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Verso il consiglio dei giovani e oltre!

giovani democratici logo 225150Come Giovani Democratici di Frosinone rivolgiamo questo appello a tutti i cittadini e a tutti i nostri coetanei, vicini e lontani, stanchi di una città priva di possibilità rivolte ai giovani, in cui vige una sostanziale assenza di politiche giovanili adeguate e di welfare studentesco. Negli ultimi anni è stato sotto gli occhi di tutti il modo con cui la giunta comunale guidata dal sindaco Nicola Ottaviani ha ignorato le richieste e le ragioni di giovani e studenti, negando qualsiasi forma di dialogo e/o risposta rispetto ai temi sui quali si chiedeva un confronto. Nei prossimi giorni diffonderemo e lanceremo questo appello con una campagna nelle scuole e nei luoghi di Frosinone, lo stiamo già facendo ed è possibile sostenerci anche su change.org con la nostra petizione online.
Quello che chiediamo è un organo eletto da tutti i ragazzi e le ragazze tra i 15 e i 25 anni, con potere consultivo su tutti gli atti amministrativi che riguardano le politiche giovanili, con potere di formulazione di proposte direttamente al sindaco alla Giunta o al consiglio comunale e dotato un bilancio autonomo finanziato da appositi bandi regionali. Riteniamo importante un tale strumento non solo per le possibilità che apre, quanto più perché assicurerebbe una presenza istituzionalizzata ed una rappresentanza legittimata per i giovani, troppo a lungo ignorati e tenuti ai margini della vita pubblica: non possiamo più accettare che la partecipazione di una generazione ai lavori della giunta e del consiglio comunale siano affidate alla buona volontà e alla eventualmente disponibilità di amministratori troppogiovani 350 260 min spesso sordi e chiusi a ogni forma di confronto

Per questo riteniamo essenziale:
• La indizione delle elezioni del consiglio comunale dei giovani di Frosinone mediante atto del sindaco o della giunta comunale, entro il mese di febbraio 2019, in applicazione deliberazione n.10 C
C. 20/12/2018

• Avere rassicurazione circa un'azione tempestiva dell'amministrazione comunale per quanto riguarda la partecipazione al bando regionale per ottenere finanziamenti utili alle attività del Consiglio dei Giovani, in scadenza nella giornata odierna, e per quanto riguarda lo stanziamento in bilancio di una ragionevole somma di risorse da destinare al consiglio comunale dei giovani.

• L'avvio di un confronto fattuale e concreto in merito all'attivazione di un percorso di progettazione partecipata per realizzare il primo centro di aggregazione giovanile nel capoluogo - che possa fungere tra le altre cose anche da sede del Consiglio Comunale dei Giovani - prendendo in considerazione i locali di proprietà del Comune di Frosinone posti ai piani superiori del complesso ex-ENAL, attualmente in disuso e in forte stato di degrado.

Il link della petizione online

 https://www.change.org/p/nicola-ottaviani-verso-il-consiglio-dei-giovani-e-oltre?recruiter=42389901&utm_source=share_petition&utm_medium=copylink&utm_campaign=share_petition

 

Circolo GD Frosinone

 

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Fare chiarezza sul Consiglio dei Giovani di Frosinone

giovanidemGiovani Democratici - Nella mattinata odierna abbiamo provveduto a protocollare una interrogazione urgente a risposta scritta indirizzata al Sindaco e all'assessore competente per stimolare questi ultimi a fare chiarezza sulla mancata operatività del Consiglio dei Giovani di Frosinone, in vista della messa in discussione di un non precisato forum delle associazioni giovanili nella prossima seduta consiliare del 20/12/2018.

Afferma Alessandro Marino, Segretario della Federazione dei Giovani Democratici della Provincia di Frosinone: “Come Giovani Democratici da diversi anni sosteniamo l’istituzione del Consiglio dei Giovani così come predisposto dalla legge regionale del 2007. I propositi di tale legge sono il rafforzamento della partecipazione dei giovani alla vita politica locale e la realizzazione di progetti e iniziative nel settore degli scambi culturali. Nella stessa Regione Lazio e in generale nella maggior parte degli stati membri dell’Unione Europea esistono da anni organismi come il Consiglio dei Giovani, che permettono ai ragazzi e alle ragazze di avere una rappresentanza ed una reale voce in capitolo in materia di politiche giovanili, ma soprattutto un bilancio finanziato per poter attuare idee e progetti.”

Prosegue Marco Tallini, Segretario del Circolo dei Giovani Democratici di Frosinone: “La Giunta Comunale e altre forze politiche del capoluogo lanciano l’idea di istituire un forum delle associazioni giovanili senza rappresentanza democratica e senza alcuna risorsa economica rappresenta un danno per la comunità giovanile e per la città di Frosinone in generale. Il Consiglio dei Giovani al contrario è normato da una legge regionale che gli attribuisce innanzitutto un potere consultivo obbligatorio su tutti gli atti amministrativi in tema di politiche giovanili; in secondo luogo la Regione Lazio finanzia non solo la sua istituzione ma soprattutto la sua operatività consentendo così l’elaborazione in piena autonomia di iniziative e progetti a livello locale, nazionale ed europea. Infine è necessario sottolineare che, al contrario del forum, il Consiglio dei Giovani è eletto direttamente dalle ragazze e dai ragazzi di Frosinone tra i 15 e i 25 anni: soltanto un organo democratico può promuovere la partecipazione attiva dei giovani alla vita civica e politica di una città da cui, come purtroppo evidenziano i recenti studi demografici, questi ultimi scappano.” Infine, secondo Angelo Pizzutelli, capogruppo PD in Consiglio Comunale. “La volontà della Giunta Comunale di istituire un forum delle associazioni giovanili cozza con gli impegni presi mediante delibera istitutiva del Consiglio dei Giovani di Frosinone risalente a dicembre 2017, a cui non è stata data esecuzione. Per queste ragioni abbiamo presentato stamani, assieme ai Consiglieri Cristofari e Sardellitti, un’interrogazione scritta con la quale chiedere risposte sui mancati adempimenti della Giunta Ottaviani. Ribadisco pieno sostegno ai Giovani Democratici il cui impegno e la cui passione vengono puntualmente snobbati da chi amministra Frosinone.”

 

Copia dell'interrogazione

 

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Frosinone, i giovani e l'assessore ombra

PalazzoComunaleFrosinone 350 260di Daniele Riggi, consigliere comunale di Frosinone - Durante lo scorso Consiglio comunale del comune capoluogo, tenutosi il 4 luglio, ho avuto l'onore di rappresentare alcune istanze formulate dalla Rete degli Studenti Medi di Frosinone, sotto forma di interpellanza rivolta all'Amministrazione.

I giovani studenti del territorio nel maggio dello scorso anno avevano convocato tutti i candidati sindaco di Frosinone in un incontro, durante il quale hanno esposto i problemi maggiormente avvertiti dagli studenti nella città capoluogo: trasporto pubblico insufficiente a coprire le esigenze; mancanza di spazi di aggregazione in ambito sociale, culturale e sportivo; mancanza di eventi culturali rivolti ai giovani; mancanza di aule studio; welfare scolastico carente. Ad un anno dall'incontro hanno constatato amaramente che l'Amministrazione Ottaviani non è intervenuta su nessuno dei suddetti punti di criticità. Per questo motivo hanno deciso di riproporre le loro richieste al Sindaco e alla Giunta.

Va detto che anche questa volta, purtroppo, dall'Amministrazione comunale non c'è stato alcun segnale di apertura verso le richieste degli studenti, che, tra l'altro, sono ampiamente condivisibili, specialmente da parte delle generazioni più giovani della città. Sui trasporti l'assessore di riferimento si è limitato a dire che i fondi provenienti dalla Regione Lazio sono diminuiti e che il Comune non ha investito risorse limitandosi a gestire il bando solamente con fondi regionali. Un'amministrazione attenta alle necessità dei cittadini quantomeno avrebbe dato filo da torcere alla regione per ottenere dei fondi supplementari e avrebbe messo qualche risorsa propria in più su un servizio strategico come il trasporto pubblico. Ma di tutto ciò nulla all'orizzonte. Sugli spazi di aggregazione e sulle aule studio si è registrata la stessa indifferenza, nonostante abbiamo una biblioteca comunale che ha spazi largamente insufficenti per le aule studio e un centro storico letteralmente svuotato e riempito di finte vetrine con tanto di manichini esposti. La cosa più grave che ho voluto sottolineare però è stata la mancanza in aula dell'assessore alle politiche giovanili. L'anno scorso avevo interpretato come un segnale positivo la creazione di un assessorato alle politiche giovanili, certamente come un'opportunità per i giovani della città.

Raccogliendo l'invito dell'Amministrazione a condurre un'opposizione propositiva e non solo all'insegna della polemica, mi sono messo a disposizione dell'assessore. Il primo risultato di questa collaborazione è stata la riapprovazione della delibera sul “consiglio dei giovani” nel dicembre 2017, con l'intenzione di dotare la città di uno strumento di dibattito e confronto tra i giovani e l'Amministrazione comunale. Ho creduto, forse ingenuamente, che per la prima volta nella storia politica recente di questa città fosse possibile incominciare a invertire la tendenza sulle politiche giovanili, invece, il tutto si è rivelato un grande bluff, come al solito.

Sono passati ben sette mesi, il consiglio dei giovani non si è mai realizzato, e l'Amministrazione Ottaviani ha destinato ai giovani e alle politiche giovanili uno 0 tondo tondo durante l'approvazione del bilancio, roba che avrebbe dovuto far dimettere qualsiasi assessore al ramo. Tuttavia, va detto che in sette mesi un risultato è stato raggiunto: un pulsante virtuale sul sito del comune che segnalava la presenza del consiglio dei consiglio dei giovani. Peccato che questo consiglio nella realtà non è mai stato realizzato!

A questo punto, colto dalla disperazione, ho voluto lanciare un'ultima proposta all'Amministrazione e all'assessore che non c'era: se l'assessorato non è stato in grado in sette mesi di fare nulla per i giovani, realizzate almeno un tavolo di discussione permanente con le associazioni e le organizzazioni politiche giovanili della città. Fatelo seriamente, però, perché in una città inclusa fra i 50 Comuni italiani che ha perso più giovani di età compresa fra i 18 e i 30 anni fra il 2008 (le statistiche parlano dell'11,59% di giovani emigrati) il problema giovani non è un problema ordinario ma straordinario. Qualche volta ascoltiamoli i giovani, dopo tutto non costa nulla!

 

 

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Per Compagnoni da due giovani cronisti

funerali compagnoni 3 Bettinellli 350 mindi Maria Giulia Cretaro e Valentino Bettinelli - Ceccano, ultimo saluto al Senatore.

Angelo Compagnoni, una vita spesa in politica, intesa come valore imprescindibile per l’emancipazione sociale. L’esistenza di un figlio della terra, di un uomo di quel popolo che mai ha pensato di abbandonare. Il senatore in canottiera sempre vicino alla sua gente. Comunista vero, megafono di esigenze taciute, lavoratori sfruttati, dignità lese. Compagno poco incline ai dogmi sociali e religiosi, legato piuttosto alla trasparenza di una politica nata dal basso, costruita sul continuo studio e la costante presenza sul territorio. Un territorio vissuto quotidianamente, non solo in fase di mera campagna elettorale.

Ceccano oggi concede gli ultimi onori al suo Senatore, un saluto laico al fedele Compagno di un’intera Città. Un rivoluzionario imperterrito, rispettoso degli uomini prima dei colori politici. Angelo Compagnoni era comunista. Lo era negli anni in cui l’appartenenza ad uno schieramento era il Valore. La politica era il Valore. Il Senatore ha cavalcato con forza ed in prima persona le lotte di una società stanca delle vessazioni e delle libertà negate; un’avanguardia di pensiero e d’azione.

Il filo rosso di una vita politica, ricucito per l’ultima volta, nella sua Ceccano, in quella Piazza che Compagnoni ha attraversato tante e tante volte. Passi che lo portavano nei suoi uffici di Palazzo Antonelli, prima da consigliere e poi da Sindaco. Una “Piazza Rossa” riempita dai suoi compagni che hanno avuto modo di salutarlo. Il cuore stretto in un pugno di ricordi che gli ha regalato l’ultimo Ciao,

O’ BELLA CIAO SENATORE!!!

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Veroli. Servizio civile per i giovani è realtà

veroli comune 350 260di Maria Giulia Cretaro - "Volontariamente dentro, involontariamente fuori"
Quando un Comune funziona vincono tutti. Quando un'amministrazione pone i suoi abitanti al centro di interessi comuni ha espresso il suo compito.
A confermare questa linea è Veroli che, a poco meno di un anno dalla fine del mandato del Sindaco Simone Cretaro, investe ancora nei giovani grazie al Servizio Civile che ormai si avvia ad essere Universale.

3 Progetti presentati al vaglio della Regione Lazio e approvati su tutta la linea, sia nei contenuti che nei numeri dei volontari. Un successo che permetterà a 16 ragazzi selezionati di servire la Patria pacificamente confluendo in queste programmazioni:
“L'esperienza insegna”, “A piccoli passi”, “Oltre il libro”.
Non numeri da record, ma piuttosto radicati alle possibilità del territorio e raggiunti con spirito di continuità.
Dislocati tra Pro Loco, Biblioteca ed altre sedi accreditate, i volontari per un anno saranno parte attiva dello spirito costituente portando avanti una difesa morale e culturale dello Stato.

Un'opportunità che ha richiesto impegno e accuratezza: la macchina amministrativa ha dimostrato efficienza e un'adeguata logistica burocratica. La debacle vissuta da altri comuni ciociari, che hanno visto decimate le proprie proposte, pone ancora più l'accento sul positivamente garbato risultato verolano. In termini di progetti bocciati, un triste primato va a Ceccano; 46 volontari ridotti dalla Regione a 10, causa lacune, sbagli e figure professionali non adeguate al ruolo. Una perdita per la città e per i cittadini, una privazione gratuita di un diritto/dovere.

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Ceccano: giovani liceali contro la violenza

LiceoCeccano 350 260 mindi Valentino Bettinelli - Ceccano: la squadra delle giovani liceali contro la violenza.

La lotta alla violenza contro le donne sale sul palco dell’aula magna “Francesco Alviti” del Liceo Scientifico e Linguistico di Ceccano.

Attrici principali della mattinata le dodici allieve delle classi quarte che, dal mese di febbraio, hanno svolto il periodo di alternanza scuola-lavoro presso la sede provinciale del Telefono Rosa sita a Ceccano.

Dopo i saluti e una breve spiegazione del funzionamento dell’alternanza da parte della Preside Concetta Senese, la presidente dell’associazione Patrizia Palombo ha illustrato il lavoro svolto dalle ragazze, mettendo in risalto la passione con cui si sono calate in una tematica così delicata.

Il corpo centrale della manifestazione è stato curato dalle stesse allieve che, attraverso delle diapositive, hanno avuto modo di comunicare ai propri compagni le esperienze vissute in questi mesi. Un tema certamente delicato quello della violenza che le giovani studentesse hanno dimostrato di aver compreso appieno.

Palpabile la soddisfazione dei docenti e delle responsabili del Telefono Rosa che hanno seguito direttamente questo percorso.

Il progetto, denominato “Un seme contro la violenza” ha consentito, secondo la presidente Palombo, “la semina di una squadra di piantine in fiore che saranno chiamate a divenire il futuro della lotta ad ogni forma di violenza”. “L’obiettivo”, aggiunge la Palombo, “è quello di creare uno sportello dedicato all’interno del Liceo che consentirà agli allievi di entrare in contatto con tutti gli esperti che operano in collaborazione con il Telefono Rosa”.

L’associazione provinciale, con sede a Ceccano, si avvale del contributo di altre figure che affiancano l’operato di Patrizia Palombo. Nello specifico della vice presidente Sara Mastrogiacomo; delle psicologhe Fabiola Di Mario, Katia Coletta e Valentina Pirri; degli avvocati Cristiana Cialone, Giusy Santacaterina e Silvia Santodonato.

Una mattinata intensa e piena di spunti di riflessione che consegna, alla parte più giovane della società, una situazione da tenere sotto controllo. Un modo per alzare la voce contro la violenza sulle donne e permettere alle vittime di prendere coscienza del potere del dialogo.

Patrizia Palombo ha voluto chiudere la splendida iniziativa lanciando un appello ai ragazzi, invitandoli a “non avere paura, perché solo la parola può combattere le violenze”. Li ha inoltre esortati ad essere “le piantine in grado di riempire di fiori il futuro prossimo”.

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Ricordi sbocciavan le viole…

deandrè 350di Arianna Rossi - Era il 1966 quando Fabrizio De André cantava le parole di un amore perduto, di un amore costruito su una promessa di eternità e che invece è diventato invisibile con il tempo fino a scomparire definitivamente…

Era l’inizio di un decennio che avrebbe cambiato per sempre l’aspetto morale ed etico del paese, un decennio che avrebbe assistito ad eventi tragici, alla giustificazione della codardia, alla corruzione della politica ma sarebbero stati anche gli anni in cui il POPOLO italiano avrebbe raggiunto un’unità che non ha mai più ritrovato.

Il malcontento era generale, gli studenti manifestavano per le strade, la lotta politica impazzava sui giornali, basterebbe prendere un quotidiano di oggi e cambiarne la data e avremmo esattamente le stesse notizie e le stesse condizioni ma purtroppo c’è stato un cambiamento fondamentale, il tacere della voce del popolo.

La divisione classista è sempre stata lo spettro con cui l’Italia ha dovuto confrontarsi, i figli di avvocati, giudici, medici non sono mai stati considerati nello stesso modo dei figli degli operai, era così cinquant’anni fa ed è così anche adesso eppure c’era qualcosa di diverso. Cos’è che caratterizzava il popolo italiano che oggi non esiste più?

Il senso di unione, la voglia di far parte dello stesso gruppo, della stessa collettività, non aveva importanza il reddito dei genitori, lo stato sociale, la scuola che si frequentava, la facoltà che si sceglieva, era importante il popolo di cui si faceva parte.

Per le strade il suono costante delle sirene si mescolava con quello dei ragazzi che manifestavano urlando a squarciagola le loro idee, l’odore di fumo delle sigarette si univa a quello della polvere da sparo delle pistole dei poliziotti, il suono dei colpi si confondeva con quello delle ossa rotte degli studenti. Studenti che marciavano per i loro diritti, italiani che univano le loro voci in un unico grande grido, in un’unica grande richiesta, quella di essere ascoltati, la voglia di comunicare univa le diverse generazioni, il bisogno di sentirsi parte di un organo, di una comunità faceva sì che le differenze sociali, culturali e sessuali venissero meno.

Ricchi, poveri, laureati, ragazzi, operai scendevano in piazza e urlavano, urlavano perché la voglia di farsi ascoltare era tanta, urlavano perché la voglia di CAMBIARE era impossibile da tacere, urlavano perché in un paese che chiude occhi e orecchie davanti agli eventi è importante COMUNICARE.

Ma oggi, nell’era dei social dove è possibile scambiare pensieri con tutti gli abitanti del mondo il termine COMUNICAZIONE è soltanto una parola vuota, una pagina del dizionario bianca eppure prima bastavano una chitarra e un microfono, uno striscione e un megafono per farsi sentire, per trasmettere un punto di vista diverso.

Il popolo italiano contraddistintosi sempre per la voglia di cambiamento ha permesso che la sua scintilla si spegnesse, la sua anima si inaridisse e il suo corpo si atrofizzasse. Dove sono gli studenti che si iscrivevano all’università con la voglia di imparare, dove sono i lavoratori che difendevano fino alla morte i loro diritti, dove sono quelle piccole cose che bastavano a definire un popolo tale?

Salendo sulla metropolitana o aspettando il treno alla stazione ci si accorge che l’attenzione delle persone non è rivolta al mondo che li circonda ma è risucchiata dai Black Mirrors, i Social Network hanno messo in evidenza la parte più infima ed inutile dell’essere umano, il suo egocentrismo e in un paese ormai costruito sulla differenza tra classi sociali esso non può che crescere a dismisura.

Il prendersi per mano è diventato il digitare dei tasti, non ci si guarda più negli occhi ma attraverso gli schermi, la vernice delle bombolette spray ha lasciato spazio all’inchiostro digitale, i post hanno sostituito i volantini di cinquant’anni fa ma su di essi non si leggono parole che comunicano la drammatica situazione generale e reale del paese ma frammenti di momenti di una vita quotidiana vuota, priva di quella parte informe e splendente che la rende viva…l’anima.

Non si è preoccupati per una scuola formativa che non sta formando, non si è preoccupati per la mancanza di un primo ministro che non viene scelto ormai da anni, non si è preoccupati dell’immagine che il nostro paese sta dando al mondo perché si è concentrati solo sulla propria immagine, l’attenzione è rivolta esclusivamente agli aspetti superficiali smettendo di prendersi cura della parte interiore, quella parte per cui in passato si era disposti a morire pur di difenderla.

Nella nostra epoca elementi come la voce, la personalità, il pensiero sono scomparsi fino quasi ad estinguersi totalmente… “l’amore che strappa i capelli è perduto ormai, non resta che qualche svogliata carezza e un po’ di tenerezza…”

 
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Spilabotte: "Rispettare l'intelligenza dei giovani"

studenti manifestazione min

“La mancanza di risposte ha causato il distacco dei giovani dalla politica. Non si può pensare di coinvolgerli ignorandoli. E’ necessario rispettare la loro intelligenza”.
La Senatrice Spilabotte sulle barricate: “Bisogna continuare a dar loro risposte concrete, non propaganda”.

“Bisogna smettere di accusare i giovani di “menefreghismo civico”. La verità è che la politica della propaganda empirica ha allontanato i nostri ragazzi dalle Istituzioni, relegandoli a un indefinito bacino elettorale da affabulare con promesse senza fondamento. Così, la Senatrice del PD, Maria Spilabotte, squarcia il velo dell’ipocrisia accusatoria che, negli ultimi anni, ha tacciato un’intera generazione di abulia, disinteresse e, più in generale, mancanza di pragmatismo.

Senatrice, dunque lei ritiene vi siano delle lacune nella rappresentatività istituzionale?

“Le Istituzioni non sono un soggetto astratto ma, piuttosto, riconducibile ai rappresentanti eletti. Quindi, laddove questi ultimi siano la mera espressione di una sola generazione, è evidente che il raggio di azione tenderà a concentrarsi solo su quel riferimento. Un errore grave che nel tempo ha prodotto conseguenze catastrofiche. Basti guardare ai dati demografici forniti dall’Istat, aggiornati al primo gennaio 2016. Infatti, osserviamo che nel nostro Paese la popolazione residente tra i 18 e i 24 anni è pari a 4.191.561 unità; tra i 25 e i 34, 6.798.525; tra i 35 e i 44, 8.861.003; tra i 45 e i 54, 9.689.373; tra i 55 e i 64, 7.747.302; oltre i 65 ben 13.369.754, circa il 22% del totale. Cifre che mal si accordano con l’astensionismo registrato ad ogni tornata elettorale. E’ agevole dedurre che se per un numero così vasto di persone esercitare il diritto di voto non è una priorità, qualcosa non funziona. Una generazione non nasce politicizzata, consapevole o, al contrario, disinteressata. A dimostrarcelo è il caso Brexit, in cui le scelte della popolazione britannica più avanti negli anni sono risultate determinanti a dispetto della propensione dei più giovani per il “remain” nella Ue. In Italia la “questione generazionale” è stata evidenziata dall’ultimo voto amministrativo. Ne consegue che il problema vero sia legato all’affluenza e, quindi, al tipo di offerta politica.

I giovani non credono nell’azione politica?

“Come dar loro torto? Le loro necessità sono lavoro, continuità occupazionale, indipendenza. Tuttavia, queste legittime richieste troppo spesso sono state ignorate in funzione di una logica propagandistico-elettorale che, invece di finalizzare l’azione, li ha paragonati negativamente ai coetanei europei, senza prendere formalmente atto del fatto che, in effetti, i ragazzi italiani restano in casa dei genitori, fino ed oltre i 35/40 anni, non per pigrizia ma a causa della mancanza di risorse utili a creare una vita indipendente e dignitosa”.

Siamo all’involuzione incontrovertibile del senso civico?

“Assolutamente no. Le misure poste in essere dal Governo Renzi hanno già tracciato una rotta per invertire questo trend negativo ma, soprattutto, per assicurare la piena inclusione dei giovani nella vita sociale del Paese attraverso interventi lungimiranti quali il Jobs Act, gli incentivi per i contratti a tempo indeterminato e un ulteriore supporto al progetto “Garanzia Giovani”. Questo, senza dimenticare il valore della formazione e, quindi, l’importanza dell’istituzione e del potenziamento dello strumento delle borse di studio, ma anche tenendo nella giusta considerazione il valore essenziale rappresentato dall’impiego delle risorse intellettuali in Italia; mi riferisco all’impegno posto in essere per richiamare in Italia le professionalità e contrastare la “fuga dei cervelli” all’estero. Grazie a questo percorso il Pil è tornato a crescere passando dal meno 1,7, al più 1,3 per cento e il tasso di disoccupazione è sceso in modo significativo. Chiaramente, non siamo che al principio di un cammino lungo ma evidentemente già foriero di risultati innegabilmente positivi.
Nessuna crescita stabile può essere un obiettivo a breve termine. La continuità di Governo e la conseguente governabilità del Paese sono fondamentali.
I giovani non sono stupidi e si rendono perfettamente conto del fatto che un programma elettorale che ventila improbabili ed esponenziali aumenti delle pensioni, dimenticando la loro generazione, non è che l’espressione di un progetto politico che non li rappresenta”.

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Mobilità notturna garantita ai giovani nel weekend

Frosinonedinotte 3550 260 minDaniele Riggi - ”Mobilità notturna garantita ai giovani nel weekend per stimolare la movida nel capoluogo. Condivido le preoccupazioni dei Giovani Socialisti e dei Giovani Democratici sul nuovo bando del traporto pubblico locale”

L'estate scorsa il settore commercio del Comune di Frosinone ha invitato gli esercenti commerciali presenti sul territorio a prolungare l'orario delle emissioni sonore nel periodo estivo, per consentire ai giovani frusinati di accendere la movida nel capoluogo ciociaro. Nel corso degli anni i weekend del capoluogo sono diventati sempre più noiosi per i giovani, al punto che molti ragazzi l'estate preferiscono emigrare verso le località balneari o di montagna più vicine per vivere la movida dei fine settimana.

L'idea del prolungamento, quindi, è tutt'altro che peregrina ma per essere attutata concretamente, secondo il mio punto di vista, sarebbe necessario avere una mobilità pubblica notturna nel weekend, quindi delle corse ad hoc per i giovani del capoluogo che vogliono vivere la città anche di sera. La mobilità notturna consentirebbe ai giovani che non possono spostarsi con motoveicoli privati di muoversi nella città agilmente anche nel weekend e fino a tarda serata. Inoltre, il trasporto notturno garantirebbe a quei ragazzi che hanno alzato un po' il gomito bevendo qualche bicchiere di troppo un ritorno a casa in tutta sicurezza, scongiurando pericoli lungo le strade della città. L'idea del prolungamento degli orari per gli esercenti va bene ma bisogna coprire la città con eventi e iniziative che possano stimolare i giovani a rimanere nel capoluogo e, allo stesso tempo, garantire un trasporto notturno per invitarli a spostarsi nelle varie parti della città, attraverso il prolungamento dell'orario di servizio dell'ascensore inclinato e delle corse serali e notturne.

Quanti giovani studenti stranieri dell'Accademia vediamo durante il weekend vagare senza una meta? Se avessero una mobilità notturna e degli itinerari da seguire credo che anche loro sarebbero contenti di conoscere la città e di vivere la movida assieme agli altri giovani del capoluogo. In fin dei conti, la volontà dei giovani di vivere con tranquillità e spensieratezza la città anche nel fine settimana è il miglior argine sociale a certi fenomeni di degrado che prendono piede quando la città rimane vuota e abbandonata a se stessa. Mi auguro che la proposta di una mobilità notturna per i giovani sia presa in seria considerazione da parte dell'amministrazione, e che si possa, addirittura, partire con un tentativo sperimentale già durante la prossima estate. Tuttavia, visti gli ultimi segnali di allarme lanciati dai Giovani Democratici e dai Giovani Socialisti sul bando trasporto pubblico locale ogni proposta, anche la più modesta, rischia di diventare un'utopia. I Giovani Democratici hanno giustamente posto il problema al presente, denunciando il funzionamento altalenante dell'ascensore inclinato, perno della mobilità tra la parte alta e quella bassa della città, e i vari malfunzionamenti e disservizi che in questi anni non sono mai stati rettificati. I Giovani Socialisti hanno espresso preoccupazione per il futuro, denunciando il ritardo con cui arriverà il nuovo bando e la possibilità che l'Amministrazione stanzi poche risorse di tasca propria sul bando oltre a quelle già messe dalla Regione. Anche questa volta, dunque, stiamo aspettando Godot? Mi auguro di no, anche perché certe occasioni, passano una volta sola, un po' come gli autobus di sera.

Daniele Riggi, consigliere comunale di Frosinone

 
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Verso i giovani la "politica" ha fallito

giovani e politica h260 mindi Elia Fiorillo - La politica e la formazione dei giovani.
La conversazione è piacevole. Non ci s’incontrava da un po’ di tempo. Tanti gli ideali in comune. L’impegno nel sindacato, la politica come passione, il lavoro nel sociale. Ci si poteva non soffermare sull’attuale momento politico? Lui vecchio militante di sinistra. Chi scrive da sempre legato all’area cattolica. Una volta le ideologie ci avrebbero indotto al solito braccio di ferro. “Colpa della sinistra se le cose non vanno nel Paese”. Per converso la risposta sarebbe stata scontata: “Con Roma e San Pietro sono i cattolici che paralizzano il mondo”. Cose del genere, alla Peppone e don Camillo usciti dalla penna dell’indimenticabile Giovannino Guareschi. I tempi cambiano e la discussione si concentra sull’attuale momento politico. Nessun rimpianto per i tempi che furono, certo sconcerto per il modo con cui sono state confezionate le liste elettorali, su come vengono gestiti i partiti “personali”.

Sono credibili i sondaggi elettorali? La buona volontà dei sondaggisti c’è tutta ma l’elettore è diventato un soggetto strano in base alle logiche di un tempo che fu. Una volta quando entrava nella cabina elettorale aveva in testa due passaggi. Il primo, il simbolo del partito per cui votare, poi venivano i candidati. Oggi pare sia proprio l’inverso. L’uomo di destra, e viceversa, che non ha mai votato per la sinistra, se in lista trova un “soggetto di cui si fida”, perché lo conosce personalmente o per aver saputo delle sue qualità, è pronto a votarlo. E serve la “mediaticità” in base alla quale alcuni candidati sono stati scelti? Certo, ma fino ad un certo punto. I big ovviamente traggono vantaggio dall’esposizione mediatica. Non sempre però tutto fila liscio. A volte la nausea da sovraesposizione fa scattare il rifiuto che si può trasformare in non voto. Anzi, anche in aperta campagna ostile per quel determinato big. L’antipatia e la simpatia vanno al di là dei programmi elettorali. Non è vero come qualcuno potrebbe sostenere che è stato sempre così. Una volta l’appartenenza ad uno schieramento politico attenuava le logiche empatiche, che comunque ci sono sempre state.

Non possono non preoccupare le ipotesi di astensione al voto. Pare che siano all’incirca 17 milioni gli italiani che potrebbero disertare i seggi il 4 marzo. Secondo alcuni sondaggi 13 milioni di elettori sono determinati a non andare alle urne. Quattro milioni, invece, potrebbero cambiare idea di astenersi all’ultimo momento. Non ci si deve meravigliare che tra i dati di non partecipazione al voto tanti, ma proprio tanti, sono giovani. Il tema è spesso sottovalutato. Torna in campo nelle tornate elettorali la disaffezione dei giovani alla politica, nell’ottica però dellagiovanidonne lontanedamoltecose 360 min non partecipazione al voto. Il problema invece è come interessare le giovani leve a confrontarsi ed apprezzare la politica se è vero, e lo è, come sosteneva alla fine dell’800 lo scrittore e aforista francese Jules Renard, che “non mi occupo di politica, è come dire non mi occupo della vita”.

I giornalisti, e non solo, ogni anno devono frequentare un certo numero di corsi di “aggiornamento” per mettersi al passo con i tempi. Per essere sempre informati, anche sulle materie più varie, compresa la politica. Potrebbe essere interessante, ed estremamente utile, se la scuola, ma anche centri culturali e via dicendo organizzassero corsi di formazione per avvicinare i giovani alla politica, ma non nell’ottica di parte, ma nella visione che giovani 350 minnon possiamo non occuparci della politica senza trascurare la costruzione della nostra vita. I corsi potrebbero prevedere anche dei “crediti” formativi.

Il ritornello che spesso sentiamo ripetere che i “giovani non hanno interesse per la politica”, come una colpa grave a loro carico, andrebbe rimodulato. Bisognerebbe aggiungere la frase “… perché non sono incentivati a capirla”. Insomma, troppo comodo addossare a loro responsabilità che non hanno.

La professoressa Franca Di Blasio, insegnante di Italiano sfregiata con un coltello da un suo alunno, ripete dal letto dell’ospedale dov’è ricoverata: “forse abbiamo fallito”. Non addossa colpe al suo aggressore. Non lo chiama delinquente o cose simili. Non si sente una “martire”, ma una docente che non è riuscita a fare al meglio il suo lavoro. Per il disinteresse dei giovani verso la politica noi tutti “abbiamo fallito”. E’ una triste realtà che può essere ribaltata.

 
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