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Azioni programmate per la bonifica del SIN del bacino del fiume Sacco

Anagni-protesta contro marangoniLe giornate del 20 e 21 dicembre hanno visto svolgersi due importanti iniziative per l'ambiente della Valle del Sacco. Il giovedì 20 nella Sala del Consiglio Provinciale, per iniziativa dell'Assessora all'Ambiente del Comune di Ceprano Elisa Guerriero, ha preso vita un confronto fra i rappresentanti dell’Ambientalismo, di 9 Comuni e i tecnici della Regione Lazio e Ministero dell’Ambiente che è sembrato essere promettente.

Il venerdì 21 a Roma presso la Camera dei Deputati si è tenuta la conferenza stampa per la presentazione della mozione con prima firmataria la deputata Rossella Muroni che dichiara l'intento di «Portare in Parlamento, per sostenerle, le vertenze territoriali che ho incontrato in tanti anni di impegno con Legambiente. Nasce anche così la mozione a mia prima firma per la tutela della Valle del Sacco. Un atto ispirato dalle richieste di comitati e associazioni locali e dal segretario regionale di Sinistra Italiana Marco Maddalena con cui insieme ai colleghi Fornaro, Epifani, Occhionero, Rostan e Fassina chiediamo al governo un impegno forte per il risanamento ambientale e la tutela della salute dei cittadini».

 

UNOeTRE.it ha ritenuto utile che tutti i lettori possano tenere presente e sotto controllo il calendario delle iniziative concordate per arrivaree alla bonifica delle arre della Valle del Sacco

 L’Ingegner Elisa Guerriero* ci ha aiutato in questo intento realizzando un riepilogo delle azioni programmate per l’iter della bonifica del SIN del bacino del fiume Sacco.

 

TabellaProcedureBonificaSINbacinodelSacco

 

Pagina correlata Angelino Loffredi intervista Elisa Guerriro

*Elisa Guerriero

*Ingegnere ambientale, abilitata alla professione Albo Civile e
Ambientale nell'ordine degli Ingegneri di Frosinone.
Fra molte attività svolge anche quelle dì consulenza per enti pubblici e privati su tutte le tematiche ambientali e di sistemi integrati di raccolta differenziata.
E' Ricercatrice in ambito ambientale, Verificatrice dell'ambiente e esperta nello sviluppo sostenibile.

 

 

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L'Ingegnere Elisa Guerriero intervistata da UNOeTRE.it

ElisaGuerriero 260h minAngelino Loffredi intervista (nel video) l'Assessora all'Ambiente del Comune di Ceprano, Ingegnere Elisa Guerriero*, sui tempi  e le procedure per la bonifica del SIN (Sito di Interesse Nazionale) Valle del Sacco, alla luce della riunione di 9 Sindaci ciociari con gli esperti del Ministero dell'Ambiente svolta il 20 dicembre a Frosionone nell'Aula consigliare dell'Amministrazione Provicnciale.

 

 

 

 

 

Elisa Guerriero

*Ingegnere ambientale, abilitata alla professione Albo Civile e
Ambientale nell'ordine degli Ingegneri di Frosinone.
Fra molte attività svolge anche quelle dì consulenza per enti pubblici e privati su tutte le tematiche ambientali e di sistemi integrati di raccolta differenziata.
E' Ricercatrice in ambito ambientale, Verificatrice dell'ambiente e esperta nello sviluppo sostenibile.

 

pagina correlata Riepilogo delle azioni programmate per l’iter della bonifica del SIN del bacino del fiume Sacco

 

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Presentata la mozione "Muroni" per la Valle del Sacco

inquinamento acqua 350 260di Laura Genga - Valle del Sacco – On. Rossella Muroni (LeU): «il Governo si impegni per le bonifiche e per una moratoria su conferimenti rifiuti extra-ato e nuove discariche a tutela di salute e ambiente». Una dichiarazione di Gianmarco Capogna*  Il video della Confernza stampa

 

«Portare in Parlamento, per sostenerle, le vertenze territoriali che ho incontrato in tanti anni di impegno con Legambiente. Nasce anche così la mozione a mia prima firma per la tutela della Valle del Sacco. Un atto ispirato dalle richieste di comitati e associazioni locali e dal segretario regionale di Sinistra Italiana Marco Maddalena con cui insieme ai colleghi Fornaro, Epifani, Occhionero, Rostan e Fassina chiediamo al governo un impegno forte per il risanamento ambientale e la tutela della salute dei cittadini.

La Valle de Sacco infatti è un territorio che già pagato i costi ambientali e sociali di un’idea di sviluppo vecchia e merita di poter investire sulle sue vocazioni e su uno sviluppo equo, inclusivo e sostenibile».

Lo afferma la deputata LeU Rossella Muroni presentando in conferenza stampa la mozione a sua prima firma a tutela della Valle del Sacco insieme al segretario regionale di SI Marco Maddalena, alla prof.ssa Margherita Eufemi dell’Università La Sapienza, ad Alessandro Coltré di Rifiutiamoli e ad alcune associazioni della Valle del Sacco.

«Diversi i fenomeni all’origine di quello che lo stesso Ministero dell’Ambiente, nel decreto di definizione del nuovo perimetro del SIN Bacino del fiume Sacco, chiama un grave inquinamento ambientale di una vasta area a cavallo tra le province di Roma e Frosinone e lungo tutta l’asta fluviale – prosegue la Muroni -. Da una parte le 121 discariche di rifiuti solidi urbani nel territorio della provincia di Frosinone, per molte delle quali al 2016 non era conclusa ancora la bonifica. Dall’altra la contaminazione legata allo sversamento abusivo di sostanze pericolose di origine industriale, a un sistema di collettamento e depurazione non idoneo e allo smaltimento illecito di rifiuti industriali e pericolosi. Sversamenti che sarebbero all’origine della schiuma densa e bianca che spesso copre lunghi tratti di fiume, come accaduto nella notte del 30 ottobre nei pressi di Ceccano e denunciato da comitati, associazioni e cittadini. E se non bastasse tutto questo, nella zona vengono superati troppo spesso anche i limiti delle polveri sottili.

Secondo la stessa Regione Lazio nella Valle del Sacco la compromissione delle matrici ambientali suolo, acqua e aria ha avuto indubbie ricadute sullo stato di salute della popolazione. Ricadute di cui ci può testimoniare la professoressa Eufemi dell’Univesità La Sapienza, impegnata in uno studio sul lindano, l’insetticida ampiamente usato in agricoltura fino ai primi anni duemila quando venne vietato dalla Convenzione di Stoccolma sugli inquinanti organici persistenti, tra la popolazione di questo territorio».

«Per la Valle del Sacco e per i suoi cittadini - spiega la Muroni - va recuperato il ritardo sul fronte delle bonifiche, vanno individuate tutte le fonti di inquinamento, scarichi abusivi compresi, e non vanno aggiunti fattori di ulteriore pressione ambientale. Questo territorio deve essere messo in condizione di recuperare le sue vocazioni artigiane, agricole e turistiche. Preoccupa ogni ipotesi di utilizzare gli impianti per il trattamento dei rifiuti di questa provincia per accogliere la frazione indifferenziata dei rifiuti urbani di Roma, nonché per soddisfarne il bisogno di smaltimento in discarica e di impiego di Cdr.

Vista l’urgenza ambientale e sanitaria della Valle del Sacco – conclude Rossella Muroni - la mozione che oggi presentiamo impegna il governo a una moratoria del conferimento dei rifiuti destinati all’incenerimento e alla discarica in Provincia di Frosinone provenienti da altri ATO e a fermare le procedure per l’apertura di nuovi impianti impattanti dal punto di vista ambientale e di nuove discariche nella Valle del Sacco. All’esecutivo si chiede anche un impegno sul fronte del censimento e del monitoraggio di tutti i siti compromessi e delle bonifiche».

Una dichiarazione di Gianmarco Capogna - “La bonifica non è un traguardo ma l’inizio di una nuova visione per questo territorio – ha affermato Gianmarco Capogna, membro del Comitato Scientifico nazionale di Possibile, presente alla conferenza – La Valle del Sacco e tutta l’area del Lazio a Sud della Capitale ha bisogno di una nuova speranza che passa dalla bonifica, dalla messa in sicurezza del territorio e da un modello di sviluppo completamente diverso fondato su rispetto ambientale ed ecologia elementi con i quali sono certo si possa contrastare non solo la deriva ambientale e sanitaria ma anche impattare il fenomeno della forte disoccupazione e lo spopolamento in particolare tra le nuove generazioni che in questi anni si sono formate con grande qualità sul risanamento di zone a rischio come la nostra. Proprio per questo a breve proveremo a convocare amministratori e associazioni ad un tavolo di confronto operativo per mettere insieme le proposte già esistenti e rilanciare un nuovo piano verde a tutto campo per la nostra Valle”.

 ll video della Presentazione

 

In allegato si trasmette il testo della mozione e il link da cui scaricare la presentazione della prof.ssa Margherita Eufemi, PhD Department of Biochemical Sciences "A. Rossi Fanelli" Sapienza - University of Rome, relativa ai suoi studi sul lindano

https://wetransfer.com/downloads/8ed627fc9ea33f603d0bd30805bc5ba920181221143601/fcf201a50af0001c8351fc87580a171220181221143601/2064c8

 

Scarica dal link che segue il testo della mozione 

Files:
Mozione per la Valle del Sacco
(0 voti)
Autore Rossella Muroni Data 2018-12-21 Dimensioni del File 130.21 KB Download 6 Scarica

 

 

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Europa matrigna? Anche no! Vedi l'Ambiente.

bruxelles parlamento europeodi Francesco Garofani - L’Europa unita rimane una grande idea e fin qui è riuscita a garantire molti decenni di pace al vecchio continente, dopo secoli di guerre. E questo nonostante le classi dirigenti e le élite burocratiche europee dell'ultimo trentennio abbiano dedicato più energie alla moneta unica che non alla costruzione dell’unità politica.

Negli ultimi anni, precisamente dall'esplodere della crisi più pesante del secondo dopoguerra e forse dell’età moderna, però, il difficile equilibrio del compromesso europeo ha subito due forti scosse che hanno finito per alimentare l’anti europeismo e l’euro scetticismo: le politiche di austerity e quelle migratorie.

Le prime concentrate sul debito pubblico hanno finito per coinvolgere negativamente l’economia reale fino a compromettere la coesione sociale. Le seconde - in presenza di un moto migratorio di dimensioni epocali che di certo non si arresterà ora davanti alle ricette securitarie di alcuni Stati- hanno deciso che ad occuparsi dei confini dell’EU rimanessero da sole Spagna, Grecia ed Italia come se ancora si trattasse dei vecchi confini nazionali.

Questo ha alimentato quello che tutti chiamiamo di continuo, purtroppo senza troppi distinguo, sovranismo o populismo.

Ma l’Europa non è solo questo.

Si potrebbe parlare di molti campi in cui l’Europa si è rivelata utile alle genti europee, ma qui prendo ad esempio solo i temi del riscaldamento globale e dei conseguenti cambiamenti climatici, e più in generale dell’ambiente.

In questi ambiti l’UE ha fatto bene e continua a fare bene, al netto di alcune critiche particolari, anche condivisibili, che tuttavia non sono in grado di alterare il giudizio generale positivo.

Ad esempio in materia di salvaguardia ambientale la VIA, la valutazione di impatto ambientale, è nata con una direttiva comunitaria del 1985, anche se noi l’abbiamo introdotta solo nel 1996. Il che non vuol dire aver risolto i problemi, ma solo che grazie alla VIA e alle successive evoluzioni legislative e ai nuovi strumenti è più difficile inquinare rispetto a prima.

Anche in tema di rifiuti e discariche la disciplina si avvia in sede europea. La prima direttiva arriva nel 1975, noi la recepimmo nel 1982. Una seconda direttiva arriva nel 91, noi la recepimmo nel 1997 con il decreto Ronchi. Tra luci e ombre, d’allora la materia dei rifiuti nel nostro paese ha iniziato ad uscire dal medioevo.

Il 4 luglio scorso per sostenere la politica di transizione verso "economiacircolare" - cioè il nuovo paradigma che, se davvero si vuole tener conto dei cambiamenti climatici, della esiguità delle risorse e dalla difesa dell'ambiente, è necessario assumere fino in fondo per passare dal concetto di rifiuto a quello di risorsa - sono entrate in vigore le nuove 4 direttive europee che modificano le sei precedenti in materia di rifiuti, imballaggi, discariche, rifiuti elettrici ed elettronici, veicoli fuori uso e pile. Alcuni degli obiettivi di riciclaggio in esse previsti sono: per i rifiuti urbani il 55% entro il 2025, il 60% entro il 2030 e il 65% entro il 2035; rifiuti in discarica fino ad un massimo del 10% entro il 2035; per il riciclaggio degli imballaggi il 65% entro il 2025 e il 70% entro il 2030; mentre i rifiuti tessili e rifiuti pericolosi delle famiglie dovranno essere raccolti separatamente dal 2025. Gli stati membri hanno tempo fino al 2020 per recepire tali direttive.

Anche per questo argomento non voglio dire che abbiamo risolto i problemi, ma solo che le regole esistono e producono già i loro effetti: si pensi soltanto all'innalzamento della percentuale di raccolta differenziata figlio diretto del recepimento delle direttive europee di questi anni.

Molto c'è ancora da fare, come la cronaca quotidiana di masse di rifiuti per le strade delle città e di incendi nei capannoni di raccolta della plastica dimostra. Ma queste ed altre deficienze sono attribuili solo alla miopia delle classi politiche, soprattutto regionali, alla criminalità e alla scarsa sensibilità di pochi singoli.

Anche in tema di "cambiamentoclimatico" il ruolo dell’Europa è stato determinante nel decennio scorso con i famosi obiettivi 20-20-20 al 2020 - cioè riduzione del 20% dell’emissioni in atmosfera rispetto al 2005, 20% di penetrazione delle rinnovabili nei consumi finali di energia e 20% di riduzione dei consumi di energia - con i quali il vecchio continente si è candidato ad assumere la leadership nella lotta al riscaldamento globale.

Oggi sono in discussione i Piani nazionali energia e clima figli del nuovo quadro di obiettivi che l’UE si è data per il 2030. Quadro che rafforza ancor più il ruolo di driver mondiale che l’Europa già ha nella lotta ai gas serra. Si tratta dei cosiddetti obiettivi 40-32-32,5, cioè meno 40% di emissioni di CO2 rispetto al 1990, più 32% di penetrazione delle rinnovabili e un più 32,5% di efficienza energetica.

Penso, in conclusione, che tali questioni vadano tenute presenti nel giudicare l’Europa il prossimo maggio in occasione delle elezioni per il nuovo Parlamento europeo, dal momento che, senza troppe distinzioni tra le diverse generazioni, gli italiani si dichiarano in grandissima parte favorevoli alla lotta al cambiamento climatico e alla difesa dell’ambiente. Materie e questioni, queste, sulle quali è sicuramente necessario fare di più, perché determinanti per la sopravvivenza della specie umana più che del pianeta, e che, però, senza l'Europa di questi anni sarebbero rimaste relegate al livello nazionale, con il rischio concreto di essere affrontate anche in modo blando o non integrato. Come ad esempio accade oggi negli USA di Trump.

15 novembre 2018

 

 

 

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Sora. “Ambiente Surl, brutto e pietoso spettacolo offerto alla Città”.

Bandieraprc 350 260Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea
Circolo “Antonio Gramsci” Sora (Fr)

“Ambiente Surl, brutto e pietoso spettacolo offerto alla Città”.

Lo spettacolo offerto alla città nell’ultimo consiglio comunale è veramente brutto e pietoso, una delle società più importanti gestite dal Comune di Sora, continuerà a non avere un presidente, per questioni di potere e lana caprina tra i consiglieri di maggioranza.
Purtroppo, dopo la gestione del dott. Saltelli (dimessosi per problemi in "teoria" ancora ignoti, ma terribilmente chiari ed evidenti) si continua ad avere una società in stand-by che potrebbe fare molto di più, ma senza un vero e proprio piano industriale di sviluppo, resterà sempre così.

Tutto ciò, è in netto contrasto con quanto sbandierato in campagna elettorale (vedasi punti 1.6 e 1.7 del programma elettorale), infatti la Tari, resta una tassa ancora alta in quanto non si sono attuate vere politiche di risanamento, che potevano permettere la riduzione della stessa.

Vogliamo ringraziare le Lavoratrici e i Lavoratori di Ambiente Surl, che ogni giorno fanno un grande lavoro verso la città, puliscono le strade e ritirano a casa nostra i rifiuti, anche loro meriterebbero una Società sana, che possa garantire stabilità e occupazione, e che sappia guardare alle sfide furture, in un tempo in cui è aperto un grande dibattito in Italia e in europa sulla gestione e sullo smaltimento dei rifiuti.
A questa amministrazione, e purtroppo per questa città, manca visione e progettualità per il futuro, azioni necessarie per una città e per un territorio che hanno grandissime potenzialità che stentano a decollare.

Non staremo di certo a guardare, metteremo in campo tutte le azioni necessarie ad informare la cittadinanza, al fine di dimostrare che questa amministrazione è inadeguata e incompetente, e con la sua (in)azione sancisce l' inesorabile arretramento della città
.
Sora, 28 Novembre 2018

PRC-SE Circolo “Antonio Gramsci” Sora (Fr)
Il Segretario Cittadino - Giuseppe Di Pede -

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'Alberi e uomini, faccia a faccia'

vigili fuoco alberocaduto friuli 350 260 mindi Giuseppe Sarracino* - Il 21 novembre in tutta Italia si celebrerà, la Festa Nazionale dell’albero come prevista dall’art. 1 della legge 10/2013 “Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani”. Iniziativa lodevole dove si alterneranno autorità nazionali e locali con interventi sull’importanza degli alberi, ma gli episodi tragici di questi giorni, dimostrano il fallimento nella cura e nella sicurezza dei soggetti arborei. Cura, una parola tanto breve ma troppo spesso dimenticata. Il vocabolario della TRECCANI cosi declina “cura s. f. [lat. cūra]. – Interessamento solerte e premuroso per un oggetto, che impegna sia il nostro animo sia la nostra attività, in agraria, c. colturali, quelle dedicate alle piante coltivate, dopo la loro nascita e nel corso della loro vegetazione (zappature, rincalzature, diradamenti, concimazioni in copertura, scerbature, cimatura, ecc.)”.

La domanda da porsi è, con quanta cura viene gestito il patrimonio arboreo che caratterizza il nostro paesaggio urbano? Tutti sappiamo che non è sufficiente piantare un albero e aspettarsi che faccia tutto da solo, senza presentare alcun problema durante tutto il suo ciclo di vita. Spesso dimentichiamo che gli alberi sono organismi viventi e che per la loro corretta crescita e sviluppo hanno bisogno di attenzioni, ciò è tanto più vero in città, dove le condizioni sono avverse. Potremmo fare un elenco dei tanti fattori, sia abiotici sia biotici, che limitano il suo corretto ciclo biologico , come la temperatura, il suolo inadeguato, gli inquinanti, la mancanza di un’adeguata irrigazione o non effettuata, i continui scavi per i sotto servizi, non controllati, che recidono le radici di ancoraggio, l’errata progettazione, gli atti vandalici ecc. Nonostante queste avverse condizioni, per fortuna, gli alberi posseggono una forte resistenza che gli consente di superare i numerosi stress prodotti. Invece in questo ore abbiamo assistito alla nascita di un nuovo “nemico” dell’uomo, l’albero! Il recente evento meteorologico ha comportato lo schianto di milioni di alberi, lo straripamento dei fiumi e numerosi smottamenti, in tutto il Paese. Se la quantificazione definitiva dei danni ai patrimoni arborei pubblici potrà essere fatta solo una volta passata la fase emergenziale, i primi dati attestano la gravità di una situazione, questa volta davvero eccezionale: con oltre 2.000.000 di metri cubi di legno allettato nei boschi delle nostre montagne, migliaia di interventi per alberi schiantati e purtroppo la perdita di vite umane.

Secondo l’Associazione Italiana Direttori e Tecnici Pubblici Giardini, “i violenti temporali che si abbattono con preoccupante ciclicità sul nostro territorio rischiano di declassare l'eccezionalità a ordinarietà, con tutto ciò che questo comporta”. Pertanto occorre governarli con il tempo, e in tempo, con criteri tecnico-scientifici, il che richiede la conoscenza e lo studio di tali fenomeni per intervenire in modo adeguato e con professionalità. Si tratta di evitare di oscillare tra la difesa ad oltranza dell’albero in quanto tale e interventi di capitozzatura. Da oltre 20 anni si sa che le potature drastiche sono nefaste per la salute e la solidità delle piante eppure questo messaggio scientificamente provato non è compreso da tutti ed in modo particolare dagli amministratori. Anche il Lazio è stato colpito da questo evento, a Roma oltre 300 sono stati gli interventi per la messa in sicurezza degli alberi , a Terracina e in provincia di Frosinone, sotto la furia del vento decine di alberi hanno provocato numerosi danni e la morte prematura e assurda di tre persone. La Regione ha dichiarato lo stato di calamità regionale per l’intero territorio laziale, tra i primi il comune di Terracina e la provincia di Frosinone. Provvedimenti importanti ma non risolutivi, se non si sostituisce la logica degli interventi straordinari con una cultura di prevenzione e di cura del verde soprattutto in aree urbane. I comuni gestiscono il più grande e importante patrimonio arboreo che caratterizza il paesaggio urbano italiano (milioni di alberi), frutto di secoli di intelligenti lavori, e hanno il dovere di conservarlo, tutelarlo e lasciarlo in eredità. Secondo i dati ISTAT, sulle 104 città capoluogo esaminate, il verde urbano rappresenta circa il 2,7% del territorio dei comuni capoluogo, per una superficie verde di oltre 550 milioni di mq, di cui il 14,8% è inclusa in aree naturali protette e il 45,5% destinata a uso agricolo.

Eppure le varie amministrazioni comunali fanno scarso uso degli strumenti atti alla pianificazione e alla gestione di tale patrimonio: sono meno di un quinto i comuni che hanno, approvato il Piano del verde, solo il 45,7% ha adottato un Regolamento del verde, mentre il censimento del verde è stato effettuato dal 70,7% delle città. Il trend dal 2011 al 2016 indica una diminuzione della disponibilità pro capite del verde pubblico. Nella cura di parchi e giardini pubblici, le città italiane hanno speso in media 34 € per ogni cittadino, molto al di sotto della media Europea (50 € a cittadino). Nel Lazio la situazione per quanto riguarda la cura del verde e degli alberi presenta numerose problematiche. Gli esigui dati a disposizione sono il segnale di quanto poco strategico sia considerato il verde per la qualità della vita urbana. La tabella, allegata, disegna lo stato delle città capoluogo: quasi nessuna ha un regolamento del verde, manca il piano del verde necessario ad approntare i processi di pianificazione e di gestione.

E’ impossibile curare il patrimonio vegetale della città, se non ne conosci la quantità e la qualità. La maggior parte dei comuni è privo di una struttura tecnica e amministrativa e di personale adeguato. In provincia di Frosinone i dati raccolti a fatica, ci confermano che nessun comune ha un piano del verde, e un suo regolamento, il verde è considerato un bene marginale, spesso gestito da geometri o nel migliore dei casi da ingegneri ( nulla contro queste professioni), con poche risorse finanziarie. Un ruolo rilevante lo possono e lo devono svolgere i cittadini, chiedendo una vera politica di gestione del verde, ma spesso essi sono dei veri “antagonisti” nei confronti di coloro che ogni giorno sono deputati a occuparsi di ciò. I cittadini devono pretendere professionalità e adeguati programmi di cura, ma devono essere consapevoli che gli alberi si ammalano e invecchiano e quindi occorrono interventi di rinnovo delle alberature. Bisogna sapere che per convivere con gli alberi è necessario rispettare la loro identità biologica e valutare il punto di non ritorno ovvero quello in cui la vita degli alberi “non è più compatibile con la società degli uomini”. I fatti di questi giorni, non possono però non fare riflettere su quanto sta accadendo al clima. Le emissioni dei gas sono una delle principali cause dell’effetto serra, e gli alberi giocano un ruolo rilevante e strategico per il taglio di tali emissioni. Il rapporto “La sfida della qualità dell’aria nelle città italiane” presentato al Senato dalla Fondazione Sviluppo Sostenibile, tra le altre cose, ha mostrato come gli alberi rappresentano il mezzo di contrasto più efficace, economicamente e ambientalmente.

Come ha dichiarato il Presidente Nazionale dell’Associazione Italiana Direttori e Tecnici Pubblici Giardini “Situazioni come quella del 29 ottobre 2018 non saranno evitabili, ma potranno essere affrontate con una nuova consapevolezza e con la ragionevole certezza che tutto quello che era possibile fare è stato fatto. Anche in termini di capacità di comprendere vicendevolmente i vari punti di vista, di trattare con pari dignità l'informazione e la formazione e di fare di tutto per cercare, come si dice oggi, 'di fare sistema' con tutti coloro che al verde pubblico tengono veramente”. Cosa fare: approvare, da parte del Governo, i decreti per rendere operativa la Legge 10/13, la Regione Lazio recepisca tale legge e renda obbligatorio da parte dei comuni l’approvazione del regolamento del verde, il censimento del patrimonio arboreo e vegetativo e l’adozione del piano del verde. “Alberi e uomini, faccia a faccia” è il titolo di un bellissimo passo del libro di C. Drénou, e G. Feterman che nelle conclusioni raccontano che “la sua unica ambizione è quella di aiutarvi a osservare e rispettare gli alberi”, credo che questo sia un buon inizio per celebrare la Festa Nazionale dell’Albero.

*Delegato Regionale Lazio A.I.D.T.P.G. (Associazione Italiana Direttori e Tecnici Pubblici Giardini)

 

 

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Ambiente: urge rispettare e attuare l’Accordo di Parigi 2015

IPCC Logo350 260di Giuseppe Sarracino* - In questi giorni è stato reso noto il rapporto IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), sui cambiamenti climatici, curato da novantuno autori da tutto il mondo. L’IPCC, esaminando oltre seimila referenze scientifiche, rileva che in pochi anni (20) il pianeta potrà raggiungere un aumento della temperatura di 1,5° se non si metteranno in pratica tagli importanti nelle emissioni di anidride carbonica.

Gli impatti di tale aumento della temperatura si sentiranno attraverso gli ecosistemi ma anche su comunità ed economie umane. Questi impatti includono tempeste più violente, meteo ancora più incerto, ondate di calore pericolose, aumento del livello del mare, danni su larga scala a infrastrutture e dinamiche migratorie. Sono manifestazione che da tempo colpiscono molte aree anche del nostro paese, come la Sicilia, Calabria, Sardegna, Liguria solo per ricordarne alcune. Non si tratta di fare “terrorismo ambientale” ma al contrario, il rapporto vuole sottolineare la necessità di rispettare l’Accordo di Parigi 2015, sottoscritto dalla maggior parte dei paesi del mondo i quali hanno stabilito di mantenere l’aumento delle temperature ben di sotto i 2°C. Si tratta di una sfida enorme che richiederà l’abbandono di tutte le infrastrutture basate sull’uso di combustibili fossili, l’implementazione di fonti di energia rinnovabili e la rimozione del carbonio dall’atmosfera su larga scala.

Tali notizie che interessano la sopravvivenza del nostro pianeta, in Italia passano tra il totale disinteresse generale. Al contrario sarebbe necessario riflettere sul modello di sviluppo economico che intendiamo seguire per contribuire massicciamente alla riduzione dei gas climalteranti e quale ruolo possono svolgere le nostre città per migliorare la qualità urbana. Il prossimo 29 ottobre, a Milano sarà presentato, l'annuale Rapporto Ecosistema Urbano di Legambiente/Il Sole 24 Ore, sulla qualità ambientale delle 104 città capoluogo. Il rapporto non vuole essere una lista nella quale sono elencate le città buone e quelle cattive, esso vuole unicamente segnalare i punti di forza e di debolezza delle città nei confronti della qualità ambientale urbana, al fine di progettare linee strategiche per ridurre gli inquinanti, aumentare il verde, evitare la dispersione dell’acqua, avere una maggiore differenziazione dei rifiuti, conservare il suolo.

Tutto questo impone una seria riflessione sul tipo di crescita e sviluppo delle nostre città, le quali di fronte alla grave crisi climatica ed ecologica, possono essere dei veri e propri catalizzatori per uno sviluppo di qualità. La continua migrazione di popolazione nelle aree urbane, tre quarti degli europei vive in città, comporta una grande concentrazione di cibo, acqua, energia, lo smaltimento di tonnellate di rifiuti, misure contro gli inquinati dell’aria e dell’acqua, nonché un forte consumo di suolo. Nel 1900 ogni persona sul pianeta aveva a sua disposizione circa 8 ettari, attualmente ha 2 ettari, si stima che nel 2050 un uomo avrà a disposizione appena 1,40 ettari di suolo libero. Urge l’avvio di un nuovo modello di città, le “green city “ i cui obiettivi non isolati e circoscritti devono essere parti di un ampio disegno di rigenerazione e riqualificazione urbana, con attenzione alle implicazioni economiche, occupazionali e sociali. All’intero di esse gli alberi possono giocare un ruolo rilevante e strategico per il taglio delle emissioni infatti, la riforestazione, insieme a un miglioramento della gestione forestale, potrebbe rimuovere la CO2 dall’atmosfera fino al 18% delle riduzioni che dobbiamo raggiungere entro il 2030.

Tutto questo richiede politiche nazionali e regionali capaci di offrire alle città un progetto che poggi almeno su tre elementi strategici ovvero, qualità ambientale, circolarità delle risorse e politiche di mitigazione e adattamento climatico. Purtroppo occorre registrare che le città capoluogo del Lazio, hanno occupato le ultime posizioni della graduatoria generale del Rapporto Ecosistema Urbano 2017, Roma 88/104, Latina 89/104, Frosinone 99/104, Viterbo 102/104, solo Rieti conquista una discreta posizione ovvero 61/104. Non meno grave è la situazione per l’intera provincia di Frosinone, infatti, secondo i dati forniti dal Sole24Ore qualità della vita 2017, che non riguarda solo l’ambiente, la Ciociaria occupa l’87/104 posizione. Ciò evidenzia come la capacità di risposta e di gestione ambientale e non solo, delle amministrazioni comunali, ma anche della Regione, è del tutto inefficace e insufficiente, ossia manca qualsiasi capacità di proiettarsi verso un nuovo modello urbano, più sano, più vivibile, più accessibile, più efficiente, più moderno. L’appello lanciato dal rapporto IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), non è soltanto un grido di allarme ma un invito a fare presto per salvare il bene più prezioso che abbiamo ovvero il PIANETA TERRA.

*Agronomo Paesaggista

 

 

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Ambiente. La mappatura del disastro. In difetto certamente

controm l'inquinamentodi Angelino Loffredi, intervento agli Stati Generali contro l'inquinamento svolto il 21 luglio '18 a Ceccano - Per affrontare tale importante questione è necessario tentare di utilizzare due strumenti di prevenzione sanitaria ed ambientale.
- Registro dei tumori, istituito con legge regionale del giugno 2015.
- Il Programma di Valutazione Epidemiologica della popolazione residente nel territorio del SIN Valle del Sacco, approvato con Delibera della Giunta Regionale del Lazio nel maggio 2017.
L’utilizzo congiunto di questi due strumenti “dovrebbe“ consentire la predisposizione di iniziative strategiche per la prevenzione del rischio sanitario e ambientale perché:
Il Registro dei Tumori predispone a “L’analisi dell’impatto dell’ambiente e la valutazione di situazioni di concentrazione spazio temporale dei casi oncologici“
Mentre attraverso lo STUDIO EPIDEMIOLOGICO “Gli esiti sanitari saranno studiati in relazione all’esposizione alla residenza“ Inoltre, verrà ricostruita la storia residenziale.

I due strumenti, dunque si intrecciano, si alimentano e si sostengono in modo tale che le aree di criticità nelle quali le patologie incidono in maniera elevata e ed anomala potrebbero essere rilevate e circoscritte e dalle quali si potrebbero trarre indicazioni per indagini ambientali mirate appunto alla individuazione delle fonti, nonché alla identificazione dei responsabili.

L’utilizzo dei due provvedimenti infine se ben utilizzati e raccordati potrebbero ridurre i rischi di esposizione della popolazione e svolgere di fatto una concreta prevenzione e tutela della salute. Va precisato che lo Studio Epidemiologico non riguarda solo i tumori ma anche la estesa serie di patologie legate a cause ambientali nella Valle del Sacco per l’attuazione di misure contro l’inquinamento atmosferico, la depurazione dell’acqua e l’uso del suolo.

Più in generale si potrebbe ipotizzare che l’insieme di misure per la prevenzione dei rischi ambientali ridurrebbe l’incidenza delle patologie ottenendo un risparmio di risorse da destinare invece alla sanità pubblica.

Le ipotesi descritte rappresentano le potenzialità non ancora espresse pertanto mi sembra naturale stigmatizzare il ritardo ingiustificato che la Regione Lazio sta accumulando. Ricordo infatti che la legge per il Registro dei Tumori esiste dal giugno 2015 mentre la Delibera per lo Studio Epidemiologico pur esistente dal 2017 non ha fatto un passo in avanti.

Mi accorgo che l’attenzione maggiore è riservata al pericolo di contaminazione del Beta-esaclorocicloesano, ma dobbiamo assicurare una continua osservazione anche verso siti non direttamente collegati al fiume Sacco ma ugualmente pericolosi. E provo a ricordarli:
- Ex CemAmit, per l’amianto interrato
- La bonifica avviata ma non completata della Viscolube
- Le discariche comunali chiuse.
- Le discariche attive, quali quella di Via Le Lame a Frosinone, di Colle Fagiolara a Colleferro, di MAD a Roccasecca.
- Gli inceneritori pubblici del ciclo dei rifiuti di Colleferro e di San Vittore e quelli privati di Bonollo e della Marangoni.
- Le 19 industrie chimiche a rischio di incidente rilevante.
La questione dell’Area Industriale di Frosinone che sprigiona puzza, che non riesce a far funzionare il depuratore e a regolarizzare l’afflusso degli scarichi provenienti dalle fabbriche.
- I continui sforamenti delle emissioni di CO2 a Frosinone, Ferentino, Ceccano.
- I depuratori gestiti da ACEA. Nel 2013 dei 112 solo 9 funzionavano regolarmente.

Questa è la mappatura del disastro. In difetto certamente.
Credo inoltre che sia arrivata l’ora di chiedere il dimissionamento dei responsabili del depuratore dell’Area industriale e dell’ARPA, lavoro ben remunerato ma che non corrispondente ai risultati dovuti. Dopo tanto parlare di merito e necessario tirare i conti.

 

 

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Ceccano: un consiglio comunale per la salute.

ceccano palazzo antonelli 350 253di Valentino Bettinelli - Ambiente, salute, inquinamento, depuratore, puzza. Parole queste che, per i ceccanesi, sono diventate una realtà quotidiana. Purtroppo alle nude parole si lega una triste storia fatta di malattie e perdite dolorose per tutti i residenti nella Valle del Sacco.

La città di Ceccano, unica dell’area ad essere completamente attraversata dal corso del fiume, è forse la più colpita dall’emergenza. Ai problemi del fiume si unisce, anche, la sgradevole presenza del depuratore ASI di Colle San Paolo che, costantemente, fa sì che il paese venga colpito da sgradevoli ondate di cattivo odore.
Una situazione generale che ha scosso la cittadinanza, spingendola a manifestare e a ribellarsi; una richiesta di aiuto profonda e straziante che, fino ad ora, non aveva ricevuto grandi risposte.

A seguito della richiesta degli otto consiglieri di opposizione, il Presidente Corsi ha convocato, per la giornata di ieri, una seduta straordinaria del consiglio comunale.
L’assemblea, per l’occasione aperta e con possibilità di intervento, ha visto la presenza dei maggiori esponenti degli enti addetti al monitoraggio e dei rappresentanti politici regionali, uniti, in maniera trasversale, dall’interesse per il tema in questione.

La presenza e gli interventi dei tanti convenuti hanno permesso a tutti di aprire meglio gli occhi su questa situazione. Il grido alla risoluzione ragionata è stato unanime. Anche i numerosi interventi popolari hanno contribuito a rendere il consiglio un momento di vera aggregazione.
Una mattinata sicuramente utile per creare delle basi solide affinché si possa superare un’emergenza divenuta ormai insostenibile per la popolazione. La salute pubblica ha riunito, in maniera plurale, i pensieri e le idee di cambiamento della società civile e della politica.
A volte si pensa che il problema debba essere staccato dalle aule e dai luoghi della politica. È proprio quest'ultima, invece, esercitata nei modi più corretti e nel dialogo tra forze, l’unica in grado di trovare delle soluzioni concrete ad un problema che necessità di tempi lunghi e lavoro costante.

Una prima pietra è stata posata, ed è estremamente significativo che tutto ciò sia stato fatto proprio a Ceccano. La vita e la salute dei cittadini merita un’attenzione che non dovrà limitarsi al pur interessante tavolo di ieri, ma che, grazie alla trazione di tutte le forze politiche locali, dovrà smuovere le acque decisionali a livello nazionale.

 

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Psi Ceccano. In vista del Consiglio Comunale aperto sull'ambiente

ceccano palazzo antonelli 350 253di Antonio Ciotoli, segretario sezione "Pertini" PSI Ceccano - In vista del Consiglio Comunale aperto, il PSI ha una semplice richiesta diretta al Sindaco Caligiore: cosa intendono fare le autorità preposte sul territorio e responsabili in materia ambientale e sanitaria per trovare una risoluzione immediata alla problematica ambientale che da due anni rende irrespirabile l’aria di Ceccano e dei suoi dintorni?

A parte la carrellata di volti noti dello star system comunale e dei neo eletti a tutti i livelli governativi dello scorso 12 giugno; a parte la stessa curiosa manifestazione che i Sindaci del comprensorio hanno voluto rivolgere contro “loro stessi”, in quanto massime autorità sanitarie e ambientali; a parte il rispolvero delle maschere antigas che erano rimaste chiuse per anni nei cassetti degli oppositori duri e puri della prima decade del 2000 e che da tre anni, finalmente, sono al governo della città: quale è stata in questi ultimi due anni o quale sarà l’azione concreta nelle prossime due settimane che il Sindaco Caligiore ha ordinato con i dispositivi che ha a disposizione -come Ordinanze, ecc .-, finalizzate al superamento dell’emergenza puzza a Ceccano e dintorni?

L’informativa presso la Procura della Repubblica di Frosinone? Un protocollo di intesa con gli organi di controllo come l’ARPA mirato a restringere il paniere delle responsabilità? Un tavolo di indagine e di approfondimento con gli organi consortili ASI per accertare se oppure quali tra le aziende servite stiano procurando tanto disagio e tanto allarme tra la popolazione? Insomma, quale è ad oggi, dopo due anni, la causa di questo dannoso fenomeno?

Sono quesiti seri e che non celano nessuna ironia e che soprattutto non intendono prestare il fianco a risposte inutili e già sentite fino alla noia negli ultimi tre anni, tra cui «abbiamo segnalato, abbiamo denunciato, abbiamo coordinato, siamo in attesa di risposte»… e altri bla bla bla che hanno lasciato la problematica dove era ed è tuttora.

E diciamo subito, onde evitare di dover ascoltare ancora la lista dei falsi primati di Caligiore, che chi nel passato, prima di lui si è occupato delle problematiche ambientali: ha denunciato infinite volte e si è visto per altrettante volte archiviare le denunce come è agli atti dell’Amministrazione comunale, ha organizzato e promosso tavoli e manifestazioni coordinate con gli altri Comuni, ha perseguito i malfattori per anni anche solo con l’ausilio proprie autorità di controllo e, alla fine, annusando il rischio di restare inascoltato si è assunto a piene mani il peso delle proprie responsabilità.

Quelle massime autorità sanitarie di allora hanno ordinato chiusure di attività moleste come è stato per la porcilaia, hanno impedito la lavorazione presso il depuratore consortile dei reflui di discarica (percolato), hanno impedito la creazione di impianti di gestione dei rifiuti, hanno collaborato quotidianamente con gli organi consortili per la mitigazione continua degli impatti olfattivi del depuratore ASI sito nel territorio e per accertare giornalmente il suo corretto funzionamento, hanno preteso e ottenuto l’inserimento delle aree contaminate nel Sito di Interesse Nazionale -che nel 2005 senza l’Amministrazione comunale si sarebbe fermato a Sgurgola- e hanno conseguentemente richiesto e ottenuto il monitoraggio sanitario della popolazione.

Chi l’ha preceduto si è sentito chiamare assassino dalla più parte della sua attuale amministrazione e che però soltanto ieri ha ritrovato in fondo ai cassetti quelle stesse maschere antigas usate in quegli anni.

La domanda è: per usarle contro chi, oggi? Contro il Sindaco che da tre anni dovrebbe “agire” e pare non lo faccia? Contro il Sindaco che lamenta abbandono delle istituzioni e pare non sia consapevole di essere lui la prima Istituzione ad avere a disposizione gli strumenti imperativi indispensabili, quanto meno, per migliorare la condizione di vivibilità del proprio Comune? Contro un Sindaco troppo impegnato sempre a guadagnare la scena mediatica con il solito rituale della passerella o del classico colpo di teatro dell’arrivo della provvidenziale telefonata dall'alto? Il paradosso è che non servirà neanche questo perché il Sindaco ieri sera ha fatto da solo: ha protestato contro se stesso e ha fatto anche bene.

Nel territorio ci sono già Enti e autorità responsabili, il Comune per primo, e per seguire ARPA Lazio, ASI, Regione Lazio, Carabinieri Forestali e la lista si allunga a voler cercare altri strumenti: agisca Caligiore dove è di sua competenza e pretenda collaborazione risolutiva, chiara ed efficace da chi, intorno al primo cittadino di Ceccano, con inferiori, pari o superiori poteri è deputato a farlo.

Ci faccia sapere in sede del prossimo Consiglio Comunale dedicato quale è la sua azione concreta a contrasto della puzza che da due anni ammorba insopportabilmente Ceccano, e cioè da un anno dopo la Sua elezione a Sindaco: fatti finalmente e non più proclami.

 

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