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L’8 marzo in piazza per difendere il territorio di Frosinone

Non una di meno 350 260 min

L'Associazione Oltre l'Occidente ha aderito all'appello della USB.

 Lunedì 4 marzo alle ore 17.30, presso la sede della Federazione USB di Frosinone in Via Marittima 217 incontro di organizzazione della giornata.

 

APPELLO SCIOPERO GENERALE DELL’8 MARZO MANIFESTAZIONE PIAZZA VI DICEMBRE COMUNE DI FROSINONE UNIAMO LE LOTTE

Come lavoratrici e lavoratori, delegate e delegati sindacali, ci impegniamo a sostenere e organizzare lo sciopero del prossimo 8 marzo, lanciato in Italia da "Non Una di Meno".
Lo facciamo dalle fabbriche, dalle scuole, dai centri commerciali e dai luoghi della grande distribuzione, dagli ospedali, dalle cooperative a cui sono appaltati i servizi in tutti questi settori.
Negli ultimi anni abbiamo visto da vicino in che modo l’attacco padronale al salario e ai diritti delle lavoratrici e dei lavoratori e le politiche di precarizzazione imposte dai governi di ogni colore, in Italia e in tutto il mondo, si siano abbattuti sulle donne: stipendi più bassi, turni di lavoro ingestibili per chi è costretta a occuparsi anche del lavoro domestico e di cura, mansioni più dequalificate, maggior ritmo e carico di lavoro, molestie sessuali che rendono ancora più insopportabile la condizione di lavoro. Tutto questo è parte dell’organizzazione del lavoro in tutti gli ambiti.

biancoenero 350 minGli attacchi contro le donne e contro la loro libertà sono l’altra faccia della privatizzazione e dell’abbattimento del welfare che colpisce tutto il lavoro rendendolo più povero e precario. In tutto il mondo, però, le donne stanno lottando e l’8 marzo sciopereranno ancora una volta. Questo sciopero riguarda anche noi, perché mostra chiaramente che la violenza maschile e quella razzista sono parte integrante delle politiche di precarizzazione e di sfruttamento del lavoro.

Questo sciopero è necessario, perché ci dà la possibilità di unire le forze, di andare al di là delle divisioni di categoria, delle discriminazioni sessuali e del razzismo che ci dividono sui posti di lavoro. Questo sciopero è urgente, perché non possiamo tacere di fronte alle politiche di questo governo che sta colpendo duramente, con una violenza senza precedenti, proprio le donne, i lavoratori e i migranti.

A Frosinone avere più servizi pubblici significa avere una società nella quale le donne hanno più tempo libero e più libertà. Impedire che il bilancio Comunale continui a tagliare servizi significa difendere le donne e i lavoratori precari. Le scelte di salasso economico e di aumento delle tasse degli enti locali chiamati ad immolarsi sull’altare del pareggio di bilancio, la chiusura di gran parte dei servizi pubblici, la mancanza di turn over, colpiscono duramente centinaia di lavoratori e soprattutto lavoratrici, impegnate nei servizi sociali, nell’assistenza domiciliare, nei servizi culturali e di cura della città: ore di lavoro tagliate, salari sempre più bassi, un sistema di appalti che non garantisce i diritti, non assicura agli utenti un servizio di qualità e costa di più rispetto all’internalizzazione dei servizi. Tutto ciò inoltre grava sulle tasse dei cittadini.

Pertanto si chiedono risposte urgenti e un impegno politico deciso per porre fine a questo sistema perverso e nocivo per i diritti e la dignità dei lavoratori e delle lavoratrici. NO ai tagli lineari del 20% che l’amministrazione Comunale di Frosinone si appresta a mettere in atto con la prossima approvazione del bilancio Comunale. Proponiamo ed invitiamo tutte le realtà laiche, religiose, politiche e i movimenti antirazzisti a condividere e promuovere questa manifestazione. L’8 marzo in piazza per difendere il territorio di Frosinone, i servizi, la salute, il lavoro, per far sentire la voce di chi in questi anni di crisi ha pagato tutto con aumento dello sfruttamento del lavoro e con l’aumento delle tasse.
Frosinone 27/02/2019

Coordinamento Provinciale USB Frosinone

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Per difendere l'informazione locale e indipendente

Stefano Di Scanno 350 260 min(video intervista) Il 20 ottobre scorso un editorale di Stefano di Scanno, direttore de L'Inchiesta quotidiano, iniziava con una domanda un po' esasperata «scomparire subito o solamente poco alla volta: queste le opzioni fino a ieri sul tappeto del governo nazionale per la stampa locale italiana». Un messaggio di allarme che ha spinto UNOeTRe.it a chiedere a Di Scanno una intervista.

Nel frattempo ci è giunto un ordine del giorno approvato dal 2° congresso della Cgil Frosinone-Latina, concluso pochi giorni addietro, che ricorda come «Nelle provincie di Latina e Frosinone, caratterizzate fino al 2010, da molteplici iniziative editoriali, iniziò un drammatico ridimensionamento delle testate e conseguentemente un taglio drammatico degli addetti, dovuto ai primi provvedimenti di riduzione del contributo all'Editoria. Tale contributo era finalizzato allo scopo di favorire la pluralità democratica delle opinioni e delle informazioni» - e prosegue - «Poche, sono rimaste, le voci di informazione e approfondimento nei territori del Lazio Meridionale (...)Per tali motivi l'annunciato provvedimento del Governo che stabilisce l'ulteriore e forse definitivo taglio del fondo all'Editoria ci pone di fronte alla consapevolezza che tale misura potrà rappresenti,lre la definitiva fine della libera informazione a Frosinone e Latina». E conclude impegnandosi «a perseguire ogni iniziativa finalizzata a contrastare tale provvedimento del Governo e a condurre tutte le iniziative necessarie al mantenimento del finanziamento pubblico all'Editoria».

Interessante quanto dichiara a noi Stefano Di Scanno e molto innovativa ci pare la sua proposta per garantire lo Stato e i propri lettori.
Sottrarre la gestione dell'intero settore dei media indipendenti alla presidenza del Consiglio dei ministri, che resta un organo politico, per attribuirla alla presidenza della Repubblica nella sua veste di organo di garanzia che, di fatti, presiede proprio per questo suo ruolo speciale il Csm e al contempo assicura l'indipendenza della magistratura.
Alle cooperative giornalistiche andrebbe assicurata la realizzazione di un meccanismo di garanzia dei lettori, ma anche delle istituzioni stesse prevedendo una rappresentanza (rigorosamente senza vincoli di partito e di schieramento) di cittadini-lettori, stabilmente all'interno degli organismi societari.

La discussione e la questione tutta, meritano un esito con certezze e garanzie sicure perchè il problema posto ha una portata ben più ampia e ha molto a che vedere con l'essenza stessa della democrazia italiana.

video-intervista a Stefano Di Scanno

 

 

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'Armarsi per difendersi' un ritornello pericoloso

armarsi 350 260 mindi Elia Fiorillo - L'illegittima difesa in campagna elettorale. Non ricordo quanti anni avesse. Quindici, sedici, diciassette? Chissà. Chi scrive a quei tempi ne aveva suppergiù undici di anni. Un ragazzino difronte ad una donna. Linda era simpatica, viva, sempre ironica con quella faccia un po' così... Che solo a guardarti sembrava volesse prenderti in giro. Poi ti sorrideva e, allora, capivi tutta la sensibilità, la dolcezza che c'era in quell'essere. La notizia della sua morte mi fu data mentre ero a letto con la tonsillite. Non mi dissero com'era finita. Un incidente, una malattia?

La causa della morte di Linda l'appresi tempo dopo per via di una confidenza di un mio caro cugino. Si era suicidata. Come si fa a quell'età a non voler vivere? Delusione d'amore? No, niente di tutto questo. Un rimprovero della mamma per non aver comprato quello che lei le aveva chiesto. Seguito dall'ordine tassativo di ritornare al negozio per "cambiare" la merce acquistata. Linda non resse a quella sgridata, per lei ingiusta. Andò a cercare nell'armadio della camera da letto la pistola del papà. Poggiò la canna sulla tempia e tirò il grilletto. La portarono in ospedale ma non ci fu niente da fare. Se non ci fosse stata a casa un'arma con molta probabilità Linda oggi sarebbe ancora viva.

Tutto questo preambolo per parlare di "legittima difesa" e della sollecitazione di una parte politica di dotare i cittadini di armi al fine della tutela dai malviventi. Il ritornello "dell'armarsi per difendersi" lo sentiamo ripetere a gogò. Alla "cattiveria" bisogna rispondere con più "cattiveria". Ma i problemi in questo modo si risolvono o si corre il rischio di aggravarli?

Non è automatico possedere una pistola e saperla usare. L'esercitazione deve essere continua. Il porto d'armi a tutti, ma con l'obbligo di esercitazioni mensili? Eppoi, non è detto che avere un'arma a casa risolve le questioni relative alla propria difesa personale e a quella dei familiari. Mettiamo che dei delinquenti fanno irruzione a casa tua. O tu li stai aspettando con la pistola in mano o, cosa più probabile, sei preso alla sprovvista. E allora che fai? "Fermi tutti, vado a prendere il revolver", gridi. Diciamo che sei fortunato, e nel momento dell'aggressione ti trovi vicino al cassetto dove c'è l'arma, la prendi e spari? Ma potresti correre il rischio di essere preceduto dal, o dai, delinquenti che vista la pistola aprono il fuoco su di te e i tuoi. E con questi esempi potremmo andare avanti un bel po'. Più che di un'arma, per la così detta "legittima difesa", forse avremmo bisogno di ottimi sistemi "antifurto", magari con incentivi rilevanti per il loro acquisto.
Mediaticamente però una cosa è gridare agli armamenti, un'altra è parlare di sistemi preventivi.

Anche per la questione "migranti" vale il ragionamento della "cattiveria vincente", a livello mediatico però. Fosse il cielo - come s'usa dire - se il problema più rilevante per il nostro Paese fossero i flussi migratori. Certo, sono un problema. Ma non il "problema", come certe forze politiche vorrebbero far credere. Quando il ministro dell'Interno Salvini, insieme al presidente del Consiglio Conte e a quello del Lavoro e dello Sviluppo economico Di Maio, incentra tutta la sua attività sui migranti viene spontaneo chiedere: "ma è al corrente, insieme ai suoi colleghi di governo, che nel nostro bel Paese ci sono fenomeni malavitosi che portano il nome di mafia, camorra, ‘ndrangheta e che vanno perseguiti con determinazione, anche se non fanno audience?" Sono al corrente della piaga purulenta della corruzione che pervade il Paese, in lungo ed in largo, e blocca reali possibilità di sviluppo centrate sulla vera managerialità, sulla concorrenza, sulla creatività, sulla competitività e via proseguendo? Sembra proprio di no, nell'eterna campagna elettorale che punta sull'emotività del momento, senza porsi problemi di "futuro" e delle conseguenze di certe scelte.

Matteo Salvini problemi di futuro, il suo, se li pone. A Pontida, senza il Senatur Bossi, lancia la sfida della costituzione delle Leghe europee e si dice convinto di governare l'Italia per i prossimi trent'anni. Non poteva mancare, alla fine del comizio, la sua "corona" agitata al vento. Un simbolo cristiano che poco c'entra con certe posizioni assunte dal "Capitano". A Napoli contro il malocchio e l'invidia si usa il corno. A Pontida, invece del corno rosso, si sono inventati la corona. Non può essere altrimenti.

3 luglio 2018

 

 

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Votare solo per difendere i diritti sanciti nella Costituzione

difesa costituzione foto aleandro biagianti 350 260

di Fausta L’Insognata Dumano - Nel mondo della scuola, quel pianeta che per capirlo devi viverlo dal dentro, il referendum sulla riforma costituzionale corre di bacheca in bacheca, come una catena di Sant'Antonio, si inviano appelli via email per votare “NO”. Sono nati comitati di docenti in difesa della costituzione. Nel 1948 entrò in vigore la costituzione, considerata la più bella del mondo, una volta lo sosteneva pure Benigni. Oggi in Italia siamo prigionieri di un governo illegittimo “mai uscito dalle urne”. Per ottenere il sostegno a ribaltare 70 anni di democrazia parlamentare, la riforma costituzionale viene mascherata da un’aura di modernizzazione, di risparmio. I senatori verranno scelti dai consigli regionali, noi cittadini non voteremo più per scegliere i senatori, ma il costo del senato resterà lo stesso, è già successo con le province, stanno lì in piedi, hai semplicemente perso il diritto al voto. Nella scuola bisogna però evitare che il referendum perda il valore e l’importanza, la Costituzione va sostenuta e difesa , ma non come “vendetta” per la “buona scuola”. Renzi e il PD hanno perso soprattutto il consenso del mondo della scuola, le recenti elezioni hanno visto molti profili Facebook dei docenti con l' immagine “iononvoto pd” inizieremo un viaggio all'interno del pianeta scuola, diffonderemo i comunicati, i documenti, scopriremo le posizioni dei sindacati confederali e di base, cercheremo di capire perché sia fondamentale difendere la costituzione per una scuola pubblica, per garantire il diritto all'istruzione a tutti senza distinzioni di sesso, credo religioso e razza.

 
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Preservare e diffondere la memoria dei tre Martiri toscani

monumeno martiri toscani frosinone 350 260dal Comitato "Tre Martiri Toscani" - Il giorno 15 febbraio 2016, alle ore 18:00, si è tenuta una riunione, ospitata dalla sezione del Partito Socialista Italiano di Frosinone, nel corso della quale è stato fondato il comitato "Tre Martiri Toscani".
Il comitato è stato fondato da Ivano Alteri, Simone Campioni, Fausta Dumano, Gerardina Morelli, Daniele Riggi, Anna Rita Sodani. Lo scopo di tale comitato è quello di preservare e diffondere la memoria dei tre giovani toscani: Pier Luigi Banchi di Fiesole, Giorgio Grassi di Firenze e Luciano Lavacchini di Borgo San Lorenzo, che vennero fucilati il 6 gennaio 1944, a Frosinone, per volontà di nazisti e fascisti.
I fondatori auspicano l'adesione di altri soggetti.

 
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Le Istituzioni e la difesa delle donne dalla violenza

FiorenzaTaricone 350 260Un otto marzo lungo un anno dicono le donne del PD di Frosinone. Lo aspettiamo e lo aspettano, soprattutto, le donne.
Per oggi unoetre.it, attraverso un'intervista alla Consigliera di Parità della Provincia di Frosinone pone all'attenzione di tutte e di tutti un promemoria costituito da un solo punto. Le Istituzioni come si occupano delle donne?

Un mese fa, circa, abbiamo incontrato la Consigliera provinciale di parità di Frosinone, professoressa Fiorenza Taricone per conoscere, dopo il lancio del suo appello il 22 dicembre 2014, seguito all'assassinio della professoressa Gilberta Palleschi di Sora, le iniziative intraprese e come mettere in rete le attività di tutte le associazioni impegnate nella lotta alla violenza contro le donne. Ora pubblichiamo una seconda intervista alla Consigliera Taricone sul ruolo che hanno e che dovrebbero avere le Istituzioni e le forze politiche per combattere con sempre maggiore efficacia la violenza sulle donne e impedire il femminicidio.

 

 

 

 

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Maliziola: il lavoro è un diritto da difendere sia come cittadini che istituzioni

manuelamaliziola marangoni 350dall'Ufficio Stampa di Manuele Maliziola - Manuela Maliziola, candidata alla carica di Sindaco di Ceccano con delle liste di Centro-sinistra, è di nuovo a fianco dei lavoratori.
Infatti, nella mattinata odierna, con una delegazione formata da Antonio Olmetti, Anita Mancini, David Giannetti e Tiziano Ziroli si è recata presso il presidio
della Marangoni Tyre di Anagni, a sostenere la lotta dei numerosi lavoratori a difesa del loro posto di lavoro, tra cui il lavoratore nonchè candidato nella nostre fila, al consiglio comunale Domenico Del Brocco, che da sempre è impeganto in prima linea a sostenere tale battaglia.
Dichiara l'avv. Maliziola "Per noi il lavoro è un diritto da difendere sia come cittadini che istituzioni, pertanto ci adopereremo affinchè i lavoratori siano sempre tutelati in tutte le sedi, con rappresentanze valide, promuovendo una politica in favore del lavoro, dando un fattivo contributo al nostro territorio ormai devastanto da un'imperante criso economica-occupazionale.
Come del resto recita la nostra Costituzione "L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro ".Pertanto noi vogliamo ripartire proprio dalla democrazia e dal lavoro per costruire una politica di rinnovamento fatta di persone e di idee nuove che hanno come obbiettivo fondamentale la realizzazione di un'equità sociale che guardi ai bisogni dei piu' deboli.
Il lavoro è dignità e fiducia in se stessi ,nel proprio futuro e in quello dei nostri figli, quindi abbiamo l'obbligo morale, oltre che politico, di sostenere ed affiancare tutti i lavoratori sempre e comunque in tali battaglie, a prescindere dai ruoli che nella società ognuno di noi va a ricoprire".

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Ora un Protocollo di rete per difendere le donne dalla violenza

FiorenzaTaricone 350 260Nella Sala Consiliare dell'Amministrazione Provinciale di Frosinone il 22 dicembre, la Consigliera provinciale di parità di Frosinone, professoressa Fiorenza Taricone, presentò un Appello da firmare e da condividere, rivolto a tutte quelle forze sane, che non solo dicono basta al femminicidio, ma considerano l'omicidio di Gilberta Palleschi un punto di non ritorno. Ora mettiamo in rete una prima intervista alla Consigliera Taricone sempre sui temi della lotta contro la violenza sulle donne.

 

 

 

 

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Con il garantismo non si può difendere l'indifendibile

corruzionedi Elia Fiorillo - E ci risiamo. Siamo i campioni del mondo in fatto di deplorazione delle ruberie per tangenti eppure siamo nei primi posti tra i paesi sviluppati, superati pare solo dal Messico e dalla Grecia, in fatto di corruzione. E' certo che anche i politici oggi incriminati si saranno doluti in passato per le nefandezze tangentiste commesse da personaggi delle altre parti politiche. Levate di scudi e promesse di rigore inflessibile verso chi si era comportato con slealtà cadono nel vuoto appena la "buriana" mediatica e giudiziaria passa. La vita riprende come al solito e gli incriminati si riciclano per poi tornare a fare il "mestiere" che sanno fare meglio. E nessuno, ma proprio nessuno tra quelli che contano, quando li vede in giro si scandalizza o gl'impone l'alto là.

A distanza di più di vent'anni "tangentopoli" ritorna agli onori della cronaca perché non era mai stata debellata come qualcuno voleva far credere. "Così fan tutti" è il leitmotiv giustificativo e consolatorio che si ripetono nelle loro conversazioni private gli addetti ai lavori. E' c'è da credergli sulla parola se la stima delle mazzette che girano ogni anno nel nostro Paese si aggira intorno ai sessanta miliardi di euro. Una bella cifra se raffrontata ai duemila miliardi del debito pubblico italiano. Insomma, l'Italia non è più fondata sul lavoro, come vorrebbe la Costituzione, ma sulla corruzione, sul favore, sulla tangente. E dal copione già visto in passato escono i soliti rimedi legislativi che inaspriscono le pene, danno più poteri stavolta all'Autorità anticorruzione presieduta dal magistrato Raffaele Cantone, ipotizzano l'allontanamento a vita dei politici corrotti con relativo sequestro dei beni indebitamente acquisiti. Tutto giusto. Cose che vanno fatte subito.

Ma il problema di fondo resta un altro. O si riesce a far cresce una gioventù che fonda la sua esistenza di vita su quelli che una volta si definivano "valori", o i "mariuoli" saranno sempre imitati, giustificati, invidiati, alla faccia di tutti i provvedimenti legislativi anti corruzione. Certo, la sub-cultura dell'effimero, del "mordi e fuggi", di un "giorno da leoni" sembra prendere sempre più piede tra i giovani. La colpa, troppo semplicisticamente ed assolutoriamente, la si fa ricadere sui mass media, su internet, sulle nuove tecnologie. La verità è che lo sbandamento nei costumi, nel modo di essere, che hanno portato questi mezzi importanti nella crescita civile e sociale di un paese, dipende dal fatto che non sono stati gestiti al meglio. Da strumenti di sviluppo culturale e sociale si sono trasformati, certo per colpa nostra, in mezzi dell'esaltazione dell'effimero. Bisogna cambiare rotta. E una scuola rinnovata, ma anche un servizio pubblico radiotelevisivo che non rincorra le televisioni commerciali, può far molto in tal senso.

Sosteneva in un convegno un magistrato del CSM che il garantismo è alla base della democrazia ma i partiti – e non solo loro - a volte l'usano per difendere l'indifendibile. In altri termini il rinnovamento passa per un'immagine limpida, più che specchiata degli uomini che andranno a governare a tutti i livelli, anche a costo di fare delle forzature, in modo particolare nel periodo in cui viviamo. Ma sarebbe ingiusto dare la colpa solo ai partiti per il declino che sta vivendo il nostro Paese. C'è bisogno che un po' tutte le organizzazioni sociali si diano da fare perché il "cambiamento" avanzi. Puntando soprattutto sulla cultura dei "valori". In primo luogo mettendo da parte i soggetti chiacchierati, quelli che hanno abusato del proprio ruolo per arricchirsi, per rafforzare la loro posizione di potere. Non è certo cosa facile. E guai a ritenere che basti il cambiamento generazionale per risolvere tutti i problemi. Le divisioni in base all'età anagrafica non servono. Servono invece gruppi dirigenti assortiti che abbiano ben chiari gli obiettivi del loro mandato.

L'augurio è che dalle brutte storie tangentiste di questi giorni ci possa essere una presa di coscienza, non solo della politica ma anche delle forze sociali e di tutta la società civile, per voltare pagina. L'Italia ne ha proprio bisogno.

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