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Bonifica Valle del Sacco, speranza di salubrità e di occupazione

inquinamento suolo 400 mindi Ignazio Mazzoli - Perché ancora una volta Vertenza Frusinate è costretta a convocare un’assemblea di disoccupati nel Salone della Provincia di Frosinone per il 26 marzo alle ore 15,30?
Perché non riescono a spiegarsi tutto il ritardo nella erogazione delle mobilità in deroga per le aree di crisi complessa. Nel bilancio dello Sato approvato a fine dicembre 2018 sono stanziati 117 milioni per l’anno 2019-20 destinati proprio a questa finalità. La Regione Lazio deve richiederne 35 di milioni sui 117 per assicurare le somme concordate prima l’8 febbraio e poi ancora l’8 dicembre del 2018, somma necessaria anche al recupero di 3 mesi non computati dal 9 marzo al 22 giugno 2019.

Ebbene non si hanno notizie né certe né approssimative. Non ce l’anno i disoccupati ma neppure gli addetti ai lavori, sindacati ed eletti del territorio: si moltiplicano perciò i post su Facebook per sapere «come mai ancora oggi non ci sono novità, la mobilità nell’area di Frosinone e Rieti e già scaduta da circa un mese, mentre 1600 famiglie attendono risposte sia per la sopravvivenza che per le famose e mai viste politiche attive per il lavoro».

Quindi 3 questioni richiedono risposte: - come sollecitare l’erogazione dei 117 milioni (per tutti gli interessati secondo l’Accordo Quadro 2019 /2020; - come assicurare alla Regione Lazio l’erogazione dei 35 milioni richiesti al Governo; - iniziare concretamente a impostare un piano operativo di Politiche attive per lavorare.

Il giorno 21 marzo, cioè ieri, l’assessore al Lavoro e Nuovi diritti, Claudio Di Berardino, ha annunciato che «Per la città e la provincia di Rieti, nel biennio 2019-2020, sono disponibili almeno 15 milioni di euro per le politiche del lavoro e dell’occupazione». «Le risorse – ha spiegato - fanno parte di un ‘pacchetto lavoro’ da 180 milioni di euro per il Lazio, con una riserva del 20% (36 milioni?) per il reatino e il frusinate». (da Rietilife.com).

Buone notizie, quindi, da verificare nei fatti e nei tempi. Tempi che urgono. Perché un simile annuncio non è stato pronunciato anche in questa provincia che è quella che ha stimolato ed ha conquistato gli interventi, alla Regione e al Ministero, grazie a Vertenza Frusinate e, soprattutto perché è il territorio più martoriato dalla disoccupazione nella nostra Regione?

Secondo perché i disoccupati non possono conoscere puntualmente i tempi di erogazione delle somme che spettano loro? Il valore di questa informazione non va neppure spiegato, legato com’è alla sopravvivenza di singoli e delle loro famiglie.

 

Terzo. Vogliamo affrontare in qualche modo una prospettiva concreta di possibilità di lavoro?

Una soluzione oggi c'è e non è alternativa ad altre prospettive, ma certamente complementare ed importante perché è già qui, è sotto gli occhi di tutti ed è nell'accordo per la Bonifica della Valle del Sacco. A ricordarlo sono stati alcuni interventi svolti nell’incontro del 15 marzo a Ceccano, convocato da Samuel Battaglini. Purtroppo i più, presi dall’inseguire ricerche di lavori ipotetici o dalla propaganda, si è sorvolato su un’occasione concreta.

È vero, questa intesa sui 53 milioni, a tanto ammonta lo stanziamento attuale per il programma di bonifica, è arrivata in sordina e si è conclusa, diciamo, con imprevista rapidità, in totale assenza di una reale consultazione dei cittadini interessati e senza alcuna audizione dei Sindacati e dei Consigli comunali. Ma questo è un discorso da riprendere in altra occasione. Qui preme precisare che si tratta di 10 progetti da caratterizzare e far partire fra sei mesi, che (per il frusinate) sono diffusi da Paliano a Ceprano. “Responsabile Unico dell’Attuazione” (RUA) è la Regione Lazio in un comitato presieduto dal Ministero dell’Ambiente insieme solo a Ispra e Arpa, con la convocazione dei sindaci relegata ad una volta l'anno. Questo accodo di programma per la bonifica della Valle del Sacco come parziale intervento teso a tutelare la salubrità di una importante fetta di territorio provinciale, è anche un’occasione vera di lavoro in una terra depauperata di industrie e di occasioni di occupazione. È così che debbono vederla soprattutto le istituzioni locali ed i sindacati.

Perché il Presidente Antonio Pompeo e la Provincia non avviano al più presto una consultazione permanente di sindacati, imprese e associazioni, intanto per valutare e quantificare attentamente tutte le possibilità di occupazione e per definire una trasparente procedura di avvio al lavoro sia dei giovani inoccupati che degli over 40 che sono disoccupati? Ci vogliono numeri precisi e conosciuti di donne e uomini con braccia e gambe per fare la bonifica.
I Sindaci hanno ignorato le disponibilità previste dalla Regione Lazio, a suo totale carico, per i lavori di manutenzione urbana per fronteggiare la disoccupazione, forse in questa circostanza possono rendere un buon servizio alle loro comunità ed a quella dell’intera provincia se staranno più attenti verso questa opportunità.

La bonifica della Valle del Sacco non sarà solo racchiusa nel risanamento di alcune aeree di territorio, ma dovrà riguardare molte altre occasioni di lavoro legate al più grave e oneroso inquinamento del fiume e dei territori produttivi che bagna. Il Ministro Sergio Costa sembra sensibile a questi problemi. Tutto ciò rappresenta una occasione di rioccupazione, ma sarà tale solo se i cittadini con le loro associazioni ed i sindacati pretenderanno una gestione trasparente di tutti i passaggi per realizzare davvero la bonifica.

Certo occorrerà ridiscutere molti aspetti del programma, ogni cittadino ed ogni istituzione locale dovranno avere il diritto di conoscere ogni parola per arrivare alle decisioni che si prenderanno, ma intanto bisogna utilizzare al meglio questa circostanza anche se nata con una visione riduttiva, ma non necessariamente destinata a concludersi con le istituzioni locali in ostaggio di decisioni prese altrove fuori dalle assemblee elettive.

22 marzo ‘19

 

 

 

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Ceprano verso il voto. Gli interventi previsti per la bonifica del Sacco

Ceprano bonifica Sacco mindi Ing. Elisa Guerriero - L’accordo di programma sul SIN Bacino del Fiume Sacco, siglato il 7 marzo u.s. tra il presidente della Regione Lazio e il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, rappresenta solo il primo passo per l’attuazione degli interventi propedeutici alla bonifica delle aree perimetrate con decreto ministeriale nel 2016. Per Ceprano rappresenta un momento storico: oltre 6.000.000 € per l’avvio degli interventi presso la ex-Stelvio, sia nella parte ricadente nel territorio di Ceprano che in quello di Falvaterra, presso la ex-Cartiera e presso la ex-Europress.

Tutti gli interventi saranno "sostitutivi in danno', ovvero, interventi dove il pubblico, dopo aver verificato l’inadempienza del privato a “bonificare le aree di proprietà”, si sostituirà a quest'ultimo. Il lavoro che ha portato a ottenere questo risultato è stato lungo e complesso. Sabato 23 marzo incontreremo i cittadini per spiegare come si è arrivati a questo traguardo, cosa comporterà l’accordo e come verranno spesi i soldi nel comune di Ceprano. In questi ultimi mesi l’ambiente è stato spesso evocato a uso e consumo di certe aree politiche. Alcuni, che un tempo denigravano il SIN, oggi inneggiano all’accordo. Quest’accordo non riguarda tutti i comuni e non è onnicomprensivo di ogni problematica ambientale. Afferisce alle matrici ambientali, all'acqua e ai suoli, cui la normativa, in senso stretto si riferisce per le bonifiche. Si è molto discusso nel merito di ciò che era presumibilmente scritto in questo atto, sovente, senza conoscere il lavoro compiuto nelle conferenze dei servizi, svoltesi dal 2014 sino al 2017 e probabilmente ignorando quello che gli enti stessi avevano richiesto.

Per questo motivo vogliamo confrontarci con i cittadini, per farli partecipi di ciò che sta avvenendo. Sicuramente è un atto perfettibile, ma siamo sicuri che, per le interlocuzioni avute con gli enti competenti che si sono occupati della stesura dello stesso, seguiranno degli "addendum" che dovranno includere alcune delle nostre richieste. In primis, la partecipazione dei soggetti coinvolti attraverso uno strumento partecipativo. Dopodiché, continueremo a sollecitare la pubblicazione del regolamento delle aree agricole. Uno strumento indispensabile anche per l’attuazione dello stesso protocollo. Quindi, l’emanazione del protocollo per le procedure operative per gli interventi edilizi in zona SIN. A dicembre abbiamo inviato una proposta, alla quale non è stata data una risposta o una controproposta. Infine, come previsto dalla normativa, la riqualificazione del personale in mobilità, che ha perso il lavoro, attraverso le opere di bonifica che si renderanno necessarie. Il lavoro insomma non finisce qui, ma siamo solo all’inizio.

 

 

 

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Valle del Sacco: senza priorità a quando una reale bonifica?

Sacco liquami 440 minGià nella serata di lunedì 4 marzo circolava: “giovedì 7 mattina alle 11, verrà firmato in Prefettura l'Accordo di programma per il risanamento del SIN del Fiume Sacco, tra il Ministro dell'ambiente, Sergio Costa, e il Presidente della Regione, Nicola Zingaretti". Il Messaggero, L’Inchiesta e il blog del gruppo M5S alla Camera confermano la notizia anche stamattina 5 marzo.
Un fulmine a ciel sereno, ma anche un giallo. Venerdì 1° marzo alcuni sindaci hanno in mano il testo della “bozza” dell’Accordo di Programma “Per la realizzazione degli interventi di messa in sicurezza e bonifica del Sito di interesse nazionale Bacino del Fiume Sacco” (così lo ha titolato il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare). E, sembra che sia l’avvio di una fase di consultazione.
Sembra, non si hanno comunicazioni ufficiali. Anzi. Voci a mezza bocca, dobbiamo leggere, o addirittura bocche cucite. Un segreto da custodire circola per questa nostra provincia. Chi chiede di prenderne visione si sente dire che non è possibile, ma ancor di più, qualcuno usa l’espressione “si tratta atti endoprocedimentali, bisogna stare attenti alla diffusione”. Si tratterebbe, cioè, di un provvedimento amministrativo finale, di valutazione molto complessa. Endoprocedimentale è un procedimento per arrivare a concedere una licenza edilizia, in genere. Ma qui siamo di fronte ad un documento programmatico che deve assicurare la bonifica di un territorio dove abitano decine di miglia di persone. Che senso ha costruire un giallo intorno a questa consultazione affidata ai sindaci e solo ai sindaci, manco ai Consigli comunali? Ma poi si rivela che non è così. Perché anche altri erano interessati a visionare il documento e pare che l’abbiano avuto, ma la stampa, ufficialmente, no. Molti di noi sono riusciti a conoscere il documento grazie ad “anagnia.com” che dopo averlo attenuto (ottime fonti, complimenti) lo ha reso disponibile.

Prima di entrare nel merito del documento ancora un aspetto. Perché si vieta la visione di un documento così importante per chi vive in grande territorio come la Valle del Sacco?
Forse leggendo si troverà la risposta. Già nell’articolo 1, “Oggetto e finalità”, parla di interventi che riguardano i più, infatti bisogna “assicurare la messa in sicurezza, la caratterizzazione ed analisi di rischio, la bonifica ed il recupero delle aree inquinate incluse nel perimetro del Sito di interesse nazionale Bacino del Fiume Sacco... Capperi non stiamo parlando di cose da decidere in assoluta e “inspiegabile” riservatezza.
E probabilmente i suggeritori dell' "operare in ombra", ne sono consapevoli. Abborracciano la consultazione e trasformandola in farsa (per i più, cioè i cittadini) decidono che in quattro e quattro otto bisogna firmare l’accordo. E così? Almeno così appare e vengono in mente le approvazioni dei “milleproroghe” e altri simili documenti per i quali si chiede e s’impone il voto di fiducia affinché non venga toccata neppure una virgola. In questo caso il voto di fiducia è stato sostituito dalla rigorosa definizione del numero dei consultati che avevano l’obbligo del giuramento del silenzio. Gli accordi (?) fatti sono sacri. Grazie ancora anagnia.com.

La lettura del documento vuole come sempre attenzione e conoscenza delle esigenze. Nulla di più. Qui appare necessario soffermarsi tre questioni, su altre riorneremo nei prossimi giorni.

1 – Una preoccupante centralizzazione. Il coordinamento. Qui si chiama RUA (“Responsabile Unico dell’Attuazione”, il soggetto incaricato del coordinamento e della vigilanza sulla complessiva attuazione dell’Accordo). E’ la Regione Lazio. Opera con il Ministero dell’Ambiente e l’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale). La centralizzazione è ai massimi livelli: due vertici elettivi Ragione ed Ministero ed un ente tecnico che rende conto solo al Ministero. Chi controlla? Il “Comitato di Indirizzo e Controllo” che deve garantire un’adeguata azione di governance e controllo sullo sviluppo degli interventi in opera, composto da un rappresentante del Ministero, che è il presidente, e altri tre rappresentanti: Regione, Ispra e Arpa Lazio. E il territorio vi chiederete? Comuni, malati, imprese chi li rappresenta? Qui in provincia abbiamo già vissuto una esperienza simile con L’accordo di Programma Anagni-Frosinone per il rilancio e lo sviluppo industriale di quell’area, con una governance simile a quella descritta. Una sola differenza lì c’era il presidente della Provincia. Tuttavia, per l’eccessiva centralizzazione fu flop totale su due fronti: quello finanziario che dette solo fondi alla potente industria farmaceutica e al territorio nulla, come alleggerimento della disoccupazione. Sul fronte del reimpiego previsto dei disoccupati, il fallimento è da delirio. La presenza del territorio, alla pari di altri soggetti è indispensabile e tutta da concordare senza arroganze e senza spocchia. Questo non si deve mai dimenticare.

2 - Chi controlla e sanziona? Sono da apprezzare le precisazioni nell’articolo 6: «Gli interventi disciplinati nel presente Accordo sono di competenza pubblica, "ovvero" in sostituzione e in "danno" dei soggetti responsabili inadempienti» insieme ai commi 9 e 10 che affidano al al Ministero di esercitare l’azione di risarcimento del danno ambientale e al RUA ad operare le azioni di rivalsa nei confronti dei soggetti obbligati per i quali ha agito in sostituzione ed in danno. Ma è il comma3 che richiederebbe più dettaglio a sottolineare l’eccezionalità della crisi, infatti manca la percezione dell’emergenza e dell’urgenza, perché si legge : «Allo scopo di assicurare l’individuazione dei responsabili (…) e del principio “chi inquina paga”, il RUA si impegna a promuovere e coordinare un piano delle attività di rafforzamento amministrativo degli enti preposti alle funzioni di controllo, senza oneri a carico del presente Accordo», ma parte la preoccupazione per gli “oneri”, si richiederebbe una esplicita individuazione: «per controllare e sanzionare è messa in essere una dichiarata, costante collaborazione con Magistratura e forze dell’ordine (questura e carabinieri».

3 – La priorità delle priorità. La documentazione allegata al testo riguarda solo una parte ben definita degli interventi. Si tratta di 11 progetti presenti in aree diverse del SIN da Colleferro a Ceprano. Erano inizialmente 8 e diventano 11, in particolare la presenza di Colleferro sembra indiscutibile e necessaria nell'interesse di tutti, quello che ci pare discutibile è che all’aumento dei progetti ammessi non corrisponda l’aumento delle somme necessarie. Ciò che più colpisce è l’assenza di qualsivoglia definita ipotesi di intervento finanziario e d’iniziativa per la fitodepurazione operativa. Incredibile, dal marzo 2005 è stato riconosciuto lo stato di emergenza ambientale per la valle del fiume Sacco in seguito al riscontro di livelli di beta-esaclorocicloesano (ß-HCH) molte volte superiori ai limiti di legge in campioni di latte di massa crudo e su foraggi prelevati nelle aziende agricole. Fino al Rapporto tecnico di attività del 2013-2015 ed ancora nel dibattito al Consiglio regionale straordinario del 20 febbraio scorso, tutto l’allarme è confermato.

Se l’emergenza è causata dallo sversamento di inquinanti industriali nel fiume è da lì che bisogna partire, dallo stato dei depuratori e subito da quelli regionali che non funzionano a dovere e sono costati già somme onerose. È vero, la Valle del Sacco è un tutt’uno, ma questa unitarietà ha esigenze diverse, l’inquinamento dell’aria richiede interventi particolari, quello che dal terreno arriva al fiume ne vuole altri, ma quello del fiume che arriva alle coltivazioni è ancora altra cosa che richiede diverse specifiche azioni. Non si può aspettare 6 mesi per l’affidamento della redazione dei piani di caratterizzazione per avere un piano di priorità, senza operare subito per la protezione delle prodizioni agricole e quindi della salute e anche del reddito dei produttori. Ci pacerebbe essere certi sin da ora che alla data del 31 dicembre 2023, anche la fitodepurazione fosse avviata bene e le acque fossero depurate. È chiedere troppo?

 

Questo accordo non è più complicato di altri, che intere generazioni di lavoratori e cittadini hanno discusso, modificato, condiviso e sostenuto. Sono 14 anni che si discute senza nulla concludere. Solo qualche ora in più per una sorsata di partecipazione, NO?
In questo strano giallo la vittima è la partecipazione democratica. Non si è voluto discutere. La verità, però, ha la testa dura.

6 marzo ‘19, ore 7,30

 

 

 

 

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Valle del Sacco. ReTuVaSa scrive al Ministro dell’Ambiente

fiumesacco cascatelle 350 260 minRetuvasa scrive al Ministro dell’Ambiente Costa per visionare la bozza di accordo del Programma Quadro SIN Bacino del fiume Sacco.

Di seguito, la lettera integrale, comprensiva dei destinatari a cui è rivolta, scritta da Retuvasa sulla questione ambientale locale:
All’att.ne di
Sergio Costa, Ministro dell’Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare; c. Nicola Zingaretti, Presidente della Regione Lazio; Virginia Raggi, Sindaco Città Metropolitana di Roma Capitale; Antonio Pompeo, Presidente Provincia di Frosinone.
Ai Sindaci dei Comuni del SIN “Bacino del fiume Sacco”: al Comune di Anagni; al Comune di Arce; al Comune di Artena; al Comune di Castro dei Volsci; al Comune di Ceccano; al Comune di Ceprano; al Comune di Colleferro; al Comune di Falvaterra; al Comune di Ferentino; al Comune di Frosinone; al Comune di Gavignano; al Comune di Morolo; al Comune di Paliano; al Comune di Patrica; al Comune di Pofi; al Comune di Segni; al Comune di Sgurgola; al Comune di Supino; al Comune di Valmontone.

 

Oggetto: richiesta di visione bozza Accordo di Programma Quadro SIN “Bacino del fiume Sacco”.


Gent.mo Ministro Sergio Costa,
Le scriviamo dalla valle del Sacco che la quale Lei ha risposto alle richieste dei cittadini nei mesi scorsi con un intervento immediato e della quale sono ben note le vicissitudini ambientali.
Come Lei ben sa nel novembre 2016 il suo dicastero ha emanato il decreto di ri-perimetrazione del SIN, complesso nella sua conformazione sviluppato su circa 50km di fiume, che interessa 19 Comuni, 7.300 ettari circa di suolo tra cui molti terreni agricoli, 79 aziende, 220.000 abitanti circa, fondi a disposizione ad oggi per gli interventi 53,6mln di euro.
Durante il percorso di ridefinizione della perimetrazione vogliamo sottolineare una importante apertura verso il nostro territorio da parte del Ministero e della Regione che si è evidenziata con una partecipazione importante alle Conferenze di Servizi, diversamente dal passato.
Ora ci troviamo nuovamente in un momento topico per il nostro futuro, quello della definizione degli Enti e della programmazione per quanto riguarda la bonifica del nostro SIN.
Nell’incontro del 20 gennaio scorso presso il palazzo della Provincia di Frosinone, presenti funzionari del Ministero dell’Ambiente, della regione Lazio, Amministratori di Comuni della valle del Sacco, Comitati e Associazioni, è stata unanime la richiesta di poter visionare prima della stesura definitiva con firma, l’Accordo di Programma Quadro per la bonifica del nostro SIN, per il quale abbiamo atteso più di due anni.
Siamo venuti a conoscenza che il testo preparato dagli uffici preposti della regione Lazio è stato inviato al Ministero, pertanto siamo di nuovo qui a richiederLe di sottoporlo agli enti interessati e alle Associazioni e Comitati che hanno dimostrato il loro interesse per la situazione in oggetto, prima della stesura definitiva con firma.
Sono anni che attendiamo il ripristino ambientale del nostri territorio, alcuni giorni in più per la firma dell’Accordo di Programma Quadro non dovrebbe comportare gravità rilevanti.
Fiduciosi dell’accoglimento della nostra richiesta porgiamo cordiali saluti.

 

Redazione 26 febbraio 2019

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Diretta Streaming: Per la bonifica della Valle del Sacco

FiumeSacco

 

 

 

 

 

 

Registrazione della Diretta Streaming realizzata a Ceccano il 25 gennaio '19 nell'incontro svolto a S. Maria a Fiume clicca su uno dei link che seguono

 

per chi è registrato a Facebook

https://www.facebook.com/groups/1719046551479264/wp/413926279345495/ 

 

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quando appare l'inquadratura clicca sull'immagine per avviare il video

 

 

 




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Sacco. Urge la bonifica. Come fare presto?

Iniziative di Cedccano del 25 gennaio 2019di Ignazio Mazzoli - Le grandi schiumate di novembre e dicembre 2018 nel fiume Sacco, in particolare a Ceccano e Ceprano, non devono essere dimenticate.

«“Il Popolo Inquinato“ è stato al centro di resoconti giornalistici e televisivi, locali e nazionali» – scrisse in quei giorni Angelino Loffredi. Il disagio e la rabbia si manifestarono presidiando i ponti sul fiume con forze politiche diverse (anche se non tutte), in ponti diversi, dal Prc a FdI e tante associazioni. Si svolsero due iniziative importanti che richiamo: il 5 dicembre la presentazione alla Camera dei Deputati di una Mozione della Deputata Rossella Muroni, prima firmataria e il 20 dicembre un incontro di verifica e sollecitazione, promosso dall’assessora all’Ambiente, del Comune di Ceprano, ingegnera Elisa Guerriero che avviò un dialogo fra 19 sindaci di questo territorio e dirigenti del Ministero dell’Ambiente sullo stato degli interventi per la bonifica del SIN Frosinone o Valle del Sacco. Come lo si vuole chiamare è secondario.

Oggi pomeriggio ci si ritrova nella sala parrocchiale del Santuario di S. Maria a Fiume a Ceccano a seguito di un invito del giornale online UNOeTRE.it. Si annuncia numerosa una presenza unitaria e fortemente rappresentativa a pochi metri dal Sacco, perché nessuno si dimentichi i malanni del fiume. Da quegli eventi di inaudito inquinamento sono passati più di 30 giorni e non dobbiamo scordarcene, ma soprattutto non dobbiamo consentire che se ne scordino coloro che debbono provvedere alla bonifica della Valle del Sacco e del suo fiume.inquinamento acqua 350 260
Ceccano è tutto un luogo simbolo. Conobbe anni addietro una speranza di salvezza, «alla base di questo inizio di risanamento della qualità delle acque del fiume Sacco ci fu un clima di buoni rapporti tra tutte le forze politiche - riferisce Angelino Loffredi, allora Sindaco, al nostro Valentino Bettinelli che lo intervista, aggiungendo - Le forze politiche dovrebbero mantenere un rapporto continuo con l’ambientalismo, essere consapevoli che ci troviamo di fronte ad una estensione del Movimento allarmato per via della crescita dei tumori e che chiede rapide soluzioni».

Da tempo molte voci, spesso, in “solitaria”, hanno tenuto alta la bandiera dell’allarme per l’ambiente: da Marco Maddalena che trasformò il suo seggio nel consiglio comunale di Ferentino in tribuna per la tutela dell’ambiente a molte associazioni, dal Coordinamento Interprovinciale Ambiente e Salute Valle del Sacco e Bassa Valle del Liri alla potente Re.tu.Va.Sa. che ha dato vita a poderose iniziative di massa. Purtroppo queste voci erano vittime di una sordità che rifiutava finanche la sola definizione di “valle dei veleni” per questa, dove scorre il fiume Sacco. Ipocrisia compiacente.

Nella Mozione Muroni si individua con inequivoca decisione da cosa origina il "Sito di Interesse Nazionale" per il bacino del fiume Sacco: «sono suoli ed acque contaminate dallo sversamento abusivo di rifiuti e sostanze pericolose di origine industriale ma anche dall'abbandono, rilascio, smaltimento. A questa grave compromissione ambientale, si aggiungono altre due note criticità che riguardano la Valle del Sacco: la mancata depurazione delle acque e l’assenza di controlli della qualità dell'aria».
Un vero snaturamento che ha determinato delle indubbie ricadute sullo stato di salute della popolazione della Valle del Sacco. Ormai questo stato di cose purtroppo è persistente e non esistono metodi di prevenzione e di rimozione dell'inquinante. Si tratta di un episodio che ha "implicazioni etiche, politiche e sociali di livello nazionale", infatti, la Mozione chiede, l’adozione del decreto-legge 10 dicembre 2013, n. 136 per disporre con urgenza misure restrittive dirette a prevedere una moratoria anche del conferimento di rifiuti, provenienti da altri ambiti territoriali, destinati all'incenerimento e allo sversamento in discarica in provincia di Frosinone.

Ogni giorno che passa senza interventi la situazione peggiora drammaticamente. E’ urgente che parta la bonifica si questo Sito. Si tratta di accelerare tutti iSchiuma a gogò procedimenti amministrativi previsti nell’arco di tempo fra la fine di gennaio e quella di marzo di quest’anno che abbiamo riportato ben sapendo che ci sono azioni propedeutiche per l’avvio dell’iter di bonifica di cui non si ha notizia. Si tratta di richiedere anche che da S. Maria a Fiume che la Mozione venga discussa in Aula con urgenza.

Se la causa principale sono gli sversamenti abusivi di inquinanti e veleni, prima di tutto bisogna bloccarli con severità rigorosa. Ci sembra, denuncia Loffredi, «tuttora diffusa una strana reticenza di molti Sindaci della Valle (ci sono lodevoli eccezioni ndr) ad affrontare, indagare, conoscere le analisi, controllare direttamente il funzionamento del Depuratore». C’è una sensazione di diffuso lassismo di Istituzioni e organi preposti assai pericoloso per persone, animali, produzioni agricole e vegetazione in genere. Domanda: Esistono provvedimenti sanzionatori che siano realmente deterrenti, in grado di arginare le infrazioni e i delitti ambientali?

Un intervento delle Istituzioni nell’emergenza urge, ma occorre anche che si muovano in alcune altre precise direzioni guardando al futuro.

Almeno 3 questioni andrebbero affrontate e speriamo che l’appuntamento di oggi dia un contributo a sollecitarle.

1 -Ci pare di essere preda di meccanismi farraginosi. Guardiamo quelli sanzionatori. Primo, ci sono troppe discrezionalità nella definizione dei livelli di pericolo, poi la gestione effettiva è affidata a istituzioni che appaiono come corpi separati, autonomi e soprattutto lontani dalle emergenze. Eseguono decisioni democratiche o sono soggette a pressioni interessate? I Sindaci devono segnalare a loro e poi arriveranno le sanzioni. Che senso ha tutto questo giro? Pensiamo che i Sindaci debbano aver il potere di sanzionare subito. Essi stanno vicino alle esigenze che in questo caso riguardano salute ed esistenza.
2 - Non ci può essere incompatibilità e impraticabilità fra diritti del lavoro e al lavoro con il diritto alla salute. Solo l'interesse privato li contrappone liquidando in un colpo solo l’art. 41 della Costituzione: infatti, esso esige «che l’iniziativa privata non si svolga in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana». Vincoli chiari e inderogabili all’attività imprenditoriale industriale come vengono posti e fatti rispettare?
3 – Si può indagare e verificare l’efficacia reale delle disposizioni giurisprudenziali in tema di tutela dell’ambiente? In linea di principio il diritto penale è considerato dai più lo strumento più idoneo, ma come ricorda il tedesco prof Albin Eser in uno studio comparativo fra legislazioni in Europa e nel mondo, qui in Italia, la tutela dell'ambiente rimane confinata nell'ambito del diritto penale accessorio, come «allegato» del diritto amministrativo, e i reati ambientali non sono equiparati ai delitti tradizionali attraverso il loro inserimento nel codice penale. Il legislatore tedesco già nel 1980, ha trasferito nel diritto penale la tutela dell'ambiente, rivalutandone così in modo considerevole il significato.

Oggi, anche da Ceccano sollecitiamo più potere ai Sindaci nella sorveglianza, nella sanzione di infrazioni e abusi e delitti ambientali. Non sono l'ultimo anello di una catena gerarchica delle istituzioni. Il Sindaco è la prima voce da ascoltare per costruire una legislazione e la conseguente normativa in sintonia con i cittadini.
I Sindaci ritrovino la loro voce quella che la storia italiana da mille anni ha loro dato e che la Costituzione ha riconosciuto.

25 gennaio 2019

 

 

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Azioni programmate per la bonifica del SIN del bacino del fiume Sacco

Anagni-protesta contro marangoniLe giornate del 20 e 21 dicembre hanno visto svolgersi due importanti iniziative per l'ambiente della Valle del Sacco. Il giovedì 20 nella Sala del Consiglio Provinciale, per iniziativa dell'Assessora all'Ambiente del Comune di Ceprano Elisa Guerriero, ha preso vita un confronto fra i rappresentanti dell’Ambientalismo, di 9 Comuni e i tecnici della Regione Lazio e Ministero dell’Ambiente che è sembrato essere promettente.

Il venerdì 21 a Roma presso la Camera dei Deputati si è tenuta la conferenza stampa per la presentazione della mozione con prima firmataria la deputata Rossella Muroni che dichiara l'intento di «Portare in Parlamento, per sostenerle, le vertenze territoriali che ho incontrato in tanti anni di impegno con Legambiente. Nasce anche così la mozione a mia prima firma per la tutela della Valle del Sacco. Un atto ispirato dalle richieste di comitati e associazioni locali e dal segretario regionale di Sinistra Italiana Marco Maddalena con cui insieme ai colleghi Fornaro, Epifani, Occhionero, Rostan e Fassina chiediamo al governo un impegno forte per il risanamento ambientale e la tutela della salute dei cittadini».

 

UNOeTRE.it ha ritenuto utile che tutti i lettori possano tenere presente e sotto controllo il calendario delle iniziative concordate per arrivaree alla bonifica delle arre della Valle del Sacco

 L’Ingegner Elisa Guerriero* ci ha aiutato in questo intento realizzando un riepilogo delle azioni programmate per l’iter della bonifica del SIN del bacino del fiume Sacco.

 

TabellaProcedureBonificaSINbacinodelSacco

 

Pagina correlata Angelino Loffredi intervista Elisa Guerriro

*Elisa Guerriero

*Ingegnere ambientale, abilitata alla professione Albo Civile e
Ambientale nell'ordine degli Ingegneri di Frosinone.
Fra molte attività svolge anche quelle dì consulenza per enti pubblici e privati su tutte le tematiche ambientali e di sistemi integrati di raccolta differenziata.
E' Ricercatrice in ambito ambientale, Verificatrice dell'ambiente e esperta nello sviluppo sostenibile.

 

 

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Bonifica del Sacco. L'opinione di Angelino Loffredi

Inquinamento del SaccoValentino Bettinelli intervista Angelino Loffredi - Per approfondire l’annosa questione dell’inquinamento della Valle del Sacco, UNOeTRE.it ha deciso di dialogare anche con l’ex Sindaco di Ceccano, Angelino Loffredi, ponendo anche a lui alcuni quesiti sul problema.

- Il disastro ambientale della Valle del Sacco torna ad esplodere con l’episodio della moria di capi di bestiame nel 2005. Prima di questa data il fiume era tornato in condizioni migliori; quale fu il processo che portò a tale miglioramento?

Alla base di questo inizio di risanamento della qualità delle acque del fiume Sacco ci fu un clima di buoni rapporti tra tutte le forze politiche. In particolare negli anni della mia esperienza da Sindaco, dal 1981 al 1985. Debbo riconoscere il sostegno costante ricevuto dalla federazione provinciale del mio partito, il PCI, dalla maggioranza che guidava il comune e dalle amministrazioni comunali a nord di Ceccano. Le iniziative messe in campo, vennero favorite anche dagli atteggiamenti responsabili della Democrazia Cristiana e del Consigliere Provinciale Romano Misserville. Frutto di questa unione d’intenti fu l’arrivo a Ceccano nel febbraio del 1984 del Ministro all’Ecologia Alfredo Biondi, che portò la discussione su temi più operativi quali il finanziamento per la realizzazione della Sezione biologica del depuratore dell’ASI. Bisogna precisare che il tema centrale dell’epoca era un inquinamento causato appunto dalla mancata depurazione biologica. L’unità cittadina permise di ottenere il finanziamento, l’avvio dei lavori e la realizzazione nel 1991 della sezione biologica ottenendo così
un sostanziale miglioramento della qualità delle acque del Sacco, un notevole aumento della fauna ittica e l’eliminazione del fetore.

- Oggi i movimenti civici sono impegnati nel chiedere la risoluzione dei problemi. Come, secondo lei, la parte politica dovrebbe lavorare con le forze civiche per chiedere risoluzioni per il bene comune?

Le forze politiche dovrebbero mantenere un rapporto continuo con l’ambientalismo, essere consapevoli che ci troviamo di fronte ad una estensione del Movimento allarmato per via della crescita dei tumori e che chiede rapide soluzioni. E’ necessario pertanto evitare toni propagandistici, riportando le questioni aperte nell’interno delle assemblee elettive. Quindi anche nel Consiglio Comunale di Ceccano.Le forze politiche è opportuno eliminino la corsa alla primogenitura e la colpevolizzazione reciproca. Il nemico è l’inquinamento, contro i portatori di disastri è necessario unificare gli interventi. E’ urgente quindi che il Sindaco, massima autorità morale e politica si ponga l’obbiettivo di creare un clima di dialogo tra la maggioranza che lo sostiene e le opposizioni.
Attraverso frequenti seduto il Consiglio Comunale dovrebbe esercitare un esame approfondito e nuove forme di controllo verso scadenze che a gennaio a Ceccano avremo di fronte: la bonifica dei siti dell’ex discarica di via Anime Sante e la rimozione dell’amianto presso la SNIA BPD di Bosco Faito. E’ necessario accendere i riflettori attorno a queste scadenze per evitare che si ripeta quanto accaduto con i lavori del Depuratore ASI: 4 milioni di euro sprecati,senza alcun momento di controllo, nel silenzio dei sindaci che hanno portato a conservare un depuratore che non depura.

- Il 20 dicembre c’è stato un tavolo di lavoro in Provincia con i funzionari del Ministero all’Ambiente e della Regione, per la bonifica dei siti contaminati. Quali aspetti reputa siano positivi e quali, invece, dovrebbero essere ulteriormente approfonditi?

Credo che l’incontro in Provincia, su cui ho fatto delle necessarie considerazioni ( https://www.unoetre.it/notizie/ambiente/item/6452-per-la-bonifica-della-valle-del-sacco-novita-del-20-dicembre ) rappresenti un segnale estremamente positivo. E’ una risposta alle partecipate manifestazione avvenute in questi mesi, poi, anche se con un anno di ritardo, abbiamo sentito l’impegno, da parte del Ministero, a stanziare una somma che si aggirerà attorno ai 53 milioni di euro, che servirà ad iniziare l’opera di bonifica di siti circostanti le rive del fiume Sacco, oltre che l’avvio di esami epidemiologici. Si tratta di bonificare otto siti di cui due in Ceccano e di cui ho accennato prima. Ci troviamo di fronte nel territorio provinciale di terreni che risultano velenosamente inquinati da sostanze che stanno provocando gravi problemi alla salute pubblica. Questi interventi dovranno essere accompagnati anche da una riqualificazione che coinvolga la qualità delle acque( regolare funzionamento dei depuratori e lotta verso gli sversamenti nel fiume), dell’aria e dei servizi sanitari.
All’ordine del giorno esistono dunque temi impegnativi e complessi attorno ai quali è necessario alzare livelli di conoscenza e di impegno politico. Sarà tale impegno a trasformare la quantità della partecipazione popolare sinora vista in qualità della proposta, sapendo che la stessa ha necessità di unità, di rapide decisioni e immediati interventi. Per la salute nostra e per quelli che verranno.

 

 

 

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Emergenza fiume Sacco: una Interpelllanza per la sua bonifica

aulaSenato 350Atto n. 3-00451, pubblicato il 5 dicembre 2018, nella seduta n. 67 del Senato,
svolto nella seduta n. 68 dell'Assemblea (06/12/2018)

Senatori Massimo Ruspandini e Luca Ciriani

Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Premesso che:

il procuratore capo di Frosinone, in queste ore, ha aperto un fascicolo per "disastro ambientale plurimo" dopo i recentissimi episodi di inquinamento che si sono registrati nella valle del Sacco, in seguito ai quali il fiume Sacco è totalmente ricoperto da una schiuma bianca e maleodorante;

come è noto, il corso d'acqua, che attraversa tutta la valle del Sacco e la provincia di Frosinone, risulta essere uno tra i fiumi più inquinati d'Europa, con un'elevata presenza di beta- esaclorocicloesano, uno scarto di lavorazione della produzione dell'insetticida chiamato "lindano";
i continui sversamenti illegali nelle acque del fiume hanno determinato il suo avvelenamento e anche quello dei terreni agricoli limitrofi, allagati dalle frequenti esondazioni, inducendo all'abbattimento del bestiame e all'abbandono dei pascoli e alla distruzione dei prodotti agricoli contaminati, oltre alla chiusura di alcune aziende agricole;

recenti studi dimostrano come queste sostanze inquinanti siano entrate nella catena alimentare e quindi nelle case e negli abitanti della zona, rilevando evidenti connessioni tra l'inquinamento ambientale dei comuni limitrofi alla valle del Sacco e la frequenza di patologie tumorali dei residenti; la valle del Sacco vive ormai, fin dal 2006, in "stato di emergenza socio-economico-ambientale" permanente e i residenti sono sempre più colpiti da questa piaga ambientale, che mette a rischio la salute e la sicurezza;

il fiume Sacco è ormai un veleno che scorre nel cuore di un’area che è sito d’interesse nazionale, dove, purtroppo, si teme che nei decenni passati industrie e criminalità abbiano anche interrato rifiuti tossici;

si chiede di sapere quali misure urgenti il Ministro in indirizzo intenda adottare per la bonifica e la salvaguardia dell'ambiente e la tutela della qualità della vita dei cittadini residenti nei comuni della valle del Sacco e se non ritenga necessario investire maggiori risorse, umane ed economiche, nell'attività di monitoraggio, coordinamento e controllo di tutti i processi che regolano il meccanismo di gestione degli scarichi delle numerose aziende della zona industriale ed in particolare sul funzionamento del depuratore Asi.

 

 

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Emergenza fiume Sacco: una Mozione per la sua bonifica

camera dei deputati 350 minAtto Camera - Mozione 1-00086 presentato da MURONI Rossella, testo di Mercoledì 5 dicembre 2018, seduta n. 94

La Camera,

premesso che:

il decreto ministeriale n. 468 del 2001 ha istituto il sito da bonificare di interesse nazionale (Sin) «Frosinone», perimetrato con decreto ministeriale 2 dicembre 2002 e con decreto ministeriale 23 ottobre 2003, a cui è seguita l'istituzione del successivo Sin bacino del fiume Sacco. Il Sin di Frosinone è stato istituito dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare a seguito della proposta – effettuata da parte della regione Lazio nel 1999 – di inserimento tra i siti da bonificare di interesse nazionale di ben n. 121 discariche di rifiuti solidi urbani distribuite su tutto il territorio della provincia di Frosinone e presenti in n. 80 comuni sui n. 91 costituenti la provincia;

alla data di approvazione del piano regionale delle bonifiche di cui alla delibera della giunta regionale 591 del 14 dicembre 2012, delle n. 121 discariche solamente n. 7 avevano visto conclusa la procedura/di bonifica e dall'elenco dei siti contaminati pubblicato dall'Arpa Lazio ed aggiornato all'anno 2016 (httg://www.arpalazio.gov.it) si rileva che per numerose discariche dell'ex Sin Frosinone non è stata ancora completata la bonifica;

la definizione del nuovo perimetro del (SIN) Bacino del fiume Sacco di cui al decreto ministeriale n. 321 del 2016, a conclusione di un decennale periodo di alterne vicende giudiziarie e amministrative, ha certificato l'esistenza di una vasta area a cavallo fra le province di Roma e Frosinone e lungo tutta l'asta fluviale, oggetto di un grave inquinamento ambientale;

l'origine del Sin bacino del fiume Sacco riguarda la contaminazione di suoli ed acque derivata sia dallo sversamento abusivo di rifiuti e sostanze pericolose di origine industriale sia dall'abbandono, rilascio, smaltimento. Quanto emerso, sia durante le operazioni di caratterizzazione dell'area industriale di Colleferro e di Anagni, che successivamente e fino all'attualità per i siti industriali dismessi nel Comune di Ceprano e Falvaterra, ha posto in evidenza che la pratica dell'interramento di rifiuti industriali per evitare gli oneri di smaltimento si è aggiunta e sommata come causa della contaminazione di suoli ed acque a quella dell'esercizio delle stesse attività industriali. A titolo di esempio, si cita il recente episodio di smaltimento illecito di rifiuti di origine industriale avvenuto nel formine di Ferentino nel gennaio 2017, laddove veniva scoperto l'interramento in un sito industriale dismesso di notevoli quantità di rifiuti pericolosi;

alla grave compromissione ambientale, si aggiungono altre due note criticità che riguardano la Valle del Sacco: la depurazione delle acque e la qualità dell'aria;
nel fiume Sacco continuano a riversarsi, da oltre un ventennio, gli scarichi dei reflui di diverse attività industriali, senza alcuna depurazione e senza alcun controllo, come conferma il piano di gestione del bacino idrografico dell'Appennino Meridionale (al quale appartiene il fiume Sacco), approvato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 10 aprile 2013, che ha evidenziato che la qualità delle acque del bacino del Sacco è a livello «pessimo», ovvero il grado più basso della scala di qualità di cui alla direttiva ed allo stesso decreto legislativo n. 152 del 2006. Le cause di tale degrado sono ben individuate dal medesimo piano di gestione del bacino idrografico dell'Appennino meridionale, laddove nella azione (pagina 91) si legge: «Il fenomeno era ed è tuttora da attribuirsi alla mancata regolamentazione del sistema di scarichi da varia natura, in specie industriali. Ad oggi nell'area persistono condizioni di emergenza ambientale connessi ancora ad un sistema di collettamento e depurazione non idoneo o comunque non sufficiente a garantire standard qualitativi delle acque reflue compatibili con la tutela e salvaguardia delle risorse idriche». Anche l'Ufficio Commissariale per la bonifica del Sin «Bacino del Sacco» nell'ultima relazione dell'ottobre 2012 sottolineava che: «L'assenza di un impianto di depurazione consortile, promesso da decenni, ha contribuito in modo determinante all'emergenza ambientale nel territorio anagnino. In particolare, tale carenza ha determinato per tutte le imprese, anche di piccole dimensioni, la necessita di trattare i propri reflui in ambito domestico per poi scaricarli nel fiume Sacco o nei di lui affluenti. Da ciò è scaturita nel corso degli anni una impressionante serie di scarichi illeciti di sostanze tossiche che è culminata, nell'estate del 2005, nello sversamento di altissime quantità di cianuri in un affluente del Sacco, il Rio Santa Maria, con conseguente moria di animali e avvelenamento delle colture»;

con la delibera di giunta regionale n. 536/2016 la regione Lazio ha approvato la relazione dell'Arpa Lazio che aggiorna la zonizzazione del territorio regionale e la classificazione delle zone agglomerati ai fini della valutazione della qualità dell'aria in attuazione dell'articolo 3, dei commi 1 e 2 dell'articolo 4 e dei commi 2 e 5 dell'articolo 8 del decreto legislativo 155/2010. L'intero territorio della Valle del Sacco è stato censito in classe 1, ovvero laddove i superamenti delle concentrazioni di inquinanti in atmosfera, nella specie PM10 e PM2.5, sono tali per quantità ed entità da imporre l'adozione di misure emergenziali a tutela della salute delle popolazione e dell'ambiente;

la compromissione delle matrici ambientali, suolo, acqua e aria, causata dal sovrapporsi e sommarsi delle criticità innanzi rappresentate, ha determinato delle indubbie ricadute sullo stato di salute della popolazione della Valle del Sacco. Il «Rapporto tecnico sulla sorveglianza sanitaria ed epidemiologia della popolazione residente in prossimità del fiume Sacco» pubblicato nel giugno 2016 dal dipartimento epidemiologico della regione Lazio riporta: «La contaminazione del fiume Sacco rimane un disastro ambientale di proporzioni notevoli che ha comportato una contaminazione umana di sostanze organiche persistenti considerate tossiche dalle organizzazioni internazionali. Proprio perché la contaminazione è purtroppo persistente non esistono metodi di prevenzione e di rimozione dell'inquinante. Si tratta di un episodio che ha implicazioni etiche, politiche e sociali di livello nazionale. Le autorità locali hanno il dovere di informare la popolazione, di salvaguardarne la salute specie dei gruppi sociali più deboli, di offrire l'assistenza sanitaria adeguata, e di garantire un continuo monitoraggio epidemiologico e sanitario. È ovvio che tale assistenza dal punto di vista della tutela sociale e sanitaria del servizio sanitario si deve accompagnare ad un impegno istituzionale coerente per il risanamento ambientale»;

a fronte del quadro della situazione ambientale della Valle del Sacco fino ad ora delineato e rappresentato, con le indubbie, serie, gravi criticità ambientali, la strategia e gli indirizzi della regione Lazio per la gestione del ciclo dei rifiuti rischiano – come già è avvenuto nel passato – di avere pesantissime ricadute sul territorio, le quali comprometterebbero ulteriormente lo stato ambientale;

in sostanza la regione Lazio per supplire alla pretesa carenza impiantistica di Roma Capitale nel trattamento della frazione indifferenziata dei rifiuti solidi urbani, nonché per soddisfare il fabbisogno di smaltimento in discarica dei sovvalli non recuperabili e la trasformazione in energia del combustibile derivato dai rifiuti (Cdr) prodotto dagli impianti di trattamento meccanico-biologico (Tmb), ha intenzione di sfruttare l'impiantistica esistente nella provincia di Frosinone che invece è asservita al fabbisogno dei comuni appartenenti al medesimo ambito territoriale ottimale (Ato) provinciale. Il potenziamento delle capacità degli impianti esistenti e l'aumento del conferimento di rifiuti solidi urbani presso gli stessi, comporta impatti ambientali non sostenibili nell'attuale e descritto stato ambientale della Valle del Sacco. L'amministrazione regionale, immemore degli errori del passato, rischia di replicare quanto già avvenuto negli anni ’90, «scaricando» le inefficienze ed i ritardi nell'attuare la gestione del ciclo dei rifiuti sui territori provinciali, in particolare su quello di Frosinone;

gli impianti esistenti nella provincia di Frosinone e realizzati per soddisfare il fabbisogno impiantistico dell'Ato provinciale, sono il Tmb di Colfelice gestito dalla Saf spa, partecipata interamente pubblica di proprietà dei 91 comuni della provincia di Frosinone, con capacità di trattamento di 327.000 ton/anno; la discarica di Roccasecca, gestita dalla Mad srl, società privata, con capacità residua di circa 300.000 metri cubi; il termovalorizzatore di San Vittore nel Lazio, gestito da ACEA Ambiente spa, società partecipata interamente pubblica con capacità di trattamento – a seguito del già avvenuto potenziamento degli impianti – di circa 400.000 tonnellate/anno. Il fabbisogno dell'Ato di Frosinone è interamente soddisfatto laddove si confronti la suddetta capacità impiantistica con la produzione di rifiuti censita da ISPRA nel 2016, la quale conta una produzione di RSU di circa 175.000 tonnellate/anno. Perciò a fronte di – una produzione annua di 175.000 tonnellate/anno di rifiuti solidi urbani, la provincia di Frosinone ha un'impiantistica che provvede al trattamento di oltre 1 milione di tonnellate all'anno di frazioni derivate dai rifiuti solidi urbani indifferenziati, quasi otto volte superiore al fabbisogno; ne consegue che già attualmente la provincia di Frosinone provvede a soddisfare il fabbisogno regionale e degli altri Ato, in violazione dei prìncipi di autosufficienza e prossimità nel trattamento dei rifiuti solidi urbani come previsto dalla normativa comunitaria, nazionale e dallo stesso piano gestione rifiuti del Lazio,

impegna il Governo

1) a considerare, vista l'urgenza ambientale e sanitaria, l'adozione di iniziative normative volte a prevedere una moratoria del conferimento di rifiuti, provenienti da altri ambiti territoriali ottimali, destinati all'incenerimento e allo sversamento in discarica in provincia di Frosinone, nonché la sospensione delle procedure per l'apertura di nuovi impianti impattanti dal punto di vista ambientale e di nuove discariche nella Valle del Sacco, definendo per tale area disposizioni più restrittive sulla falsariga di quelle contenute nel decreto-legge 10 dicembre 2013, n. 136, e promuovendo un monitoraggio di tutti i siti compromessi sia quelli censiti sia quelli non ancora noti.

 

(1-00086) «Muroni, Fornaro, Epifani, Occhionero, Rostan, Fassina».

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