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I danni dell'inquinamento...#intantomidifendo

N.DeGasperis intervista dottorMontano 350 minOspite del Centro polispecialistico, Clinimed di Ceccano, una rappresentanaza della Redazione di UNOeTRE.it ha potuto seguire una sessione di screening del programma Fast e ha intervistato medici e studenti. Ignazio Mazzoli, Nadeia De Gasperis e Angelino Loffredi hanno in contrato il dottor Luigi Montano, uroandrologo e la dottoressa Sebastana Pappalardo, genetista, per conoscere nel dettaglio (raccolto nei video che seguono) lo scopo e la metodologia dello studio pilota che, coordinato dalla Asl di Salerno e promosso dal Ministero della Salute, deve indagare come l’inquinamento modifichi e danneggi il liquido seminale in particolare dei giovani che abitano nei SIN più inquinati. Partendo da misure individuali, dunque, e conoscendo i segni più precoci di danno che si riconoscono appunto a partire dagli spermatozoi.

In questo appuntamento, per noi straordinario, abbiamo incontrato insieme al Dott. Luigi Montano e la Dottoressa Sebastiana Pappalardo anche la Dottoressa Antonella Del Brocco di Clinimed, le biologhe Chiara Parisella e Sabrina Casale. Nei video trioverete anche le convinte risposte dello studente Antonio Pirollo.
Il programma Fast coinvolge 450 ragazzi di tre aree del paese ad elevato impatto ambientale: 150 residenti nella Terra dei fuochi (Comuni a nord di Napoli), 150 nel Sito di interesse nazionale di Brescia-Caffaro e altrettanti nel Sin Valle del Sacco (Roma-Frosinone). La ricerca punta anche ad individuare opportune diete detox a base di prodotti bio provenienti alle filiere dell'agroalimentare italiano di qualità.
«In attesa dei tempi del disinquinamento del pianeta o di misure di riduzione dell’inquinamento territoriale, il nostro hashtag, sostiene il prof. Montano, è #intantomidifendo.»

La presenza del SIN Valle del Sacco conferma ancora una volta la situazione di disastro ambientale di questa zona dove molti di noi vivono. Il dottor Montano non esita a definire l’inquinamento di questa Valle come uno dei peggiori d’Italia. Nelle video interviste sono illustrate le finalità della ricerca per tutelare al meglio la salute dei popoli inquinati, ma resta fondamentale l’eliminazione della causa di questa ferita del territorio Laziale ed in particolare ciociaro. Bisogna smetterla d’inquinare e iniziare una vera e concreta azione di disinquinamento in primo luogo del fiume Sacco e delle culture agroalimentari che sulle sue sponde germogliano, crescono e si riproducono. Per questo motivo sottolineiamo che solo Il 24 Giugno 2019 prende il via il processo istruito presso il Tribunale di Velletri sin dal 2010. Tanti rinvii, verifica in Corte Costituzionale per alcuni articoli di Legge sulle prescrizioni, lento riavvio del dibattimento, calendarizzazione delle udienze. Ora la magistratura riesce a muoversi verso la definizione del primo grado di giudizio.LoStaffdel dottor Montano gli studenti presso Clinimed Ceccano min

Francamente, tardi e lentamente interviene la giustizia senza sapere oggi come andrà a finire. Abbiamo già scritto su queste colonne che la vicenda della Valle del Sacco va portata in Parlamento per almeno tre ragioni irrinunciabili: perché le istituzioni non ascoltano le popolazioni che si ammalano e non delibera di conseguenza alle loro esigenze? 2 – perché non sono bloccati gli sversamenti industriali nelle acque del fiume? 3 – per far conoscere chi siano nel procedimento giudiziario come negli altri interventi delle amministrazioni locali i soggetti riescono a rallentare o bloccare ogni verifica e sanzione? Ancora una volta sollecitiamo, qui, la discussione alla Camera dei Deputati della Mozione presentata dalla deputata Rossella Muroni.

Torniamo al nostro mercoledì 15 presso la Clinimed. Il dottor, Luigi Montano uroandrologo salernitano e padre di questa ricerca, che ormai si svolge in molti paesi al mondo, e coordinatore dei progetti Fast ed Eco-Food-Fertility illustra:

«Si parte dall'analisi della fertilità dei ragazzi tra i 18 e i 22 anni residenti in aree a forte impatto ambientale per capire come controbilanciarne gli effetti sulla salute attraverso l'adozione di corretti stili di vita e una sana alimentazione». Il liquido seminale diventa un’eccellente una spia della pulizia dell’ambiente.

La proposta di screening fu presentata inizialmente a studenti e studentesse delle classi quinte di tre istituti superiori di Colleferro, in provincia di Roma. L'incontro si svolse nell'aula magna del tecnico "Cannizzaro" alla presenza dei dirigenti scolastici dei tre istituti, del sindaco di Colleferro Pierluigi Sanna, e della docente dell'università La Sapienza di Roma Margherita Eufemi.
Anche le scuole della provincia di Frosinone sono coinvolte, in particolare ad Anagni, Ferentino Frosinone e Ceccano. Le ricerche mirano non solo a valutare il danno eventuale da inquinamento, ma vogliono dare una risposta su come controbilanciare gli effetti del vivere in cattivi contesti ambientali con modifiche dello stile di vita e alimentari. Si può dire che si tratta di “bonificare l'uomo inquinato”? Forse si. E’ un tipo d’intervento che ci risulta essere il primo esempio al mondo di una ricerca calata sul territorio per dare risposte pratiche che rappresentano anche indirizzi per nuovi modelli di valutazione dell'impatto ambientale sulla salute e di prevenzione a partire dalla fertilità, indicatore principale della salute.

Una volta selezionato il campione, i ragazzi, dopo aver firmato i consensi di rito sono sottoposti a visita andrologica e nutrizionale, e ricevono ulteriori informazioni attraverso incontri e schede. Vengono quindi sottoposti ad esami del sangue, delle urine, del capello e, soprattutto, del liquido seminale, sul quale saranno condotti dallo staff di ricercatori una serie di esami che mirano a valutare il numero, la morfologia e la motilità degli spermatozoi, oltre a misurare i livelli di biomarcatori di dose efficace (elementi in traccia, metalli pesanti) e i livelli di biomarcatori di effetto (Stato Redox, Psa, epigenetica).
«Non aspettiamo la conta dei danni, afferma Montano, vorremmo prevenirli e quindi proponiamo nel concreto alla sanità pubblica un cambio di paradigma nell’approccio alla prevenzione, partendo dall’età più vulnerabile come la fase adolescenziale e dallo studio del sistema riproduttivo che è precoce rilevatore della salute ambientale e generale». Ribadisce questo concetto «noi andiamo OLTRE la feritlità, partendo proprio da questa».

Le interviste video, proposte da Nadeia De Gasperis, le abbiamo suddivise in tre per rendere agevole la ricerca delle risposte dei singoli intervistati, la dottoressa Pappalardo, lo studente Pirollo e il dottor Montano. I video sono a cura di Ignazio Mazzoli

 

La Dott.ssa Sebastiana Pappalardo

 

Lo Studente Mario Pirollo

 

Il Dott. Luigi Montano

 

 

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UNOeTRE.it e i ricercatori degli inquinanti della Valle del Sacco

biochimici mindi Nadeia De Gasperis (video) - Il giorno 10 maggio una delegazione di UNOeTRE.it, in via del tutto eccezionale, è stata ospitata dall’equipe di ricerca del dipartimento di Scienze Biochimiche dell’Università La Sapienza di Roma, in particolare dal gruppo di ricerca Fabio Altieri, Margherita Eufemi, Silvia Chichiarelli.

I ricercatori ci hanno spiegato come nasce la ricerca sul Lindano, che incrocia i loro studi, fino a quel momento concentrati sugli aspetti molecolari e cellulari di tumorigenesi, e come questi prendano una direzione diversa, rallentando così pubblicazioni e risultati imminenti, ossia tutto ciò per cui un ricercatore viene “giudicato”. Il lindano, uno degli organoclorurati più diffusi in Valle de Sacco e uno dei meno conosciuti dal punto di vista dei meccanismi cellulari e molecolari, stimolando la crescita delle cellule, sregolandone i meccanismi vitali, ha effetti che si ripercuotono a livello patologico sull’uomo. Ecco dunque come si sia reso necessario che un accurato studio di letteratura scientifica precorresse il lavoro di ricerca. Gli accertati effetti di prolificazione cellulare, con concentrazioni molto ragguardevoli e con alta resistenza alle chemioterapie, prospettano, ad oggi, scenari, in vivo, ancora più allarmanti che in vitro.

Ci hanno poi spiegato come nel momento in cui l’inquinante entra in contatto con gli organismi umani, riservi dolorose sorprese. Oggi queste conseguenze si conoscono grazie agli studi del Dott. Luigi Montano*, dal quale i ricercatori del dipartimento di biochimica hanno avuto importanti contributi in relazione alle concentrazioni dell’inquinante nelle persone monitorate. Dunque, gli studi del dott. Montano, definiti molto pregevoli, stanno già producendo i primi allarmanti risultati, tanto da condurre a pensare che i rischi, Nella Valle del Sacco, siano superiore a quelli di altri SIN, dalla Terra dei Fuochi ad altri territori molto inquinati. Queste nozioni, ci spiegano i professori incontrati a Roma, non sono solo il risultato di studi epidemiologici, ma studi in “vivo”, così come lo è la risposta cellulare.

Non andiamo via senza un monito di speranza, che in un laboratorio di ricerca non può mancare.
Lo studio cellulare, infatti, che da studio “in vitro” ci si auspica diventerà presto studio” in vivo”, sta già producendo i primi risultati nella ricerca di sostanze detossificanti per l’organismo, in particolare sostanze naturali come il melograno, carciofo, il licopene e lo stesso pomidoro ecc.
Non a caso, anche gli studi di Ecofoodfertility, nello step più recente che stanno per affrontare, andranno nella direzione di ricercare diete biologiche che indichino gli alimenti e i prodotti che abbiamo potere adsorbente e detossificante.
Ecco dunque la necessità di formare i nutrizionisti in tal senso. Il Lindano, ad esempio, prima di entrare nel sangue, ci spiegano i ricercatori, si accumula nelle cellule adipose, pertanto diete repentine potrebbero essere dannosissime e concentrare in maniera pericolosa la sostanza tossica.

Nutrizionisti dunque, medici di base, pediatri e scuole in modo particolare, consultori, nuove strutture sanitarie dovranno essere in grado di veicolare un’informazione, che dovrà essere continuativa e che faccia conoscere le più aggiornate soluzioni capaci di affrontare la patologia. L’informazione ha un ruolo primario e irrinunciabile anche per la prevenzione. Medici e pazienti dovranno essere in grado di documentarsi senza sosta sui progressi dei risultati delle terapie quando la patologia sia già attiva.
Tutto questo è necessario e si può fare solo se una parte delle risorse destinate nei programmi della bonifica saranno veicolate rigorosamente nel senso del sostegno allo studio ed alla ricerca. A proposito dello sviluppo dei programmi di bonifica dei SIN interessati.

Se è vero che la ricerca è “speranza”, la conferma l’abbiamo avuta dall’entusiasmo con il quale questi ricercatori lavorano, con sacrificio e risorse economiche irrisorie, tanto da costringerli a provvedere all’acquisto autonomo di computer e altri strumenti.
Un ulteriore monito di speranza arriva dai giovani ricercatori laureandi e particolare dai dottorandi che la professoressa Eufemi ci presenta, annunciando la loro prossima partenza per Bruxelles, dove andranno a studiare l’azione di alcuni batteri nella degradazione del Lindano. Non ci resta che invocare il buonsenso di chi dovrà destinare i soldi della bonifica e augurare buona vita e buon lavoro ai ricercatori del Dipartimento di Biochimica delle Sapienza di Roma.


*Luigi Montano, UroAndrologo della ASL di Salerno, Coordinatore del Progetto di Ricerca EcoFoodFertility e del Progetto FAST del Ministero della Salute. Presidente della Società Italiana della Riproduzione Umana (SIRU).

 

 

 

 

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Ricerche sulla fertilità nella Valle del Sacco

dott LuigiMontano 350 260 minProsegue l'impegno di UNOeTRE.it per informare circa i danni che produce l'inquinamento ambientale che subiamo nella Valle del Sacco. La nostra Vicedirettrice, Nadeia De Gasperis, ha preso contatto con una figura importantissima nella ricerca per la tutela della salute di chi vive nelle aree ad altro inquinameento: è il Dott. Luigi Montano, UroAndrologo della ASL di Salerno, Coordinatore del Progetto di Ricerca EcoFoodFertility e del Progetto FAST del Ministero della Salute. Presidente della Società Italiana della Riproduzione Umana (SIRU).
Naderia De Gasperis ha consultato il dottor Montano telefonicamente e con una scambio di corrispondenza. Qui di seguito diamo un primo resoconto di questo lavoro.

In un’ottica di prevenzione primaria e al fine di procedere con interventi più precoci a salvaguardia della salute attuale e futura delle popolazioni che vivono in contesti ambientali più sfavorevoli, introduce un approccio integrato e diretto di valutazione del rischio biologico precoce, individuando nel Seme maschile una chiave di lettura affidabile per meglio valutare il peso dell’inquinamento ambientale sulla salute umana e per svelare i meccanismi più fini del rapporto Ambiente-Salute.

 La differenza fra studi di epidemiologia ed EcoFoodFertility

EcoFoodFertility in sintesi è un progetto di ricerca multicentrico e multidisciplinare che, in un’ottica di prevenzione primaria e al fine di procedere con interventi più precoci a salvaguardia della salute attuale e futura delle popolazioni che vivono in contesti ambientali più sfavorevoli, introduce un approccio integrato e diretto di valutazione del rischio biologico precoce, individuando nel Seme maschile una chiave di lettura affidabile per meglio valutare il peso dell’inquinamento ambientale sulla salute umana e per svelare i meccanismi più fini del rapporto Ambiente-Salute. In sostanza, a differenza degli studi di epidemiologia classica che valutano il rischio salute “contando” gli esiti finali del danno alla salute (Mortalità, incidenza, ricoveri per malattie, tumori ecc. attraverso i registri), EcoFoodFertility valuta i segni più precoci di modificazione funzionale o strutturale, prima che si manifesti il danno clinico, puntando sui cosiddetti Organi-SPIA, come l’apparato riproduttivo, dove il seme maschile rappresenta un fluido ideale, facilmente studiabile, una vera e propria Sentinella dell’Ambiente e della Salute generale. logo ecofoodfertility in vettoriale con sfondo bianco 350 min

Il progetto è diviso in due parti: la prima, è un studio sistematico di biomonitoraggio umano volto a verificare eventuali differenze di rischio fra maschi sani, non fumatori, non esposti professionalmente, omogenei per età e stili di vita, residenti in contesti ambientali a diversa pressione ambientale valutabili attraverso l’analisi quali-quantitativa nel seme e sangue (anche di capelli e urine) di diversi contaminanti ambientali come metalli pesanti, diossine, pcb, idrocarburi policiclici aromatici, ftalati, parabeni, pesticidi, perfluorurati, nanoparticolato ed i loro effetti biologici con lo studio di diversi biomarcatori, ossidativi, immunologici, proteomici, lipidomici, genetici, epigenetici, metabolomici ecc. La seconda parte, consapevoli dei tempi lunghi di bonifica dei territori e del disinquinamento del pianeta che dipendono da misure pubbliche della politica, che sarebbero ovviamente le migliori per operare in prevenzione, fa riferimento, invece, educando ed informando all’attivazione di vere proprie misure di tipo individuale, partendo dalla considerazione che lo stile di vita e l’alimentazione, in particolare, con determinati regimi nutrizionali sul modello mediterraneo con alimenti BIO “VERI”, può modulare l’effetto dell’inquinamento ambientale ed aiutare a potenziare le difese antiossidanti e detossificanti dell’organismo (bonifica naturale dell’uomo inquinato che si declina con l’ashtag #INTANTOMIDIFENDO).

Le ricerche in Italia, Grecia e Spagna

Attualmente, il progetto è in fase esecutiva su maschi in diverse aree d’Italia ed anche in Europa come Spagna e Grecia e ci stiamo preparando per allargarlo in altri paesi non solo europei, da poco abbiamo avviato anche un protocollo sperimentale al femminile di cui a breve avremo i primi risultati.
Ad ogni modo con questo modello di valutazione del rischio salute, andiamo oltre la semplice valutazione dello stato di fertilità, perché il seme umano dà informazioni sullo stato di salute ambientale del territorio in cui vivono le persone ed al contempo informazioni sullo stato di salute generale, può quindi rappresentare uno strumento potenzialmente molto potente che i policy maker possono utilizzare per la sorveglianza sanitaria, il monitoraggio ambientale e per innovativi programmi di prevenzione primaria e “anteprimaria” (preconcepimento), non solo per le patologie riproduttive, ma per quelle cronico-degenerative, dall’ipertensione al cancro, che interessano l’adulto nella generazione presente e quelle future in relazione alle nuove evidenze scientifiche sugli effetti transgenerazionali indotte dagli inquinanti e dai cattivi stili di vita sui gameti.

La ricerca in Italia

Lo studio è iniziato sulle problematiche sanitarie in Terra dei Fuochi e difatti i primi studi retrospettivi che abbiamo presentato già oltre tre anni fa dimostravano una differenza statisticamente significativa di maggior danno al DNA spermatozoario, verificata addirittura con due tecniche, nei soggetti residenti nell’area della terra dei fuochi rispetto a quelli dell’area del Cilento. Su queste basi, abbiamo avviato due studi stavolta prospettici di biomonitoraggio su 222 maschi sani, non fumatori, omogenei per età, indice di massa corporea e stili di vita. In un primo gruppo metalli pesanti nel seme e sangue, valutando la qualità seminale, la frammentazione del DNA spermatico, la capacità antiossidante totale e l’attività degli enzimi antiossidanti, su un secondo anche la lunghezza dei telomeri su leucociti del sangue e su spermatozoi. I risultati li abbiamo pubblicati su due riviste internazionali (Reproductive Toxicology nel dicembre 2016 e Int. Journal of Molecular Science nel settembre 2017) dove abbiamo riscontrato nei maschi reImmagine step del progetto Ecofoodfertility minsidenti in terra dei fuochi rispetto a quelli residenti nell’Alto medio sele in provincia di Salerno, un eccesso statisticamente significativo di diversi metalli: Alluminio, Rame, Manganese, Nichel e soprattutto Cromo. A maggiore bioaccumulo si accompagnava una riduzione della motilità degli spermatozoi, un aumento della frammentazione del DNA spermatico, una ridotta capacità antiossidante e, soprattutto quest’ultima, così come la riduzione dell’attività di alcuni enzimi antiossidanti erano valutabili nel seme e non nel sangue, che insieme a differenze viste anche nei telomeri spermatici e non in quelli leucocitari ci hanno fatto capire non solo che la residenza sembra avere un peso importante, ma che il seme stesso sembra essere più precoce e sensibile all’esposizione ambientale rispetto alla matrice sangue e ciò sembra ulteriormente essere confermato da altri dati che stiamo sempre più acquisendo. Nell’ambito della valutazione anche di quale dei parametri seminali (numero, motilità, morfologia, danni al DNA) fosse più sensibile all’inquinamento abbiamo pubblicato uno studio (Environmental Toxicology and Pharmacology 2018) confrontando i livelli di PM10, PM2.5, Benzene all’interno dell’Ilva di Taranto, della Città di Taranto, Palermo, Terra dei Fuochi e area del Sele in Provincia di Salerno con i parametri seminali e abbiamo visto che i livelli di frammentazione del DNA spermatico nell’area della Terra dei Fuochi e di Taranto, erano significativamente maggiori di circa il 30% rispetto a quelli delle aree di Palermo e Salerno aprendo uno scenario ancor più preoccupante rispetto ai precedenti , perché rispetto ai parametri classici dello spermiogramma (numero, motilità e morfologia) il DNA spermatico risulta essere addirittura l’elemento più sensibile all’inquinamento atmosferico, con le immaginabili conseguenze visto che porta in se le informazioni genetiche (tabella).

Dove in provincia di Frosinone

Sulla base di questi risultati abbiamo poi partecipato e vinto un Bando del Ministero della Salute della Direzione Generale della Prevenzione e con l’ASL Salerno che è capofila del progetto insieme al Ministero della Salute, l’Istituto Superiore di Sanità, l’Università di Brescia ed anche altri enti come l’Università di Milano, l’Enea ed il CNR stiamo eseguendo ed ormai completando il progetto FAST (Un modello di intervento per la prevenzione dell’infertilità in maschi adolescenti residenti i aree a forte impatto ambientale) su oltre 400 ragazzi, sani, non fumatori del range di età fra i 18 e 22 anni su alcune aree ambientali critiche d’Italia, come l’area di Brescia-Caffaro, Terra dei Fuochi e la vostra area, Valle del Sacco. Lo studio è un trial clinico randomizzato e consiste nel valutare prima lo stato di contaminazione ambientale nei diversi soggetti residenti nelle tre aree ed i loro eventuali effetti sulla salute riproduttiva e poi a random un intervento di modifica dello stile di vita e soprattutto nutrizionale con il supporto anche di una filiera che abbiamo appositamente creato fra aziende bio di qualità, denominata Rete Eubiotica per la Salute Ambientale (R.E.S.A.) per valutare la capacità di tale intervento di ridurre il bioaccumulo di inquinanti a partire dai metalli pesanti e di modificare i biomarcatori d’effetto. Il progetto devo dire che non è stato affatto facile nel reclutare i maschi sani con i criteri di selezione adottati, ma siamo riusciti a raggiungere l’obiettivo e stiamo concludendo ora con i controlli postintervento nutrizionale. Abbiamo ovviamente coinvolto gli istituti superiori e a Brescia e Terra dei Fuochi anche le Università e devo dire che c’è stata da parte dei presidi in tutte e tre le aree massima disponibilità. Qui nella vostra zona abbiamo avuto disponibilità da parte di tutti gli Istituti Superiori a partire da quelli di Frosinone, di Ceccano, Ferentino, Anagni e Colleferro. Anche l’Avis di Frosinone, di Ferentino e Ceccano come i medici di famiglia dell’ambiente di Frosinone si sono messi a disposizione dandoci una mano, ma anche laboratori come il Geslan di Frosinone e Clinimed di Ceccano la stessa ExtraTV di Frosinone ci ha dato possibilità di diffondere il progetto e poi alcune aziende agricole come Terre Sane, Agrilatina e Natura SI di Frosinone.
Ad ogni modo a fine ottobre il progetto con i risultati sarà consegnato al Ministero della Salute ed organizzeremo dopo un incontro pubblico qui in zona.

 

 

 

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Discarica Colleferro, ricognizione di Rifiutiamoli

discaricaColleferro 350 minNota Stampa Rifiutiamoli - Vista da dentro una discarica di rifiuti ti conferma il pensiero di quanto possa essere stupido l’essere umano, incapace di risolvere problemi complessi da lui stesso creati con soluzioni che aggravano il problema.
Una delegazione del presidio Rifiutiamoli è entrata all’interno della discarica di Colleferro accompagnata dall’Amministratore Unico di Lazio Ambiente SpA, Daniele Fortini, dal Sindaco di Colleferro, Pierluigi Sanna, dall’Assessore all’Ambiente del Comune di Colleferro, Giulio Calamita.

Le montagne artificiali di rifiuti hanno definitivamente deturpato, lasciando un marchio indelebile sul paesaggio, che non potrà mai essere più ricostruito come all’origine.
La visita è stata l’occasione per un confronto con Fortini, Gli sono state rivolte domande sia di carattere tecnico che economico a cui l’AU di Lazio Ambiente non si è sottratto: ne valutiamo le risposte con la competenza di chi conosce molto bene tutto ciò che gira intorno ad un sacchetto di immondizia.

Impatto odorigeno ossia la puzza

Sull’impatto odorigeno ci ha spiegato che può succedere che il carico di alcuni di camion - provenienti dagli impianti di TMB, nella fattispecie Rocca Cencia, Malagrotta 1 e 2, Rida Ambiente, SAF- non abbia completamente chiuso il ciclo della biostabilizzazione del rifiuto, come avevamo già ipotizzato. Questa risposta però non ci ha convinti del tutto. In pratica secondo lui è naturale che in una situazione continuamente in bilico come quella dei rifiuti nel Lazio, qualcosa possa scappare, inoltre questo residuo dell’indifferenziato trattato nei TMB rientrerebbe- anche in condizioni di contenuto di umidità superiore al previsto- nei codici CER che descrivono il prodotto da conferire, quindi lo si accetta e ci affretta a ricoprirlo di terra , detto in estrema sintesi. Certo non accade tutti i giorni a tutte le ore, ma quando accade l’impatto è molto pesante, come testimoniano gli studenti dell’IPIA, la causa quindi non può essere un singolo camion. La stagione calda si approssima, non sarà accettabile il ripetersi di questa situazione, dovuta alla fretta con cui lavorano gli impianti di trattamento dell’indifferenziato, costretti ad accelerare i tempi a causa della quantità crescente di rifiuto conferito. Si dovrà risalire la catena sino all’origine del malfunzionamento. Durante il giro perimetrale della discarica in alcuni punti abbiamo avvertito il malessere derivante dall’impatto odorigeno, il resto poi lo fanno i venti.

Quantità conferite

Attualmente dopo un periodo iniziale di assestamento in seguito allo spostamento dei tralicci, si è giunti ad un conferimento di rifiuti giornaliero di circa 1.000 tonnellate, un’enormità tradotta in circa 40 camion al giorno. L’AU ci ha confermato il fatto che gran parte di queste 1000 tonnellate proviene da impianti che trattano rifiuti della città di Roma. La discarica di Colleferro è accompagnata nel funzionamento dalla discarica di Viterbo e da quella di Civitavecchia. Quella di Roccasecca della MAD è in attesa della sentenza del Consiglio di Stato del 21 maggio sulla sopraelevazione autorizzata dal Ministero dell’Ambiente, il che la riporterebbe in auge per un periodo massimo di 14 mesi. Quella di Albano con un residuale di circa 560.000 tonnellate, di proprietà di Cerroni resta, per ora, sequestrata dalla magistratura.

La chiusura

Confermata più volte da Fortini la chiusura alla coltivazione del 31 dicembre 2019, nel frattempo si procede con le fasi iniziali del capping della parte vecchia, quella già chiusa come lotto 12/13 anni fa. Il progetto relativo verrà presentato a breve alla regione Lazio, Piantumazione con alberi ad alto fusto e piante con capacità fito-depurative, un palliativo come lo sono i nebulizzatori per smorzare l’effetto odorigeno, ma d’altronde come ripetuto più volte dall’AU “questa è una discarica”. Con una portata tale di conferimenti a pieno regime come si prevede per i prossimi mesi, si apre anche il sabato e la domenica mattina, poco ci manca che si giunga al riempimento totale della volumetria residua. Nel caso non fosse così si potrà provvedere utilizzando terra, almeno così ci è stato detto, per raggiungere l’ormai famosa conformazione “a panettone”.

I controlli e la sorveglianza

La discarica di Colleferro è continuamente sotto l’attenzione dell’ARPA, che sta intervenendo anche più volte la settimana, della Forestale, del NOE. Per quanto riguarda la sicurezza della discarica è garantita da sistemi di videosorveglianza interni collegati alla sala di controllo degli inceneritori; tra l’altro si sta pensando di utilizzare personale degli inceneritori per il compito di guardania in discarica che attualmente occupa 18 addetti divisi per tre turni.

L’impianto di percolato e biogas

La discarica è dotata di un nuovo impianto di raccolta e trattamento del percolato che sembrerebbe funzioni al meglio con scarico direttamente in fogna o possibile riutilizzo dell’acqua in uscita per altri scopi.Rifiutiamoli logo 350 min
Sull’impianto terminale di captazione del biogas meglio stendere un velo pietoso. A prescindere dal fatto che dopo 7 anni di salita della produzione di biogas in una discarica, la curva scende vertiginosamente per inertizzazione completa del rifiuto, ma lo stesso prodotto oggi è condotto verso le apparecchiature che dovrebbero tramutarlo in energia elettrica, il residuo alla fine si trasforma in emissioni attraverso la combustione in torcia, in quanto la qualità/quantità di metano presente non e sufficiente ad azionare il sistema di produzione di energia elettrica. L’AU ci ha detto che si sta pensando di acquistare un motore più piccolo. Non ha dato una risposta precisa circa il personale, se dotato di corsi specifici sul funzionamento del settore produzione elettrica da biogas.

Post mortem

Sul post mortem giunge la conferma che i soldi ci sono e verranno garantiti dalla regione Lazio, per la prima fase in modo importante, poi a cadenza annuale. Nel frattempo sarà – impropriamente - la regione a dover sopperire alla sparizione dei fondi che dovevano essere accantonati dalle precedenti gestioni, tra l’altro sembra che anche Lazio Ambiente SpA non abbia provveduto all’accantonamento, cosa che invece sta facendo ora da quando sono ripresi i conferimenti da ottobre 2018. La sopraelevazione di 7 metri con tutta probabilità verrà riportata nell’invaso che si è creato dallo spostamento dei tralicci dopo la chiusura del 31 dicembre e a step controllati per non creare disagi.

Il futuro

Scambio di battute anche sull’impiantistica regionale ossia il compound da 500.000 tonnellate previsto a Colleferro dalla linee guida del piano rifiuti, nei cui confronti abbiamo ribadito più volte la nostra radicale contrarietà, su cui l’AU non ha insistito.
Fortini ci ha anche detto che Roma Capitale ha presentato 13 proposte progettuali di impiantistica alla regione Lazio che presumibilmente entreranno nel piano rifiuti, ma resterebbe sempre il nodo di una discarica di servizio. Lo stesso dovrebbe valere per le altre province qualora ne fossero sprovviste.
La verità è che dopo il periodo necessario alla sua elaborazione ed approvazione in sede regionale, dovranno passare circa sei mesi per la procedura di VAS, prima che il piano regionale entri in vigore, infine ci dovrà essere il tempo necessario alla realizzazione degli impianti previsti dal piano. Nel frattempo dopo anni di rimpalli tra amministrazione capitolina e regionale, la situazione è diventata più che disastrosa e si può quindi prevedere un periodo ancora lungo di cosiddetta emergenza.

In questo contesto la cosa peggiore che può accadere è la ‘guerra tra poveri’, tra le diverse situazioni coinvolte a vario titolo in una gestione priva di sbocchi immediatamente positivi -se non una attenta riduzione del danno- situazione in cui la città di Roma scarica le sue inefficienze sull’area metropolitana ed il resto della regione.

Dobbiamo essere capaci di condurre una dura battaglia comune per imporre la realizzazione nel più breve tempo possibile, con tutte le risorse necessarie, di una gestione e di una struttura impiantistica non più fondate su TMB-discariche ed inceneritori.

Colleferro, 20.04.2019

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'Appello di un figlio alla propria madre terra'

bambini natura orto 350 260 minCaro Ignazio, ieri ho accompagnato mio figlio alla premiazione dell’ottava edizione del Premio Serena Ricci. E' un premio annuale organizzato dall'Istituto di istruzione Superiore "Guglielmo Marconi" di Via delle Scienze, dall'Associazione Giovani Indipendenti (UGI) con il contributo del Credito Cooperativo di Roma (Agenzia 127 di Colleferro) e il patrocinio del Comune di Colleferro. Il tema scelto quest’anno è stato “Cambiamenti Climatici“.

I premi sono andati: Opere Letterarie Triennio Sanasi Elisabetta, Zolli Arianna. Opere Letterarie Biennio: Livia Blasio, Eleonora De Blasio. Fotografia Triennio: Denise Santoro,Francesco Zappacosta. Fotografia Biennio: Kevin Salvatori, Gillis Nguci. Disegno Biennio: Ginevra Maria Giretti Riccardo Leodardi. Disegno Triennio: Valerio Centofanti , Andrea Simonelli.

Tutti i ragazzi premiati hanno mostrato un elevata sensibiltà e preparazione riguardo la problematica ambientale. Riflettevo che la partecipazione a questa manifestazione mi ha arricchito culturalmente ed interiormente. In particolare mi ha colpito una poesia scritta dalla studentessa Arianna Zolli, della classe IVS del Liceo Classico dell' Istituto Marconi e residente a Gavignano. Il testo l'ho riportato di seguito. Te la segnalo perchè secondo me oltre ad essere molto significativa mi è sembrata molto attinente anche alla concomitante manifestazione di ieri.

Affettuosi saluti
Margherita Eufemi

“Appello di un figlio alla propria madre terra”

Madre,
sono ingrati i figli tuoi.
E ti straziano il petto
e ti svuotano il grembo.
Insaziabili e ciechi
avvelenano le tue lacrime,
vigliacchi fuggono le tue ferite.
Sordi persino alle urla materne.
Prole mostruosa,
minotauri sgraziati; disarmonici.
Ma tu Gea
ama i figli tuoi,
o Pasifae abbandonali
ad un destino sterile.
Madre, ti imploro, fatti pietosa!
Che alcuni piangono
e sanguinano con te.
Coraggiosi si schierano
contro i propri fratelli.
Ascolta l’appello rassegnato
di un traditore.

Arianna Zolli, della classe IVS del Liceo Classico dell' Istituto Marconi e residente a Gavignano.

 

 

 

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La pioggia non ha fermato la Valle del Sacco

valledelsaccoallariscossa 350 mindi Valentino Bettinelli (video) - Dopo una lunga attesa, densa di preparazione per l’evento sulla bonifica della Valle del Sacco, sabato 13 aprile è arrivato. Purtroppo, non senza uno strascico di pioggia battente che ha accompagnato i manifestanti lungo il percorso, che da Piazzale Kambo (stazione ferroviaria) doveva portare il corteo alla Villa Comunale di Frosinone. Le condizioni atmosferiche avverse di ieri nel capoluogo, hanno fatto sì che il cammino venisse accorciato. 16:30 circa quando il gruppo, compatto nonostante la pioggia, ha raggiunto il piazzale antistante il “Parco del Matusa”, accompagnati dalle parole d’ordine di Alberto Valleriani (Retuvasa),
Nel luogo di arrivo della marcia, parola a Roberto Rosso (Retuvasa), Giacomo Felici (Rete degli Studenti Medi) e Luciano Bragaglia (Frosinone Bella e Brutta). A loro il compito di ricordare l’importanza delle azioni di bonifica che andranno ad interessare l’intera area della Valle del Sacco. Bonificare siti e terreni è una partenza che dovrà portare al risanamento delle acque del fiume che, giorno dopo giorno, continuano a trasportare sostanze nocive ed altamente cancerose nei territori dei comuni interessati, da Colleferro a Ceprano.

Un problema diffuso, insomma, che muove le iniziative della cittadinanza attiva dell’intera Valle. Ad aprire la marcia di ieri lo striscione di Roccasecca, comune simbolo del disastro ambientale provocato dalla cattiva gestione del ciclo dei rifiuti nella discarica di Cerreto. Molti altri i comitati presenti, 31 dicono gli organizzatori. Fra gli altri: “Rifiutamoli” di Colleferro, “Cittattiva” di Ceccano, Frosinone Bella e Brutta, Vertenza Frusinate, i movimenti per gli Ospedali di Colleferro ed Anagni, il comitato dei Residenti di Colleferro. Presente la rappresentanza di Vertenza Frusinate, perché anche il tema del lavoro non venga slegato dalla questione della bonifica. Molti inoccupati potrebbero essere, infatti, inseriti nei piani di attuazione dei progetti, avviando una riqualificazione industriale, finalmente pensata su basi di ecosostenibilità.

Il problema dell’inquinamento della Valle del Sacco colpisce tutti i cittadini in maniera costante da decenni ormai. Manifestazioni di civile risentimento come quella di ieri dovrebbero essere il megafono anche per la politica locale. Rappresentanti, però, ancora una volta all’apparenza poco attenti alla questione; presenti alcuni sindaci. Abbiamo notato sotto la pioggia Marco Galli di Ceprano, quello di Pofi Tommaso Ciccone e la sindaca di Pico Ornella Carnevale, questi due con la fascia. Se altri ci sono sfuggiti è colpa del cattivo tempo, ce ne scusiamo. Qualche altro forse non è proprio venuto.

Purtroppo, l’assenza di molti amministratori è un dato costante da rilevare in occasioni come quella della marcia di Frosinone. Forse la pioggia ha spaventato i sindaci e gli eletti in Parlamento. Certamente questo timore non ha placato lo spirito dei tanti manifestanti che hanno portato le loro ragioni lungo la via Aldo Moro del capoluogo. Tante gambe e tante anime differenti, che avrebbero bisogno anche di una guida più chiara e programmatica. Aspettiamo di vedere come il Coordinamento interprovinciale, che ha promosso questa prima iniziativa della Vertenza, riuscirà ad organizzarsi ed organizzare per assicurare un’azione tenace, costante e largamente partecipata nell'elaborazione degli obiettivi e delle iniziative. Tante gambe e tante teste sono indispensabili per andare avanti e raggiungere gi obiettivi avanzati nella Piattaforma di base già presentata.

È fondamentale continuare con azioni di sensibilizzazione e protesta, al fine di mettere pressione anche agli organi che avranno il compito di gestire i primi fondi stanziati per la bonifica.
Il percorso sarà molto lungo e costellato di difficoltà, come la pioggia di ieri, ma lo spirito dei tanti manifestanti dovrà essere una leva necessaria per scardinare l’immobilismo amministrativo e politico dei rappresentanti locali.

 

 

La Valle del Sacco alla riscossa. Video di Ignazio Mazzoli

 

 

 

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Il 13 aprile a Frosinone: ambiente, bonifica, sanità, sviluppo e lavoro

inquinamento suolo 400 minIl 13 aprile ’19 è l’occasione per “prendere la parola che non ci hanno dato”. Gli animatori del “Coordinamento interprovinciale per l’ambiente e la salute della Valle del Sacco e della bassa Valle del Liri” presenti alla conferenza stampa trasmettono molta energia e molto entusiasmo. Siamo al Grid con alcune televisioni, in corso della Repubblica a Frosinone, oggi 9 aprile, e Alberto Valleriani, Roberto Rosso di Re.Tu.Va.Sa con Luciano Bracaglia di “Frosinone bella e brutta”, fanno gli onori di casa a nome di ben 31 associazioni che si ritrovano nel coordinamento.
Il 13 aprile con l’appuntamento a Frosinone, partendo dalla Stazione ferroviaria alle 15,30 per arrivare alla Villa comunale dopo aver percorso via Aldo Moro, via Tiburtina e la Casilina, si intende aprire «una vera e propria vertenza per la Valle del Sacco, per quanto riguarda la dimensione territoriale e l'intreccio di problemi e, rischi e opportunità che la storia passata e recente ci ha consegnato».

Alberto Valleriani nell’illustrare anche una rilevante parte dei dieci anni di impegni e di lotte per un ambiente pulito e salubre fra Colleferro e la provincia di Frosinone ha riproposto in maniera organica tre grandi questioni da affrontare subito:
a - Ad essere a rischio sono le matrici ambientali della Valle del Sacco a causa dell'inquinamento industriale storico a cui si sono aggiunti nel tempo la gestione del ciclo dei rifiuti, il riscaldamento domestico e la mobilità su strada. I dati capillarmente raccolti dai medici di base rivelano una situazione sanitaria che richiederebbe una attività di screening capillare su tutta la popolazione, in particolare sui giovani: purtroppo nonostante queste evidenze il sistema sanitario ha subito negli ultimi anni colpi gravissimi che ne hanno ridotto in quantità e qualità le prestazioni. Manca ancora un registro dei tumori e solo ora con l’Accordo per la Bonifica della Valle del Sacco partirà una nuova indagine epidemiologica;

b – Il livello delle polveri sottili, anche se ha iniziato ad abbassarsi è ancora al disopra dei livelli ottimali e, che sia invece preoccupante, lo dimostra come nell’area della Valle del Sacco sia alto il numero degli ammalati di affezioni cardiovascolari ed alle vie respiratorie;

c – la raccolta dei rifiuti è priva di una reale programmazione che armonizzi raccolta porta a porta, avvio differenziato ai termovalorizzatori e il superamento delle discariche che raccolgono tantissimi rifiuti della Capitale. Senza Colleferro ed Roccasecca la situazione si fa ingovernabile. In questo circuito sta anche la causa dell’aumento dei costi. Il 16 aprile prossimo, che deciderà il Consiglio di Stato per Roccasecca e cosa ne sarà di Colleferro dopo il 31 dicembre? (parliamo delle rispettive discariche)da sin a ds Rosso e Valleriani 350 260 min

Non sono cose nuove, né sconosciute ai più, noi stessi da queste colonne ne abbiamo parlato già più volte, ma nuova è la volontà di come affrontarle. Sa di consapevolezza l’affermazione contenuta nella Piattaforma di base per il 13 aprile «È mancata una assunzione di responsabilità collettiva e condivisa sulle linee di sviluppo». È il punto di partenza per illustrare la necessità di un progetto che definisca i prossimi interventi che decideranno del nostro futuro. Roberto Rosso si sofferma su come guardare alla via d’uscita dalle difficoltà e con quale stato d’animo.
Egli affronta un tema che traduciamo in una domanda chiave: A quali attività verranno finalizzate le decine di milioni di euro che l'istituto dell'Area di crisi complessa metterà a disposizione? È importantissima la risposta a questa domanda che non è affatto peregrina, ricordiamo tutti che cosa successe con l'accordo di programma per l'area di crisi della Videocon? Non ricadute positive per il territorio (se si escludono due colossi farmaceutici che beneficiarono di interventi milionari) e nemmeno l’obiettivo minimo di ricollocazione di quel 25% di disoccupati cha quell’accordo avevano faticosamente conquistato.
Ed ora si tratta di intervenire su assetti complessivi del territorio e per giungere a questo risultato è necessario realizzare dispositivi di partecipazione dei cittadini alla elaborazione delle decisioni, che oggi sono del tutto assenti. Non è cosa semplice. Non esistono magie, nessuno le pretende, forse, ma ferme volontà non debbono mancare. Questa vertenza può inaugurare un grande cantiere di idee e di attività con immense occasioni di lavoro. Ne abbiamo bisogno come il pane in questo territorio.
Non si tratta di una prospettiva di breve periodo. «I siti inquinati della valle sono una ferita purulenta che ha infettato la salute della popolazione». La conversione ecologica è la ricetta, ma è un «processo di transizione verso un nuovo assetto economico e sociale sganciato dalle fonti fossili di energia, si fonda sulla ‘economia circolare', che si fonda sull’uso delle risorse rinnovabili, recupera quelle non rinnovabili e riduce al minimo la diffusione nell'ambiente di sostanze che i sistemi naturali non possono metabolizzare. In essa non si parla più di ‘ciclo dei rifiuti’, ma di recupero, riuso dagli oggetti e riciclo delle materie utilizzate per costruirli».
Nessuno può farcela da solo. Ogni territorio realizzerà un proprio percorso elaborando proposte e sperimentazioni, prendendo esempio dalle realizzazioni più avanzate, con cui può mettersi in rete, con vantaggio reciproco.
La transizione non riguarderà solo la produzione. Coinvolgerà necessariamente anche i consumi, gli stili di vita, l’organizzazione, la gestione del territorio, i rapporti tra le istituzioni la partecipazione ai processi decisionali: cioè la democrazia, che è un carburante indispensabile ed insostituibile.
Si tratta di una vera rottura col passato e non è certo cosa semplice «proprio per questo è necessaria una mobilitazione di risorse locali come mai abbiamo conosciuto».
In anni di confronto con amministrazioni locali, regionali e con i parlamentari, i promontori del 13 aprile frusinate hanno misurato concretamente le carenze nell’azione delle singole istituzioni, soprattutto nel coordinamento tra di loro, tra pubblica amministrazione, servizi di pubblico interesse, reti associative e reti imprenditoriali.
Le forme di partecipazione che vogliono attivare «devono produrre una profonda e radicale innovazione organizzativa - un cambiamento del modo di funzionare delle istituzioni - capace di renderle più efficienti, di rendere più efficaci e giusti i processi decisionali.»
Istituzioni, sindacati, associazioni degli imprenditori dovranno misurarsi con questa Vertenza, ma forse, pensiamo, prima di tutto dovrebbero collaborare con essa.
Il primo passo con cui inizia la costruzione dell'organizzazione necessaria, insieme alla messa a punto dei contenuti è la conquista di numerose gambe con cui camminare e del maggior numero di intelligenze con cui pensare.
Questo 13 aprile 2019 potrà essere il punto di partenza verso tutto ciò?

9 aprile 2019

I virgolettati sono tratti dalla “Piattaforma di base”

 

 

 

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inquinamento suolo 400 minIl 13 aprile ’19 è l’occasione per “prendere la parola che non ci hanno dato”. Gli animatori del “Coordinamento interprovinciale per l’ambiente e la salute della Valle del Sacco e della bassa Valle del Liri” presenti alla conferenza stampa trasmettono molta energia e molto entusiasmo. Siamo al Grid con alcune televisioni, in corso della Repubblica a Frosinone, oggi 9 aprile, e Alberto Valleriani, Roberto Rosso di Re.Tu.Va.Sa con Luciano Bracaglia di “Frosinone bella e brutta”, fanno gli onori di casa a nome di ben 31 associazioni che si ritrovano nel coordinamento.
Il 13 aprile con l’appuntamento a Frosinone, partendo dalla Stazione ferroviaria alle 15,30 per arrivare alla Villa comunale dopo aver percorso via Aldo Moro, via Tiburtina e la Casilina, si intende aprire «una vera e propria vertenza per la Valle del Sacco, per quanto riguarda la dimensione territoriale e l'intreccio di problemi e, rischi e opportunità che la storia passata e recente ci ha consegnato».

Alberto Valleriani nell’illustrare anche una rilevante parte dei dieci anni di impegni e di lotte per un ambiente pulito e salubre fra Colleferro e la provincia di Frosinone ha riproposto in maniera organica tre grandi questioni da affrontare subito:
a - Ad essere a rischio sono le matrici ambientali della Valle del Sacco a causa dell'inquinamento industriale storico a cui si sono aggiunti nel tempo la gestione del ciclo dei rifiuti, il riscaldamento domestico e la mobilità su strada. I dati capillarmente raccolti dai medici di base rivelano una situazione sanitaria che richiederebbe una attività di screening capillare su tutta la popolazione, in particolare sui giovani: purtroppo nonostante queste evidenze il sistema sanitario ha subito negli ultimi anni colpi gravissimi che ne hanno ridotto in quantità e qualità le prestazioni. Manca ancora un registro dei tumori e solo ora con l’Accordo per la Bonifica della Valle del Sacco partirà una nuova indagine epidemiologica;

b – Il livello delle polveri sottili, anche se ha iniziato ad abbassarsi è ancora al disopra dei livelli ottimali e, che sia invece preoccupante, lo dimostra come nell’area della Valle del Sacco sia alto il numero degli ammalati di affezioni cardiovascolari ed alle vie respiratorie;

c – la raccolta dei rifiuti è priva di una reale programmazione che armonizzi raccolta porta a porta, avvio differenziato ai termovalorizzatori e il superamento delle discariche che raccolgono tantissimi rifiuti della Capitale. Senza Colleferro ed Roccasecca la situazione si fa ingovernabile. In questo circuito sta anche la causa dell’aumento dei costi. Il 16 aprile prossimo, che deciderà il Consiglio di Stato per Roccasecca e cosa ne sarà di Colleferro dopo il 31 dicembre? (parliamo delle rispettive discariche)da sin a ds Rosso e Valleriani 350 260 min

Non sono cose nuove, né sconosciute ai più, noi stessi da queste colonne ne abbiamo parlato già più volte, ma nuova è la volontà di come affrontarle. Sa di consapevolezza l’affermazione contenuta nella Piattaforma di base per il 13 aprile «È mancata una assunzione di responsabilità collettiva e condivisa sulle linee di sviluppo». È il punto di partenza per illustrare la necessità di un progetto che definisca i prossimi interventi che decideranno del nostro futuro. Roberto Rosso si sofferma su come guardare alla via d’uscita dalle difficoltà e con quale stato d’animo.
Egli affronta un tema che traduciamo in una domanda chiave: A quali attività verranno finalizzate le decine di milioni di euro che l'istituto dell'Area di crisi complessa metterà a disposizione? È importantissima la risposta a questa domanda che non è affatto peregrina, ricordiamo tutti che cosa successe con l'accordo di programma per l'area di crisi della Videocon? Non ricadute positive per il territorio (se si escludono due colossi farmaceutici che beneficiarono di interventi milionari) e nemmeno l’obiettivo minimo di ricollocazione di quel 25% di disoccupati cha quell’accordo avevano faticosamente conquistato.
Ed ora si tratta di intervenire su assetti complessivi del territorio e per giungere a questo risultato è necessario realizzare dispositivi di partecipazione dei cittadini alla elaborazione delle decisioni, che oggi sono del tutto assenti. Non è cosa semplice. Non esistono magie, nessuno le pretende, forse, ma ferme volontà non debbono mancare. Questa vertenza può inaugurare un grande cantiere di idee e di attività con immense occasioni di lavoro. Ne abbiamo bisogno come il pane in questo territorio.
Non si tratta di una prospettiva di breve periodo. «I siti inquinati della valle sono una ferita purulenta che ha infettato la salute della popolazione». La conversione ecologica è la ricetta, ma è un «processo di transizione verso un nuovo assetto economico e sociale sganciato dalle fonti fossili di energia, si fonda sulla ‘economia circolare', che si fonda sull’uso delle risorse rinnovabili, recupera quelle non rinnovabili e riduce al minimo la diffusione nell'ambiente di sostanze che i sistemi naturali non possono metabolizzare. In essa non si parla più di ‘ciclo dei rifiuti’, ma di recupero, riuso dagli oggetti e riciclo delle materie utilizzate per costruirli».
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Si tratta di una vera rottura col passato e non è certo cosa semplice «proprio per questo è necessaria una mobilitazione di risorse locali come mai abbiamo conosciuto».
In anni di confronto con amministrazioni locali, regionali e con i parlamentari, i promontori del 13 aprile frusinate hanno misurato concretamente le carenze nell’azione delle singole istituzioni, soprattutto nel coordinamento tra di loro, tra pubblica amministrazione, servizi di pubblico interesse, reti associative e reti imprenditoriali.
Le forme di partecipazione che vogliono attivare «devono produrre una profonda e radicale innovazione organizzativa - un cambiamento del modo di funzionare delle istituzioni - capace di renderle più efficienti, di rendere più efficaci e giusti i processi decisionali.»
Istituzioni, sindacati, associazioni degli imprenditori dovranno misurarsi con questa Vertenza, ma forse, pensiamo, prima di tutto dovrebbero collaborare con essa.
Il primo passo con cui inizia la costruzione dell'organizzazione necessaria, insieme alla messa a punto dei contenuti è la conquista di numerose gambe con cui camminare e del maggior numero di intelligenze con cui pensare.
Questo 13 aprile 2019 potrà essere il punto di partenza verso tutto ciò?

9 aprile 2019

I virgolettati sono tratti dalla “Piattaforma di base”

 

 

 

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13 aprile a Frosinone: perché bisogna esserci

inquinamento_del_sacco_350 260 min13 aprile '19: Per l'Ambiente, la Bonifica, la Salute e lo Sviluppo
L’appuntamento del 13 aprile a Frosinone per una manifestazione popolare, che ha al suo centro la tutela dell’ambiente dall’inquinamento della Valle del Sacco, continua ad essere una di quelle circostanze da valorizzare perché interessa tutti e perché, subito, centri scelte e impegni sulla “bonifica” dell’area inquinata oggetto di un accordo di programma firmato da Ministro dell’Ambiente e Presidente della Regione Lazio il 7 marzo ’19 in Prefettura a Frosinone, mentre nello stesso giorno il Governo autorizzava incrementi di rifiuti nella discarica di Cerreto a Roccasecca. Il TAR del Lazio, meno male, poi ha bloccato tutto.

 

”Basta esasperare la popolazione”
Ci è sembrato interessante rileggere le cronache scritte e in video dei mesi scorsi a partire dagli allarmi lanciati nei giorni in cui il fiume Sacco schiumò in più punti. perteonline.it il 10 ottobre scorso titolava il suo video ”Basta esasperare la popolazione” citando il Prefetto di Frosinone. Venendo a cronache più recenti invitiamo a rileggere, fra gli altri, ilfattoquotidiano.it del 6 dicembre ’18, frosinonetoday.it dell’8 febbraio e ciociariaoggi.it del 9 febbraio del 2019. Perché da rileggere? Un titolo riassume bene il tema: “Valle del Sacco, emergenza ambientale: nessuna tregua agli inquinatori”. “Inquinanti fino a 8 volte i limiti” asseriva l’Arpa.

Queste informazioni ripropongono la questione da noi affrontata sulle priorità di una reale ed efficace lotta all’inquinamento. Il comandante Giuseppe Lopez dei carabinieri forestali del gruppo di Frosinone nel corso della conferenza stampa al comando Regione Carabinieri Forestale "Lazio" denunciava «È il sistema ad inquinare, non un singolo»., dopo avere elencato tutti i controlli, da loro fatti, presso aziende limitrofe al fiume nell'ambito di un'attività d'indagine delegata dalla Procura di Frosinone per il reato di inquinamento ambientale. (Nicoletta Finì. Ciociaria Oggi). E, nella stessa occasione il Comandante della Regione Carabinieri Forestale “Lazio”, Generale di Brigata Cinzia Gagliardi, rappresentava le migliaia di controlli eseguiti nell’ambito dell’azione di contrasto all’inquinamento idrico, atmosferico, acustico, del suolo, delle acque di scarico e dell’utilizzazione agronomica delle acque di vegetazione. (Redazione di frosinonetoday.it) Tutte cifre da rileggere. È importante questa presenza di Carabinieri nella Valle del Sacco.Ceccano fiume Sacco h260 min
Il comandante Lopez, fuga ogni dubbio sulla pericolosità della situazione: «Chi inquina prima o poi beve l'acqua che inquina, e quello che noi vediamo, appunto la schiuma, è un fenomeno appariscente, ma ci sono forse sostanze invisibili molto più dannose». Aggiungiamo che, prima o poi, oltre a bere l’acqua, chi inquina, mangerà anche ortaggi vari che con quell’acqua vivono non solo qui in provincia ma anche, per come comunicano i bacini del Sacco e del Liri, quelli prodotti in grandi aree della provincia di Latina.

 

Il fiume è la priorità, ma…
È chiaro, quindi, che la “priorità” è intervenire sul fiume? Bloccare gli sversamenti e disinquinare le acque, subito. Ad oggi non ci siamo. L’Ufficio Commissariale della Ragione Lazio aveva già indicato in proposito come lavorare. Ma a settembre del 2011 ha cessato di lavorare. Perché?
Crediamo che ci si debba porre qualche domanda: ma è giusto che i finanziamenti siamo arrivati per prima ad aree che non hanno una immediata azione attiva nell’inquinamento idrico e invece per il fiume non sono ancora previsti interventi concreti ed esecutivi di bonifica, infatti vengono stanziati solo 1.728.524,83 di euro (su 53.626 ecc) per il “Monitoraggio delle acque per uso potabile, irriguo e domestico” a carico delle Risorse FSC e Patto Lazio (CIPE – risorse FSC, patti per il Sud e infrastrutture)
Facciamo un esempio per provare a rispondere. Ancora un passo indietro fino al 2016, per ora, e cosa si trova? «Ex Polveriera di Anagni: nessuno la vuole, qualcuno la incendia?» è il titolo di un articolo pubblicato da https://legambienteanagni.com/2016/08/19 che afferma C’è una strana coincidenza di tempi tra l’incendio del 16 agosto e il Bando d’asta, andato deserto alla scadenza del 29 luglio, per la presentazione di Progetti riguardanti la destinazione e la vendita della Polveriera. (ci ricorda l’ex-Videocon incendiata mentre era in attesa dell’asta di vendita. Sarà mica una nuova tecnica promozionale?)

L’articolo citato riproponeva con forza il problema della destinazione della Polveriera, ma chiedendo di provvedere subito alla manutenzione non onerosa di questa proprietà pubblica, attraverso concessioni agli agricoltori e agli allevatori locali, in nome della sicurezza della popolazione, del rispetto e della tutela del territorio. (Anagni, 18 agosto 2016) Incredibile!?, ma forse non tanto. Precedentemente, il giornale online anagnia.com, il 9 agosto 2014 riportava una polemica fra il Sindaco Bassetta e il suo oppositore Daniele Natalia che premeva per l’acquisto (da parte del comune): «Di fronte alle secche risposte del sindaco, giustificate da fantomatici pericoli, le Associazioni Anagni Viva e Legambiente Anagni avevano formalizzato la denuncia del pericolo di incendi nella Polveriera, richiedendo la reintroduzione dell’attività agricola e di allevamento nell’area, con lettera indirizzata al Comando VV.FF., al Prefetto di Frosinone, alla Protezione Civile di Anagni e al Sindaco.»depuratore Asi 350 260 min

 

Come si è proceeduto, invece…
Domanda: si bonifica quest’area perché interdetta all'agricoltura? Dall’antefatto non sembrerebbe, infatti si apprende dalla stessa fonte che il sindaco Fausto Bassetta aveva un problema di collocabilità, della Polveriera, sul mercato a causa “della mancata bonifica effettuata dalla precedente amministrazione, ecc….
Sappiamo bene che ci sono siti come la discarica di via Le lame a Frosinone che richiedono urgente bonifica o colle Sughero (escluso dal documento firmato come denuncia il Comitato Residenti di Colleferro), ma quanti altri siti sono come la ex polveriera di Anagni che a quanto pare va bonificata per trovare acquirenti? Non si sostiene qui che non sia buona cosa bonificare anche siti come questo or ora citato, ma si sostiene che la precedenza dovrebbero averle quelle operazioni che servono a salvaguardare la salute delle persone, degli animali e delle culture agricole, in particolare quelle che ci nutrono. Quindi il fiume prima di tutto.
Con quale criterio L’ISPRA nel 2017 ha “assiemato” gli otto siti della provincia di Frosinone che avrebbero «richiesto la messa in sicurezza immediata di otto siti pericolosi per la salute pubblica» (sic)?
Ripetiamo una domanda già fatta: a chi rendono conto questi organismi di esperti incaricati di studiare? La maggioranza di governo nel 2017 è nota, a che servirebbe ripeterlo: il suo obiettivo era non disturbare gli imprenditori (il Ministro Padoan arrivò ad autorizzare Equitalia a riscuotere le bollette di Acea Ato5), senza distinzioni, sia che sversino e sia che non sversino. E se si guarda bene in questo accordi per la bonifica, il fiume c’è’ poco e non subito. Al contrario ci sono aree che i cittadini non capiscono perché stanno in quell’elenco. A Ceccano, il 29 scorso, in una interessante conferenza del Presidente di Re.Tu.Va.Sa. Alberto Valleriani, sull’inquinamento, svolta nell’Aula magna “Francesco Alviti” del Liceo Scientifico, un insegnante chiese, senza avere risposta, perché spendere oltre 3 milioni di euro per i tre siti della sua città e non per il fiume che l’attraversa?

 

Qualche domanda può essere utile?
Qualche riflessione il coordinamento dei 19 Sindaci, che sono gli unici rappresentanti del territorio ammessi alla fase preparatoria dell’Accordo di Bonifica, dovrebbero farla. Perché a nessuno di loro è venuto in mente di pensare al fiume Sacco e alle culture da esso bagnate? qualcuno di loro ha avuto una visione generale del problema Valle del Sacco o ognuno di loro si è soltanto preoccupato di ottenere finanziamenti per il territorio del proprio comune? qual è stato il rapporto con le associazioni che nel coordinamento erano ammesse? quante assemblee popolari hanno fatto per conoscere l’opinione dei propri cittadini (prima e non dopo la firma del 7 marzo)? perché non hanno chiesto o preteso, se necessario, che fossero i consigli comunali a valutare la bozza di accordo?

Le assemblee elettive, a partire dal Parlamento, dovrebbero riappropriarsi delle decisioni anche nelle politiche ambientali e non darle in appalto agli esperti, consultarli si, sempre, ma escluderli dalle decisioni, loro non hanno questa responsabilità. In questa vicenda non c’è un deficit di conoscenze scientifiche per esprimere opinioni, come qualcuno pretende di affermare, c’è un deficit di democrazia enorme e, questo è un handicap terribile che impedisce soluzioni adeguate e giuste. Vorremmo che il 13 aprile dicesse una parola chiara in proposito.

5 aprile 2019

 

 

 

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