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Sora. 99milioni per rimediare ad un grave errore

  • Pubblicato in Partiti

ospedalesora 350 260 minOspedale di Sora, 99milioni di euro stanziati per rimediare ad un grave errore. Il nosocomio non doveva essere costruito in quell’area che è pericolosissima.

Negli anni ’70 si opposero al progetto SOLTANTO i Comunisti. Avevamo ragione!

Sora, 05.01.2019 – In questi giorni in tanti esultano per i 99 milioni di euro stanziati per l’ospedale SS. Trinità di Sora. Addirittura politici di entrambi gli schieramenti fanno a gara per prendersi i meriti relativi allo stanziamento. Peccato che nessuno ricordi la storia, quella vera. Ve la ricordiamo noi.

L’Ospedale volsco è ubicato in una zona sismica, classificata ad alto rischio! SOLTANTO i Comunisti già dagli anni ’70 si opposero alla sciagurata progettazione in quanto sbagliata e pericolosa. Ma i democristiani preferirono speculare!

Oggi, qualche generazione più avanti fatta anche di figli e figliocci di democristiani della prima ora che proprio benedirono la follia dell’ospedale costruito a San Marciano, ci viene a dire che tutto va bene e che dobbiamoPRC - Ospedale di Sora festeggiare perché piovono milioni per il nostro nosocomio. A loro e poi a tutta la cittadinanza va detta la verità: costruire un ospedale in zona altamente sismica è stato un grave errore, che paghiamo ancora a caro prezzo.

Pensate soltanto a quanto sia difficoltoso accedere alla collina di San Marciano; pensate alla struttura simil labirinto che è stata realizzata. Un ospedale che si possa definire Ospedale, è un’altra cosa. Questo noi lo chiamiamo, da sempre, spreco. Questo noi lo chiamiamo, da sempre, sperpero di danaro pubblico. Noi conosciamo la storia e la ricordiamo. I Comunisti avevano ragione, peccato solo che di ragione a volte si può morire, così proprio come sta succedendo alla nostra amata Sora.

Il segretario Prc -Provincia di Frosinone

Paolo Ceccano

Il segretario Prc – Circolo di Sora

Giuseppe Di Pede

 

Inviato da Irene Mizzoni

Clicca sulla locandina a destra per ingrandirla

 

 

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Bando ASI: ancora un errore PD

ExVideocolor-Videocondi Ignazio Mazzoli - Straordinaria provincia di Frosinone. Come neve al sole i drammi in questo territorio si sciolgono lasciando il posto a polemiche confuse, non pertinenti. Il dove vai? Che riceve la risposta “porto pesce” è una straordinaria ingenuità rispetto a quello che accade nel dibattito, cosiddetto politico, qui nel frusinate.
Mi pare che ne sia un esempio il duellar di sciabola fra la Vicesegretaria del PD ciociaro, Sara Battisti vs la Consigliera regionale Daniela Bianchi.

Prima di tutto, non scopriamo l’acqua calda dichiarando, che “evidentemente è iniziata la campagna elettorale”, qui non è mai finita specialmente quando ci sono da lanciare strali contro presunti “traditori”, ma non solo, basta essere avversari di chi si ritiene detentore del primato nel partito di Renzi, in questa realtà, per ricevere colpi.
Per chi voglia leggere attentamente le perse di posizioni assunte da più parti in questi giorni non troverà che la Bianchi abbia proposto il bando per le APEA quale occasione per il Consorzio ASI, come sembra di leggere nella sciabolata che Battisti pensa di assestare alla Bianchi.
Per chi vuole davvero leggere, la consigliera regionale sostiene ben altro: «I dubbi avanzati alla presentazione del bando per la vendita del sito ex-VDC dell’Asi sono stati confermati… il bando che partiva da una base d’asta di circa 8 mln di euro è andato deserto … un fallimento che colpisce tutti … e che dovrebbe imporre un netto cambio di direzione alle scelte della Dirigenza del Consorzio Industriale Asi di Frosinone. Nel 2017 non possiamo limitarci a mettere in vendita un sito dismesso, ma “dobbiamo tutti lavorare per ad un progetto di rilancio”, come tra l’altro prevedeva il protocollo firmato con la Regione Lazio.»

I fatti e le parole con il loro significato. Aspettiamo due risposte

Chi scrive non vuole spalleggiare pregiudizialmente una posizione a scapito di un’altra. Si vuole cercare di riportare il quadro della discussione ai suoi termini reali. Da queste stesse colonne abbiamo sollevato per primi, il 6 ottobre scorso, tanti dubbi su quel bando. Scrivendo anche che la conferenza stampa di presentazione era stata piena di superlativi assoluti e povera di contenuti relativi alle caratteristiche del bando. I fatti oggi confermano che quel bando era sbagliato.
Appare ora come un’operazione da mercato del giovedì. I dubbi devono tradursi in qualcosa d’altro sulla base di un po’ di chiarezza. Insieme ai dubbi ponemmo delle domande rimaste senza risposte.

La prima, voleva sapere se la procedura avviata dal Presidente dell'ASI era lo sviluppo di indicazioni date dalla Regione oppure erano scelte personali perché, precisavamo il 9 ottobre, se c’è una doppiezza, siamo di fronte ad un’assemblea elettiva ed un Governo regionali che non sono in grado di esprimere una sintesi in rapporto alle proprie scelte, che sembrano in preda alle convulsioni. Allora la Consigliera Bianchi rilevava che il bando aveva «abbandonato il progetto in base al quale la Regione assegnò ad Asi l’immobile Vdc. Prevedeva che il sito diventasse la prima “cellula” di un più vasto progetto di sviluppo dell’intera Valle del Sacco. Un’area in cui accogliere imprese e centri ricerca legati all’innovazione, alla chimica verde, alle nuove tecnologie.»
Di qua non si sfugge e ricorda bene Gino Rossi (Vertenza Frusinate) quando dice che doveva essere messo a disposizione, quel sito, a costo zero.
Seconda domanda, come è spuntato il valore di base d’asta? Qual è la verità? Avrebbe dovuto essere il ristoro di spese sostenuta dall’ASI di Frosinone e che invece originariamente erano a carico della Regione? Per piacere qualcuno si faccia uscire la voce.
Come si vede fino ad ora il discorso su APEA ecc… non c’entra, e, sicuramente non c’entra direttamente anche se considerare le opportunità che offre potrà servire in un futuro. Quale sarà?

Il punto è uno solo: risanare l'Area di crisi complessa

Abbiamo letto da qualche parte che non è un problema di soldi l’assenza di offerte, perché il valore della base d’asta sarebbe irrisorio. Può darsi. (anche se 16 miliardi delle vecchie lire non sono proprio una bazzecola). Invece dando per buono che 8 milioni di euro siano spiccioli noi continuiamo a ritenete che c’è un problema di soldi e quasi sicuramente, tanti soldi. Chi li deve mettere? Si può pretendere che li investa da solo qualche privato che è tutto preso a valutare il suo tornaconto o deve mettercelo anche qualche “PUBBLICO” che valuta questo territorio “Area di Crisi complessa”?
Il punto è uno solo: questa Area di crisi complessa va riportata alla normalità sociale ed economica o no?
È verissimo che lo stabilimento ex Vidoecolor-Videocon ha perso ogni valore (chissà per colpa di chi?), soprattutto ha perso la sua “clean room”, quella famosa camera sterile che la rendeva appetibile per la produzione di apparati elettronici o di semilavorati farmaceutici. Finì misteriosamente in cenere qualche mese fa, dopo che lo stabilimento era stato acquisito dal Consorzio Asi di Frosinone e alla domanda di chi fosse la responsabilità dell’incendio, rivolta dagli ex lavoratori di quella struttura, ancora non si conosce risposta veritiera e verificata.

Rispettare l'articolo 63 della legge 448/98

I lavoratori oggi disoccupati dicono di esser disposti anche a sostenere con le loro lotte una scelta che rispetti il vincolo posto dall’articolo 63 della legge 448/98 sulla reindustrializzazione dei siti dismessi. Ciò significa che nell’ex Vdc bisogna farci produzione.

Bene la legge 448/97. È bene che chi fa affidamento sulla scomparsa della “clean room” sperando di utilizzare quell’enorme volume per trasformarlo in un capannone che occupi 10-15 persone (se va bene) senza produrre alcunché o come magazzino o ennesimo esercizio commerciale, sappia che ci sono energie per un intervento che in altre Regioni italiane ed europee è già attivo. Cioè, per dirlo con la Consigliera Bianchi, dare vita a «zone in cui le imprese mettono in comune infrastrutture, spazi produttivi, centri di ricerca ed impianti. Luoghi in cui concretamente si realizza l’economia circolare dove i materiali di scarto di un’azienda diventano la materia prima di un’altra, in cui la produzione di energia pulita viene fatta in maniera condivisa. Perché allora non provare ad alzare l’asticella e proporre alla Regione un progetto di vero rilancio industriale dell’area, piuttosto che perdere tempo e risorse in azioni che non hanno futuro?»

9 novembre 2017

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Frosinone punito al primo errore, deserto in attacco

furlan 350 260di Armando Mirabella - La drammatica sterilità offensiva del Frosinone di questo periodo non permette alla squadra di Marino di rimediare al secondo errore consecutivo della coppia di esterni Fiamozzi-Mazzotta.Un Frosinone che dalla partita casalinga col Benevento segna pochissimo e in genere sugli sviluppi di una palla inattiva.
Dennis Tonucci è un difensore centrale con buona capacità di giocare anche sul lato destro. Il fatto che nel primo tempo di Bari Frosinone sia ampiamente il giocatore che ha toccato più palloni indica chiaramente l'andamento della prima frazione di gioco. Certo il modulo messo in campo da Marino: il 3 5 2 che ormai, turnover escluso, propone limitatissime variazioni di uomini: Fiamozzi per l'azzoppato Matteo Ciofani e Soddimo di nuovo al comando delle operazioni a centrocampo assieme a Sammarco e più indietro Maiello davanti alla difesa del terzetto Krajnc-Ariaudo-Terranova. L'incerottatissimo Bari si presenta con un 3 4 3 con il romanista Capradossi a sinistra, il citato Tonucci a destra e Suacher, sostituito dall'ex Veronese Moras nel corso del primo tempo al centro. I quattro di centrocampo sono il rude Daprelà, l'irriconoscibile Basha, lento e spesso fischiato, Fedele e il laterale Furlan. Tutto qualità il tridente di Colantuono con Brienza, Galano e Floro Flores: un vero e proprio reparto fuori serie.

 

Solita partenza del Frosinone che impone il suo gioco in modo assoluto nei primi 20 minuti con i suoi due palleggiatori Maiello e Soddimo. La montagna partorisce qualche topolino: una ripartenza di Dionisi al minuto 8, un minuto dopo Soddimo impegna da fuori Micai. Il Bari vive di lampi: al 25.mo Bardi fa una uscita complicata su Galano, la palla resta lì ma Floro Flores è poco concreto e l'azione sfuma. Ingenuo controllo di mano nella propria area di rigore di Daprelà, visto quanto accaduto ieri a Torino sarebbe stato ampiamente sanzionabile con un calcio di rigore. Mazzotta riesce a ripartire alle spalle di Furlan per due volte di seguito, ma la cosa non produce effetti. Al 33.mo Ciofani si rende pericoloso di testa. Fiammata del Bari: grandissimo intervento di Bardi che al minuto 42 salva su Floro Flores in posizione molto ravvicinata.
Nel secondo tempo il Frosinone ci mette 101 secondi a rendersi pericoloso con un tiro di Sammarco servito da Dionisi. Altro lampo del Bari che con Brienza impegna Bardi con un missile da fuori al minuto 13. Quando nessuno se lo aspetta vantaggio del Bari. Fiamozzi si fa bruciare sul fondo da Daprelà che rimette una palla sul secondo palo, dormita di Mazzotta che viene infilato dal suo dirimpetaio Furlan che fulmina Bardi. Per l'ex ternano è il primo gol con la maglia del Bari. Ci si aspetterebbe la reazione della capolista informata del doppio vantaggio della Spal che così la scavalcherebbe in vetta alla classifica. Ma né Dionisi, alla centesima gara in maglia del Frosinone, né Ciofani impegnano mai il portiere del Bari. Demerito loro che spesso si innamorano della giocata (Dionisi), ma demerito anche del naufragio a centrocampo di Maiello, della stanchezza di Soddimo e della poca incisività di Sammarco. Fiamozzi e Mazzotta sono sotto shock e vengono entrambi sostituiti rispettivamente con Frara e con Kragl che al minuto 75 si presenta con un pericoloso cross. Non è una legge del calcio, ma ancora prima fisica quella che dice che senza tirare in porta non si può mai segnare. Leziosità, poca concretezza cominciano a diventare un problema per il Frosinone che oggi avrebbe meritato il pari, ma che con questa situazione offensiva non recupera un (altro) errore. Sabato contro il Vicenza di Gucher non ci sarà da scherzare: davanti oggi c'è la Spal e manca ancora la partita del Verona...

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Grave errore il quesito unico: Voterò NO

Sandro MosconeUN "NO" AL GIORNO TOGLIE LA DEFORMA DI TORNO

Voterò "NO"
SANDRO MOSCONE - INGEGNERE, PROFESSORE DI DISCIPLINE MECCANICHE E TECNOLOGICHE PRESSO L’ISTITUTO IIS NOBILI DI REGGIO EMILIA

Una cara amica mi ha invitato a dare le mie ragioni del mio "NO" per il vostro giornale. Con piacere cerco di dare il mio contributo sperando di cogliere lo spirito dell'iniziativa.

Voterò NO.
Ci sono alcune parti della riforma costituzionale che condivido. Ce ne sono tante altre, come la modifica del senato o della procedura per l’elezione del Presidente della Repubblica che disapprovo. Ho sempre dato molta importanza al voto referendario ma credo sia stato un pericoloso e grave errore unire in un unico quesito la modifica o la cancellazione di tanti, troppi, articoli della nostra costituzione. Anche per questo motivo voterò No.
Sandro Moscone
Ingegnere, professore di discipline meccaniche e tecnologiche presso l’Istituto IIS Nobili di Reggio Emilia

 
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Che errore commettiamo nel chiudere gli occhi

ragazza macchina fotografica 350 260di Antonella Necci - Un insolito concorso fotografico di fine anno scolastico metteva in palio tre premi per i primi tre classificati: un bel niente, niente, meno di niente.
Nonostante i premi non fossero allettanti, molti studenti avevano manifestato un interesse e un entusiasmo lodevoli, tanto da convincere persino la preside dell’importanza dell’iniziativa.
L'oggetto da fotografare era un raro esemplare di merlo. Raro, ma non rarissimo. Le raccomandazioni erano di osservarne i movimenti e fotografarlo nei luoghi dove più si recava o stazionava.
Tra tanti studenti, l'unica ad aver già notato quel simpatico esemplare, prima ancora del concorso, prima ancora del prof. di scienze, era una ragazzina del primo anno. Una bambina, tanto era sottile e minuta. Grandi occhi scuri e una cascata di riccioli nerissimi. Una di quelle alunne intelligenti, ma svogliate. Costanti voti insufficienti, poca voglia di studiare e di ascoltare, seduta in quel banco che sembrava enorme, per lei, così piccina.
Quegli occhi così vivi, le avevano permesso di notare un uccellino che ogni mattina si posava poco distante dalla sua aula. La ragazzina ne aveva osservato i movimenti e annotato gli orari. Era addirittura nato un tenero rapporto di amicizia, poiché il merlo “ raro” si recava più vicino alle aule quando suonava la ricreazione. Un uccellino furbo, che aveva capito l'importanza dell'amicizia con gli esseri umani, ma soprattutto con quella piccola amica, che ogni giorno gli lasciava qualche briciola di pizza o di cornetto.
Inutile dire che Fiandra, questo è il nome della protagonista di questa storia vera, è stata la vincitrice indiscussa della competizione. Un premio ex equo è andato anche alla sua amica del cuore, Rebecca, che l'aveva aiutata a fotografare l'esemplare raro. Un bel niente diviso in parti uguali!merlo 350 260
Dopo quel concorso, con tanto di premiazione alla presenza della preside, con il regalo di un libro fotografico sulle diverse specie animali, di Fiandra non se n’era saputo più niente. Bocciata alla fine della scuola, senza nemmeno la possibilità di recupero a settembre. Una pagella simile alla schedina del totocalcio. Le uniche sufficienze erano il voto di condotta e quello di educazione fisica.
Fiandra non si era ripresentata per ripetere l'anno. Aveva capito che non avrebbe avuto successo. Troppo intelligente per non capire che quella scuola non era adatta per lei e per la vita che già da un po' conduceva.
Troppo intelligente, ma troppo buona e facilmente influenzabile.
Un giudizio netto, ma sincero, che tutti i professori avevano espresso, senza sbagliare di una virgola.
Un animo puro ed ingenuo che, nessuno lo sapeva a quel tempo, restava intatto e pulito nonostante tutto. Nonostante la cattiveria di chi aveva già cominciato a sfruttarla.
Di Fiandra ci sono giunte proprio ieri notizie raggelanti.
Io spero ardentemente che ciò che ho percepito dalle mezze parole che mi sono state riferite non sia vero. Non riuscirei ad accettare che la vita abbia già piegato quel visino di piccola Barbie dagli occhi scuri.
Non riesco ad accettarlo, ma so già che mi sto facendo solo illudere e cullare dal mio inguaribile ottimismo.
Perché quello che ho intuito è il frutto di una realtà crudele, che stritola, sfrutta, corrompe, e rigetta come un sacco della spazzatura tante piccole Fiandra. La punta dell’iceberg fatto di traffici di droga, baby prostitute, piccoli furti, baby gangs, ci sembra lontano, chiuso dentro allo schermo o dietro alle parole di un articolo di giornale. Non ci appartiene, pensiamo. Non ci riguarda, perché non tocca nessuno di noi.
Non sappiamo nemmeno lontanamente che errore commettiamo nel chiudere gli occhi.

28/11/2015

 

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ragazza macchina fotografica 350 260di Antonella Necci - Un insolito concorso fotografico di fine anno scolastico metteva in palio tre premi per i primi tre classificati: un bel niente, niente, meno di niente.
Nonostante i premi non fossero allettanti, molti studenti avevano manifestato un interesse e un entusiasmo lodevoli, tanto da convincere persino la preside dell’importanza dell’iniziativa.
L'oggetto da fotografare era un raro esemplare di merlo. Raro, ma non rarissimo. Le raccomandazioni erano di osservarne i movimenti e fotografarlo nei luoghi dove più si recava o stazionava.
Tra tanti studenti, l'unica ad aver già notato quel simpatico esemplare, prima ancora del concorso, prima ancora del prof. di scienze, era una ragazzina del primo anno. Una bambina, tanto era sottile e minuta. Grandi occhi scuri e una cascata di riccioli nerissimi. Una di quelle alunne intelligenti, ma svogliate. Costanti voti insufficienti, poca voglia di studiare e di ascoltare, seduta in quel banco che sembrava enorme, per lei, così piccina.
Quegli occhi così vivi, le avevano permesso di notare un uccellino che ogni mattina si posava poco distante dalla sua aula. La ragazzina ne aveva osservato i movimenti e annotato gli orari. Era addirittura nato un tenero rapporto di amicizia, poiché il merlo “ raro” si recava più vicino alle aule quando suonava la ricreazione. Un uccellino furbo, che aveva capito l'importanza dell'amicizia con gli esseri umani, ma soprattutto con quella piccola amica, che ogni giorno gli lasciava qualche briciola di pizza o di cornetto.
Inutile dire che Fiandra, questo è il nome della protagonista di questa storia vera, è stata la vincitrice indiscussa della competizione. Un premio ex equo è andato anche alla sua amica del cuore, Rebecca, che l'aveva aiutata a fotografare l'esemplare raro. Un bel niente diviso in parti uguali!merlo 350 260
Dopo quel concorso, con tanto di premiazione alla presenza della preside, con il regalo di un libro fotografico sulle diverse specie animali, di Fiandra non se n’era saputo più niente. Bocciata alla fine della scuola, senza nemmeno la possibilità di recupero a settembre. Una pagella simile alla schedina del totocalcio. Le uniche sufficienze erano il voto di condotta e quello di educazione fisica.
Fiandra non si era ripresentata per ripetere l'anno. Aveva capito che non avrebbe avuto successo. Troppo intelligente per non capire che quella scuola non era adatta per lei e per la vita che già da un po' conduceva.
Troppo intelligente, ma troppo buona e facilmente influenzabile.
Un giudizio netto, ma sincero, che tutti i professori avevano espresso, senza sbagliare di una virgola.
Un animo puro ed ingenuo che, nessuno lo sapeva a quel tempo, restava intatto e pulito nonostante tutto. Nonostante la cattiveria di chi aveva già cominciato a sfruttarla.
Di Fiandra ci sono giunte proprio ieri notizie raggelanti.
Io spero ardentemente che ciò che ho percepito dalle mezze parole che mi sono state riferite non sia vero. Non riuscirei ad accettare che la vita abbia già piegato quel visino di piccola Barbie dagli occhi scuri.
Non riesco ad accettarlo, ma so già che mi sto facendo solo illudere e cullare dal mio inguaribile ottimismo.
Perché quello che ho intuito è il frutto di una realtà crudele, che stritola, sfrutta, corrompe, e rigetta come un sacco della spazzatura tante piccole Fiandra. La punta dell’iceberg fatto di traffici di droga, baby prostitute, piccoli furti, baby gangs, ci sembra lontano, chiuso dentro allo schermo o dietro alle parole di un articolo di giornale. Non ci appartiene, pensiamo. Non ci riguarda, perché non tocca nessuno di noi.
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Finalizzare l'errore alla crescita

dagli errorisimpara 350-262di Matteo Ernesto Oi - Sbagliando s'impara. Questa è una delle affermazioni che più mi è rimasta impressa dall'inizio del mio percorso scolastico perché gli errori sono necessari, come afferma Rodari, utili come il pane e spesso anche belli: come la Torre di Pisa.
Appare evidente, quindi, che una didattica che mira alla formazione integrale della persona deve rivalutare il ruolo dell'errore e approcciarsi ad esso con una nuova ottica in cui l'errore non è più stigmatizzato e drammatizzato come un qualcosa di estremamente negativo da sottolineare in rosso o in blu a seconda della gravità da studenti e docenti ma finalizzato alla crescita dell'individuo, inteso come opportunità di revisione e miglioramento del comportamento, del metodo di studio e delle conoscenze nozionistiche. La sfida è dunque affinare un'importante life skill: conoscere a partire dagli errori. Una competenza che va affinata specialmente laddove, al di fuori del contesto scolastico, a certi errori non si può porre rimedio ed hanno conseguenze gravi, dunque, è necessario prima di tutto saper riconoscere gli errori perché non esiste conoscenza libera dalla possibilità dell'errore.
Il primo passo di questa nuova didattica sta quindi nel dedicarsi all'individuazione delle fonti degli errori che si possono insinuare nella stessa comunicazione dei contenuti nozionistici perché qualsiasi comunicazione di messaggi possiede il rischio dell'errore. Noi codifichiamo ciò che ci circonda permettendo al cervello di ricostruire e tradurre, in questo modo percepiamo il mondo, Il linguaggio e il pensiero sono i mezzi attraverso i quali lo interpretiamo e la conoscenza è il frutto di questo lavoro di ricostruzione e traduzione in questo processo, dove già gli errori percettivi minano la conoscenza, s'intreccia la sfera emotiva sogni, paure e desideri che diventano proiezioni che moltiplicano la possibilità di sbagliare e certamente non è neanche possibile interpretare il mondo senza le emozioni nella misura in cui costituiscono le motivazioni intrinseche che ci spingono all'apprendimento e alla ricerca.
Proprio qui si vede il coraggio della pedagogia di fare quel balzo in avanti, come anche affermato dal Pedagogista Morin nei "Sette saperi necessari all'educazione del futuro", e assumere piena consapevolezza della condizione umana nel processo educativo. Perché la nostra mente è densa di forze irrazionali e inconsce con le quali costruiamo la nostra idea del mondo e proprio per questo motivo cadiamo nel naturale errore di mentire a noi stessi: l'egocentrismo, l'autogiustificazione, la proiezione sugli altri delle cause dei nostri mali i meccanismi di difesa con i quali selezioniamo i ricordi gradevoli e nascondiamo quelli dolorosi leggendo a volte anche il passato attraverso falsi ricordi, falsando la nostra memoria. Proprio forse per questa nostra fragilità sentiamo il bisogno di una dottrina o di una teoria a cui far riferimento anche a costo di proteggerne gli errori e le illusioni perché il bisogno di renderle invulnerabili è troppo forte basti pensare alle millenarie convinzioni che sono presenti nella storia dell'uomo come il geocentrismo e la radicata idea di un pianeta piatto.
Il potere delle dottrine, delle credenze, delle verità e dei paradigma, quei processi di selezione delle idee, determina idee accettate senza alcuna verifica come gli stereotipi cognitivi e gli imprinting culturali che influenzano l'uomo fin dalla nascita all'interno di una determinata cultura familiare, seguiti da quelli scolastici e professionali.
L'errore quindi è anche nelle nostre idee che non sono strutturare per aprirsi al nuovo perché quando arriva non siamo pronti a rivedere la nostra visione del mondo.
La conoscenza deve quindi essere vissuta come qualcosa di incerto e l'educazione ha il compito di individuare gli interrogativi sulle nostre possibilità di conoscere. E' evidente un conseguenziale ripensamento del processo di valutazione scolastica, anch'esso soggetto ad errori di molteplice natura, poiché se l'errore non è più concepito negativamente ma come un trampolino di lancio è indispensabile esprimere la valutazione attraverso un giudizio sintetico su una singola prova o sul percorso complessivo con la quale lo studente può comprendere con spirito critico quelli che sono stati i suoi errori e migliorare perché "errare humanum est".

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