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Sora. Emessa ordinanza contro distacco dei contatori

  • Pubblicato in da Sora

M5S logo minM5S - Distacco contatori: accolta la richiesta di emettere un’ordinanza

Si prende atto che il Sindaco De Donatis ha emesso l’Ordinanza del 13 dicembre 2018, n. 203 per bloccare il distacco dei contatori da parte del gestore idrico.

Il 3 dicembre scorso il M5S Sora aveva chiesto l’adozione del provvedimento (si veda il link: http://www.sora5stelle.it/acea-non-stacchi-i-contatori/) sollecitandone successivamente l’emanazione in data 11 dicembre (si veda il link: http://www.sora5stelle.it/raccolta-firme-contro-i-distacchi-dei-contatori/).

Pur apprezzando l’operato del Sindaco e la sensibilità dimostrata per la vicenda, si auspica che per il futuro simili provvedimenti vengano adottati con maggiore celerità al fine di tutelare i cittadini economicamente più deboli. L’unico rammarico, purtroppo, è che tra la prima richiesta e l’adozione dell’ordinanza sono passati dieci giorni, durante i quali sono state disalimentate altre utenze idriche.

Un ulteriore augurio è che una questione così delicata possa attirare l’attenzione ed essere affrontata da tutte le componenti politiche cittadine, indipendentemente dagli eventuali incarichi istituzionali ricoperti dai loro membri. Infatti, i problemi legati all’acqua, in particolare alla gestione del servizio idrico, sono complessi e molto sentiti dalla cittadinanza e dovrebbero essere affrontati a prescindere dalle appartenenze politiche.

Si fa presente, infine, che nel gazebo che si svolgerà domani – salvo avverse condizioni meteorologiche – dalle ore 09.30 alle 19.00 in piazza S. Restituta, la raccolta firme prevista per sollecitare l’adozione dell’ordinanza non sarà più effettuata in quanto il risultato è stato raggiunto.

 

Sora, 14 dicembre 2018

Il Portavoce, Fabrizio Pintori

 

 

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Acqua di mare

Acqua di mare bella e terribile 250h mindi Giuliano Sera - Molti si accingono alle vacanze...il mare una delle mete preferite, questo mare una volta nostrum ora un luogo dove spesso annegano le speranze di un popolo.

 

 

Acqua di mare

Acqua di mare
Sapore salmastro
come le mie lacrime.
Un mare di speranze
per un popolo senza voce,
che disperato grida aiuto e vendetta.
Un cimitero senza croci
Né nomi per ricordare
Un popolo senza nome.
Acqua di mare
E grida di bimbi festanti
Su spiagge di mille colori.
Acqua di mare
E almeno un po' di vergogna
Per tanta sofferenza
Sepolta per sempre nei suoi abissi
E nella indifferenza.

 

 

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Acqua dolce

 Ceccano fiume sacco 400 minAnna Elisa De Santis scrive questi versi, "Acqua dolce", per la pubblicazione su UNOeTRE.it, ma rivolge, insieme, anche un invito ai lettorì: «questa mia potrebbe essere l'incipit di una poesia collettiva di rispetto per questo fiume che amiamo come il più fragile della nostra comunità, martoriata dall'aggressività e dall'indifferenza di chi inquina acque e ambiente. Basterebbe che chi accoglie questo invito scrivesse un verso per il fiume».  Si tratta del Sacco.

 

Acqua dolce

 

l fiume taglia
la terra e i passi che l’attraversano.
Spinge specie straniere, pesci.
Pinne, squame alternano bagliori,
scatti nel mormorio liquido.

Il fiume accoglie
scarti di incerta origine,
coscienze arrese
al quieto scorrere del giorno,
resti d’urla rapprese,
saperi smaltiti con furia.
Poesie, a volte,
affiorano tra le onde lente.

Materno utero il fiume,
aspetta
tempo e silenzio.

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M5S: La prima stella è l’Acqua, ”un bene di tutti non un affare di pochi”.

M5S logo mindi Antonella Liburdi – Attivista del Meetup Anagni 5 Stelle - L’incontro del 30 Luglio voluto dal Presidente della Camera dei Deputati Roberto Fico con i comitati per l’Acqua Pubblica porta finalmente alla ribalta uno dei referendum più votati nell’ultimo decennio: nel 2011 infatti oltre 26 milioni di Italiani scelse una gestione PUBBLICA dell’acqua.
Finora questa volontà era stata ignorata da tutti i governi che si sono susseguiti , in ultimo il governo Renzi che con il Decreto “Sblocca Italia”, ha radicalmente modificato il Testo Unico sull’ambiente (Dlgs n. 152/2006) promuovendo di fatto l’affidamento della gestione del Servizio Idrico a privati e permettendo a questi, di fare processi di aggregazione e di fusione nell’interesse dei grandi operatori in grado di competere sui mercati finanziari.

Tali azioni hanno permesso sempre di più che l’acqua fosse considerata merce dal quale ricavare profitto piuttosto che un diritto umano essenziale.

Il M5S da sempre ha come prima stella l’Acqua considerata ”un bene di tutti non un affare di pochi”. Con questo spirito l’impegno del governo si è mosso subito sul tema , non solo con l’evento promosso dal Presidente Fico ma soprattutto con la deposizione della proposta di Legge AC 52 alla commissione Ambiente sulla gestione pubblica e partecipata dell’acqua da parte della nostra portavoce nonché primo firmatario Federica Daga, ed anche grazie alla pianificazione da parte del ministro dell’Ambiente Costa di: ” investimenti sul Servizio idrico integrato di natura pubblica, con particolare riferimento alla ristrutturazione della rete idrica, anche attraverso l’implementazione e il finanziamento di un piano nazionale perdite, garantendo la qualità dell’acqua, le esigenze e la salute dei cittadini”. ( cit. Audizione del 25 luglio in VIII commissione alla Camera).

La strada da percorrere sarà di certo lunga ma la direzione del Governo è chiara.

Queste problematiche di gestione pubblica, attenzione agli sprechi e investimenti sul servizio idrico sono argomenti che devono essere affrontati anche a livello locale, volgendo cioè particolare attenzione al nostro Ato5.

Nel corso degli anni il rapporto tra ATO 5 e gestore ACEA è stato lacunoso e superficiale a discapito soprattutto degli utenti e che nel 2014 ha permesso ad ACEA di chiedere 75,18 mln di conguaglio tariffario relativo al 2006-2011 . Ricordiamo che, fino a questo momento, la Conferenza dei Sindaci non si era mai opposta alla violazione del gestore sugli obblighi contrattuali , sui mancati investimenti offerti e sui servizi fondamentali per la determinazione della tariffa ed infatti è stato proprio questo comportamento a determinare la definizione delle tariffe pretese e riconosciute ad ACEA ATO 5 S.p.A. e successivamente al riconoscimento legale del conguaglio succitato. ( sentenza del TAR n.316/2016)

Nonostante le proteste sempre più tangibili da parte di cittadini e comitati si è dovuto attendere ulteriori 3 anni affinché nel 2017, nella Conferenza dei Sindaci , si procedesse con una votazione per la risoluzione contrattuale nei confronti di ACEA ; manovra squisitamente politica più che tecnica e legale (voto compatto pro-risoluzione da parte dei sindaci di centro dx ed astensione o voto contrario di quasi tutti i sindaci di centro sx) dove si denigrava ovviamente il Sindaco Raggi (allora da 8 mesi in carica!) e si prometteva battaglia senza tregua al gestore.
Come è andata a finire lo sappiamo . Acea ha infatti vinto il ricorso presentato poiché:“A fronte delle inadempienze del gestore sussistono inadempimenti degli obblighi convenzionali da parte di Ato5 che hanno influito sulle carenze di gestione e a volte ne hanno impedito la regolarità. Come i ritardi nell’approvazione del piano di gestione e nell’adeguamento della tariffa, che hanno determinato per Acea un deficit”

(sentenza del TAR n.638/2017) .

E dunque, sempre per la negligenza passata dei nostri Sindaci, di fatto le delibere della Conferenza dei Sindaci dell’ATO5 sulla risoluzione sono state annullate.

E mentre per ATO2 (ambito di Roma) e ATO 4 ( Latina) sono stati avviati i percorsi volti alla ripubblicizzazione, tramite la definizione di specifici tavoli tecnici, il nostro ATO 5 cosa fa?

Il 1 Agosto la Conferenza dei Sindaci deliberera’ sulla nuova tariffa acqua 2018/2019, inoltre l’assemblea dovrà valutare l’apertura di un tavolo di conciliazione con ACEA ATO 5 voluto dal gestore ed accettato dalla Segrateria tecnico operativa “STO” da sempre contraria alla risoluzione.
Sembrerebbe essere tornati al punto di partenza ma stavolta per Anagni una differenza c’è.
Anagni ha oggi un nuovo Sindaco che deve indicare come intende regolarsi sulla questione della gestione del servizio idrico.
Risoluzione o no del contratto, conciliazione a parte, Il MU di Anagni 5 Stelle ritiene che sia fondamentale che il Sindaco Natalia cerchi di fare chiarezza su
quali siano gli investimenti riguardanti il territorio di Anagni fatti da ACEA in questi anni.
Sarebbe opportuno che venga fatta una verifica sugli obblighi contrattuali, investimenti e servizi offerti dal gestore poiché è con questi criteri che viene calcolata la tariffa dell’acqua.

Si controllino , dunque, non solo gli investimenti proposti da ACEA in questo ultimo Piano Finanziario 2016-2019 , ma “in primis” quale sia stata la reale entità degli investimenti effettuati nel piano il 2014-2017 e che già sono stati fatti pagare agli anagnini.

Mai come in questo contesto “GESTIONE ACQUA”, la parola TRASPARENZA sembra la più giusta

Antonella Liburdi – Attivista del Meetup Anagni 5 Stelle

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Ceccano: ari-manca l'acqua

acquaprivatizzata 350 260di Valentino Bettinelli - Ceccano: acqua passata, problemi presenti, soluzioni future? Torna la primavera ed assieme al clima mite e alle piante in fiore, si ripresenta l’annosa questione idrica.

Sembra un paradosso, ma, non appena la colonnina di mercurio registra un aumento dei valori termici, i rubinetti di molti ceccanesi iniziano a non rifornire più gli utenti di acqua.

Il problema, che si protrae da anni, crea danni e disagi alle migliaia di cittadini che si trovano costretti a cercare qualsiasi soluzione pur di avere qualche litro di acqua a disposizione.

Il disservizio offerto dall’ente gestore provoca, ormai da diverso tempo, malumori nell’utenza che non riesce a stabilire un contatto diretto con la società. È infatti impossibile ricevere spiegazioni esaustive da centralinisti che rispondono da ogni parte d’Italia, non essendo dunque in grado di fornire le informazioni necessarie ai poveri ed esasperati fruitori.

Inavvicinabili e apparentemente evanescenti i vertici di un sistema che non fa nulla per stabilire un dialogo costruttivo con chi, nella maggior parte dei casi, paga profumatamente un servizio di cui non può beneficiare.

La gestione da parte di Acea appare estremamente lacunosa, sia nella cura di una rete sempre più disastrata, sia nella corretta comunicazione con i cittadini.

È impensabile, dopo uno degli inverni più ricchi di precipitazioni degli ultimi anni, sentire parlare di carenza idrica e vedere poi perdite dove fiumi di acqua si perdono per giorni senza alcun intervento.

La cittadinanza è esausta di questo “malgoverno” di un bene di vitale importanza come l’acqua.

Valentino Bettinelli

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Acqua nei locali della Biblioteca Comunale di Ceccano

acqua nella biblioteca di Ceccano 350 minContinua imperterrito lo stillicidio di acqua all’interno dei locali della Biblioteca Comunale di Ceccano. L’ingente perdita idrica, probabilmente causata da un guasto dell’impianto di riscaldamento, sta inondando completamente la zona antistante la porta d’accesso all’auditorium della “De Sanctis”.

La situazione appare estremamente grave ed in via di peggioramento; come dimostrano le immagini, infatti, l’infiltrazione sta risalendo attraverso il solaio, palesandosi anche all’altezza del piano superiore. L’acqua sta penetrando attraverso le pareti, entrando inoltre in contatto con cavi ed attrezzature elettriche.

Ad oggi l’unico intervento operato per la messa in sicurezza dell’area è stato quello di posizionare dei contenitori al di sotto delle zone di gocciolamento dell’acqua, secchi che sono aumentati con lo scorrere del tempo e che ormai non riescono più a contenere l’enorme quantitativo d’acqua che, inevitabilmente, fluisce sul pavimento.

La pericolosità della suddetta condizione appare evidente, sia per gli utenti che quotidianamente fruiscono dei servizi della biblioteca, sia per gli operatori stessi.

Importante ricordare la valenza storica del palazzo (Palazzo Antonelli) dove è sita la biblioteca, e l’altrettanto valore patrimoniale della De Sanctis. Si parla di un computo di oltre 50000 tra libri e materiale audiovisivo, che fanno della biblioteca di Ceccano il polo di riferimento di una rete di venticinque biblioteche. (il Sistema Bibliotecario della Valle del Sacco).

La corretta conservazione di un patrimonio così importante potrebbe essere messa a repentaglio da una “banale” perdita idrica non riparata con celerità.

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Tappa della Carovana dell'Acqua

carovanadellacqua 350 min21 marzo 2018 ore 18.00 – PER LA GIORNATA MONDIALE DELL’ACQUA – Tappa carovana dell’acqua – Frosinone c/o Oltre l’Occidente (Largo A. Paleario 7)

Ripubblicizzare il servizio idrico senza Se e senza Spa

L’acqua è un diritto umano universale ed è la risorsa fondamentale per l’equilibrio degli ecosistemi.

L’acqua è un obiettivo strategico mondiale di scontro con il sistema capitalistico-finanziario.

La gestione partecipativa delle comunità locali è un modello sociale alternativo.

È necessario giungere ad un sistema di finanziamento non volto al profitto e che garantisca gli investimenti.

In tutti questi anni i comitati dell’acqua sono stati da ostacolo all’insieme delle norme introdotte che hanno disatteso l’esito referendario e hanno presentato proposte e contenuti volti a cambiare rotta.

Ora riteniamo necessario:

– avviare un Tavolo tecnico per la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato;

– predisporre uno studio di fattibilità tecnica ed economica che esamini le diverse opzioni di ripubblicizzazione;

– modificare la DGR n. 56/2018 affinché si definisca il nuovo Ambito di Bacino Idrografico “Sacco”;

– avviare una fase di rigoroso controllo e coordinamento dell’operato del gestore volto alla tutela della qualità e quantità della risorsa e di reale difesa degli utenti dalle pratiche commerciali scorrette.

Sono invitati a partecipare i neoparlamentari e neoconsiglieri regionali territoriali, gli amministratori locali, gli organi di stampa.

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Vademecum del libero cittadino in lotta per l’acqua

acquapubblica 350 260Comitato provinciale acqua pubblica Frosinone - Vademecum del libero cittadino in lotta per l’acqua.
Per capire cosa sta succedendo con la gestione dell’acqua e del servizio idrico nell’Ato 5 Lazio meridionale - Frosinone

Nel nostro territorio il servizio idrico è gestito all’interno dell’Ambito Territoriale Ottimale 5 Lazio Meridionale – Frosinone, formato dagli 86 comuni in esso ricadenti. Nella regione Lazio sono presenti in totale 5 Ambiti che più o meno ricalcano i 5 territori provinciali. Il nostro Ambito è stato costituito il 2 ottobre 1996 con l’approvazione da parte dell’Assemblea dei Sindaci della relativa Convenzione di Cooperazione. La gestione fu affidata, a seguito di procedura di evidenza pubblica, ad ACEA ATO 5 S.p.A. con la sottoscrizione della Convenzione di Gestione in data 27 giugno 2003.

Da allora ACEA ATO 5 S.p.A. è stata in violazione degli obblighi contrattuali contenuti nella medesima Convenzione di Gestione e nel relativo Disciplinare tecnico ed ha disatteso i termini contenuti nel Piano d’Ambito, nel Piano degli Investimenti e nel Piano Tariffario offerti dallo stesso gestore al momento della gara onde ottenere l’affidamento, ovvero così determinati dalle successive modifiche intervenute; da allora ACEA ATO 5 S.p.A. ha disatteso le procedure e le tutele poste a difesa degli utenti, esercitando nei confronti degli stessi un’azione coercitiva volta a vedere soddisfatte le proprie pretese con la minaccia di privare l’utente di un bene indispensabile alla vita come l’acqua.

Ma quello che ci interessa di più sapere è cosa ha fatto in tutti questi anni l’organo di governo dell’Ambito e cioè la parte pubblica, quella che deve governare, controllare il gestore e tutelare i cittadini.

L’Assemblea dei Sindaci (organo di governo dell’Ambito) ha continuamente disatteso le proprie funzioni consentendo ad ACEA ATO 5 S.p.A. la gestione deficitaria subita dai cittadini e di violare i diritti degli utenti.

Solo dieci anni dopo l’affidamento del servizio, nel luglio 2014 l’Assemblea dei Sindaci approva un nuovo Piano degli investimenti palesemente parziale e propone tariffe 2014-2015 con criteri poco trasparenti e forse inesistenti) che portano il costo dell’acqua in bolletta tra i più alti d’Italia. Prendendo a base di determinazione le tariffe 2012 e 2013, quelle tariffe basate sul presupposto di una gestione impeccabile dal punto di vista del servizio reso e dell'effettiva realizzazione degli investimenti previsti, si è di fatto arrivati ad una sostanziale sanatoria di tutte le illegittimità, inadempienze e irregolarità registrate nella gestione del S.I.I. nell’ATO 5.

Gli utenti hanno così pagato con le loro bollette, in un periodo di rateizzazione di tre anni, 75,18 mln di conguaglio tariffario relativo agli anni 2006-2011! Hanno pagato somme pregresse che non sono state determinate nei tempi previsti dalla legge e che non sono state richieste con le modalità e la trasparenza che la medesima norma prevede.

Mentre l’importo da restituire agli utenti dell’ATO 5 per il rimborso dovuto all’eliminazione della remunerazione del capitale investito nel periodo 21 luglio - 31 dicembre 2011 è stato definito pari a zero (!)

Tra i sindaci che oggi sostengono la risoluzione del contratto ce ne sono alcuni che allora hanno voluto quel Piano degli investimenti mentre non hanno sostenuto il percorso allora avviato per la risoluzione…

E veniamo alla risoluzione…

Fino al 18 febbraio 2016, quando si è dato avvio alla procedura per la risoluzione del contratto, l’Assemblea dei Sindaci non ha mai contestato ad ACEA ATO 5 S.p.A. le sue violazioni degli obblighi contrattuali contenuti nella Convenzione di Gestione e nel relativo disciplinare tecnico, nonché dei termini contenuti nel Piano d’Ambito, nel Piano degli Investimenti e nel Piano Tariffario offerti dallo stesso gestore al momento della gara per ottenere l’affidamento, o successivamente modificati.

Quindi, fino al 18 febbraio 2016, con il comportamento omissivo sopra descritto, l’Assemblea dei Sindaci ha concorso in maniera determinante alla definizione delle tariffe pretese e riconosciute ad ACEA ATO 5 S.p.A.,
nonché al riconoscimento legale dei conguagli pretesi.

Le contestazioni fatte dalla Segreteria Tecnica Operativa (STO) all’indomani dell’Assemblea dei Sindaci del 18 febbraio 2016 sono state parzialissime rispetto alle inadempienze di ACEA ATO 5 S.p.A., perché non dovevano riguardare solo quelle legate agli investimenti definiti nel 2015 ma tutti gli obblighi contrattuali, scritti chiaramente nella Convenzione di Gestione e nel relativo Disciplinare Tecnico.

Il Comitato provinciale acqua pubblica Frosinone ha chiesto formalmente e per tempo al Presidente dell’Autorità, alla STO ed alla Consulta dei Sindaci di integrare le contestazioni fatte al gestore, purtroppo invano. Questi hanno successivamente sostenuto come le residue inadempienze imputabili ad ACEA ATO 5 S.p.A., sulla base delle contestazioni formalizzate con la nota n. 7 del 15 marzo 2016, non fossero sufficienti a garantire la parte pubblica in caso di risoluzione della Convenzione di Gestione con ACEA ATO 5 S.p.A. e dell’eventuale contenzioso legale, proponendo una deliberazione con cui si chiudeva la procedura di risoluzione della Convenzione di Gestione in danno del gestore.

Sono state quella Presidenza e quella Consulta d’Ambito (oggi ancora in carica) a precostituire le condizioni per mandare a monte la risoluzione del contratto.

Intanto i governi nazionali, sin dal 14 luglio 2011, hanno operato per disattendere l’esito dei Referendum sull’acqua del 2011, e con questo, la sovranità che l’articolo 1 della Costituzione Repubblicana assegna al popolo. Hanno sottratto agli enti locali la podestà decisionale e assicurato ai gestori profitti certi e senza rischi.

Con decreto del 20 luglio 2012 il Presidente del Consiglio dei Ministri ha affidato all’Autorità per l’energia elettrica, il gas ed il servizio idrico (AEEGSI) le competenze per la determinazione di un nuovo metodo tariffario in grado di aggirare il quesito referendario che cancella il profitto dalla gestione del servizio idrico.

In questo modo le competenze sulle tariffe idriche sono state sottratte agli enti locali dei singoli ambiti.

Il costo della struttura dell’Autorità è, materialmente, corrisposto dai gestori con un evidente pregiudizio all’indipendenza e autonomia della stessa Autorità. Ora è divenuta Autorità di regolazione per energia, reti
e ambiente (ARERA), con competenze anche sui rifiuti.

Abbiamo denunciato le scelte tariffarie esose e antipopolari dell’AEEGSI, la pesante violazione referendaria, la gravità delle scelte compiute, l’enormità dei compensi ai suoi 5 consiglieri (quasi € 1,500.000 l’anno pagato con le nostre tariffe), la faccenda dei conguagli tariffari arretrati (è dovuto intervenire il Parlamento per limitarli agli ultimi due anni). Per questo è auspicabile lo scioglimento di ARERA e il ritorno delle sue competenze al Ministero dell’Ambiente.

Nel settembre 2014, con il Decreto “Sblocca Italia”, il Governo ha radicalmente modificato il Testo Unico sull’ambiente (Dlgs n. 152/2006) nella parte relativa alla gestione del servizio idrico, con il palese intento di favorire l’affidamento a privati della gestione dello stesso, di promuovere processi di aggregazione e di fusione tra i gestori privati nell’interesse dei grandi operatori in grado di competere sui mercati finanziari.

Mentre, con la legge 28 dicembre 2015, n. 221, il cosiddetto “collegato ambientale”, il governo nazionale ha introdotto norme e procedure a salvaguardia degli utili e del profitto dei gestori del servizio idrico a spese dei cittadini.

Il 20 aprile 2016 la Camera dei Deputati ha approvato in prima lettura la legge dal titolo “Il governo e la gestione pubblica delle acque”, cancellando però le parti relative alla ripubblicizzazione del servizio e al ricorso alla fiscalità generale per la copertura parziale delle spese, presenti invece nella proposta di legge sostenuta, nel 2007, dalle firme di 423.000 cittadini.

L’aumento delle tariffe non risolve il problema delle risorse per la gestione. E’ necessario ripubblicizzare e attivare forme di finanziamento alternative.
Gli investimenti che si realizzano per il servizio idrico nel suo complesso sono di entità decisamente inferiore a quanto necessario.

Serve una mole ben più consistente di investimenti rispetto a quelli realizzati e previsti, e anche una loro accelerazione in tempi sufficientemente brevi. E' questa la strada da intraprendere se si vuole sul serio mettere mano alla ristrutturazione e all'ammodernamento delle reti idriche, che rappresenta una delle questioni decisive se si intende affrontare il tema della scarsità idrica e dei cambiamenti climatici.

Le ricette praticate sinora e quelle prospettate non sono in grado di dare una risposta a ciò. Quelle sinora messe in campo sono, in buona sostanza, quanto predisposto in questi anni dall'AEEGSI, oggi ARERA, e dai soggetti gestori privatizzati e che, con alcuni aggiustamenti, viene riproposto per il futuro.

E’ opinione di più soggetti, in particolare ARERA e Utilitalia, che l'unica scelta possibile per sostenere gli investimenti necessari sarebbe quella di un ulteriore forte aumento tariffario, sostenuto dal fatto che le tariffe in Italia sono le più basse d’Europa.

La prima obiezione è che andare avanti sulla strada degli incrementi tariffari presenta elementi di iniquità e di costi sociali al limite della sopportabilità.

La seconda obiezione è che, come visto prima, l'aumento tariffario si trasferisce in modo limitato sulla crescita degli investimenti, ma, vista la logica privatistica dei soggetti gestori, finisce inevitabilmente per essere utilizzata in primo luogo per accrescere profitti e dividendi e magari alleviare la situazione di indebitamento dei gestori stessi.

Solo se il gestore è pubblico è possibile attivare forme di finanziamento alternative. il ritorno alla gestione pubblica e partecipativa diretta del Servizio Idrico Integrato da parte delle amministrazioni locali è stata realizzata in molte delle principali città e capitali europee come ad esempio Berlino e Parigi.

L’affidamento ad una società quotata in borsa non risolve il problema delle risorse necessarie alla gestione. Occorre ripubblicizzare e non perdere la podestà decisionale degli enti di prossimità.

E’ pura illusione che l’affidamento al privato risolva la questione delle risorse necessarie alla gestione del servizio, perché il privato reperisce le risorse sui mercati finanziari, che finiranno per assumere il controllo sia degli investimenti che delle tariffe. ACEA ATO 5 S.p.A. è una controllata di ACEA S.p.A. e l'attuale struttura giuridica, organizzativa e gestionale di ACEA S.p.A. è quella di una società di capitale dotata di personalità giuridica di diritto privato, finalizzata quindi alla massimizzazione dei profitti.

Attualmente ACEA S.p.A. è controllata per il 51% da Roma Capitale, mentre il 49% è flottante così suddiviso ora: il 23,3% è detenuto SUEZ Environment Company SA, il 5% dal Gruppo Caltagirone e il restante 20,7% è detenuto da azionisti con quote di partecipazione singole inferiori al 2%.

Nella recente evoluzione della organizzazione del servizio idrico integrato, ACEA S.p.A. è stata individuata (tra gli altri) quale soggetto promotore di primo piano nei disegni di privatizzazione del Servizio Idrico Integrato, attraverso la partecipazione in varie società, controllate e collegate, site in diverse regioni tra cui Toscana, Umbria, Lazio e Campania.

L'enorme processo di espansione di ACEA S.p.A. ha determinato la costituzione di una ragnatela societaria che gestisce il servizio idrico in vari territori del Paese, generando forti conflitti con le comunità territoriali, oltre che la sostanziale espropriazione degli enti locali dal controllo e dal governo del bene comune acqua.

Le norme hanno previsto vincoli per i consigli di amministrazione, dalle limitazioni ai compensi, al limite numerico della loro composizione, alla inconferibilità degli incarichi. Sono stati introdotti anche principi di contabilità pubblica che trasferiscono responsabilità agli Enti Locali soci.

Tutto questo però non vale per le società quotate in borsa che, pur gestendo servizi in regime di sostanziale monopolio, godono di salvaguardie e di benefici. Inoltre, il Decreto Madia, d.lgs. 175/2016, all’art. 2, ha esteso la definizione anche alle società che hanno emesso, alla data del 31 dicembre 2015, strumenti finanziari, diversi dalle azioni, quotati in mercati regolamentati.

Tutte queste società sono sottratte al controllo pubblico.

Qual è la ratio? E’ quella di un processo di liberalizzazione che lascia al mercato, magari senza regole, la gestione dei fatti economici creando ricchezze concentrate in poche persone e povertà per la quasi totalità della popolazione. Il problema della concentrazione di ricchezza non è solo il possederle ma, anche, il disporne, perchè le ricchezze creano e rafforzano i centri di potere.

In questa logica si collocano le numerose operazioni di aggregazione delle società a controllo pubblico.

Tutto questo a dimostrazione che la lotta per la difesa dell’acqua e dei beni comuni naturali e sociali è intimamente legata a quella della possibilità dei cittadini di decidere; in definitiva, alla democrazia.

In tutti questi anni solo la mobilitazione dei cittadini è stata da ostacolo all’insieme delle norme introdotte nell’ordinamento giuridico del Paese che hanno disatteso l’esito referendario.

Queste norme stanno sottraendo agli enti locali di prossimità, i Comuni (e quindi al controllo democratico dei cittadini), il potere decisionale e ridotto i diritti delle persone in bisogni da soddisfare sul mercato privatistico dei servizi in cui ai grandi operatori economico-finanziari vengono assicurati profitti certi e senza rischi.

La mobilitazione dei cittadini e dei comitati per l’acqua pubblica ha indotto il Governo e il ministro Madia ad escludere la gestione del Servizio Idrico Integrato dall’applicazione del Testo Unico dei Servizi Pubblici Locali a rilevanza economico-generale.

La mobilitazione dei cittadini e dei comitati ha sino ad oggi impedito che anche nel Lazio venisse adottata una normativa contraria alla volontà espressa dal popolo italiano con i referendum del 2011 e, come avvenuto in Toscana e Campania, funzionale agli interessi delle multiutilities come ACEA S.p.A.

La Regione Lazio, infatti, ha emanato la legge 4 aprile 2014 n. 5 “Tutela, governo e gestione pubblica delle acque”, dalla proposta di legge di iniziativa popolare presentata dai cittadini e Comuni della regione Lazio con l’istituto del Referendum propositivo previsto dallo Statuto regionale.

Presso il Consiglio Regionale del Lazio è depositata la proposta di legge regionale n. 238/2015 “Individuazione degli ambiti di bacino idrografico e organizzazione del servizio idrico integrato”, presentata dal Coordinamento Regionale Acqua Pubblica il 27 dicembre 2014 e successivamente sottoscritta da 11 consiglieri di maggioranza e opposizione, contenente la definizione di 19 Ambiti di Bacino Idrografico e la Convenzione di Cooperazione tipo, in attuazione della L.R. n. 5/2014.

La proposta di legge n. 238/2015, all’articolo 2, prevede la costituzione dell’Ambito di Bacino Idrografico “Sacco” ed all’articolo 3 prevede i comuni ricadenti in detto Ambito.

La Giunta Regionale guidata da Zingaretti non ha mai preso in considerazione questa proposta di legge e invece, a pochi giorni dal termine della legislatura, ha approvato la Delibera n. 56 del 06 febbraio 2018 che

viene spacciata per norma attuativa della LR. n. 5/2014 ma che propone, in evidente contrasto con i principi contenuti nella LR stessa, solo 6 Ambiti Territoriali Ottimali di Bacino Idrografico (ATOBI), al posto degli attuali 5 ATO.

Nel frattempo, sia nell’ATO 2 - Roma, che in quello di Latina (ATO 4), sono stati avviati i percorsi volti alla ripubblicizzazione, tramite la definizione di specifici tavoli tecnici di confronto sulla fattibilità e di valutazione delle possibili modalità di azione per il raggiungimento dell’obiettivo atteso.

Per tutto quanto suddetto, è chiaro come anche nel nostro territorio la strada da seguire è quella della ripubblicizzazione del servizio e del contrasto alla DGR n. 56/2018 di modifica degli ATO, sostenendo invece con forza la definizione di un nuovo ambito territoriale più piccolo e governabile che coincida con il bacino idrografico del fiume Sacco.

Chiediamo quindi a tutti i candidati del nostro territorio alle prossime elezioni politiche e amministrative di impegnarsi a sostegno delle nostre posizioni affinché:

- si avvii un Tavolo tecnico per la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato così come avviato nell’Ato2;

- si predisponga uno studio di fattibilità tecnica ed economica che esamini le diverse opzioni di ripubblicizzazione;

- non si attui la DGR n. 56/2018 e si definisca il nuovo Ambito di Bacino Idrografico “Sacco”; si avvii una fase di rigoroso controllo e coordinamento dell’operato del gestore volto alla tutela della qualità e quantità della risorsa e di reale difesa degli utenti dalle pratiche commerciali scorrette.

Comitato provinciale acqua pubblica Frosinone

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Acqua: I 6 Ato di Zingaretti schiaffo alla partecipazione e all'acqua pubblica

bandiera regione min 350 260di Comitato provinciale Acqua Pubblica Frosinone - Da oltre 3 anni comitati e sindaci hanno avanzato una proposta dettagliata di revisione degli Ato regionali, basata su solide argomentazioni scientifiche e gestionali, finalizzata alla creazione di una pluralità di ambiti di bacino idrografici, modellati sull'effettiva conformazione del territorio, al fine da garantire una gestione dell'acqua davvero sostenibile e vicina alle comunità locali.

Con questo metodo, radicato nei principi della legge regionale 5/2014 sulla gestione dell'acqua, venivano individuati 19 ABI, sui quali aprire un confronto con le istituzioni e i territori, considerando anche eventuali accorpamenti. Confronto mai realizzato, poichè dopo aver lasciato languire per anni quel testo, l'Assessore Refrigeri circa due mesi fa ha sottoposto una bozza di proposta su 6 Ato, stroncata dai comitati e da molti sindaci delle zone interessate.

Oggi apprendiamo che con un atto unilaterale la giunta ha approvato quella stessa proposta, rivendicando una partecipazione che è invece stata rifiutata e calpestata, così come i principi della legge 5, nel costituire un nuovo Ato 6 che non ha alcun fondamento idrogeologico. Un atto ancora più grave nel momento in cui diversi sindaci dell'Ato2 stanno discutendo la ripubblicizzazione di Acea Ato2, dimostrando la necessità e volontà di decidere in prima persona sull'acqua.

Una norma che poteva e doveva avviare un percorso di rinnovamento nella governance dell’acqua e concludere l’esperienza fallimentare dell’attuale servizio idrico integrato nella provincia di Frosinone che la popolazione paga profumatamente e garantisce ogni anno rilevanti utili alla società privata che lo gestisce e ai suoi azionisti.

Invece, addirittura, la giunta Zingaretti propone la separazione di netto del bacino idrografico del Sacco in due ATOBI distinti e molto eterogenei, spazzando via ogni ipotesi di governo efficace del nostro territorio e di soluzione reale delle criticità che lo caratterizzano in termini ambientali, sociali ed economici.

Se questo atto della giunta aveva lo scopo di raccogliere consensi elettorali sull'acqua pubblica, la mira è sbagliata! Se si intendeva invece far finta di cambiare tutto, per non cambiare nulla, probabilmente i poteri forti di Acea ne saranno soddisfatti.

Come si comporterà la politica locale in Valle del Sacco in difesa del proprio territorio e delle sue risorse rispetto a quest’atto amministrativo regionale che ci fa perdere un’enorme occasione verso una tutela della qualità e della quantità delle risorse idriche, un governo sostenibile del territorio e una partecipazione adeguata degli enti locali e della comunità?

Naturalmente come coordinamento regionale continueremo la nostra azione nei territori e nelle sedi istituzionali a difesa dell'acqua pubblica senza se e senza SpA.

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Acqua. 'Le forze politiche si azzuffano; invece di organizzare la giusta protesta popolare'

acquapubblica 2si 350 260di Angelino Loffredi - Sta facendo discutere la sentenza di annullamento del TAR di Latina verso i sindaci che nelle sedute assembleari del 16 febbraio e 13 dicembre 2016 avevano rescisso il contratto con Acea. Confesso di aver simpatizzato con quei sindaci che a partire dall’incontro tenuto a Ceccano, a dicembre 2015, avviarono l’ipotesi rescissoria. E non me ne pento!
Esistevano ed ancor oggi esistono tanti giusti motivi per muoversi in tale direzione. A tutti propongo di approfondire quanto allora scrivevo attraverso il seguente link:
https://www.unoetre.it/radici/itemlist/tag/valutare.html

Tale importante questione verrà riproposta da 33 sindaci presso il Consiglio di Stato.
La sentenza del TAR di Latina è stata motivata dal fatto che i sindaci non hanno mostrato sufficienti elementi di prova per dimostrare le inadempienze del Gestore. Se questo è stato l’argomento decisivo, da questo bisogna partire per discutere e riflettere su quanto avvenuto.
Anche se non ho fra le mani le argomentazioni poste dai sindaci qualche autocritica, credo, dovrebbero farla, sia per quanto riguarda il ruolo esercitato dalla Segreteria Tecnica Operativa (STO) che per l’uso del parere legale del professore Farnetani. Si tratta infatti di due clamorosi autogol che hanno portato tanta acqua al mulino di Acea.
Perché tutte le motivazioni per la rescissione si sono ridotte solo al tema degli investimenti? Perché si seguita ad affermare che ACEA sia stata inadempiente solo fino al 2014 quando anche in questi ultimi anni la situazione è peggiorata?

È vero, nel 2015 gli investimenti sono stati pari a 17,7 milioni, il 5% in più rispetto alle previsioni e il 90% in più rispetto all’anno precedente. È anche vero che tale risultato è figlio dell’impegno per fronteggiare, o meglio per rispondere, da parte del Gestore al movimento di lotta sviluppatosi proprio nel 2014 e 2015. Aldilà di queste considerazioni esistono ulteriori e gravi temi idonei a dimostrare le inadempienze di ACEA e da utilizzare. E alcuni meritano di essere indicati.

- Le rotture della rete e la perdita del flusso idrico. I dati riguardanti l’ammontare complessivo della stessa io non li conosco ma potrebbero essere rilevati facilmente da qualsiasi sindaco. Tali perdite vanno ad incidere nella formazione finale della tariffa. Non dimentichiamo mai che i Frusinati pagano il doppio degli utenti romani.
- Mancata regolarità del flusso idrico nelle abitazioni e nelle attività produttive, per circa 6 ore al giorno, anche in questo periodo invernale.
- Potabilità e limpidezza dell’acqua.
- Funzionamento regolare dei depuratori.
- Infine, esiste un tema poco conosciuto dai cittadini. Il monopolista con la Convenzione stipulata il 27 giugno 2003 ha rilevato tutto il patrimonio idrico e fognante appartenente ai comuni. Una eccezionale ricchezza! Un patrimonio per il quale i comuni avevano contratto mutui. Succede che i comuni ancora li stanno pagando. O meglio ad ogni scadenza ne anticipano i pagamenti per ricevere successivamente il rimborso. C’è però un piccolo, grande problema: i comuni sono tre anni che aspettano di ricevere il corrispettivo delle rate anticipate. Mi sembra troppo!

Il fatto più deludente in tutte queste vicende è che le forze politiche si azzuffano; invece di organizzare la giusta protesta popolare si delegittimano con toni tanto virulenti quanto sterili, per scaricarsi le responsabilità sull’accaduto.
I cittadini giustamente si lamentano ma debbono avere un supporto, un alleato. I primi alleati debbono essere i comuni e i sindaci in prima persona. I comuni rappresentano il primo anello di congiunzione fra popolo e Stato. E’ nell’esercizio di questi momenti unificanti e giusti che lo Stato esercita la sua naturale funzione e afferma la propria autorevolezza.

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