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Azioni programmate per la bonifica del SIN del bacino del fiume Sacco

Anagni-protesta contro marangoniLe giornate del 20 e 21 dicembre hanno visto svolgersi due importanti iniziative per l'ambiente della Valle del Sacco. Il giovedì 20 nella Sala del Consiglio Provinciale, per iniziativa dell'Assessora all'Ambiente del Comune di Ceprano Elisa Guerriero, ha preso vita un confronto fra i rappresentanti dell’Ambientalismo, di 9 Comuni e i tecnici della Regione Lazio e Ministero dell’Ambiente che è sembrato essere promettente.

Il venerdì 21 a Roma presso la Camera dei Deputati si è tenuta la conferenza stampa per la presentazione della mozione con prima firmataria la deputata Rossella Muroni che dichiara l'intento di «Portare in Parlamento, per sostenerle, le vertenze territoriali che ho incontrato in tanti anni di impegno con Legambiente. Nasce anche così la mozione a mia prima firma per la tutela della Valle del Sacco. Un atto ispirato dalle richieste di comitati e associazioni locali e dal segretario regionale di Sinistra Italiana Marco Maddalena con cui insieme ai colleghi Fornaro, Epifani, Occhionero, Rostan e Fassina chiediamo al governo un impegno forte per il risanamento ambientale e la tutela della salute dei cittadini».

 

UNOeTRE.it ha ritenuto utile che tutti i lettori possano tenere presente e sotto controllo il calendario delle iniziative concordate per arrivaree alla bonifica delle arre della Valle del Sacco

 L’Ingegner Elisa Guerriero* ci ha aiutato in questo intento realizzando un riepilogo delle azioni programmate per l’iter della bonifica del SIN del bacino del fiume Sacco.

 

TabellaProcedureBonificaSINbacinodelSacco

 

Pagina correlata Angelino Loffredi intervista Elisa Guerriro

*Elisa Guerriero

*Ingegnere ambientale, abilitata alla professione Albo Civile e
Ambientale nell'ordine degli Ingegneri di Frosinone.
Fra molte attività svolge anche quelle dì consulenza per enti pubblici e privati su tutte le tematiche ambientali e di sistemi integrati di raccolta differenziata.
E' Ricercatrice in ambito ambientale, Verificatrice dell'ambiente e esperta nello sviluppo sostenibile.

 

 

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Bonifica del Sacco. L'opinione di Angelino Loffredi

Inquinamento del SaccoValentino Bettinelli intervista Angelino Loffredi - Per approfondire l’annosa questione dell’inquinamento della Valle del Sacco, UNOeTRE.it ha deciso di dialogare anche con l’ex Sindaco di Ceccano, Angelino Loffredi, ponendo anche a lui alcuni quesiti sul problema.

- Il disastro ambientale della Valle del Sacco torna ad esplodere con l’episodio della moria di capi di bestiame nel 2005. Prima di questa data il fiume era tornato in condizioni migliori; quale fu il processo che portò a tale miglioramento?

Alla base di questo inizio di risanamento della qualità delle acque del fiume Sacco ci fu un clima di buoni rapporti tra tutte le forze politiche. In particolare negli anni della mia esperienza da Sindaco, dal 1981 al 1985. Debbo riconoscere il sostegno costante ricevuto dalla federazione provinciale del mio partito, il PCI, dalla maggioranza che guidava il comune e dalle amministrazioni comunali a nord di Ceccano. Le iniziative messe in campo, vennero favorite anche dagli atteggiamenti responsabili della Democrazia Cristiana e del Consigliere Provinciale Romano Misserville. Frutto di questa unione d’intenti fu l’arrivo a Ceccano nel febbraio del 1984 del Ministro all’Ecologia Alfredo Biondi, che portò la discussione su temi più operativi quali il finanziamento per la realizzazione della Sezione biologica del depuratore dell’ASI. Bisogna precisare che il tema centrale dell’epoca era un inquinamento causato appunto dalla mancata depurazione biologica. L’unità cittadina permise di ottenere il finanziamento, l’avvio dei lavori e la realizzazione nel 1991 della sezione biologica ottenendo così
un sostanziale miglioramento della qualità delle acque del Sacco, un notevole aumento della fauna ittica e l’eliminazione del fetore.

- Oggi i movimenti civici sono impegnati nel chiedere la risoluzione dei problemi. Come, secondo lei, la parte politica dovrebbe lavorare con le forze civiche per chiedere risoluzioni per il bene comune?

Le forze politiche dovrebbero mantenere un rapporto continuo con l’ambientalismo, essere consapevoli che ci troviamo di fronte ad una estensione del Movimento allarmato per via della crescita dei tumori e che chiede rapide soluzioni. E’ necessario pertanto evitare toni propagandistici, riportando le questioni aperte nell’interno delle assemblee elettive. Quindi anche nel Consiglio Comunale di Ceccano.Le forze politiche è opportuno eliminino la corsa alla primogenitura e la colpevolizzazione reciproca. Il nemico è l’inquinamento, contro i portatori di disastri è necessario unificare gli interventi. E’ urgente quindi che il Sindaco, massima autorità morale e politica si ponga l’obbiettivo di creare un clima di dialogo tra la maggioranza che lo sostiene e le opposizioni.
Attraverso frequenti seduto il Consiglio Comunale dovrebbe esercitare un esame approfondito e nuove forme di controllo verso scadenze che a gennaio a Ceccano avremo di fronte: la bonifica dei siti dell’ex discarica di via Anime Sante e la rimozione dell’amianto presso la SNIA BPD di Bosco Faito. E’ necessario accendere i riflettori attorno a queste scadenze per evitare che si ripeta quanto accaduto con i lavori del Depuratore ASI: 4 milioni di euro sprecati,senza alcun momento di controllo, nel silenzio dei sindaci che hanno portato a conservare un depuratore che non depura.

- Il 20 dicembre c’è stato un tavolo di lavoro in Provincia con i funzionari del Ministero all’Ambiente e della Regione, per la bonifica dei siti contaminati. Quali aspetti reputa siano positivi e quali, invece, dovrebbero essere ulteriormente approfonditi?

Credo che l’incontro in Provincia, su cui ho fatto delle necessarie considerazioni ( https://www.unoetre.it/notizie/ambiente/item/6452-per-la-bonifica-della-valle-del-sacco-novita-del-20-dicembre ) rappresenti un segnale estremamente positivo. E’ una risposta alle partecipate manifestazione avvenute in questi mesi, poi, anche se con un anno di ritardo, abbiamo sentito l’impegno, da parte del Ministero, a stanziare una somma che si aggirerà attorno ai 53 milioni di euro, che servirà ad iniziare l’opera di bonifica di siti circostanti le rive del fiume Sacco, oltre che l’avvio di esami epidemiologici. Si tratta di bonificare otto siti di cui due in Ceccano e di cui ho accennato prima. Ci troviamo di fronte nel territorio provinciale di terreni che risultano velenosamente inquinati da sostanze che stanno provocando gravi problemi alla salute pubblica. Questi interventi dovranno essere accompagnati anche da una riqualificazione che coinvolga la qualità delle acque( regolare funzionamento dei depuratori e lotta verso gli sversamenti nel fiume), dell’aria e dei servizi sanitari.
All’ordine del giorno esistono dunque temi impegnativi e complessi attorno ai quali è necessario alzare livelli di conoscenza e di impegno politico. Sarà tale impegno a trasformare la quantità della partecipazione popolare sinora vista in qualità della proposta, sapendo che la stessa ha necessità di unità, di rapide decisioni e immediati interventi. Per la salute nostra e per quelli che verranno.

 

 

 

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Emergenza fiume Sacco: una Interpelllanza per la sua bonifica

aulaSenato 350Atto n. 3-00451, pubblicato il 5 dicembre 2018, nella seduta n. 67 del Senato,
svolto nella seduta n. 68 dell'Assemblea (06/12/2018)

Senatori Massimo Ruspandini e Luca Ciriani

Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Premesso che:

il procuratore capo di Frosinone, in queste ore, ha aperto un fascicolo per "disastro ambientale plurimo" dopo i recentissimi episodi di inquinamento che si sono registrati nella valle del Sacco, in seguito ai quali il fiume Sacco è totalmente ricoperto da una schiuma bianca e maleodorante;

come è noto, il corso d'acqua, che attraversa tutta la valle del Sacco e la provincia di Frosinone, risulta essere uno tra i fiumi più inquinati d'Europa, con un'elevata presenza di beta- esaclorocicloesano, uno scarto di lavorazione della produzione dell'insetticida chiamato "lindano";
i continui sversamenti illegali nelle acque del fiume hanno determinato il suo avvelenamento e anche quello dei terreni agricoli limitrofi, allagati dalle frequenti esondazioni, inducendo all'abbattimento del bestiame e all'abbandono dei pascoli e alla distruzione dei prodotti agricoli contaminati, oltre alla chiusura di alcune aziende agricole;

recenti studi dimostrano come queste sostanze inquinanti siano entrate nella catena alimentare e quindi nelle case e negli abitanti della zona, rilevando evidenti connessioni tra l'inquinamento ambientale dei comuni limitrofi alla valle del Sacco e la frequenza di patologie tumorali dei residenti; la valle del Sacco vive ormai, fin dal 2006, in "stato di emergenza socio-economico-ambientale" permanente e i residenti sono sempre più colpiti da questa piaga ambientale, che mette a rischio la salute e la sicurezza;

il fiume Sacco è ormai un veleno che scorre nel cuore di un’area che è sito d’interesse nazionale, dove, purtroppo, si teme che nei decenni passati industrie e criminalità abbiano anche interrato rifiuti tossici;

si chiede di sapere quali misure urgenti il Ministro in indirizzo intenda adottare per la bonifica e la salvaguardia dell'ambiente e la tutela della qualità della vita dei cittadini residenti nei comuni della valle del Sacco e se non ritenga necessario investire maggiori risorse, umane ed economiche, nell'attività di monitoraggio, coordinamento e controllo di tutti i processi che regolano il meccanismo di gestione degli scarichi delle numerose aziende della zona industriale ed in particolare sul funzionamento del depuratore Asi.

 

 

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Emergenza fiume Sacco: una Mozione per la sua bonifica

camera dei deputati 350 minAtto Camera - Mozione 1-00086 presentato da MURONI Rossella, testo di Mercoledì 5 dicembre 2018, seduta n. 94

La Camera,

premesso che:

il decreto ministeriale n. 468 del 2001 ha istituto il sito da bonificare di interesse nazionale (Sin) «Frosinone», perimetrato con decreto ministeriale 2 dicembre 2002 e con decreto ministeriale 23 ottobre 2003, a cui è seguita l'istituzione del successivo Sin bacino del fiume Sacco. Il Sin di Frosinone è stato istituito dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare a seguito della proposta – effettuata da parte della regione Lazio nel 1999 – di inserimento tra i siti da bonificare di interesse nazionale di ben n. 121 discariche di rifiuti solidi urbani distribuite su tutto il territorio della provincia di Frosinone e presenti in n. 80 comuni sui n. 91 costituenti la provincia;

alla data di approvazione del piano regionale delle bonifiche di cui alla delibera della giunta regionale 591 del 14 dicembre 2012, delle n. 121 discariche solamente n. 7 avevano visto conclusa la procedura/di bonifica e dall'elenco dei siti contaminati pubblicato dall'Arpa Lazio ed aggiornato all'anno 2016 (httg://www.arpalazio.gov.it) si rileva che per numerose discariche dell'ex Sin Frosinone non è stata ancora completata la bonifica;

la definizione del nuovo perimetro del (SIN) Bacino del fiume Sacco di cui al decreto ministeriale n. 321 del 2016, a conclusione di un decennale periodo di alterne vicende giudiziarie e amministrative, ha certificato l'esistenza di una vasta area a cavallo fra le province di Roma e Frosinone e lungo tutta l'asta fluviale, oggetto di un grave inquinamento ambientale;

l'origine del Sin bacino del fiume Sacco riguarda la contaminazione di suoli ed acque derivata sia dallo sversamento abusivo di rifiuti e sostanze pericolose di origine industriale sia dall'abbandono, rilascio, smaltimento. Quanto emerso, sia durante le operazioni di caratterizzazione dell'area industriale di Colleferro e di Anagni, che successivamente e fino all'attualità per i siti industriali dismessi nel Comune di Ceprano e Falvaterra, ha posto in evidenza che la pratica dell'interramento di rifiuti industriali per evitare gli oneri di smaltimento si è aggiunta e sommata come causa della contaminazione di suoli ed acque a quella dell'esercizio delle stesse attività industriali. A titolo di esempio, si cita il recente episodio di smaltimento illecito di rifiuti di origine industriale avvenuto nel formine di Ferentino nel gennaio 2017, laddove veniva scoperto l'interramento in un sito industriale dismesso di notevoli quantità di rifiuti pericolosi;

alla grave compromissione ambientale, si aggiungono altre due note criticità che riguardano la Valle del Sacco: la depurazione delle acque e la qualità dell'aria;
nel fiume Sacco continuano a riversarsi, da oltre un ventennio, gli scarichi dei reflui di diverse attività industriali, senza alcuna depurazione e senza alcun controllo, come conferma il piano di gestione del bacino idrografico dell'Appennino Meridionale (al quale appartiene il fiume Sacco), approvato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 10 aprile 2013, che ha evidenziato che la qualità delle acque del bacino del Sacco è a livello «pessimo», ovvero il grado più basso della scala di qualità di cui alla direttiva ed allo stesso decreto legislativo n. 152 del 2006. Le cause di tale degrado sono ben individuate dal medesimo piano di gestione del bacino idrografico dell'Appennino meridionale, laddove nella azione (pagina 91) si legge: «Il fenomeno era ed è tuttora da attribuirsi alla mancata regolamentazione del sistema di scarichi da varia natura, in specie industriali. Ad oggi nell'area persistono condizioni di emergenza ambientale connessi ancora ad un sistema di collettamento e depurazione non idoneo o comunque non sufficiente a garantire standard qualitativi delle acque reflue compatibili con la tutela e salvaguardia delle risorse idriche». Anche l'Ufficio Commissariale per la bonifica del Sin «Bacino del Sacco» nell'ultima relazione dell'ottobre 2012 sottolineava che: «L'assenza di un impianto di depurazione consortile, promesso da decenni, ha contribuito in modo determinante all'emergenza ambientale nel territorio anagnino. In particolare, tale carenza ha determinato per tutte le imprese, anche di piccole dimensioni, la necessita di trattare i propri reflui in ambito domestico per poi scaricarli nel fiume Sacco o nei di lui affluenti. Da ciò è scaturita nel corso degli anni una impressionante serie di scarichi illeciti di sostanze tossiche che è culminata, nell'estate del 2005, nello sversamento di altissime quantità di cianuri in un affluente del Sacco, il Rio Santa Maria, con conseguente moria di animali e avvelenamento delle colture»;

con la delibera di giunta regionale n. 536/2016 la regione Lazio ha approvato la relazione dell'Arpa Lazio che aggiorna la zonizzazione del territorio regionale e la classificazione delle zone agglomerati ai fini della valutazione della qualità dell'aria in attuazione dell'articolo 3, dei commi 1 e 2 dell'articolo 4 e dei commi 2 e 5 dell'articolo 8 del decreto legislativo 155/2010. L'intero territorio della Valle del Sacco è stato censito in classe 1, ovvero laddove i superamenti delle concentrazioni di inquinanti in atmosfera, nella specie PM10 e PM2.5, sono tali per quantità ed entità da imporre l'adozione di misure emergenziali a tutela della salute delle popolazione e dell'ambiente;

la compromissione delle matrici ambientali, suolo, acqua e aria, causata dal sovrapporsi e sommarsi delle criticità innanzi rappresentate, ha determinato delle indubbie ricadute sullo stato di salute della popolazione della Valle del Sacco. Il «Rapporto tecnico sulla sorveglianza sanitaria ed epidemiologia della popolazione residente in prossimità del fiume Sacco» pubblicato nel giugno 2016 dal dipartimento epidemiologico della regione Lazio riporta: «La contaminazione del fiume Sacco rimane un disastro ambientale di proporzioni notevoli che ha comportato una contaminazione umana di sostanze organiche persistenti considerate tossiche dalle organizzazioni internazionali. Proprio perché la contaminazione è purtroppo persistente non esistono metodi di prevenzione e di rimozione dell'inquinante. Si tratta di un episodio che ha implicazioni etiche, politiche e sociali di livello nazionale. Le autorità locali hanno il dovere di informare la popolazione, di salvaguardarne la salute specie dei gruppi sociali più deboli, di offrire l'assistenza sanitaria adeguata, e di garantire un continuo monitoraggio epidemiologico e sanitario. È ovvio che tale assistenza dal punto di vista della tutela sociale e sanitaria del servizio sanitario si deve accompagnare ad un impegno istituzionale coerente per il risanamento ambientale»;

a fronte del quadro della situazione ambientale della Valle del Sacco fino ad ora delineato e rappresentato, con le indubbie, serie, gravi criticità ambientali, la strategia e gli indirizzi della regione Lazio per la gestione del ciclo dei rifiuti rischiano – come già è avvenuto nel passato – di avere pesantissime ricadute sul territorio, le quali comprometterebbero ulteriormente lo stato ambientale;

in sostanza la regione Lazio per supplire alla pretesa carenza impiantistica di Roma Capitale nel trattamento della frazione indifferenziata dei rifiuti solidi urbani, nonché per soddisfare il fabbisogno di smaltimento in discarica dei sovvalli non recuperabili e la trasformazione in energia del combustibile derivato dai rifiuti (Cdr) prodotto dagli impianti di trattamento meccanico-biologico (Tmb), ha intenzione di sfruttare l'impiantistica esistente nella provincia di Frosinone che invece è asservita al fabbisogno dei comuni appartenenti al medesimo ambito territoriale ottimale (Ato) provinciale. Il potenziamento delle capacità degli impianti esistenti e l'aumento del conferimento di rifiuti solidi urbani presso gli stessi, comporta impatti ambientali non sostenibili nell'attuale e descritto stato ambientale della Valle del Sacco. L'amministrazione regionale, immemore degli errori del passato, rischia di replicare quanto già avvenuto negli anni ’90, «scaricando» le inefficienze ed i ritardi nell'attuare la gestione del ciclo dei rifiuti sui territori provinciali, in particolare su quello di Frosinone;

gli impianti esistenti nella provincia di Frosinone e realizzati per soddisfare il fabbisogno impiantistico dell'Ato provinciale, sono il Tmb di Colfelice gestito dalla Saf spa, partecipata interamente pubblica di proprietà dei 91 comuni della provincia di Frosinone, con capacità di trattamento di 327.000 ton/anno; la discarica di Roccasecca, gestita dalla Mad srl, società privata, con capacità residua di circa 300.000 metri cubi; il termovalorizzatore di San Vittore nel Lazio, gestito da ACEA Ambiente spa, società partecipata interamente pubblica con capacità di trattamento – a seguito del già avvenuto potenziamento degli impianti – di circa 400.000 tonnellate/anno. Il fabbisogno dell'Ato di Frosinone è interamente soddisfatto laddove si confronti la suddetta capacità impiantistica con la produzione di rifiuti censita da ISPRA nel 2016, la quale conta una produzione di RSU di circa 175.000 tonnellate/anno. Perciò a fronte di – una produzione annua di 175.000 tonnellate/anno di rifiuti solidi urbani, la provincia di Frosinone ha un'impiantistica che provvede al trattamento di oltre 1 milione di tonnellate all'anno di frazioni derivate dai rifiuti solidi urbani indifferenziati, quasi otto volte superiore al fabbisogno; ne consegue che già attualmente la provincia di Frosinone provvede a soddisfare il fabbisogno regionale e degli altri Ato, in violazione dei prìncipi di autosufficienza e prossimità nel trattamento dei rifiuti solidi urbani come previsto dalla normativa comunitaria, nazionale e dallo stesso piano gestione rifiuti del Lazio,

impegna il Governo

1) a considerare, vista l'urgenza ambientale e sanitaria, l'adozione di iniziative normative volte a prevedere una moratoria del conferimento di rifiuti, provenienti da altri ambiti territoriali ottimali, destinati all'incenerimento e allo sversamento in discarica in provincia di Frosinone, nonché la sospensione delle procedure per l'apertura di nuovi impianti impattanti dal punto di vista ambientale e di nuove discariche nella Valle del Sacco, definendo per tale area disposizioni più restrittive sulla falsariga di quelle contenute nel decreto-legge 10 dicembre 2013, n. 136, e promuovendo un monitoraggio di tutti i siti compromessi sia quelli censiti sia quelli non ancora noti.

 

(1-00086) «Muroni, Fornaro, Epifani, Occhionero, Rostan, Fassina».

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'Nessuno parla di bonifica, tranne noi'

In Labore Virtus 350 260di Ina Camilli - Con il consorzio Minerva o con i progetti della Regione Lazio Colleferro resta la città della monnezza. Altro che città della cultura!
La decisione ci viene calata dall’alto, come sempre!
Decisioni prese altrove e senza la partecipazione dei cittadini!
Dopo anni di contestazione in difesa del nostro ambiente e di rifiuto di questa barbara e primitiva pratica antidemocratica NEI NOSTRI INTERLOCUTORI NON È CAMBIATO NULLA!

Chi decide e chi esprime soddisfazione!
Improvvisamente è stata individuata una possibile soluzione sugli inceneritori di Colleferro.
NESSUNO PARLA DI BONIFICA, tranne noi.

Non possiamo fidarci, di nessuno.
Occorre un tavolino anche al Comitato residenti Colleferro, ci sediamo noi e chiunque sia interessato alla propria autonomia e indipendenza dai poteri politici, per valutare la notizia di oggi prima di avanzare considerazioni definitive.

È evidente comunque che Zingaretti ha evitato per ora e in corner il commissariamento, ha avanzato una proposta di soluzione (solo adesso tanto per mettere ancora più in difficoltà il Comune di Roma) e pensa di averci dato una risposta sostenibile. Si, per lui!
Soluzione troppo facile che non può soddisfare le attese del territorio.
Sia chiaro che il problema discarica resta irrisolto e che, anche se fra due anni funzionasse l'impianto dei miracoli, nel frattempo colle Fagiolara sarà andata a pieno regime.

Ma chi paga i debiti di Lazio Ambiente spa e il post mortem della discarica che non c'è?

 

 

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Liberi e Uguali. Primo: la bonifica della Valle del Sacco

valle del sacco 350Comunicato. da Liberi e Uguali. L’Ambiente è al centro del nostro Prohgtramma: prima opera pubblica dovrà essere la bonifica della valle del sacco

Bonificare, riconvertire, riqualificare aree, in alcuni casi intere città o regioni, che per anni hanno ospitato attività industriali altamente inquinanti. Non è una chimera, si può fare e lo dimostrano i casi eccellenti fuori confine come quello della Ruhr, di Bilbao, Pittsburgh che hanno risanato i corsi d’acqua, trasformando in verde pubblico le aree industriali abbandonate, migliorando i servizi (chilometri di piste ciclabili, strutture sportive, musei, teatri, scuole, università), facendo nascere piccole imprese e valorizzando la vecchia architettura industriale.
Possiamo farlo e abbiamo il dovere di farlo anche nella Valle del Sacco avviando un percorso partecipato che coinvolga il mondo della politica e dell'economia, i sindacati e le associazioni ambientaliste.
Non è visionario pensare ad un Parco fluviale della Valle del Sacco che connette i Centri storici e il paesaggio anche con un’infrastruttura ciclabile
In questi anni è mancata nella nostra provincia una visione di futuro. Bisogna cambiare modello di sviluppo e presto, non solo un processo di bonifica ecologica ma anche un green new deal capace di dare occupazione e salubrità per tutti gli abitanti
Il progetto dovrebbe partire ovviamente dalla Valle del Sacco, inserita nei siti di interessi nazionali per la bonifica, come modello virtuoso di riconversione ecologica per tutti i restanti trentanove SIN d’ Italia
Quest’opera pubblica è da ritenersi indispensabile per avviare un processo virtuoso che punti sulla qualità della vita , sulla valorizzazione paesaggistica partendo dalle nostre montagne ( Ernici e Lepini) , su nuova occupazione basate sulle professioni legate alla green economy
Marco Maddalena

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Liberi e Uguali: primo la bonifica dei siti inquinati e deteriorati

liberiuguali 350 260I  candidati di Liberi e Uguali hanno le idee molto chiare: la prima opera pubblica che dovrebbe essere fatta sul territorio riguarda la bonifica dei siti inquinati.
Il padre dell’ecologia politica, Andrè Gorz, sosteneva che “alla lunga, ciò che è ecologicamente irragionevole, non potrà essere economicamente razionale” e la nostra provincia è la rappresentazione plastica di questa asserzione. I rappresentanti istituzionali non hanno mosso un dito a tal proposito e questa splendida terra è diventata territorio di conquista, prima per imprenditori senza scrupoli, e successivamente per i rifiuti di Roma. I candidati di Liberi e Uguali chiedono che parta un grande processo di bonifica ecologica, un green new deal capace di dare occupazione e salubrità per tutti gli abitanti dei 91 comuni della provincia.

Il progetto dovrebbe partire ovviamente dalla Valle del Sacco, inserita nei siti di interessi nazionali, e dovrebbe proseguire ovunque ci siano state in passato discariche abusive, non dimenticando quelle attualmente in uso come la discarica Mad alla quale non dovrebbe essere permesso più nessun tipo di ampliamento. LeU chiede che venga finalmente realizzato un piano regionale dei rifiuti con il quale implementare la logica “rifiuti zero” e la riconversione degli impianti TBM in centri di riciclo.
Quest’opera pubblica è da ritenersi indispensabile per avviare un processo di marketing territoriale avanzato che dovrebbe portare alla creazione di un Brand, alla realizzazione di percorsi dedicati al turismo lento e all’istituzione di parchi boschivi in grado di valorizzare il patrimonio naturale presente. Ipotizziamo, inoltre, una grande opera di riconversione per i magazzini industriali dismessi che dovrebbero divenire “officine della cultura” in grado di far esprimere le potenzialità dei più giovani.
Siamo, convinti – spiegano i candidati- che così facendo potrebbero nascere numerose start-up con importanti ricadute sul territorio sia dal punto di vista qualitativo, sia dal punto di vista culturale. Un’azione di tale levatura avrebbe un effetto, ovviamente, per la salubrità dell’ambiente e quindi sulla qualità della sanità: il primo grande passo verso una prevenzione sanitaria concreta. Purtroppo i dati che leggiamo nei rapporti Eras, invece, trovano una triste conferma nei reparti ospedalieri laziali.
Il programma della lista Liberi e Uguali sulle tematiche ambientali a livello nazionale è certamente un’eccellenza nel panorama politico italiano ancorato a logiche fossili e di trivellazioni.
La coalizione guidata da Pietro Grasso chiede a gran voce, infatti, misure a sostegno all'efficientamento di case e trasporti e all'autoproduzione di energia pulita, l’introduzione della carbon tax e la semplificazione delle norme per lo sviluppo delle energie rinnovabili.
Sarebbe, bello che per una volta la Provincia di Frosinone, calpestata nell’orgoglio troppe volte in passato, sia capofila di un grande progetto nazionale di bonifica e riconversione.

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Maliziola interpella il Sindaco: che iniziative per usufruire della bonifica Valle del Sacco?

ceccano palazzo antonelli 350 253da Ufficio Stampa Movimento UDR Caccano - INTERPELLANZA -
Oggetto: Quali azioni intende porre in essere il Sindaco Caligiore a fronte degli stanziamenti ministeriali per la bonifica della Valle del Sacco.
E' di qualche settimana fa, precisamente del 23/11/16, la notizia appresa dalla stampa dello stanziamento di fondi da parte del Ministero preposto per la tanto attesa bonifica del S.I.N. (Sito di Interesse Nazionale) "Valle del Sacco", precisamente di € 10 milioni di fondi ministeriali nel 2017 per opere di bonifica del sito, oltre ad altri significativi stanziamenti per gli anni successivi.
Una notizia importantissima per tutto il territorio, ma soprattutto per la nostra città, che è attraversata da tale fiume e purtroppo da ormai troppi anni ne subisce l'inquinamento.
Tutto ciò rappresenta inoltre un riconoscimento per le amministrazioni, associazioni e comitati, che in questi anni hanno lavorato per una tutela ambientale del sito stesso, gridando a gran voce la necessità di politiche ambientali idonee, supportate da fatti concreti e non declassamenti.
Infatti, l'allora Ministro dell'ambiente Clini, nel gennaio 2013 firmò un decreto che prevedeva il declassamento di ben 18 siti tra cui anche la "Valle del Sacco".
A tal proposito è necessario ricordare che avverso tale decreto ministeriale dell' 11\01\2013 n. 7, che prevedeva un declassamento della Valle del Sacco da "Sito di interesse Nazionale" a "Sito di Interesse Regionale" tra i molteplici comuni interessati, solo l'amministrazione Comunale di Ceccano, da me guidata, e la Regione Lazio impugnarono innanzi al TAR tale provvedimento, conseguendo, al termine del giudizio, un'importante vittoria per le popolazioni interessate da tale problematica.
Alla luce di quanto esposto, nello specifico, si chiede al Sindaco:
Quali azioni intende perseguire al fine di consentire al territorio di Ceccano di usufruire di tale importante bonifica se e quali siano le progettualità a riguardo.
In attesa di un preciso riscontro, distintamente saluto.

Il Consigliere Comunale, UDR Manuela Maliziola

 

Copia dell'interpellanza originale

Interpellanza

 
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A che punto è la bonifica del Sin Valle del Sacco?

valle del sacco 350dall'Ufficio Stampa del Sindaco di Anagni - Nell'aula consiliare del Comune di Serrone si è riunito il Coordinamento dei sindaci per l'ambiente (province di Frosinone e Roma) alla presenza dell'assessore regionale Mauro Buschini. Hanno partecipato le amministrazioni comunali di Anagni (il sindaco Fausto Bassetta è il coordinatore del Tavolo), Paliano (sindaco Domenico Alfieri e consigliere Ugo Maria Germanò), Piglio (sindaco Mario Felli), Fiuggi (consigliere Diego Pirazzi), Ceprano (sindaco Marco Galli e assessore Elisa Guerriero), Fumone (sindaco Maurizio Padovano), Falvaterra (assessore Augusto Carè), Acuto (sindaco Augusto Agostini), Ferentino (consigliere Stefania Timi), Sgurgola (Antonio Corsi), Segni (assessore Antonio Bartolomei), Carpineto Romano (sindaco Matteo Battisti), Gavignano (vice sindaco Carlo Tiberi) e Colleferro (assessore Giulio Calamita). In apertura dei lavori il sindaco di Serrone, Natale Nucheli, ha ringraziato i presenti per la nutrita partecipazione e salutato, in particolare, i colleghi di Fumone (Maurizio Padovano) sindaco nuovo eletto e di Sgurgola (Antonio Corsi) riconfermato alle recenti elezioni amministrative.

L'argomento principale della riunione, visti numerosi Comuni coinvolti, lo stato della bonifica del Sin Valle del Sacco. L'assessore regionale all'ambiente, Mauro Buschini, a questo proposito ha annunciato che lunedì 27 giugno a Frosinone verrà illustrato ai sindaci lo stato del procedimento, che si trova ad un punto cruciale.
Il Coordinamento è stato informato del fatto che sono state accolte tutte le proposte dei Comuni e che il prossimo passo sarà l'informazione da dare ai cittadini che hanno proprietà all'interno dell'area Sin, i quali avranno un periodo di 30 giorni per presentare eventuali osservazioni. Successivamente si passerà alla perimetrazione da parte del Ministero.
Buschini ha ricordato che le risorse ci sono e ha assicurato tempi celeri per le operazioni di bonifica.

La presenza alla riunione dell'assessore regionale all'ambiente ha dato modo ai sindaci e agli amministratori comunali, ma anche alle associazioni presenti, di illustrare i vari problemi dei propri territori (in primis sono emerse criticità per rifiuti ed ex discariche), che Buschini ha recepito proponendo di convocare al più presto riunioni su ogni argomento specifico.

Il Coordinamento, nato da quasi due anni su iniziativa dei sindaci di Anagni e Paliano, Fausto Bassetta e Domenico Alfieri, ha inoltre esaminato l'adesione al Contratto di Fiume (con riferimento al Sacco) e al Progetto di Area Vasta Smart.

 
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In Legge di Stabilità fondi per la bonifica della Valle del Sacco

valle del sacco 350dall'Ufficio Stampa del Deputato Nazzareno Pilozzi, PD - "IN LEGGE DI STABILITA', 10 MILIONI DI EURO PER LA BONIFICA DELLA VALLE DEL SACCO"

“Dopo anni di stallo, finalmente le risorse economiche necessarie a rilanciare il processo di bonifica della Valle del Sacco”, è la dichiarazione di Nazzareno Pilozzi, deputato del Partito Democratico, in seguito all’approvazione, da parte della Commissione bilancio della Camera, di un emendamento a sua prima firma – e sostenuto da tutti i deputati laziali – che stanzia ben 10 milioni di euro, 5 per il 2016 e altrettanti per il 2017, destinati alle attività di bonifica del Sito d’Interesse Nazionale (SIN) Valle del Sacco.

Sono passati oramai ben dieci anni da quando, nel 2005, una vasta area compresa tra le province di Roma e Frosinone nel bacino del fiume Sacco venne dichiarata Sito di Interesse Nazionale ai fini della bonifica ambientale. Da allora, solo alcune opere di bonifica sono iniziate e ancora meno sono state portate a compimento, specie quelle che riguardano l’area industriale di Colleferro. Nel frattempo, i cittadini hanno continuato a vivere in una zona fortemente compromessa sotto il profilo ambientale, in cui l’inquinamento delle acque e dei terreni della fascia ripariale si è unito al pesante inquinamento atmosferico, creando così un contesto ambientale difficile e gravi conseguenze sulla salute di tutti gli abitanti del comprensorio.

“Per troppo tempo la politica e le Istituzioni coinvolte, invece di agire, si sono rimpallate responsabilità e competenze. Oggi, grazie all'emendamento approvato con il parere positivo del Governo, viene finalmente realizzato un atto concreto che darà la possibilità di intraprendere e portare a compimento le necessarie opere di bonifica.
L’area interessata dal SIN è oggetto in questi mesi di un processo di riperimetrazione da parte dei tecnici del Ministero dell’ambiente e della Regione Lazio. A questo punto, mi auguro vi sia un’accelerazione dei lavori in corso, così da consentire un efficace utilizzo delle risorse stanziate e il termine di un’opera di bonifica che le migliaia di cittadini dell’area interessata attendono invano da troppo tempo. Il mio impegno, come quello degli altri deputati firmatari dell'emendamento, sarà quello di vigilare su un uso corretto ed efficace delle risorse stanziate".

Paola Paniccia
Collaboratore parlamentare On. Nazzareno Pilozzi, Gruppo PD

 

 
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