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Cercasi somme delle Aree di complessa

Leoni che si battono 350 260 minPasqua, 25 aprile, 1° maggio. Per molti un lungo ponte dal 21 aprile alla Festa dei Lavoratori, per tantissimi altri, festività e ricorrenze nelle quali riconfermare la fedeltà alla democrazia conquistata unitariamente - al di là dell’imbarbarimento di qualche vicepremier - e rinnovare gli impegni di lotta per garantire lavoro e occupazione a questo nostro Paese.
Ormai si aspetta il Primo Maggio ’19 che quest’anno ha, da noi, una vigilia altrettanto importante, il 29 aprile di Vertenza Frusinate con una assemblea convocata come in tante altre occasioni nel salone dell’Amministrazione provinciale.

Come gli stessi disoccupati ricordano senza posa su Facebook, per “voce” di Luigi Carlini, due sono gli argomenti principali: “Quante risorse darà il governo alla Regione Lazio per l'area di crisi complessa Frosinone/Rieti per l'accordo quadro 2019 /2020?”
Dove sono le cosiddette politiche attive senza le quali nessun intervento di sostegno per sopravvivere sarebbe stato possibile? Le hanno individuate i disoccupati, per intanto, nei 53 milioni di euro stanziati per la bonifica della Valle del Sacco in 19 comuni. Da qui non intendono retrocedere chiedendo che allo scadere dei sei messi previsti per la “caratterizzazione“ dei territori inclusi (analisi degli interventi da effettuare e modalità della loro realizzazione), si individuino lì posti di lavoro certi sia per giovani inoccupati che per quelli che il lavoro l'hanno perso, iniziando sin da ora a conoscere procedure e modalità di accesso trasparenti.
Come si legge, si tratta di temi ed argomenti che influiranno anche sugli impegni del 1° Maggio.

Sulla prima questione posta dai disoccupati bisogna rammentare che si tratta di tradurre in pratica gli impegni dell’accordo del 28 febbraio 2018, riconfermato ed aggiornato il 28 dicembre scorso, ma ad oggi ancora “incompiuto” nel rispetto degli impegni assunti verso i disoccupai, dei quali così Gino Rossi descrive lo stato d’animo: «non ci sono più parole per descrivere questa indifferenza da parte chi oggi rappresenta la Ciociaria, dopo la finanziaria approvata a dicembre che rifinanziava per 117 milioni di euro le mobilità in deroga nelle aree di crisi complesse ad oggi nessuna novità da parte del governo, quanto dovranno aspettare le (nostre) famiglie…?»

Vale la pena ricordare due fatti di cui poco si è parlato, tranne rapidi annunci a caldo. Poi silenzio.
Il 18 marzo scorso la Segreteria nazionale della Cgil chiedeva al Governo lo sblocco delle risorse per le aree di crisi complessa, ricordando che «oltre 60.000 lavoratori attendono, ormai da mesi, gli ammortizzatori sociali che spettano loro di diritto» chiedendo ai Ministri del Lavoro e dell’Economia di emanare “immediatamente” il necessario decreto interministeriale. E, concludevano mettendo in evidenza che con questi ritardi il «Governo del cambiamento sta replicando, nei modi e nei tempi, quelli precedenti».
Ad oggi nulla è accaduto e neppure è stato convocato dal Ministro Di Maio il tavolo specifico sugli ammortizzatori sociali per cui si era impregnato con Landini, Furlan e Barbagallo. Un duro atto di critica, quindi quello della Cgil. Inascoltato. Punto e basta.

Esiste anche un secondo richiamo, più ravvicinato, infatti si verifica al Senato della Repubblica nel "question time" del 4 aprile 2019 (seduta n° 107). La Senatrice Teresa Bellanova (PD), illustra la sua interrogazione (n° 3-00754 ) al Ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, sulla soluzione delle attuali crisi occupazionali e sul sostegno alla riconversione industriale, ricordando che «l'Istat, l'OCSE, Confindustria (attraverso il suo ufficio studi) e tanti altri ancora certificano che in Italia la crescita è negativa. Praticamente, siamo in recessione: il fatturato industriale è a -7,3 per cento, gli ordinativi a -5,3 per cento… gli occupati diminuiscono» (nei giorni successivi i numeri cominciano a ballare…diventano positivi. Meglio così?!!).

C’è un ben di più, tuttavia, che c’interessa qui. Dice la Senatrice «Signor Ministro, la situazione è molto grave. È chiaro che la vostra ricetta non funziona. Ma c'è una situazione ancora più grave che è quella delle aree di crisi complessa. Sono 18 in Italia, distribuite su tutto il territorio, da Portovesme a Taranto, a Savona, a Trieste, a Gela, e così via dicendo, territori che hanno subito crisi devastanti nel corso dell'ultimo decennio: 60.000 lavoratori dislocati in queste 18 aree di crisi, da gennaio sono senza stipendio perché lei, il suo collega dell'economia, il suo Governo non avete avuto il tempo di fare un decreto. E non ci dica che ha firmato due giorni fa. Quello era un atto dovuto, ma il decreto non è ancora applicabile perché non porta la firma dell'Economia e la registrazione alla Corte dei conti.».

Queste parole sono state pronunciate in Senato. E’ chiaro perché i soldi non arrivano?

Nella stessa interrogazione, anzi nel suo resoconto stenografico, attenzione, si apprende che la storia “non ci sono i soldi”, non è vera. La Senatrice Bellanova rivela che «sulle aree di crisi avete una dote di 721 milioni di euro in gran parte della scorsa legislatura»; la cifra viene ridimensionata nella replica del Ministro, ma non smentisce che i fiondi ci sono in abbondanza, infatti «sono complessivamente 283 milioni di euro» (senza pudore ci viene da chiedere: la differenza fino a 721 milioni esisteva o no e se esisteva dove è andata a finire?). Comunque, bene disoccupati, tenetelo a mente. Non lo dimenticate e non fateveli toccarei 283 miioni a voi destinati.

Buon Primo Maggio a Isola del Liri.

I virgolettati sono tratti dal resoconto stenografico dell’interrogazione 3-00754 nella seduta n°107 del 4 aprile 2019 in Senato.

25 aprile 2019

 

 

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Aree di crisi complessa: utilizzare subito i fondi esistenti!

  • Pubblicato in Partiti

Bandiera pci 350 260PCI Lazio* - Aaree di crisi complessa: attuare progetti coi fondi esistenti! Come diciamo da tempo noi comunisti, la crisi economica che stiamo subendo, non ha nulla di casuale o ciclico. Purtroppo è una crisi strutturale che non avrà fine fino a che non ci sarà una totale inversione delle scelte economiche che mettano in discussione il sistema capitalistico.
Tuttavia, pur all’interno della situazione data, è possibile approntare interventi di parziale tutela, ovvero di risposte di area dove l’acutezza sociale sta devastando intere comunità. Questo è il caso delle aree di crisi complessa nel Lazio.
Per questo è condivisibile quanto portato avanti dalla interrogazione parlamentare della senatrice Bellanova, che, a proposito di aree di crisi, chiama il Governo alle proprie responsabilità. Governo che, tramite il vicepresidente Di Maio, risponde che in effetti il proprio ministero ha dato indicazioni ma altri ministeri non firmano lo sblocco di fondi.

E’ una vergogna! Ma che sono due Governi differenti? Ma il punto di vista che interessa questi governanti sono le liti quotidiane, oppure i lavoratori che restano senza tutele e che hanno le famiglie ridotte alla povertà?
Da parte dei lavoratori, il quesito al governo, la risposta attesa è proprio quella di voler sapere a che punto è l'attuazione dei progetti di riconversione e riqualificazione produttiva delle aree di crisi complessa. Di come si realizzano questi progetti e come effettivamente si costruiscono le condizioni perché le persone possano rientrare nel posto di lavoro, magari con progetti anche innovativi.

I lavoratori sappiano che il Partito Comunista Italiano, è e sarà al loro fianco sia da solo che con altri. Sia nei momenti di lotta che nei momenti della proposta: l’interesse del PCI è la difesa e la tutela dei lavoratori, non le passerelle elettorali o le insulse frasi governative “vorrei, ma non posso”.

Questa è l’ora di pretendere: i fondi ci sono. Le volontà di moltissimi, se non di tutti, sono state dette. Per opportunismo o per scelta convinta? Noi diciamo che poiché sono state pronunciate devono essere attuate. Il governo agisca, attui, questo interesse a noi e ai lavoratori!

*Dichiarazione congiunta del responsabile del lavoro, Tiziano Ziroli, e del segretario Oreste Della Posta del Partito Comunista Italiano – Lazio

 

 

 

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Segneri: 'Un’area di crisi complessa, ha bisogno di sostanziali stanziamenti economici'

foto Segneri M5S 350 260 minSegneri, M5S: “Piena soddisfazione per l’attenzione del governo all’area di crisi complessa di Frosinone - Anagni, l’istituzione del tavolo e’ un segnale importante”
Roma, 01/08/2018 - «Abbiamo ereditato un territorio al collasso e se l’area Frosinone- Anagni, risulta essere dal 2016, tra le aree di crisi complessa, lo dobbiamo purtroppo anche al pessimo lavoro svolto dai politici che si sono susseguiti in tutti questi anni.» – lo dichiara la Deputata del 5 Stelle Enrica Segneri che continua – «Perché dobbiamo spiegarlo bene ai cittadini cosa significa essere inseriti tra queste aree, significa essere identificati come territori soggetti a recessione economica e perdita occupazionale di rilevanza nazionale e con impatto significativo sulla politica industriale nazionale. Dunque non proprio uno di quei “riconoscimenti” di cui andare fieri, nonostante, in passato, abbia sentito qualche politico locale, vantarsi di questo “risultato”». – e continua – «Ovviamente un’area di crisi complessa, ha bisogno di sostanziali stanziamenti economici, per finanziare CIGS o mobilità in deroga e il ruolo del Ministero del Lavoro è molto importante. Nei giorni scorsi io e l’alleato di governo, Francesco Zicchieri, abbiamo avuto modo di incontrare Vertenza Frusinate, che ormai non raccoglie più solo le istanze gli ex lavoratori della VDC, ma di tutta una platea di lavoratori e non, fortemente in difficoltà. Avevamo dichiarato dell’importanza di aprire un Tavolo di crisi specifico e l’incontro che il Sottosegretario al Ministero del Lavoro e alle politiche sociali Durigon, ha convocato per venerdì 3 agosto con le sigle sindacali, in cui saremo presenti, si muove proprio in tale senso. Questo è un segnale importante della grande attenzione che il Governo dà alla problematica».

 

 

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Il frusinate è "Area di crisi complessa". E ora "fatti concreti" subito

Crisi complessa 350 260di Ignazio Mazzoli - Visto che si poteva fare qualcosa! Benvenuto il riconoscimento di “Area di crisi complessa per il frusinate”. Ma dando a Cesare quel che è di Cesare e ai lavoratori quel che è dei lavoratori e non solo a loro. Perché? Non si può leggere, senza interrogarsi, la dichiarazione del Presidente Maurizio Stirpe che sollecita a ringraziare il Ministro Calenda e il Presidente Zingaretti per avere tenuto in buona considerazione le ragioni di questo territorio (su Il Messaggero del 15 set 16).
Dopo oltre 20 mesi di proteste e di proposte sempre inascoltate e spesso ridicolizzate da incontri farsa inutili e miranti a negare ogni emergenza e difficoltà, oggi ci si dice che qualcuno ha “tenuto in buona considerazione le ragioni di questo territorio”.
Siamo all’incredibile, dovremmo ringraziare chi (da Zingaretti ai suoi consiglieri di provenienza ciociara per mesi con il sostegno dei loro colleghi parlamentari) ci hanno spiegato che era tutto a posto, che le proteste non avevano ragione d’essere che la Regione aveva fatto tutto il suo dovere e che l’accordo di programma Anagni-Frosinone aveva già dato quello che poteva dare e non poteva essere rimodulato.
Poi, siamo arrivati alla sua scadenza del 3 agosto 2016 e sotto la spinta delle proteste operaie e dei disoccupati si “è prodotto un decreto di proroga” dell’accordo stesso con l’impegno a correggerne tutti gli aspetti che l’hanno reso improduttivo. Altro "incredibile", di fronte alle bugie che per mesi si sono seguite dando responsabilità di poca iniziativa ai sindaci ed agli imprenditori di questo territorio. E poi, quando i primi si sono mossi con un documento firmato da 74 di loro, che conteneva proposte concrete e realizzabili fra cui precisi riferimenti all’Accordo di programma e al riconoscimento di “Area di crisi complessa” per questo territorio, indirizzato a Zingaretti, non l’hanno neppure preso in considerazione.

Brevemente prima di fare un commento:

Era il 6 aprile di questo 2016 quando il Presidente di ConfimpreseItalia, Guido D’Amico, nel corso di un incontro in Provincia, richiesto da Vertenza Frusinate, dichiarava «È sicuramente positivo - che in questa riunione - «si sia fatto esplicito riferimento alla necessità di far ottenere alla provincia di Frosinone lo status di Area di Crisi o di Zona Economica Speciale. Prendiamo atto con soddisfazione che le nostre proposte vengono ritenute utili non soltanto dalla politica, ma anche da altre associazioni di categoria.» Giusto, proproste fino ad allora inascoltate.
Ed era 1l 14 dicembre dell’anno 2014 quando fu posta con forza dai disoccupati e dai lavoratori delle aziende in crisi la necessità di adeguamento dell’Accordo di Programma. Una prima richiesta ufficiale alla quale seguirono le più svariate risposte, da quelle che affermavano che non si poteva modificare, a quelle che ripetevano che la sua funzione si era esaurita occupandosi delle industrie farmaceutiche (che nessuna nuova assunzione hanno fatto) fino al massimo sforzo intellettuale di ripetere che era inutile parlarne perchè tanto l’Accordo di programma era fallito (?). Finché il 20 marzo scorso il Deputato Luca Frusone del M5S in una lunga e documentata interpellanza ai ministeri competenti chiese che spiegassero e prendessero provvedimenti, mentre nello stesso documento chiedeva un deciso intervento della Magistratura perché nella vicenda di questo accordo forse c’erano aspetti da chiarire.
Questo molto in breve quello che c’è alle spalle dell’aver “tenuto in buona considerazione le ragioni di questo territorio”. A noi pare che abbiano fatto il minimo indispensabile, anche perché le emergenze stanno tutte in piedi prive delle necessarie risposte immediate e non c’è da esultarne. Il vero protagonista di questo primo risultato è il Comitato promotore della Vertenza Frusinate che instancabilmente ha sostenuto le sue rivendicazioni per 22 mesi.
Può essere mai che in questa nostra Italia sia solo campagna elettorale 365 giorni all’anno tutti gli anni e nessuno abbia il senso di responsabilità di vero governante, tanto da riconoscere come stanno realmente le cose e come si sono svolti i fatti. Sarebbe più meritorio per una Istituzione e per chi la rappresenta dimostrare anche con le parole di avere cercato di ascoltare le voci che vengono dal Paese. O no?
Nei prossimi giorni ci sarà da valutare la congruità economica e finanziaria del decreto (carte alla mano) e ritorneremo con le opportune valutazioni.

 
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15 settembre 2016

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Il frusinate è "Area di crisi complessa". E ora "fatti concreti" subito

Crisi complessa 350 260di Ignazio Mazzoli - Visto che si poteva fare qualcosa! Benvenuto il riconoscimento di “Area di crisi complessa per il frusinate”. Ma dando a Cesare quel che è di Cesare e ai lavoratori quel che è dei lavoratori e non solo a loro. Perché? Non si può leggere, senza interrogarsi, la dichiarazione del Presidente Maurizio Stirpe che sollecita a ringraziare il Ministro Calenda e il Presidente Zingaretti per avere tenuto in buona considerazione le ragioni di questo territorio (su Il Messaggero del 15 set 16).
Dopo oltre 20 mesi di proteste e di proposte sempre inascoltate e spesso ridicolizzate da incontri farsa inutili e miranti a negare ogni emergenza e difficoltà, oggi ci si dice che qualcuno ha “tenuto in buona considerazione le ragioni di questo territorio”.
Siamo all’incredibile, dovremmo ringraziare chi (da Zingaretti ai suoi consiglieri di provenienza ciociara per mesi con il sostegno dei loro colleghi parlamentari) ci hanno spiegato che era tutto a posto, che le proteste non avevano ragione d’essere che la Regione aveva fatto tutto il suo dovere e che l’accordo di programma Anagni-Frosinone aveva già dato quello che poteva dare e non poteva essere rimodulato.
Poi, siamo arrivati alla sua scadenza del 3 agosto 2016 e sotto la spinta delle proteste operaie e dei disoccupati si “è prodotto un decreto di proroga” dell’accordo stesso con l’impegno a correggerne tutti gli aspetti che l’hanno reso improduttivo. Altro "incredibile", di fronte alle bugie che per mesi si sono seguite dando responsabilità di poca iniziativa ai sindaci ed agli imprenditori di questo territorio. E poi, quando i primi si sono mossi con un documento firmato da 74 di loro, che conteneva proposte concrete e realizzabili fra cui precisi riferimenti all’Accordo di programma e al riconoscimento di “Area di crisi complessa” per questo territorio, indirizzato a Zingaretti, non l’hanno neppure preso in considerazione.

Brevemente prima di fare un commento:

Era il 6 aprile di questo 2016 quando il Presidente di ConfimpreseItalia, Guido D’Amico, nel corso di un incontro in Provincia, richiesto da Vertenza Frusinate, dichiarava «È sicuramente positivo - che in questa riunione - «si sia fatto esplicito riferimento alla necessità di far ottenere alla provincia di Frosinone lo status di Area di Crisi o di Zona Economica Speciale. Prendiamo atto con soddisfazione che le nostre proposte vengono ritenute utili non soltanto dalla politica, ma anche da altre associazioni di categoria.» Giusto, proproste fino ad allora inascoltate.
Ed era 1l 14 dicembre dell’anno 2014 quando fu posta con forza dai disoccupati e dai lavoratori delle aziende in crisi la necessità di adeguamento dell’Accordo di Programma. Una prima richiesta ufficiale alla quale seguirono le più svariate risposte, da quelle che affermavano che non si poteva modificare, a quelle che ripetevano che la sua funzione si era esaurita occupandosi delle industrie farmaceutiche (che nessuna nuova assunzione hanno fatto) fino al massimo sforzo intellettuale di ripetere che era inutile parlarne perchè tanto l’Accordo di programma era fallito (?). Finché il 20 marzo scorso il Deputato Luca Frusone del M5S in una lunga e documentata interpellanza ai ministeri competenti chiese che spiegassero e prendessero provvedimenti, mentre nello stesso documento chiedeva un deciso intervento della Magistratura perché nella vicenda di questo accordo forse c’erano aspetti da chiarire.
Questo molto in breve quello che c’è alle spalle dell’aver “tenuto in buona considerazione le ragioni di questo territorio”. A noi pare che abbiano fatto il minimo indispensabile, anche perché le emergenze stanno tutte in piedi prive delle necessarie risposte immediate e non c’è da esultarne. Il vero protagonista di questo primo risultato è il Comitato promotore della Vertenza Frusinate che instancabilmente ha sostenuto le sue rivendicazioni per 22 mesi.
Può essere mai che in questa nostra Italia sia solo campagna elettorale 365 giorni all’anno tutti gli anni e nessuno abbia il senso di responsabilità di vero governante, tanto da riconoscere come stanno realmente le cose e come si sono svolti i fatti. Sarebbe più meritorio per una Istituzione e per chi la rappresenta dimostrare anche con le parole di avere cercato di ascoltare le voci che vengono dal Paese. O no?
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