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***/ Per cambiare davvero, la nostra storia non è d'impaccio

popoliinmarcia 350 260 minDurante questa esperienza del governo giallo-verde ha ripreso vigore la "lotta" agli opposti estremismi, di lontana memoria e purtroppo anche ripetendo pedissequamente espressioni che la realtà dei fatti, diventata storia, aveva ampiamente smentito.  (per leggere tutto, completata una pagina, torna qui in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

 

 

 

 

 

  1. Mortificante stagione politica
  2. Movimenti e Partecipazione

Una mortificante stagione politica

I burattinai delle "larghe intese in ogni paese" hanno pensato bene di combattere i negoziatori del "contratto di Governo" utilizzando definizioni vecchie ma soprattutto improprie, assolutamente improprie. Berlusconi si è preoccupato di definire Di Maio e il M5S peggiori dei comunisti (?) e la stampa di potere è stata alla ricerca di stabilire se Salvini era portatore del fascismo, pur avendo l'accortezza di manifestare sempre un certo apprezzamento per lui che rendeva libera l’Italia dai neri che ci terrorizzavano (?) come voleva la sua propaganda, ma anche soprattutto perché nei fatti ha dimostrato di non avere alcun interesse per tutelare i diritti sociali del lavoro e dei lavoratori (vedi le di lui non motivate ostilità ad ogni pur minima misura a tutela della dignità di chi lavora da dipendente e di chi non sa come trovare un lavoro e nel frattempo sopravvivere).

In questa ricerca, che particolarmente ha impegnato “ottoemezzo” di Lilli Gruber, fu quel gran “maître à penser” che risponde al nome di Paolo Mieli ad introdurre una teorizzazione assai stramba e fantasiosa: il fascismo è stato un fenomeno ben definito che non esiste più, oggi il pericolo sono i totalitarismi, facendo riferimenti neppure velati da pudore linguistico ai regimi comunisti dell'Europa orientale, che ormai sono tutti spariti ed alla Cina. Perché lì c’è un solo. partito. E’ vero che il pluripartitismo in quei paesi mancava e manca, ma se questo è l’unico connotato dei totalitarismi anche i fascismi sono totalitari? Il Italia e in Germania, nel ventennio, c’era il pluripartitismo? Una pedante differenziazione, contraddittoria e inutile.

Dopodiché si liberò la fantasia di Aldo Cazzullo che ha conseguentemente postulato l’assoluta necessità fisiologica di essere parimenti antifascisti e anticomunisti. Avendo anche la via spianata dalla vulgata corrente che esige di parlare di attualità. Perché i pericoli di nuove e più gravi forme di autoritarismo non sono attuali? Io che condivido completamente le argomentazioni che su queste pagine hanno usato Paolo Ciofi e Michele Prospero non ritorno sul tema.
Ritengo fuorviante la discussione sul fascismo che non c'è. Affermare che il fascismo mai più ci sarà è propedeutica a fare solo dell'anticomunismo, nelle intenzioni dei pensatori della restaurazione ante “Costituzione”.

L’antifascismo su cui nasce la nostra costituzione ci dà insieme la consapevolezza dei diritti che ci riconosce e fra questi ci assicura an1maggio15 isolaliri 350 260che quello di protestare democraticamente per difenderli e conquistarne di nuovi. Questa consapevolezza ci è indispensabile.
Mi sembra quasi impossibile che a qualcuno sfugga come si sia ristretto oggi lo spazio dei diritti. Ma qualcuno si sofferma mai sulle limitazioni alle manifestazioni che sono codificate del decreto sicurezza bis imposto da Salvini? Questa è attualità. Come in altre occasioni anche del passato, sempre si indica un nemico esterno (i migranti oggi) e per combatterlo si limitano anche diritti e libertà dei cittadini italiani. Magari continuando a ripetere: gli "italiani prima di tutti".
Non solo sanzioni (conosciamo l‘istituzione delle multe a chi soccorre?) contro il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina (clandestina solo quella operata delle ONG vero?), ma anche a il rafforzamento delle “norme a garanzia del regolare e pacifico svolgimento di manifestazioni in luogo pubblico e aperto al pubblico”. Una raccolta di norme liberticide, classiste e razziste e spesso peggiorative del quadro originario del Codice Rocco.
Dal momento che manca la rappresentanza politica del lavoro, perché non ci sono più partiti dei lavoratori nei Parlamenti, nel nostro Parlamento, si opera per restringere molti spazi di democrazia dei cittadini per lasciare mano sempre più libera al “guidatore”. (La liberalizzazione finanziaria ha creato un Senato virtuale che governa il mondo, Noam Chomsky)

 Il disagio sociale ed economico incalza e capisco che urgono risposte concrete. Ma perché si invoca la sinistra invitando a non voltarsi indietro e senza avere nostalgie? Che ostacolo rappresenta la propria storia e la propria eredità? Vorrei un pizzico di chiarezza. Vorrei che si indicasse concretamente cosa serve subito e quale società si vuole e soprattutto sono certo che occorra impegnarsi a conquistare e nuove condizioni con i fatti: le iniziative e la partecipazione, organizzandosi in movimenti e anche alla ricerca di un partito che sia la opportuna guida politica. Vertenza Frusinate per il lavoro, la Vertenza per la bonifica del fiume Sacco e della sua valle e per la tutela dell’ambiente, Aspagorà per l’accoglienza dei migranti, l’indignazione per la mala sanità provinciale, l’orgoglio di difendere i propri diritti (il Pride only Pride), la tutela dei beni culturali e identitari come avviene per la Certosa di Trisulti sono esempi che rendono evidente a tutti quelli che cercano novità attuali che c’è da fare e si può fare. Bisogno solo esserci in questi movimenti, partecipare, dire la propria, contribuire alla loro crescita e alla maturazione di altre rivendicazioni. Questo significa creare nuove condizioni sociali e politiche. (per continuare a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

Le nostre risorse: Movimenti e Partecipazione

Oggi, senza ulteriori ritardi si deve garantire che la nostra sia davvero una Repubblica democratica fondata sul lavoro (art 1), in cui la stessa rimuove gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese (art 3).

Se si vuol essere realmente forza di cambiamento non si può dimenticare che l'obiettivo è cambiare la società ingiusta. Questa società capitalistica lo è.
Non c'è sinistra se non c'è antifascismo militante. L'antifascismo ha a che vedere direttamente con la lotta contro ogni autoritarismo, ogni sfruttamento, ogni ostilità poliziesca ai movimenti e alla rivendicazione dei diritti. Questo antifascismo è assolutamente attuale, niente affatto antistorico.
Questo antifascismo sa che deve procedere senza mai separare i diritti civili da quelli sociali, perché sarebbe un regalo allo sfruttamento, alla mancanza di legalità ed alla fine ci priverà di tutte le conquiste di libertà realizzate.

C’è una frase che per il 70° compleanno di Massimo D’Alema è stata a lui attribuita, ma che io trovo fuori luogo e se riferita alla nostra storia e situazione sociale e politica non si può condividere: «Chi vuole restaurare il comunismo è senza cervello. Chi non lo rimpiange è senza cuore». Infatti consente di perpetuare il tragico errore di identificare una “Idea” con un regime o con regimi caratterizzati da errori e dalla mortificazione della democrazia. In Italia nessuna analoga forma di regime è stata proposta e realizzata dal Pci che, fra l’altro, mai ha governato questo Paese.19nov18 MinLav disoccupati 3 1 min

Quella frase fu pronunciata in un contesto assai diverso da quello italiano di oggi e di ieri. Non è di D’Alema, ma di Putin. Riporto come la scrive Emmanuel Carrère*, in apertura del suo romanzo “Limonov”, attribuendola a Putin: «“Chi vuole restaurare il comunismo è senza cervello. Chi non lo rimpiange è senza cuore”. Non è una dimostrazione palese di nostalgia ideologica ma, piuttosto, la necessità di inglobare tutta la storia russa, dagli zar, alla religione ortodossa, alla Rivoluzione d'Ottobre. Con la caduta del comunismo l’intelligencija riformista elabora la visione secondo cui l'autodistruzione dell'unione Sovietica è stato un momento di redenzione rispetto a un passato criminale. Putin non esalta l'Urss ma avverte che «il disfacimento dell'Unione Sovietica è stato una tragedia e i cittadini non ci hanno guadagnato nulla». Putin interpreta la peculiarità del suo paese. Così come fanno i cinesi e fanno tutti coloro che sanno leggere nella storia dei propri popoli.

Putin si riferisce a ciò che in quel paese si era chiamato comunismo. Un regime, che come tale e per i suoi errori non può quindi identificare un'idea universale di liberazione dal bisogno e dalle ingiustizie.

La morte di Camilleri ha costretto tanti anticomunisti militanti a parlare del suo “comunismo” senza teorizzare terrorismi e pericoli. Perché mai dovremmo rinunciare ad un'idea vera di uguaglianza che neppure appare estranea a Papa Francesco? Rileggiamo queste parole di Camilleri: «...molti di quei princìpi sociali che erano alla base del comunismo sono entrati quasi senza avvertimento in certe visioni dello Stato sociale, della cura delle persone… Tante cose che nel primo Novecento non erano neppure ipotizzabili si sono insinuate, perché necessarie nel cammino sociale degli uomini.
Non era un’utopia. È stata consumata e voltata in utopia proprio perché si è mal realizzata.
Quando noi ci troviamo di fronte alla rivoluzione comunista in Cina, e dalla fame assoluta riesce a dare una scodella di riso a tutti, che cos’è questo se non un passo avanti nel vivere insieme di tutti gli uomini?»

Piuttosto di continuare a favorire una sciocca propaganda anticomunista, facciamo vivere la buona politica di sinistra, ogni giorno, nel concreto, organizzando e promuovendo le lotte per la giustizia e l'eguaglianza.

Chiudo con una enunciazione che mi pare insegni molto, pronunciata da Xi Ji Ping all'ultimo congresso del Partito Comunista Cinese, nel ricordare che realizzare il socialismo, cosa che loro vogliono fare, richiederà l'impegno di molte generazioni, affermava anche la necessità di non dimenticare di indicare sempre l’obiettivo finale, perché «chi dimentica la prospettiva del "comunismo" tradisce anche la realizzazione del socialismo» (questo obiettivo è nella loro Costituzione).

“Putin” di Gennaro Sangiuliano. Edizioni Mondadori, 10 nov 2015
https://books.google.it/books?id=UcrcCgAAQBAJ&pg=PT246&lpg=PT246&dq=Putin:+Comunismo+non+va+restaurato,+ma+chi+non+lo+ricorda+%C3%A8+senza+cuore&source=bl&ots=G5jJiK7wr0&sig=ACfU3U3pCd8HYgWGbWSK9M52_gjOZsMhXw&hl=it&sa=X&ved=2ahUKEwjD6ZjsxMDjAhVQ-6QKHdL3AWoQ6AEwB3oECAkQAQ#v=onepage&q=Putin%3A%20Comunismo%20non%20va%20restaurato%2C%20ma%20chi%20non%20lo%20ricorda%20%C3%A8%20senza%20cuore&f=false

 

 

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Una mortificante stagione politica

I burattinai delle "larghe intese in ogni paese" hanno pensato bene di combattere i negoziatori del "contratto di Governo" utilizzando definizioni vecchie ma soprattutto improprie, assolutamente improprie. Berlusconi si è preoccupato di definire Di Maio e il M5S peggiori dei comunisti (?) e la stampa di potere è stata alla ricerca di stabilire se Salvini era portatore del fascismo, pur avendo l'accortezza di manifestare sempre un certo apprezzamento per lui che rendeva libera l’Italia dai neri che ci terrorizzavano (?) come voleva la sua propaganda, ma anche soprattutto perché nei fatti ha dimostrato di non avere alcun interesse per tutelare i diritti sociali del lavoro e dei lavoratori (vedi le di lui non motivate ostilità ad ogni pur minima misura a tutela della dignità di chi lavora da dipendente e di chi non sa come trovare un lavoro e nel frattempo sopravvivere).

In questa ricerca, che particolarmente ha impegnato “ottoemezzo” di Lilli Gruber, fu quel gran “maître à penser” che risponde al nome di Paolo Mieli ad introdurre una teorizzazione assai stramba e fantasiosa: il fascismo è stato un fenomeno ben definito che non esiste più, oggi il pericolo sono i totalitarismi, facendo riferimenti neppure velati da pudore linguistico ai regimi comunisti dell'Europa orientale, che ormai sono tutti spariti ed alla Cina. Perché lì c’è un solo. partito. E’ vero che il pluripartitismo in quei paesi mancava e manca, ma se questo è l’unico connotato dei totalitarismi anche i fascismi sono totalitari? Il Italia e in Germania, nel ventennio, c’era il pluripartitismo? Una pedante differenziazione, contraddittoria e inutile.

Dopodiché si liberò la fantasia di Aldo Cazzullo che ha conseguentemente postulato l’assoluta necessità fisiologica di essere parimenti antifascisti e anticomunisti. Avendo anche la via spianata dalla vulgata corrente che esige di parlare di attualità. Perché i pericoli di nuove e più gravi forme di autoritarismo non sono attuali? Io che condivido completamente le argomentazioni che su queste pagine hanno usato Paolo Ciofi e Michele Prospero non ritorno sul tema.
Ritengo fuorviante la discussione sul fascismo che non c'è. Affermare che il fascismo mai più ci sarà è propedeutica a fare solo dell'anticomunismo, nelle intenzioni dei pensatori della restaurazione ante “Costituzione”.

L’antifascismo su cui nasce la nostra costituzione ci dà insieme la consapevolezza dei diritti che ci riconosce e fra questi ci assicura an1maggio15 isolaliri 350 260che quello di protestare democraticamente per difenderli e conquistarne di nuovi. Questa consapevolezza ci è indispensabile.
Mi sembra quasi impossibile che a qualcuno sfugga come si sia ristretto oggi lo spazio dei diritti. Ma qualcuno si sofferma mai sulle limitazioni alle manifestazioni che sono codificate del decreto sicurezza bis imposto da Salvini? Questa è attualità. Come in altre occasioni anche del passato, sempre si indica un nemico esterno (i migranti oggi) e per combatterlo si limitano anche diritti e libertà dei cittadini italiani. Magari continuando a ripetere: gli "italiani prima di tutti".
Non solo sanzioni (conosciamo l‘istituzione delle multe a chi soccorre?) contro il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina (clandestina solo quella operata delle ONG vero?), ma anche a il rafforzamento delle “norme a garanzia del regolare e pacifico svolgimento di manifestazioni in luogo pubblico e aperto al pubblico”. Una raccolta di norme liberticide, classiste e razziste e spesso peggiorative del quadro originario del Codice Rocco.
Dal momento che manca la rappresentanza politica del lavoro, perché non ci sono più partiti dei lavoratori nei Parlamenti, nel nostro Parlamento, si opera per restringere molti spazi di democrazia dei cittadini per lasciare mano sempre più libera al “guidatore”. (La liberalizzazione finanziaria ha creato un Senato virtuale che governa il mondo, Noam Chomsky)

 Il disagio sociale ed economico incalza e capisco che urgono risposte concrete. Ma perché si invoca la sinistra invitando a non voltarsi indietro e senza avere nostalgie? Che ostacolo rappresenta la propria storia e la propria eredità? Vorrei un pizzico di chiarezza. Vorrei che si indicasse concretamente cosa serve subito e quale società si vuole e soprattutto sono certo che occorra impegnarsi a conquistare e nuove condizioni con i fatti: le iniziative e la partecipazione, organizzandosi in movimenti e anche alla ricerca di un partito che sia la opportuna guida politica. Vertenza Frusinate per il lavoro, la Vertenza per la bonifica del fiume Sacco e della sua valle e per la tutela dell’ambiente, Aspagorà per l’accoglienza dei migranti, l’indignazione per la mala sanità provinciale, l’orgoglio di difendere i propri diritti (il Pride only Pride), la tutela dei beni culturali e identitari come avviene per la Certosa di Trisulti sono esempi che rendono evidente a tutti quelli che cercano novità attuali che c’è da fare e si può fare. Bisogno solo esserci in questi movimenti, partecipare, dire la propria, contribuire alla loro crescita e alla maturazione di altre rivendicazioni. Questo significa creare nuove condizioni sociali e politiche. (per continuare a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

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Oggi, senza ulteriori ritardi si deve garantire che la nostra sia davvero una Repubblica democratica fondata sul lavoro (art 1), in cui la stessa rimuove gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese (art 3).

Se si vuol essere realmente forza di cambiamento non si può dimenticare che l'obiettivo è cambiare la società ingiusta. Questa società capitalistica lo è.
Non c'è sinistra se non c'è antifascismo militante. L'antifascismo ha a che vedere direttamente con la lotta contro ogni autoritarismo, ogni sfruttamento, ogni ostilità poliziesca ai movimenti e alla rivendicazione dei diritti. Questo antifascismo è assolutamente attuale, niente affatto antistorico.
Questo antifascismo sa che deve procedere senza mai separare i diritti civili da quelli sociali, perché sarebbe un regalo allo sfruttamento, alla mancanza di legalità ed alla fine ci priverà di tutte le conquiste di libertà realizzate.

C’è una frase che per il 70° compleanno di Massimo D’Alema è stata a lui attribuita, ma che io trovo fuori luogo e se riferita alla nostra storia e situazione sociale e politica non si può condividere: «Chi vuole restaurare il comunismo è senza cervello. Chi non lo rimpiange è senza cuore». Infatti consente di perpetuare il tragico errore di identificare una “Idea” con un regime o con regimi caratterizzati da errori e dalla mortificazione della democrazia. In Italia nessuna analoga forma di regime è stata proposta e realizzata dal Pci che, fra l’altro, mai ha governato questo Paese.19nov18 MinLav disoccupati 3 1 min

Quella frase fu pronunciata in un contesto assai diverso da quello italiano di oggi e di ieri. Non è di D’Alema, ma di Putin. Riporto come la scrive Emmanuel Carrère*, in apertura del suo romanzo “Limonov”, attribuendola a Putin: «“Chi vuole restaurare il comunismo è senza cervello. Chi non lo rimpiange è senza cuore”. Non è una dimostrazione palese di nostalgia ideologica ma, piuttosto, la necessità di inglobare tutta la storia russa, dagli zar, alla religione ortodossa, alla Rivoluzione d'Ottobre. Con la caduta del comunismo l’intelligencija riformista elabora la visione secondo cui l'autodistruzione dell'unione Sovietica è stato un momento di redenzione rispetto a un passato criminale. Putin non esalta l'Urss ma avverte che «il disfacimento dell'Unione Sovietica è stato una tragedia e i cittadini non ci hanno guadagnato nulla». Putin interpreta la peculiarità del suo paese. Così come fanno i cinesi e fanno tutti coloro che sanno leggere nella storia dei propri popoli.

Putin si riferisce a ciò che in quel paese si era chiamato comunismo. Un regime, che come tale e per i suoi errori non può quindi identificare un'idea universale di liberazione dal bisogno e dalle ingiustizie.

La morte di Camilleri ha costretto tanti anticomunisti militanti a parlare del suo “comunismo” senza teorizzare terrorismi e pericoli. Perché mai dovremmo rinunciare ad un'idea vera di uguaglianza che neppure appare estranea a Papa Francesco? Rileggiamo queste parole di Camilleri: «...molti di quei princìpi sociali che erano alla base del comunismo sono entrati quasi senza avvertimento in certe visioni dello Stato sociale, della cura delle persone… Tante cose che nel primo Novecento non erano neppure ipotizzabili si sono insinuate, perché necessarie nel cammino sociale degli uomini.
Non era un’utopia. È stata consumata e voltata in utopia proprio perché si è mal realizzata.
Quando noi ci troviamo di fronte alla rivoluzione comunista in Cina, e dalla fame assoluta riesce a dare una scodella di riso a tutti, che cos’è questo se non un passo avanti nel vivere insieme di tutti gli uomini?»

Piuttosto di continuare a favorire una sciocca propaganda anticomunista, facciamo vivere la buona politica di sinistra, ogni giorno, nel concreto, organizzando e promuovendo le lotte per la giustizia e l'eguaglianza.

Chiudo con una enunciazione che mi pare insegni molto, pronunciata da Xi Ji Ping all'ultimo congresso del Partito Comunista Cinese, nel ricordare che realizzare il socialismo, cosa che loro vogliono fare, richiederà l'impegno di molte generazioni, affermava anche la necessità di non dimenticare di indicare sempre l’obiettivo finale, perché «chi dimentica la prospettiva del "comunismo" tradisce anche la realizzazione del socialismo» (questo obiettivo è nella loro Costituzione).

“Putin” di Gennaro Sangiuliano. Edizioni Mondadori, 10 nov 2015
https://books.google.it/books?id=UcrcCgAAQBAJ&pg=PT246&lpg=PT246&dq=Putin:+Comunismo+non+va+restaurato,+ma+chi+non+lo+ricorda+%C3%A8+senza+cuore&source=bl&ots=G5jJiK7wr0&sig=ACfU3U3pCd8HYgWGbWSK9M52_gjOZsMhXw&hl=it&sa=X&ved=2ahUKEwjD6ZjsxMDjAhVQ-6QKHdL3AWoQ6AEwB3oECAkQAQ#v=onepage&q=Putin%3A%20Comunismo%20non%20va%20restaurato%2C%20ma%20chi%20non%20lo%20ricorda%20%C3%A8%20senza%20cuore&f=false

 

 

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Una mortificante stagione politica

I burattinai delle "larghe intese in ogni paese" hanno pensato bene di combattere i negoziatori del "contratto di Governo" utilizzando definizioni vecchie ma soprattutto improprie, assolutamente improprie. Berlusconi si è preoccupato di definire Di Maio e il M5S peggiori dei comunisti (?) e la stampa di potere è stata alla ricerca di stabilire se Salvini era portatore del fascismo, pur avendo l'accortezza di manifestare sempre un certo apprezzamento per lui che rendeva libera l’Italia dai neri che ci terrorizzavano (?) come voleva la sua propaganda, ma anche soprattutto perché nei fatti ha dimostrato di non avere alcun interesse per tutelare i diritti sociali del lavoro e dei lavoratori (vedi le di lui non motivate ostilità ad ogni pur minima misura a tutela della dignità di chi lavora da dipendente e di chi non sa come trovare un lavoro e nel frattempo sopravvivere).

In questa ricerca, che particolarmente ha impegnato “ottoemezzo” di Lilli Gruber, fu quel gran “maître à penser” che risponde al nome di Paolo Mieli ad introdurre una teorizzazione assai stramba e fantasiosa: il fascismo è stato un fenomeno ben definito che non esiste più, oggi il pericolo sono i totalitarismi, facendo riferimenti neppure velati da pudore linguistico ai regimi comunisti dell'Europa orientale, che ormai sono tutti spariti ed alla Cina. Perché lì c’è un solo. partito. E’ vero che il pluripartitismo in quei paesi mancava e manca, ma se questo è l’unico connotato dei totalitarismi anche i fascismi sono totalitari? Il Italia e in Germania, nel ventennio, c’era il pluripartitismo? Una pedante differenziazione, contraddittoria e inutile.

Dopodiché si liberò la fantasia di Aldo Cazzullo che ha conseguentemente postulato l’assoluta necessità fisiologica di essere parimenti antifascisti e anticomunisti. Avendo anche la via spianata dalla vulgata corrente che esige di parlare di attualità. Perché i pericoli di nuove e più gravi forme di autoritarismo non sono attuali? Io che condivido completamente le argomentazioni che su queste pagine hanno usato Paolo Ciofi e Michele Prospero non ritorno sul tema.
Ritengo fuorviante la discussione sul fascismo che non c'è. Affermare che il fascismo mai più ci sarà è propedeutica a fare solo dell'anticomunismo, nelle intenzioni dei pensatori della restaurazione ante “Costituzione”.

L’antifascismo su cui nasce la nostra costituzione ci dà insieme la consapevolezza dei diritti che ci riconosce e fra questi ci assicura an1maggio15 isolaliri 350 260che quello di protestare democraticamente per difenderli e conquistarne di nuovi. Questa consapevolezza ci è indispensabile.
Mi sembra quasi impossibile che a qualcuno sfugga come si sia ristretto oggi lo spazio dei diritti. Ma qualcuno si sofferma mai sulle limitazioni alle manifestazioni che sono codificate del decreto sicurezza bis imposto da Salvini? Questa è attualità. Come in altre occasioni anche del passato, sempre si indica un nemico esterno (i migranti oggi) e per combatterlo si limitano anche diritti e libertà dei cittadini italiani. Magari continuando a ripetere: gli "italiani prima di tutti".
Non solo sanzioni (conosciamo l‘istituzione delle multe a chi soccorre?) contro il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina (clandestina solo quella operata delle ONG vero?), ma anche a il rafforzamento delle “norme a garanzia del regolare e pacifico svolgimento di manifestazioni in luogo pubblico e aperto al pubblico”. Una raccolta di norme liberticide, classiste e razziste e spesso peggiorative del quadro originario del Codice Rocco.
Dal momento che manca la rappresentanza politica del lavoro, perché non ci sono più partiti dei lavoratori nei Parlamenti, nel nostro Parlamento, si opera per restringere molti spazi di democrazia dei cittadini per lasciare mano sempre più libera al “guidatore”. (La liberalizzazione finanziaria ha creato un Senato virtuale che governa il mondo, Noam Chomsky)

 Il disagio sociale ed economico incalza e capisco che urgono risposte concrete. Ma perché si invoca la sinistra invitando a non voltarsi indietro e senza avere nostalgie? Che ostacolo rappresenta la propria storia e la propria eredità? Vorrei un pizzico di chiarezza. Vorrei che si indicasse concretamente cosa serve subito e quale società si vuole e soprattutto sono certo che occorra impegnarsi a conquistare e nuove condizioni con i fatti: le iniziative e la partecipazione, organizzandosi in movimenti e anche alla ricerca di un partito che sia la opportuna guida politica. Vertenza Frusinate per il lavoro, la Vertenza per la bonifica del fiume Sacco e della sua valle e per la tutela dell’ambiente, Aspagotà per l’accoglienza dei migranti, l’indignazione per la mala sanità provinciale, l’orgoglio di difendere i propri diritti (il Pride only Pride), la tutela dei beni culturali e identitari come avviene per la Certosa di Trisulti sono esempi che rendono evidente a tutti quelli che cercano novità attuali che c’è da fare e si può fare. Bisogno solo esserci in questi movimenti, partecipare, dire la propria, contribuire alla loro crescita e alla maturazione di altre rivendicazioni. Questo significa creare nuove condizioni sociali e politiche.

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Se si vuol essere realmente forza di cambiamento non si può dimenticare che l'obiettivo è cambiare la società ingiusta. Questa società capitalistica lo è.
Non c'è sinistra se non c'è antifascismo militante. L'antifascismo ha a che vedere direttamente con la lotta contro ogni autoritarismo, ogni sfruttamento, ogni ostilità poliziesca ai movimenti e alla rivendicazione dei diritti. Questo antifascismo è assolutamente attuale, niente affatto antistorico.
Questo antifascismo sa che deve procedere senza mai separare i diritti civili da quelli sociali, perché sarebbe un regalo allo sfruttamento, alla mancanza di legalità ed alla fine ci priverà di tutte le conquiste di libertà realizzate.

C’è una frase che per il 70° compleanno di Massimo D’Alema è stata a lui attribuita, ma che io trovo fuori luogo e se riferita alla nostra storia e situazione sociale e politica non si può condividere: «Chi vuole restaurare il comunismo è senza cervello. Chi non lo rimpiange è senza cuore». Infatti consente di perpetuare il tragico errore di identificare una “Idea” con un regime o con regimi caratterizzati da errori e dalla mortificazione della democrazia. In Italia nessuna analoga forma di regime è stata proposta e realizzata dal Pci che, fra l’altro, mai ha governato questo Paese.19nov18 MinLav disoccupati 3 1 min

Quella frase fu pronunciata in un contesto assai diverso da quello italiano di oggi e di ieri. Non è di D’Alema, ma di Putin. Riporto come la scrive Emmanuel Carrère*, in apertura del suo romanzo “Limonov”, attribuendola a Putin: «“Chi vuole restaurare il comunismo è senza cervello. Chi non lo rimpiange è senza cuore”. Non è una dimostrazione palese di nostalgia ideologica ma, piuttosto, la necessità di inglobare tutta la storia russa, dagli zar, alla religione ortodossa, alla Rivoluzione d'Ottobre. Con la caduta del comunismo l’intelligencija riformista elabora la visione secondo cui l'autodistruzione dell'unione Sovietica è stato un momento di redenzione rispetto a un passato criminale. Putin non esalta l'Urss ma avverte che «il disfacimento dell'Unione Sovietica è stato una tragedia e i cittadini non ci hanno guadagnato nulla». Putin interpreta la peculiarità del suo paese. Così come fanno i cinesi e fanno tutti coloro che sanno leggere nella storia dei propri popoli.

Putin si riferisce a ciò che in quel paese si era chiamato comunismo. Un regime, che come tale e per i suoi errori non può quindi identificare un'idea universale di liberazione dal bisogno e dalle ingiustizie.

La morte di Camilleri ha costretto tanti anticomunisti militanti a parlare del suo “comunismo” senza teorizzare terrorismi e pericoli. Perché mai dovremmo rinunciare ad un'idea vera di uguaglianza che neppure appare estranea a Papa Francesco? Rileggiamo queste parole di Camilleri: «...molti di quei princìpi sociali che erano alla base del comunismo sono entrati quasi senza avvertimento in certe visioni dello Stato sociale, della cura delle persone… Tante cose che nel primo Novecento non erano neppure ipotizzabili si sono insinuate, perché necessarie nel cammino sociale degli uomini.
Non era un’utopia. È stata consumata e voltata in utopia proprio perché si è mal realizzata.
Quando noi ci troviamo di fronte alla rivoluzione comunista in Cina, e dalla fame assoluta riesce a dare una scodella di riso a tutti, che cos’è questo se non un passo avanti nel vivere insieme di tutti gli uomini?»

Piuttosto di continuare a favorire una sciocca propaganda anticomunista, facciamo vivere la buona politica di sinistra, ogni giorno, nel concreto, organizzando e promuovendo le lotte per la giustizia e l'eguaglianza.

Chiudo con una enunciazione che mi pare insegni molto, pronunciata da Xi Ji Ping all'ultimo congresso del Partito Comunista Cinese, nel ricordare che realizzare il socialismo, cosa che loro vogliono fare, richiederà l'impegno di molte generazioni, affermava anche la necessità di non dimenticare di indicare sempre l’obiettivo finale, perché «chi dimentica la prospettiva del "comunismo" tradisce anche la realizzazione del socialismo» (questo obiettivo è nella loro Costituzione).

“Putin” di Gennaro Sangiuliano. Edizioni Mondadori, 10 nov 2015
https://books.google.it/books?id=UcrcCgAAQBAJ&pg=PT246&lpg=PT246&dq=Putin:+Comunismo+non+va+restaurato,+ma+chi+non+lo+ricorda+%C3%A8+senza+cuore&source=bl&ots=G5jJiK7wr0&sig=ACfU3U3pCd8HYgWGbWSK9M52_gjOZsMhXw&hl=it&sa=X&ved=2ahUKEwjD6ZjsxMDjAhVQ-6QKHdL3AWoQ6AEwB3oECAkQAQ#v=onepage&q=Putin%3A%20Comunismo%20non%20va%20restaurato%2C%20ma%20chi%20non%20lo%20ricorda%20%C3%A8%20senza%20cuore&f=false

 

 

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Storia. Il voto del 16 novembre 1919. 8ª puntata

Antonio Paolo Bragaglia 350 260 minIl buon risultato nazionale ottenuto dai Socialisti (32% e 156 Deputati) il 16 novembre 1919 e l'elezione alla Camera di Domenico Marzi e di Vittorio Lollini, con molta probabilità, costituirono un valido incentivo politico per un gruppo di giovani ceccanesi (Antonio Paolo(Toto) Bragaglia, Mattia Staccone, Pietro Gizzi, Pietro Catozi) a fondare la locale sezione.

La sede venne trovata nei locali del Comune, di fianco alla chiesa Madonna del Luogo, oggi di proprietà di Stefania Giansanti. Per conoscere meglio la situazione del periodo basta entrare nel collegamento che segue:
http://www.loffredi.it/dal-conte-al-contadino.html
I primi mesi del 1920 rappresentano una rapida ed eccezionale espansione socialista in quella che sarà la provincia di Frosinone: nel febbraio infatti dopo la fondazione delle sezioni di Alatri, Piperno, Sant’Apollinare e Cassino ci saranno quelle di Roccasecca e Ceccano ed altre ancora. Dal punto di vista degli iscritti la Sezione di Frosinone ne registra 113, Alatri 85, Ceccano 65, Sgurgola 59, Piperno 50, Arnara 43.
Tommaso Baris nel suo libro “ Il fascismo in provincia “ riporta una lettera scritta il 14 luglio 1920, inviata da Camillo Mancini (per tre legislature parlamentare liberale di Ceccano e ricco possidente della città) a Camillo Corradini, Sottosegretario all’interno del Governo Giolitti perché “ i contadini sobillati da agitatori vanno percorrendo processionalmente le campagne con la bandiera rossa, invadono i fondi e dividono a modo loro i prodotti facendo la parte del leone e se i proprietari tentano resistere li bastonano portando via tutto “ E’ il periodo infatti nel quale le Leghe contadine ottengono una ripartizione favorevole ai mezzadri non solo a Ceccano ma anche nei comuni di Anagni, Fiuggi, Guarcino, Tecchiena, Veroli, Piperno e Paliano.
Il 13 settembre 1920 si tiene a Ceccano un Convegno promosso dalle Leghe per esaminare la questione dei fitti agrari, porre la richiesta della casa per i coloni, della riforma dei patti colonici, della lotta dei contadini delle paludi pontine e più in generale per fare un necessario bilancio delle lotte portate avanti durante quel periodo.
Dopo qualche settimana il 3 ottobre si tengono le elezioni provinciali e comunali.
Per le elezioni provinciali il collegio elettorale di Ceccano comprendeva Ceccano, Patrica, Giuliano di Roma e Villa Santo Stefano. Il socialista Natalino Patriarca batte il popolare Colombo Bonanome ( 1.781 voti contro 1.628 ) e viene eletto nel Consiglio Provinciale di Roma.
Per le elezioni comunali i socialisti a Ceccano, sostenuti dalla Lega, battono i popolari ed eleggono 24 consiglieri comunali mentre 6 toccano ai popolari.
Alle ore 10 del 17 ottobre, presente il segretario comunale Fontana Regolo, si tiene la prima seduta della consiliatura. I presenti sono 27: Anelli Giuseppe, Bruni Enrico, Bucciarelli Leonardo, Bucciarelli Felice, Casalese Angelo, Catozi Pietro, Cerroni Domenico, Cicciarelli Arcangelo, Colapietro Filippo, Cristofanilli Giuseppe, Diana Michelangelo, De Santis Antonio fu Giuseppe, De Santis Antonio di Vincenzo, Ferri Giuseppe, Liburdi Angelo, Liburdi Giuseppe, Masi Lorenzo, Mastrogiacomo Giuseppe, Mastrogiacomo Benedetto, Olmetti Felice, Segneri Sante, Silvaggi Giovanni Battista, Staccone Mattia, Strangolagalli Angelo, Tanzini Pietro, Tiberia Angelo, Trotta Pasquale.
Risultano assenti Bragaglia Antonio Paolo ( Toto ), Gallucci Francesco, Liburdi Angelo
Filippo Colapietro viene eletto sindaco con 21 voti mentre 6 sono le schede in bianco. Assessori effettivi vengono eletti Bucciarelli Leonardo, Bragaglia Antonio Paolo, Anelli Giuseppe, Cerroni Domenico con 21 voti. Assessori supplenti sono eletti Diana Michelangelo e Tiberia Angelo con 21 voti.
I socialisti, sostenuti dalle Leghe locali, si affermano anche nei comuni vicini tra i quali a Patrica e ad Arnara. A Patrica viene eletto sindaco Luigi Compagnoni mentre ad Arnara sindaco è l’agricoltore Orazio Silvestri.
All’indomani del successo socialista ad Arnara venne scritta e cantata una canzone che rappresentava il conflitto di classe nel paese e che ha rischiato di essere dimenticata. La stessa, fortunatamente, venne riproposta nel 1980 dal Gruppo di Lavoro “ il Ponte “ coordinato da Antonio Camilli. Non conosciamo la partitura musicale e nemmeno il nome dell’autore ma solo il testo che comunque merita di essere conosciuto.
La nostra Lega ha vinto la battaglia contro la prepotenza dei signori.
Credevano gli illusi da principio che la vittoria fosse tutta loro. Credevano di entrare al municipio e poi cantà in trionfo tutti in coro.

Ma cade giù la signoria cacciata via
e non ritorna più.

La ciocia mette legge alla canaglia
E quando non la vò la mette fuori.

Hanno pigliato i moribondi a letto
E poi nell’urna li hanno trascinati.
Hanno afferrato gli uomini pel petto
e hanno fatto i maccheroni cucinati,
nei maccheroni c’era il condimento
dell’odio, dell’invidia e dell’inganno.

Ma cade giù la signoria cacciata via
e non ritorna più.

E il popolo sapeva molto bene
le lacrime versate nel passato,
e ricordava tutte quelle pene
quando le tasse l’hanno massacrato.

Ma specialmente agli assessori vecchi
che stavano attaccati attorno all’osso
gli abbiamo dati certi colpi secchi
che c’e venuta la quartana addosso.

Fra gli altri c’era uno strozzino
che amava d’esser fatto consigliere
ma il poveretto ha avuto il suo destino
con quattro calci dati nel sedere.

Ma cade già la signoria cacciata via
e non ritorna più.

Ceccano 11 Luglio 2019

 

 La foto è stata messa a disposizione da Tina Bragaglia nipote di Antonio Paolo (Toto)

 

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Storia. A Fiuggi nasce la prima "Squadra"...ccia. - 7ª puntata

TitoMilioni 350 mindi Lucia Fabi e Angelino Loffredi - Per il Movimento contadino e operaio operante nei Circondari di Frosinone, Sora e Gaeta gli anni 1919 e 1920 rappresentano non solo il momento più impegnato ma anche quello caratterizzato da importanti risultati: lotte, occupazioni di terre incolte, estesi legami di massa, da Paliano a Sant’Apollinare, migliori contratti di lavoro e più in generale nuovi rapporti con il ceto proprietario. Il punto più alto di credibilità e forza viene raggiunto a ridosso delle elezioni comunali e provinciali dell’ottobre 1920. In queste occasioni il Partito socialista con le Leghe contadine conquista 11 comuni nel Circondario di Frosinone, fra questi Ceccano, 11 nel Circondario di Sora, fra questi Isola del Liri, oltre che le Amministrazioni di Sant’Apollinare, Vallemaio, Pico, Esperia, San Giorgio a Liri e Sant’Andrea Vallefredda nel Circondario di Gaeta. Tale successo è confermato anche alle elezioni provinciale con l’affermazione di 3 eletti nel Circondario di Frosinone, nei collegi di Piperno, Ceccano, Monte San Giovanni Campano. In questo collegio Tito Milioni, operaio nel polverificio di Fontana Liri si afferma pur se sottoposto ad una minacciosa campagna condotta dal conte Francesco Lucernari. Due sono i consiglieri eletti nel Circondario di Sora, nei collegi di Sora e Isola del Liri. A fronte di tale successo il padronato non rimane a guardare e per fronteggiare altre richieste e ulteriori rapporti di forza si organizza.

Maurizio Federico nel suo saggio “Biennio rosso in Ciociaria. 1919-1920“ indica nella città di Fiuggi, 20 settembre 1920, la costituzione del primo Fascio in quella che sarà la provincia di Frosinone. Il Federale fascista Aurelio Vitto nel 1939 di questa realtà scriverà “ Il Fascio e la Squadra d’azione costituirono durante il periodo ante marcia uno dei capisaldi delle forze fasciste del Basso Lazio“.
La Squadra è chiamata “La Birba“. Il Federale ne indica anche i partecipanti ai quali riconosce l’ambita qualifica di “Squadrista“: Agnoli Giovanni, Alessandro Giuseppe, Ambrosi Amedeo, Ambrosi Lelio, Ambrosi Mario, Ambrosi Zefferino, Ballini Marco, Corradini Colombo, De Carolis Arturo, De Carolis Getulio, Falconi Carlo, Filatici Giovanni, Girolami Mario, Mariano Giuseppe, Martini Alfredo, Martini Loreto, Martini Vincenzo, Nardi Amedeo, Nardi Tommaso, Paris Luigi, Paris Vincenzo, Perosi Guglielmo, Rapparelli Carlo, Santesarti Domenico, Santesarti Ermenegildo, Santesarti Evaristo, Santesarti Ildebrando, Simeone Giuseppe, Terrinoni Anselmo, Terrinoni Angelo, Terrinoni Andrea, Terrinoni Pasquale, Terrinoni Pietro, Sforza Mario, Severa Biagio, Sideri Annibale, Speranza Felice, Tamburini Lorenzo, Torrelli Giuseppe, Vari Alfredo, Verghetti Rocco.
Esaminando meglio i documenti a disposizione rileviamo che mentre Guglielmo Quadrotta nei “Quaderni di Rassegna del Lazio/ Ricognizione. Scrittori e giornalisti nella Provincia di Frosinone“ pubblicato nel 1933., indica Amedeo Ambrosi non solo come l’autore della nascita del fascismo fiuggino ma anche l’organizzatore, nei mesi successivi alle costituzioni delle sedi di Anagni, Acuto, Guarcino e Alatri il Federale Vitto nel 1939, afferma, diversamente, che la Squadra d’azione di Fiuggi è stata ”agli ordini dell’infaticabile e disinteressato comandante De Carolis Arturo”.

Una domanda allora sorge spontanea: perché trascorrono sei anni per dare un giudizio così diverso e penalizzante nei confronti di Amedeo Ambrosi?
Non siamo nelle condizioni di dare una risposta sicura e ben definita, nello stesso tempo siamo consapevoli che tali perplessità nel contesto generale possono apparire secondarie, tuttavia ci permettiamo di seguire una traccia che è una costante nella vita interna delle organizzazioni fasciste locali e nazionali: la lotta fra persone e clan, per conquistare posizioni di prestigio e di potere è sempre aperta, portata avanti senza esclusioni di colpi, utilizzando strumenti spregiudicati tali da determinare improvvise cadute e rapidi successi personali.

Lucia Fabi Angelino Loffredi
Ceccano 1 Luglio 2019

 nella foto in alto a sinistra: "Tito Milioni, antifascista della prima ora" (passare il puntatore del mouse sulla foto e apparirà il nome)

 

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Storia. Squadrismo in Ciociaria e maestri romani

FILIPPO COLAPIETRO SINDACO 350 mindi Lucia Fabi e Angelino Loffredi - Per proseguire nel breve viaggio dentro lo squadrismo frusinate, riportiamo notizie raccolte da un numero unico della Federazione fascista titolato “ Squadrismo, per ricordare il 20° anno della nascita del Fascio di combattimento di Frosinone “, conservato presso la Biblioteca comunale di Frosinone. Il giornale è composto di 4 pagine, riporta articoli di Alberto Ghislanzoni, Giulio Celletti, Carlo Mancia. Lo stile prevalente è sempre retorico, i vari temi si esprimono in modo roboante e sensazionalistico. Il pensiero è rivolto al passato ed è individuato sempre il nemico. Giulio Celletti infatti, nel suo pezzo scrive “S’ iniziarono così le azioni contro le canaglie social- comuniste che infestavano le nostre campagne e turbavano gli animi dei nostri laboriosi operai e contadini sventolando il loro straccio rosso e oltraggiando l’ideale e il sacrificio degli squadristi“. Attorno a queste poche righe ci sarebbe tanto da commentare ma ci limitiamo a mantenere l’attenzione solo sul termine social-comunisti, ancora di più su quel comunisti, ovvero sul nemico che deve essere onnipresente. Il Celletti in questo caso per dare forza al suo articolo arriva addirittura ad inventarselo e ingigantirlo. Nelle elezioni del 15 maggio 1921 infatti i voti arrivati alla lista comunista a Frosinone furono 4 (quattro ) e nel Circondario 15( quindici ).

Dal giornale possiamo riprendere notizie interessanti proprio dal punto di vista della ricerca, pertanto rileviamo: il Fascio a Frosinone viene costituito il 20 ottobre 1920 nei locali della vecchia Società Operaia. Successivamente viene titolato a Guglielmo Veroli ma manca il periodo. La prima sede è in via Angeloni.
Fra gli articoli, quello scritto da Il Triario “Quando uscimmo la prima volta“ ci sembra interessantissimo. Riporta la presenza a Frosinone e Ceccano di Vito Pellizzari, segretario del Fascio di Roma, chiamato a fare da rinforzo ai fascisti di Frosinone per colpire Ceccano “roccaforte dei rossi che detenevano l’amministrazione comunale“ Sindaco in quel periodo è il socialista Filippo Colapietro. Per conoscere bene la situazione ceccanese invitiamo a esaminare il seguente collegamento http://www.loffredi.it/ceccano-fra--rivoluzione-e-reazione.html

L’avvocato Pellizzari a sera arriva in treno a Frosinone accompagnato da 20 persone. Il Triario scrive “arrivarono alla stazione di Frosinone. Scesero e per l’accorciatoia di Fontana Unica salirono in città. Quella notte l’Albergo Garibaldi si trasformò in un accampamento“ La mattina successiva la trascorsero passeggiando per la città destando molta curiosità. Nel primo pomeriggio su due camion partirono in direzione di Ceccano, quindi “Giungemmo sul ponte di Ceccano. E il resto di questa giornata, che fu movimentatissimo, è inutile oramai raccontarlo“.

L’autore dell’articolo non riporta gli avvenimenti accaduti e nemmeno indica il giorno. Non conosciamo il motivo ma, fortunatamente, possiamo riportare che a farlo ci penserà molti anni più tardi (1985) Maurizio Federico attraverso il sempre valido libro ”Il Biennio rosso in Ciociaria.1919-1920“, sulla base di un fonogramma inviato dal Sottoprefetto di Frosinone al Ministero l’11 aprile 1921. Maurizio Federico scrive che i fatti avvengono il 4 aprile del 1921. Li ricostruisce partendo proprio da dove Il Triario si arresta. Dal Ponte, infatti, la squadraccia risale lungo via Principe Umberto, sulla quale svolge la propria attività l’orologiaio Neno Catozi, socialista. Roberto Catozi nipote dell’artigiano, a tanti anni di distanza ci conferma quanto riporta Federico, così come tramandato in famiglia: la rottura della vetrina espositiva e la relativa devastazione dei locali dell’orologiaio. Gli stessi si trovano dove oggi la famiglia Catozi ospita le riunioni della Sezione Anpi di Ceccano.

Successivamente, in Piazza Vittorio Emanuele (oggi Piazza 25 Luglio) avviene il contatto fra il gruppo di Pellizzari con il conte Domenico Antonelli, agrario del luogo, nazionalista, ed insieme danno l’assalto ai locali del Comune, allora situato dove oggi vi sono gli Uffici Anagrafici. Distruggono documenti e suppellettili. Federico riporta che “Nella stessa serata si verificano in varie parti del paese ripetuti scontri fra fascisti e socialisti e solo a tarda notte la spedizione fascista abbandona Ceccano“.

L’aggressione del 4 aprile costituisce un incoraggiamento ai fascisti locali. Sono ancora privi di un’organizzazione organica ma il 10 aprile nell’abitazione di Alessandro Marini, situata in via Solferino, dove oggi opera una Casa Famiglia, si costituiscono tre Gruppi di Combattimento: La Saetta, La Volante, La Disperata.
Nella mattina del 27 aprile, senza avere aiuti esterni, fascisti locali penetrano negli uffici comunali. Il fonogramma del 30 aprile inviato dal Sottoprefetto al Ministero, e riportato sempre da Maurizio Federico così scrive: “cacciano gli impiegati, sbarrano il portone principale e consegnano le chiavi del Palazzo comunale al Maresciallo della locale stazione dei Carabinieri, noto simpatizzante del Fascio locale, nonché stretto congiunto dell’agrario Antonelli“.

Sempre più le forze dell’ordine non svolgono il loro compito per impedire ai fascisti di portare a termine violenze, saccheggi e distruzioni, ma in alcune occasioni intervengono direttamente ad ostacolare e colpire l’attività delle Leghe e delle stesse amministrazioni socialiste, cosi come avviene a Roccagorga, Piperno, Sgurgola, Ferentino. Il 13 dicembre 1920 presso Aquino, il Maresciallo dei Carabinieri aveva ordinato di sparare sulla folla uccidendo 3 persone. Si sta aprendo una nuova terribile fase: apparati dello Stato e violenza quadristica, come una tenaglia, inesorabilmente colpiscono le organizzazioni dei lavoratori, aprendo così la strada alla dittatura.

Ceccano 16 Giugno 2019

 

 

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Storia. Squadrismo nel frusinate: a Cassino e nel cassinate

BernardoNardone 350 mindi Lucia Fabi Angelino Loffredi - Proseguendo nella ricerca sulla nascita del Fascismo in provincia di Frosinone, nel periodo precedente la Marcia su Roma, abbiamo rilevato che a Cassino il Fascio di Combattimento viene costituito il 1 marzo 1921. La Squadra di azione viene titolata a Enrico Toti, eroe della Grande Guerra, mentre il comandante della stessa viene riconosciuto in Alberto Pegazzani. Risulta altresì che gli squadristi qualificati siano 48. Di tutti si conosce l’identità: Abate Orazio, Aceti Alessandro, Arcari Giuseppe, Bancrazi Ettore, Baggi Luigi, Campagna Alfredo, Capaldi Pasquale, Capaldi Sebastiano, Capaldi Vincenzo, Cianci Giovanni Battista, Cibelli Antonio, Colella Andrea, Colella Luigi, Carlino Guido, Capaldi Luigi, Del Greco Domenico, D’Erme Francesco, Di Giovanni Nicola, Di Sano Giovanni, Ferrara Gustavo, Ferrara Gustavo, Fontana Umberto, Giallonardi Ernesto, Liquori Giovanni, Martini Edmondo, Martini Renato, Martini Ugo, Martone Gabriele, Merola Giovanni, Merola Emilio, Monaco Luigi, Pegazzani Alberto, Pegazzani Antonio, Pegazzani Guido, Pitaccio Giuseppe, Presi Attilio, Pellecchia Tommaso, Ranaldi Adolfo, Ranaldi Gaetano, Ranaldi Mario, Russo Erasmo, Sparagna Michelangelo, Tomassi Gaetano, Tumolini Giovanni, Valente Antonio, Vertecchi Alberto, Vertecchi Giulio, Verdone Antonio.

La Relazione del Segretario federale, avente come scopo il riconoscimento della qualifica di squadrista, mette in evidenza che la squadra ha partecipato a 6 azioni: 3 nel 1921 ( Cassino, S. Angelo in Theodice, S. Apollinare), e 3 nel 1922 ( S. Maria Capua Vetere, S. Elia Fiume Rapido, S. Giorgio a Liri ). In essa si trascrive l’anno ma non il giorno e nemmeno le sedi o le persone colpite. Inoltre di ogni squadrista si conoscono le azioni compiute. Vengono indicati anche i nomi di chi testimonia tali avvenimenti: Alberto Pegazzoni, Ranaldi Adolfo, Ranaldi Gaetano, Colella Luigi, Colella Andrea, Presi Attilio, Bernardo De Spagnolis, Luigi Viccarone.

Le agitazione non sono altro che la risposta fascista alla nascita nella zona delle sezioni socialiste, comuniste, sindacali e all’attivismo di dirigenti che si stanno facendo apprezzare per i legami con le classi lavoratrici quali Luigi Selmi, Alessandro Assante, Bernardo Nardone, Vittorio Lollini e la dottoressa Maria Lombardi.
E’ interessante altresì tener conto di quello che la Relazione scrive sulle presenze fasciste a S. Apollinare e a Sant’Angelo in Theodice. Per quanto riguarda la situazione nel comune di S. Apollinare riportiamo “Dalle dichiarazioni degli stessi fascisti che hanno avuto riconosciuta la qualifica di squadrista la Commissione rileva che la loro attività si è limitata esclusivamente alle seguenti azioni: dinanzi alla minaccia della lega rossa di S. Apollinare di non far raccogliere le fave in un terreno in contrada Giunture il Fascio si recò sul posto per assicurare il normale svolgimento del lavoro. Non ebbe luogo nessun incidente. In occasione della festa di S. Antonio, nel settembre 1921 il Fascio s’impose per non far suonare inni sovversivi.”


Per quanto riguarda la situazione in Sant’Angelo in Theodice, frazione di Cassino, la Relazione riporta “dall’esame generale e dall’interrogatorio la Commissione per la revisione degli squadristi si è fornito il convincimento che intorno alla figura del camerata Mario Calcagni grosso proprietario di terreni in Sant’angelo in Theodice si sia formato un nucleo di elementi locali da lui sussidiati, cosi che non è chiaro sino a che punto l’intervento di costoro si sia effettuato per scopi di difesa personalistica -essendo le loro azioni circoscritte nel territorio di sant’angelo- oppure per elevati fini disinteressati e politici.” Solo a tanti anni di distanza (1939) insomma la Federazione Fascista si accorge di aver sostenuto un conflitto di classe anticontadino arrivando a riconoscere che “Dalle dichiarazioni scritte allegate emerge infatti che ebbero luogo soltanto contrasti con elementi contadini locali per la divisione dei prodotti agricoli“.

Ceccano 13 Maggio 2019

 

 

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Ottaviani approda alla Lega. Avanti tutta ... indietro nella storia

Salvini Ottaviani minGianmarco Capogna, Anna Rosa Frate, Stefano Pizzutelli - Da ieri è diventato ufficiale quanto già avevamo capito: il Sindaco Ottaviani ha aderito ufficialmente alla Lega di Salvini. Questo determina un fatto politico da non ignorare, cioè che sono stati abbracciati i contenuti, i linguaggi e le posizioni di quel partito che nulla hanno a che vedere con i moderati.

La nostra opposizione in città come Possibile ed in consiglio comunale tramite il Stefano Pizzutelli di Frosinone in Comune continuerà con ancora più determinazione e vigileremo affinché non arrivino posizioni ultra conservatrici, contrarie ai diritti e all’uguaglianza e discriminatorie come è già successo in altre amministrazioni a maggioranza leghista in tutta Italia.
Vigileremo e ci batteremo affinché non vengano ulteriormente ridotti i Servizi alla persona . Affinché si prenda una posizione sulle questioni ambientali., visto il negazionismo della Lega. A Frosinone , citta’ che é all’apice delle classifiche per gli sforamenti dovuti al PM10, si muore . Per contro la qualita’ della vita e’ sempre pessima.

Saremo in prima fila nella battaglia per i diritti e l’uguaglianza, quella delle donne attaccate da leggi come quella di Pillon o dalle scelte contrarie al rispetto della 194, chiederemo sicurezza ma anche accoglienza e rispetto delle persone migranti, sosterremmo gli ultimi e le fasce sociali più deboli evitando la guerra tra poveri.

Ci mobiliteremo contro l'omofobia e la transfobia, sostenendo le istanze della comunità LGBTI, a cominciare dalla partecipazione all’assemblea aperta “La Stagione dei Diritti” di domenica 24 marzo al GRID e dichiarando già da ora il nostro sostegno al Pride lanciato a Frosinone per il prossimo 22 giugno. Saremo orgogliosamente al fianco delle donne e delle persone LGBTI e ci dichiariamo disponibili ad intraprendere ogni mobilitazione, dentro e fuori il Consiglio comunale, per dare loro piena rappresentanza politica.

Questo è il momento delle scelte non solo per chi decide di schierarsi con la Lega, ma anche e soprattutto per chi vuole opporsi al modello di governo nazionale e, da oggi, anche locale. Per questo chiediamo a tutte le forze di opposizione di esporsi, di mettersi in discussione e se serve anche cancellare i vecchi schemi mettendosi a disposizione per crearne di nuovi per costruire un fronte, aperto anche ad associazioni e movimenti, capace di esprimere una nuova classe dirigente per questa città espressione di un progetto politico diverso, radicale e completamente alternativo a quanto abbiamo visto negli ultimi anni in questa città.

Non abbassiamo la guardia, ma alziamo la testa e lottiamo insieme.
Gianmarco Capogna – Possibile Frosinone Anna Rosa Frate – Possibile Frosinone-Stefano Pizzutelli – Consigliere Frosinone In Comune

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Mariella, Nadeia e la storia di Olimpia

Mariella Nadeia Olimpia mindi Valentino Bettinelli (video a fine testo) - Nel pomeriggio di venerdì 15 febbraio, la Biblioteca Provinciale di Frosinone ha ospitato la presentazione del libro “Senza rosa né celeste”, scritto da Mariella Fanfarillo; manifestazione organizzata dalla redazione di UNOeTRE.it e con il patrocinio della Provincia di Frosinone.
Dialogo con l’autrice affidato alla vicedirettrice di UNOeTRE.it, Nadeia De Gasperis, positivamente sorpresa per la presenza al suo fianco anche di Olimpia, protagonista della vicenda narrata nel libro. Prima delle parole, spazio ad un emozionante cartoon realizzato da Marlo Mack, che racconta il rapporto di una madre con sua figlia transessuale.

Accese di nuovo le luci della sala, la commozione dei presenti era evidente. Emozione passata grazie all’inizio di una vera e propria chiacchierata che ha visto protagoniste tre donne, impegnate a raccontare a tutti una storia di vita, di diritti prima negati e rivendicati con forza.
Per stessa definizione dell’autrice, “questo libro nasce per aiutare altri genitori ad accogliere le necessità dei propri figli; io non ho dovuto accettare nulla, ho semplicemente accolto mia figlia. Altro obiettivo del libro, la critica ad un sistema binario, basato sul pensiero unico di stampo androcentrico”.
Olimpia è stata la seconda minorenne, in Italia, a cui è stato concesso il cambio anagrafico, ancor prima dell’intervento definitivo. Una conquista storica, che però, secondo sua madre Mariella, “ad Alatri pare non sia ancora riconosciuta. Ancora una volta la politica locale e la società civile, dimostrano di non riuscire ad uscire fuori dagli schemi precostituiti. C’è ancora un legame forte con le tradizioni, che in realtà, ci trascinano sempre più verso un ritorno al medioevo”.

La forza di mamma Marilù, come la chiama sua figlia Olimpia, è straordinaria; “sono stata una mamma autodidatta. Ho capito di dover assecondare gli interessi di Olimpia, sin dalla sua infanzia, e se non l'avessi fatto avrei cresciuto una figlia infelice. Ancora peggio, forse non potrei parlare con mia figlia qui vicina a me”.
Olimpia ha raccontato la sua vita, usando anche la sua grande autoironia. Proprio lei ha detto che “nella fase di transizione era lei stessa a spiazzare tutti, anticipando le eventuali battute”. Una ragazza giovane, ma evidentemente già segnata da una vita che non le apparteneva. Per affrontare un percorso così difficile serve molta forza, ma anche “una famiglia capace di ascoltare e accompagnare i propri figli”. Continua dicendo che “la mia volontà era quella di esistere, uscendo dall’invisibilità e dal binario del pensiero dominante. È giusto che ognuno viva la sua sessualità in maniera individuale”.

La storia di Olimpia è costellata di difficoltà, anche nel mondo della scuola; tanti gli episodi che hanno costretto sua madre ad intervenire. Oggi però, nella sua classe di ventiquattro ragazze, sono le stesse compagne a battersi, anche più di lei, per i diritti di tutte le donne.
Proprio la donna è stata al centro dell’evento, con la pregevole moderazione di Nadeia De Gasperis, che ha voluto puntare l’obiettivo anche sul linguaggio, quasi mai declinato al femminile e sempre basato su un maschilismo di fondo, insito nella nostra società.
La discussione sul tema della transessualità e sulla difesa dei diritti di tutti, è più che mai necessaria vista la contingenza di una politica oscurantista e negazionista. Una classe dirigente che ogni giorno mette in discussione anche i valori costituzionali. Mariella Fanfarillo ha voluto chiarire come l’Articolo 3 della Carta sia centrale per una società davvero civile. Ma quei diritti vivono un attacco costante. “Emblematico l’atteggiamento delle destre di governo, che promuovono il ritorno al medioevo. Da Fontana a Pillon, con obiettivi chiari: rimettere al centro la cosiddetta famiglia tradizionale, mettere in discussione, a quarant’anni di distanza, la legge 194 e negare alle donne il diritto di divorziare, limitandole alla condizione di femmina, come nella preistoria”.

Prima della conclusione, spazio alle domande. Interventi del pubblico che hanno confermato l’interesse suscitato dalla storia di Olimpia, raccontata da mamma Mariella. La stessa autrice ha voluto chiudere leggendo una breve lettera a sua figlia, ringraziando la sua casa editrice per averla pubblicata.
Un pomeriggio di dibattito, grazie al quale ragionare sulla spirale nella quale la nostra società è intrappolata. Per sfuggire da questa deriva negativa è necessario comprendere che il nostro futuro è nelle mani delle donne, e la chiacchierata di venerdì ha confermato questa visione.
Un ringraziamento a Mariella ed Olimpia per la disponibilità che hanno mostrato nel raccontare anni di vita duri, ma splendidi. E un plauso alla nostra Nadeia per l’eccellente lavoro svolto.

 

Video-cronaca integrale della presentazione di "Senza rosa né celeste" (a cura di Ignazio Mazzoli)

 

 

 

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Storia di un bacio

un bacio 350 mindi Tiziano Ziroli - La storia di un bacio...
Era domenica e toccava a me lavorare, sinceramente non ne avevo voglia, ero rammaricato e deluso per ciò che era successo il giorno prima.

Il giorno prima avevo avuto una discussione con la donna che avevo iniziato a corteggiare, le avevano raccontato che io ero un don giovanni e che ci provavo con tutte, ovviamente lei ci aveva creduto e si era arrabbiata molto, io cercai di discolparmi da questa infamante accusa ma lei non ci credette....e per questo litigammo, ma la frase che mi riecheggiava nelle orecchie era "sei come tutti...non mi fido di te...mi hai deluso". Io per stizza le risposi "va bene...allora credi a cio' che vuoi...stai bene cosi"....lo dissi, ma non lo pensavo, erano oramai giorni che il suo nome era nella mia mente e non usciva piu'. Solo al pensiero di lei mi si stampava un sorriso sulle labbra, "cosa mi sta succedendo?" mi chiedevo...e non sapevo darmi una risposta.

Quella domenica toccava a me...iniziai a lavorare nella speranza di vederla, di poter almeno chiarire con lei l'equivoco. La mattinata andava avanti tra clienti che servivo: "buongiorno signora, in cosa posso esserle utile"...ma nella mente riecheggiava sempre il suo nome.

Era quasi l'ora di chiusura, quando sento un "buon giorno!!!!" in lontananza..."ma è la sua voce "..mi dissi...mi cominciarono a sudare le mani..
"Ora come faccio?", mi chiesi..."cosa le dico?"...nel mentre che pensavo queste cose lei arriva davanti al banco ... era bella come il sole... i suoi occhi illuminavano il negozio, mi guardò e entrò in ufficio, d'istinto presi dei fogli che erano vicino a me ed andai verso l'ufficio...entrai lei era dall'altra parte della scrivania...non la guardai negli occhi e provai a fare il serio e distaccato ... "domani per favore mi sistemi questi fogli?" ....lei annuì... "ma che ho fatto?" mi dissi e nel mentre uscivo dall'ufficio...faccio due passi..e lei dall'interno dell'ufficio fa partire due colpi di tosse...io mi fermo di botto...lascio l'orgoglio fuori dall'ufficio..e rientro, lei era di spalle io istintivamente la abbraccio da dietro..e mentre la stringo le sussurro all'orecchio "ti hanno detto una cavolata...io ho occhi solo per te...te lo giuro!!!!"... mentre le dicevo ciò lea baciavo dolcemente l'orecchio e il collo....lei inizio' a respirare affannosamente...pensai "ora si gira e mi da un pizzone"... quindi allentai la presa ... lei si giro' di scatto, rimanemmo abbracciati, ci guardammo negli occhi qualche decimo di secondo...e poi...e poi ..ci ritrovammo immersi in un bacio infinito... non so quanto durò, ma il cuore inizio a battermi velocemente ...si era definitivamente sghiacciato... quel bacio mi aveva reso tutto piu' chiaro ... il mio cuore si era innamorato di lei....

Uscimmo dall'ufficio ed io mi risentivo vivo....capii che lei era ed è la mia meta' del cielo...

 

 

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