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Verso il Voto 2018. Ferraguti: “Non solo l’Italia, anche la nostra provincia è al bivio”

ForzaItalia 350 260 mindi Silvio Ferraguti - Quando Silvio Berlusconi dice che l’Italia è ad un bivio e una vittoria dei Cinque Stelle produrrebbe giustizialismo e pauperismo non lo dice per via della campagna elettorale. Ma perché è così. Aggiungo che il centrosinistra è talmente lacerato che è impossibile che possa dare garanzie sul piano della governabilità.

Ma il punto è che il ragionamento del leader di Forza Italia si cala facilmente sui territori, compreso il nostro. Senza alimentare alcuna polemica (non è il mio stile), ma ci siamo resi conto in quali condizioni oggi è la provincia di Frosinone? I residenti sono diminuiti, gli occupati sono sempre di meno, le persone senza lavoro aumentano ogni giorno, così come quelle senza ammortizzatori sociali e i precari che non sono stati stabilizzati. La sanità arranca, basta andare ad un Pronto Soccorso per rendersene conto.

Gli annunci non risolvono i problemi.

Le aree industriali aspettano da anni una svolta vera, fatta di interventi sulla viabilità, di un piano di rivisitazione delle destinazioni d’uso, di sostegno alle imprese, di infrastrutture, di connessioni telematiche al passo con i tempi. Ora non sfugge a nessuno che in tutti questi anni è stato il centrosinistra al governare il Paese e la Regione. E’ una constatazione, non una polemica. Ma quello che sta succedendo in modo silenzioso (ma inesorabile) in provincia di Frosinone è lo scivolamento sotto la soglia di povertà di tante famiglie del ceto medio. Purtroppo sono sempre di più i nostri concittadini che si rivolgono alla Caritas per ottenere un sostegno e un pasto caldo. Non possiamo permetterci una “decrescita infelice” che sta minando la nostra società. Infatti i giovani non lavorano, non riescono neppure a immaginare un futuro, spesso sono i nonni il vero ammortizzatore sociale di una famiglia nella quale madri e padri perdono sempre più spesso il lavoro. Anche e soprattutto in Ciociaria.

Forza Italia, come ha detto Berlusconi, si affiderà a persone che conoscono il mondo del lavoro e dell’impresa, persone che conoscono i territori e che sanno agire con idee e concretezza. Il fatto che Berlusconi abbia detto che il prossimo governo sarà formato da 12 ministri provenienti dalla società civile e 8 da politici di professione è una chiara ed importante indicazione.
Non solo l’Italia è al bivio, ma anche la Ciociaria.

 
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Il bivio drammaticamente esistenziale difronte alla Sinistra

qualesinistra 350 260di Ivano Alteri - “Eppur si muove!”. È un motto che inizia a circolare nella Sinistra, nonostante la selva di scetticismi che serpeggiano intorno ai vari processi unitari in corso. Ma forse tali scetticismi, non escluso il nostro, sono viziati da un riflesso condizionato che, per quanto giustificato dalle esperienze passate, non tiene conto di alcune novità; le quali, secondo noi, potrebbero rendere profondamente originali quei processi. A nostro modo di vedere, perciò, sarebbe più che opportuno suggerire a noi stessi un'analisi ex novo, con tutte le fatiche e i rischi del caso, piuttosto che ricorrere ai comodi, ma suicidi, giudizi e pregiudizi a cui siamo ben più che adusi. Ne va della nostra stessa sopravvivenza politica nella storia futura.

La Siniztra cos'è?

La Sinistra è quella “cosa” che ha condotto una massa sterminata di dominati a farsi dominante, titolare di diritti e produttrice di Storia; contro la protervia di alcuni, forti della propria mancanza di scrupoli e della inconsapevolezza dei più. La Sinistra ha fornito a questi la consapevolezza e l'organizzazione politica che non avevano, riuscendo insieme a fronteggiare una dominazione millenaria che aveva distorto il cammino umano fino a disumanizzarlo; e riuscendo anche a battere quella dominazione per lungo tempo, pur senza riuscire ancora a debellarla. Le ragioni che hanno interrotto il cammino della Sinistra e del suo popolo, disseminandolo di rassegnazione e radicale sfiducia nel futuro, non sono certo addebitabili al nemico, al sopraffattore che fa il suo mestiere, ma alla Sinistra stessa, che si è adagiata sul cosiddetto pensiero unico; divenuto tale non per mancanza di una elaborazione teorica alternativa della Sinistra, ma per un deficit tutto politico di coraggio e volontà. Di tutto ciò, la Sinistra ha il merito e la responsabilità.

Ora la Sinistra si trova di fronte ad un bivio esistenziale drammatico: da una parte, riorganizzarsi e continuare nel processo di emancipazione impresso alla vita di uomini e donne nel corso di un secolo e mezzo (e oltre); dall'altra, estinguersi, e lasciare che l'attuale condizione di neo-dominazione si trasformi in una definitiva deformazione antropologica della nostra specie. Insomma: o la Sinistra torna alla lunga lotta per debellare la sopraffazione o ne sarà repentinamente debellata, mentre la sopraffazione si farà viepiù strutturale. “Ora o mai più” è perciò la sensazione, il sentimento, la riflessione, il pensiero di molti e moltissimi, al vertice e alla base della Sinistra, tra i dirigenti, i militanti e i semplici elettori; tra quelli che hanno letto milioni di libri e quelli che non sanno nemmeno parlare. Ed è questa la novità più formidabile, che restituisce la perduta consapevolezza del sé, mentre pervade di sana paura le intelligenze più raffinate e i cuori più semplici.

Chi non tenesse conto di questo carattere decisivo del momento storico che stiamo vivendo commetterebbe, a nostro parere, un grave, irreparabile e imperdonabile errore. Ma quei processi unitari che abbiamo visto in atto negli ultimi mesi sembrano tenerne conto, avendo essi una caratteristica che non era presente nelle precedenti esperienze che pur si rifacevano all'unità della sinistra. I Referendari del Brancaccio, Mdp Art. 1, Possibile, Sinistra Italiana e, in una certa misura, Campo Progressista, con tutte le differenze e contraddizioni del caso, mentre ribadiscono con forza e determinazione la propria specificità, non mancano di manifestare anche la consapevolezza della propria parzialità e insufficienza politica. In altre parole, ci pare di vedere che i livelli del processo unitario in atto siano due: un primo livello, che potremmo definire Identitario, in cui si manifesta obiettivamente l'oggettiva pluralità delle sensibilità della sinistra; un secondo livello, che potremmo definire effettivamente Politico, in cui quelle varie sensibilità, finalmente raccolte in un proprio luogo dai confini definiti, dichiarano esplicitamente la propria natura transitoria verso un soggetto sovraordinato. Ne sia un esempio per tutti, tra i tanti possibili, la posizione espressa da Massimo D'Alema, che mentre spinge per una strutturazione forte e veloce del “suo” Mdp Art. 1, dichiara già che l'obiettivo primario di quella nascente organizzazione politica è “sciogliersi” in qualcosa di più grande. E questa, a noi pare, è una seconda novità sostanziale, che accomuna tutti e ci induce ben al di là della semplice speranza.

Naturalmente, non mancano le criticità e gli attriti; che a noi, però, non paiono insuperabili.

Una prima criticità riguarda il rapporto col passato; sembrerebbe che la Sinistra debba “rompere” col proprio passato. Ma davvero si vuole rompere con la tradizione di quella Sinistra che ha dato vita al movimento sindacale nei primi del Novecento? Che si è opposta con forza al fascismo, che ha fatto la Resistenza, edificato la Repubblica, scritto la Costituzione democratica, conquistato il suffragio universale? Che ha realizzato un sistema previdenziale universalistico, una scuola pubblica per tutti, un sistema sanitario per tutti, diritti per il lavoro? Che ha combattuto e vinto per i diritti civili e sociali, trasformando in cittadini coloro che erano considerati plebaglia? Forse non è con questa tradizione che bisognerebbe rompere, ma con le recenti prassi della Sinistra che, succubi di un pensiero reso colpevolmente “unico”, hanno tradito lo spirito originario e tutti coloro che vi avevano contribuito con la lotta e il sacrificio.

Un'altra criticità, forse la più ostica, riguarda il rapporto col Pd; “mai col Pd” è la linea di alcuni. Ma a noi non sembra una linea chiara. Se “mai col Pd” significa “mai con le politiche del Pd”, siamo pienamente d'accordo; ma se significa rinunciare a quel partito, per lasciarlo nelle mani dei neoliberisti italiani, siamo invece in totale disaccordo. Vorremmo sommessamente ricordare che quello è l'unico partito italiano le cui strutture siano rimaste in piedi dopo il crollo del Muro di Berlino e la tempesta di mani pulite; che è servito al Paese a far fronte ad una crisi politica e istituzionale senza precedenti dal dopoguerra; che questo è un grande merito della Sinistra (a prescindere da cosa poi ne abbia fatto); che rinunciare alla sua riconquista senza combattere vuol dire lasciarlo nelle mani del “nemico”, che può continuare ad ingannare gli elettori che vi sono legati perché ne conoscono le tradizioni. Quindi, per come la vediamo noi: “mai con le politiche del PD” è la linea vera.

A questa si lega strettamente una criticità relativa ai comportamenti ondivaghi di Campo Progressista, non solo di Pisapia, riguardo proprio i rapporti col Pd. Se tali comportamenti fossero determinati dall'attuale situazione, sarebbero del tutto comprensibili, vista la sua complessità. Il problema nasce quando si ha la spiacevole sensazione di trovarsi di fronte al tentativo di destabilizzare e ritardare gli stessi processi unitari in corso, quasi fosse opera di “guastatori” professionisti, intenti ad impedire che nasca qualcosa di sinistra che disturbi il Pd di stampo neoliberista. Non sarebbe una novità: è quasi parte integrante delle recenti prassi individuare soggetti ammantati da presunta ragionevolezza, con i piedi infilati in dieci scarpe, utili più ad impedire che gli altri facciano qualcosa, piuttosto che a fare qualcosa essi stessi. Forse sarebbe il caso di porre a quell'area un termine perentorio, entro il quale dovrebbe scegliere da che parte stare e interrompere ogni manfrina.

Un'ulteriore criticità, che forse vediamo solo noi, è l'oblio in cui, in Italia, sembrerebbe condannato il Socialismo, mentre Corbin, nel Regno Unito, patria del capitalismo, parla di “socialismo del terzo millennio”. Saranno, sicuramente, le specificità della storia della Sinistra italiana a condannarlo a una tale damnatio memoriae; ma neanche quelle ci sembrano sufficienti a giustificare la sua assenza in un momento così cruciale. Se è vero, come a noi pare, che ci troviamo di fronte ad un concreto rischio d'estinzione dello stesso “seme” della Sinistra, procedere nella discussione senza citare la prima radice che la Sinistra si è data nella sua storia, e senza esprimere un giudizio storico sul Socialismo del secolo scorso né dire cosa s'intenda farne in futuro, non ci sembra una cosa seria. Anzi, ci pare una fuga e ci dà la pessima impressione che possa ri-manifestarsi quel deficit politico di coraggio e volontà che ha caratterizzato la resa e il declino della Sinistra.

Nessuna di queste criticità, ed altre, ci sembrano tuttavia insuperabili; né pensiamo che manchino le capacità e la forza per superarle. Vediamo una consapevolezza diffusa del pericolo che si corre e la determinazione giusta per affrontarlo; i processi unitari in corso ne sono la testimonianza. Nel corso delle prossime settimane si terranno numerose iniziative in tutte le piazze d'Italia ad opera delle diverse formazioni in evoluzione. Pensiamo che ogni militante ed ogni elettore della sinistra debba assumere l'impegno ad aderirvi, e di sollecitare coloro che le hanno promosse a procedere con ancor maggiore determinazione.

Ci pare, questo, proprio il caso di dir loro che nessuno dovrebbe sentirsi escluso e ognuno dovrebbe rompere il silenzio, nel momento in cui abbiamo tutto da vincere o tutto da perdere. Perché nessuno domani possa venire a dirci che la Storia Non Siamo Noi.

Frosinone 1° ottobre 2017

 
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Civiltà e religioni davanti ad un bivio

dialogointerreligioso 350-260di Antonio Simiele - Ho tentennato prima di decidermi a scrivere sul tema dello scontro di civiltà e guerre di religione, tremendamente complicato, attuale, vitale per le sorti di quelle vicende, talora squallide, talora entusiasmanti, talora tragicomiche, talora drammatiche del romanzo avvincente che è la storia dell'umanità.
Esso si ripresenta periodicamente, ormai da secoli, con contenuti e contendenti simili, sfociando molte volte in guerre e nella momentanea supremazia degli uni sugli altri. Si ripete la forte tensione per l'egemonia regionale tra le varie anime dell'Islam. Si ripete l'utilizzo di motivazioni ideologiche e religiose a copertura di un violento scontro mondiale di potere, per cui, nello specifico degli avvenimenti di questi giorni, c'è da chiedersi se sia l'Islam a creare l'Isis o non, più verosimilmente, l'Isis ad ammantarsi di una certa interessata interpretazione dell'Islam.
Quello che è cambiato profondamente, rispetto al passato, è lo scenario mondiale, che consiglierebbe di affrontare queste vicende in modo diverso e risolutivo; esse minacciano di produrre un terremoto i cui ipotizzabili effetti disastrosi si possono intravedere solo con la sfera di cristallo.
Il processo di globalizzazione è quasi totale. E' in corso un riequilibrio planetario dei poli di sviluppo, in cui l'Occidente accusa una fase di decadenza, avendo perso e continuando a perdere molto della sua egemonia economica e culturale, di cui ha goduto negli ultimi secoli. Sono apparse sulla scena nuove grandi potenze economiche, come l'India e la Cina, ricche di tradizioni, storie e culture importanti. Gli stessi Stati Uniti d'America non mordono più come trent'anni fa.
Quello che dovrebbe essere a tutti evidente è che, nell'era dell'atomica, è pura follia pensare di risolvere le vertenze o addirittura di fare giustizia attraverso la guerra che, ora, quando si affaccia, è sempre foriera di innescare l'autodistruzione dell'umanità. Le religioni e gli Stati sono giunti davanti ad un bivio e devono decidere se proseguire sulla strada di sempre con il fondato pericolo di ritrovarsi sull'orlo del precipizio o imboccarne una totalmente nuova, com'è auspicabile.
Lancia un buon segnale, Obama, insistendo a voler costruire una grande coalizione, per combattere l'Isis, in cui prevalga la presenza dei mussulmani, in particolare dei Paesi arabi: è il capo del Paese più potente del mondo che, avvertito dei rischi letali presenti, cerca di evitare il solo sospetto di una crociata dell'Occidente e di ricondurre il più possibile lo scontro al livello regionale. Ancora poco, non basta e non bastano neppure gli accorati appelli e le condanne del Papa.
Sul versante religioso serve che avanzi speditamente il dialogo tra i diversi culti, i quali devono rafforzare, subito e in maniera imperativa, la consapevolezza dei singoli credenti che sia nemico della fede ogni atto o fine che solo giustifichi la guerra. Sul versante economico e politico si deve accelerare il rimpasto degli equilibri mondiali. E' compito dell'Occidente, favorire un dialogo senza pregiudiziali e senza pensare di imporre né subire verità assolute. Un confronto aperto, capace di far convogliare e convivere i valori positivi, presenti in tutte le culture e in tutte le società, in un'unica, nuova e condivisa dimensione mondiale. L'Occidente deve usare tutti i mezzi per percorrere questa la strada, che è quella buona anche per difendere, con efficacia, le sue grandi conquiste fatte, negli ultimi secoli, nel campo dei diritti civili, sociali e politici.
Tanti pensano che, questa, sia una visione ingenua, utopica. Non credo sia così e, comunque, è la strada che abbiamo a disposizione, difficile ma sicura, in grado di portare l'umanità verso un futuro di convivenza civile, pace e progresso.
Lì 16 settembre 2014

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