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Valle del Sacco. ReTuVaSa scrive al Ministro dell’Ambiente

fiumesacco cascatelle 350 260 minRetuvasa scrive al Ministro dell’Ambiente Costa per visionare la bozza di accordo del Programma Quadro SIN Bacino del fiume Sacco.

Di seguito, la lettera integrale, comprensiva dei destinatari a cui è rivolta, scritta da Retuvasa sulla questione ambientale locale:
All’att.ne di
Sergio Costa, Ministro dell’Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare; c. Nicola Zingaretti, Presidente della Regione Lazio; Virginia Raggi, Sindaco Città Metropolitana di Roma Capitale; Antonio Pompeo, Presidente Provincia di Frosinone.
Ai Sindaci dei Comuni del SIN “Bacino del fiume Sacco”: al Comune di Anagni; al Comune di Arce; al Comune di Artena; al Comune di Castro dei Volsci; al Comune di Ceccano; al Comune di Ceprano; al Comune di Colleferro; al Comune di Falvaterra; al Comune di Ferentino; al Comune di Frosinone; al Comune di Gavignano; al Comune di Morolo; al Comune di Paliano; al Comune di Patrica; al Comune di Pofi; al Comune di Segni; al Comune di Sgurgola; al Comune di Supino; al Comune di Valmontone.

 

Oggetto: richiesta di visione bozza Accordo di Programma Quadro SIN “Bacino del fiume Sacco”.


Gent.mo Ministro Sergio Costa,
Le scriviamo dalla valle del Sacco che la quale Lei ha risposto alle richieste dei cittadini nei mesi scorsi con un intervento immediato e della quale sono ben note le vicissitudini ambientali.
Come Lei ben sa nel novembre 2016 il suo dicastero ha emanato il decreto di ri-perimetrazione del SIN, complesso nella sua conformazione sviluppato su circa 50km di fiume, che interessa 19 Comuni, 7.300 ettari circa di suolo tra cui molti terreni agricoli, 79 aziende, 220.000 abitanti circa, fondi a disposizione ad oggi per gli interventi 53,6mln di euro.
Durante il percorso di ridefinizione della perimetrazione vogliamo sottolineare una importante apertura verso il nostro territorio da parte del Ministero e della Regione che si è evidenziata con una partecipazione importante alle Conferenze di Servizi, diversamente dal passato.
Ora ci troviamo nuovamente in un momento topico per il nostro futuro, quello della definizione degli Enti e della programmazione per quanto riguarda la bonifica del nostro SIN.
Nell’incontro del 20 gennaio scorso presso il palazzo della Provincia di Frosinone, presenti funzionari del Ministero dell’Ambiente, della regione Lazio, Amministratori di Comuni della valle del Sacco, Comitati e Associazioni, è stata unanime la richiesta di poter visionare prima della stesura definitiva con firma, l’Accordo di Programma Quadro per la bonifica del nostro SIN, per il quale abbiamo atteso più di due anni.
Siamo venuti a conoscenza che il testo preparato dagli uffici preposti della regione Lazio è stato inviato al Ministero, pertanto siamo di nuovo qui a richiederLe di sottoporlo agli enti interessati e alle Associazioni e Comitati che hanno dimostrato il loro interesse per la situazione in oggetto, prima della stesura definitiva con firma.
Sono anni che attendiamo il ripristino ambientale del nostri territorio, alcuni giorni in più per la firma dell’Accordo di Programma Quadro non dovrebbe comportare gravità rilevanti.
Fiduciosi dell’accoglimento della nostra richiesta porgiamo cordiali saluti.

 

Redazione 26 febbraio 2019

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Serve uno sforzo straordinario per la Valle del Sacco

scarico acque 350 260 mindi Ignazio Mazzoli - La primavera del 2017 è lontana insieme alle irresponsabili dichiarazioni della Ministra Beatrice Lorenzin a cui non risultava alcuna “crisi ambientale sulla Valle del Sacco” mentre chiedeva urgentemente la “realizzazione del registro dei tumori per fare indagini epidemiologiche serie e azioni di prevenzione”.
Come non apprezzare, perciò, che il Consiglio regionale del Lazio abbia dedicato, per se con molto ritardo, una seduta straordinaria “all’emergenza ambientale nella Valle del Sacco”? UNOeTRE.it ha seguito la discussione grazie alle registrazioni video e all’ottimo comunicato finale che l’Ufficio stampa del Consiglio regionale ha prontamente emesso appena terminata la seduta.

Che effetto produce una riunione che già per il titolo va apprezzata? Diciamo, per essere franchi, che lascia perplessi. Un’occasione non utilizzata compiutamente, in attesa di esiti che potrebbero arrivare, ma per ora non ci sono. Due ordini del giorno approvati e uno respinto non corrispondono a ciò che i cittadini della Valle del Sacco si sarebbero aspettati.

Astiosità reciproche fra maggioranza e opposizione hanno impedito un confronto costruttivo su contenuti di merito, anzi, questi, sono spesso oscurati al punto da non comprendere quali siano le proposte in campo. Infatti, nei due ordini del giorno si parla solo di programmare altre riunioni. I toni usati nel discutere hanno il sapore sgradevole del rimpallo propagandistico dimenticando chi ha governato prima. Basta rincorrere la perduta verginità, impossibile da ritrovare. Ridicola perdita di tempo.

Comunque, oggi non bisogna più lottare per affermare che c’è un’emergenza. Nessuno la nega. È un passo avanti. Ma che si può fare? La prima cosa è non perdere tempo, altrimenti che emergenza è? Viene da dire, chi deve governare governi e chi deve fare opposizione la faccia cercando di costruire qualcosa. Ovunque.
Pensiamo che il primo dovere sia quello di ascoltare e capire l'emergenza per come si manifesta nei territori del SIN Valle del Sacco ed intervenire sulle cause manifeste, subito, con urgenza e impegnando in questa direzione tutti gli organi istituzionali competenti.

È inadeguata la risposta all’emergenza. Nel 2017 la dottoressa Teresa Petricca dell’Associazione Medici per l’Ambiente, in un comunicato stampa del 1° giugno ’17, ricordava «A chi ci accusa di allarmismo (…) vogliamo sottolineare che se in quattro giorni di visite ambulatoriali si ricevono tre pazienti con patologie tumorali, la media rispetto agli anni precedenti è sicuramente aumentata». Inoltre “Il Messaggero” del 17 Maggio 2017 riportava, la protesta del 5stelle Christian Bellincampi, che rivendicava il registro tumori regionale, proposto dai suoi ben 2 anni prima e se pur approvato all’unanimità (2015) no era in funzione, perché neppure erano impegnati i 100mila euro necessari anche se previsti in bilancio.

Questa grave situazione da cosa derivava e deriva? Il 4 novembre 2017 “anagnia.com” titolava «Fiume di veleni: un cocktail letale e cancerogeno inquina le acque del fiume Sacco; cianuro, piombo, cromo, cloroformio e pesticidi tra le sostanze rilevate dalle analisi dell'ARPA richieste dal sindaco di Sgurgola Antonio Corsi».

Ad oggi quanto è cambiata questa situazione? Non sembra che questa valutazione sia stata oggetto del Consiglio regionale straordinario del 20 febbraio scorso, mentre proseguono allarmi e proteste. Nel consiglio comunale di Ferentino non si risponde alle interrogazioni che chiedono un censimento preciso e veritiero degli scarichi industriali e residenziali totalmente abusivi. Su un diverso fronte, a Roccasecca l’emergenza ambientale, causata dalla discarica di Cerreto produce la contestazione dello stesso partito che governa la regione, il PD, che non intende partecipare alle primarie del suo congresso per manifestare il suo totale dissenso sul modo di affrontare il nemico “inquinamento”.

Non sappiamo che cosa Regione e Governo si diranno quando siederanno a quei tavoli previsti negli odg approvati. Sappiamo, però, che in ogni caso bisogna avere delle priorità uscendo da provvedimenti casuali o generici. Si tratta di priorità assolute.
Angelino Loffredi concludeva il suo articolo di qualche giorno addietro indicando un obiettivo preciso, trascurato o volutamente dimenticato o «comunque sottovalutato: l’area vicina al fiume riconosciuta come contaminata su cui esistono attività agricole e di allevamento. Non si può rimanere a guardare o girare la faccia da un’altra parte. È necessario al contrario intervenire».

Ora a parte i ritardi del Ministero dell’Ambiente denunciati dall’ing. Elisa Guerriero del coordinamento dei sindaci della Valle del Sacco sul «Continuare a spostare le decisioni sul SIN SACCO e le relative discussioni altrove, fuorché nell’unico posto deputato, nel MINISTERO, non fa altro che aggiungere confusione e creare inutili forme di esibizionismo», prendo in esame gli sbandierati 53 milioni di euro per la bonifica di otto siti in provincia di Frosinone (ex Olivieri, ex Vita Mayer, ex Europress, in territorio di Ceprano, ex discarica comunale di Via Anime Sante, ex BPD-Snia, in territorio di Ceccano, ex cartiera di Ferentino, discarica di via Lame Frosinone, ex Pil fiumee Saccoolveriera di Anagni). Neppure uno è in diretto rapporto con l’emergenza a cui facevo riferimento. È noto che queste aree inquinano ambienti e, per via indiretta, le acque che raggiungono. Oggi, però, è prevalente l'inquinamento per via diretta che avviene quando vengono riversate nei corsi d'acqua (fiume Sacco), sostanze inquinanti senza adeguati trattamenti di depurazione.
Non individuare questa priorità è procedere senza guida e senza una precisa strategia.

Prima di tutto bloccare gli sversamenti inquinanti e da qui far partire la bonifica. Il Consigliere regionale Mauro Buschini nel suo intervento magnificava le nuove tecnologie che si possono utilizzare per la fitodepurazione in grado di ottenere risultati in 3 anni soltanto, rispetto ai tempi lunghi dieci anni che occorrevano prima. Mi pare un motivo in più per iniziare subito senza accampare più le scuse dei tempi lunghi come fatto fino ad oggi per rinviare tutto.
Dobbiamo combattere contemporaneamente l’inquinamento dei terreni e quello atmosferico, ma se oggi non combattiamo subito quello delle acque, non faremo un passo in avanti, soprattutto in rapporto ai risultati possibili per la qualità salutare dei prodotti alimentari e per le azioni sanitarie di tipo preventivo e terapeutico.

Imperativo è recuperare una grave dimenticanza (?). La mancata individuazione rigorosa dei responsabili di sversamenti e d’inquinamento. L’Italia è già stata deferita dalla Corte di Giustizia Europea perché meno della metà degli scarichi vengono depurati. Il territorio, nostro, di cui stiamo parlando è fra questi?!

L’emergenza richiede un impegno eccezionale della Magistratura e un dispiegamento straordinario di forze dell’ordine per accertare e sanzionare severamente tutti gli abusi. Almeno questo lo dobbiamo a coloro che soffrono i danni dell’inquinamento ed a quelli che purtroppo ne soffriranno anche in futuro.

Il Ministro Costa ha riportato in capo al Ministero dell’Ambiente (decreto-legge dal Consiglio dei Ministri 2 luglio 2018) la diretta competenza su una serie di temi fra cui i processi di tutela dei corsi d’acqua e dei fiumi e nelle linee guida del suo Ministero chiedeva il rafforzamento delle misure previste nell’ordinamento per prevenire e reprimere i reati (riforma della legge 68/2015, in particolare, gli articoli 256 e 259 del Codice dell’Ambiente).
Possiamo sperare che Regione e Governo parleranno di come inasprire queste misure e di come applicarle immediatamente e quindi far partire la bonifica?

 

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di Ignazio Mazzoli - La priscarico acque 350 260 minmavera del 2017 è lontana insieme alle irresponsabili dichiarazioni della Ministra Beatrice Lorenzin a cui non risultava alcuna “crisi ambientale sulla Valle del Sacco” mentre chiedeva urgentemente la “realizzazione del registro dei tumori per fare indagini epidemiologiche serie e azioni di prevenzione”.
Come non apprezzare, perciò, che il Consiglio regionale del Lazio abbia dedicato, per se con molto ritardo, una seduta straordinaria “all’emergenza ambientale nella Valle del Sacco”? UNOeTRE.it ha seguito la discussione grazie alle registrazioni video e all’ottimo comunicato finale che l’Ufficio stampa del Consiglio regionale ha prontamente emesso appena terminata la seduta.

Che effetto produce una riunione che già per il titolo va apprezzata? Diciamo, per essere franchi, che lascia perplessi. Un’occasione non utilizzata compiutamente, in attesa di esiti che potrebbero arrivare, ma per ora non ci sono. Due ordini del giorno approvati e uno respinto non corrispondono a ciò che i cittadini della Valle del Sacco si sarebbero aspettati.

Astiosità reciproche fra maggioranza e opposizione hanno impedito un confronto costruttivo su contenuti di merito, anzi, questi, sono spesso oscurati al punto da non comprendere quali siano le proposte in campo. Infatti, nei due ordini del giorno si parla solo di programmare altre riunioni. I toni usati nel discutere hanno il sapore sgradevole del rimpallo propagandistico dimenticando chi ha governato prima. Basta rincorrere la perduta verginità, impossibile da ritrovare. Ridicola perdita di tempo.

Comunque, oggi non bisogna più lottare per affermare che c’è un’emergenza. Nessuno la nega. È un passo avanti. Ma che si può fare? La prima cosa è non perdere tempo, altrimenti che emergenza è? Viene da dire, chi deve governare governi e chi deve fare opposizione la faccia cercando di costruire qualcosa. Ovunque.
Pensiamo che il primo dovere sia quello di ascoltare e capire l'emergenza per come si manifesta nei territori del SIN Valle del Sacco ed intervenire sulle cause manifeste, subito, con urgenza e impegnando in questa direzione tutti gli organi istituzionali competenti.

È inadeguata la risposta all’emergenza. Nel 2017 la dottoressa Teresa Petricca dell’Associazione Medici per l’Ambiente, in un comunicato stampa del 1° giugno ’17, ricordava «A chi ci accusa di allarmismo (…) vogliamo sottolineare che se in quattro giorni di visite ambulatoriali si ricevono tre pazienti con patologie tumorali, la media rispetto agli anni precedenti è sicuramente aumentata». Inoltre “Il Messaggero” del 17 Maggio 2017 riportava, la protesta del 5stelle Christian Bellincampi, che rivendicava il registro tumori regionale, proposto dai suoi ben 2 anni prima e se pur approvato all’unanimità (2015) no era in funzione, perché neppure erano impegnati i 100mila euro necessari anche se previsti in bilancio.

Questa grave situazione da cosa derivava e deriva? Il 4 novembre 2017 “anagnia.com” titolava «Fiume di veleni: un cocktail letale e cancerogeno inquina le acque del fiume Sacco; cianuro, piombo, cromo, cloroformio e pesticidi tra le sostanze rilevate dalle analisi dell'ARPA richieste dal sindaco di Sgurgola Antonio Corsi».

Ad oggi quanto è cambiata questa situazione? Non sembra che questa valutazione sia stata oggetto del Consiglio regionale straordinario del 20 febbraio scorso, mentre proseguono allarmi e proteste. Nel consiglio comunale di Ferentino non si risponde alle interrogazioni che chiedono un censimento preciso e veritiero degli scarichi industriali e residenziali totalmente abusivi. Su un diverso fronte, a Roccasecca l’emergenza ambientale, causata dalla discarica di Cerreto produce la contestazione dello stesso partito che governa la regione, il PD, che non intende partecipare alle primarie del suo congresso per manifestare il suo totale dissenso sul modo di affrontare il nemico “inquinamento”.

Non sappiamo che cosa Regione e Governo si diranno quando siederanno a quei tavoli previsti negli odg approvati. Sappiamo, però, che in ogni caso bisogna avere delle priorità uscendo da provvedimenti casuali o generici. Si tratta di priorità assolute.
Angelino Loffredi concludeva il suo articolo di qualche giorno addietro indicando un obiettivo preciso, trascurato o volutamente dimenticato o «comunque sottovalutato: l’area vicina al fiume riconosciuta come contaminata su cui esistono attività agricole e di allevamento. Non si può rimanere a guardare o girare la faccia da un’altra parte. È necessario al contrario intervenire».il fiumee Sacco

Ora a parte i ritardi del Ministero dell’Ambiente denunciati dall’ing. Elisa Guerriero del coordinamento dei sindaci della Valle del Sacco sul «Continuare a spostare le decisioni sul SIN SACCO e le relative discussioni altrove, fuorché nell’unico posto deputato, nel MINISTERO, non fa altro che aggiungere confusione e creare inutili forme di esibizionismo», prendo in esame gli sbandierati 53 milioni di euro per la bonifica di otto siti in provincia di Frosinone (ex Olivieri, ex Vita Mayer, ex Europress, in territorio di Ceprano, ex discarica comunale di Via Anime Sante, ex BPD-Snia, in territorio di Ceccano, ex cartiera di Ferentino, discarica di via Lame Frosinone, ex Polveriera di Anagni). Neppure uno è in diretto rapporto con l’emergenza a cui facevo riferimento. È noto che queste aree inquinano ambienti e, per via indiretta, le acque che raggiungono. Oggi, però, è prevalente l'inquinamento per via diretta che avviene quando vengono riversate nei corsi d'acqua (fiume Sacco), sostanze inquinanti senza adeguati trattamenti di depurazione.
Non individuare questa priorità è procedere senza guida e senza una precisa strategia.

Prima di tutto bloccare gli sversamenti inquinanti e da qui far partire la bonifica. Il Consigliere regionale Mauro Buschini nel suo intervento magnificava le nuove tecnologie che si possono utilizzare per la fitodepurazione in grado di ottenere risultati in 3 anni soltanto, rispetto ai tempi lunghi dieci anni che occorrevano prima. Mi pare un motivo in più per iniziare subito senza accampare più le scuse dei tempi lunghi come fatto fino ad oggi per rinviare tutto.
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L’emergenza richiede un impegno eccezionale della Magistratura e un dispiegamento straordinario di forze dell’ordine per accertare e sanzionare severamente tutti gli abusi. Almeno questo lo dobbiamo a coloro che soffrono i danni dell’inquinamento ed a quelli che purtroppo ne soffriranno anche in futuro.

Il Ministro Costa ha riportato in capo al Ministero dell’Ambiente (decreto-legge dal Consiglio dei Ministri 2 luglio 2018) la diretta competenza su una serie di temi fra cui i processi di tutela dei corsi d’acqua e dei fiumi e nelle linee guida del suo Ministero chiedeva il rafforzamento delle misure previste nell’ordinamento per prevenire e reprimere i reati (riforma della legge 68/2015, in particolare, gli articoli 256 e 259 del Codice dell’Ambiente).
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Comunque, oggi non bisogna più lottare per affermare che c’è un’emergenza. Nessuno la nega. È un passo avanti. Ma che si può fare? La prima cosa è non perdere tempo, altrimenti che emergenza è? Viene da dire, chi deve governare governi e chi deve fare opposizione la faccia cercando di costruire qualcosa. Ovunque.
Pensiamo che il primo dovere sia quello di ascoltare e capire l'emergenza per come si manifesta nei territori del SIN Valle del Sacco ed intervenire sulle cause manifeste, subito, con urgenza e impegnando in questa direzione tutti gli organi istituzionali competenti.

È inadeguata la risposta all’emergenza. Nel 2017 la dottoressa Teresa Petricca dell’Associazione Medici per l’Ambiente, in un comunicato stampa del 1° giugno ’17, ricordava «A chi ci accusa di allarmismo (…) vogliamo sottolineare che se in quattro giorni di visite ambulatoriali si ricevono tre pazienti con patologie tumorali, la media rispetto agli anni precedenti è sicuramente aumentata». Inoltre “Il Messaggero” del 17 Maggio 2017 riportava, la protesta del 5stelle Christian Bellincampi, che rivendicava il registro tumori regionale, proposto dai suoi ben 2 anni prima e se pur approvato all’unanimità (2015) no era in funzione, perché neppure erano impegnati i 100mila euro necessari anche se previsti in bilancio.

Questa grave situazione da cosa derivava e deriva? Il 4 novembre 2017 “anagnia.com” titolava «Fiume di veleni: un cocktail letale e cancerogeno inquina le acque del fiume Sacco; cianuro, piombo, cromo, cloroformio e pesticidi tra le sostanze rilevate dalle analisi dell'ARPA richieste dal sindaco di Sgurgola Antonio Corsi».

Ad oggi quanto è cambiata questa situazione? Non sembra che questa valutazione sia stata oggetto del Consiglio regionale straordinario del 20 febbraio scorso, mentre proseguono allarmi e proteste. Nel consiglio comunale di Ferentino non si risponde alle interrogazioni che chiedono un censimento preciso e veritiero degli scarichi industriali e residenziali totalmente abusivi. Su un diverso fronte, a Roccasecca l’emergenza ambientale, causata dalla discarica di Cerreto produce la contestazione dello stesso partito che governa la regione, il PD, che non intende partecipare alle primarie del suo congresso per manifestare il suo totale dissenso sul modo di affrontare il nemico “inquinamento”.

Non sappiamo che cosa Regione e Governo si diranno quando siederanno a quei tavoli previsti negli odg approvati. Sappiamo, però, che in ogni caso bisogna avere delle priorità uscendo da provvedimenti casuali o generici. Si tratta di priorità assolute.
Angelino Loffredi concludeva il suo articolo di qualche giorno addietro indicando un obiettivo preciso, trascurato o volutamente dimenticato o «comunque sottovalutato: l’area vicina al fiume riconosciuta come contaminata su cui esistono attività agricole e di allevamento. Non si può rimanere a guardare o girare la faccia da un’altra parte. È necessario al contrario intervenire».

Ora a parte i ritardi del Ministero dell’Ambiente denunciati dall’ing. Elisa Guerriero del coordinamento dei sindaci della Valle del Sacco sul «Continuare a spostare le decisioni sul SIN SACCO e le relative discussioni altrove, fuorché nell’unico posto deputato, nel MINISTERO, non fa altro che aggiungere confusione e creare inutili forme di esibizionismo», prendo in esame gli sbandierati 53 milioni di euro per la bonifica di otto siti in provincia di Frosinone (ex Olivieri, ex Vita Mayer, ex Europress, in territorio di Ceprano, ex discarica comunale di Via Anime Sante, ex BPD-Snia, in territorio di Ceccano, ex cartiera di Ferentino, discarica di via Lame Frosinone, ex Pil fiumee Saccoolveriera di Anagni). Neppure uno è in diretto rapporto con l’emergenza a cui facevo riferimento. È noto che queste aree inquinano ambienti e, per via indiretta, le acque che raggiungono. Oggi, però, è prevalente l'inquinamento per via diretta che avviene quando vengono riversate nei corsi d'acqua (fiume Sacco), sostanze inquinanti senza adeguati trattamenti di depurazione.
Non individuare questa priorità è procedere senza guida e senza una precisa strategia.

Prima di tutto bloccare gli sversamenti inquinanti e da qui far partire la bonifica. Il Consigliere regionale Mauro Buschini nel suo intervento magnificava le nuove tecnologie che si possono utilizzare per la fitodepurazione in grado di ottenere risultati in 3 anni soltanto, rispetto ai tempi lunghi dieci anni che occorrevano prima. Mi pare un motivo in più per iniziare subito senza accampare più le scuse dei tempi lunghi come fatto fino ad oggi per rinviare tutto.
Dobbiamo combattere contemporaneamente l’inquinamento dei terreni e quello atmosferico, ma se oggi non combattiamo subito quello delle acque, non faremo un passo in avanti, soprattutto in rapporto ai risultati possibili per la qualità salutare dei prodotti alimentari e per le azioni sanitarie di tipo preventivo e terapeutico.

Imperativo è recuperare una grave dimenticanza (?). La mancata individuazione rigorosa dei responsabili di sversamenti e d’inquinamento. L’Italia è già stata deferita dalla Corte di Giustizia Europea perché meno della metà degli scarichi vengono depurati. Il territorio, nostro, di cui stiamo parlando è fra questi?!

L’emergenza richiede un impegno eccezionale della Magistratura e un dispiegamento straordinario di forze dell’ordine per accertare e sanzionare severamente tutti gli abusi. Almeno questo lo dobbiamo a coloro che soffrono i danni dell’inquinamento ed a quelli che purtroppo ne soffriranno anche in futuro.

Il Ministro Costa ha riportato in capo al Ministero dell’Ambiente (decreto-legge dal Consiglio dei Ministri 2 luglio 2018) la diretta competenza su una serie di temi fra cui i processi di tutela dei corsi d’acqua e dei fiumi e nelle linee guida del suo Ministero chiedeva il rafforzamento delle misure previste nell’ordinamento per prevenire e reprimere i reati (riforma della legge 68/2015, in particolare, gli articoli 256 e 259 del Codice dell’Ambiente).
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Colleferro ambiente: L’inganno è servito!

comitatoresidenticolleferro 350 260di Ina Camilli - La Giunta regionale del Lazio ha approvato le “Linee guida del piano regionale rifiuti 2019–2025” con l’obiettivo di passare da un’economia lineare a un’economia circolare.

L’esame dettagliato del documento e la condivisione in forma assembleare con altre realtà richiederà tempo, ma emerge con chiarezza che il rispetto per i territori e l’ambiente non è quello che intende il cittadino comune di Colleferro e della Valle del Sacco.

La dotazione impiantistica prevista potrebbe essere superata entro pochi anni, qualora si raggiungesse la percentuale di raccolta differenziata, e il trasferimento dei rifiuti anziché limitare gli impatti ambientali ne aggraverà il peso per tutti i territori, in particolare per il sud della provincia di Roma.

Dopo anni, la Regione approva un documento nel quale non troviamo recepite le criticità rappresentate nelle audizioni di novembre 2018 presso la X Commissione rifiuti presieduta dal consigliere Cacciatore e segnalate con relazione scritta.

“Il nuovo piano rifiuti è stato approvato nei tempi previsti”: la Giunta regionale ha deliberato solo le Linee guida e l’iter regionale deve ancora iniziare e richiederà tutto il 2019.

“Un lavoro che va avanti insieme ad altre istituzioni, a partire dal Ministero per l’Ambiente e alla rete dei Comuni del Lazio”, ma dal Comune di Colleferro riferiscono di aver appreso la notizia dalle agenzie di stampa.

Si continua a piegare le regole del metodo democratico a propri fini: la strategia doveva essere discussa con le Istituzioni territoriali e le forze sociali.

L’inganno è servito: in realtà il nuovo impianto del “compound” è un progetto disastroso che desta preoccupazione perché prevede la lavorazione di 500 mila tonnellate l’anno di FOS e scarti di TMB, che si sommano alle quantità che saranno gestite dai realizzandi impianti del Consorzio Minerva.

La lotta all’inquinamento dell’aria non si fa con 500 mila ton/anno di rifiuti che significano una media di 100 TIR al giorno, circa 12 camion all’ora in entrata e altrettanti in uscita, con emissioni di PM10 PM2,5 di molto superiori a quelle prodotte dagli inceneritori.

Arpa Lazio nel Rapporto Preliminare sulla qualità dell’Aria per il 2018 ha già censito un numero di superamenti delle concentrazioni di inquinanti oltre la soglia prevista dalla normativa, e quindi con gravissimo rischio per la salute della popolazione.

Sulle 5 azioni-obiettivo quella riguardante Colleferro è tutto tranne che un modello virtuoso di economia circolare.

Il 26 ottobre 2018 all’annuncio della chiusura degli inceneritori e della loro riconversione in un compound industriale, a Colleferro si è alzato un muro per respingere questa ipotesi, che ora troneggia nelle Linee guida.

Una riconversione che promette miracoli e “magnifiche sorti e progressive”, certo non per il SIN dove sono ubicati gli inceneritori, sito da bonificare dopo anni di inquinamento e per la contaminazione da cromo esavalente, né per Lazio Ambiente spa e i suoi lavoratori, in attesa di una prova di esistenza in vita della dirigenza.

Cosa assai preoccupante è la dichiarazione degli Amministratori comunali di Colleferro: “riconvertire gli inceneritori ci ha permesso di portare sui ‘tavoli delle discussioni’ la sfida per individuare alternative”. Quindi Sindaco e Assessore si sono seduti a quel tavolo, ma non hanno preteso una moratoria e sfidato la Regione a garantire un unico impegno: la salute di questa valle! Perché sono sempre i comitati, le associazioni e i cittadini a portare avanti le varie lotte contro scelte così dannose per la salute dei cittadini?

Fanno pure la ramanzina alla Regione sulla “ovvia gestione che va fatta degli odori”, come se loro a Colle Fagiolara fossero in grado di farci respirare o credono che in discarica si produca il nuovo profumo della valle del Sacco, Eau de Monnezzà?

Così, il vecchio progetto del Green Act presentato nella scorsa legislatura, ora finalmente vede la luce. La Regione infatti è riuscita a introdurre l’ATO unico per il rifiuto indifferenziato, che autorizza la libera circolazione della monnezza fra i vari ambiti regionali: altro che autosufficienza.

“Aver convinto tutta la politica ad individuare una data certa per la chiusura della discarica, il 31/12/2019”, dichiara l’Amministrazione comunale di Colleferro, ma convinto chi? Questa data non è affatto riportata né citata nel testo delle Linee Guida ed anzi la Regione afferma che “in base alle volumetrie attualmente disponibili, alle esigenze di smaltimento dei vari ATO e dell’insufficienza di alcuni ATO, già dall’anno 2020 ci sarà emergenza nell’intera regione in caso di mancate autorizzazioni di nuove volumetrie e nuovi impianti”.

Gli scarti e i sovvalli prodotti dai TMB per il trattamento dei rifiuti indifferenziati dell’intera Regione e dal nuovo compound, in quale sito verranno smaltiti se per una nuova discarica occorrono circa 3 anni? Si procederà, nel frattempo, all’ampliamento di colle Fagiolara per supplire al fabbisogno capitolino, come per la discarica di Roccasecca?

Da quanto si legge, Colleferro non ha alcuna possibilità di riabilitazione in tema di gestione dei rifiuti. Finito il 2018, da Città della Cultura torna ad essere, per i prossimi trent’anni, polo unico della monnezza, grazie anche al consorzio intercomunale Minerva.

L’azzardo però è nel passaggio dove il Comune di Colleferro parla di idea condivisa dal basso. Non ci sono errori del passato, ma scelte consapevoli della politica, anche di quella colleferrina, errori che nulla hanno insegnato. Se l’idea di sviluppo sono i rifiuti e una nuova impiantistica industriale impattante non ci sono margini di ragionamento.

Dall’8 ottobre 2018 con l’accettazione dei rifiuti dalla Capitale ci si è dimenticati degli ATO perché conveniva e ora si chiede che gli ambiti siano “definiti distinguendo Roma da tutto il resto della provincia”. Giusto, ma oggi i rifiuti accolti a Colle Fagiolara da dove arrivano e da dove arriveranno?

“Vogliamo, inoltre, che venga aperto un tavolo urgente nel quale Regione e Lazio Ambiente illustrino la loro idea di riconversione degli inceneritori di Colle Sughero”. Viene richiesto ora, quando ormai la strategia del nuovo piano rifiuti è stata approvata? Quando cioè i buoi sono scappati dalla stalla perché è stato lasciato apposta il cancello spalancato.

Ina Camilli

Colleferro, 3.2.2019

Contrada Fontana degli Angeli

00034 Colleferro – Roma

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Il SIN è un “animale vivente”

S.Maria a fiume 390 260 mindi Elisa Guerriero, Ing. ambientale e Assessora all'ambiente del comune di Ceprano - Parlare di ambiente nella Valle del Sacco è un compito oneroso e complesso al tempo stesso perché si sommano nello stesso territorio una moltitudine di componenti, il cui esame, singolarmente, sarebbe oneroso, perciò nella duplice veste di amministratore e ing ambientale, preferisco focalizzare il mio intervento su cosa è oggi il SIN Bacino del Fiume Sacco e su cosa è stato fatto.

Oggi il SIN è un “animale vivente” ben diverso da quello inizialmente messo in evidenza dal fenomeno delle mucche nel 2005 e da quello differisce non solo per la volumetria - ben più ampia - ma anche per le tipologie di contaminazioni presenti, non legate solo al lindano e ai suoi isomeri e alle sostanze trovate nel latte di Gavignano.

Il decreto con cui il MATTM (Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare) ha istituito il nuovo SIN Bacino del Fiume Sacco va da Colleferro a Ceprano, ma sappiamo benissimo che le matrici contaminate vanno ben oltre il definito perimetro: le acque di certo non si fermano a Ceprano, così come l’aria, matrice ambientale ovviamente non inclusa nella trattazione da parte del MATTM, ma con la quale questo territorio, in maniera abbastanza diffusa, deve fare i conti. Nella riunione tenutasi il 20 dicembre con i funzionari tecnici del Ministero dell’Ambiente abbiamo richiesto di poter vedere l’accordo di programma quadro prima che lo stesso venga sottoscritto perché è necessario che, in qualità di amministratori che viviamo questo territorio da vicino e con consapevolezza, poterci esprimere nel merito e non subire un procedimento che potrebbe non essere adatto alla nostra Valle.

Inoltre nel clima di leale collaborazione che vige tra gli enti, siamo in attesa che il MATTM ci dia informazioni in merito all’APQ (Accordo di programma quadro) richiesto anche formalmente qualche settimana fa e siamo in attesa che si esprima sulla procedura per i piccoli interventi edilizi in zona SIN: con alcuni comuni abbiamo sottoscritto e inviato una proposta a fine dicembre, ma ancora non abbiamo alcuna notizia in merito. E’ necessario, infatti, che si proceda in maniera coordinata e condivisa anche nel merito dei piccoli interventi che devono effettuarsi in tali aree, altrimenti si rischia solo di creare confusione e di rimanere inermi.

Ad oltre 13 anni dal primo episodio delle mucche morte, oggi il Sin è un’area molto più eterogenea che ha sul proprio territorio tanto le contaminazioni storiche derivanti dal lindano, quanto quelle procurate dagli sversamenti illeciti e dalla sepoltura di ogni tipo di contaminanti nei suoli. Ma dobbiamo trasformare le criticità derivanti dall’avere un territorio così contaminato in punti di forza: l’art. 252 del codice dell’ambiente, comma 2, rinnovando la necessità che gli accordi di programma debbano assicurare il coordinamento delle azioni per determinare i tempi, le modalità, il finanziamento e in particolare l'individuazione degli interventi di riconversione industriale e di sviluppo economico produttivo anche attraverso studi e ricerche appositamente condotti da università ed enti di ricerca specializzati, consente, in aree come la nostra, la possibilità di interventi di formazione, riqualificazione e aggiornamento delle competenze dei lavoratori degli impianti dismessi da reimpiegare nei lavori di bonifica previsti dai medesimi accordi di programma, mediante il ricorso a fondi preliminarmente individuati a livello nazionale e regionale.

E questo chiederemo per il nostro territorio: la riqualificazione del personale in mobilità o che ha perso il lavoro attraverso i lavori di bonifica che si renderanno necessari. Negli ultimi 4 anni e mezzo molte delle amministrazioni della Valle del Sacco si sono unite nel coordinamento dei sindaci della Valle del Sacco che, nonostante evidenti divisioni politiche, ha portato avanti unitariamente un grande lavoro sull’ambiente: ovviamente non si possono imporre le partecipazioni o le adesioni a coloro che non credono in tali strumenti, ma, come accade anche nel mondo delle associazioni, in alcune aree del territorio la popolazione è più attenta e pronta a determinate battaglie ambientali, altrove lo sono meno e, come gli amministratori, bisogna spronarli ad unirsi al nostro fianco con ogni mezzo. Siamo tutti sullo stesso fronte: l’ambiente è la priorità per me come amministratore e per voi come cittadini.

 

 

 

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La progressiva crescita delle più recenti mobilitazioni

S.Maria a fiume 390 260 mindi Antonella Spagnoli, Segretaria Prc Ceccano - Sulle problematiche ambientali se ne sta parlando da così tanto che rischio d’essere noiosa non solo nel ripetere argomentazioni da tempo note, ma anche nel fare critiche ad un sistema di potere che sta implodendo.

Le più recenti mobilitazioni dei cittadini, che hanno dato vita a diverse iniziative dalla manifestazione spontanea contro le esalazioni nauseabondi del depuratore ASI, gli Stati Generali dell’Ambiente e la manifestazione del primo Dicembre, hanno avuto una progressiva crescita, fino ad arrivare all’ attuale visibilità del movimento ambientalista a seguito della comparsa della schiuma sul fiume Sacco. Queste pongono, a chiunque vuole avere un ruolo nella battaglia per il risanamento della Valle del Sacco, la questione del recuperare la distanza forte che esiste, ed è innegabile, tra movimenti ambientalisti e istituzioni di cui le organizzazioni politiche sono inevitabilmente parte.

Per tentare una via si potrebbe, come stiamo facendo, interrogarci sulle iniziative da intraprendere ma è necessario che proprio le istituzioni e i partiti dentro e fuori di esse riconoscano la necessità di assumere decisamente un atteggiamento più umile e cominciare per davvero a confrontarsi con le richieste, gli argomenti ma anche il dolore e le paure che vengono dalla gente.

Per fare un esempio: bene ha fatto la Muroni ad inserire nella interrogazione parlamentare la richiesta di una moratoria per assicurare una industrializzazione compatibile con l ambiente ma è altrettanto vero che non può essere questo l’unico punto di partenza.
Deve semmai costituire una meta da raggiungere! ascoltando i movimenti ambientalisti che nel processo di recupero ambientale non possono e non devono avere solo una funzione consultiva.

Il Comitato Interprovinciale dell’ Ambiente e Salute della Valle del Sacco e Bassa Valle del Liri e la Task Force Allerta Fiume Sacco stanno indicando la strada da percorrere: sollecitare la riapertura della vertenza valle del sacco per ottenere immediato utilizzo dei fondi che per diverse motivazioni fanno tutti riferimento alle aree da bonificare.
Rinviare tale riapertura fa aggravare il sentimento di sfiducia e la rabbia dei cittadini, aumenta concretamente il pericolo di “dissolvimento illegale” dei fondi e rischia di rendere inattivi quegli stessi movimenti ambientalisti che hanno, e dobbiamo riconoscere, ridato per esempio, vita e senso all’ accordo dei sindaci con la riperimetrazione delle aree di bonifica ora previste dal SIN.

Detto questo sarà anche più chiaro quello che sto per dire.

La sinistra, che a Frosinone vuole parlare di ambientalismo con gli ambientalisti, deve discutere sul come riattivare le relazioni con il popolo vero, i cittadini che sono senza sanità, spesso disoccupati, sempre più avvelenati dal traffico e dalle polveri sottili prodotte dalle raffinerie che nel capoluogo sono fin dentro la cintura urbana e soprattutto ora che anche tra gli industriali, dopo aver spolpato l’osso, si sta facendo strada, la convinzione che il modello di sviluppo prodotto dalla Cassa per il Mezzogiorno è fallito, sarebbe il caso di avviare una seria riflessione sugli strumenti di analisi che abbiamo e con i territori rielaborare proposte ed indicazioni per lo sviluppo che non può ripercorrere vecchie strade puntando al Prodotto Interno Lordo ma orientarci verso il Benessere Equo Sostenibile.

Riattivare dunque relazioni per un confronto vero e relazioni con quanti ancora sono attivi per sollecitare il mantenimento degli impegni per il recupero ambientale della valle del Sacco.

Forse non ci piacciono gli attuali leader dei comitati che sono nati negli ultimi anni e qualcuno nelle ultime settimane?
Forse abbiamo ragione ma per andare avanti dobbiamo dirci quanta responsabilità ha la sinistra nell’aver anteposto ragioni personali ad ogni possibile confronto e lacerato quel tessuto connettivo che poteva invece far crescere un dibattito, competenze e leader all’altezza degli impegni che una lotta complicata e di lunga durata richiedeva.

All’inizio ho fatto riferimento ad un sistema di potere che sta implodendo perché sono convinta che in questa fase in questa provincia, l’intero gruppo dirigente, in tutte le sue articolazioni politiche, individuali e collettive (leader e partiti), si stanno facendo le prove generali per riorientare filosofie e visioni per darsi una nuova immagine e per accedere a quelle risorse che solo l’Europa può ancora garantire.
Hanno bisogno, i partiti ed i leader, di quelle risorse per ricostituire un potere politico ed il controllo del territorio che gli si sta sciogliendo sotto i piedi.

Se perdiamo ancora una volta il rapporto con la realtà ci ritroveremo con un sistema sociale governato dagli stessi soggetti che lo hanno messo in crisi con le loro scelte. E, l’implosione dovuta allo scontro tra il vecchio ed il nuovo farà solo vittime collaterali, gli ultimi, i deboli ed i senza potere.

Queste le questioni che la sinistra non può esimersi di affrontare se vuole avere un ruolo in questa provincia.

Mi rendo conto che con questi presupposti chiamare all’unità può alimentare diffidenze e riproporre protagonismi antagonisti. Ma a dire il vero sono personalmente disgustata di tanto infantilismo ancora presente. Se vogliamo essere all’altezza dei tempi potremmo, a partire da questa occasione, evitare di giocare allo sgambetto per superare in curva e brillare solo di vecchie meschinerie. Non dimentichiamo mai, cioè ogni giorno, che viviamo nel presente e che nel presente dobbiamo essere in grado di prefigurare il futuro che penso come voi debba essere di fratellanza, fiducia e condivisione.

 

 

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Inquinamento: nel corso degli anni, poco si è fatto

S.Maria a fiume 390 260 minIntervento di Emanuela Piroli, medico, letto da Valentino Bettinelli - Ringrazio gli organizzatori per l’invito. Purtroppo gli impegni di lavoro mi trattengono fuori da Ceccano. L’inquinamento della Valle del Sacco, è una brutta realtà, che investe da decenni il nostro territorio. La nostra città è tra le più colpite in quanto attraversata per intero dal corso del fiume. E i drammatici episodi , più recenti, le “schiumate”, che hanno fatto il giro d’Italia con una risonanza mediatica grandissima, sono stati la punta dell’iceberg, scatenando una mobilitazione massiva della società civile, preoccupata per la propria salute. Preoccupazione lecita, in quanto è scientificamente provata la correlazione tra inquinamento ambientale e aumento del rischio di sviluppare malattie.

Senza colpevolizzare l’uno o l’altro, non siamo qui per questo, è chiaro però, che nel corso degli anni, poco si è fatto in merito, forse per scarsa consapevolezza o superficialità. Ora non si può più aspettare, e va bene l’azione collettiva dei cittadini, ma non basta, è compito delle istituzioni tutte e dei vari attori coinvolti, agire per limitare i danni.
Purtroppo non è facile fare una correlazione diretta tra determinati agenti inquinanti e patologia, c’è un problema metodologico, perché la maggior parte delle malattie, comprese quelle oncologiche, hanno una eziopatogenesi multifattoriale, sono tante le cause che possono concorrere, molti i fattori di rischio dimostrati. Ogni volta che emerge una relazione sulla popolazione generale, bisogna verificare la presenza di eventuali altri fattori confondenti (come il fumo e le altre abitudini di vita, l'alimentazione e persino le caratteristiche genetiche di una certa popolazione) che a loro volta possono essere all'origine, ad esempio, di un aumento dei casi di cancro e quindi rendere difficile la lettura dei dati sia a livello di gruppo che di singolo.

Una cosa però è certa: l’inquinamento è molto dannoso per la salute, come dimostrano i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS).
Alcuni agenti inquinanti possono alterare e condizionare l’espressione di alcuni geni, favorendo appunto lo sviluppo di patologie. Malattie in primis oncologiche, ma anche metaboliche ed endocrinologiche. Se poi consideriamo, oltre all’inquinamento del fiume, anche quello dell’aria, altro nostro dramma, allora entrano in gioco anche le patologie polmonari e cardiologiche. Lungi da me fare allarmismo, mai mi azzarderei a sparare cifre a caso, in quanto attualmente non abbiamo a disposizione studi epidemiologici completi in merito, ma chiaramente la percezione nel nostro territorio dell’aumento di alcune di esse, in particolare alcune forme di tumore e della loro precoce comparsa, in soggetti molto giovani, c’è ed è forte. Un dato più preciso riguarda i tumori infantili e i linfomi, già in uno studio del 2013 e successivamente del 2016, si è riscontrata la percentuale più alta della Regione Lazio, nella nostra valle.

Per essere più precisi, l’esposizione a sostanze nocive può avvenire in tre modi: per via cutanea, per ingestione e per inalazione. Una volta che l’organismo entra in contatto con questo tipo di sostanze si possono avere diverse reazioni: in alcuni casi ci può essere l’attività cancerogena diretta nell’organo bersaglio che ha assorbito la sostanza, con azione sul DNA cellulare, quindi sull’espressione genica; in altri casi, l’assorbimento prevede, attraverso il metabolismo, la generazione di altre sostanze tossiche nell’organismo; possono attivarsi dei meccanismi spontanei che causano la morte cellulare delle cellule trasformate; infine, anche lo stato infiammatorio provocato in alcuni organi da certe sostanze inquinanti, può avere un ruolo nella comparsa dei tumori.

A partire da queste evidenze, è necessario pianificare un’azione a più livelli:
- Bonifica. La Valle del Sacco è un SIN, cioè un sito di interesse nazionale. Ciò prevede fondi mirati per la bonifica, che non riporterà la situazione alla completa normalità, ma è necessaria per ristabilire un certo equilibrio. Bisogna avvalersi di tecnologie avanzate, richiederà tempo, ma al momento è tutto fermo.
- Sistemi di depurazione. Corretto funzionamento del depuratore di Ceccano. Attivazione del depuratore di Anagni.
- Controllo continuo degli scarichi aziendali. Al fine di identificare eventuali illeciti e garantire solo gli scarichi consentiti e depurabili.
- Registro tumori. Lo cito alla fine, ma non perché di minore importanza. E’ uno strumento indispensabile per valutare l’associazione tra inquinamento ambientale e patologia tumorale, consente di avere una idea più chiara della situazione e di intervenire con programmi di prevenzione più mirati. L’obiettivo è quello di “disporre di informazioni di alto valore sia clinico sia epidemiologico a livello individuale e di popolazione”. Il registro tumori della Regione Lazio è stato istituito nel 2015 e il suo regolamento approvato il 21 novembre 2017. La nostra provincia è in netto ritardo con la raccolta e la comunicazione dei dati, necessario attivarsi in merito.

Rinnovo i ringraziamenti agli organizzatori per aver dato spazio almio contributo, senz’altro parziale, ma che spero sia utile a stimolare degli approfondimenti. Auguro a tutti voi buon lavoro, nella speranza che si possano unire le forze per il bene unico della comunità intera.

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Chi ha competenze o coscienza, solleciti, spinga, denunci

S.Maria a fiume 390 260 mindi MaurizioProietto, già Sindaco di Serrone, coordinatore di LeU - area nord frusinate - UNOeTRE.it ha organizzato un momento di discussione e approfondimento pieno di competenze, spunti politici, amministrativi, spinte alla ricerca di nuovi equilibri e soluzioni condivise. Un grazie a Padre Antonio Mannara, che gentilmente ci ha ospitato nella sala parrocchiale di Santa Maria al Fiume.

SIN Valle del Sacco: Dobbiamo partire necessariamente, per inquadrare un argomento di questa complessità, dal fatto che anzitutto le leggi in tema ambientale, pur con le carenze evidenziate, assegnano compiti e responsabilità precise a cittadini, enti, imprese, amministratori ai vari livelli, e alla magistratura inquirente.
In questa ottica ogni azione per stimolare soluzioni è benvenuta, ma la risposta non può essere: In attesa di.. 

Se chi di dovere non agisce, chi ne ha competenze o coscienza, solleciti, spinga, denunci.
I vuoti non sono ammessi e si rischia l'oblio senza azioni impattanti o attendiste, o peggio, tendenti a minimizzare le problematiche per salvaguardare equilibri politici, o amministrativi o i potenti di turno.

Questo vale a maggior ragione per i due temi scaturiti dalla discussione principale, vale dunque per le politiche ambientali e per quelle sanitarie nei loro risvolti comunali, provinciali, regionali e nazionali.
Ognuno deve fare la sua parte!
La mancata istituzione del registro dei tumori e le politiche sanitarie seguite nel corso degli ultimi anni nella nostra provincia gridano vendetta.

Per essere sintetico e condividendo buona parte delle proposte fatte, ritengo sia da integrarle nella mozione presentata dall' On. Rossella Muroni parlamentare di LeU. A quanto diceva Mazzoli, aggiungerei il fatto che lungo le rive del fiume a partire da Valmontone, Colleferro, Anagni fino al sud della valle si continua a coltivare il terreno. Che fine fanno queste produzioni agricole?
Questa e' una situazione da gestire con effetto immediato, ovviamente tenendo conto anche delle imprese agricole che vi operano e dei loro indispensabili ristorni.

Per essere operativi e sollecitare la sede appropriata, è il parlamento, dove discutere e integrare la MOZIONE MURONI trasformandola in un ambizioso progetto di risanamento, riqualificazione e sviluppo della valle del Sacco e dell'intera provincia di Frosinone, supportandola con l'insieme di proposte e coinvolgimento di tutti gli attori in campo e soprattutto con una visione d'insieme e un cronoprogramma di azioni e politiche di breve, medio e lungo periodo. Attingere a risorse regionali, nazionali ed Europee, soprattutto perché ci sarà bisogno di ingenti investimenti e la cifra oggi messa a disposizione per il SIN valle del Sacco basterà per il piano di caratterizzazione e poche urgenze annesse.

La mozione ha il compito di far discutere, ma deve essere lo spunto su cui convogliare proposte e integrazioni, soprattutto a partire dai parlamentari delle nostre terre oggi assenti, ma vanno coinvolti appieno. Per queste cose occorre fare massa critica con il contributo di tutti, cittadini, associazioni e partiti senza escludere nessuno.
Ci sono sfide epocali oggi nell'intero pianeta, ma alla base di tutto c'è quanto scaturito a Davos nei giorni scorsi: poche decine di persone nel mondo posseggono quanto il 95 percento della popolazione mondiale e la ricchezza ha ancora la tendenza a concentrarsi.

Occorre costruire un nuovo modello di sviluppo, stabilire dove vanno messe le risorse e qui la questione si intreccia con l' incontro di oggi. Concordo con quanto detto da Roberto Rosso dei movimenti "Retuvasa" e "Rifiutiamoli", occorre ricostruire dal basso il nostro futuro senza deleghe in bianco per nessuno, dobbiamo riappropriarci del nostro futuro .
In questa ottica è importante coinvolgere sempre di più i cittadini, fare iniziative di questo genere per raggiungere lo scopo.
Lo dobbiamo a noi stessi e a quanti rappresentiamo, ma soprattutto lo dobbiamo alle future generazioni.

 

 

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I danni dell'inquinamento atmosferico

inquinamento atmosferico 350 260 minDott. Arturo Gnesi - Relazione Gnesi sul rischio ambientale

Lo scopo di questa sintesi è il tentativo di formulare un giudizio veritiero, attuale e scientifico sui possibili danni che l'inalazione di cattivi odori provoca sulla salute dei cittadini. La scienza non è un dogma e la discussione su questi argomenti non può essere vincolata da pregiudizi o peggio ancora dall'ignoranza. La preoccupazione per la sorte del territorio non può essere scambiata per populismo e il ragionamento sul futuro della nostra terra non può essere visto come una banale strumentalizzazione per fini elettorali. La scienza ci può aiutare solo se siamo uomini e sindaci liberi. Liberi dalle logiche del potere e liberi dagli affari. Già i dati a disposizione sono pochi, spesso frammentari e non adeguatamente verificati con studi mirati di biotecnologie, di genetica o di immunoistochimica. Dobbiamo avvalerci di ricerche epidemiologiche che hanno tuttavia il merito di precisare alcuni concetti che nessuna decisione politica o strategia aziendale può ignorare.

Lo stesso Antonio Giordano, oncologo napoletano, direttore dell'Istituto Sbarro di Filadelfia, che ha pubblicato sulla rivista "Cancer biology and therapy", uno studio epidemiologico su cancro e rifiuti ha sottolineato che la "rete di sorveglianza sanitaria" si basa sulla compilazione di apposite schede da parte di medici di medicina generale, un compito non sempre ottemperato con zelo. Inoltre la diagnosi di cancro viene accertata con i dati che confluiscono all'istituto superiore di sanità attraverso i registri di tumori accreditati, tuttavia non ancora operativi in tutte le regioni. Lo stesso autore su" Journal of experimental clinical cancer research" ha mostrato che esaminando le schede di dimissioni ospedaliere in Campania è emerso che tra il 2002 e 2005 il numero dei tumori della mammella nella fascia di età tra i 25 e 44 anni è stato sottostimato del 26.5 per cento.

Il progetto SENTIERI (studio epidemiologico nazionale dei territori e degli insediamenti esposti a rischio di inquinamento) ha stabilito che la contaminazione ambientale causa con certezza o elevata probabilità un danno alla salute. Questi dati sono ormai basilari anche per l'organizzazione mondiale della sanità che coinvolge esperti in varie discipline per approfondire le conoscenze sui siti ad "alto rischio di crisi ambientale". Anche le discariche e gli inceneritori oltre che gli impianti siderurgici e petrolchimici, l'industria chimica, le miniere, i porti, sono state sottoposte all'analisi tra i fattori di rischio e la mortalità dei residenti attorno si siti e nel 2010 è stato pubblicato il primo rapporto. Se aumenta l'inquinamento aumentano i tumori anche tenendo conto della eterogeneità dei fattori di rischio, dei tempi di esposizione, della natura multifattoriale di tante patologiei del contesto socio-economico.

 

Oltre allo studio SENTIERI nel 2010 è stato effettuato il progetto SESPIR (sorveglianza epidemiologica sullo stato di salute della popolazione residente intorno agli impianti di trattamento rifiuti) che ha interessato anche il Lazio e gli impianti di Colfelice e di Roccasecca. Lo studio oltre ad evidenziare un aumento di patologie tumorali nella popolazione che vive nelle zone circostanti fa una proiezione su una situazione virtuale al 2040 che prevede una riduzione del 10% dei rifiuti prodotti, una raccolta differenziata/compostaggio al 70% e un divieto di conferire in discarica un rifiuto indifferenziato tal quale. In quest'ultimo caso la popolazione esposta alle particelle inquinanti diminuirebbe sia intorno alle discariche che agli inceneritori mentre rimarrebbe invariato la situazione attorno agli impianti di t.m.b. Comunque sarebbe rilevante il beneficio per la popolazione che vedrebbe una drastica riduzione dell'incidenza di tumori e patologie cardiovascolari e respiratorie.

Per il Lazio, in modo particolare è stato realizzato il rapporto ERAS (epidemiologia, rifiuti, ambiente, salute) che ha valutato le emissioni in aria degli impianti e il loro effetto sulla popolazione esposta. Sono state considerate oltre 242 mila residenti entro un raggio di 5 chilometri dall'impianto per il periodo 1996-2008 prendendo come riferimento l'idrogeno solforato per le discariche, le polvere fini (pm 10) per i termovalorizzatori e un inquinante generico per i t.m.b. "Tra gli uomini residenti in zone a più alte concentrazioni di idrogeno solforato risultano livelli di ospedalizzazioni più elevati per malattie del sistema respiratorio (+ 26%) e tumore della vescica (+59%) rispetto a coloro che risiedono in aree a basso impatto potenziale. Tra le donne più esposte si sono osservati livelli di ospedalizzazioni più elevati per asma (+ 62%) e malattie del sistema urinario (+ 27,%)." Pag 12 rapporto Eras pubblicato aprile 2013.

 

Ma la situazione reale non è così rosea e rassicurante e molta confusione viene fatta attorno alle emissioni olfattive che a prescindere da qualsiasi altra considerazione che viene riportata successivamente comunque svalutano i beni immobiliari, favoriscono l'abbandono dei luoghi e abbassano gli investimenti locali impoverendo di fatto i paesi interessati. La valutazione delle molestie olfattive non è di facile soluzione ma l'APAT (agenzia di protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici) in collaborazione con il politecnico di Milano e l'università di Brescia ha condotto uno studio in materia di odori per stabilire i valori limite delle emissioni e attuare norme tecniche per la misurazione oggettiva. Le emissioni inquinanti possono contenere sostanze cancerogene, teratogene e mutagene che dovrebbero essere contenute dai biofiltri.

Ma chi di noi può escludere che attorno all'area dell'impianto di Colfelice o alla discarica di Roccasecca non vengano respirati sostanze, quali l'idrogeno solforato, il solfuro di carbonio, il dimetilsolfuro, il metilmercaptano, l'etilmercaptano, l'isopropilmercaptano, il butilmercaptano, l'acido acetico, il propionico, il butirrico, il valerico, l'esanoico, la metilammina, la dimetilammina, la trimetillamina, l'ammoniaca, la formaldeide, l'acelaldeide, l'acroleina,la butirraldeide, solo per fare alcuni esempi. E l'obbligo di adottare misure adeguate per contenere polveri ed odori sec dlgs 22/97 art 27 e 28 è rispettato? L'odore è misurato in unità odorimetriche secondo la normativa europea prima EN 13725 e forse ci saranno ulteriori norme di olfattometria dinamica, ma chi di noi è stato informato?

In Germania la normativa prevede dei limiti di immissione degli odori che per non risultare molesti in una zona residenziale non devono superare il 10% della durata della giornata. Da noi questo limite a quanto viene elevato? L'odore non è una ricezione passiva del nostro organismo, ma una stimolazione di recettori neuro-sensoriali che trasmettono l'impulso al sistema nervoso centrale e da qui trasmesse al talamo, all'ipotalamo, al mesencefalo, al ponte e al midollo spinale. L'organismo si difende adattandosi allo stimolo periferico dell'odore, riducendo il fastidio, ma non dimentichiamo che Valori Limite di Soglia (TLV) a volte sono al disotto della soglia olfattiva .lp Rappresentiamo l'ultimo baluardo della democrazia, attorno a noi ci sono giochi di potere,ricatti,compromessi e soprattutto le lobby finanziarie che badano solo ai propri interessi. Di chi dobbiamo fidarci? Questa terra è stata vittima dei traffici illeciti e dello smaltimento illegale di rifiuti tossici ma le dichiarazioni rilasciate alla commissione parlamentare nel 1997 sono rimaste secretate per almeno 15 anni. Se guardiamo a quello che accade ai giorni nostri basta leggere le inchieste di Pino Ciociola sul quotidiano "Avvenire" per capire che ancora c'è gente che lucra avvelenando l'ambiente e causando danni alla popolazione.

Se consideriamo le vicende che ci riguardano da vicino, leggiamo che il presidente del c.d.a. della MAD nel maggio scorso (tg24 info news 8/5/17) "ha escluso qualsiasi fenomeno di inquinamento delle matrici ambientali che possa essere stato causato dalla discarica" Inoltre, nello stesso comunicato, si fa riferimento ad un procedimento penale in corso a carico del proprietario della MADI danni derlll'inquinamento atmosferico. Andando a leggere i resoconti della cronaca si viene a conoscenza che era sotto processo per avere tentato di comprare un perito incaricato dal tribunale di Gela di effettuare una perizia sul petrolchimico della stessa città per valutarne le conseguenze dell'inquinamento. Il professionista in questione, Massimo Colonna, aveva registrato il colloquio e poi si era rivolto alla magistratura. Abbiamo a disposizione tanti dubbi e poche certezze e proprio per questo motivo dobbiamo pretendere informazioni chiare e decisioni responsabili a difesa del territorio e della popolazione, ma soprattutto del futuro che noi ci siamo impegnati di consegnare salubre e integro alle nuove generazioni. Contro chi si ostina a sostenere che la puzza, non è tossica noi rispondiamo che di certo non è un diritto e né dev'essere una condanna per il nostro territorio. Dobbiamo pretendere ed ottenere informazioni corrette e strategie precise perché il nostro compito è prima di tutto tutelare la salute dei cittadini e difendere la natura.

Per concludere faccio riferimento alle finalità del parco naturale "Monti Ausoni e lago di Fondi" che ha acquisito un'area a poche centinaia di metri dall'impianto che con una strategia di lungo periodo dovrebbe agire per "la tutela degli elementi di naturalità, dell'integrità fisica e dell'identità culturale del territorio". Chiedo se tutto questo è conforme alle risorse e alle strategie intraprese dalla stessa Regione Lazio.

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