinante con Molise e Abruzzo e sia di Latina confinante con la Campania riconosciute e incluse - sin dagli anni '50 - nell'area meno sviluppata del Mezzogiorno italiano.

Anche il recentissimo decreto ANPAL n.178 del 19 aprile 2019 con il “bonus occupazione Mezzogiorno” continua ad escludere tutto il Lazio dallo sgravio contributivo - fino a euro 8.060 annuali - per le assunzioni a tempo indeterminato, prevalentemente, di giovani di età inferiore a 35 per il 2019 e 2020 - con la emblematica spesa di 500 milioni di euro / anno - pensando, così, di incentivare la occupazione e lo sviluppo economico-sociale del Sud.

Mi permetto osservare – anche alla vigilia della manifestazione sindacale per il Mezzogiorno programmata dalla CGIL,CISL e UIL che si svolgerà a Reggio Calabria il 22 giugno – che con le richieste sindacali degli “ incentivi selettivi per stimolare gli investimenti e la occupazione, migliorando anche il bonus assunzioni per tre anni” - dovremmo anche domandarci e riscontrare di “quanto” - gli incentivi pubblici nazionali, regionali ed europei - hanno favorito e del“come” potrà favorire - nei territori - un adeguato e necessario sostegno alle proposte politiche e pratiche di sviluppo locale - “volta a volta più quantitative e meno qualitative” - nel contesto della questione sociale e del lavoro da Roma verso il Sud, compreso il basso Lazio.

Nel merito, continuo a ripensare, di verificare, con le parti sociali, sia le modalità che i tempi ed risultati socioeconomici dell'intervento dello Stato nella promozione dello sviluppo nel Mezzogiorno, sin dagli anni ' 50, congiunti, alla cessione di aree produttive agricole del basso Lazio dal - “mordi e fuggi” - partendo dalle aree agricole ceduti alla FIAT a Cassino e alle multinazionali farmaceutiche nell'area di Anagni favorite, convenientemente, dall'apertura dell'Autostrada del Sole Roma-Napoli verso Sud negli anni '60.

Così come, oggi, appare urgente osservare, all'indomani delle più profonde crisi economiche delle aree industrializzate occidentali - peraltro sostenute da un “capitalismo finanziario itinerante nel mondo” - il riemergere degli orientamenti della multinazionale FCA nel circuito non solo europeo dell'automobile. Sembra che continui a prevalere l'idea e la visione esclusiva della espansione dei modelli e volumi e nelle strutture produttive dell'automobile nel mondo - incluse quelle italiane e nel sito FCA di Cassino - in una visione multidimensionale di lungo periodo - con casse integrazioni INPS continue e riduzione a qualche settimana di ore lavorate e con scarse conoscenze sugli interventi e piani produttivi territoriali programmabili – ignorando, per quanto sappiamo, sia il Governo italiano e sia la funzione politica e sociale della Regione Lazio. Queste nostre istituzioni italiane non dovrebbero, ancora, ritardare di conoscere, per l'Italia e il Mezzogiorno, gli intendimenti produttivi certi e mondiali della multinazionale FCA.

Cade puntuale e resta ancora attualissima l'osservazione dell'economista Giorgio Sebregondi, almeno per me, che il vero nodo delle politiche per del Mezzogiorno - sottolineava negli anni '50 - “non può non essere che uno sviluppo autoctono e, cioè, non può che partire dalla combinazione dei fattori produttivi presenti in un determinato territorio, così come non può non tenere conto dei condizionamenti sociali, politici, e istituzionali”. Concludeva Sebregondi: “ una politica di sviluppo che non riesca ad essere auto sviluppo di un processo continuo di espansione quantitativa e qualitativa, diviene una imposizione o una elargizione senza seguito, perché, lo sviluppo di una società non può essere né regalata e neppure imposta”.

Ecco, allora, che il vero“sviluppo e lavoro” nel basso Lazio e Mezzogiorno riproposto con la manifestazione il 22 giugno prossimo a Reggio Calabria dalla CGIL, CISL e UIL, resta - ancora oggi - la “grande questione nazionale ed europea” - da trattare consapevolmente, partendo in primo luogo – a mio avviso – dalla complessa “valutazione della natura e dalle ragioni profonde conoscitive dei pluriennali ritardi nello sviluppo del Mezzogiorno”.”.

Si tratta - come in molti sostengono e io tra questi - di iniziare a superare la cultura - necessaria ma non sufficiente - del cosiddetto solo PIL (prodotto interno lordo) differenziale tra Nord e Sud come motivazione di fondo e come parametro di misurazione della efficacia delle politiche nazionali, regionali ed europee.

Perché a monte e nel concreto si dovrebbero affrontare e rilevare con le “comunità locali” le vere “questioni dei ritardi pluriennali cumulati dal dopo Cassa per il Mezzogiorno” nel Sud, coinvolgendo le diversificate aree meridionali abbandonate e in crisi occupazionali e di possibile rilancio economico locale con l'intraprendere produttivo - innovativo e tecnologicamente avanzato sostenibile - nel contesto integrato della domanda di beni e servizi da attivare localmente ma da soddisfare nel mercato globale.

Si tratterebbe, operativamente, di favorire e cofinanziare uno straordinario e articolato pluriennale “piano di sviluppo lavoro Lazio” - più volte solo declamato - mediante mirati e coordinati interventi, definendone sia la gestione che le responsabilità di natura tecnica ed economica: dagli incentivi mirati alle imprese agli interventi di sostegno al reddito di inclusione a lavoro dei disoccupati; dal sostegno all'istruzione fino all'Università e alle politiche sociali.

Coinvolgimento piena e massima trasparenza pubblica, quindi, per ogni tipologia di intervento territoriale, distinguendo chiaramente “la politica assistenziale dovuta alle persone bisognose di aiuto, dagli interventi promozionali per il lavoro e lo sviluppo locale”.

 

 

 

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(*) già Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale della CISL Lazio

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Si inizia a parlare di Politiche Attive per il lavoro ai disoccupati

tavoloPompeo 400 minBettinelli-Cretaro - Il 10 Giugno è arrivato e con questa data il tavolo per le Politiche Attive per i disoccupati ciociari. Il tanto atteso appuntamento è stato anticipato da un fondamentale accordo di programma, stipulato in Regione il 5 Giugno, tra organizzazioni sindacali, unioni industriali e associazioni di categoria. Prima dell'incontro convocato dal Presidente Pompeo, le sigle sindacali hanno avuto modo di spiegare il contenuto del testo d'intesa davanti la platea dei disoccupati di Vertenza Frusinate.

Un incontro senza precedenti, per due ragioni, almeno: la prima è l’informazione diretta che i disoccupati hanno ricevuto dai sindacati firmatari dell’accordo, la seconda è l’avvio del dialogo per realizzare un tavolo operativo permanente sulle politiche attive per il lavoro.

Dopo le 13 ad Anselmo Briganti (CGIL) il compito di aprire, spiegando nel dettaglio il merito dell’accordo. “Il ritardo è stato dovuto alle lungaggini dei passaggi burocratici, per i rimpalli tra gli enti”. Chiaro, dall’intervento del segretario, come si sia superata la logica delle finestre, passando ad un trattamento basato sui dodici mesi, dal 1 gennaio al 31 dicembre 2019, organico ed uguale per tutti. Briganti continua parlando dei fondi: “I 25 mln stanziati non sono sufficienti, a causa delle casse integrazione straordinarie, che stanno dentro il pacchetto.
Per chiudere l’anno 2019 servono altri due milioni. Ci siamo dati appuntamento con la regione per verificare l’andamento di pensionamenti e reinserimenti lavorativi per la copertura totale. Qualora le verifiche, a settembre, non portino al risparmio, bisognerà far sì che il ministero aggiunga risorse per chiudere i 12 mesi. Il tavolo di oggi in provincia sarà propedeutico per quello che ci sarà in regione il 20 di questo mese. L’obiettivo è quello di aprire una nuova fase sulle politiche attive, perché così non funzionano”. Nel suo discorso, il Segretario CGIL riapre l'argomento bonifica della Valle del Sacco, vista come opportunità di attuazione delle politiche attive “affinché le aziende che interverranno attingano dal bacino di disoccupati dell’area di crisi”.

Tocca a Stefano Tomaselli, in rappresentanza della CISL, che conferma quanto ricordato da Briganti e pone l'accento su un'ulteriore conquista: l'abbassamento della soglia di età per i lavori di pubblica utilità da 60 a 58. Maggiori possibilità dunque di coinvolgimento per chi è lontano dalla pensione ma anche da solide opportunità di reinserimento.

A seguito della spiegazione puntuale dei Sindacati, tra parti politiche, tra le stesse organizzazioni e una piccola rappresentanza degli industriali, ha avuto inizio il tavolo funzionale per le Politiche Attive alle ore 15,30 circa.
Pochi gli imprenditori ed i sindaci che hanno risposto all'invito del Presidente Pompeo, ancora scarsamente partecipi del dialogo tra le parti; a presenziare solo due primi cittadini, quelli di Segni e Fontana Liri.

Dialogo a metà ed una collaborazione che non decolla, nonostante resti la sola via per la rinascita economica del territorio. Senza Sindaci e senza Confindustria il risultato finale non può che essere l'ennesimo posticipo.

L'ordine del giorno parte dalle novità introdotte dall'accordo e su come pongano i disoccupati in una situazione di urgenza, cioè di azioni più rapide rispetto agli standard a cui sono stati abituati.10giu19 350 min

Ciò non basta a calmare la polemica di Gino Rossi, che si chiede come i 21 progetti finanziati con 180 milioni dalla Regione Lazio, interesseranno il 1500 disoccupati. Domanda rivolta al rappresentante regionale Nazzareno Pilozzi e agli eletti in Parlamento del territorio, Enrica Segneri e Luca Frusone, unici accorsi.
La stessa deputata pentastellata, manifesta la sua disponibilità a partecipare al tavolo tecnico della Regione e ad intervenire presso il Ministero del Lavoro, nei limiti del possibile. In merito la chiosa di Anselmo Briganti, promotore del tavolo alla Pisana, che sottolinea la necessità di meno dibattito politico e più risoluzione in merito alle politiche attive, unico volano reale in questo momento.

Per il Consorzio ASI Miriam Durni, che punta sulla “riqualificazione delle aree industriali, come soluzione per intercettare nuovi investimenti. Il grande problema della nostra area si chiama SIN. Se non si supererà questo problema con una chiarezza procedurale, tutti i soldi messi in campo non troveranno modo di utilizzazione. Lavorare in sinergia affinché le opere di bonifica arrivino a termine, superando l’incertezza e le limitazioni per chi deve investire sul territorio”.

Il tavolo in Provincia rappresenta un passo in avanti procedurale necessario, che affonda le sue basi sull’accordo del 28 febbraio 2018 e trova concretezza nel neo siglato del 5 Giugno. Manca l'attuazione effettiva che stavolta è agevolata dal lavoro pregresso dei Sindacati. Essenziale la stesura degli elenchi degli ormai lavoratori, che annoverano curricula e competenza. Purtroppo, nuovamente farraginosa la risposta dei Sindaci, che ancora non attingono da queste liste a loro inviate.

Il nuovo accordo per le mobilità in deroga si pone in maniera netta al fianco di chi ha bisogno di un sostentamento per la sopravvivenza. Avere a disposizione la certezza dei dodici mesi del 2019 è un appoggio fondamentale, per far sì che si possa avviare un discorso costruttivo per la prossima manovra finanziaria del 2020. Specialmente rimettendo al centro del dibattito il lavoro e non più l'assistenzialismo.

10 giugno 2019

 

 

 

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Mercatone Uno. Dove è finita la Costituzione

fallimento mercatone uno 460 min1800 esseri umani, uomini e donne. 1800 persone. Licenziate in tronco da MercatoneUno e messe sulla strada senza neanche un avviso. Trattate come scarti del mercato, come inutili merci avariate da buttare nei cassonetti della mondezza. Un caso estremo, si dice. Ma succede quando il lavoro non è più un diritto, bensì una merce qualunque che nulla ha a che fare con un’esistenza libera e dignitosa. E infatti qui si fa strame della vita delle persone, del loro presente e del loro futuro. Il contrario dei basilari principi di convivenza, e di ciò che la Costituzione prescrive.

Al di là delle petulanti e vergognose chiacchiere di chi governa, è tempo di rendercene conto tutti. Dove è finito l’articolo 1, che fonda la Repubblica democratica sul lavoro? E l’articolo 4, secondo cui «la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendono effettivo questo diritto»? E anche l’articolo 41, il quale afferma che «l’iniziativa economica privata è libera», ma «non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale, o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana»?

Su questi principi è calato un preoccupante silenzio. Al riguardo anche i costituzionalisti più sensibili e attenti sembrano impacciati. Eppure questi principi attengono alla vita materiale e spirituale delle persone. E su di essi si misura il vero distacco della politica dalla realtà umana e sociale del nostro tempo. In gioco non è solo il pane, ma anche la libertà e la democrazia. Una volta, in difesa della vita e dei diritti, della democrazia e della libertà, si lottava per attuare la Costituzione: si chiamava al lavoro e alla lotta. Al lavoro e alla lotta! Mai come adesso queste parole sono state così attuali.

 

Paolo Ciofi
www.paolociofi.it

 

 

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Lavoro. E' già finanziata la bonifica della Valle del Sacco, partiamo da lì

13maggiodisoccupati 1 350 mindi Valentino Bettinelli - È ancora tempo di assemblea per i disoccupati del comitato di Vertenza Frusinate. Ad ospitare i tanti presenti, ancora una volta il Salone di Rappresentanza del palazzo della Provincia di Frosinone. Tra i presenti non figura il Presidente della Provincia Antonio Pompeo, il quale aveva assicurato la sua partecipazione.

Tema centrale dell’incontro, iniziato con circa un’ora di ritardo, ancora lo stallo sul rifinanziamento della mobilità in deroga per le aree di crisi complessa. 117 milioni ancora in attesa dello sblocco e della ripartizione per le varie regioni interessate.
A fare il punto della situazione il solito Gino Rossi. “Questa assemblea serve a tenere alta l’attenzione sul nostro livello di partecipazione, fondamentale per smuovere la politica”. Il discorso di Gino Rossi mette in evidenza come nella manifestazione di Isola del Liri del Primo maggio “Vertenza ha dimostrato che ci sono anche i disoccupati nella nostra provincia. Quando chiediamo parola non è per fare carriera sindacale o politica. Il nostro spirito è la sopravvivenza delle nostre famiglie. Ad Isola del Liri questo diritto ci è stato negato, perché forse il nostro sguardo sulla realtà darà fastidio a qualcuno”.

La realtà di cui parla Gino Rossi è la “drammatica necessità per la sopravvivenza delle famiglie. Lo snodo fondamentale sarà l’accordo tra Regione e sigle sindacali. Il decreto attuativo per lo sblocco dei fondi è stato firmato da Di Maio e Tria con notevole ritardo. Adesso bisogna aspettare il pronunciamento della Corte dei Conti”.
Il passaggio tecnico ancora non è stato ratificato, ma, secondo le prime voci, pare che alla Regione Lazio, che aveva chiesto 35 milioni, ne verranno destinati circa 25-26.

I disoccupati di Vertenza Frusinate hanno piena coscienza che, prima o poi, lo strumento della mobilità in deroga verrà dismesso dallo Stato. Per questo13_maggio_19_disoccupati_assemblea il portavoce sottolinea che “il tema più importante è quello del lavoro. Lo abbiamo ribadito anche ai segretari provinciali dei sindacati; sono 4 anni che chiediamo il lavoro. Lavoro per noi significa politiche attive. A tal proposito abbiamo chiesto al presidente Pompeo l’organizzazione di un tavolo ad hoc sulle politiche attive; incontro che ci sarà il 10 giugno”.

La questione politiche attive è un nodo cruciale per la risoluzione del dramma dei disoccupati ciociari. A Vertenza Frusinate il merito di aver ostinatamente sollecitato le autorità competenti al fine di sedersi attorno ad un tavolo e creare dialogo tra tutti gli attori del territorio: Sindaci, Provincia, Regione, organizzazioni sindacali, lavoratori e imprenditori, parte necessaria per la fattiva riuscita del tavolo.
La speranza è che questo tavolo non sia l'ennesima occasione di discussione sterile tra le parti, piuttosto il volano per lo sviluppo di progetti utili per l’effettivo avvio delle politiche attive.

Gli stessi membri di Vertenza ricordano come un progetto chiaro e finanziato ci sia già, quello della bonifica della Valle del Sacco. Si chiede la trasparente pubblicazione di un elenco di tutti i disoccupati del territorio, che fornisca dati puntuali per l’effettivo inserimento degli stessi nei progetti di bonifica.
Le lungaggini burocratiche hanno ancora una volta allontanato l’attuazione di soluzioni concrete. Le decisioni che seguiranno l’appuntamento di giugno richiederanno i canonici tempi tecnici, quindi è più che mai necessaria la solerzia e la collaborazione tra gli attori protagonisti.

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Primo maggio 2019 per un'Europa sociale del lavoro

lavoro protesta disoccupazione h260 mindi Donato Galeone - La Giornata di Liberazione Nazionale – il 25 aprile dell'Italia – non è passata e non passa per la democrazia italiana, perché è anche giornata vicina al 1°Maggio dei Lavoratori.

E nel 2019 dovrebbero essere due giornate e due date per un “messaggio unitario impegnativo civile e politico” - verso la terza giornata del 26 maggio prossimo - per la “ricostruzione di una Europa dai volti diversi e da una identità plurale democratica”.

Una Europa che deve rispettare le culture europee per farle convivere nel segno della unificante solidarietà sociale - quali premesse fondanti del Trattato di Roma 1957 - nel convenire e praticare “una armonizzazione delle condizioni di vita e di lavoro”.

E il 27 marzo 2017 - sempre a Roma in Campidoglio e dopo 60 anni - i 27 Stati membri dell'Unione Europea dichiaravano che “ insieme siamo determinanti ad affrontare le sfide di un mondo in rapido mutamento e a offrire ai nostri cittadini sicurezza e nuove opportunità, con una istituzione pubblica in grado di produrre un insieme di beni e servizi sociali fondamentale nel quadro di una economia solidale”.

Il 26 aprile 2019 – a Bruxelles – la Confederazione Europea Sindacale (CES) che rappresenta milioni di lavoratori europei, con CGILCISL-UIL, hanno richiamato il contesto storico europeo che ho appena sintetizzato e, pubblicamente, manifestato e dichiarato che “ oggi l'Europa politica, sociale e contrattuale è l'unico sbocco per orientare in senso progressivo le grandi transazioni in atto, per stabilizzare e pacificare il contesto internazionale, con il garantire alle persone che lavorano sia dignità che tutele e diritti”. “Certamente – hanno sottolineato i sindacati del lavoratori – vi è un cammino da fare: ripartire, con un percorso verso l'integrazione, da rinvigorire, partendo dalle elezioni europee del prossimo maggio 2019”.

Quale Europa

Un'Europa - si disse due anni fa in Campidoglio - che dovrebbe poggiare su quattro pilastri portanti la costruzione degli Stati Uniti d'Europa, avviata nel 1957:
• un'Europa sicura, con una politica migratoria efficace, responsabile e sostenibile, oltre che determinata nel combattere il terrorismo e la criminalità organizzata;
• un'Europa sostenibile, che generi crescita e occupazione attraverso investimenti;
• un'Europa sociale, che favorisca il progresso economico sociale e che tenga in conto la diversità dei sistemi nazionali e del ruolo fondamentale delle parti sociali, lottando contro la disoccupazione, le discriminazioni e le povertà;
• un'Europa forte e pacifica nel mondo, che tenda a promuovere con le diversità culturali, sia stabilità che prosperità, nel suo immediato vicinato ad Est e a Sud ma, anche, in Medio Oriente, in tutta l'Africa e nel mondo.

Una Europa sociale con crescita e lavoro

Sui quattro pilastri - peraltro già conosciuti - mirando verso la “inclusione sociale con la istruzione e la formazione migliore per un lavoro, preservando i patrimoni culturali e promuovendo i valori delle diversità” si deve ristrutturare e mettere a nuovo la costruzione della casa comune degli europei, anche, con l'impegno primario del Parlamento che rinnoveremo il 26 maggio 2019.
Una ristrutturazione necessaria e adeguata per rispondere - quale “Europa Sociale con crescita e Lavoro” - perché non può morire, anzi, deve “assolutamente curarsi ricostituendosi”.
Deve essere l'Europa che mette al centro il LAVORO, lo SVILUPPO, la OCCUPABILTA' e la SICUREZZA SOCIALE dei cittadini europei nella sua voluta casa comune.

Pur rilevando che l'Unione Europea ha garantito la pace alle tre ultime generazioni, riemergono e ritornano rigurgiti erronei di “nazionalismi” che vanno combattuti, con il superarli non solo nell'idea di isolamento comunitario dei cittadini ma, innanzitutto, nella concretezza giornaliera con la disponibilità di “fondi o ammortizzatori sociali straordinari” per fronteggiare la estesa disoccupazione e la occupazione giovanile nei tempi di “transizione” verso la domanda di collocamento a lavoro vero.

Ugualmente e ragionevolmente, peraltro, va respinto ogni attacco sia interno che esterno – propagandato anche in questi giorni – con eccessi non compiutamente lungimiranti verso “sovranità nazionali” profittando del disagio sociale diffuso tra le persone e individuando nell'Europa - strumentalmente - “tutto il malessere sociale” e ignorando - volutamente - ogni documentazione e osservazione decennale, su Italia fanalino sociale di coda in Europa, conosciute e rese pubbliche - dal 2008 al 2017 - anche da me richiamate, in sintesi due settimane fa su questo stesso giornale.

Roma, 29 aprile 2019

(*) già Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio

 

 

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10 anni di disagio sociale

bandiere cgilcisluil serve piu lavoro 350 260di Donato Galeone* - Nel primo trimestre 2019, tra la manifestazione sindacale CGIL-CISL-UIL di Roma del 9 febbraio conclusa a Piazza San Giovanni e i 10 mesi di Governo definitosi per o di “cambiamento” persiste, ancora, il non tenere presente ed osservare, responsabilmente, quanto è avvenuto, in Italia e in Europa, negli ultimi 10 anni: dal 2008 al 2018.

Mercato del Lavoro 2018

Innanzitutto si dovrebbe discutere sulla rilevata quantificazione della sofferenza sociale in Italia confermata, anche, dalla fonte - “Il mercato del lavoro ISTAT, marzo 2018” - con la persistente“disoccupazione e sottoccupazione” che, nonostante la modesta crescita della “occupazione media” negli ultimi due anni, è certificata una distanza ancora notevole del nostro Paese dai 15 Paesi dell'Unione euro zona: nel 2017 l'occupazione media è stata rispettivamente pari al 57,9% contro il 58,0% di quella italiana.
Quel numero per cento ci dice che l'Italia dovrebbe avere circa 3,8 milioni di occupati in più, rispettivamente, nei settori della sanità, della istruzione e della pubblica amministrazione.
E il dato ufficiale sulla disoccupazione italiana - pari a 11,7% - colloca l'Italia, nel 2017, al terzultimo posto nella graduatoria dei 28 Paesi dell'Unione Europea (media disoccupazione europea al 7,6%).
Anche questo divario ci dice anche che, complessivamente, si dovrebbe tenere in conto le forze di lavoro disponibili a lavorare, potenzialmente impiegabili nel settore produttivo: sono circa 6 milioni di persone, di cui 2,9 milioni disoccupati e 3,1 milioni di forze lavoro potenziali.
Con la crescente disoccupazione aumenta, peraltro, la “sottoccupazione” da Nord a Sud del nostro Paese che raggiunge - nel 2017 - circa 1 milione di occupati “disponibili a lavorare” mediamente 19 ore in più a settimana (il 4,4% degli occupati che corrisponderebbe a circa a 473 mila lavoratori a tempo pieno) E al Sud - in misura maggiore – sono coinvolte sia le donne che i giovani e, sopratutto, gli stranieri.

Lavoro e Istruzione

E' assente ogni discussione su “quando” vi sarà la crescita, non a parole, ma vera e conseguente agli investimenti privati e pubblici programmabili e sostenibili, “come” la domanda di lavoro sarà adeguata ai livelli di istruzione e riqualificazione professionale per corrispondere alle specifiche competenze richieste e quelle possedute dal lavoratore giovane e meno giovane, rilevato che già appare frequente - pur di lavorare per vivere - un sottoutilizzo o sottoccupazione della “persona istruita o meno istruita” - prevalentemente - nel lavoro alberghiero e di ristorazione o nei servizi alle famiglie in maggioranza, tra gli stranieri.
I nostri giovani - in misura crescente di anno in anno - preferiscono un lavoro all'estero constatato che dopo quattro anni dal conseguimento della laurea tra i dottorati di ricerca - circa il 19% - risulta occupato in attività di lavoro più conforme agli studi fatti, sia presso le Università che gli Enti pubblici e di ricerca, rispettivamente nella misura del 13 % e del 7,4% contro il 4,3% e il 2,4% in Italia (fonte ISTAT marzo 2018).

Lavoro nell'Area zona euro e in Italia dal 2008-2018

Sappiamo che il rapporto annuale 2018 - realizzato in collaborazione tra il Ministero del Lavoro, INPS, INAIL, ANPAL e l'ISTAT - è mirato a far conoscere la dinamica del mercato del lavoro in Italia e conosciamo, anche, che l'Area zona euro - pur in presenza di rallentamento della crescita del Prodotto Interno Lordo(PIL) - ha permesso di raggiungere l'aumento congiunturale della occupazione del più 0,3% al terzo trimestre 2018 e una riduzione del tasso di disoccupazione, arrivato all'8,1% nel 2018.
In Italia, pur in presenza di flessioni dei livelli di attività economica, nel secondo trimestre 2018 l'occupazione ha raggiunto il massimo storico di 23,3 milioni di unità e aumenta, lievemente, nel quarto trimestre 2018 del più 0,1% rispetto al trimestre precedente.
Viene, infatti, rilevato che nel 2018, mediamente, il numero degli occupati supera il livello del 2008 di circa 125.000 unità e il tasso di occupazione, ripeto, raggiunge il 58,0%. Ma il tasso di disoccupazione si attesta al 10,6% (meno 0,6 punti in un anno e più 3,9 punti rispetto al 2008).
Inoltre, nei 10 anni, viene ripetutamente osservato - con scarsa lungimiranza e dignità umana del lavoro - che il tessuto produttivo si e profondamente trasformato con tendenze verso la ricomposizione del lavoro dipendente con una crescita dei rapporti a tempo determinato (più 735.000) e la espansione dei rapporti a tempo parziale, spesso involontario anche quello femmnile, favorendo le crescenti povertà.
Nel concreto vissuto di ogni giorno si rileva, da tempo anche nel basso Lazio, che soltanto una parte di lavoratori ultracinquantenni ha raggiunto e superato ampiamente i livelli occupazionali del 2008, mentre per i più giovani la situazione resta critica ancora oggi, quale aspetto da osservare - con la massima attenzione - non solo per il naturale invecchiamento generale ma, anche, in termini di competenze fisiche di queste persone che avanza con l'età nel mercato del lavoro produttivo italiano e laziale.
Altro aspetto, non positivo va segnalato, nello scenario decennale occupazionale di crescita del lavoro temporaneo. E' quello rappresentato dalla “valutazione statistica” dell'effettivo apporto del fattore lavoro misurato dalle “ore lavorate complessivamente”se si tiene in conto che nelle statistiche ISTAT viene considerato occupato – come è noto – anche la persona che ha svolto una sola ora di lavoro nella settimana di riferimento della rilevazione. Sappiamo bene, tutti, che in termini di contribuito alla produzione e al reddito in busta paga, fa differenza notevole tra posizione lavorativa a tempo pieno oppure a orario ridotto.

Linea economica del Governo da cambiare
Per avviare la ripresa, pur graduale, dell'economia nazionale - dal breve richiamo di questi dati sul lavoro da discutere e approfondire, per operare, nella dimensione italiana ed europea - appare evidente il ritardo del nostro Paese, ultimo nella transizione occupazionale, da garantire con ammortizzatori sociali di sostegno al reddito.
Ma il Governo - discutendo velocemente in Parlamento e non ascoltando le proposte delle parti sociali del Paese - continua la decretazione con tante parole urlate in questi 10 mesi sulla” dignità del lavoro, la sicurezza dei cittadini e l'annunciata tassazione definita piatta” pur nella previsione del debito pubblico in aumento.
ll Governo - non può limitare la sua azione con le misure del reddito minimo e pensione minima, che sono buona cosa verso i 5 milioni di poveri cittadini. Perché sappiamo, anche, che oltre la metà di quei cittadini chiede “LAVORO”.
Lavoro che si crea con “una programmata e condivisa linea economica” e una politica attiva di risorse umane pronte e congiunte agli investimenti pubblici e privati, non solo da annunciare ma da sostenere nella concretezza e nel segno della ripresa economica vera, da sud a nord del nostro Paese.

(*) ex Segretario di Frosinone e Regionale CISL Lazio

Roma, 15 aprile 2019

 

 

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La pioggia non ha fermato la Valle del Sacco

valledelsaccoallariscossa 350 mindi Valentino Bettinelli (video) - Dopo una lunga attesa, densa di preparazione per l’evento sulla bonifica della Valle del Sacco, sabato 13 aprile è arrivato. Purtroppo, non senza uno strascico di pioggia battente che ha accompagnato i manifestanti lungo il percorso, che da Piazzale Kambo (stazione ferroviaria) doveva portare il corteo alla Villa Comunale di Frosinone. Le condizioni atmosferiche avverse di ieri nel capoluogo, hanno fatto sì che il cammino venisse accorciato. 16:30 circa quando il gruppo, compatto nonostante la pioggia, ha raggiunto il piazzale antistante il “Parco del Matusa”, accompagnati dalle parole d’ordine di Alberto Valleriani (Retuvasa),
Nel luogo di arrivo della marcia, parola a Roberto Rosso (Retuvasa), Giacomo Felici (Rete degli Studenti Medi) e Luciano Bragaglia (Frosinone Bella e Brutta). A loro il compito di ricordare l’importanza delle azioni di bonifica che andranno ad interessare l’intera area della Valle del Sacco. Bonificare siti e terreni è una partenza che dovrà portare al risanamento delle acque del fiume che, giorno dopo giorno, continuano a trasportare sostanze nocive ed altamente cancerose nei territori dei comuni interessati, da Colleferro a Ceprano.

Un problema diffuso, insomma, che muove le iniziative della cittadinanza attiva dell’intera Valle. Ad aprire la marcia di ieri lo striscione di Roccasecca, comune simbolo del disastro ambientale provocato dalla cattiva gestione del ciclo dei rifiuti nella discarica di Cerreto. Molti altri i comitati presenti, 31 dicono gli organizzatori. Fra gli altri: “Rifiutamoli” di Colleferro, “Cittattiva” di Ceccano, Frosinone Bella e Brutta, Vertenza Frusinate, i movimenti per gli Ospedali di Colleferro ed Anagni, il comitato dei Residenti di Colleferro. Presente la rappresentanza di Vertenza Frusinate, perché anche il tema del lavoro non venga slegato dalla questione della bonifica. Molti inoccupati potrebbero essere, infatti, inseriti nei piani di attuazione dei progetti, avviando una riqualificazione industriale, finalmente pensata su basi di ecosostenibilità.

Il problema dell’inquinamento della Valle del Sacco colpisce tutti i cittadini in maniera costante da decenni ormai. Manifestazioni di civile risentimento come quella di ieri dovrebbero essere il megafono anche per la politica locale. Rappresentanti, però, ancora una volta all’apparenza poco attenti alla questione; presenti alcuni sindaci. Abbiamo notato sotto la pioggia Marco Galli di Ceprano, quello di Pofi Tommaso Ciccone e la sindaca di Pico Ornella Carnevale, questi due con la fascia. Se altri ci sono sfuggiti è colpa del cattivo tempo, ce ne scusiamo. Qualche altro forse non è proprio venuto.

Purtroppo, l’assenza di molti amministratori è un dato costante da rilevare in occasioni come quella della marcia di Frosinone. Forse la pioggia ha spaventato i sindaci e gli eletti in Parlamento. Certamente questo timore non ha placato lo spirito dei tanti manifestanti che hanno portato le loro ragioni lungo la via Aldo Moro del capoluogo. Tante gambe e tante anime differenti, che avrebbero bisogno anche di una guida più chiara e programmatica. Aspettiamo di vedere come il Coordinamento interprovinciale, che ha promosso questa prima iniziativa della Vertenza, riuscirà ad organizzarsi ed organizzare per assicurare un’azione tenace, costante e largamente partecipata nell'elaborazione degli obiettivi e delle iniziative. Tante gambe e tante teste sono indispensabili per andare avanti e raggiungere gi obiettivi avanzati nella Piattaforma di base già presentata.

È fondamentale continuare con azioni di sensibilizzazione e protesta, al fine di mettere pressione anche agli organi che avranno il compito di gestire i primi fondi stanziati per la bonifica.
Il percorso sarà molto lungo e costellato di difficoltà, come la pioggia di ieri, ma lo spirito dei tanti manifestanti dovrà essere una leva necessaria per scardinare l’immobilismo amministrativo e politico dei rappresentanti locali.

 

 

La Valle del Sacco alla riscossa. Video di Ignazio Mazzoli

 

 

 

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