fbpx
Menu
A+ A A-

Il “nonnetto” Silvio Berlusconi

SILVIO BERLUSCONI 350 260 mindi Elia Fiorillo - Ma come fa il Cavaliere Silvio a sopportare il Matteo padano? “E’ la politica, bellezza…”, potrebbe essere la risposta. Ma ce ne potrebbero essere pure altre. Il suo impero televisivo minacciato un giorno sì e pure l’altro dal “ragazzino” Di Maio. I tanti interessi che ruotano intorno al suo impero economico, e via proseguendo. Fatto sta che l’ex presidente del Consiglio è costretto a ripetere, come un disco rotto, che l’Italia ha bisogno di un centro-destra al governo. E che Salvini non ha niente a che spartire con il MoVimento di Grillo. Pur sapendo, il Berlusca, che il centro-destra a palazzo Chigi equivale a indicare Salvini capo dell’esecutivo. Una cosa del genere lui, il megagalattico ex inquilino del maniero più importante d’Italia, nemmeno in un sogno-incubo l’avrebbe mai supposto. Insomma, bisogna proprio “essere più realisti del re”, per fare ipotesi del genere. Dove il "Re" è, ovviamente, Silvio Berlusconi.

Il Cavaliere è nato nella "sua" Milano il 29 settembre 1936. Anagraficamente, a leggere il suo stato di nascita, dovrebbe avere ottantadue anni. Ma una cosa è l’età anagrafica, un’altra è quella biologica. Per farla breve, tra l’anagrafe e la biologia, bisogna scalargli almeno vent’anni. O forse di più? E pensare che ad uno così… “giovane”, quando aveva appena sessant’anni (età anagrafica), il suo ministro delle Finanze, Giulio Tremonti, in giro lo chiamava “il nonnetto”. Chissà se certe incomprensioni tra i due, al di là dei conti e del bilancio dello Stato, non avevano origini più terra terra: l’immagine del “nonnetto”, con relativa gobba e bastone per sorreggersi.

C’è chi ha preso ispirazione dal corpo di Silvio per scrivere un libro, tradotto pure in francese: “Il corpo del capo”, Guanda, Parma-Milano 2009. L’autore è Marco Belpoliti che, tra l’altro, identifica Silvio “come un mutante in transito verso un’era successiva”. Beato lui.

Il "mutante" deve stare molto attento perché corre il rischio che la sua Forza Italia scompaia come neve al sole. L'obiettivo, non troppo nascosto, di Salvini e' quello d'incorporare nella sua mega-Lega sia la creatura del Cavaliere, sia i Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni. Nel suo smisurato ego Berluscaz, come lo appellava il compagno-avversario Umberto Bossi, e' convinto che solo lui può tenere in vita FI. Il suo volto sorridente e' il cuore pulsante del partito. Senza di lui non c'è futuro. Sta dando spazio al suo vice Antonio Tajani, che è anche presidente del Parlamento europeo, ma fino ad un certo punto. Non si pone proprio il problema che senza di lui Tajani, accantonata Forza Italia, potrebbe creare una formazione "nuova" di centro, per dare una casa ai tanti "democristiani" sparsi per il mondo politico, dal Pd alla stessa Lega. Lui, l'ex presidente del Consiglio, non sente ragioni. Non pensa proprio a ritirarsi.

Dovrebbe aver cancellato dalla memoria, per la vergogna, i tempi degli scandali. Del "bunga bunga", di quando Veronica Lario apostrofava l'entourage dell'ex marito come "ciarpame senza pudore". Della "mignottograzia", termine coniato dal senatore berlusconiano Paolo Guzzanti. E invece no. Quei tempi un po' li rimpiange, non solo per l'età. Ma anche per l'invidia che amici e non avevano nei suoi confronti. Non gli mancava niente (secondo lui): potere, ricchezza, saggezza, bellezza e chi più ne ha più ne metta.

No, non ha nessuna intenzione d'uscire di scena. Anzi, vedendo come si è ridotta la politica, e' convinto che, se avesse i voti del suo sodale (si fa per dire) Salvini, sicuramente sarebbe riuscito a raddrizzare un Paese che sta andando a sbattere. Lui, il Cavaliere, e' partito da zero, costruendo un impero che tutti gl'invidiano. Gli altri, i Di Maio, i Salvini, i Fico, insomma quella gente lì che detiene oggi il potere, nella vita ha fatto poco, o meglio niente. Gli italiani sono brava gente, rimurgina Silvio da Arcore, ma spesso si fanno infinocchiare dalle belle parole, dai film ad effetto. È quello che secondo lui sta accadendo oggi. Certo, anche da lui hanno imparato ad usare i mezzi di comunicazione di massa, a far sì che la politica, più che gestione della polis, fosse spettacolo. Un qualcosa che avvincesse gli spettatori-elettori. Si', la lezione berlusconiana l'hanno imparata proprio bene. Però, vuoi vedere che alla fine, a noi italiani, ci tocca rimpiangere il "caimano" o lo "psiconano" che dir si voglia?

Leggi tutto...

Competizione no stop tra Luigino e Matteo

dimaio salvini 350 260 mindi Elia Fiorillo - Luigino Di Maio era super felice quando si è affacciato dal balcone di Palazzo Chigi per festeggiare il varo del Documento di economia e finanza “che fa partire la Manovra del popolo”. In piazza Colonna ad assecondare il vice presidente del Consiglio non c’erano folle esultanti, il popolo grato, ma solo un centinaio di parlamentari grillini convocati per l’occasione. Da quel balcone aveva gioito anche Giovanni Spadolini, primo esponente laico del Consiglio dei ministri. Ma i motivi non erano politici. Spadolini, con un tricolore in mano, rompendo un tabù, salutava la vittoria della nazionale di Enzo Bearzot ai mondiali del 1982. Romano Prodi, nel 2006, nell’accogliere i vincitori del mondiale di calcio in Germania, non si sporse dal famoso balcone ma si limitò a salutare con la mano dalla finestra i tanti tifosi tripudianti in piazza. Altri tempi. Altre storie.

Per Giggino “l’accordo” estorto a Giovanni Tria, responsabile dell’Economia, che prevede un deficit del 2,4 per cento, era una priorità assoluta, specialmente per se stesso. Dopo che il suo amico-avversario Matteo Salvini continua a fare “bingo” nei sondaggi elettorali per le prossime elezioni europee, con le prediche di tutti i tipi sugli emigranti, lui è rimasto indietro nelle previsioni di voto. I malumori nei grillini sul “fiduciario” Di Maio sono sempre più palesi. Ritardare ancora la “Manovra del popolo” - “con il reddito di cittadinanza, la pensione di cittadinanza, superamento della legge Fornero, i soldi per i truffati dalle banche” - per il ministro dello Sviluppo economico e del lavoro non sarebbe stato più possibile. I “suoi” non l’avrebbero più tollerato, ma anche “il popolo sovrano” si sarebbe sentito preso in giro. L’attesa per quel “reddito” è molto forte in certe realtà territoriali. Quando alle ultime elezioni ci fu la vittoria dei grillini alcuni elettori ingenui del Sud si rivolsero ai Caf e ai Patronati per richiedere, seduta stante, il tanto strombazzato reddito di cittadinanza.

Giovanni Tria ha provato in tutti i modi a ipotizzare un deficit al di sotto del 2,4 per cento. Non c’è riuscito. I due vice presidenti del Consiglio non glielo hanno consentito. Non potevano fare marcia indietro sulle loro promesse elettorali. Probabilmente Tria ha pensato di dimettersi dall’incarico, ma il suo senso di responsabilità e le probabili pressioni del Quirinale gli hanno fatto cambiare idea. Le dimissioni del ministro “moderato”, vero calmante per l’Europa, al di là di quello che pensano Salvini e Di Maio, sarebbero state un vero disastro con lo spread, con molta probabilità, balzato alle stelle. Sembra che le rassicurazioni fatte da Tria - a mezzo intervista stampa -, sia alle preoccupazioni espresse dal Capo dello Stato che a quelle di diversi economisti per la crescita del debito pubblico, siano più difese d’ufficio che convinzioni profonde del ministro delle Finanze. Insomma, un passo obbligato di Tria, che pur giustificando la manovra che non lo convince, pensa di poter manovrare il timone della nostra economia lontano da situazioni pericolose. Ci spera per lo meno. Da competente qual'e' sa bene che i mercati, al di là di quello che va sostenendo Di Maio, non hanno alcuna intenzione di fare dispetti al nostro Paese, giocando sullo spread. Sono molto più logici di certi politici nostrani. Valutano con attenzione le possibilità e le potenzialità delle manovre economiche e le appoggiano o le bocciano secondo gli interessi economici sovrani.

È difficile credere che Luigino queste semplici regole non le conosca, ma deve fare la vittima nell'eterna campagna elettorale che lo vede contrapposto al Matteo padano. Quest'ultimo ha portato a casa un gran bel risultato, l'adesione di Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria, alla Lega. Boccia, davanti all'assemblea dell'associazione di Vicenza, a Breganze, ha affermato di credere fortemente nella Lega perché "è una componente importante, qui non si tratta di regionalita' ma di risposte vere ai cittadini". Boccia ha inoltre sostenuto che Confindustria "ha grandi aspettative nei confronti della Lega. C'è un rapporto storico di molti nostri imprenditori con i governatori della Lega in Veneto, in Lombardia e in Friuli Venezia Giulia". Non tutti gli associati di Confindustria condividono il pensiero del presidente, ma come non saltare sul "carro del vincitore" in particolare al nord "industriale"?

No, non è sfuggita a Giggino l'adesione degli industriali al carro di Matteo Salvini. Stavolta non se la può prendere con i soliti bugiardi giornalisti.

 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

Sostieni UNOeTRE.it
Leggi tutto...

Pensare largo e con senso di responsabilità nazionale

Napoli scontridi Daniela Mastracci - L'opportunità o meno di un atto politico ha a che fare con lo spazio e con il tempo entro cui l'atto si dà. Credo che la venuta di Salvini a Napoli sia stata inopportuna, che Salvini non abbia pensato largo. O forse lo ha fatto ed è stato in mala fede? Ha pensato che andava a gettare legna sul fuoco? Sapeva che andare lì significava cercare lo scontro?. Come non aspettarselo dopo anni di "Napoli colera"? Di “i giovani del sud puzzano”, “Non affittate a Napoletani” e via dicendo? La sua arroganza e il suo disprezzo verso il Sud, e Napoli in particolare, poteva restare senza risposta? Una manifestazione pacifica e con tanta affluenza di cittadini era stata prevista ed infatti ha attraversato ordinatamente le strade di Napoli, con il sottofondo musicale di “Gente do’ Sud” la canzone scritta da tanti artisti e che viene così raccontata: «La nostra canzone non parla di Salvini – spiega Luca Persico, alias O’ Zulù, voce dei 99 Posse – ma della società accogliente, multietnica e multiculturale che contribuiamo a costruire. Napoli è da sempre città dell’accoglienza, in tanti che cercheremo di raccontarci e raccontare questa città ma non racconteremo il nostro nemico».
Alla canzone-inno del corteo si è anche aggiunto l’appello anti razzista sottoscritto finora da docenti, artisti, intellettuali. Ma oltre alla risposta pacifica e cantata, si poteva davvero pensare che tutto si risolvesse così? Il dispiegamento di forze voluto dal Ministero degli Interni fa pensare proprio il contrario. Ma poi come dimenticare che Napoli vive troppe contraddizioni, inclusa credo la frizione tra amministrazione e organizzazioni malavitose, contraddizioni sociali ed economiche pronte ad esplodere con l'occasione giusta e ghiotta. Ed ora che scrivo, racconto che così è successo: Napoli è stata violenta contro Matteo Salvini. Ma della sua esondazione violenta, è Napoli che ci rimette di più, non certo Salvini, che ne esce eroe contro gli "sporchi centri sociali", pronto a buttare giù come i campi rom, non appena al Governo, ha dichiarato.
Napoli ci rimette di più perché oggi starà raccogliendo i vetri in frantumi e pulendo le strade della "guerriglia", starà anche vivendo un'ennesima spaccatura: il rancore dei cittadini contro quelli che, quelle strade, le ha insozzate di bottiglie incendiarie e ha distrutto macchine e quanto altro. Cittadini contro cittadini, corteo non violento, ordinato e tanto seguito, contro invece i manifestanti violenti. Un odio che resterà a Napoli e sarà un'altra responsabilità per De Magistris. Salvini s'è fatto la sua scena drammatica e ha preso migliaia di applausi, e avrà oggi dietro di sé fila ingrossate di militanti e affezionati leghisti, razzisti, xenofobi, inneggiatori del Fascismo, e ora "giustificati" dalla violenza del sud.
Lo si vede bene leggendo in rete post e soprattutto commenti, pronti all’insulto dei centri sociali e dei violenti napoletani, pronti al linciaggio mediatico di De Magistris “colpevole” di aver negato libertà di espressione a Salvini, e soprattutto colpevole di aver destato e motivato i facinorosi che si sono scagliati contro le forze dell’ordine. C’è stata al riguardo anche una dichiarazione del sindacato indipendente di polizia (Coisp) pronto a chiedere le dimissioni di De Magistris, accusandolo di essere ideologicamente responsabile degli scontri di ieri. Alla Mostra d’Oltremare di Napoli è stata messa in scena l'apologia di Salvini, addirittura vittima di fronte alla protervia dei manifestanti.

E alla fine chi paga tutto è solo Napoli, ma il nemico da colpire è Luigi De Magistris pur di salvare lo status quoNapoli scontri 2

E Napoli l'ha pagata cara.
Minniti non è escluso da questa riflessione: perché avrebbe potuto agire diversamente. Avrebbe potuto non appoggiare Salvini, che ha richiesto appunto la mostra d’oltremare; avrebbe potuto indicare, se proprio doveva intervenire nella vicenda partenopea, un altro luogo, fuori del circuito dell’amministrazione, che da subito, alla richiesta di Salvini, aveva detto di fare una scelta diversa a proposito della location del suo intervento. Su questo punto controverso si esprime bene il Manifesto quando scrive “Per far tenere il comizio è dovuto intervenire venerdì sera il Viminale. L’ente Mostra (al 66% del comune) aveva deciso di rescindere il contratto: gli organizzatori non avevano informato il cda che ci sarebbe stato Salvini, quando l’hanno scoperto l’ente ha chiesto di spostare la data perché i prevedibili disordini avrebbero prodotto un danno a un evento sui droni già programmato. La questura e la prefettura hanno fatto pressione ma venerdì, di fronte alle proteste, si è tenuto un nuovo incontro interistituzionale. La prefettura ha rimesso la palla alla Mostra in quanto struttura privata ma, quando il cda ha deciso la rescissione del contratto, è intervenuto il ministro Minniti. La prefettura ha quindi imposto il comizio sapendo di andare in contro a un pomeriggio di scontri. Alle 12 di ieri sono state consegnate le chiavi del Palacongressi alla questura”
Ma forse intervenire e condizionare gli eventi, non tenendo conto della posizione del sindaco e di tutta l’amministrazione, poteva tornare utile per mettere in ombra la figura di De Magistris. Il Sindaco, opinabile di sicuro in tante scelte, sta però ricucendo un rapporto forte tra amministrazione e cittadinanza, e lo fa all'insegna di politiche sociali dando voce, ora anche con DemA (associazione culturale promosSa da De Magistris), alle fasce deboli, al lavoro, ai servizi per tutti. Pronuncia parole forti quando parla, parole che sanno di Socialismo e che hanno potere di aggregazione a Sinistra. Forse è un pericolo, il sindaco De Magistris, per chi vuole conservare lo status quo di stretta di mano ai capitalisti? Di politiche sempre nel solco mai abbandonato del neoliberismo? E per chi vuole chiudere all'accoglienza? Chi propone scelte anti immigrazione? Chi sta mostrando i muscoli con la tragedia dei migranti, aprioristicamente bollati di “pericolosità” e quindi piuttosto che accolti, rinchiusi nei Cie?

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

Sostieni UNOeTRE.it
Leggi tutto...

Le Primarie dei due Matteo

Primarie pd 350 260di Elia Fiorillo - Un sospiro di sollievo il segretario del Pd Matteo Renzi l’ha tirato dopo aver visto i risultati delle primarie a Roma e Napoli. Vincono i suoi candidati, cosa non scontata per lo meno nella città del sole. Lì l’ex governatore della Campania ed ex sindaco di Napoli Antonio Bassolino aveva voglia di rivincita dopo gli anni bui che aveva passato a rimuginare un ritorno in campo. Non c’è riuscito pur avendo portato a casa un onorevole 40,89 per cento. L’ha battuto Valeria Valente una sua ex discepola con il 47,39 per cento. “Ho dato un contributo alla battaglia per la partecipazione, con passione e caparbietà, con tutte le mie forze”, ha dichiarato il perdente Bassolino. “Spetta a chi ha vinto il compito di andare avanti...” ha continuato, forse pensando che un osso duro come De Magistris solo uno con la sua esperienza poteva affrontarlo e batterlo.

A Roma Capitale vince Roberto Giachetti che porta a casa un ottimo 64,15 per cento, superando il candidato espressione della sinistra dem Roberto Morassut che si ferma ad uno striminzito 27 per cento. La polemica stavolta scoppia sulla bassa affluenza alle urne difronte alle primarie che consacrarono Ignazio Marino candidato sindaco. Allora andarono alle urne più del doppio dei 42.500 votanti di adesso. Lorenzo Guerrini vicesegretario del Pd dichiara: “A Napoli il risultato dell’affluenza è molto positivo: trentamila votanti, contro i 16.500 dello scorso anno per le regionali. A Roma un ottimo risultato, dopo tutto quello che è successo”.

Questa volta senza rom e Cinesi

La positività di queste primarie pareva fosse, al di là della scarsa affluenza alle urne, la mancanza di reclami per brogli elettorali, come avvenuto in altre occasioni. Rom e Cinesi non sono corsi in massa a infilare le loro schede nelle urne. A Napoli però c’è chi davanti ai seggi dava ai votanti il contributo economico necessario per mettere la scheda nell’urna. Antonio Bassolino ha annunciato un reclamo formale e, anche stavolta come in passato, la Procura della Repubblica ha aperto un fascicolo sul caso.

Se nel Pd renziano in fatto di primarie pare che la normalizzazione sia arrivata, non così sull’opposta sponda. Continua il braccio di ferro tra Salvini e Berlusconi sulla candidatura di Guido Bertolaso a sindaco di Roma. Il 12 e 13 marzo ci saranno delle primarie sui generis. Più che altro un referendum: “confermativo” per Forza Italia e Fratelli d’Italia, e “abrogativo” per la Lega. Nel senso che Berlusconi e Meloni sosteranno Bertolaso e faranno votare “si”, non certo Salvini.

Primarie, nel centrodestra, per escludere

La mediazione nel centro-destra sul nome controverso del candidato a sindaco di Roma ha portato ad una consultazione che farà discutere, specialmente nel caso che l’ex responsabile della Protezione civile non dovesse passare l’esame delle strane primarie. Che succederà in quel caso? Scenderà in campo Giorgia Meloni all’ottavo mese di gravidanza? Ma al di là della campagna elettorale romana, sicuramente importante per il centro-destra, in discussione c’è la premiership tra l’ex Cav. e il giovane successore di Bossi alla guida del centro-destra.

Con il vento in poppa dovuto ad un’ottima presenza mediatica Salvini prova a scavalcare l’ex presidente del Consiglio dalla posizione di primo piano che ha sempre avuto. Lo fa provando a raccogliere consensi al Sud (Nord e Sud uniti nella lotta...contro Renzi), ma anche contrastando Berluscaz, come lo chiamava il Senatùr Umberto, sul terreno delle posizioni politiche, sempre più populiste e aggressive.

Una vera e propria lotta all’ultimo voto che Salvini è convinto di vincere anche perché il presidente di Forza Italia si trova a dover gestire un partito sempre più liquido. Se nelle finte primarie del centro-destra dovesse perdere Bertolaso, si può ben comprendere il salto in avanti d’immagine che NcS farebbe su Forza Italia. A quel punto Berlusconi sarebbe costretto a scegliere tra la Lega estremista e il centro destra dei cespugli da ricompattare. Non potrebbe più glissare o “tirare a campare” aspettando tempi migliori. Insomma, la partita che si gioca a Roma Capitale è di quelle “capitali” che fanno vincere o perdere un campionato.

 
Vuoi dire la tua su unoetre.it? Clicca qui

 

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore

Creative Commons License
unoetre.it by giornale on line is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Sostieni il nostro lavoro

unoetre.it è un giornale on line con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per fare una donazione tramite il sito, cliccare qui sotto. Il tuo contributo ci perverrà sicuro attraverso PayPal. Grazie

Io sostengo 1e3.it

regime-attività

Leggi tutto...
Sottoscrivi questo feed RSS
Bookmaker with best odds http://wbetting.co.uk review site.

Privacy Policy

Privacy Policy

Sezioni

Pagine di...

Notizie locali

Strumenti

Chi siamo

Seguici