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M5S Veroli: 'Farsa PD in Consiglio Comunale a Veroli'

m5s bandiera 350 260 minM5S Veroli - Farsa PD in Consiglio Comunale a Veroli.

Anche a Veroli il Partito Democratico continua a dare spettacolo di superficialità e mancanza di visione politica, ieri in Consiglio il PD ha presentato una mozione che aveva come punto focale la discussione dell'eco-bonus, la sua ricaduta sull'indotto di Cassino e la richiesta al Presidente della Provincia Pompeo (del PD) di convocare un tavolo provinciale sul lavoro. Peccato che i presentatori non hanno ben compreso che questa proposta non ha nessun effetto negativo sullo stabilimento di Cassino, infatti il piano industriale ufficiale FCA prevede a Cassino “restyling e ibridazione, plug-in Giulia e Stelvio e nuova Maserati Duv "suv medio" combustione normale e ibrida”, senza considerare che c'è già un' attenzione particolare sulla questione della salvaguardia occupazionale dell'indotto cassinate, grazie anche a una risoluzione in Commissione Lavoro della nostra Portavoce alla Camera Enrica Segneri

É scontato quindi che questa mozione ha il solo scopo di gettare confusione tra i cittadini, ma ancor di più quello che i politici e gli amministatori Verolani dovrebbero chiedersi è cosa invece hanno fatto fino ad oggi loro per dare una spinta al commercio ed al lavoro a Veroli, noi riteniamo che è stato fatto poco o niente, anzi, quello che si sta facendo a nostro avviso è snaturare costantemente l'unico grande evento che porta ricchezza a Veroli “I Fasti Verulani”, attraverso degli eventi di bassissimo livello sponsorizzati costantemente come fastissimo o fastissimi, lasciando così un brand consolidato ed importante per la cittadinanza verolana alla mercé di piccoli eventi vuoti e senza una visione commerciale e politica futura.

 

 

 

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La farsa è finita. Comincia la lotta per un'altra Europa

parlamento europeo europa 350 260 minLa paradossale vicenda del bilancio dello Stato italiano si conclude in modo farsesco e al tempo stesso drammatico e rischioso. Sia perché il Parlamento della Repubblica democratica fondata sul lavoro è stato umiliato ed espropriato del suo ruolo, ridotto a un inutile fantasma chiamato prima a votare sul nulla e poi a ratificare decisioni prese da altri in altre sedi: un colpo duro alla democrazia. Sia perché il cosiddetto governo del cambiamento nella sostanza non ha cambiato un bel niente, limitandosi ad applicare i dispositivi stabiliti in sede europea. Secondo i quali, una volta garantito l’equilibrio monetario del sistema con la valuta unica, e fissati i parametri relativi al deficit di bilancio e al debito pubblico, a tutto il resto provvede il mercato. L’occupazione, il salario, la tutela della natura, i diritti sociali e civili, ossia l’intera condizione umana, ridotti a varabili dipendenti dal mercato. Questa è la scelta. La sovranità del mercato, vale a dire del capitale, non è stata minimamente contrastata.

 

Tutto ciò impone una svolta radicale. L’esigenza di progettare un’alternativa programmatica e di movimento allo stato di cose presente, in grado di raccogliere con proposte concrete il malessere e il disagio sempre più diffusi, è diventata pressante in tutta Europa. Ed è indispensabile per contrastare con efficacia le crescenti spinte nazionalistiche e fascistiche. Detto in estrema sintesi: all’Europa della finanza e dei mercati, quale è attualmente la UE, occorre contrappore non il ripiegamento nazionalista, ma un’altra idea d’Europa. L’Europa dei popoli e dei lavoratori.

 

Oggi la UE è l’espressione tecnico-politica del dominio del capitale. E al tempo stesso un campo di battaglia in cui si contrastano le grandi multinazionali del capitalismo finanziario digitalizzato, e in cui gli Stati più forti dettano legge su quelli più deboli. Alla sovranità del mercato per il tramite della moneta unica hanno corrisposto la distruzione dei diritti sociali, a cominciare dal diritto al lavoro, e la crisi dell’intero sistema del welfare. Le lavoratrici e i lavoratori, donne e uomini, giovani e anziani, migranti e autoctoni, sono posti in concorrenza e in lotta tra loro per il salario, per l’occupazione, per le più elementari condizioni di sussistenza. La divisione delle persone che per vivere devono lavorare è dunque fattore costitutivo della UE: una situazione insostenibile che rende l’Unione una costruzione fragile e incerta, e spinge il Vecchio Continente in una posizione gregaria e subalterna nel nuovo ordine geopolitico che si profila nel mondo.

 

È stato distrutto, per iniziativa delle stesse socialdemocrazie, il compromesso tra capitale a e lavoro. Di conseguenza, private di rappresentanza e di organizzazione politica le classi lavoratrici del nostro tempo, è entrato in crisi l’intero impianto democratico costruito in Europa dopo l’abbattimento del nazifascismo. In radicale contrapposizione non solo con la Costituzione italiana che fonda sul lavoro i principi di uguaglianza e libertà, ma anche con il tradizionale Stato di diritto d’impianto liberale, non più in grado di reggere l’urto di una oligarchia di proprietari universali. I quali usano le innovazioni scientifiche e tecnologiche per rafforzare il loro potere, diffondendo le più aberranti forme di sfruttamento degli esseri umani e della natura, e di dominio sul genere femminile.
 
In tali condizioni la principale questione politica e sociale che si pone in Europa è quella di far crescere la cooperazione e l’unità solidale tra le lavoratrici e i lavoratori, tra tutti coloro i quali subiscono le conseguenze distruttive della crisi. Mettendo in campo una prospettiva che rovesci le tendenze attuali e faccia avanzare un’altra idea d’Europa in grado di contrastare le cause della povertà e dei movimenti migratori, ridefinendo i principi di uguaglianza e di libertà. Perciò è irrinunciabile una piattaforma programmatica europea, che muovendo da tre presupposti cardinali – il protagonismo della classe lavoratrice, la differenza di genere, la tutela della natura e dell’ambiente storico-culturale – metta al centro alcune scelte discriminanti, come quelle che seguono.
 
-La transizione ecologica integrale della base economica e dei servizi, in modo da assicurare, insieme a un’equilibrata riproduzione della natura, una vita dignitosa per tutti e per tutte. Ciò che comporta la definizione di un piano per l’occupazione e la qualificazione del lavoro, rivolto in particolare al lavoro di cura, alla tutela dei beni ambientali e culturali, alla messa in sicurezza dei territori e al risanamento delle periferie urbane.
-La promozione programmata dell’innovazione scientifica e tecnologica correlata alla riduzione dei tempi di lavoro e all’elevazione culturale della popolazione, assicurando l’istruzione gratuita fino al livello superiore e per i meritevoli fino all’università.
-L’aumento dei salari e degli stipendi in modo da elevare il livello di vita per tutti i residenti, a parità di condizioni tra donne e uomini per pari lavoro, e contrastando sistematicamente i lavori precari.
-La fissazione di standard comuni in Europa per le tutele sanitarie e previdenziali e per la tutela della maternità, corredati di adeguati servizi in modo da contrastare il calo delle nascite e la mortalità infantile. Assicurando al tempo stesso in tutta Europa il diritto all’interruzione volontaria della gravidanza.
 
La nuova Europa deve dare attuazione al diritto al lavoro e all’insieme dei diritti sociali e civili. A tal fine andrebbe ripreso e ripensato il progetto di un’Europa federale contenuto nel Manifesto di Ventotene, dove è scritto che la «rivoluzione europea» «dovrà essere socialista, cioè dovrà proporsi l’emancipazione delle classi lavoratrici».
 
Le scelte sopra indicate comportano l’eliminazione dei paradisi fiscali, il controllo e la tassazione sui movimenti dei capitali, la separazione delle banche commerciali dalle banche d’investimento come premessa per la tutela del risparmio. Nonché un vero e proprio rivoluzionamento dei sistemi fiscali secondo i criteri della progressività in base al principio che chi più ha più paga; dell’introduzione dell’imposta sui grandi patrimoni (con esonero della casa d’abitazione); della lotta senza quartiere all’evasione e all’elusione fiscale.
 
C’ è bisogno di un’Europa né antirussa né antiamericana, porta aperta sul Mediterraneo e sul mondo, ordinata al fine della coesistenza pacifica tra i popoli e al disarmo generale, e quindi al ripudio della guerra come mezzo di soluzione delle controversie internazionali. Un’Europa che, costruendo su nuove basi la rappresentanza e l’organizzazione politica delle classi subalterne, si fondi sull’espansione di una democrazia progressiva in cui la centralità del Parlamento si coniughi con la partecipazione dei corpi intermedi e con inedite forme di democrazia diretta.
 
Per la costruzione di una nuova Europa può venire dall’Italia un duplice contributo: portando nel Continente i principi universali della nostra Costituzione e lottando in Italia per l’attuazione di tali principi.
 
Paolo Ciofi
www.paolociofi.it
 
articvolo pubblicato anche su Jobsnews.it
 
 
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Un sasso in piccionaia

  • Pubblicato in Partiti

PRC 4gen17 350 260di Ignazio Mazzoli (video-interviste) - Un sasso in piccionaia «La legge Delrio stabilisce che il Presidente della Provincia resta in carica 4 anni e non è sfiduciabile. Nel caso del frusinate, il titolare di questa carica, Antonio Pompeo è del PD, ma se l’8 gennaio 2017 prevalesse il centrodestra (come oggi appare prevedibile), tanto per citarne una, ci sarà un presidente pro Acea e una maggioranza anti Acea. Questa legge dimostra come le attuali riforme sono fatte male e servono solo a produrre inciuci. Questo voto dell'8 gennaio è una farsa». E' la convinzione del Segretario della Federazione frusinate del PRC Paolo Ceccano. E, non ha tentennamenti.
Già da queste colonne riportammo una posizione, “vox clamantis in deserto” (la voce d'uno che grida nel deserto), espressa da Sara Battisti a poche ore dal risultato del 4 dicembre che sanciva la vittoria dei “NO”, vice segretario del PD provinciale, affermava: «A dato referendario acquisito credo che debba essere un'urgenza quella di chiarire il vulnus legislativo che, se da una parte definisce le Province Enti di Secondo livello, dall'altra la Costituzione le inquadra nei livelli di governo territoriale a rappresentanza popolare. Il voto di ieri respinge la nostra proposta di riforma costituzionale, pertanto visto che bisogna andare a rinnovo del Consiglio Provinciale, siano i cittadini a scegliere i propri rappresentati in quell'assise. Una necessità che impedisce confusione, divisone e lacerazione riconsegnando ai cittadini la responsabilità della decisione».
Dal PD e non solo, silenzio assoluto. Neppure un commento almeno per contraddire la Battisiti.
Oggi 4 gennaio finalmente una posizione vera e chiara da un partito: il PRC. Nella conferenza stampa svolta stamattina nella sede di viale Napoli, 55 a Frosinone, Paolo Ceccano, Guglielmo Maddè, Luigi Mingarelli, Adriano Papetti, Giovanni Pierino Tedeschi e Debora Tiberia hanno illustrato perché non parteciperanno al voto per l’elezione del Consiglio Provinciale.
«C’è una relazione fra il voto a sostegno del “NO” e questa decisione. In questo momento di confusione sofferenza che la politica attraversa, i cittadini non sanno che si vota. Il “NO” ha sancito di nuovo, con forza la sovranità popolare e nessuno è delegato a rappresentarla. Queste elezioni sono una farsa». La voce di Paolo Ceccano assume il tono grave che la circostanza richiede per sottolineare come ancora una volta, a pochi giorni dell’esito referendario si tenta di ignorare la volontà degli elettori. «Ci hanno raccontato tante bufale sul risparmio.» – Prosegue Ceccano - «Risparmiare è una cosa, limitare la democrazia è altro. Essa non va toccata, tagli e risparmi si possono fare in tanti modi non così: le Province non servono? Si tagliano. Le Province restano, come tutti vedono, allora siano elette dai cittadini»

Il Consigliere del PRC, Guglielmo Maddè, presente nel Consiglio comunale di Esperia rappresenta convinto l’atteggiamento che con coerenza assume nel suo comune: «Rifiutiamo questi accordi politici, sono inciuci e lo diciamo a tutti, se qualcuno pensa che in questo voto possano esserci occasioni per la rinascita di forze di sinistra, diciamo che questo modello non ci appartiene. Dall’8 gennaio inizia la nostra campagna in tutta Italia per l’abrogazione della legge Delrio, chiaramente incostituzionale, ma soprattutto per consentire ai cittadini tutti, di riappropriarsi del diritto di voto ini tutti i casi in cui debba affermarsi la rappresentanza popolare. Il primo appuntamento è un sit-in a piazza Gramsci sotto l’Amministrazione Provinciale, l’8 gennaio».

Si. Ci pare proprio un sasso in piccionaia questa conferenza stampa. Si commenti da sola, ma ci spinge anche a qualche considerazione.
Non ci sfugge che tutta la comunicazione ruota intorno alla parola “credibilità”. “Coerenza” con il voto del 4 dicembre per essere “credibili”. La sinistra deve avere un modello per la sua rinascita che troverà “credibilità” se non inseguirà il PD. Gli “inciuci” come modo di governare distruggono ogni “credibilità” nelle istituzioni (come i governi delle larghe intese? ndr). Aggiungiamo che nel panorama delle figure della politica e delle istituzioni anche i Sindaci ci pare che paghino ormai un prezzo alto, troppo alto. In questa vicenda “elettorale” (si fa per dire) che compito si assegnano i sindaci o meglio assegnano loro i capetti della politica? Riusciamo a immaginare cosa deve fare un Sindaco che si trova 3 candidati nel suo Consiglio comunale che li deve votare? Fa il mediatore, deve scegliere fra i due della sua maggioranza, gira la testa dall’altra parte? Impossibile a dirsi per chi scrive.
Ci appaiono disarmati. I sindaci sono leader popolari (in tutta la storia d’Italia dal Medioevo al secolo scorso) che si avviano a diventare cinghie di trasmissione per favorire accordi di mero potere. Sono apparsi chiaramente disarmati, in particolare quelli che si rifanno al PD davanti ad Acea ed alle pressioni che hanno dovuto subire impedendo loro di stare dalla parte dei propri cittadini vittime delle inefficienze e delle esose bollette del gestore privato. Li abbiamo visti disarmati anche di fronte alla maggioranza regionale nella drammatica emergenza della disoccupazione. “Quousque tandem abutere, patientia nostra? ...di ciceroniana memoria? Fino a quando? Chi può, si ricorda che fine hanno fatto i sostenitori dell’ “omogeneizzazione delle maggioranze” (oggi considerata un rischio anche da Google - incredibile, consultatela. ndr) di antica memoria DC-PSI. O se si preferisce, chi si ricorda che fine fece il vecchio centrosinistra? Qualcuno rammenta che fu l’anticamera del Berlusconismo e della predicazione populista senza contenuti?

4 gennaio 2017

Video interviste

 
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Rito elettorale come farsa e tragedia

Cassinomunicipio 350 260di Fausto Pellecchia - Il rito elettorale come farsa e come tragedia.... Qualche giorno fa, sul Washington Post, a firma del condirettore della rivista politica The Federalist, David Harsanyi, è apparso un articolo che contiene una salutare provocazione anche per chi in Italia sta vivendo questa concitata vigilia del voto amministrativo. Tema: la sempre più scarsa corrispondenza tra i principi democratici e la qualità dei governi eletti nei paesi occidentali. Ed ecco la proposta all’apparenza scioccante: «eliminando gli elettori irresponsabili che non si prendono il disturbo di imparare i meccanismi più basilari della Costituzione, o le proposte e la storia del loro candidato preferito, forse potremmo riuscire ad attenuare le conseguenze della sconsideratezza del loro voto.». Non si tratta, naturalmente, di precostituire filtri o barriere per limitare l’accesso al voto basandosi su criteri elitari di qualsiasi natura; bensì di rammentare che il voto dato a un candidato per il fascino dei suoi spot elettorali è una delle caratteristiche più sopravvalutate in una democrazia. «Se il voto è il rito consacrato della democrazia [...], è giusto – osserva Harsanyi- che la società abbia delle pretese minime su chi vi partecipa». Qual è il rimedio proposto? Introduciamo – propone Harsanyi - un test elementare di educazione civica per gli elettori, strutturato in 5 o 6 semplicissime domande. Certo, prosegue il politologo americano, l’elettorato probabilmente non è meno ignorante oggi di quanto lo fosse 50 o 100 anni fa. La differenza è, però, che oggi il nostro accesso alle informazioni è illimitato. Informarsi sulle caratteristiche fondamentali della nostra repubblica o dello statuto municipale e sulle posizioni dei candidati è una questione che impegna assai meno tempo di quello che i cittadini coinvolti nella campagna elettorale riservano per tappezzare le loro auto di adesivi e partecipare ai comizi dei loro candidati.

Educazione civica elementare. Quanto ne sanno i 700 candidati al Consiglio comunale e i 6 candidati sindaco?

Tuttavia, nel respingere la facile accusa di aristocrazia culturale, Harsanyi conclude con una nota di ottimismo: «A differenza delle persone che sfruttano gli elettori ignoranti per esercitare e salvaguardare il proprio potere, mi rifiuto di credere che la classe lavoratrice o i cittadini meno abbienti siano meno capaci di capire il significato della Costituzione [o i tratti salienti dello statuto comunale]. Ne sono convinto, nonostante la scuola dell’obbligo spesso non sia in grado di insegnare agli studenti le basi dell’educazione civica»
Pur senza entrare nel merito della proposta, dobbiamo ammettere che sarebbe interessante conoscere il risultato di un eventuale test di educazione civica elementare, somministrato non tanto agli elettori di Cassino (i circa 30.000 aventi diritto), ma alla valanga dei 700 candidati al Consiglio comunale e ai 6 candidati sindaco. La competizione elettorale ha catapultato nell’agone politico, privi della pur minima informazione sui compiti e sui limiti dell’Amministrazione comunale, centinaia di donne e uomini (ivi compresi alcuni dei candidati alla carica di sindaco). Improvvisamente, hanno accettato di imbracciare le armi della propaganda elettorale mamme di famiglia, pensionati, studenti o lavoratori che quasi sempre hanno vissuto lontani dalla partecipazione attiva al dibattito pubblico e alle problematiche del governo cittadino, e che, essendosi dedicati, del tutto legittimamente ed onestamente alle necessità della quotidiana sopravvivenza, spesso ignorano le principali regole degli organismi rappresentativi.
Ma la responsabilità, nel caso in questione, risale indubbiamente ad un fondamentale difetto dell’attuale legge elettorale. È il suo dispositivo che, parallelamente all’eclissi dei partiti e alla liquidità dei movimenti politici, induce i candidati-sindaco ad una dissennata moltiplicazione delle liste di sostegno, il cui numero, spesso esorbitante, vale innanzitutto come “esibizione muscolare” del proprio potenziale seguito elettorale. Basterebbe, infatti, introdurre il più trasparente principio di un’unica lista per ogni candidato-sindaco, per eliminare lo scandalo di una democrazia ridotta ad una farsa tragi-comica: un’aspra e futile contesa di voti che divide le cerchie domestiche della parentela o, peggio, la clientela degli studi professionali, con esiti spesso disastrosi che incidono sul destino di tutti i cittadini. Se passasse la riforma di una lista per ogni candidato-sindaco, la selezione tornerebbe forse ad essere più propriamente fondata sulle capacità e sulla coerenza politica degli aspiranti amministratori; ed allora, probabilmente, anche la somministrazione di un elementare test di educazione civica potrebbe contribuire ad una maggiore corrispondenza tra i principi democratici e la qualità dei nostri consigli comunali.

 
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"Il voto sulla Mastrobuono? Inutile farsa" dice Luca Frusone

movimento 5 stelle bandiera 350 260dall'Uffico Stampa del Deputato Luca Frusone, M5S -  Sanita’: Il voto sulla Mastrobuono? Inutile farsa per salvare la faccia a Zingaretti e al PD. 

Frosinone 27/10/2015_ “E’ incredibile quello che avviene in questa Provincia. Quando si tratta di sbattere fuori Acea dalla Ciociaria, i sindaci nemmeno si presentano, quando si tratta di bocciare un atto aziendale che demolisce la sanità ciociara, sono pochi quelli che alzano la voce, ma quando si tratta di salvare la faccia davanti ai cittadini c’è il pienone. La bocciatura arrivata soltanto ieri sull’operato della Mastrobuono, non solo è in ritardo, ma ormai è del tutto inutile.” – Esordisce così il Deputato 5 Stelle Frusone che incalza – “I sindaci dovevano a suo tempo bocciare l’atto aziendale della ASL, dopodiché impugnarlo anche davanti al TAR, ma nessuno lo ha fatto. E se vogliamo dirla tutta, i sindaci, soprattutto del PD, a suo tempo avrebbero dovuto togliersi la fascia e consegnarla a Zingaretti, questo sì che sarebbe stato un gesto forte che avrebbe fatto capire ai cittadini il reale impegno volto a portare a casa quel DEA di II livello promesso dalla Regione e che non verrà mai realizzato. Perché bisogna dirlo chiaramente, ormai è sotto gli occhi di tutti, i Sindaci sono stati complici e nel momento i cui ci si aspettava una presa di posizione dura e coraggiosa, hanno preferito far finta di nulla, non presentandosi a votazioni importanti che forse avrebbero cerato non pochi problemi in Regione. Con questo modo di fare hanno quindi avallato a tutti gli effetti la politica di Zingaretti, appoggiando decreti che hanno affossato tristemente la sanità della provincia di Frosinone.” – E continua – “Lo sconforto arriva quando, nonostante la loro manifesta incapacità di osteggiare le logiche aberranti all’interno del proprio partito, hanno il coraggio di ripresentarsi alle prossime elezioni amministrative, è il caso dei comuni di Alatri e Cassino. Queste riconferme da parte del PD fanno capire come in realtà i sindaci di centrosinistra hanno tenuto più al PD che agli ospedali ciociari” – E conclude – “I voti di “bocciatura” della Mastrobuono di ieri, sono stati solo degli inutili voti di facciata, l’ennesimo teatrino per mettersi a posto la coscienza davanti ai cittadini, come se questi fossero tutti degli stupidi. Scagliarsi poi contro il Direttore Generale, che comunque ha le sue colpe, farlo diventare ora il nemico dei ciociari è davvero ridicolo, perché ormai lo sappiamo tutti chi è che ha distrutto la sanità della nostra provincia, è tutto PD capeggiato dal presidente della Regione Zingaretti."

 

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