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Ottaviani approda alla Lega. Avanti tutta ... indietro nella storia

Salvini Ottaviani minGianmarco Capogna, Anna Rosa Frate, Stefano Pizzutelli - Da ieri è diventato ufficiale quanto già avevamo capito: il Sindaco Ottaviani ha aderito ufficialmente alla Lega di Salvini. Questo determina un fatto politico da non ignorare, cioè che sono stati abbracciati i contenuti, i linguaggi e le posizioni di quel partito che nulla hanno a che vedere con i moderati.

La nostra opposizione in città come Possibile ed in consiglio comunale tramite il Stefano Pizzutelli di Frosinone in Comune continuerà con ancora più determinazione e vigileremo affinché non arrivino posizioni ultra conservatrici, contrarie ai diritti e all’uguaglianza e discriminatorie come è già successo in altre amministrazioni a maggioranza leghista in tutta Italia.
Vigileremo e ci batteremo affinché non vengano ulteriormente ridotti i Servizi alla persona . Affinché si prenda una posizione sulle questioni ambientali., visto il negazionismo della Lega. A Frosinone , citta’ che é all’apice delle classifiche per gli sforamenti dovuti al PM10, si muore . Per contro la qualita’ della vita e’ sempre pessima.

Saremo in prima fila nella battaglia per i diritti e l’uguaglianza, quella delle donne attaccate da leggi come quella di Pillon o dalle scelte contrarie al rispetto della 194, chiederemo sicurezza ma anche accoglienza e rispetto delle persone migranti, sosterremmo gli ultimi e le fasce sociali più deboli evitando la guerra tra poveri.

Ci mobiliteremo contro l'omofobia e la transfobia, sostenendo le istanze della comunità LGBTI, a cominciare dalla partecipazione all’assemblea aperta “La Stagione dei Diritti” di domenica 24 marzo al GRID e dichiarando già da ora il nostro sostegno al Pride lanciato a Frosinone per il prossimo 22 giugno. Saremo orgogliosamente al fianco delle donne e delle persone LGBTI e ci dichiariamo disponibili ad intraprendere ogni mobilitazione, dentro e fuori il Consiglio comunale, per dare loro piena rappresentanza politica.

Questo è il momento delle scelte non solo per chi decide di schierarsi con la Lega, ma anche e soprattutto per chi vuole opporsi al modello di governo nazionale e, da oggi, anche locale. Per questo chiediamo a tutte le forze di opposizione di esporsi, di mettersi in discussione e se serve anche cancellare i vecchi schemi mettendosi a disposizione per crearne di nuovi per costruire un fronte, aperto anche ad associazioni e movimenti, capace di esprimere una nuova classe dirigente per questa città espressione di un progetto politico diverso, radicale e completamente alternativo a quanto abbiamo visto negli ultimi anni in questa città.

Non abbassiamo la guardia, ma alziamo la testa e lottiamo insieme.
Gianmarco Capogna – Possibile Frosinone Anna Rosa Frate – Possibile Frosinone-Stefano Pizzutelli – Consigliere Frosinone In Comune

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Mariella, Nadeia e la storia di Olimpia

Mariella Nadeia Olimpia mindi Valentino Bettinelli (video a fine testo) - Nel pomeriggio di venerdì 15 febbraio, la Biblioteca Provinciale di Frosinone ha ospitato la presentazione del libro “Senza rosa né celeste”, scritto da Mariella Fanfarillo; manifestazione organizzata dalla redazione di UNOeTRE.it e con il patrocinio della Provincia di Frosinone.
Dialogo con l’autrice affidato alla vicedirettrice di UNOeTRE.it, Nadeia De Gasperis, positivamente sorpresa per la presenza al suo fianco anche di Olimpia, protagonista della vicenda narrata nel libro. Prima delle parole, spazio ad un emozionante cartoon realizzato da Marlo Mack, che racconta il rapporto di una madre con sua figlia transessuale.

Accese di nuovo le luci della sala, la commozione dei presenti era evidente. Emozione passata grazie all’inizio di una vera e propria chiacchierata che ha visto protagoniste tre donne, impegnate a raccontare a tutti una storia di vita, di diritti prima negati e rivendicati con forza.
Per stessa definizione dell’autrice, “questo libro nasce per aiutare altri genitori ad accogliere le necessità dei propri figli; io non ho dovuto accettare nulla, ho semplicemente accolto mia figlia. Altro obiettivo del libro, la critica ad un sistema binario, basato sul pensiero unico di stampo androcentrico”.
Olimpia è stata la seconda minorenne, in Italia, a cui è stato concesso il cambio anagrafico, ancor prima dell’intervento definitivo. Una conquista storica, che però, secondo sua madre Mariella, “ad Alatri pare non sia ancora riconosciuta. Ancora una volta la politica locale e la società civile, dimostrano di non riuscire ad uscire fuori dagli schemi precostituiti. C’è ancora un legame forte con le tradizioni, che in realtà, ci trascinano sempre più verso un ritorno al medioevo”.

La forza di mamma Marilù, come la chiama sua figlia Olimpia, è straordinaria; “sono stata una mamma autodidatta. Ho capito di dover assecondare gli interessi di Olimpia, sin dalla sua infanzia, e se non l'avessi fatto avrei cresciuto una figlia infelice. Ancora peggio, forse non potrei parlare con mia figlia qui vicina a me”.
Olimpia ha raccontato la sua vita, usando anche la sua grande autoironia. Proprio lei ha detto che “nella fase di transizione era lei stessa a spiazzare tutti, anticipando le eventuali battute”. Una ragazza giovane, ma evidentemente già segnata da una vita che non le apparteneva. Per affrontare un percorso così difficile serve molta forza, ma anche “una famiglia capace di ascoltare e accompagnare i propri figli”. Continua dicendo che “la mia volontà era quella di esistere, uscendo dall’invisibilità e dal binario del pensiero dominante. È giusto che ognuno viva la sua sessualità in maniera individuale”.

La storia di Olimpia è costellata di difficoltà, anche nel mondo della scuola; tanti gli episodi che hanno costretto sua madre ad intervenire. Oggi però, nella sua classe di ventiquattro ragazze, sono le stesse compagne a battersi, anche più di lei, per i diritti di tutte le donne.
Proprio la donna è stata al centro dell’evento, con la pregevole moderazione di Nadeia De Gasperis, che ha voluto puntare l’obiettivo anche sul linguaggio, quasi mai declinato al femminile e sempre basato su un maschilismo di fondo, insito nella nostra società.
La discussione sul tema della transessualità e sulla difesa dei diritti di tutti, è più che mai necessaria vista la contingenza di una politica oscurantista e negazionista. Una classe dirigente che ogni giorno mette in discussione anche i valori costituzionali. Mariella Fanfarillo ha voluto chiarire come l’Articolo 3 della Carta sia centrale per una società davvero civile. Ma quei diritti vivono un attacco costante. “Emblematico l’atteggiamento delle destre di governo, che promuovono il ritorno al medioevo. Da Fontana a Pillon, con obiettivi chiari: rimettere al centro la cosiddetta famiglia tradizionale, mettere in discussione, a quarant’anni di distanza, la legge 194 e negare alle donne il diritto di divorziare, limitandole alla condizione di femmina, come nella preistoria”.

Prima della conclusione, spazio alle domande. Interventi del pubblico che hanno confermato l’interesse suscitato dalla storia di Olimpia, raccontata da mamma Mariella. La stessa autrice ha voluto chiudere leggendo una breve lettera a sua figlia, ringraziando la sua casa editrice per averla pubblicata.
Un pomeriggio di dibattito, grazie al quale ragionare sulla spirale nella quale la nostra società è intrappolata. Per sfuggire da questa deriva negativa è necessario comprendere che il nostro futuro è nelle mani delle donne, e la chiacchierata di venerdì ha confermato questa visione.
Un ringraziamento a Mariella ed Olimpia per la disponibilità che hanno mostrato nel raccontare anni di vita duri, ma splendidi. E un plauso alla nostra Nadeia per l’eccellente lavoro svolto.

 

Video-cronaca integrale della presentazione di "Senza rosa né celeste" (a cura di Ignazio Mazzoli)

 

 

 

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Storia di un bacio

un bacio 350 mindi Tiziano Ziroli - La storia di un bacio...
Era domenica e toccava a me lavorare, sinceramente non ne avevo voglia, ero rammaricato e deluso per ciò che era successo il giorno prima.

Il giorno prima avevo avuto una discussione con la donna che avevo iniziato a corteggiare, le avevano raccontato che io ero un don giovanni e che ci provavo con tutte, ovviamente lei ci aveva creduto e si era arrabbiata molto, io cercai di discolparmi da questa infamante accusa ma lei non ci credette....e per questo litigammo, ma la frase che mi riecheggiava nelle orecchie era "sei come tutti...non mi fido di te...mi hai deluso". Io per stizza le risposi "va bene...allora credi a cio' che vuoi...stai bene cosi"....lo dissi, ma non lo pensavo, erano oramai giorni che il suo nome era nella mia mente e non usciva piu'. Solo al pensiero di lei mi si stampava un sorriso sulle labbra, "cosa mi sta succedendo?" mi chiedevo...e non sapevo darmi una risposta.

Quella domenica toccava a me...iniziai a lavorare nella speranza di vederla, di poter almeno chiarire con lei l'equivoco. La mattinata andava avanti tra clienti che servivo: "buongiorno signora, in cosa posso esserle utile"...ma nella mente riecheggiava sempre il suo nome.

Era quasi l'ora di chiusura, quando sento un "buon giorno!!!!" in lontananza..."ma è la sua voce "..mi dissi...mi cominciarono a sudare le mani..
"Ora come faccio?", mi chiesi..."cosa le dico?"...nel mentre che pensavo queste cose lei arriva davanti al banco ... era bella come il sole... i suoi occhi illuminavano il negozio, mi guardò e entrò in ufficio, d'istinto presi dei fogli che erano vicino a me ed andai verso l'ufficio...entrai lei era dall'altra parte della scrivania...non la guardai negli occhi e provai a fare il serio e distaccato ... "domani per favore mi sistemi questi fogli?" ....lei annuì... "ma che ho fatto?" mi dissi e nel mentre uscivo dall'ufficio...faccio due passi..e lei dall'interno dell'ufficio fa partire due colpi di tosse...io mi fermo di botto...lascio l'orgoglio fuori dall'ufficio..e rientro, lei era di spalle io istintivamente la abbraccio da dietro..e mentre la stringo le sussurro all'orecchio "ti hanno detto una cavolata...io ho occhi solo per te...te lo giuro!!!!"... mentre le dicevo ciò lea baciavo dolcemente l'orecchio e il collo....lei inizio' a respirare affannosamente...pensai "ora si gira e mi da un pizzone"... quindi allentai la presa ... lei si giro' di scatto, rimanemmo abbracciati, ci guardammo negli occhi qualche decimo di secondo...e poi...e poi ..ci ritrovammo immersi in un bacio infinito... non so quanto durò, ma il cuore inizio a battermi velocemente ...si era definitivamente sghiacciato... quel bacio mi aveva reso tutto piu' chiaro ... il mio cuore si era innamorato di lei....

Uscimmo dall'ufficio ed io mi risentivo vivo....capii che lei era ed è la mia meta' del cielo...

 

 

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Onorari del medico. Piccola storia

ippocrate 350 260 minDr Antonio Colasanti - "dum dolet infirmus, medicus sit pignore firmus expers languoris non est memor huius amoris" (a senso si può gtradurre così: "Quando il paziente avverte dolore, promette al medico una ricompensa per la sua cura; ma una volta guarito, sente dolore per la promessa fatta")
L'origine degli onorari per il pagamento medici si ricollega alle origini della medicina.
Pindaro narra che il famoso Esculapio venne fulminato da Giove perché avendo risuscitato un morto ne percepì un compenso in denaro e gli venne attribuito il nome di"amante dell'argento".

Prima dell invenzione della moneta i medici venivano pagati in natura e la ricompensa era proporzionale non già all'importanza delle cure prestate bensì alla condizione del personaggio curato.

In egitto il compenso era dato in grano, in Grecia la tradizione vuole che molti medici pur non essendo pagati in denaro ebbero compensi esorbitanti e di gran lunga superiori ai servizi resi.

Cosi Polidario ebbe in moglie la principessa Sirna per averla salassata da ambo le braccia e conseguentemente divenne erede al trono. Melampo si fece promettere agli argivi metà del loro territorio come prezzo per la guarigione dei Pretidi ed il megalomane Menecrate di Siracusa, che si vantava di essere Giove e si faceva scortare, esigeva dai malati che si affidavano alle sue cure un formale impegno a divenire suoi schiavi in caso di guarigione.

Di fronte a tali esempi di attaccamento al denaro non mancavano quelli di disenteressato altruismo.
Epimenide rifiutò un compenso dagli ateniesi per averli liberati dalla peste, mentre il sommo Ippocrate rinunciò all'onorario di dieci talenti per aver guarito il filosofo Democrito dicendo che era stato un onore curare un tale personaggio. In grecia molte volte il compenso era fissato prima della cura e spesso si richiedeva durante la cura un pegno o una garanzia per il pagamento.
Ippocrate raccomandava di non essere troppo esigenti, di tener conto delle condizioni del paziente e di curare gratuitamente i poveri e gli stranieri, in parole povere esortava a esercitare la medicina non come un qualsiasi mestiere, ma come una nobile professione e con vero spirito umanitario e caritatevole.

Libanio, infatti, parla di medici i quali non solo non percepivano onorari, ma soccorrevano i poveri con il proprio denaro.

Anche oggi, il messaggio di Ippocrate padre della medicina, dovrebbe essere ricordato dai colleghi medici che chiedono onorari smisurati alle prestazioni non considerando le condizioni economiche del paziente.

 

 

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Storia dei Mediterranei: parlano Laura Sanna e Francesco Tiboni

storiadeimediterranei ritaglio mindi Diego Protani - Parlano Laura Sanna e Francesco Tiboni. Dalla metà di settembre in libreria, la Storia dei Mediterranei sta attirando l’attenzione di lettori e specialisti in tutta Italia e anche all’estero, trattandosi di un lavoro assolutamente originale, che rompe per certi versi lo schema dell’unicità interpretativa, per proporre una lettura plurale, variegata e multidisciplinare di un mare che ha fatto decisamente la storia. Le Edizioni di storia di Giovanna Corradini aggiungono così un prodotto di rilievo nodale al panorama degli studi e delle pubblicazioni su un argomento che, nel novero della ricerca storica, rimane fondamentale. E una garanzia dell’importanza che riveste questa opera è data dai nomi degli autori: tutti studiosi e specialisti di chiara fama: Franco Cardini, Massimo Cultraro, Flavio Enei, Massimo Frasca, Jean Guilaine, Stefano Medas, Antonio Musarra, Patrice Pomey, Carlo Ruta, Alberto Salas Romero, Laura Sanna, Francesco, Tiboni, Alessandro Vanoli. Su questo lavoro storiografico, cui seguirà a breve un altro volume, si propone allora una prima intervista a due degli autori, l’archeologo navale Francersco Tiboni e la paletnologa Laura Sanna, sul significato di questa avventura storiografica.

Perché questo libro?

Francesco Tiboni (FT). E’ stato per me un onore, oltre che un piacere, prendere parte a questa impresa collettiva. Un volume che nel titolo,FrancescoTiboni 350 min Storie dei Mediterranei, racchiude quella che è l’essenza del nostro mare. Un mare che gli esperti definiscono chiuso, ma che non può essere considerato una barriera ed un confine. Fin dalla preistoria, dalle origini della navigazione, infatti, il mare Mediterraneo è stato un crocevia di uomini ed esperienze, una via di comunicazione importante e cruciale. Ben prima di internet, questa distesa d’acqua è stata la principale via di comunicazione utilizzata dai popoli dell’antichità.

Laura Sanna (LS). Se guardiamo il Mediterraneo prima del Neolitico, in quei momenti in cui gli uomini muovono i primi passi verso quelle che saranno le civiltà della preistoria, ci accorgiamo di come questa dimensione del Mediterraneo come via di comunicazione e contatto affondi le proprie radici proprio in un momento tanto antico. Il mare di quel tempo non era come lo possiamo immaginare e vedere oggi. Le terre emerse erano assai di più ed i bracci che separavano i continenti (Africa ed Europa) dalle isole erano molto meno estesi. Forse è proprio da quel momento che l’idea del mare come mezzo per scambiare idee ed esperienze, oltre che per cercare nuove terre, ha avuto origine.

Quale è lo scopo del libro?

F.T. Il volume ha, se vogliamo, tre finalità. In primo luogo si tratta di fornire uno strumento agile ma scientificamente accurato per la comprensione dell’evoluzione delle storie dei popoli che attorniavano il Mediterraneo tra la preistoria ed il medioevo. E’ un’impresa difficile e non vuol certo essere un manuale esaustivo di storia. La scelta è stata quella di prevedere una serie di ‘casi di studio’ alternati a lavori con uno sguardo più generale che potessero non solo fare la sintesi di quello che nel tempo è avvenuto, ma anche fornire alcuni spunti di riflessione su episodi importanti e puntuali. E qui entra in gioco la seconda finalità. Il volume racchiude infatti lavori di professionisti ed esperti della ricerca in campo archeologico e storico. E lo fa cercando di dare spazio sia a studiosi molto affermati e con una lunga tradizione di ricerca, italiani e stranieri, mettendo al loro fianco giovani ricercatori e studiosi che negli ultimi anni si muovono attivamente sul panorama nazionale ed internazionale. Grazie a questa commistione di stili e personalità abbiamo quindi potuto dare un taglio divulgativo e scientifico allo stesso tempo a questo lavoro, il che rappresenta la terza sfida del volume. Una sfida che, a mio parere, è stata vinta, almeno in questo caso. Anche se si tratta di una battaglia. La strada verso la divulgazione scientifica in Italia è ancora molto dura.

Se per Tiboni è ormai il terzo volume, per Sanna si tratta del primo lavoro di questo tipo. Come mai ha deciso di partecipare e cosa si aspetta?

Laura Sanna 350 minL.S. Penso che la divulgazione delle conoscenze, come detto prima, sia uno degli elementi di cui oggi abbiamo più bisogno in assoluto. Noi archeologi siamo infatti spesso abituati a dialogare all’interno di consessi chiusi e tra specialisti. Soprattutto quando si trattano temi complessi, come può essere la preistoria più remota, questa sorta di isolamento volontario diventa non solo utile per lo sviluppo della scienza, ma quasi inevitabile: la semplificazione dei concetti non è sempre agevole ed è spesso causa di letture distorte, anche involontarie, della realtà. Dover rendere semplici e comprensibili ad un pubblico di non addetti ai lavori concetti come l’innalzamento del livello marino con quanto ne consegue in termini di utilizzo degli spazi e cambiamenti nella gestione del territorio da parte degli uomini preistorici è quindi stata una sfida affascinante. Penso che poterlo fare all’interno di un lavoro di questo tipo, in cui molti colleghi ed amici si sono cimentati in questo, sia stato anche più interessante e, per certi versi, stimolante. E spero che il risultato possa essere apprezzato.

Ci sono già feedbeck sul volume?

F.T. Personalmente ho avuto modo di parlare di questo libro in un paio di occasioni pubbliche. Per chi, come me, lavora nel mondo dell’archeologia non è certo facile trovare il tempo ed il modo di prendere parte alle diverse presentazioni che si susseguono, grazie all’impegno della casa editrice ragusana, in diversi luoghi d’Italia. Eppure, soprattutto grazie a queste presentazioni, ho potuto notare un grande interesse per il tema e per le cose che vengono narrate. Allo stesso modo, ho potuto verificare come – dopo la lettura – alcune persone mi abbiano contattato per avere informazioni in più sui temi trattati, chiedendo di poter accedere anche ad articoli accademici e studi più approfonditi. Ecco, il senso della divulgazione scientifica è proprio questo, riuscire a stimolare il pubblico, oltre che ad interessarlo.

L.S. Fin dal lancio ho ricevuto molti messaggi di amici e colleghi, oltre che di persone che non conosco, che si sono detti molto interessati al volume. Mi rendo conto che il mio contributo, con un tema tanto specialistico e per certi versi innovativo – non si trova spesso sui libri per il grande pubblico – non sia di facile lettura e possa anche risultare ostico. Eppure, è proprio attraverso percorsi come questo che ritengo giusto dare il mio contributo alla divulgazione scientifica delle idee. Le storie dei Mediterranei di un tempo, del resto, devono essere note ai Mediterranei di oggi, perché la memoria e la storia, anche le più antiche, sono alla base del futuro.

 

 

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Mazzocchi: verso la storia del suo PD, in un libro

BANDIERE PD 350 260Ermisio Mazzocchi sta lavorando ad un suo nuovo libro che ha per tema la vita del PD. Probabilmente il punto di osservazione sarà la personale esperienza di dirigente e militante di questo partito da lui svolta soprattutto in provincia di Frosinone.
Lo intervisto non per svelare anticipazioni, ma per conoscere il suo approccio a questo nuovo lavoro di scrittura. Senza troppi giri di parole dichiara che il racconto dovrà essere pienamente inserito nella vicenda nazionale di questo partito. Infatti, Mazzocchi traccia per UNOeTRE.it una breve storia del PD. «E' impressionante, - dichiara con convinzione - la instabilità del processo politico di questo partito e la volatilità (per rimanere a una espressione educata) dei suoi dirigenti. Leggendo la storia di questi anni, ci si rende conto delle ragioni, e delle cause dello sfaldamento. L’assenza di identità del PD indubbiamente pesa, in modo assai cospicuo. Sto lavorando con tanta amarezza». (per leggere tutto, completata una pagina, torna qui in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

  1. 2007-2009
  2. 2009-2013
  3. 2013-2018

Nasce il PD  a guida Walter Veltroni

Partiamo da questa breve storia, come la chiami tu. Come si pervenne alla nascita del PD, alla sua costituzione? Quali furono le fasi ultime e i protagonisti dell’evento? Quali ricordi nel libro?

L’ho suddivisa in 3 periodi che corrispondono all’esperienza di 3 Segretari che si sono succeduti, Walter Veltroni, Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi.

Come si arriva all’elezione di Walter Veltroni (2007 – 2008)?

Nel 2003, Romano Prodi propose una lista unica in vista delle elezioni europee del 2004. La proposta venne accolta da: Democratici di Sinistra, la Margherita, Socialisti Democratici Italiani e i Repubblicani Europei. Nacque, così, la lista "Uniti nell'Ulivo", con l'obiettivo di consolidare un percorso di unità tra le forze riformiste del centrosinistra anche in occasione di successive elezioni locali e nazionali, e di dar vita ad una vera e propria federazione.
La lista unitaria raccolse il 31,1% dei voti, eleggendo 25 euro-parlamentari, che si divisero tra due gruppi parlamentari: i DS e lo SDI nel Partito Socialista Europeo (PSE); la Margherita (che aveva costituito il Partito Democratico Europeo) insieme al MRE aderirono all'Alleanza dei Liberali e Democratici per l'Europa (ALDE).
Prodi sollecitò, quindi, la lista unitaria anche alle elezioni politiche del 2006, ma La Margherita (con l'80% dell'Assemblea) si dichiarò contraria, preferendo competere con il proprio simbolo, sostenendo che ciò avrebbe portato maggiori consensi.
Nel febbraio 2005 i partiti della lista siglarono un patto di federazione. La lista unitaria, così, si ripresentò alle elezioni regionali del 2005, tenute in aprile, ma soltanto in 9 delle 14 regioni chiamate al voto.
L'unità d'intenti dei soggetti promotori di questo progetto si consolidò in occasione delle elezioni primarie organizzate il 16 ottobre 2005 per scegliere il leader della nuova coalizione di centrosinistra, che prese il nome di L'Unione. I membri della federazione dell'Ulivo sostennero la candidatura di Romano Prodi, che voleva una piena consacrazione popolare, quale candidato proposto dal centrosinistra alla Presidenza del Consiglio per le elezioni del 2006.
Le primarie di coalizione si tennero il 16 ottobre 2005 . I votanti furono 4.311.000.
Prodi ebbe 3.182.000 voti (74,1%), secondo Bertinotti (Prc), terzo Mastella (Udeur).
L'esperienza delle primarie dell'Unione, fecero rilanciare l'idea di costituire un vero e proprio partito unitario. Così che anche la Margherita approvò, all'unanimità della sua assemblea, la decisione di presentare la lista unitaria dell'Ulivo sulla scheda per l'elezione della Camera dei deputati, e con il proprio simbolo al Senato.
Nel dicembre del 2006 viene pubblicato il Manifesto per il Partito Democratico, che enuncia i valori del nuovo soggetto politico, che dovrà essere approvato dai congressi nazionali dei due partiti principali, DS e Margherita, da tenersi nell'aprile 2007.
Il IV Congresso nazionale dei DS si svolge il 22 aprile 2007, approva con il 75,5% dei consensi degli iscritti il processo unitario per la formazione del nuovo partito. Ilwalterveltroni 350 260 min congresso dei DS fu caratterizzato da una pluralità di mozioni: "Per il Partito Democratico" favorevole al processo unitario; quella dell'ex cosiddetto Correntone, il cui referente era Fabio Mussi contrario alla formazione di un partito unico con i settori moderati della coalizione, raccogliendo il 15,1%; quella che ha come primi firmatari Gavino Angius e Mauro Zani, che sono fortemente critici verso il percorso di costituzione intrapreso, richiedendo un legame esplicito al socialismo europeo.

Il II Congresso della Margherita espresse il parere favorevole all'obiettivo di dare vita al Partito Democratico.
Il primo atto formale verso la costituzione del nuovo Partito venne effettuato il 23 maggio 2007 con la nomina di un Comitato promotore, il "Comitato 14 ottobre", così chiamato con riferimento alla data in cui sarebbe stata eletta l'assemblea costituente del Partito Democratico.
Il comitato, composto da 45 membri, annoverava, oltre ad esponenti di DS e Margherita, anche politici provenienti da esperienze diverse.
Il 31 luglio 2007 il Coordinamento Nazionale delle primarie ufficializzava le candidature alla carica di Segretario Nazionale del PD di: Mario Adinolfi, Rosy Bindi, Pier Giorgio Gawronski, Jacopo G. Schettini, Enrico Letta, Walter Veltroni. Alla fine di settembre, l'Ulivo comunicherà ufficialmente l'apparentamento di Schettini con la candidatura di Gawronski.
Alle elezioni costituenti di domenica 14 ottobre 2007 partecipano 3.554.169 di votano.
Le liste collegate a Walter Veltroni ottenegono complessivamente 2.694.721 voti (75,82%) ed eleggono 2322 delegati all'Assemblea Costituente Nazionale su un totale di 2858 eletti, decretando automaticamente l'elezione di Veltroni a Segretario Nazionale del PD.
L'Assemblea Costituente Nazionale si insedia sabato 27 ottobre 2007 a Milano. I membri sono 2.858 eletti attraverso liste bloccate formate col criterio dell'alternanza uomo-donna.
Il primo Presidente dell'Assemblea Costituente Nazionale è Romano Prodi, fondatore dell'Ulivo e Presidente del Consiglio dei ministri in carica.
Nella riunione di insediamento viene formalizzata l'elezione di Veltroni a primo Segretario Nazionale e su proposta del segretario, l'assemblea approva la nomina di Dario Franceschini a Vice Segretario Nazionale del partito.
Il 16 febbraio 2008 a Roma, si svolge la seconda riunione dell'Assemblea Costituente Nazionale, in cui vengono approvati lo Statuto, il Manifesto dei Valori e il Codice Etico.
Lo Statuto prevede fra le altre cose la convocazione del primo Congresso entro ottobre 2009.
Il 13 aprile 2008 si vota per il Parlamento, in cui in cui la coalizione PD e Italia dei Valori è sconfitta da quella formata da Popolo delle libertà, Lega Nord, Movimento per l'autonomia, guidata da Silvio Berlusconi, che il 7 maggio 2008, accetta l'incarico di Presidente del Consiglio.
A seguito di questo evento Walter Veltroni si dimette da segretario del partito.
Il 21 febbraio 2009 si riunisce l'Assemblea Costituente che elegge Dario Franceschini nuovo segretario nazionale del PD.
La Direzione nazionale del PD fissa il nuovo congresso - «convenzione» secondo lo statuto del partito - per l'11 ottobre del 2009 e le nuove elezioni primarie per il 25 ottobre.

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La "normalità" di Pierluigi Bersani

La stagione che vede Segretario Pier Luigi Bersani si aprì, nel 2009, con un confronto per le primarie di ben quattro candidature. Cosa caratterizzò quella campagna e poi quella successiva quando Bersani sconfisse Renzi?

Il 23 luglio 2009 il Comitato per il Congresso ufficializzò quattro candidature per la segreteria nazionale: quelle di Pier Luigi Bersani, Dario Franceschini, Ignazio Marino e Amerigo Rutigliano. Il 28 luglio, però, proprio quest'ultima candidatura viene respinta dallo stesso Comitato, poiché delle 1.542 firme presentate dal candidato, 500 sono risultate appartenenti a persone non iscritte al PD. Il giorno successivo la Commissione Nazionale per il Congresso annunciò anche che la quota degli iscritti che prendono parte alla prima fase congressuale è di 820.607.
I risultati definitivi dei congressi nei Circoli vennero divulgati l'8 ottobre dalla Commissione Nazionale: Pier Luigi Bersani ottenne 255.189 voti pari al 55,13%, seguito da Dario Franceschini con 171.041 voti pari al 36,95% e da Ignazio Marino con 36.674 voti pari al 7,92%.
Tutti e tre i candidati furono quindi ammessi a partecipare alle elezioni primarie del 25 ottobre 2009. Fu confermata in questa occasione un'ampia partecipazione popolare (3.102.709 votanti).
Vince Pier Luigi Bersani con 1.623.239 voti pari al 53%, seguito da Dario Franceschini con il 34% e Ignazio marino con il 12%.
La nuova assemblea nazionale elesse, il 7 novembre 2009, Rosy Bindi come suo presidente, dopo un lungo periodo di vacanza della carica in seguito alle dimissioni di Prodi. Lo stesso giorno furono eletti vicepresidenti dell'Assemblea del partito Ivan Scalfarotto e Marina Sereni e vicesegretario Enrico Letta.
L'8 novembre 2011, il presidente Silvio Berlusconi, prendendo atto del venir meno della maggioranza assoluta della sua coalizione di governo alla Camera, rimettere il mandato al Capo dello Stato
Le dimissioni vengono formalizzate il 12 novembre ed il giorno successivo Bersani esprime il proprio sostegno nell'eventuale, poi diventato certo, esecutivo guidato dal professor Mario Monti,
Il 25 novembre 2012 si svolgono le elezioni primarie della coalizione di centro-sinistra "Italia. Bene Comune" per l'individuazione del leader che guiderà la coalizione formata da PD, PSI e SEL alle consultazioni elettorali del 24 - 25 febbraio 2013.
I candidati del PD sono il segretario in carica Bersani, la consigliera regionale veneta Laura Puppato, il sindaco di Firenze, Matteo Renzi; il presidente della Regione Puglia e presidente di SEL, Nichi Vendola, l'assessore al bilancio del comune di Milano e deputato di Alleanza per l'Italia, Bruno Tabacci.
Il primo turno delle primarie, svoltesi il 25 novembre 2012, vede un'affluenza al voto di più di 3.110.210 milioni di elettori.
Bersani, risulta al primo posto, ottenendo 1.395.096 voti, pari al 44,9% dei consensi, segue Renzi con 1.104.958 voti pari al 35,5%; Vendola con 485.689, pari al 15,6%, Puppato con 80.628 pari al 2,6% e Tabacci con 43.840 pari all'1,4%.
Domenica 2 dicembre 2012 si svolge il ballottaggio tra i due candidati più votati.
Bersani ottiene 1.706.457 voti, pari al 60,9% dei consensi, Renzi ottiene 1.095.925 di voti pari al 39,1%.
A seguito di questi risultati, Bersani è il candidato premier del centro-sinistra alle elezioni politiche italiane del 2013.
Il 29 e 30 dicembre 2012 il PD ha svolto le primarie per la scelta del 90% dei candidati parlamentari che sono andati a comporre le liste in vista delle elezioni politiche, mentre il restante 10% (in genere inseriti come capilista) è stato composto da personalità stabilite direttamente dal segretario Pier Luigi Bersani. Hanno partecipato, in quest'occasione, 1,2 milioni di persone. Sempre il 29 dicembre è stato presentato lo slogan della campagna elettorale: L'Italia Giusta.
Alla Camera il PD ottiene il 25,4% dei voti in Italia, che sommati con i voti delle circoscrizioni estere ne fanno il primo partito. Anche al Senato è il primo partito con il 27,4%. pierluigi bersani 350 260 min
Alla Camera la coalizione di centro sinistra ottiene il premio di maggioranza con il 29,6%, mentre al Senato il 31,6% ottenuto non consente di avere un numero di senatori sufficiente a formare un governo.
Nel complesso il PD perde quasi 4 milioni di voti rispetto alle precedenti Elezioni Politiche del 2008, quando invece ottenne 12 milioni di consensi.
Il 19 aprile 2013, dopo la mancata elezione di Franco Marini e Romano Prodi a Presidente della Repubblica, nonostante la loro scelta come candidati ufficiali del partito, Rosy Bindi si dimette con effetto immediato dalla carica di presidente del PD.
Poco dopo, anche Pier Luigi Bersani annuncia la propria intenzione di dimettersi da segretario, con effetto a partire dall'elezione del nuovo Capo dello Stato. Il giorno dopo, 20 aprile, Giorgio Napolitano viene rieletto Presidente.
Le dimissioni di Bersani diventano operative e contestualmente si dimette l'intera Segreteria Nazionale.
Dopo le difficoltà incontrate dal mandato esplorativo di Bersani, e le sue successive dimissioni, l'incarico di formare il governo è affidato a Enrico Letta, esponente vice segretario del Partito Democratico, dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il 24 aprile 2013.
Letta riesce a formare in pochi giorni una maggioranza formata dal PD, dal PdL e da Scelta Civica.
Il Governo Letta è il 62º della Repubblica Italiana, il primo della XVII legislatura, in carica a partire dal 28 aprile 2013, giorno in cui ha prestato giuramento.
La fiducia è stata ottenuta sia alla Camera che al Senato, rispettivamente il 29 e il 30 aprile del 2013.

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L'ingannevole illusione del 40%

Il quinquennio 2013 – 2018 che impegna Matteo Renzi e percorso da sussulti di gioia e di lllusioni, che precedono la più dura sconfitta che il centrosinistra potesse avere in Italia. Come pensi di affrontare questa triste stagione?

In seguito alle dimissioni di Pier Luigi Bersani, l'11 maggio 2013 Guglielmo Epifani viene eletto nuovo segretario dall'assemblea del partito con 458 voti, pari all'85,8% dei voti validi, su 534.
L’8 dicembre 2013 si svolgono la primarie per eleggere il nuovo segretario.
Partecipano 2.814.881 elettori e tre candidati.
Matteo Renzi che vince con 1.895.332 voti pari al 67,55%, segue Gianni Cuperlo con il 18% e Pippo Civati al 14,2%.
Il 15 dicembre 2013 la nuova assemblea nazionale, proclama segretario Matteo Renzi e sempre lo stesso giorno, elegge Gianni Cuperlo come suo presidente, dopo un periodo di vacanza della carica in seguito alle dimissioni di Rosy Bindi.
Ancora il 15 dicembre 2013 sono stati eletti vicepresidenti dell'Assemblea del partito Matteo Riccie Sandra Zampa, mentre il 28 marzo 2014 sono stati nominati vicesegretari Lorenzo Guerini e Debora Serracchiani.
Il 21 gennaio 2014 il presidente del PD Gianni Cuperlo annuncia le sue dimissioni, dopo essere entrato in contrasto con il segretario Matteo Renzi riguardo alla discussione sulla riforma della legge elettorale.
Il 27 febbraio 2014 il Partito Democratico, dopo anni di discussione, decide il suo ingresso ufficiale nel Partito del Socialismo Europeo. La decisione è stata presa dal direttivo del partito con 121 sì, 1 solo no, e 2 astenuti (su un totale di 125 presenti
Il 13 febbraio 2014 il premier Enrico Letta viene sfiduciato da una mozione di Matteo Renzi nella Direzione Nazionale del Partito Democratico, con un documento in cui si chiedeva un cambio dell'esecutivo; Letta si dimette il giorno dopo.
Il 17 febbraio seguente, Renzi riceve l'incarico dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, di formare un nuovo "governo di larghe intese".
Dopo aver sciolto la riserva, il 21 febbraio il segretario del PD presenta contestualmente i ministri del nuovo esecutivo da lui presieduto, giurandoMatteo Renzi 350 260 min il giorno successivo dinanzi al presidente della Repubblica presso il Quirinale.
La notte tra il 4 e il 5 dicembre 2016, preso atto della sconfitta nel referendum, Matteo Renzi conferma le proprie dimissioni da presidente del Consiglio.
Il 7 dicembre 2016 il Senato approva la legge di Bilancio con 166 sì, 70 no ed 1 astenuto, dopodiché Renzi sale nuovamente al Quirinale dove rassegna le proprie dimissioni e quelle del governo da lui presieduto, rimanendo in carica per il disbrigo degli affari correnti.
Il Presidente Mattarella incarica Paolo Gentiloni, già ministro degli affari esteri del Governo Renzi, di formare un nuovo governo. Gentiloni scioglie positivamente la consueta riserva ed accetta l'incarico. Nasce, così, il governo Gentiloni.
Il 19 febbraio 2017, Matteo Renzi rassegna le proprie dimissioni anche da segretario del PD aprendo così la fase congressuale e il Presidente del partito Matteo Orfini viene così nominato reggente ad interim.
Il 20 febbraio 2017 si consuma lo strappo della minoranza del PD, avversaria del segretario dimissionario Matteo Renzi. Dopo un lungo periodo di scontri e accuse un gruppo di dirigenti e parlamentari, guidati da Pier Luigi Bersani, Enrico Rossi e Roberto Speranza, escono dal PD e fondano Articolo 1 - Movimento Democratico e Progressista.
Mentre Michele Emiliano, presidente della Puglia e fino all’ultimo in linea con gli scissionisti, decide di restare e sfidare Renzi per la conquista della segreteria del PD. Successivamente anche il ministro della giustizia Andrea Orlando si candida alla segreteria del partito.
Il 30 aprile 2017 Matteo Renzi vince le primarie con il 69,17% dei voti. L'assemblea del partito lo proclama segretario pochi giorni dopo.
Alle elezioni politiche del 4 marzo 2018 si assiste a una forte flessione nei voti per il Partito Democratico, che ha riscosso il peggior risultato della sua storia attestandosi su un consenso di circa il 18% sia per la Camera sia per il Senato.
A seguito dell'esito deludente, il segretario Matteo Renzi ha annunciato per la seconda volta le proprie imminenti dimissioni.
Le dimissioni vengono formalizzate il 12 marzo 2018 davanti alla Direzione Nazionale del partito, che nomina Maurizio Martina segretario ad interim.
All'Assemblea Nazionale del 7 luglio 2018 il segretario reggente Maurizio Martina si candida come segretario e viene eletto seduta stante, con il compito di guidare la fase congressuale straordinaria aperta dal suo stesso intervento.

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Da popolare a populista. Storia di una politica andata.

voxpopuli 350 260 mindi Valentino Bettinelli - Da popolare a populista. Storia di una politica andata.
C’era una volta, tanto tempo fa, un’arte. Qualcuno decise di chiamarla politica.
Potrebbe iniziare con queste parole una favola da raccontare ai nostri bambini tra qualche anno. Ebbene sì, la politica è cambiata, si è trasformata nel corso del tempo. Ha vissuto anni di splendore, fino ad arrivare a quelli che sembrano, ai più, tempi difficili.

C’erano i partiti tradizionali, c’era l’attività, c’era la possibilità di riconoscersi in un leader carismatico. Oggi, la mutevolezza del proscenio politico, offre soltanto figure di bassa maestranza. Comparse capaci di spostare il dibattito sulla piazza virtuale dei social network, dove sono i “like” e le condivisioni ad offrire i riscontri più importanti.
Inevitabilmente anche l’agenda di un leader è cambiata, assieme al suo vocabolario. Se un tempo infatti la routine di un politico era fatta di contatto diretto con gli elettori e di verbi come “agire”, oggi la quotidianità dei nostri rappresentanti è condita da dirette facebook e da termini come “cavalcare”. Cavalcare l’onda del dissenso, dell’odio, della necessità, senza però essere in grado di proporre soluzioni reali. La cortina di fumo del populismo sta contaminando la vita di un Paese che ha sempre vissuto di politica, grazie a uomini che ne facevano un valore civile, una questione morale.

Bisogna dunque fare un passo indietro per riscoprire il senso di un’azione popolare, in grado di coinvolgere le folle, di accogliere le istanze delle varie classi, di far crescere il Paese.
Agire dunque come monito. Agire come medicina. Strizzare un occhio al passato per anticipare il futuro. Oggi più che mai l’arte della tanto vituperata “vecchia politica” può guidarci verso la formazione di una classe dirigente fondata sulla concretezza. Un domani in cui la storia della politica non sarà più una favola per nostalgici, bensì il terreno fertile da cui ottenere frutti in grado di nutrire una società in costante miglioramento.

 

 

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Via D’Amelio, una storia ancora da scrivere

paolo borsellino 350 260 mindi Valentino Bettinelli - E’ una calda domenica quella del 19 Luglio 1992 a Palermo. Il giudice Paolo Borsellino, assieme alla sua scorta, si reca in via Mariano D’Amelio per fare visita a sua sorella Rita.

La vita del magistrato scorre su una sottile linea di pericolo a causa delle costanti minacce subite da parte di Cosa Nostra, ma la sua attività non accenna a vacillare. Era estate a Palermo, eppure alle 16:58 il capoluogo siciliano e l’Italia intera si ritrovano sommersi sotto una coltre di ghiaccio bollente. Un gelo dovuto alla paura, quel sentimento che mai aveva sfiorato l’anima di Borsellino.

I brandelli provocati dall’esplosione della Fiat 126 rappresentano simbolicamente la situazione di un Paese che, da quel momento in poi, sarà costretto a vivere in una fitta cortina di fumo e menzogne non ancora chiarite.

A squarciare un silenzio lungo ventisei anni, la sentenza del processo “Borsellino quater”, nella quale è possibile leggere di un coinvolgimento diretto dello Stato nell’opera di depistaggio e insabbiamento del caso. Un “Truman Show in salsa horror” come è stato definito da Fabio Repici, legale di Salvatore Borsellino.

Parlare di Paolo Borsellino significa raccontare la storia di un uomo di Stato formalmente terminata il 23 maggio di quel tragico 1992. Dopo l’attentato all’amico e collega Giovanni Falcone, il giudice Borsellino capì di essere il bersaglio successivo sulla lista di Cosa Nostra. 57 giorni che ci hanno consegnato una persona diversa; i fatti da lui percepiti dal 23 maggio al 19 luglio, le sue valutazioni da quel momento avranno sostanzialmente una misura diversa.

Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

Cinque nomi, cinque agenti, cinque persone. Cinque vite immolate, assieme a quella del giudice, in nome della legalità, in nome di uno Stato che non si è rivelato in grado di proteggerli. A questi eroi moderni si unisce la storia del collega Antonio Vullo, unico sopravvissuto di quella strage.

In realtà, tra i “cimeli di Stato” di quell’ annus horribilis manca all’appello un’agenda. Quell’Agenda Rossa da cui il giudice Paolo Borsellino non si separava mai. La sparizione di un oggetto, all’apparenza insignificante, che rappresenta l’inizio della fine di un intero Paese, costretto ancora oggi a ricordare questi terribili eventi, senza conoscere i reali mandanti.

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'Na storia co' l'acquolina in bocca

pasta alla carbonara ingredienti 350 260 mindi emmequ - La carbonara per UNOeTRE.it - Si è celebrato, nell'aprile scorso, il carbonara day. Meglio di altri day più famosi e dolciastri, naturalmente. Immagini del famoso piatto della cucina romana (romana per usucapione...) comparvero su giornali e social media. Ne fui colpito e ne nacque un approssimato stornello.

Ma la mirabile visione fu naturalmente accompagnata da commenti ed explicazioni storiche. E dunque anche ad esse occorreva rispondere.

Ecco lo stornello. Seguito da un commento di genere:

Pe uno come me che sta alla stanga/e che nun po' magnà pasta né òva/e nun parlamo poi der sòr guanciale/vedé sto piatto fa venì la langa/e manca poco sturbi 'ndo se trova.//Ma domenica sai qual è la nova?/Da Lauretta la chef che cucina/da maestra spaghetti e tonnarelli/se ne famo accondì 'na cunculina:/co' la guancia a tocchetti o a listarelli/ e co' l'òvo e la pecora e co' er nero/d'er pepe carbonaro come ai tempi/de quelli che smorzavano la sete/co' 'n vinello da gnente ma sincero./E doppo lunedì co' bòna pace/der dottore e der trito de coscienza/ricominciamo a fa' la penitenza...

Quanto a lei, la carbonara, se ne dicono tante ma va a sape' qual è quella vera. È come li misteri der sòr Peppe che "insomma da sta predica de jeri/gira che t'ariggira, in concrusione/vienissimo a capì che so misteri"

Una lezione, molto autorevole e accreditata, vuole che il nome (e per conseguentia la cosa) derivi da ciò: che nelle rivendite di carbone di Roma −  parliamo dell'800, ma a Monti e in altri rioni io m'aricordo..., rammento..., che ben oltre la fine della guerra, e ne trovi testimonianza in tanti film del tempo, ancora se cucinava a carbonella e a ventola de penne de gallina − e ben dentro ai fantastici anni '60 e ai '70 (un po' meno fantastici, me pare) solo all'Alberone, dalle parti 'ndo abbitavo, ce n'erano due −... nelle rivendite di carbone, dicevo, ai carbonari che scaricavano il prezioso  prodotto delle loro dure fatiche sibilline o lucretili o marsicane, o ai compratori all'ingrosso e al minuto, la moglie del rivenditore −  chiamato anche lui carbonaro (ricordate il sosia del Marchese del Grillo?) e dunque lei carbonara − servisse un piatto...,  a dire il vero un piattone, o addirittura 'na bella cunculina (de coccio screziato bianco e verde)..., ricolmo di spaghetti fumanti e olezzanti e acconditi con... Con che? E qua è la la quistione. Variava: cacio e pepe e gnent'artro (il cacio, naturalmente, pecorino romano; li spaghetti scolati al dente ma alquanto grondanti...); oppure guanciale fritto e poi cacio e pepe..., ma mai, dico mai, cor giallo dell'ovo. Sempre col pepe, invece. Anzi coperti de pepe: da falli annerì. E per questa nerezza, e per essere serviti dalla sòra Nannina..., o Nena, o Maria..., moglie del detto carbonaro in seconda, e cioè rivenditor di carbone, ecco prendere il nome, popolare e indiscusso, di carbonara.

Ma chi gliel'aveva insegnato, alla sòra Nannina, quel piatto gridante e potente inventato non certo per anime belle e delicati palati? Insomma chi l'aveva inventato? Un oste venuto dalla lontana Carbonia? Ma mi faccia il piacere!... avrebbe detto Totò. Questo, come altri celebri piatti ed intingoli del nostro amato Paese − e specialmente del pezzo d'Italia a cavallo del 42° parallelo (un po' più su e un po' più giù) − diciamo la gricia, diciamo la matriciana originaria, diciamo quello che mo' se chiama arrabbiata e che altro non è che la vecchia ajo e ojo e pummidoro (va da sé con peperoncino a strafotte), diciamo la marinara −  questo, dicevo, è splendida rustica rozza e primitiva invenzione dell'anonimo popolare carbonaro dei monti de qua. Di colui, vale a dire −  di coloro, ommini e donne e anche quadrani (regazzini) − che salivano i monti nostri del Lazio e d'Abbruzzo e del Sannio, dalla Tolfa al Matese (e un po' più su e un po' più giù), e facevano la piazzola, ciammucchiavano la catozza  di legna, la coprivano con la terra, facevano un buco centrale detto camino e tre o quattro di lato (li fumaroli), davano fòco (ma un fòco smorzato)..., e aspettavano che arrivasse a cottura. Aspettavano..., aspettavano..., aspettavano... Quanto tempo aspettavano? Una dozzina di giorni. Una dozzina, hai capito? Poi si sfornava. Si sfasciava catozza e campana di terra, e si recuperava la legna diventata carbone. E poi si partiva. Si caricava un carretto tirato da un mulo, qualche volta da un cavallone, e si portava il carbone a jë paesë e a la città: all'Aquila, a Frosinone, a Napoli..., a Roma a Dio piacenno.

E che se magnava jë carbonarë, er carbonaro, e cioè quel collettivo d'uomini forti e gentili −  co' le moje e i bardasci quadrani −  durante quei dodici giorni, e poi lungo il viaggio giù giù per il loro tratturo? Ma che se potevano magnà? Quello che potevano portarsi lassù e cucinasse a l'albergo de la stella. Dunque: la pasta comprata (cioè quella secca, che non si guasta e mantiè la cottura), lessata in acqua di sorgente o di rivo, e condita col prodotto del pecoraro  fratello e compagno: er cacio pecorino. E col pepe, naturalmente: che dai tempi dei tempi pecorari e porcari e villici e signori, col sale e co' la cenere magari, usavano a chili e a volontà onde si conservasse alla stagione la sarciccia e er preciutto e la ventresca e er guanciale de più. Ma condivano anche col guanciale? Certo: per 12 giorni un par de guance bastavano appena, ma c'erano e se friggevano. La pila e la padella, fureria, erano bagaglio appresso come ai tempi dei soldati legionari.

E dunque, tanto più per l'aspetto di nera catozza (nera di pepe, s'è detto), il cumulo, l'arravoglio, lo gnommero di spaghetti (altro che quel miserando scolorito boticcio che ti servono li chef milionari cinetelevisivi) carbonara era e carbonara fu detta.

Arrivati a Roma, scaricato er caretto, la sòra Nannina faceva. Uno spago nero come loro, faceva. Magari accompagnato da un carciofo alla giudìa, o da qualche coppietta o, a stagione, da un mazzo de fave da scafà e da uno spicchio de pecorino che piagneva, e un bucale de quello genuino de Genzano o Marino.

E l'ovo? L'ovo..., revisionismo piccolo borghese, pensiero debole ante litteram ma pensiero vincente..., l'ovo solo er rosso o rosso e chiara..., l'ovo sempre alla fine e sbattuto cor cacio..., l'ovo che si rapprende e se còce col calor de li spaghi bollenti e della guancia ancora sfrigolante in padella..., l'ovo per il piacer di palati e stomachi un tantino delicati..., e dunque l'ovo (come ormai d'uso presso tutti o quasi tutti i trattori più rinomati dell'Urbe) che via via riduce e riduce e alla fine elimina il pepe..., l'ovo è stato inventato e aggregato dall'Oste... Ma pure questa è questione di guerra. Da chi? Dal Moro a le Bollette, traversa di Via delle Muratte, dietro Fontan de' Trevi? Così pare, e così se vanta. Ma vallo a sape'.

Ad ogni modo l'òvo fu messo. E la carbonara oramai (vedi le foto postate), non più nera di pepe, magari (orrore!) col parmigiano o er grana padano, la carbonara è ormai quella. Ve piace così? Fate bene! Io, come detto, né quella vera né quella de mo'... sarvognuno. Ma domenica, come dissi, me ne frego e trasgredisco: carbonara fianese, alla Laura: e che Dio me la mandi bbòna!

emmequ

malacoda 75

emmequ, Direttore di malacoda.it

 

 

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La Ciociaria e Roma, tra mito e storia

NasceRoma Romolo uccide Remo 350 mindi Michele Santulli - Romolo e Remo…Ciociari.
Anche se affermazioni e deduzioni espresse non di rado a fior di labbra, per tema di urtare ancestrali ed ataviche leggende e tradizioni e…anche preconcetti, non pochi attenti studiosi ed osservatori lo hanno esplicitamente espresso: la vasta regione che si estende da sempre a mezzogiorno al di là della riva sinistra del Tevere, è stata la madre e matrice di Roma e, per tutti i secoli a venire, la sua ombra fedele: Anton Giulio Bragaglia ma anche Gregorovius cento anni prima e poi Carducci e poi altri osservatori della storia. E oggi più che nel passato la connotazione geografica solo pertinente ed univoca dell’ampia distesa ai piedi di Roma fino al Garigliano, racchiusa tra Appennini e Mar Tirreno, non può continuare ad essere storicamente che Ciociaria: trenta secoli addietro patria degli Ernici e dei Volsci e dei Sanniti e di altre popolazioni poi Campania sotto l’imperatore Augusto poi Latium poi Campagna di Roma poi Marittima e Campagna per arrivare alla sempre attuale frantumazione mussoliniana dell’antico territorio nelle province di Frosinone, Latina e Roma: ‘Ciociaria’ dunque, oggi più che mai, non è una entità amministrativa o politica bensì un concetto ideale, spirituale, quasi sentimentale e allo stesso tempo, sia tenuto a mente, una realtà scientifica e indiscussa dal punto di vista folklorico e storico e non solo. Se così non fosse, il passato risulterebbe cancellato, la memoria storica ecclissata pur se documentata come poche: resterebbero il vuoto e l’abisso cioè il nulla. E, pur rimanendo nel mito, si può concordare con il ricordo dei leggendari fratelli, insediati agli albori ai piedi del Monte Palatino sulla riva sinistra del Tevere, originari necessariamente, storicamente della, diciamo oggi, terra ciociara, che si conserverà tale e intatta per parecchi secoli ancora, prima che la potenza di Roma antica inizi ad estendere le proprie periferie.

E’ vero, tutto è nato in questa landa nobile a sud del Tevere e dell’Aniene: è in questa regione certamente, la più antica d’Italia e la più ricca di accadimenti storici e anche mitici, abitata dalle antiche popolazioni italiche, la terra dove, tra l’altro, il mito colloca l’età dell’oro di re Saturno, dove fa arrivare i Pelasgi e i Ciclopi gli artefici delle colossali mura di protezione delle città, dove fa approdare Ulisse con i suoi velieri, dove indica ad Enea e ai suoi il proprio rifugio e salvezza e destini, dove fa vivere Circe maga e seduttrice, Re Turno, Re Latino, la regina Camilla, Albalonga e le altre vicende ed eventi che Omero e Virgilio ricordano e celebrano e che alle scuole si insegnano: tutto prima dell’inizio della storia e prima che altrove nel paese.

Il documento storico vero e proprio è assente in queste epoche remote: regnano, come detto, la poesia e la fantasia e le vicende e gli avvenimenti raccontati sonoRitrovamento di Romolo e Remo 350 min avvolti nelle ombre della chimera e della utopia: accertati e documentati e provati, in epoca storica, sono invece la presenza degli Etruschi nella Tuscia cioè sostanzialmente al di là della riva destra del Tevere e poi, al di là della riva sinistra, i Volsci in maggioranza e altre popolazioni ed etnie che con vari nomi occupavano tutta la regione fino al fiume Garigliano e oltre, con una ricca presenza di città e villaggi e paesi appollaiati sui monti della regione: nel momento dunque in cui la Storia, abbandonate la saga e la leggenda, inizia a prendere possesso della realtà e della regione come più sopra ricordato, Roma era solo un luogo deserto: “mentre le pietre ancora bianche delle mura di fortificazione biancheggiano al sole, nel Tevere frammisto alle paludi dove sorgerà l’alma Roma, risuona ancora il gracidare delle rane”, secondo la memoria poetica di Anton Giulio Bragaglia.

E, continuando con la leggenda e poi con la storia, una volta tirati i solchi fondatori della futura Città Eterna, è in queste terre a Sud del Tevere che furono assoldati gli accoliti e gli altri briganti e avventurieri messi assieme dai due gemelli fondatori; dopo aver risolto la mancanza di donne andandosele a prendere altrove e dopo aver tacitato gli Etruschi insediati sull’altra riva, è nella regione che poco dopo si cominciò a chiamare Latium cioè regione ampia, vasta a partire dalla riva sinistra del Tevere, che iniziarono la lenta opera di scorrerie e di incursioni ai danni delle pacifiche popolazioni locali annidate sui monti Ruffi e Ernici e Lepini: la strada o sentiero o tratturo su cui cominciò a passare la prima soldataglia e successivamente a marciare le legioni e coorti, fu quella che sarà la futura Via Latina poi Casilina, la strada più antica, prima ancora della costruzione della Via Appia nel 312 a.C.. La leggenda è ormai superata e la storia registra i fatti nuovi: la Roma Repubblicana che continua a crescere e a evolvere, la necessità di nuovi spazi e territori, la volontà di conquista, l’allettante vasta regione ai propri piedi costituita da piccole città indipendenti l’una dall’altra e non di rado ostili, non fanno che favorire la lenta marcia e conquista verso il proprio Sud: è da qui che nasce e inizia il futuro impero romano.

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