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Riggi: Appello al Sindaco per l'asilo nido Pollicino

Frosinone 350 260 minDaniele Riggi: “Rivolgo un appello al Sindaco, all'Assessore al Bilancio e all'Assessore alla Pubblica Istruzione: consentiamo all'asilo nido Pollicino di proseguire l'attività didattica, almeno fino alla fine di questo anno scolastico”

L'attuale legge di bilancio varata dal governo giallo-verde si sta rivelando l'ennesima tagliola sui bilanci comunali, dato che riduce ulteriormente le già scarse risorse disponibili per i servizi ai cittadini. L'asilo nido comunale “Pollicino” vive da diverso tempo una situazione precaria, infatti il servizio, in assenza di nuova gara per l'affidamento, va avanti attraverso delle proroghe. Adesso, a causa anche dei recenti tagli imposti dal Governo, c'è il forte rischio che nel bilancio comunale di quest'anno non ci siano le risorse sufficienti per garantire il proseguimento dell'attività del servizio, almeno fino alla fine dell'anno scolastico. Sarebbe veramente clamoroso e ingiusto interrompere un servizio didattico ad anno scolastico inoltrato, considerando che i genitori hanno già versato le quote di iscrizione e, soprattutto, hanno organizzato i propri impegni lavorativi e personali sapendo di poter contare sul supporto del servizio. In questo modo rischiamo di danneggiare le famiglie, con cui il Comune ha preso degli impegni, i bambini, che vedrebbero interrotto il loro percorso didattico, e, soprattutto, i lavoratori e le lavoratrici dell'asilo, che in questi anni hanno garantito con professionalità un servizio utile a tutta la comunità. Capisco che in una situazione economica così drammatica sia difficile mantenere operativi tutti i servizi a domanda individuale, va anche detto, però, che nel caso degli asili nido le quote versate per il servizio da parte dell'utenza consentono di bilanciare parte della spesa, generando così una “perdita controllata”. L'asilo nido Pollicino, tra l'altro, in questi anni ha sempre svolto un servizio di qualità, apprezzato dall'utenza, che ha consentito a molte famiglie frusinati, a fronte di impegni di vita e di lavoro sempre più pressanti, di poter garantire ai propri figli un'educazione socio-affettiva adeguata nella seconda infanzia, ad un costo accessibile.

In tempi così difficili, non tutti hanno le risorse economiche per potersi permettere servizi educativi privati, così come non tutte le coppie di genitori hanno la fortuna di avere a casa familiari a cui poter affidare la cura dei propri bambini. Spero, dunque, che ci sia la volontà politica di garantire il proseguimento del servizio almeno fino alla fine di quest'anno scolastico, diversamente si andrebbe incontro a un precedente veramente imbarazzante per la nostra Amministrazione, che non può pensare di avviare dei servizi scolastici senza essere certa della copertura finanziaria almeno fino alla fine dell'anno didattico. Sono convinto che per un servizio così apprezzato e importante ci sia la disponibilità di tutto il consiglio comunale, maggioranza e minoranza, a intraprendere una battaglia comune presso la Regione o il Ministero per ottenere dei canali di finanziamento; intanto cerchiamo di eliminare il più possibile le spese velleitarie.

 

 

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Appello agli eletti nell'interesse dei disoccupati

Vertenza Frusinatedi Samuel Battaglini - Il 4 marzo il Popolo Ciociaro, ancor più rispetto a quello del resto d' Italia, attraverso il proprio voto, ha tracciato un solco tra passato e futuro, mandando a casa un vecchio modo di concepire la politica e premiando il nuovo. L' auspicio era quello di vedere finalmente la Terra di Cicerone, Libero De Libero, San Tommaso D'Aquino, tanto per citarne alcuni, essere rappresentata da una classe dirigente consapevole dell' onore ed allo stesso tempo dell' onere del quale era stata investita.

Ad oggi, a distanza di oltre nove mesi dal loro insediamento al governo ed in regione, oltre a tanti selfie e finti proclami, il nulla. Il termine Onorevole, nel senso più nobile del termine, non può essere un semplice appellativo da sfoggiare per rivendicare un traguardo raggiunto a discapito di altri, ma dovrebbe ricondurre ad un romantico senso di appartenenza ai valori verso i quali si dovrebbe essere fortemente legati, che affondano le radici nella tutela della propria comunità. Una comunità che a causa della incapacità di questa nuova pseudo classe - dirigente di fare quadrato quantomeno sui temi temi importanti che attanagliano la nostra provincia, rischia di vedere ulteriormente aumentare la fetta dei senza reddito.

Oltre mille lavoratori raccolti sotto la sigla di "VERTENZA FRUSINATE", se Regione e Governo non troveranno entro la fine dell' anno novecentomila euro, perderanno la mobilità in deroga (che non percepiscono da mesi) promessa dalla Regione Lazio il 28 febbraio attraverso un accordo firmato con i sindacati. Non serve nemmeno sottolineare che in un territorio già fortemente colpito dalla crisi occupazionale, altre mille famiglie lasciate a se stesse, rischiano di innescare una bomba sociale senza precedenti.

Novecentomila euro che, se messi a confronto con i milioni di euro spesi per la nuova sede dell' ASI, o dei contributi erogati per le tante sagre paesane, sono davvero una goccia nell' oceano. L' appello agli eletti, con particolare riferimento a coloro che hanno potere decisionale, è quello di mettere da parte invidie ed antipatie ed iniziare a fare squadra per porre rimedio a questo stato di crisi complessa, scegliendo se essere ricordati come coloro che hanno effettivamente aperto una nuova stagione fatta di speranze, o come coloro che hanno fatto rimpiangere l' usato garantito, preferendo i battibecchi sulle "letterine di Natale" piuttosto che la presentazione di emendamenti a favore di cause ben più nobili.

Il 31 dicembre è vicinissimo, ma non è ancora tutto perduto.

 

 

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Si allarga la solidarietà per la Vertenza Frusinate

disoccupati VertenzaFrusinate 350 260L'Associazione Diritto alla Salute accoglie l'appello dei lavoratori di vertenza frusinate affinché i rappresentanti politici e istituzionali della Ciociaria si attivino immediatamente per risolvere il drammatico problema degli oltre mille lavoratori ormai senza tutele. Per questo motivo rilancia a tutti, soprattutto agli organi di stampa, il comunicato di protesta del Comitato che annuncia l'assemblea di lunedì 17 p.v.

APPELLO AGLI ELETTI
Il 4 marzo il Popolo Ciociaro, ancor più rispetto a quello del resto d' Italia, attraverso il proprio voto, ha tracciato un solco tra passato e futuro, mandando a casa un vecchio modo di concepire la politica e premiando il nuovo. L' auspicio era quello di vedere finalmente la Terra di Cicerone, Libero De Libero, San Tommaso D'Aquino, tanto per citarne alcuni, essere rappresentata da una classe dirigente consapevole dell' onore ed allo stesso tempo dell' onere del quale era stata investita.

Ad oggi, a distanza di oltre nove mesi dal loro insediamento al governo ed in regione, oltre a tanti selfie e finti proclami, il nulla. Il termine Onorevole, nel senso più nobile del termine, non può essere un semplice appellativo da sfoggiare per rivendicare un traguardo raggiunto a discapito di altri, ma dovrebbe ricondurre ad un romantico senso di appartenenza ai valori verso i quali si dovrebbe essere fortemente legati, che affondano le radici nella tutela della propria comunità. Una comunità che a causa della incapacità di questa nuova pseudo classe - dirigente di fare quadrato quantomeno sui temi importanti che attanagliano la nostra provincia, rischia di vedere ulteriormente aumentare la fetta dei senza reddito.

Oltre mille lavoratori raccolti sotto la sigla di "VERTENZA FRUSINATE", se Regione e Governo non troveranno entro la fine dell' anno novecentomila euro, perderanno la mobilità in deroga (che non percepiscono da mesi) promessa dalla Regione Lazio il 28 febbraio attraverso un accordo firmato con i sindacati. Non serve nemmeno sottolineare che in un territorio già fortemente colpito dalla crisi occupazionale, altre mille famiglie lasciate a se stesse, rischiano di innescare una bomba sociale senza precedenti. Novecentomila euro che, se messi a confronto con i milioni di euro spesi per la nuova sede dell' ASI, o dei contributi erogati per le tante sagre paesane, sono davvero una goccia nell' oceano. L' appello agli eletti, con particolare riferimento a coloro che hanno potere decisionale, è quello di mettere da parte invidie ed antipatie ed iniziare a fare squadra per porre rimedio a questo stato di crisi complessa, scegliendo se essere ricordati come coloro che hanno effettivamente aperto una nuova stagione fatta di speranze, o come coloro che hanno fatto rimpiangere l' usato garantito, preferendo i battibecchi sulle "letterine di Natale" piuttosto che la presentazione di emendamenti a favore di cause ben più nobili. Il 31 dicembre è vicinissimo, ma non è ancora tutto perduto.  (questo brano in corsivo gli autori del comunicato lo hanno tratto dell'appello di Samuel Battaglini, pubbicato anche qui)

ASSEMBLEA DI VERTENZA FRUSINATE IL GIORNO 17/12/2018 ore 9 :30 presso la sala della provincia di Frosinone Palazzo Giovanni Iacobucci. Questa mattina una delegazione di Vertenza frusinate si è attivata per varie autorizzazioni, colloqui, telefonate, nonostante la stanchezza accumulata nei giorni per una battaglia che stiamo facendo tutti i giorni per riconquistare un posto di lavoro, ma purtroppo col sangue amaro delle tante delusioni e schermaglie e prese in giro che abbiamo subito ma andiamo avanti senza fermarci.

È ARRIVATO IL MOMENTO DI CAMBIARE TATTICA.
Servono persone coraggiose, decise, e in grado di metterci la faccia. Sono rimasti pochi giorni per ribaltare tutto, dobbiamo provarci e resistere fino all'ultimo minuto, per non avere poi rimpianti di non aver fatto tutto il possibile. Vertenza Frusinate ha invitato l'informazione locale e Regionale, sperando questa volta nella loro sensibilità.
ABBIAMO BISOGNO DEI NOSTRI SINDACI A PARTECIPARE ALLE NOSTRE ASSEMBLEE, ABBIAMO BISOGNO DI TUTTI I POLITICI DEL NOSTRO TERRITORIO , È ORA CHE TUTTI I POLITICI SI ASSUMANO LE PROPRIE RESPONSABILITA' METTENDOCI LA PROPRIA FACCIA. DEVONO MANTENERE LE PROMESSE FATTE AL MOMENTO DELLA PRORIA CANDIDATURA , SI DEVONO RENDERE CONTO CHE CI SONO MIGLIAGLIA DI FAMIGLIE IN TUTTA LA PROVINCIA DI FROSINONE A RISCHIO POVERTÀ PER LA PERDITA DEL PROPRIO POSTO DI LAVORO.
A TUTTI VOI POLITICI DI TUTTO IL TERRITORIO DELLA PROVINCIA DI FROSINONE: È DOVERE E COMPITO VOSTRO PARTECIPARE E SCENDERE IN PIAZZA PER AIUTARE I VOSTRI CONCITTADINI A RISOLVERE I LORO PROBLEMI. NON NASCONDETEVI. RISPETTATE LE VOSTRE PAROLE E LE VOSTRE RESPONSABILITA' PRESE AL MOMENTO DEL VOSTRO INCARICO ISTITUZIONALE, SE SIETE LI’ E’ GRAZIE AL POPOLO CIOCIARO CHE VI HA VOTATO CREDENDO IN VOI, ADESSO DIMOSTRATECI CHE NON CI AVETE ABBANDONATO E CHE SIETE CON NOI! VI ASPETTIAMO, GRAZIE.

IL COMITATO DI VERTENZA FRUSINATE

 aggiornato il 18 dic '18

 

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 disoccupati VertenzaFrusinate 350 260

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Appello a tutti i partiti: pagare subito la 'mobilità in deroga'

disoccupati VertenzaFrusinate 350 260(video) Il quotidiano L'Inchiesta ieri ha dedicato una intera pagina alla "mobilità in deroga", lo ha fatto intervistando il Segretario generale della Cisl frusinate Enrico Cppotelli che lancia un appello forte «Basta con la propaganda, Si paghino le mobilità in deroga». UNOeTRE.it oggi, riporta un'intervista in video a Gino Rossi, uno dei protagonisti della lotta per la difesa dei diritti dei disoccupati di questa provincia.

Stanno diventando numerose le sollecitazioni e le iniziative a sostegno del rispetto di una decisione definita fra i Sindacati, tutti, e la Regione Lazio il 28 febbraiuo scorso, ma che ancora non viene attuata.

Nei giorno scorsi riportammo una dichiarazione del Segretario genarale dell'Ugl, Enzo Valente, che sosteneva le stesse richieste di Coppotelli e di Cgil e Uil, il rispetto dell'accordo con la Regione. Sappiamo che un'analoga sollecitazione è venuta dalla Prefettura di Frosinone e prima ancora dal Presidente della Provincia, Antonio Pompeo che, con una lettera a sua firma, ha chiesto un incontro al Ministero del Lavoro con Regione Lazio, Sindacati e la stessa Provincia di Frosinone per condurre a conclusione questa vicenda segnata dal disagio sofferente di centianaia di famiglie del frusinate senza più reddito. C'è apprezzamento per queste iniziative, ma anche l'ansia timorosa perchè nessuno vorrebbe che si arrestassero senza prima avere ottenuto risultati concreti e certi. Si moltiplicano gli appelli ai partiti e agli eletti di questa provincia.

Il tutto si potrebbe sintetizzare in un obiettivo, trovare il finanziamento certo di quanto concordato il 28 febbraio, attraverso un emendamento da includere nella finanziaria 2019 che sarà votata dal Parlamento entro dicembre prossimo e, nel frattempo, porre mano e tutti gli interventi immediati che si possono assumere.

 

La video intervista di Gino Rossi a cura di Ignazio Mazzoli

 



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Appello a tutti i partiti: pagare subito la 'mobilità in deroga'

disoccupati VertenzaFrusinate 350 260(video) Il quotidiano L'Inchiesta ieri ha dedicato una intera pagina alla "mobilità in deroga", lo ha fatto intervistando il Segretario generale della Cisl frusinate Enrico Cppotelli che lancia un appello forte «Basta con la propaganda, Si paghino le mobilità in deroga». UNOeTRE.it oggi, riporta un'intervista in video a Gino Rossi, uno dei protagonisti della lotta per la difesa dei diritti dei disoccupati di questa provincia.

Stanno diventando numerose le sollecitazioni e le iniziative a sostegno del rispetto di una decisione definita fra i Sindacati, tutti, e la Regione Lazio il 28 febbraiuo scorso, ma che ancora non viene attuata.

Nei giorno scorsi riportammo una dichiarazione del Segretario genarale dell'Ugl, Enzo Valente, che sosteneva le stesse richieste di Coppotelli e di Cgil e Uil, il rispetto dell'accordo con la Regione. Sappiamo che un'analoga sollecitazione è venuta dalla Prefettura di Frosinone e prima ancora dal Presidente della Provincia, Antonio Pompeo che, con una lettera a sua firma, ha chiesto un incontro al Ministero del Lavoro con Regione Lazio, Sindacati e la stessa Provincia di Frosinone per condurre a conclusione questa vicenda segnata dal disagio sofferente di centianaia di famiglie del frusinate senza più reddito. C'è apprezzamento per queste iniziative, ma anche l'ansia timorosa perchè nessuno vorrebbe che si arrestassero senza prima avere ottenuto risultati concreti e certi. Si moltiplicano gli appelli ai partiti e agli eletti di questa provincia.

Il tutto si potrebbe sintetizzare in un obiettivo, trovare il finanziamento certo di quanto concordato il 28 febbraio, attraverso un emendamento da includere nella finanziaria 2019 che sarà votata dal Parlamento entro dicembre prossimo e, nel frattempo, porre mano e tutti gli interventi immediati che si possono assumere.

 

La video intervista di Gino Rossi a cura di Ignazio Mazzoli

 

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Il Prof Santulli scrive un appello al nuovo Prefetto

Rifiuti Superstrada 350 260 mindi Michele Santulli (riceviamo e pubblichiamo) - La superstrada Sora-FR-casello autostrada, solo da qualche mese è stata fornita delle targhe chilometriche di Legge: limite di 90 Km: per venti-trentanni la velocità era di 80, consigliata. Ma la peculiarità, oggi più che mai, è un’altra: alle rampe di ingresso si legge, da sempre: ”SR ex SS 214, Tipo C, art 2 CdS” .

Il lettore curioso che va a leggere questo art.2 tipo C del Codice della Strada, trova scritto: “strada ad unica carreggiata con almeno una corsia per senso di marcia e banchine” e crede di avere le traveggole: infatti si sta descrivendo una strada normale quale la Mària o la Casilina o la superstrada Sora-Atina- Cassino, ad una sola carreggiata e con due sensi di marcia, laddove la strada Sora-FR-casello autostrada, ha tutte le caratteristiche del tipo B cioè di una “strada a carreggiate indipendenti o separata da spartitraffico invalicabile con almeno due corsie di marcia….” e il limite di velocità è di Km/h 110 per la B e di Km/h 90 per la C, quindi ci si chiede: come mai, per esempio, la superstrada Aurelia -che evidenzia intersezioni a raso, non ha la rete di protezione lungo il percorso… - prevede 110 Km/h e quella Sora-FR-casello autostrada, le cui intersezioni sono regolari e cioè non a raso e con la rete di protezione lungo tutto il percorso …registra un limite di 90?

Chi mai ha scritto che va equiparata assurdamente al tipo C? Anche in tale illogica situazione nessuno è mai intervenuto: certamente la ragione non può essere perché il percorso è spesso accidentato a causa dei giunti sfasati e sgangherati sui viadotti o a causa del sovente degradato manto stradale o a causa dei selvaggi che gettano i loro sacchetti di immondizia in giro, senza menzionare la vegetazione spontanea che inizia ad invadere la sede stradale in più tratti.

Sempre in merito, il Signor Prefetto è chiamato anche ad intervenire sulla effettiva e fattiva percorribilità almeno del tratto della superstrada Atina-Cassino che evidenzia, incredibile, uno spartitraffico a doppia linea dagli inizi alla fine. E tale soluzione è tutt’altro che risolutiva degli incidenti: lo è solo, di sicuro, al fine della facilità dell’elevazione di eventuali multe da parte di pattuglie in agguato! Perché non realizzare dei sensi di marcia, alternati, a tre corsie? A che cosa servono quelle banchine inutilizzate ed inutilizzabili? Si ricorda che la analoga superstrada Venafro-Isernia connota, da sempre, a tratti, tre sensi di marcia, con soddisfazione di tutti gli automobilisti e soprattutto per veritiera maggior sicurezza.

Più volte è stato sollecitato il Prefetto a prendere posizione sui due decreti prefettizi del 2.8.2007 e del 20.11.2013 concernenti la istituzione dei cosiddetti autoveloxAutovelox 350 260 min in provincia e ne abbiamo evidenziato la difformità dalle Leggi istitutive. Nel frattempo ne sono stati eliminati molti, restandone in funzione cinque o sei che hanno la sola funzione incontrovertibile e incontestabile e difforme dallo spirito del Legislatore, di arricchire le rispettive amministrazioni comunali e di diseducare vieppiù gli automobilisti, per i quali trasgredire ai limiti diventa normale e perfino gratificante una volta evitata la trappola dell’autovelox! In particolare abbiamo attirato l’attenzione sui due autovelox di Belmonte Castello, sostanzialmente fuori Legge -hanno reso miliardi in lire, oggi milioni in Euro- ma che godono, inspiegabilmente, stando ai fatti, a nostro avviso, di particolare attenzione da parte dei controllori.

La Prefettura in ogni provincia rappresenta la solennità dello Stato, in ogni aspetto e come tale ha la diretta e piena responsabilità di tutti gli accadimenti e situazioni: alludiamo essenzialmente, passando ad altro argomento, al rispetto dell'art.51 della Costituzione laddove prescrive: “Chi è chiamato a funzioni pubbliche elettive ha diritto di disporre del tempo necessario al loro adempimento e di conservare il suo posto di lavoro”, ciò significa che le cariche pubbliche (senatori, deputati, consiglieri ecc.) possono essere occupate solo da cittadini impegnati professionalmente e attivamente i quali per un certo periodo limitato, vogliono dedicarsi al bene pubblico, magari gratuitamente: cioè, sempre se la lingua italiana è uguale per tutti, che alle cariche pubbliche non hanno diritto di accedere galoppini di partito e portaborse, figli di papà, sfaccendati, eterni studenti, avventurieri, veri e propri falliti, disoccupati, nullafacenti, ecc. Infatti “funzioni elettive” e “posto di lavoro ” sono un tutt’uno, sono imprescindibili, l’una è la condizione dell’altra!! Di conseguenza non è previsto il politico di professione, quindi non è previsto vitalizio, buonuscita, privilegi vari, ecc. una volta terminato per propria decisione l’impegno politico. Si assiste, al contrario, perfino alla presenza di mantenute e amiche di autentici capibastone, alla presenza di avventurieri, nullafacenti, assaltatori della pubblica diligenza, soprattutto nei Comuni, nella Regione, e altre pubbliche amministrazioni e i risultati sono le malversazioni, la corruzione, i disastri amministrativi, ambientali, paesaggistici, morali, senza menzionare gli incredibili privilegi che di comune accordo si riconoscono e si concedono, a beffa della comunità: nefasto il degrado amministrativo.

E’ in questo momento della divaricazione tra il dettato costituzionale e la perniciosa realtà, senza ricordare la ‘disciplina’ e l’ 'onore’ di cui pure la Costituzione parla, che si innesta il punto critico: chi è abilitato a verificare che le candidature alle cariche elettive rispondano ai requisiti di Legge? Come è stato possibile che col tempo la carica elettiva sia divenuta normale appannaggio di autentici predoni e malversatori o di semplici parassiti? Chi è venuto meno alla verifica e al controllo preliminari, con enorme e irreversibile danno per la collettività? La Prefettura è l’Ultima istanza, cioè quella definitiva e determinante, lo scaricabarile non è previsto. Guardandosi attorno si deduce che fino ad oggi l’occhio dello Stato, la Prefettura, è stato affetto da cataratta.

 

 

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Sinistra. Un appello affinché tornino a parlarsi

Teatro Brancaccio pienodi Daniela Mastracci - Mancano due giorni al 18 novembre. E non sarebbe stato un 18 novembre solito. Sarebbe stato il giorno della speranza di centinaia e centinaia, oso dire migliaia e migliaia donne e uomini che avevano pensato quel prossimo sabato romano come l’appuntamento della rinascita. Una rinascita dal letargo, dall’assuefazione, dalla delusione respingente, dal pessimismo, dalla paura anche. Perché il prossimo sabato 18 novembre ci si sarebbe ritrovati al Brancaccio. Abbiamo seguito il percorso da subito, ci siamo appassionati al nostro futuro. Non ci si chiedeva di fermarsi a pensare al nostro presente, no.

Era proprio quella la grande novità, credo: ci si chiedeva di avere il coraggio di guardare avanti, oltre i drammi di oggi, oltre le ingiustizie, le forme striscianti e più manifeste di illegalità, di malaffare, di mezzucci, di furbizie, di tattiche, di politicismi, come ho imparato a chiamarli. Ci si chiedeva di spingere lo sguardo al di là della grettezza del presente, di osare finalmente pensare che tutto fosse ancora possibile. Che si potesse rovesciare il tavolo, che si potesse fermare la corsa sfruttatrice del capitalismo imperante. Ci si diceva che la Costituzione poteva salvarci, era ancora la nostra piattaforma condivisa. La nostra forza. E noi, che l’avevamo difesa e brandita contro chi volesse strapparcela di mano, chi volesse restringere ancora di più lo spazio democratico e partecipato della rappresentanza, del voto, dell’opinione, del diritto, noi tutti, le donne e gli uomini del 4 dicembre e tutti coloro che si stavano smuovendo pian piano dall’abulia, noi ci volevamo provare.

 

Ci siamo dichiarati pronti. Ci siamo attivati. Avevamo superato lo scoglio della autoconvocazione: il difficile, dopo anni e anni di silenzio, di invisibilità, di impotenza, era stato proprio chiamarci da soli alle assemblee territoriali, dirci l’un l’altro: proviamoci. Non restiamo fermi. Non restiamo in silenzio ancora una volta. Ci siamo spronati a vicenda. E ci siamo messi in cammino. Quel nostro cammino è stato arrestato. Il coraggio di guardare avanti è mancato? Quell’osare l’impossibile ha spaventato? Vedere tanto popolo muoversi ha messo paura? Vedere che gli argini si potevano rompere, che i silenti aprivano la bocca e non smettevano più di dire Adesso basta! Farsi consapevoli che poteva trattarsi di una marea umana ha fatto fare muro. Ma a chi, per davvero? Ad Anna Falcone e Tomaso Montanari? L’apparenza ci dice questo. Forse sarebbe opportuno domandarsi di più. Forse dovremmo tutti crederci ancora e immaginare quale sarebbe stato il risultato: poteva accadere ciò che è accaduto in Inghilterra? Oppure in Francia? Oppure in Spagna, ancor prima? Poteva forse accadere che il voto di una marea umana, fatta di quei “sommersi” di cui Montanari ha parlato fin dal primo istante, avesse potuto dilagare e attestarsi sulla doppia cifra percentuale? Quanti sono gli elettori italiani? Quale percentuale ci riportano le amministrative dello scorso giugno? E il voto in Sicilia? E quello a noi vicinissimo di Ostia?

 

Queste elezioni ci riportano un dato comune: l’astensione come primo partito, il partito dei silenti. E se coincidesse con la marea umana che si era messa in movimento per le assemblee territoriali e che aspettava il 18 novembre? Questa domanda è centrale, adesso. Perché si parla di milioni di elettori potenziali. Si parla di numeri che in Italia non si vedono al voto da un bel un po’. Certo, si dirà, la legge elettorale Rosatellum blinda il Parlamento: ma se quei milioni votassero? E se proprio il percorso che doveva vedere uniti i partiti Sinistra Italiana, Possibile, PRC, Alleanza per la Democrazia e l’Uguaglianza, Mdp, le associazioni, i comitati, i cittadini tutti che, senza un chiaro riferimento partitico, avevano però aderito al progetto-processo, e il Pci, in tutte le sue tante declinazioni, i giovani soprattutto, che al voto del 4 dicembre avevano raggiunto l’81% di votanti, insomma se tutti, ma proprio tutti, avessero portato avanti il percorso fino al voto? Con una lista unita? La lista del popolo che finalmente avrebbe ridato un senso al votare, che ci avrebbe riposto una nuova fiducia. Ecco, cosa sarebbe potuto accadere? Altro che 3%. Un numero percentuale che non oso nemmeno immaginare, ma che forse chi ci ha guardati, ha immaginato eccome! Melenchon ha preso il 19%. Corbyn il 40%. Il 40% è un numero da rabbrividire! La strada verso l’Alleanza avrebbe riportato al voto gli astenuti? Avrebbe dato motivo in più e corroborato chi al voto ha continuato ad andare in questi ultimi anni? Era un potente corroborante! Ecco, domandiamoci perché il processo è stato interrotto. Ma non credo che basti dire che un’assemblea viene sconvocata, come è stato scritto, per rispondere. Penso che ci voglia di più.

 

E ora che fare? Risuona nella mente il libro di Lenin. C’è ancora margine? Si può ricompattare le file sfilacciate? Si può fare un appello, ennesimo, lo sappiamo, a chi si incontrerà il 2 dicembre affinché sia aperto e inclusivo a chi oggi sta fuori? Si può lanciare un appello affinché tornino a parlarsi? Affinché chi ha detto, fino a ieri, che voleva una Sinistra davvero finalmente alternativa al Pd, e a tutta le destra italiana, possano ancora comprendere che si deve tentare? Altrimenti si guadagnano seggi in Parlamento, ma non si muovono di un millimetro i rapporti di forza, anzi! La destra non è soltanto Berlusconi, è la Meloni, è Salvini, e è Alfano con il giochetto già visto delle dinamiche da Pentapartito; è, sconcerto a parte, Casa Pound, è Forza Nuova, è un fascismo che, quello si, ha preso coraggio, ha visto che non lo si ferma, e allora ha capito che può tornare. Contro tutto questo, soltanto le percentuali che Melenchon e Corbyn, ancor di più, hanno riportato alle elezioni, potrebbero modificare i rapporti di forza. Allora facciamo un appello: non pensate soltanto ad essere presenti in Parlamento. Pensiamo, insieme, di essere una forza parlamentare che possa incidere avendo cambiato i rapporti di forza.

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Anna Elisa De Santis: Aderisco al Manifesto - Appello per la democrazia e l’uguaglianza

disagisociali protesta mindi Anna Elisa De Santis - Aderisco al Manifesto-Appello per la democrazia e l’uguaglianza, assemblea provinciale di Frosinone ed esprimo le ragioni dell’adesione.

L’Appello ha nella sua premessa che l’Assemblea provinciale di Frosinone sarà in linea con i contenuti dell’Assemblea del Brancaccio, che si è tenuta a Roma il 18 giugno per promuovere la costituzione di un’Alleanza popolare per la democrazia e l’uguaglianza, di seguito ho potuto leggere i contenuti. Ho letto anche i dieci punti programmatici dal sito web che all’Assemblea di Roma sta dando seguito.

Quanto all’ambiente, che è tema a me caro, c’è un approccio diversificato nell’elaborazione, sintetica nell’Appello provinciale, articolata attorno a nodi strategici nell’Appello nazionale. La sinteticità dell’elaborato locale sul punto mi ha colpita, devo dirlo con franchezza, vista la preminenza del problema nella nostra zona. C’è il rischio della genericità, dell’opzione di principio che scivola sulla pelle del programma politico senza lasciare il segno. Un rischio, che come tale può essere evitato. Quanto all’elaborato nazionale io credo che dovrebbe contenere la focalizzazione del problema ambiente in un Punto specifico di programma. La questione ambientale, perché ormai di questo si tratta, è il discrimine su cui si definisce lo statuto degli enti politici che si vanno costruendo e sarà dirimente anche per la costruzione di alleanze in vista delle elezioni politiche e delle altre occasioni elettorali future.

La tutela del lavoro e l’idea stessa di diritto al lavoro, che non esclude ma completa quella del diritto a vivere dignitosamente per chi il lavoro non lo ha o lo ha incerto, come è drammaticamente nell’area frusinate, è connessa intimamente con quella ambientale. Sia la tutela del lavoro che la tutela ambientale hanno origine nella responsabilità che abbiamo verso l’ambiente e verso i lavoratori. La responsabilità nei confronti dei lavoratori è fondata sul nostro appartenere all’umanità secondo i principi e le regole conquistate attraverso lotte durissime, secondo pensieri di libertà prodotti nel vivo di immense fatiche intellettuali, difesi senza risparmio di sé da persone e popolazioni nella storia umana, fino alla contemporanea Resistenza antifascista e successivamente. La laicità è il perno su cui si costruisce il futuro, valore coinvolgente per credenti e non credenti, fedi diverse, non appannaggio di una parte migliore di altre, ma enzima della crescita culturale diffusa.

Esso è in particolare il cardine del processo di liberazione della donna, contraddetto nel frusinate da scelte di lungo periodo di svuotamento di strutture essenziali per l’empowerment femminile, come i consultori, dalla difficoltà nella mobilità pubblica o condivisa nelle città e nei paesi, dalla limitatezza dei servizi sociali e dalla contrazione delle opportunità di lavoro. Un insieme di fatti che richiedono l’urgente attivazione delle forme di promozione dei contenuti di autodeterminazione e libera scelta, nei processi produttivi e nella vita di relazione personale, per contrastare con più efficacia la violenza contro le donne. La responsabilità nei confronti del mondo che dovremo restituire alle generazioni future almeno come lo abbiamo abitato, è un impegno da molto tempo acquisito nei documenti internazionali fin dal Rapporto Brundtland della Commissione mondiale sull’ambiente e lo sviluppo del 1987. Dare seguito al Rapporto Brundtland nel frusinate, può significare oggi riconoscere il ritardo rispetto a quel documento, non rispetto ad una specifica norma o regolamento, ma al documento nel suo senso, perché troppo nel frusinate è stato invaso nel senso dell’irresponsabilità.

Poiché il soggetto di principale incidenza è quello d’impresa, la riappropriazione del Rapporto potrà avvenire a partire da esse, dalla loro partecipazione attiva ai progetti di attuazione del Rapporto, non ancillare rispetto ai programmi di crescita del profitto aziendale, che, per la perdurante instabilità dei risultati in zona, omogenea in tutta l’area, richiede ormai la presa di coscienza della necessità di un asse strategico sulla base della realtà territoriale, esito di inquinamenti reali e non solo percepiti. Territorio potente per risorse naturali e disponibilità onesta al lavoro, non solo per sé ma anche per le generazioni a venire. Questa, che è una tradizione, la famiglia ciociara, può diventare un valore di eccezionale forza lavorando per la liberazione della relazione d’amore da moduli rigidi, guardando alle possibilità da offrire alla tranquillità di relazioni d’amore nel contesto di iniziative per il recupero del territorio insieme alle imprese, ma senza confusione sui doveri d’impresa. Secondo un’etica rispettosa di uomo e ambiente, istituzioni, che ha ragioni vive nella Costituzione, in costante dinamicità come è per l’esperienza umana di ognuno, uomo o impresa che sia.

 

Parteciperò all’Assemblea volentieri, perché la realtà politica nazionale che si va creando con la spinta del movimento per l’Alleanza popolare per la democrazia e l’uguaglianza promosso da Anna Falcone e Tomaso Montanari, sia forte anche dei contenuti emergenti dalla realtà frusinate, tanto nella sostanza che nel metodo. Perché anche il metodo è importante. Un’Alleanza per la democrazia e l’uguaglianza deve avere metodi democratici nel suo vivere quotidiano e strategico. La democrazia di una formazione politica non è un lusso, ma la garanzia stessa di esistenza. Significa rispetto tra le persone, rispettarsi come parte di un impegno, con limpido dire e fare. Diversamente, sarebbe solo un progetto esclusivo ed escludente la popolazione che onestamente si incontra e si unisce per affrontare con più forza e tranquillità il proprio presente e cercare di far bene per il futuro. Di conseguenza, un punto fermo sarà la chiarezza delle parole, la lealtà delle parole e il rifiuto della violenza nel linguaggio, nel metodo, il rispetto della coscienza.

Anna Falcone e Tomaso Montanari hanno proposto con linguaggio chiaro un’idea di sinistra aperta al respiro inquieto, al sudore della fatica, della terra o del computer inesorabile sulla schiena di chi digita dati o quanto di altro possa essere digitato, per lo più da free tanto per dire. Una sinistra che è di conforto a chi vive la sofferenza della malattia, la difficoltà delle malattie lunghe, quelle con cui una parte sempre più ampia della popolazione deve “convivere”, così si dice con ineffabile leggerezza. Come, con quali mezzi, con quali strutture, in quale condizione nella modificata relazione nei contesti sociali? E in una provincia senza strutture di mobilità pubblica, dove finisce la dignità dei più fragili? Un abisso tra il nord e il sud del Paese, una frontiera tra le città e i paesi, le periferie, dove più schiacciante è il peso delle diseguaglianze. Il linguaggio di Anna e Tomaso è vicino a quello che si parla ogni giorno, ma non è sottoposto al senso comune, della cui pericolosità già Gramsci avvertiva. E’ agli antipodi del metodo usato nei confronti del Senatore Pietro Grasso dal PD.

La pressione pesante esercitata nei confronti del Presidente del Senato è propria della deviata concezione della preminenza della decisione di partito rispetto ai principi dello Stato, alle regole, alla coscienza, anche professionale. Dunque, è bene non aspettare ancora, se un metodo di tal fatta ha potuto trovare applicazione nei confronti della seconda carica dello Stato. Per la democrazia anche nel metodo, è un obiettivo a cui cercherò di dare l’impegno che posso, e per l’uguaglianza, consapevole che l’uguaglianza non accetta schemi perché tante sono le forme possibili della disuguaglianza, della discriminazione. Anche nel territorio di Frosinone, dove la vita sa essere durissima quando il profilo della democrazia sfuma in lontananza. Anna Elisa De Santis

 
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Sostenere l’appello al Consiglio di Stato contro gli inceneritori

Colleferro Termovalorizzatori 350 260di Ina Camilli* - Il Comune di Colleferro ricorre al Consiglio di Stato contro la sentenza del TAR del Lazio che non si è pronunciato sull’annullamento della Determinazione regionale, la quale ha esteso la durata decennale dell’Autorizzazione integrata ambientale (AIA) dei due inceneritori di colle Sughero di proprietà di Lazio Ambiente (8.10.2015, n. G. 12095), senza avviare il procedimento di riesame dell’AIA.
Diamo quindi la nostra adesione all’appello per proseguire uniti nella battaglia e ringraziamo la stampa locale, come fonte preziosa di informazione, per il suo contributo alla comunicazione.
Il ricorso alla giustizia amministrativa è sicuramente uno degli strumenti più efficaci per contrastare il rilascio dell’AIA, che, se concessa, consentirà ai due inceneritori e al sistema di rifiuti, basato su discariche e TMB, di restare in vita per altri 20 anni.
Nel frattempo la Regione ha deciso il futuro di Lazio Ambiente spa – una questione dai risvolti preoccupanti – e con l’operazione di ricapitalizzazione ha stanziato 12.600.000 € da destinare in parte al revamping per l’ammodernamento degli impianti (Deliberazione n. 573, 4.10.2016).
La decisione del Comune, che avevamo auspicato e sollecitato, giunge dunque a pochi giorni dalla scadenza del termine utile (23 maggio), quando ormai avevamo perso quasi del tutto la speranza.
Tale decisione permette ai comitati e alle associazioni intervenuti ad adiuvandum nel ricorso al TAR di partecipare anche a questo giudizio, dove potranno far valere i loro diritti e l’interesse a sostenere le ragioni dell’Amministrazione comunale.

Coerenza e continuità di una battaglia

La scelta della Giunta Sanna (liste civiche e PD) di portare avanti la battaglia amministrativa contro gli inceneritori è coerente con gli impegni presi e si inquadra nel complesso scenario politico ed amministrativo della valle del Sacco, estremamente compromesso sotto il profilo sanitario e ambientale.
La strada del TAR è irrinunciabile e va perseguita fino in fondo, ma l’esito e i tempi non brevi impongono di indirizzare gli sforzi verso le altre azioni possibili, che devono essere parte di una strategia complessiva e inclusiva, su tutti i piani e ad ogni livello, di cui al momento non vediamo la trama e il coinvolgimento dal basso.
Sul piano dell’indirizzo politico, oltre alla Giunta, deve pronunciarsi il Consiglio comunale, che si è limitato a riconoscere gli inceneritori incompatibili con il territorio che li ospita.
Sull’esempio di Patrica, Anagni, Ferentino e Roccasecca il Consiglio dovrebbe approvare “una mozione unitaria per chiedere al Presidente Zingaretti una moratoria dei Comuni della valle del Sacco non concedendo nessuna autorizzazione o potenziamento per nuovi impianti di smaltimento (discariche) e nessun revamping degli inceneritori esistenti”, come invece prevede il piano industriale di Lazio Ambiente spa.
Il Consiglio dovrebbe dichiararsi favorevole ad impianti di recupero e riciclo e per il compostaggio di comunità ed approvare un ordine del giorno per inserire nel PUCG norme di divieto alla collocazione ed esercizio di nuovi impianti di trattamento e smaltimento di rifiuti, norme rinforzate sul piano territoriale dalla sigla di un protocollo di intesa con le altre Amministrazioni comunali confinanti e limitrofe.
Il Consiglio dovrebbe dichiarare la sua contrarietà alla proposta regionale di ATO Unico, in corso di approvazione, che con la competenza esclusiva della gestione dei flussi di rifiuti e con la soppressione dell’ “autosufficienza” nell’ambito dei sub-ATO, consente ai rifiuti indifferenziati di circolare liberamente ed essere trattati e smaltiti negli impianti di tutta la Regione.
Questo significa che il soccorso impiantistico non sarà più legato a situazioni emergenziali o di conclamato deficit impiantistico, ma la regola sarà la sussidiarietà territoriale, sempre dovuta, violando le direttive europee e il Testo unico ambientale.
L’attuale Piano rifiuti invece prevede che questi vengano trattati e smaltiti, come regola principale, all'interno dei sub-ATO, nel rispetto dei principi di prossimità ed “autosufficienza”.

Un Ambito locale autonomo e autosufficiente per tutti i Comuni della Valle del Sacco...

L’alternativa all’ATO unico regionale è la costituzione di un Ambito locale autonomo fondato sull’autosufficienza territoriale ed esteso a tutti i Comuni della Valle del Sacco.
Sul piano amministrativo, il Comune di Colleferro deve avvalersi dello strumento della Conferenza di Servizi per perseguire i suoi obiettivi. Per farlo dovrebbe, per citare degli esempi, chiedere il DPTR (Documento di pianificazione territoriale regionale); la validità delle garanzie finanziarie; una Relazione tecnica da parte di Lazio Ambiente spa; la verifica delle prescrizioni autorizzatorie dettate nel 2009; la verifica di impatto ambientale; la valutazione di impatto sulla salute, rispetto all’aumento del 25% dei rifiuti da bruciare negli inceneritori; l’allineamento alle direttive europee per il passaggio dal CDR (combustibile derivato da rifiuti) al CSS (combustibile solido secondario); l’accertamento dell’origine e della presenza del cromo esavalente, chiedendo una certificazione ad Arpa Lazio; la caratterizzazione del sito poiché incluso nel perimetro del SIN Bacino del fiume Sacco.
Lo stanziamento regionale previsto per il risanamento dei due inceneritori (12.600.000 €) anziché al revamping dovrebbe essere destinato totalmente alla riconversione industriale degli impianti, dismettendo definitivamente l’attività di incenerimento dei rifiuti.
Una istruttoria completa e integrata da nuove Osservazioni da parte del Comune impedirebbe il ricorso al famoso “sbocca Italia”, che riconosce gli inceneritori come infrastrutture strategiche nazionali, e farebbe emergere elementi utili per l’eventuale richiesta di revoca dell’AIA.
Il “Comune di Colleferro deve favorire la partecipazione diretta di quello di Genazzano in Conferenza dei Servizi” e di altri Comuni (aggiungiamo noi).
Si chieda un incontro al Ministro dell’Ambiente Galletti ed al Presidente Zingaretti sulla gestione del ciclo contenuta nel nuovo Piano regionale rifiuti e sugli effetti che produrrà nella valle del Sacco.
La compromissione delle matrici ambientali aria, acqua e suolo nella Valle del sacco è tale che non sono sostenibili ulteriori impatti derivanti da impianti di trattamento e smaltimento dei rifiuti; nonostante l’improvvido ed estemporaneo intervento del Ministro Lorenzin, reso esclusivamente per sostenere la campagna elettorale del candidato sindaco a Frosinone Ottaviani, è ben nota e certificata la grave situazione riguardo lo stato di salute della popolazione in Valle del Sacco.
E basterebbe la sola presenza del rinnovato SIN Bacino del Fiume Sacco a segnalare i rischi sanitari che i cittadini sopportano da tempo.
Il nuovo rapporto di "Sorveglianza sanitaria ed epidemiologica della popolazione residente in prossimità del fiume Sacco", rapporto tecnico delle attività 2013-2015, si conclude così: "La contaminazione del fiume Sacco rimane un disastro ambientale di proporzioni notevoli che ha comportato una contaminazione umana di sostanze organiche persistenti”.
Sul piano sociale un passo avanti sarà la costituzione dell’Osservatorio ambientale e del “Tavolo tecnico di confronto con le associazioni ambientaliste per poter, congiuntamente, collaborare e affrontare il tema della gestione dei rifiuti e degli impianti connessi, tenendo bene a mente la salvaguardia dei lavoratori» (http://www.cronachecittadine.it/colleferro-la-posizione-del-sindaco-sanna-edellass-allambiente-calamita-sul-testo-dei-rifiuti-e-degli-inceneritori-no-al-revamping/).

*Ina Camilli
Rappresentante Comitato residenti Colleferro

 
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Voto 2017 - Appello per il miglioramento della qualità e la ripubblicizzazione dell'acqua

acquapubblica 2si 350 260da Comitato provinciale acqua pubblica Frosinone - Appello ai candidati Sindaci e Consiglieri comunali per il miglioramento della qualità e la ripubblicizzazione
del servizio idrico integrato

Far applicare la legge 5 del 2014 approvata all'unanimità

«Gentili Candidati,
la Legge Regionale n. 5 del 4 aprile 2014 “Tutela, governo e gestione pubblica delle acque”, approvata all’unanimità dal Consiglio Regionale e coerente con la volontà espressa dal popolo italiano con i referendum del 2011, disciplina la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque in sostituzione della previgente L.R. n. 6/1996.
La stessa L.R. n. 5/2014, nonostante i termini in essa fissati, non ha ancora visti emanati i provvedimenti normativi necessari ed indispensabili alla sua effettiva attuazione. La Proposta di Legge regionale n. 238/2015 “Individuazione degli ambiti di bacino idrografico e organizzazione del servizio idrico integrato”, finalizzata all’attuazione dell’art. 5 della L.R. n. 5/2014, è pendente da quasi due anni presso il Consiglio Regionale del Lazio e mai discussa in Commissione Ambiente. Detta Proposta di legge regionale è stata presentata dal Coordinamento Regionale Acqua Pubblica il 27 dicembre 2014 e successivamente sottoscritta da 11 Consiglieri regionali di maggioranza e opposizione. All’articolo 2 prevede la costituzione, tra gli altri, dell’Ambito di Bacino Idrografico “Sacco” ed all’articolo 3 definisce i comuni ricadenti in detto Ambito (per un totale di 45 comuni e circa 350.000 abitanti);
Il Presidente della Regione, con il DPRL n. T00205 del 12/10/2016, ha affidato un incarico in materia giuridico-amministrativa al Prof. Alberto Lucarelli per "l'elaborazione di una proposta di legge che regoli la materia degli ambiti di bacino idrografico e del sistema idrico integrato". Nel mese di giugno p.v. il Prof. Lucarelli consegnerà l’elaborato richiesto, il quale dovrà essere successivamente discusso e approvato dalle Commissioni consiliari competenti e, infine, dal Consiglio Regionale.
Nel frattempo, le modifiche intervenute alla legislazione nazionale di riferimento, se da un lato non incidono sulla piena e totale applicabilità della norma regionale, dall’altro inducono a rischi di concentrazioni societarie nell’interesse dei grandi operatori privati del settore dei servizi e salvaguardano comunque il loro profitto a spese degli utenti del servizio idrico integrato.»

L'importanza del Piano di Tutela delle Acque Regionali (PTAR)

«La mobilitazione di molti cittadini e comitati e di alcuni Enti locali ha sino ad oggi impedito che, tradendo i principi della L.R. n. 5/2014 “Tutela, governo e gestione pubblica delle acque”, anche nel Lazio venisse adottata una normativa contraria all’esito dei referendum del 2011, come già avvenuto in Toscana e Campania, ad esclusivo beneficio degli interessi delle società multiutilities.
Di recente, il Piano di Tutela delle Acque Regionali (PTAR), il principale strumento di pianificazione regionale in materia di acque, è stato aggiornato e adottato con la Deliberazione n. 819 del 28 dicembre 2016, pubblicata sul BURL n. 4 del 12 gennaio 2017. Il PTAR si configura quale piano di settore funzionale all’attuazione della Direttiva comunitaria 2000/60/CE, ratificata con il D.L.vo n. 152/2006, i cui obiettivi di qualità delle acque e dei corpi idrici possono essere raggiunti soltanto attraverso la realizzazione di molteplici interventi a livello territoriale riguardanti tutti i comparti socio-economici (urbano, industriale, agricolo, zootecnico). Tale Piano analizza e valuta in termini quantitativi e qualitativi lo stato delle risorse idriche a livello di singoli bacini idrografici e definisce le opportune norme di gestione delle stesse risorse idriche al fine di garantirne la corretta conservazione e l’eventuale riqualificazione. Inoltre, delinea, anche da un punto di vista infrastrutturale ed economico, gli interventi da attuare nei singoli bacini idrografici per migliorare l’efficacia e rendere più sostenibili i servizi idrici integrati attualmente forniti. Il bacino idrografico del fiume Sacco è uno dei bacini analizzati e valutati dal PTAR ed è coerente con la delimitazione dell’Ambito di Bacino Idrografico definito nella suddetta Proposta di L.R. n. 238/2015.

L'impegno che occorre oggi

«Per tutto quanto premesso, il Comitato provinciale acqua pubblica Frosinone si appella a tutti i candidati alla carica di Sindaco e di Consigliere comunale delle prossime elezioni amministrative perché si impegnino, una volta eletti, a:
• sollecitare la Regione Lazio affinché proceda rapidamente con la predisposizione delle norme attuative della L.R. n. 5/2014 “Tutela, governo e gestione pubblica delle acque” e individui uno specifico Ambito di Bacino Idrografico “Sacco”, come contenuto nella Proposta di L.R. n. 238/2015 “Individuazione degli Ambiti di bacino idrografico ed organizzazione del servizio idrico integrato”;
• supportare la Regione Lazio, nelle forme opportune, come amministratori comunali, nell’attuazione della L.R. n. 5/2014 “Tutela, governo e gestione pubblica delle acque”;
• sostenere prioritariamente e privilegiare l’opzione della gestione pubblica del Servizio Idrico Integrato dell’Ambito di Bacino Idrografico Sacco, promuovendo la costituzione di un’azienda speciale consortile e verificando la possibilità dell’uso di strumenti di finanza pubblica per il reperimento dei fondi necessari al finanziamento degli investimenti;
• contribuire attivamente per raggiungere gli obiettivi di qualità stabiliti nel nuovo Piano di Tutela delle Acque Regionale, per rendere efficiente e sostenibile il servizio idrico integrato nei tempi e modalità stabiliti dal piano stesso;
• sostenere e rafforzare la Delibera dell’Assemblea dei Sindaci dell’ATO 5 di risoluzione del contratto con la società Acea ATO 5 spa per la gestione del servizio idrico integrato;
• nelle more della risoluzione controllare approfonditamente l’operato della società Acea ATO 5 spa, valutarne la qualità e pretendere il rispetto delle norme contrattuali e degli utenti del servizio.
Il Comitato provinciale acqua pubblica Frosinone chiede, infine, a tutti i candidati di manifestare pubblicamente la condivisione, o meno, dei punti sopra elencati e di illustrare chiaramente nella campagna elettorale come intendono affrontare il tema della gestione dell’acqua e risolvere i problemi e le criticità attualmente presenti, che penalizzano fortemente i cittadini, depauperano la risorsa e ne peggiorano la qualità, esponendo la comunità a notevoli ripercussioni sociali, economiche, sanitarie e ambientali.»


fb: Comitato acqua pubblica frosinone

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