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Fiume Sacco, una "risorsa imprescindibile per Ceccano"

S.Maria a Fiumedi Antonio Ciotoli, già Sindaco di Ceccano - Gli eventi e le argomentazioni che hanno come finalità la tutela del fiume Sacco, come anche la sua valorizzazione, sono da sempre molto sentite per la cittadinanza ceccanese.

Aldo Papetti definiva il nostro fiume come una “risorsa imprescindibile per Ceccano”, unica città della provincia di Frosinone ad essere attraversata interamente, nel cuore come nelle periferie, dal corso del fiume.

Come non ricordare la mobilitazione di protesta degli anni 70 della comunità con la celebre Tenda Rossa che portò alla visita nella città dell’allora Ministro Biondi e da cui scaturirono le prime attività di rifacimento delle sponde ripariali.

Successivamente, negli anno 80, arrivarono le prime azioni a tutela dell’ambiente e della salubrità del territorio, con la realizzazione del depuratore Asi, la cui ubicazione ancora oggi forse è discutibile ma, con il senno di poi, è facile immaginare cosa altro ancora sarebbe di queste terre stato se non fosse stato mai messo in opera.

Il preambolo è giusto per chiarire a chi avesse ancora la faccia tosta di sollevare dubbi che i problemi ambientali, connessi al Fiume Sacco e anche diversi che negli anni si sono manifestati nel territorio ceccanese, sono problemi noti, spesso nati ed affrontati anche nel passato e talvolta anche con esito positivo. Ricordo la chiusura della porcilaia, il diniego fermo all’impianto di compostaggio , chilometri e chilometri di nuova rete fognaria, il lancio della raccolta differenziata.

C’è poca conoscenza oggi invece, da parte di questa classe di amministratori che si dice nuova e diversa -e a ragione veramente diversa dal passato- della realtà “Ceccano”, della sua storia, delle sue evidenze in termini di criticità ambientali, delle cause che hanno determinato gli scenari attuali come anche quanto di importante sia comunque stato fatto. Questa scarsa conoscenza si spande anche negli altri Comuni ciociari della Valle del Sacco.

Quello che per decreto della Presidenza dei Ministri nel 2005 fu dichiarato a ragione un vero e proprio disastro ambinetale, sembra si sia perso nei cassetti del populismo.

Asfissia di pesci;
Analisi delle acque e carotaggi dei terreni;
Convegni e iniziative cui partecipano attivante anche le più altre cariche territoriali, tra cui Procuratori della Repubblica, Sindaci, Presidenti della Provincia;
Morte improvvisa di greggi e mucche con contaminazione pesante del Rio la Mola ad Anagni.
Ceccano, benché irrimediabilmente compromessa dall’inquinamento, prima esclusa e poi inserita nell’area emergenziale solo a valle di un braccio di ferro che è durato mesi tra l’Amministrazione comunale di allora di Ceccano, con l’ausilio dei Comuni limitrofi, e gli Enti superiori;
Caratterizzazioni ulteriori, controlli epidemiologici sulla popolazione, accertamento della presenza del beta-esaclorocicloesano nel sangue dei nostri concittadini;
Aziende agricole in ginocchio per anni, terreni interdetti;
Il Sin Fiume Sacco.

Tutto questo oggi sembra essere stato dimenticato, come se non fosse mai accaduto. Dimenticato in favore di una ricorsa alla schiumata più grossa, come se decenni di inquinamento e di battaglie possano essere cancellate e surclassate dall’individuazione di uno scarico responsabile di sversamento da tensioattivi.

Precisiamo: nobile attività quella di continuare a perseguire -e se possibile sempre con maggiore incisività gli inquinatori- ma cercare identificare nella schiuma di oggi la causa dell’inquinamento del nostro prezioso fiume Sacco è come voler diagnosticare un raffreddore ad un malato termine e dunque cerare di curarlo e guarirlo per questo.

Negli anni delle lotte, delle denunce – giornaliere e tutte archiviate- dell’impegno amministrativo che ha contraddistinto senza se e senza ma il passato, c’era rapporti giornalieri con la ASL, con gli uffici commissariali regionali. Erano anni di ordinanze di interdizione, c’erano i controlli giornalieri della Polizia Municipale ben oltre i confini territoriali, c’erano Protocolli di Intesa con le altre Amministrazioni vicine, c’erano giornate e nottate intere di analisi e trattative sulle azioni da ottenere a tutela del territorio.

Oggi niente: isolamento amministrativo e politico della Città e del suo territorio, inerzia e scarsa consapevolezza dei nostri rappresentanti politici e amministrativi e ancora inesorabilmente terreni inquinati e prodotti della terra usciti fuori da qualsiasi controllo, che riaprono le porte alla nostra catena alimentare a tutti gli inquinanti di oggi, che sono però drammaticamente gli stessi accertati da ben 14 anni fa, nero su bianco.

Quel che è peggio è che anche le azioni a tutela della salute di noi cittadini ella valle sono state dimenticate, forse non più ritenute utili? forse non più sostenute dai nostri amministratori? È una domanda che non potrà avere una risposta quand’anche chi dovrebbe governare i territori non ne conoscono la loro storia e dunque anche le esigenze.

Per questo ricolgo al mio Sindaco , della città di Ceccano, un incontro immediato con la ASL in merito, per avere informazioni e per veder garantito il diritto alla salute dei suoi cittadini in questi mesi di programmazione delle attività di bonifica connesse al SIN Valle del Sacco.

Successivamente alla mia esperienza di Sindaco di Ceccano, sebbene alla guida di un Ente intermedio, mi feci carico di una progettazione intercomunale rivolto alla regione Lazio, che vedeva tra le priorità anche la salvaguardia della Valle del Sacco.

Timide risposte da altri Comuni, nessuna attenzione da parte dell’Amministrazione comunale di ceccano.

Quali sono oggi realmente le amministrazione che hanno una idea di piano di risanamento della aree contaminate da avanzare alle Enti centrali?

Quali sono le amministrazioni che pungolano gli Enti centrali Regione e Ministero sullo stato di avanzamento del SIN e delle attività connesse?

Quali sono le amministrazioni della Valle del Sacco che davanti all’acronimo β-HCH (β-esaclorocicloesano) non si stupiscono come si trovassero di fronte a chissà quale novità.

Ecco queste sono le ulteriori amare e inequivocabili cause dell’attuale situazione di stasi che colpisce duro Ceccano la Valle intera e i suoi cittadini. Cause tutte ciociare queste, ingiustificabili e che agevolano senza dubbio l’inerzia e il gioco di rimpalli delle Amministrazioni regionali e centrali.

 

 

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Sacco. Urge la bonifica. Come fare presto?

Iniziative di Cedccano del 25 gennaio 2019di Ignazio Mazzoli - Le grandi schiumate di novembre e dicembre 2018 nel fiume Sacco, in particolare a Ceccano e Ceprano, non devono essere dimenticate.

«“Il Popolo Inquinato“ è stato al centro di resoconti giornalistici e televisivi, locali e nazionali» – scrisse in quei giorni Angelino Loffredi. Il disagio e la rabbia si manifestarono presidiando i ponti sul fiume con forze politiche diverse (anche se non tutte), in ponti diversi, dal Prc a FdI e tante associazioni. Si svolsero due iniziative importanti che richiamo: il 5 dicembre la presentazione alla Camera dei Deputati di una Mozione della Deputata Rossella Muroni, prima firmataria e il 20 dicembre un incontro di verifica e sollecitazione, promosso dall’assessora all’Ambiente, del Comune di Ceprano, ingegnera Elisa Guerriero che avviò un dialogo fra 19 sindaci di questo territorio e dirigenti del Ministero dell’Ambiente sullo stato degli interventi per la bonifica del SIN Frosinone o Valle del Sacco. Come lo si vuole chiamare è secondario.

Oggi pomeriggio ci si ritrova nella sala parrocchiale del Santuario di S. Maria a Fiume a Ceccano a seguito di un invito del giornale online UNOeTRE.it. Si annuncia numerosa una presenza unitaria e fortemente rappresentativa a pochi metri dal Sacco, perché nessuno si dimentichi i malanni del fiume. Da quegli eventi di inaudito inquinamento sono passati più di 30 giorni e non dobbiamo scordarcene, ma soprattutto non dobbiamo consentire che se ne scordino coloro che debbono provvedere alla bonifica della Valle del Sacco e del suo fiume.inquinamento acqua 350 260
Ceccano è tutto un luogo simbolo. Conobbe anni addietro una speranza di salvezza, «alla base di questo inizio di risanamento della qualità delle acque del fiume Sacco ci fu un clima di buoni rapporti tra tutte le forze politiche - riferisce Angelino Loffredi, allora Sindaco, al nostro Valentino Bettinelli che lo intervista, aggiungendo - Le forze politiche dovrebbero mantenere un rapporto continuo con l’ambientalismo, essere consapevoli che ci troviamo di fronte ad una estensione del Movimento allarmato per via della crescita dei tumori e che chiede rapide soluzioni».

Da tempo molte voci, spesso, in “solitaria”, hanno tenuto alta la bandiera dell’allarme per l’ambiente: da Marco Maddalena che trasformò il suo seggio nel consiglio comunale di Ferentino in tribuna per la tutela dell’ambiente a molte associazioni, dal Coordinamento Interprovinciale Ambiente e Salute Valle del Sacco e Bassa Valle del Liri alla potente Re.tu.Va.Sa. che ha dato vita a poderose iniziative di massa. Purtroppo queste voci erano vittime di una sordità che rifiutava finanche la sola definizione di “valle dei veleni” per questa, dove scorre il fiume Sacco. Ipocrisia compiacente.

Nella Mozione Muroni si individua con inequivoca decisione da cosa origina il "Sito di Interesse Nazionale" per il bacino del fiume Sacco: «sono suoli ed acque contaminate dallo sversamento abusivo di rifiuti e sostanze pericolose di origine industriale ma anche dall'abbandono, rilascio, smaltimento. A questa grave compromissione ambientale, si aggiungono altre due note criticità che riguardano la Valle del Sacco: la mancata depurazione delle acque e l’assenza di controlli della qualità dell'aria».
Un vero snaturamento che ha determinato delle indubbie ricadute sullo stato di salute della popolazione della Valle del Sacco. Ormai questo stato di cose purtroppo è persistente e non esistono metodi di prevenzione e di rimozione dell'inquinante. Si tratta di un episodio che ha "implicazioni etiche, politiche e sociali di livello nazionale", infatti, la Mozione chiede, l’adozione del decreto-legge 10 dicembre 2013, n. 136 per disporre con urgenza misure restrittive dirette a prevedere una moratoria anche del conferimento di rifiuti, provenienti da altri ambiti territoriali, destinati all'incenerimento e allo sversamento in discarica in provincia di Frosinone.

Ogni giorno che passa senza interventi la situazione peggiora drammaticamente. E’ urgente che parta la bonifica si questo Sito. Si tratta di accelerare tutti iSchiuma a gogò procedimenti amministrativi previsti nell’arco di tempo fra la fine di gennaio e quella di marzo di quest’anno che abbiamo riportato ben sapendo che ci sono azioni propedeutiche per l’avvio dell’iter di bonifica di cui non si ha notizia. Si tratta di richiedere anche che da S. Maria a Fiume che la Mozione venga discussa in Aula con urgenza.

Se la causa principale sono gli sversamenti abusivi di inquinanti e veleni, prima di tutto bisogna bloccarli con severità rigorosa. Ci sembra, denuncia Loffredi, «tuttora diffusa una strana reticenza di molti Sindaci della Valle (ci sono lodevoli eccezioni ndr) ad affrontare, indagare, conoscere le analisi, controllare direttamente il funzionamento del Depuratore». C’è una sensazione di diffuso lassismo di Istituzioni e organi preposti assai pericoloso per persone, animali, produzioni agricole e vegetazione in genere. Domanda: Esistono provvedimenti sanzionatori che siano realmente deterrenti, in grado di arginare le infrazioni e i delitti ambientali?

Un intervento delle Istituzioni nell’emergenza urge, ma occorre anche che si muovano in alcune altre precise direzioni guardando al futuro.

Almeno 3 questioni andrebbero affrontate e speriamo che l’appuntamento di oggi dia un contributo a sollecitarle.

1 -Ci pare di essere preda di meccanismi farraginosi. Guardiamo quelli sanzionatori. Primo, ci sono troppe discrezionalità nella definizione dei livelli di pericolo, poi la gestione effettiva è affidata a istituzioni che appaiono come corpi separati, autonomi e soprattutto lontani dalle emergenze. Eseguono decisioni democratiche o sono soggette a pressioni interessate? I Sindaci devono segnalare a loro e poi arriveranno le sanzioni. Che senso ha tutto questo giro? Pensiamo che i Sindaci debbano aver il potere di sanzionare subito. Essi stanno vicino alle esigenze che in questo caso riguardano salute ed esistenza.
2 - Non ci può essere incompatibilità e impraticabilità fra diritti del lavoro e al lavoro con il diritto alla salute. Solo l'interesse privato li contrappone liquidando in un colpo solo l’art. 41 della Costituzione: infatti, esso esige «che l’iniziativa privata non si svolga in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana». Vincoli chiari e inderogabili all’attività imprenditoriale industriale come vengono posti e fatti rispettare?
3 – Si può indagare e verificare l’efficacia reale delle disposizioni giurisprudenziali in tema di tutela dell’ambiente? In linea di principio il diritto penale è considerato dai più lo strumento più idoneo, ma come ricorda il tedesco prof Albin Eser in uno studio comparativo fra legislazioni in Europa e nel mondo, qui in Italia, la tutela dell'ambiente rimane confinata nell'ambito del diritto penale accessorio, come «allegato» del diritto amministrativo, e i reati ambientali non sono equiparati ai delitti tradizionali attraverso il loro inserimento nel codice penale. Il legislatore tedesco già nel 1980, ha trasferito nel diritto penale la tutela dell'ambiente, rivalutandone così in modo considerevole il significato.

Oggi, anche da Ceccano sollecitiamo più potere ai Sindaci nella sorveglianza, nella sanzione di infrazioni e abusi e delitti ambientali. Non sono l'ultimo anello di una catena gerarchica delle istituzioni. Il Sindaco è la prima voce da ascoltare per costruire una legislazione e la conseguente normativa in sintonia con i cittadini.
I Sindaci ritrovino la loro voce quella che la storia italiana da mille anni ha loro dato e che la Costituzione ha riconosciuto.

25 gennaio 2019

 

 

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Pensieri in libertà

 Fiume Sacco a Ceccano

 

 

 

Pensieri in libertà

 

 

 

 

 

 

Come piuma baciata dal vento
saliva e scendeva dal corpo disgiunta
Ostinata bellezza in quel lembo di terra
da detriti offuscata in nefasti grovigli
Respinge il fetore dell'acqua putrida
rincalza squallore, l'inerzia e l'oblio
Ricorre quel sogno lontano
l'illusione di un giorno speciale
Volava la piuma senza ancora cadere
sul letto paterno di un fiume ormai spento
Sembrava sospesa su un arcobaleno
seguiva l'orma di mille bandiere
Preghiere incise su drappi leggeri
da giovani autori...i figli di ierila piuma come un sogno che scivola lentamente sull acqua senza lasciare traccia min
Lievi sospiri, avide speranze
su verso il cielo ad ogni alito di vento
Ondeggia la piuma su note orchestrali
melodie musicali di voci disperse
Si aggira leggera su quel che le appare
storie sopite ed oggi evocate
Muse fluviali di antica memoria
l'eco dei Volsci in capanne di paglia
Visioni surreali, giovane fermento
accendono il fiume di insolita parvenza
Mancano i padri a dar loro supporto
figure autorevoli al potere eletti
Svaniti i colori dell'arcobaleno
esita la piuma nell'aria sospesa
Sussulto impavido al brusco risveglio
nel SACCO malato e di antico sostegno

Lucia Collicorto Reali - (Scritta in occasione di un evento sul fiume Sacco – Anno 2016)

 

 

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Azioni programmate per la bonifica del SIN del bacino del fiume Sacco

Anagni-protesta contro marangoniLe giornate del 20 e 21 dicembre hanno visto svolgersi due importanti iniziative per l'ambiente della Valle del Sacco. Il giovedì 20 nella Sala del Consiglio Provinciale, per iniziativa dell'Assessora all'Ambiente del Comune di Ceprano Elisa Guerriero, ha preso vita un confronto fra i rappresentanti dell’Ambientalismo, di 9 Comuni e i tecnici della Regione Lazio e Ministero dell’Ambiente che è sembrato essere promettente.

Il venerdì 21 a Roma presso la Camera dei Deputati si è tenuta la conferenza stampa per la presentazione della mozione con prima firmataria la deputata Rossella Muroni che dichiara l'intento di «Portare in Parlamento, per sostenerle, le vertenze territoriali che ho incontrato in tanti anni di impegno con Legambiente. Nasce anche così la mozione a mia prima firma per la tutela della Valle del Sacco. Un atto ispirato dalle richieste di comitati e associazioni locali e dal segretario regionale di Sinistra Italiana Marco Maddalena con cui insieme ai colleghi Fornaro, Epifani, Occhionero, Rostan e Fassina chiediamo al governo un impegno forte per il risanamento ambientale e la tutela della salute dei cittadini».

 

UNOeTRE.it ha ritenuto utile che tutti i lettori possano tenere presente e sotto controllo il calendario delle iniziative concordate per arrivaree alla bonifica delle arre della Valle del Sacco

 L’Ingegner Elisa Guerriero* ci ha aiutato in questo intento realizzando un riepilogo delle azioni programmate per l’iter della bonifica del SIN del bacino del fiume Sacco.

 

TabellaProcedureBonificaSINbacinodelSacco

 

Pagina correlata Angelino Loffredi intervista Elisa Guerriro

*Elisa Guerriero

*Ingegnere ambientale, abilitata alla professione Albo Civile e
Ambientale nell'ordine degli Ingegneri di Frosinone.
Fra molte attività svolge anche quelle dì consulenza per enti pubblici e privati su tutte le tematiche ambientali e di sistemi integrati di raccolta differenziata.
E' Ricercatrice in ambito ambientale, Verificatrice dell'ambiente e esperta nello sviluppo sostenibile.

 

 

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Presentata la mozione "Muroni" per la Valle del Sacco

inquinamento acqua 350 260di Laura Genga - Valle del Sacco – On. Rossella Muroni (LeU): «il Governo si impegni per le bonifiche e per una moratoria su conferimenti rifiuti extra-ato e nuove discariche a tutela di salute e ambiente». Una dichiarazione di Gianmarco Capogna*  Il video della Confernza stampa

 

«Portare in Parlamento, per sostenerle, le vertenze territoriali che ho incontrato in tanti anni di impegno con Legambiente. Nasce anche così la mozione a mia prima firma per la tutela della Valle del Sacco. Un atto ispirato dalle richieste di comitati e associazioni locali e dal segretario regionale di Sinistra Italiana Marco Maddalena con cui insieme ai colleghi Fornaro, Epifani, Occhionero, Rostan e Fassina chiediamo al governo un impegno forte per il risanamento ambientale e la tutela della salute dei cittadini.

La Valle de Sacco infatti è un territorio che già pagato i costi ambientali e sociali di un’idea di sviluppo vecchia e merita di poter investire sulle sue vocazioni e su uno sviluppo equo, inclusivo e sostenibile».

Lo afferma la deputata LeU Rossella Muroni presentando in conferenza stampa la mozione a sua prima firma a tutela della Valle del Sacco insieme al segretario regionale di SI Marco Maddalena, alla prof.ssa Margherita Eufemi dell’Università La Sapienza, ad Alessandro Coltré di Rifiutiamoli e ad alcune associazioni della Valle del Sacco.

«Diversi i fenomeni all’origine di quello che lo stesso Ministero dell’Ambiente, nel decreto di definizione del nuovo perimetro del SIN Bacino del fiume Sacco, chiama un grave inquinamento ambientale di una vasta area a cavallo tra le province di Roma e Frosinone e lungo tutta l’asta fluviale – prosegue la Muroni -. Da una parte le 121 discariche di rifiuti solidi urbani nel territorio della provincia di Frosinone, per molte delle quali al 2016 non era conclusa ancora la bonifica. Dall’altra la contaminazione legata allo sversamento abusivo di sostanze pericolose di origine industriale, a un sistema di collettamento e depurazione non idoneo e allo smaltimento illecito di rifiuti industriali e pericolosi. Sversamenti che sarebbero all’origine della schiuma densa e bianca che spesso copre lunghi tratti di fiume, come accaduto nella notte del 30 ottobre nei pressi di Ceccano e denunciato da comitati, associazioni e cittadini. E se non bastasse tutto questo, nella zona vengono superati troppo spesso anche i limiti delle polveri sottili.

Secondo la stessa Regione Lazio nella Valle del Sacco la compromissione delle matrici ambientali suolo, acqua e aria ha avuto indubbie ricadute sullo stato di salute della popolazione. Ricadute di cui ci può testimoniare la professoressa Eufemi dell’Univesità La Sapienza, impegnata in uno studio sul lindano, l’insetticida ampiamente usato in agricoltura fino ai primi anni duemila quando venne vietato dalla Convenzione di Stoccolma sugli inquinanti organici persistenti, tra la popolazione di questo territorio».

«Per la Valle del Sacco e per i suoi cittadini - spiega la Muroni - va recuperato il ritardo sul fronte delle bonifiche, vanno individuate tutte le fonti di inquinamento, scarichi abusivi compresi, e non vanno aggiunti fattori di ulteriore pressione ambientale. Questo territorio deve essere messo in condizione di recuperare le sue vocazioni artigiane, agricole e turistiche. Preoccupa ogni ipotesi di utilizzare gli impianti per il trattamento dei rifiuti di questa provincia per accogliere la frazione indifferenziata dei rifiuti urbani di Roma, nonché per soddisfarne il bisogno di smaltimento in discarica e di impiego di Cdr.

Vista l’urgenza ambientale e sanitaria della Valle del Sacco – conclude Rossella Muroni - la mozione che oggi presentiamo impegna il governo a una moratoria del conferimento dei rifiuti destinati all’incenerimento e alla discarica in Provincia di Frosinone provenienti da altri ATO e a fermare le procedure per l’apertura di nuovi impianti impattanti dal punto di vista ambientale e di nuove discariche nella Valle del Sacco. All’esecutivo si chiede anche un impegno sul fronte del censimento e del monitoraggio di tutti i siti compromessi e delle bonifiche».

Una dichiarazione di Gianmarco Capogna - “La bonifica non è un traguardo ma l’inizio di una nuova visione per questo territorio – ha affermato Gianmarco Capogna, membro del Comitato Scientifico nazionale di Possibile, presente alla conferenza – La Valle del Sacco e tutta l’area del Lazio a Sud della Capitale ha bisogno di una nuova speranza che passa dalla bonifica, dalla messa in sicurezza del territorio e da un modello di sviluppo completamente diverso fondato su rispetto ambientale ed ecologia elementi con i quali sono certo si possa contrastare non solo la deriva ambientale e sanitaria ma anche impattare il fenomeno della forte disoccupazione e lo spopolamento in particolare tra le nuove generazioni che in questi anni si sono formate con grande qualità sul risanamento di zone a rischio come la nostra. Proprio per questo a breve proveremo a convocare amministratori e associazioni ad un tavolo di confronto operativo per mettere insieme le proposte già esistenti e rilanciare un nuovo piano verde a tutto campo per la nostra Valle”.

 ll video della Presentazione

;

 

In allegato si trasmette il testo della mozione e il link da cui scaricare la presentazione della prof.ssa Margherita Eufemi, PhD Department of Biochemical Sciences "A. Rossi Fanelli" Sapienza - University of Rome, relativa ai suoi studi sul lindano

https://wetransfer.com/downloads/8ed627fc9ea33f603d0bd30805bc5ba920181221143601/fcf201a50af0001c8351fc87580a171220181221143601/2064c8

 

Scarica dal link che segue il testo della mozione 

Files:
Mozione per la Valle del Sacco
(0 voti)
Autore Rossella Muroni Data 2018-12-21 Dimensioni del File 130.21 KB Download 19 Scarica

 

 

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Emergenza fiume Sacco: una Interpelllanza per la sua bonifica

aulaSenato 350Atto n. 3-00451, pubblicato il 5 dicembre 2018, nella seduta n. 67 del Senato,
svolto nella seduta n. 68 dell'Assemblea (06/12/2018)

Senatori Massimo Ruspandini e Luca Ciriani

Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Premesso che:

il procuratore capo di Frosinone, in queste ore, ha aperto un fascicolo per "disastro ambientale plurimo" dopo i recentissimi episodi di inquinamento che si sono registrati nella valle del Sacco, in seguito ai quali il fiume Sacco è totalmente ricoperto da una schiuma bianca e maleodorante;

come è noto, il corso d'acqua, che attraversa tutta la valle del Sacco e la provincia di Frosinone, risulta essere uno tra i fiumi più inquinati d'Europa, con un'elevata presenza di beta- esaclorocicloesano, uno scarto di lavorazione della produzione dell'insetticida chiamato "lindano";
i continui sversamenti illegali nelle acque del fiume hanno determinato il suo avvelenamento e anche quello dei terreni agricoli limitrofi, allagati dalle frequenti esondazioni, inducendo all'abbattimento del bestiame e all'abbandono dei pascoli e alla distruzione dei prodotti agricoli contaminati, oltre alla chiusura di alcune aziende agricole;

recenti studi dimostrano come queste sostanze inquinanti siano entrate nella catena alimentare e quindi nelle case e negli abitanti della zona, rilevando evidenti connessioni tra l'inquinamento ambientale dei comuni limitrofi alla valle del Sacco e la frequenza di patologie tumorali dei residenti; la valle del Sacco vive ormai, fin dal 2006, in "stato di emergenza socio-economico-ambientale" permanente e i residenti sono sempre più colpiti da questa piaga ambientale, che mette a rischio la salute e la sicurezza;

il fiume Sacco è ormai un veleno che scorre nel cuore di un’area che è sito d’interesse nazionale, dove, purtroppo, si teme che nei decenni passati industrie e criminalità abbiano anche interrato rifiuti tossici;

si chiede di sapere quali misure urgenti il Ministro in indirizzo intenda adottare per la bonifica e la salvaguardia dell'ambiente e la tutela della qualità della vita dei cittadini residenti nei comuni della valle del Sacco e se non ritenga necessario investire maggiori risorse, umane ed economiche, nell'attività di monitoraggio, coordinamento e controllo di tutti i processi che regolano il meccanismo di gestione degli scarichi delle numerose aziende della zona industriale ed in particolare sul funzionamento del depuratore Asi.

 

 

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Emergenza fiume Sacco: una Mozione per la sua bonifica

camera dei deputati 350 minAtto Camera - Mozione 1-00086 presentato da MURONI Rossella, testo di Mercoledì 5 dicembre 2018, seduta n. 94

La Camera,

premesso che:

il decreto ministeriale n. 468 del 2001 ha istituto il sito da bonificare di interesse nazionale (Sin) «Frosinone», perimetrato con decreto ministeriale 2 dicembre 2002 e con decreto ministeriale 23 ottobre 2003, a cui è seguita l'istituzione del successivo Sin bacino del fiume Sacco. Il Sin di Frosinone è stato istituito dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare a seguito della proposta – effettuata da parte della regione Lazio nel 1999 – di inserimento tra i siti da bonificare di interesse nazionale di ben n. 121 discariche di rifiuti solidi urbani distribuite su tutto il territorio della provincia di Frosinone e presenti in n. 80 comuni sui n. 91 costituenti la provincia;

alla data di approvazione del piano regionale delle bonifiche di cui alla delibera della giunta regionale 591 del 14 dicembre 2012, delle n. 121 discariche solamente n. 7 avevano visto conclusa la procedura/di bonifica e dall'elenco dei siti contaminati pubblicato dall'Arpa Lazio ed aggiornato all'anno 2016 (httg://www.arpalazio.gov.it) si rileva che per numerose discariche dell'ex Sin Frosinone non è stata ancora completata la bonifica;

la definizione del nuovo perimetro del (SIN) Bacino del fiume Sacco di cui al decreto ministeriale n. 321 del 2016, a conclusione di un decennale periodo di alterne vicende giudiziarie e amministrative, ha certificato l'esistenza di una vasta area a cavallo fra le province di Roma e Frosinone e lungo tutta l'asta fluviale, oggetto di un grave inquinamento ambientale;

l'origine del Sin bacino del fiume Sacco riguarda la contaminazione di suoli ed acque derivata sia dallo sversamento abusivo di rifiuti e sostanze pericolose di origine industriale sia dall'abbandono, rilascio, smaltimento. Quanto emerso, sia durante le operazioni di caratterizzazione dell'area industriale di Colleferro e di Anagni, che successivamente e fino all'attualità per i siti industriali dismessi nel Comune di Ceprano e Falvaterra, ha posto in evidenza che la pratica dell'interramento di rifiuti industriali per evitare gli oneri di smaltimento si è aggiunta e sommata come causa della contaminazione di suoli ed acque a quella dell'esercizio delle stesse attività industriali. A titolo di esempio, si cita il recente episodio di smaltimento illecito di rifiuti di origine industriale avvenuto nel formine di Ferentino nel gennaio 2017, laddove veniva scoperto l'interramento in un sito industriale dismesso di notevoli quantità di rifiuti pericolosi;

alla grave compromissione ambientale, si aggiungono altre due note criticità che riguardano la Valle del Sacco: la depurazione delle acque e la qualità dell'aria;
nel fiume Sacco continuano a riversarsi, da oltre un ventennio, gli scarichi dei reflui di diverse attività industriali, senza alcuna depurazione e senza alcun controllo, come conferma il piano di gestione del bacino idrografico dell'Appennino Meridionale (al quale appartiene il fiume Sacco), approvato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 10 aprile 2013, che ha evidenziato che la qualità delle acque del bacino del Sacco è a livello «pessimo», ovvero il grado più basso della scala di qualità di cui alla direttiva ed allo stesso decreto legislativo n. 152 del 2006. Le cause di tale degrado sono ben individuate dal medesimo piano di gestione del bacino idrografico dell'Appennino meridionale, laddove nella azione (pagina 91) si legge: «Il fenomeno era ed è tuttora da attribuirsi alla mancata regolamentazione del sistema di scarichi da varia natura, in specie industriali. Ad oggi nell'area persistono condizioni di emergenza ambientale connessi ancora ad un sistema di collettamento e depurazione non idoneo o comunque non sufficiente a garantire standard qualitativi delle acque reflue compatibili con la tutela e salvaguardia delle risorse idriche». Anche l'Ufficio Commissariale per la bonifica del Sin «Bacino del Sacco» nell'ultima relazione dell'ottobre 2012 sottolineava che: «L'assenza di un impianto di depurazione consortile, promesso da decenni, ha contribuito in modo determinante all'emergenza ambientale nel territorio anagnino. In particolare, tale carenza ha determinato per tutte le imprese, anche di piccole dimensioni, la necessita di trattare i propri reflui in ambito domestico per poi scaricarli nel fiume Sacco o nei di lui affluenti. Da ciò è scaturita nel corso degli anni una impressionante serie di scarichi illeciti di sostanze tossiche che è culminata, nell'estate del 2005, nello sversamento di altissime quantità di cianuri in un affluente del Sacco, il Rio Santa Maria, con conseguente moria di animali e avvelenamento delle colture»;

con la delibera di giunta regionale n. 536/2016 la regione Lazio ha approvato la relazione dell'Arpa Lazio che aggiorna la zonizzazione del territorio regionale e la classificazione delle zone agglomerati ai fini della valutazione della qualità dell'aria in attuazione dell'articolo 3, dei commi 1 e 2 dell'articolo 4 e dei commi 2 e 5 dell'articolo 8 del decreto legislativo 155/2010. L'intero territorio della Valle del Sacco è stato censito in classe 1, ovvero laddove i superamenti delle concentrazioni di inquinanti in atmosfera, nella specie PM10 e PM2.5, sono tali per quantità ed entità da imporre l'adozione di misure emergenziali a tutela della salute delle popolazione e dell'ambiente;

la compromissione delle matrici ambientali, suolo, acqua e aria, causata dal sovrapporsi e sommarsi delle criticità innanzi rappresentate, ha determinato delle indubbie ricadute sullo stato di salute della popolazione della Valle del Sacco. Il «Rapporto tecnico sulla sorveglianza sanitaria ed epidemiologia della popolazione residente in prossimità del fiume Sacco» pubblicato nel giugno 2016 dal dipartimento epidemiologico della regione Lazio riporta: «La contaminazione del fiume Sacco rimane un disastro ambientale di proporzioni notevoli che ha comportato una contaminazione umana di sostanze organiche persistenti considerate tossiche dalle organizzazioni internazionali. Proprio perché la contaminazione è purtroppo persistente non esistono metodi di prevenzione e di rimozione dell'inquinante. Si tratta di un episodio che ha implicazioni etiche, politiche e sociali di livello nazionale. Le autorità locali hanno il dovere di informare la popolazione, di salvaguardarne la salute specie dei gruppi sociali più deboli, di offrire l'assistenza sanitaria adeguata, e di garantire un continuo monitoraggio epidemiologico e sanitario. È ovvio che tale assistenza dal punto di vista della tutela sociale e sanitaria del servizio sanitario si deve accompagnare ad un impegno istituzionale coerente per il risanamento ambientale»;

a fronte del quadro della situazione ambientale della Valle del Sacco fino ad ora delineato e rappresentato, con le indubbie, serie, gravi criticità ambientali, la strategia e gli indirizzi della regione Lazio per la gestione del ciclo dei rifiuti rischiano – come già è avvenuto nel passato – di avere pesantissime ricadute sul territorio, le quali comprometterebbero ulteriormente lo stato ambientale;

in sostanza la regione Lazio per supplire alla pretesa carenza impiantistica di Roma Capitale nel trattamento della frazione indifferenziata dei rifiuti solidi urbani, nonché per soddisfare il fabbisogno di smaltimento in discarica dei sovvalli non recuperabili e la trasformazione in energia del combustibile derivato dai rifiuti (Cdr) prodotto dagli impianti di trattamento meccanico-biologico (Tmb), ha intenzione di sfruttare l'impiantistica esistente nella provincia di Frosinone che invece è asservita al fabbisogno dei comuni appartenenti al medesimo ambito territoriale ottimale (Ato) provinciale. Il potenziamento delle capacità degli impianti esistenti e l'aumento del conferimento di rifiuti solidi urbani presso gli stessi, comporta impatti ambientali non sostenibili nell'attuale e descritto stato ambientale della Valle del Sacco. L'amministrazione regionale, immemore degli errori del passato, rischia di replicare quanto già avvenuto negli anni ’90, «scaricando» le inefficienze ed i ritardi nell'attuare la gestione del ciclo dei rifiuti sui territori provinciali, in particolare su quello di Frosinone;

gli impianti esistenti nella provincia di Frosinone e realizzati per soddisfare il fabbisogno impiantistico dell'Ato provinciale, sono il Tmb di Colfelice gestito dalla Saf spa, partecipata interamente pubblica di proprietà dei 91 comuni della provincia di Frosinone, con capacità di trattamento di 327.000 ton/anno; la discarica di Roccasecca, gestita dalla Mad srl, società privata, con capacità residua di circa 300.000 metri cubi; il termovalorizzatore di San Vittore nel Lazio, gestito da ACEA Ambiente spa, società partecipata interamente pubblica con capacità di trattamento – a seguito del già avvenuto potenziamento degli impianti – di circa 400.000 tonnellate/anno. Il fabbisogno dell'Ato di Frosinone è interamente soddisfatto laddove si confronti la suddetta capacità impiantistica con la produzione di rifiuti censita da ISPRA nel 2016, la quale conta una produzione di RSU di circa 175.000 tonnellate/anno. Perciò a fronte di – una produzione annua di 175.000 tonnellate/anno di rifiuti solidi urbani, la provincia di Frosinone ha un'impiantistica che provvede al trattamento di oltre 1 milione di tonnellate all'anno di frazioni derivate dai rifiuti solidi urbani indifferenziati, quasi otto volte superiore al fabbisogno; ne consegue che già attualmente la provincia di Frosinone provvede a soddisfare il fabbisogno regionale e degli altri Ato, in violazione dei prìncipi di autosufficienza e prossimità nel trattamento dei rifiuti solidi urbani come previsto dalla normativa comunitaria, nazionale e dallo stesso piano gestione rifiuti del Lazio,

impegna il Governo

1) a considerare, vista l'urgenza ambientale e sanitaria, l'adozione di iniziative normative volte a prevedere una moratoria del conferimento di rifiuti, provenienti da altri ambiti territoriali ottimali, destinati all'incenerimento e allo sversamento in discarica in provincia di Frosinone, nonché la sospensione delle procedure per l'apertura di nuovi impianti impattanti dal punto di vista ambientale e di nuove discariche nella Valle del Sacco, definendo per tale area disposizioni più restrittive sulla falsariga di quelle contenute nel decreto-legge 10 dicembre 2013, n. 136, e promuovendo un monitoraggio di tutti i siti compromessi sia quelli censiti sia quelli non ancora noti.

 

(1-00086) «Muroni, Fornaro, Epifani, Occhionero, Rostan, Fassina».

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Fiume Sacco: bonificare subito e basta chiacchiere

ilfiumesacco 350 260 mindi Angelino Loffredi - La mia "Nota" apparsa sul sito unoetre.it e leggibile attraverso il link https://www.unoetre.it/notizie/ambiente/ambiente/item/6386-fra-schiumate-e-depuratori-povero-fiume-sacco.html ha ottenuto un buon numero di letture e qualche lusinghiero commento da parte del professore Antonio Limonciello: «Finalmente un articolo/intervento che mette un po' d'ordine nelle responsabilità dei vari soggetti. Avevo già esposto le mie perplessità in altri luoghi sul fatto che troppo facilmente si lasciava la parola ai sindaci senza chiedere loro il conto, senza pretendere gli interventi che da sempre potevano mettere in atto e che non hanno fatto» e di Anna Maria Tedeschi, già Consigliera Regionale: «Leggendo attentamente questo articolo scritto da chi conosce bene il territorio tutto diventa tragicamente chiaro. Non ci prendiamo in giro. Grazie Angelino».

Inoltre, per completare la ricognizione, debbo rilevare una ventina di mi piace e nessun commento sfavorevole. A me, persona interessata a conoscere sotto ogni aspetto il parere di tutti e lo sviluppo degli avvenimenti legati al tema inquinamento e bonifica del Sacco, preme anche rilevare che esistono in giro dichiarazioni che pur non replicando direttamente al sottoscritto sono direttamente legate al tema da me sollevato: funzionamento dei depuratori e le scadenze riguardanti la Bonifica.
Francesco De Angelis, Presidente dell’ASI dall’aprile del 2015 e responsabile del (mal) funzionamento del Depuratore sito in territorio di Ceccano, con la sfrontatezza che gli è naturale arriva a dichiarare «L’ASI è sempre stata in prima linea per la difesa dell’ambiente. Noi parte lesa in questa situazione». Ogni commento a questa ridicola e surreale presa di posizione mi sembra superfluo, ma è incomprensibile il silenzio dei Sindaci dei comuni rivieraschi, la loro subalternità ad accettare e subire un evidente e ingannevole dichiarazione.
A proposito se sia necessario individuare una cabina di regìa, così come ipotizzavo, mi accorgo che Mauro Buschini, capogruppo PD presso il Consiglio Regionale del Lazio, dice «Serve un tavolo tecnico per coordinare il regime dei controlli nell’area evitando la sovrapposizione dei livelli istituzionale». Nelle linee generali concordo con lui ma purtroppo non precisa, non argomenta, non definisce le caratteriste del tavolo tecnico. Temo che ci troviamo di fronte alle solite, inconcludenti buone intenzioni.

Sara Battisti, Consigliera Regionale, a proposito di una riunione tenuta giovedi in Regione, sui depuratori afferma che «tolta la questione di Anagni (depuratore non funzionante, di cui non motiva le cause, l’ammontare dei costi sinora sopportati e l’indicazione di inizio di attività) che rappresenta una questione nota che la Regione sta cercando di affrontare, è stato rimarcato come i depuratori funzionino meglio che in passato e che il vero problema è chi sversa aggirando la depurazione».

La Consigliera Battisti forse non è sfrontata come De Angelis ma comunque poco allenata a descrivere e approfondire la situazione e il suo è completamente privo di proposte. Per argomentare e convincere dovrebbe indicare il numero e le sedi dei depuratori che funzionano e poi dovrebbe anche dirci cosa hanno fatto sia l’ARPA, struttura regionale, che i Sindaci (a cominciare da quelli PD. Quando erano in carica) per fronteggiare e sanzionare gli scarichi abusivi direttamente nel fiume.
I tre autorevoli rappresentanti sopra indicati invece di far conoscere, alimentare con i dovuti approfondimenti, sostenere e provare ad indirizzare il movimento di lotta emerso in questo periodo preferiscono percorrere la solita via della serie “Va tutto bene madama la marchese“ per cercare di devitalizzare il movimento buttando in giro tanto cloroformio.

Per quanto riguarda invece la Bonifica della Valle non ho letto prese di posizione di politici ciociari, ma una dichiarazione del Ministro Sergio Costa «Per quanto riguarda la Valle del Sacco abbiamo già firmato 40,8 milioni di euro per l’avvio delle bonifiche che è già una cifra significativa per partire. Aspettiamo i progetti della Regione Lazio. Il Ministero finanzia e coordina, ma chi progetta è la Regione. Di questo si parlerà in un vertice fissato per il 20 dicembre. Incontreremo i 19 sindaci per fare il punto della situazione».

Il giornale indipendente www.unoetre.it ed il sottoscritto seguiteranno a seguire gli avvenimenti, a sostenere il movimento di lotta, ad evidenziare la coerenza dei comportamenti, la coniugazione fra il dire e il fare, ma anche ed in particolar modo a verificare i metodi che verranno usati per progettare e per assegnare i lavori necessari alla Bonifica della Valle del Sacco.
Insomma rimarrà aperta l’urgenza per affermare i valori della partecipazione e trasparenza. Per evitare, appunto, truffe, inganni e ruberie.

 

 

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Una poesia collettiva in difesa del fiume Sacco e della sua valle

Il fiume Sacco a Ceccanodi Anna Elisa De Santis - Il fiume Sacco è nelle condizioni attuali di grave degrado ambientale, non per caso né per destino avverso.
L'incedere aggressivo di chi inquina sposta l'equilibrio della valle sempre più nell'orbita di interessi esclusivi a svantaggio di popolazioni, ambiente e cultura.
Cultura che, nell'aggressività corrente, resta marginalizzata nel suo anelito a condizioni umane basate sulla dignità e il rispetto.
Rispetto anche per il paesaggio e la libertà di vivere in un territorio di rara bellezza naturale.
Il fiume, che nonostante tutto vive, è nella coscienza di chi con esso convive. Popolazioni, turisti, viaggiatori.
Ha una forza ancora ben visibile allo sguardo, nonostante tutto. Forza antica. È esso stesso una poetica manifestazione della natura, che nessuna incuria o calcolo indicibile potrà declassare.
Questa è la realtà immateriale del fiume, insieme alla sua incolpevole sofferenza, che traspare a giorni, da chiazze, strie, viraggi anomali. Sofferenza ormai da troppo tempo della salute e del benessere per gli abitanti e le altre specie viventi, gli animali del fiume, i pesci, le piante, i fiori.
Ad essa possiamo dare voce, parlando nella forma semplice della poesia, che dal profondo di ogni uomo trae origine, dal suo essere parte dell'ecosistema, di cui cerchiamo incessantemente di avere cura, nel nostro Paese e in molte parti del mondo, con ricerche, studi. Leggi, regole che tuttavia hanno la forza che noi destinatari riconosciamo a queste stesse leggi, regole, principi. Noi cittadini, noi imprese, noi comunità, noi Stato in ogni sua espressione.
Dare voce al fiume Sacco, esso stesso poesia, perché non ci rassegniamo e anzi ancora di più amiamo, questo tratto d'acqua fragile che ci appartiene, almeno quanto gli apparteniamo.
Da questa appartenenza al territorio che tanto deve al fiume nella sua storia di cui siamo minima parte, deriva la volontà che personalmente mi ha spinta a proporre di scrivere insieme, abitanti e conoscenti, amici del fiume Sacco e della sua valle, una poesia collettiva. Ne ho scritto l'incipit, la poesia "Acqua dolce".
La rivista Unoetre.it ha dato la sua disponibilità a raccogliere il materiale che arriverà al suo indirizzo .
Sarà, per tutti coloro che contribuiranno a realizzarla sotto ogni aspetto, un'azione culturale di cura del fiume, volontaria, gratuita e civile.

 

Cliccare sul link che segue per andare alla poesie di "Acqua dolce" già raccolte  https://www.unoetre.it/creativita/poesie/itemlist/category/210-acqua-dolce.html

 

 

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Nostro povero fiume

Fiume Sacco a Ceccano

 

 

 

Nostro povero fiume

 

 

 

 

 

 

 

Nostro povero fiume
Avvelenato
Inquinato
Imbrigliato.
Ribellati all'uomo
Alla sua stupidità
Alla sua ingordigia.
Sii fiero nel tuo scorrere. E
Esci dal tuo letto e scuoti le coscienze

 

Grazie per l'impegno in difesa del fime Sacco, Vittoria Tariciotti

 

 

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