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I danni dell'inquinamento...#intantomidifendo

N.DeGasperis intervista dottorMontano 350 minOspite del Centro polispecialistico, Clinimed di Ceccano, una rappresentanaza della Redazione di UNOeTRE.it ha potuto seguire una sessione di screening del programma Fast e ha intervistato medici e studenti. Ignazio Mazzoli, Nadeia De Gasperis e Angelino Loffredi hanno in contrato il dottor Luigi Montano, uroandrologo e la dottoressa Sebastana Pappalardo, genetista, per conoscere nel dettaglio (raccolto nei video che seguono) lo scopo e la metodologia dello studio pilota che, coordinato dalla Asl di Salerno e promosso dal Ministero della Salute, deve indagare come l’inquinamento modifichi e danneggi il liquido seminale in particolare dei giovani che abitano nei SIN più inquinati. Partendo da misure individuali, dunque, e conoscendo i segni più precoci di danno che si riconoscono appunto a partire dagli spermatozoi.

In questo appuntamento, per noi straordinario, abbiamo incontrato insieme al Dott. Luigi Montano e la Dottoressa Sebastiana Pappalardo anche la Dottoressa Antonella Del Brocco di Clinimed, le biologhe Chiara Parisella e Sabrina Casale. Nei video trioverete anche le convinte risposte dello studente Antonio Pirollo.
Il programma Fast coinvolge 450 ragazzi di tre aree del paese ad elevato impatto ambientale: 150 residenti nella Terra dei fuochi (Comuni a nord di Napoli), 150 nel Sito di interesse nazionale di Brescia-Caffaro e altrettanti nel Sin Valle del Sacco (Roma-Frosinone). La ricerca punta anche ad individuare opportune diete detox a base di prodotti bio provenienti alle filiere dell'agroalimentare italiano di qualità.
«In attesa dei tempi del disinquinamento del pianeta o di misure di riduzione dell’inquinamento territoriale, il nostro hashtag, sostiene il prof. Montano, è #intantomidifendo.»

La presenza del SIN Valle del Sacco conferma ancora una volta la situazione di disastro ambientale di questa zona dove molti di noi vivono. Il dottor Montano non esita a definire l’inquinamento di questa Valle come uno dei peggiori d’Italia. Nelle video interviste sono illustrate le finalità della ricerca per tutelare al meglio la salute dei popoli inquinati, ma resta fondamentale l’eliminazione della causa di questa ferita del territorio Laziale ed in particolare ciociaro. Bisogna smetterla d’inquinare e iniziare una vera e concreta azione di disinquinamento in primo luogo del fiume Sacco e delle culture agroalimentari che sulle sue sponde germogliano, crescono e si riproducono. Per questo motivo sottolineiamo che solo Il 24 Giugno 2019 prende il via il processo istruito presso il Tribunale di Velletri sin dal 2010. Tanti rinvii, verifica in Corte Costituzionale per alcuni articoli di Legge sulle prescrizioni, lento riavvio del dibattimento, calendarizzazione delle udienze. Ora la magistratura riesce a muoversi verso la definizione del primo grado di giudizio.LoStaffdel dottor Montano gli studenti presso Clinimed Ceccano min

Francamente, tardi e lentamente interviene la giustizia senza sapere oggi come andrà a finire. Abbiamo già scritto su queste colonne che la vicenda della Valle del Sacco va portata in Parlamento per almeno tre ragioni irrinunciabili: perché le istituzioni non ascoltano le popolazioni che si ammalano e non delibera di conseguenza alle loro esigenze? 2 – perché non sono bloccati gli sversamenti industriali nelle acque del fiume? 3 – per far conoscere chi siano nel procedimento giudiziario come negli altri interventi delle amministrazioni locali i soggetti riescono a rallentare o bloccare ogni verifica e sanzione? Ancora una volta sollecitiamo, qui, la discussione alla Camera dei Deputati della Mozione presentata dalla deputata Rossella Muroni.

Torniamo al nostro mercoledì 15 presso la Clinimed. Il dottor, Luigi Montano uroandrologo salernitano e padre di questa ricerca, che ormai si svolge in molti paesi al mondo, e coordinatore dei progetti Fast ed Eco-Food-Fertility illustra:

«Si parte dall'analisi della fertilità dei ragazzi tra i 18 e i 22 anni residenti in aree a forte impatto ambientale per capire come controbilanciarne gli effetti sulla salute attraverso l'adozione di corretti stili di vita e una sana alimentazione». Il liquido seminale diventa un’eccellente una spia della pulizia dell’ambiente.

La proposta di screening fu presentata inizialmente a studenti e studentesse delle classi quinte di tre istituti superiori di Colleferro, in provincia di Roma. L'incontro si svolse nell'aula magna del tecnico "Cannizzaro" alla presenza dei dirigenti scolastici dei tre istituti, del sindaco di Colleferro Pierluigi Sanna, e della docente dell'università La Sapienza di Roma Margherita Eufemi.
Anche le scuole della provincia di Frosinone sono coinvolte, in particolare ad Anagni, Ferentino Frosinone e Ceccano. Le ricerche mirano non solo a valutare il danno eventuale da inquinamento, ma vogliono dare una risposta su come controbilanciare gli effetti del vivere in cattivi contesti ambientali con modifiche dello stile di vita e alimentari. Si può dire che si tratta di “bonificare l'uomo inquinato”? Forse si. E’ un tipo d’intervento che ci risulta essere il primo esempio al mondo di una ricerca calata sul territorio per dare risposte pratiche che rappresentano anche indirizzi per nuovi modelli di valutazione dell'impatto ambientale sulla salute e di prevenzione a partire dalla fertilità, indicatore principale della salute.

Una volta selezionato il campione, i ragazzi, dopo aver firmato i consensi di rito sono sottoposti a visita andrologica e nutrizionale, e ricevono ulteriori informazioni attraverso incontri e schede. Vengono quindi sottoposti ad esami del sangue, delle urine, del capello e, soprattutto, del liquido seminale, sul quale saranno condotti dallo staff di ricercatori una serie di esami che mirano a valutare il numero, la morfologia e la motilità degli spermatozoi, oltre a misurare i livelli di biomarcatori di dose efficace (elementi in traccia, metalli pesanti) e i livelli di biomarcatori di effetto (Stato Redox, Psa, epigenetica).
«Non aspettiamo la conta dei danni, afferma Montano, vorremmo prevenirli e quindi proponiamo nel concreto alla sanità pubblica un cambio di paradigma nell’approccio alla prevenzione, partendo dall’età più vulnerabile come la fase adolescenziale e dallo studio del sistema riproduttivo che è precoce rilevatore della salute ambientale e generale». Ribadisce questo concetto «noi andiamo OLTRE la feritlità, partendo proprio da questa».

Le interviste video, proposte da Nadeia De Gasperis, le abbiamo suddivise in tre per rendere agevole la ricerca delle risposte dei singoli intervistati, la dottoressa Pappalardo, lo studente Pirollo e il dottor Montano. I video sono a cura di Ignazio Mazzoli

 

La Dott.ssa Sebastiana Pappalardo

 

Lo Studente Mario Pirollo

 

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Le interviste video, proposte da Nadeia De Gasperis, le abbiamo suddivise in tre per rendere agevole la ricerca delle risposte dei singoli intervistati, la dottoressa Pappalardo, lo studente Pirollo e il dottor Montano. I video sono a cura di Ignazio Mazzoli

 

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Ricerche sulla fertilità nella Valle del Sacco

dott LuigiMontano 350 260 minProsegue l'impegno di UNOeTRE.it per informare circa i danni che produce l'inquinamento ambientale che subiamo nella Valle del Sacco. La nostra Vicedirettrice, Nadeia De Gasperis, ha preso contatto con una figura importantissima nella ricerca per la tutela della salute di chi vive nelle aree ad altro inquinameento: è il Dott. Luigi Montano, UroAndrologo della ASL di Salerno, Coordinatore del Progetto di Ricerca EcoFoodFertility e del Progetto FAST del Ministero della Salute. Presidente della Società Italiana della Riproduzione Umana (SIRU).
Naderia De Gasperis ha consultato il dottor Montano telefonicamente e con una scambio di corrispondenza. Qui di seguito diamo un primo resoconto di questo lavoro.

In un’ottica di prevenzione primaria e al fine di procedere con interventi più precoci a salvaguardia della salute attuale e futura delle popolazioni che vivono in contesti ambientali più sfavorevoli, introduce un approccio integrato e diretto di valutazione del rischio biologico precoce, individuando nel Seme maschile una chiave di lettura affidabile per meglio valutare il peso dell’inquinamento ambientale sulla salute umana e per svelare i meccanismi più fini del rapporto Ambiente-Salute.

 La differenza fra studi di epidemiologia ed EcoFoodFertility

EcoFoodFertility in sintesi è un progetto di ricerca multicentrico e multidisciplinare che, in un’ottica di prevenzione primaria e al fine di procedere con interventi più precoci a salvaguardia della salute attuale e futura delle popolazioni che vivono in contesti ambientali più sfavorevoli, introduce un approccio integrato e diretto di valutazione del rischio biologico precoce, individuando nel Seme maschile una chiave di lettura affidabile per meglio valutare il peso dell’inquinamento ambientale sulla salute umana e per svelare i meccanismi più fini del rapporto Ambiente-Salute. In sostanza, a differenza degli studi di epidemiologia classica che valutano il rischio salute “contando” gli esiti finali del danno alla salute (Mortalità, incidenza, ricoveri per malattie, tumori ecc. attraverso i registri), EcoFoodFertility valuta i segni più precoci di modificazione funzionale o strutturale, prima che si manifesti il danno clinico, puntando sui cosiddetti Organi-SPIA, come l’apparato riproduttivo, dove il seme maschile rappresenta un fluido ideale, facilmente studiabile, una vera e propria Sentinella dell’Ambiente e della Salute generale. logo ecofoodfertility in vettoriale con sfondo bianco 350 min

Il progetto è diviso in due parti: la prima, è un studio sistematico di biomonitoraggio umano volto a verificare eventuali differenze di rischio fra maschi sani, non fumatori, non esposti professionalmente, omogenei per età e stili di vita, residenti in contesti ambientali a diversa pressione ambientale valutabili attraverso l’analisi quali-quantitativa nel seme e sangue (anche di capelli e urine) di diversi contaminanti ambientali come metalli pesanti, diossine, pcb, idrocarburi policiclici aromatici, ftalati, parabeni, pesticidi, perfluorurati, nanoparticolato ed i loro effetti biologici con lo studio di diversi biomarcatori, ossidativi, immunologici, proteomici, lipidomici, genetici, epigenetici, metabolomici ecc. La seconda parte, consapevoli dei tempi lunghi di bonifica dei territori e del disinquinamento del pianeta che dipendono da misure pubbliche della politica, che sarebbero ovviamente le migliori per operare in prevenzione, fa riferimento, invece, educando ed informando all’attivazione di vere proprie misure di tipo individuale, partendo dalla considerazione che lo stile di vita e l’alimentazione, in particolare, con determinati regimi nutrizionali sul modello mediterraneo con alimenti BIO “VERI”, può modulare l’effetto dell’inquinamento ambientale ed aiutare a potenziare le difese antiossidanti e detossificanti dell’organismo (bonifica naturale dell’uomo inquinato che si declina con l’ashtag #INTANTOMIDIFENDO).

Le ricerche in Italia, Grecia e Spagna

Attualmente, il progetto è in fase esecutiva su maschi in diverse aree d’Italia ed anche in Europa come Spagna e Grecia e ci stiamo preparando per allargarlo in altri paesi non solo europei, da poco abbiamo avviato anche un protocollo sperimentale al femminile di cui a breve avremo i primi risultati.
Ad ogni modo con questo modello di valutazione del rischio salute, andiamo oltre la semplice valutazione dello stato di fertilità, perché il seme umano dà informazioni sullo stato di salute ambientale del territorio in cui vivono le persone ed al contempo informazioni sullo stato di salute generale, può quindi rappresentare uno strumento potenzialmente molto potente che i policy maker possono utilizzare per la sorveglianza sanitaria, il monitoraggio ambientale e per innovativi programmi di prevenzione primaria e “anteprimaria” (preconcepimento), non solo per le patologie riproduttive, ma per quelle cronico-degenerative, dall’ipertensione al cancro, che interessano l’adulto nella generazione presente e quelle future in relazione alle nuove evidenze scientifiche sugli effetti transgenerazionali indotte dagli inquinanti e dai cattivi stili di vita sui gameti.

La ricerca in Italia

Lo studio è iniziato sulle problematiche sanitarie in Terra dei Fuochi e difatti i primi studi retrospettivi che abbiamo presentato già oltre tre anni fa dimostravano una differenza statisticamente significativa di maggior danno al DNA spermatozoario, verificata addirittura con due tecniche, nei soggetti residenti nell’area della terra dei fuochi rispetto a quelli dell’area del Cilento. Su queste basi, abbiamo avviato due studi stavolta prospettici di biomonitoraggio su 222 maschi sani, non fumatori, omogenei per età, indice di massa corporea e stili di vita. In un primo gruppo metalli pesanti nel seme e sangue, valutando la qualità seminale, la frammentazione del DNA spermatico, la capacità antiossidante totale e l’attività degli enzimi antiossidanti, su un secondo anche la lunghezza dei telomeri su leucociti del sangue e su spermatozoi. I risultati li abbiamo pubblicati su due riviste internazionali (Reproductive Toxicology nel dicembre 2016 e Int. Journal of Molecular Science nel settembre 2017) dove abbiamo riscontrato nei maschi reImmagine step del progetto Ecofoodfertility minsidenti in terra dei fuochi rispetto a quelli residenti nell’Alto medio sele in provincia di Salerno, un eccesso statisticamente significativo di diversi metalli: Alluminio, Rame, Manganese, Nichel e soprattutto Cromo. A maggiore bioaccumulo si accompagnava una riduzione della motilità degli spermatozoi, un aumento della frammentazione del DNA spermatico, una ridotta capacità antiossidante e, soprattutto quest’ultima, così come la riduzione dell’attività di alcuni enzimi antiossidanti erano valutabili nel seme e non nel sangue, che insieme a differenze viste anche nei telomeri spermatici e non in quelli leucocitari ci hanno fatto capire non solo che la residenza sembra avere un peso importante, ma che il seme stesso sembra essere più precoce e sensibile all’esposizione ambientale rispetto alla matrice sangue e ciò sembra ulteriormente essere confermato da altri dati che stiamo sempre più acquisendo. Nell’ambito della valutazione anche di quale dei parametri seminali (numero, motilità, morfologia, danni al DNA) fosse più sensibile all’inquinamento abbiamo pubblicato uno studio (Environmental Toxicology and Pharmacology 2018) confrontando i livelli di PM10, PM2.5, Benzene all’interno dell’Ilva di Taranto, della Città di Taranto, Palermo, Terra dei Fuochi e area del Sele in Provincia di Salerno con i parametri seminali e abbiamo visto che i livelli di frammentazione del DNA spermatico nell’area della Terra dei Fuochi e di Taranto, erano significativamente maggiori di circa il 30% rispetto a quelli delle aree di Palermo e Salerno aprendo uno scenario ancor più preoccupante rispetto ai precedenti , perché rispetto ai parametri classici dello spermiogramma (numero, motilità e morfologia) il DNA spermatico risulta essere addirittura l’elemento più sensibile all’inquinamento atmosferico, con le immaginabili conseguenze visto che porta in se le informazioni genetiche (tabella).

Dove in provincia di Frosinone

Sulla base di questi risultati abbiamo poi partecipato e vinto un Bando del Ministero della Salute della Direzione Generale della Prevenzione e con l’ASL Salerno che è capofila del progetto insieme al Ministero della Salute, l’Istituto Superiore di Sanità, l’Università di Brescia ed anche altri enti come l’Università di Milano, l’Enea ed il CNR stiamo eseguendo ed ormai completando il progetto FAST (Un modello di intervento per la prevenzione dell’infertilità in maschi adolescenti residenti i aree a forte impatto ambientale) su oltre 400 ragazzi, sani, non fumatori del range di età fra i 18 e 22 anni su alcune aree ambientali critiche d’Italia, come l’area di Brescia-Caffaro, Terra dei Fuochi e la vostra area, Valle del Sacco. Lo studio è un trial clinico randomizzato e consiste nel valutare prima lo stato di contaminazione ambientale nei diversi soggetti residenti nelle tre aree ed i loro eventuali effetti sulla salute riproduttiva e poi a random un intervento di modifica dello stile di vita e soprattutto nutrizionale con il supporto anche di una filiera che abbiamo appositamente creato fra aziende bio di qualità, denominata Rete Eubiotica per la Salute Ambientale (R.E.S.A.) per valutare la capacità di tale intervento di ridurre il bioaccumulo di inquinanti a partire dai metalli pesanti e di modificare i biomarcatori d’effetto. Il progetto devo dire che non è stato affatto facile nel reclutare i maschi sani con i criteri di selezione adottati, ma siamo riusciti a raggiungere l’obiettivo e stiamo concludendo ora con i controlli postintervento nutrizionale. Abbiamo ovviamente coinvolto gli istituti superiori e a Brescia e Terra dei Fuochi anche le Università e devo dire che c’è stata da parte dei presidi in tutte e tre le aree massima disponibilità. Qui nella vostra zona abbiamo avuto disponibilità da parte di tutti gli Istituti Superiori a partire da quelli di Frosinone, di Ceccano, Ferentino, Anagni e Colleferro. Anche l’Avis di Frosinone, di Ferentino e Ceccano come i medici di famiglia dell’ambiente di Frosinone si sono messi a disposizione dandoci una mano, ma anche laboratori come il Geslan di Frosinone e Clinimed di Ceccano la stessa ExtraTV di Frosinone ci ha dato possibilità di diffondere il progetto e poi alcune aziende agricole come Terre Sane, Agrilatina e Natura SI di Frosinone.
Ad ogni modo a fine ottobre il progetto con i risultati sarà consegnato al Ministero della Salute ed organizzeremo dopo un incontro pubblico qui in zona.

 

 

 

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13 aprile a Frosinone: perché bisogna esserci

inquinamento_del_sacco_350 260 min13 aprile '19: Per l'Ambiente, la Bonifica, la Salute e lo Sviluppo
L’appuntamento del 13 aprile a Frosinone per una manifestazione popolare, che ha al suo centro la tutela dell’ambiente dall’inquinamento della Valle del Sacco, continua ad essere una di quelle circostanze da valorizzare perché interessa tutti e perché, subito, centri scelte e impegni sulla “bonifica” dell’area inquinata oggetto di un accordo di programma firmato da Ministro dell’Ambiente e Presidente della Regione Lazio il 7 marzo ’19 in Prefettura a Frosinone, mentre nello stesso giorno il Governo autorizzava incrementi di rifiuti nella discarica di Cerreto a Roccasecca. Il TAR del Lazio, meno male, poi ha bloccato tutto.

 

”Basta esasperare la popolazione”
Ci è sembrato interessante rileggere le cronache scritte e in video dei mesi scorsi a partire dagli allarmi lanciati nei giorni in cui il fiume Sacco schiumò in più punti. perteonline.it il 10 ottobre scorso titolava il suo video ”Basta esasperare la popolazione” citando il Prefetto di Frosinone. Venendo a cronache più recenti invitiamo a rileggere, fra gli altri, ilfattoquotidiano.it del 6 dicembre ’18, frosinonetoday.it dell’8 febbraio e ciociariaoggi.it del 9 febbraio del 2019. Perché da rileggere? Un titolo riassume bene il tema: “Valle del Sacco, emergenza ambientale: nessuna tregua agli inquinatori”. “Inquinanti fino a 8 volte i limiti” asseriva l’Arpa.

Queste informazioni ripropongono la questione da noi affrontata sulle priorità di una reale ed efficace lotta all’inquinamento. Il comandante Giuseppe Lopez dei carabinieri forestali del gruppo di Frosinone nel corso della conferenza stampa al comando Regione Carabinieri Forestale "Lazio" denunciava «È il sistema ad inquinare, non un singolo»., dopo avere elencato tutti i controlli, da loro fatti, presso aziende limitrofe al fiume nell'ambito di un'attività d'indagine delegata dalla Procura di Frosinone per il reato di inquinamento ambientale. (Nicoletta Finì. Ciociaria Oggi). E, nella stessa occasione il Comandante della Regione Carabinieri Forestale “Lazio”, Generale di Brigata Cinzia Gagliardi, rappresentava le migliaia di controlli eseguiti nell’ambito dell’azione di contrasto all’inquinamento idrico, atmosferico, acustico, del suolo, delle acque di scarico e dell’utilizzazione agronomica delle acque di vegetazione. (Redazione di frosinonetoday.it) Tutte cifre da rileggere. È importante questa presenza di Carabinieri nella Valle del Sacco.Ceccano fiume Sacco h260 min
Il comandante Lopez, fuga ogni dubbio sulla pericolosità della situazione: «Chi inquina prima o poi beve l'acqua che inquina, e quello che noi vediamo, appunto la schiuma, è un fenomeno appariscente, ma ci sono forse sostanze invisibili molto più dannose». Aggiungiamo che, prima o poi, oltre a bere l’acqua, chi inquina, mangerà anche ortaggi vari che con quell’acqua vivono non solo qui in provincia ma anche, per come comunicano i bacini del Sacco e del Liri, quelli prodotti in grandi aree della provincia di Latina.

 

Il fiume è la priorità, ma…
È chiaro, quindi, che la “priorità” è intervenire sul fiume? Bloccare gli sversamenti e disinquinare le acque, subito. Ad oggi non ci siamo. L’Ufficio Commissariale della Ragione Lazio aveva già indicato in proposito come lavorare. Ma a settembre del 2011 ha cessato di lavorare. Perché?
Crediamo che ci si debba porre qualche domanda: ma è giusto che i finanziamenti siamo arrivati per prima ad aree che non hanno una immediata azione attiva nell’inquinamento idrico e invece per il fiume non sono ancora previsti interventi concreti ed esecutivi di bonifica, infatti vengono stanziati solo 1.728.524,83 di euro (su 53.626 ecc) per il “Monitoraggio delle acque per uso potabile, irriguo e domestico” a carico delle Risorse FSC e Patto Lazio (CIPE – risorse FSC, patti per il Sud e infrastrutture)
Facciamo un esempio per provare a rispondere. Ancora un passo indietro fino al 2016, per ora, e cosa si trova? «Ex Polveriera di Anagni: nessuno la vuole, qualcuno la incendia?» è il titolo di un articolo pubblicato da https://legambienteanagni.com/2016/08/19 che afferma C’è una strana coincidenza di tempi tra l’incendio del 16 agosto e il Bando d’asta, andato deserto alla scadenza del 29 luglio, per la presentazione di Progetti riguardanti la destinazione e la vendita della Polveriera. (ci ricorda l’ex-Videocon incendiata mentre era in attesa dell’asta di vendita. Sarà mica una nuova tecnica promozionale?)

L’articolo citato riproponeva con forza il problema della destinazione della Polveriera, ma chiedendo di provvedere subito alla manutenzione non onerosa di questa proprietà pubblica, attraverso concessioni agli agricoltori e agli allevatori locali, in nome della sicurezza della popolazione, del rispetto e della tutela del territorio. (Anagni, 18 agosto 2016) Incredibile!?, ma forse non tanto. Precedentemente, il giornale online anagnia.com, il 9 agosto 2014 riportava una polemica fra il Sindaco Bassetta e il suo oppositore Daniele Natalia che premeva per l’acquisto (da parte del comune): «Di fronte alle secche risposte del sindaco, giustificate da fantomatici pericoli, le Associazioni Anagni Viva e Legambiente Anagni avevano formalizzato la denuncia del pericolo di incendi nella Polveriera, richiedendo la reintroduzione dell’attività agricola e di allevamento nell’area, con lettera indirizzata al Comando VV.FF., al Prefetto di Frosinone, alla Protezione Civile di Anagni e al Sindaco.»depuratore Asi 350 260 min

 

Come si è proceeduto, invece…
Domanda: si bonifica quest’area perché interdetta all'agricoltura? Dall’antefatto non sembrerebbe, infatti si apprende dalla stessa fonte che il sindaco Fausto Bassetta aveva un problema di collocabilità, della Polveriera, sul mercato a causa “della mancata bonifica effettuata dalla precedente amministrazione, ecc….
Sappiamo bene che ci sono siti come la discarica di via Le lame a Frosinone che richiedono urgente bonifica o colle Sughero (escluso dal documento firmato come denuncia il Comitato Residenti di Colleferro), ma quanti altri siti sono come la ex polveriera di Anagni che a quanto pare va bonificata per trovare acquirenti? Non si sostiene qui che non sia buona cosa bonificare anche siti come questo or ora citato, ma si sostiene che la precedenza dovrebbero averle quelle operazioni che servono a salvaguardare la salute delle persone, degli animali e delle culture agricole, in particolare quelle che ci nutrono. Quindi il fiume prima di tutto.
Con quale criterio L’ISPRA nel 2017 ha “assiemato” gli otto siti della provincia di Frosinone che avrebbero «richiesto la messa in sicurezza immediata di otto siti pericolosi per la salute pubblica» (sic)?
Ripetiamo una domanda già fatta: a chi rendono conto questi organismi di esperti incaricati di studiare? La maggioranza di governo nel 2017 è nota, a che servirebbe ripeterlo: il suo obiettivo era non disturbare gli imprenditori (il Ministro Padoan arrivò ad autorizzare Equitalia a riscuotere le bollette di Acea Ato5), senza distinzioni, sia che sversino e sia che non sversino. E se si guarda bene in questo accordi per la bonifica, il fiume c’è’ poco e non subito. Al contrario ci sono aree che i cittadini non capiscono perché stanno in quell’elenco. A Ceccano, il 29 scorso, in una interessante conferenza del Presidente di Re.Tu.Va.Sa. Alberto Valleriani, sull’inquinamento, svolta nell’Aula magna “Francesco Alviti” del Liceo Scientifico, un insegnante chiese, senza avere risposta, perché spendere oltre 3 milioni di euro per i tre siti della sua città e non per il fiume che l’attraversa?

 

Qualche domanda può essere utile?
Qualche riflessione il coordinamento dei 19 Sindaci, che sono gli unici rappresentanti del territorio ammessi alla fase preparatoria dell’Accordo di Bonifica, dovrebbero farla. Perché a nessuno di loro è venuto in mente di pensare al fiume Sacco e alle culture da esso bagnate? qualcuno di loro ha avuto una visione generale del problema Valle del Sacco o ognuno di loro si è soltanto preoccupato di ottenere finanziamenti per il territorio del proprio comune? qual è stato il rapporto con le associazioni che nel coordinamento erano ammesse? quante assemblee popolari hanno fatto per conoscere l’opinione dei propri cittadini (prima e non dopo la firma del 7 marzo)? perché non hanno chiesto o preteso, se necessario, che fossero i consigli comunali a valutare la bozza di accordo?

Le assemblee elettive, a partire dal Parlamento, dovrebbero riappropriarsi delle decisioni anche nelle politiche ambientali e non darle in appalto agli esperti, consultarli si, sempre, ma escluderli dalle decisioni, loro non hanno questa responsabilità. In questa vicenda non c’è un deficit di conoscenze scientifiche per esprimere opinioni, come qualcuno pretende di affermare, c’è un deficit di democrazia enorme e, questo è un handicap terribile che impedisce soluzioni adeguate e giuste. Vorremmo che il 13 aprile dicesse una parola chiara in proposito.

5 aprile 2019

 

 

 

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13 aprile a Frosinone: perché bisogna esserci

inquinamento_del_sacco_350 260 min13 aprile '19: Per l'Ambiente, la Bonifica, la Salute e lo Sviluppo
L’appuntamento del 13 aprile a Frosinone per una manifestazione popolare, che ha al suo centro la tutela dell’ambiente dall’inquinamento della Valle del Sacco, continua ad essere una di quelle circostanze da valorizzare perché interessa tutti e perché, subito, centri scelte e impegni sulla “bonifica” dell’area inquinata oggetto di un accordo di programma firmato da Ministro dell’Ambiente e Presidente della Regione Lazio il 7 marzo ’19 in Prefettura a Frosinone, mentre nello stesso giorno il Governo autorizzava incrementi di rifiuti nella discarica di Cerreto a Roccasecca. Il TAR del Lazio, meno male, poi ha bloccato tutto.

 

”Basta esasperare la popolazione”
Ci è sembrato interessante rileggere le cronache scritte e in video dei mesi scorsi a partire dagli allarmi lanciati nei giorni in cui il fiume Sacco schiumò in più punti. perteonline.it il 10 ottobre scorso titolava il suo video ”Basta esasperare la popolazione” citando il Prefetto di Frosinone. Venendo a cronache più recenti invitiamo a rileggere, fra gli altri, ilfattoquotidiano.it del 6 dicembre ’18, frosinonetoday.it dell’8 febbraio e ciociariaoggi.it del 9 febbraio del 2019. Perché da rileggere? Un titolo riassume bene il tema: “Valle del Sacco, emergenza ambientale: nessuna tregua agli inquinatori”. “Inquinanti fino a 8 volte i limiti” asseriva l’Arpa.

Queste informazioni ripropongono la questione da noi affrontata sulle priorità di una reale ed efficace lotta all’inquinamento. Il comandante Giuseppe Lopez dei carabinieri forestali del gruppo di Frosinone nel corso della conferenza stampa al comando Regione Carabinieri Forestale "Lazio" denunciava «È il sistema ad inquinare, non un singolo»., dopo avere elencato tutti i controlli, da loro fatti, presso aziende limitrofe al fiume nell'ambito di un'attività d'indagine delegata dalla Procura di Frosinone per il reato di inquinamento ambientale. (Nicoletta Finì. Ciociaria Oggi). E, nella stessa occasione il Comandante della Regione Carabinieri Forestale “Lazio”, Generale di Brigata Cinzia Gagliardi, rappresentava le migliaia di controlli eseguiti nell’ambito dell’azione di contrasto all’inquinamento idrico, atmosferico, acustico, del suolo, delle acque di scarico e dell’utilizzazione agronomica delle acque di vegetazione. (Redazione di frosinonetoday.it) Tutte cifre da rileggere. È importante questa presenza di Carabinieri nella Valle del Sacco.Ceccano fiume Sacco h260 min
Il comandante Lopez, fuga ogni dubbio sulla pericolosità della situazione: «Chi inquina prima o poi beve l'acqua che inquina, e quello che noi vediamo, appunto la schiuma, è un fenomeno appariscente, ma ci sono forse sostanze invisibili molto più dannose». Aggiungiamo che, prima o poi, oltre a bere l’acqua, chi inquina, mangerà anche ortaggi vari che con quell’acqua vivono non solo qui in provincia ma anche, per come comunicano i bacini del Sacco e del Liri, quelli prodotti in grandi aree della provincia di Latina.

 

Il fiume è la priorità, ma…
È chiaro, quindi, che la “priorità” è intervenire sul fiume? Bloccare gli sversamenti e disinquinare le acque, subito. Ad oggi non ci siamo. L’Ufficio Commissariale della Ragione Lazio aveva già indicato in proposito come lavorare. Ma a settembre del 2011 ha cessato di lavorare. Perché?
Crediamo che ci si debba porre qualche domanda: ma è giusto che i finanziamenti siamo arrivati per prima ad aree che non hanno una immediata azione attiva nell’inquinamento idrico e invece per il fiume non sono ancora previsti interventi concreti ed esecutivi di bonifica, infatti vengono stanziati solo 1.728.524,83 di euro (su 53.626 ecc) per il “Monitoraggio delle acque per uso potabile, irriguo e domestico” a carico delle Risorse FSC e Patto Lazio (CIPE – risorse FSC, patti per il Sud e infrastrutture)
Facciamo un esempio per provare a rispondere. Ancora un passo indietro fino al 2016, per ora, e cosa si trova? «Ex Polveriera di Anagni: nessuno la vuole, qualcuno la incendia?» è il titolo di un articolo pubblicato da https://legambienteanagni.com/2016/08/19 che afferma C’è una strana coincidenza di tempi tra l’incendio del 16 agosto e il Bando d’asta, andato deserto alla scadenza del 29 luglio, per la presentazione di Progetti riguardanti la destinazione e la vendita della Polveriera. (ci ricorda l’ex-Videocon incendiata mentre era in attesa dell’asta di vendita. Sarà mica una nuova tecnica promozionale?)

L’articolo citato riproponeva con forza il problema della destinazione della Polveriera, ma chiedendo di provvedere subito alla manutenzione non onerosa di questa proprietà pubblica, attraverso concessioni agli agricoltori e agli allevatori locali, in nome della sicurezza della popolazione, del rispetto e della tutela del territorio. (Anagni, 18 agosto 2016) Incredibile!?, ma forse non tanto. Precedentemente, il giornale online anagnia.com, il 9 agosto 2014 riportava una polemica fra il Sindaco Bassetta e il suo oppositore Daniele Natalia che premeva per l’acquisto (da parte del comune): «Di fronte alle secche risposte del sindaco, giustificate da fantomatici pericoli, le Associazioni Anagni Viva e Legambiente Anagni avevano formalizzato la denuncia del pericolo di incendi nella Polveriera, richiedendo la reintroduzione dell’attività agricola e di allevamento nell’area, con lettera indirizzata al Comando VV.FF., al Prefetto di Frosinone, alla Protezione Civile di Anagni e al Sindaco.»depuratore Asi 350 260 min

 

Come si è proceeduto, invece…
Domanda: si bonifica quest’area perché interdetta all'agricoltura? Dall’antefatto non sembrerebbe, infatti si apprende dalla stessa fonte che il sindaco Fausto Bassetta aveva un problema di collocabilità, della Polveriera, sul mercato a causa “della mancata bonifica effettuata dalla precedente amministrazione, ecc….
Sappiamo bene che ci sono siti come la discarica di via Le lame a Frosinone che richiedono urgente bonifica o colle Sughero (escluso dal documento firmato come denuncia il Comitato Residenti di Colleferro), ma quanti altri siti sono come la ex polveriera di Anagni che a quanto pare va bonificata per trovare acquirenti? Non si sostiene qui che non sia buona cosa bonificare anche siti come questo or ora citato, ma si sostiene che la precedenza dovrebbero averle quelle operazioni che servono a salvaguardare la salute delle persone, degli animali e delle culture agricole, in particolare quelle che ci nutrono. Quindi il fiume prima di tutto.
Con quale criterio L’ISPRA nel 2017 ha “assiemato” gli otto siti della provincia di Frosinone che avrebbero «richiesto la messa in sicurezza immediata di otto siti pericolosi per la salute pubblica» (sic)?
Ripetiamo una domanda già fatta: a chi rendono conto questi organismi di esperti incaricati di studiare? La maggioranza di governo nel 2017 è nota, a che servirebbe ripeterlo: il suo obiettivo era non disturbare gli imprenditori (il Ministro Padoan arrivò ad autorizzare Equitalia a riscuotere le bollette di Acea Ato5), senza distinzioni, sia che sversino e sia che non sversino. E se si guarda bene in questo accordi per la bonifica, il fiume c’è’ poco e non subito. Al contrario ci sono aree che i cittadini non capiscono perché stanno in quell’elenco. A Ceccano, il 29 scorso, in una interessante conferenza del Presidente di Re.Tu.Va.Sa. Alberto Valleriani, sull’inquinamento, svolta nell’Aula magna “Francesco Alviti” del Liceo Scientifico, un insegnante chiese, senza avere risposta, perché spendere oltre 3 milioni di euro per i tre siti della sua città e non per il fiume che l’attraversa?

 

Qualche domanda può essere utile?
Qualche riflessione il coordinamento dei 19 Sindaci, che sono gli unici rappresentanti del territorio ammessi alla fase preparatoria dell’Accordo di Bonifica, dovrebbero farla. Perché a nessuno di loro è venuto in mente di pensare al fiume Sacco e alle culture da esso bagnate? qualcuno di loro ha avuto una visione generale del problema Valle del Sacco o ognuno di loro si è soltanto preoccupato di ottenere finanziamenti per il territorio del proprio comune? qual è stato il rapporto con le associazioni che nel coordinamento erano ammesse? quante assemblee popolari hanno fatto per conoscere l’opinione dei propri cittadini (prima e non dopo la firma del 7 marzo)? perché non hanno chiesto o preteso, se necessario, che fossero i consigli comunali a valutare la bozza di accordo?

Le assemblee elettive, a partire dal Parlamento, dovrebbero riappropriarsi delle decisioni anche nelle politiche ambientali e non darle in appalto agli esperti, consultarli si, sempre, ma escluderli dalle decisioni, loro non hanno questa responsabilità. In questa vicenda non c’è un deficit di conoscenze scientifiche per esprimere opinioni, come qualcuno pretende di affermare, c’è un deficit di democrazia enorme e, questo è un handicap terribile che impedisce soluzioni adeguate e giuste. Vorremmo che il 13 aprile dicesse una parola chiara in proposito.

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L'inquinamento del Sacco ancora in dibattito a Ceccano

unmomentodelconvegno 29mar19 mindi Valentino Bettinelli - L'inquinamento della Valle del Sacco ancora argomento di dibattito in quel di Ceccano. Nel pomeriggio di venerdì 29 marzo, la sala auditorium della biblioteca ha ospitato un convegno organizzato dall’associazione “Famiglia Futura” e dalla “Lega Consumatori”.

I lavori, avviati e moderati dall’Avv. Manuela Maliziola, sono stati seguiti da un pubblico numeroso e particolarmente attento sulla vicenda. Al Presidente del Consiglio Comunale di Ceccano, Marco Corsi, il compito di estendere ai presenti il saluto dell’Amministrazione e di richiamare l’attenzione su un tema che deve essere affrontato “al di fuori di ogni steccato politico, mettendo al centro la salute e il bene dei cittadini e del territorio”.

Primo intervento tecnico quell dell’Ing. Aldo Pierro che, attraverso una serie di slide, ha spiegato come si procede ad una bonifica, dal punto di vista geologico ed ingegneristico. “La Valle del Sacco si trova al centro della Valle Latina, chiusa da due schermi montuosi che incidono molto sulla circolazione dell’aria che, inevitabilmente ristagna nella zona. Il SIN del Sacco interessa 7000 ha di terreni, per lo più inquinati; contaminazione derivante dall’industrializzazione senza criterio di sostenibilità degli anni ‘60-‘70”.

Il Prof. Rudy Gargano, dell’Università di Cassino, ha affrontato il tema della bonifica delle acque: “La fitodepurazione è sistema efficace, ma bisogna evitare di sopravvalutare tale processo. Il problema della risoluzione attraverso le essenze arboree è rappresentato dal radicamento delle stesse.Radici che potrebbero far percolare gli inquinanti verso gli strati più bassi e verso le falde sotterranee*”. Ad avviso del Prof. Gargano “l’unica strada percorribile è quella della collaborazione interdisciplinare, al fine di creare un lavoro fondato su una visione sistemica del problema”.

Il tema dell’incidenza sulla salute pubblica è stato affidato al Dott. Giovanni Magnante (Associazione Medici di famiglia per l’ambiente), il quale ha affrontato il problema del29mqr19 maliziola 350 260 min particolato. “Queste polveri, sottili ed ultra sottili, creano mutazioni geniche nei cromosomi, portando inevitabilmente ad episodi cancerosi. L’inquinamento da metalli pesanti, sostanze velenose e polveri sottili causa anche numerose patologie a livello endocrino e cardiovascolare, specialmente tra i più giovani e nei neonati. I dati di incidenza sulla popolazione della nostra provincia sono doppi rispetto alla media nazionale”.

A chiudere gli interventi dei relatori, le parole del Prof. Roberto Persiani, responsabile della Chirurgia Oncologica mini-invasiva del Policlinico Gemelli. “La malattia è vista come un’ingiustizia. Diventa un'ingiustizia insopportabile quando si manifesta senza presenza di fattori di rischio, ma a causa di una condizione di inquinamento come quella della Valle del Sacco. Noi medici ci sforziamo per migliorare il nostro lavoro, ma contrastare le cause spetta a qualcun’altro”. Il Dott. Persiani ha fatto riferimento anche alla prevenzione: “Il panico e la disperazione investono quotidianamente chi si ammala e chi lo circonda. Il tumore va aggredito anche con la conoscenza, mettendo a disposizione delle persone gli strumenti per non rimandare ad una data che può essere tardiva”.

Dopo il prezioso sguardo scientifico sulla questione Valle del Sacco, spazio al dibattito e alle associazioni. Francesco Notarcola (Cittadinanzattiva) ha puntato il dito contro “una sanità assolutamente deficitaria”, richiamando i cittadini, affinché “diventino protagonisti di questa battaglia per il futuro”.
Anna Maria Tedeschi (Associazione Naturambiente) ha chiesto “un tavolo per la trasparenza, per il rispetto dell’Accordo di Programma per la bonifica del SIN Sacco. I soldi vengano effettivamente usati per i progetti citati nell’accordo”. Continua affermando che “i cittadini di uno Stato di diritto non dovrebbero mai essere costretti a dover scegliere tra lavoro e salute”.

Presente al convegno anche Roberto Rosso (Retuvasa), che ha annunciato “l’apertura di un Vertenza sul tema. Il 13 aprile ci sarà una manifestazione a Frosinone, nella quale trovare unità tra istituzioni, associazioni e società civile. L’area della Valle del Sacco è vittima di un inquinamento ambientale senza precedenti e di una piaga occupazionale dilagante. Bisogna trovare la congiunzione tra SIN e area di crisi complessa. Proprio per questi motivi, la necessità di aprire una vertenza di cittadini che hanno acquisito anche competenze, pronti a cambiare la situazione”.

Elisa Guerriero (Assessore all’ambiente del Comune di Ceprano) ha voluto chiarire delle cose in merito all’Accordo di Programma siglato da Ministero e Regione. “Il SIN Sacco è un’area che, negli anni, ha moltiplicato le sue problematicità. Questo accordo quadro è il risultato di una costante e pressante richiesta di attenzione avanzata dal Coordinamento dei Sindaci. I fondi stanziati rappresentano un punto di partenza e non certamente una fase di arrivo del percorso di bonifica”.

A chiudere gli interventi, il consigliere comunale di Ceccano, Luigi Compagnoni, che ha voluto raccogliere il suo pensiero in “tre parole chiave utili per risolvere insieme il problema: competenza, dati e piano”, esortando anche l’Amministrazione Comunale di Ceccano affinché si arrivi “a pubblicare i dati ambientale nella sezione trasparenza del sito istituzionale del comune”.

Manifestazione partecipata e densa di contenuti tecnici. Approfondimento garantito dalle personalità di spicco invitate da Famiglia Futura e Lega Consumatori. Un ulteriore passo di partecipazione civica ed associativa, affinché si arrivi ad una fattivo sblocco di una situazione che, con il suo decennale stallo, sta portando soltanto ad un costante deperimento dell’intera area della Valle del Sacco. Ora spetta alle Istituzioni il compito di rappresentare le istanze di cittadini esausti, continuamente colpiti dall’inquinamento derivante dalla contaminazione del suolo e dall’avvelenamento delle acque.

 

 

* La seguente frase "Radici che potrebbero far percolare gli inquinanti verso gli strati più bassi e verso le falde sotterranee" è stata rimossa per esplicita richiesta del Prof Rudy Gargano con le seguenti motivazioni che riportiamo integralmente.

«Spett.le Lega Consumatori Frosinone,
la presente per evidenziare l’errata comunicazione che state divulgando, utilizzando, purtroppo, la mia persona. Vi chiedo di rettificare ad horas quanto riportato sul Vs. sito WEB.
Invero, nella comunicazione inerente la conferenza sul degrado ambientale della Valle del Sacco del 29 marzo 2019, cui ho preso parte su cortese invito dall’avv. Maliziola (che legge per CC), sono attribuite alla mia persona –mediante virgolettato- affermazioni assolutamente mai sostenute:
“La fitodepurazione è sistema efficace, ma bisogna evitare di sopravvalutare tale processo. Il problema della risoluzione attraverso le essenze arboree è rappresentato dal radicamento delle stesse. Radici che potrebbero far percolare gli inquinanti verso gli strati più bassi e verso le falde sotterranee”.
La terza frase è assolutamente forviante e priva di alcun significato fisico. Infatti, le motivazioni addotte dallo scrivente nel succitato convegno erano del seguente tenore:
Solitamente le tecniche di fitodepurazione non possono da sole essere risolutive del problema della contaminazione dei suoli da lindano e metalli pesanti, poiché la capacità di intercettazione dei contaminanti da parte dell’apparato radicale dell’essenza erbacea a tal fine impiegate si limita agli strati di terreno più superficiali.
Purtroppo, a seguito del percolato lo spessore del terreno coinvolto dal processo di contaminazione è ben maggiore, al punto di poter interessare –ahimè- anche la falda. Questo comporta che le tecniche di phytoremediation devono essere coadiuvate da processi di bonifica più radicali, capaci di interessare gli strati di terreno più profondi. Un efficace esempio a tal riguardo è il soil flushing.
È evidente, pertanto, che il mio messaggio tecnico al convegno in epigrafe era di tutt’altra natura rispetto al Vs. comunicato, e mi duole constatare che la medesima errata dichiarazione è stata ripresa da alcuni quotidiani locali (e.g. L’Inchiesta del 2 aprile 2019) producendo sull’argomento disinformazione.
Resto in attesa di un Vs. pronta rettifica.
Con i migliori saluti
Rudy Gargano»

Leggendo questa richiesta è bene precisare che in essa si legge che è rivolta alla Lega Consumatori di Frosinone e ad un non precisato sito, quindi non riguarda né la carta stampata e se si vuole manco noi, visto che UNOeTRE.it non è il sito della Lega Consumatori di Frosinone come invece è sostenuto nell'email inviata dal professore.
Questo, va scritto, perché se è sempre giusto essere precisi ciò vale per chiunque, senza eccezioni.

_________________________________________

pagina aggiornata il 3 aprile 2019

 

 

 

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Serve uno sforzo straordinario per la Valle del Sacco

scarico acque 350 260 mindi Ignazio Mazzoli - La primavera del 2017 è lontana insieme alle irresponsabili dichiarazioni della Ministra Beatrice Lorenzin a cui non risultava alcuna “crisi ambientale sulla Valle del Sacco” mentre chiedeva urgentemente la “realizzazione del registro dei tumori per fare indagini epidemiologiche serie e azioni di prevenzione”.
Come non apprezzare, perciò, che il Consiglio regionale del Lazio abbia dedicato, per se con molto ritardo, una seduta straordinaria “all’emergenza ambientale nella Valle del Sacco”? UNOeTRE.it ha seguito la discussione grazie alle registrazioni video e all’ottimo comunicato finale che l’Ufficio stampa del Consiglio regionale ha prontamente emesso appena terminata la seduta.

Che effetto produce una riunione che già per il titolo va apprezzata? Diciamo, per essere franchi, che lascia perplessi. Un’occasione non utilizzata compiutamente, in attesa di esiti che potrebbero arrivare, ma per ora non ci sono. Due ordini del giorno approvati e uno respinto non corrispondono a ciò che i cittadini della Valle del Sacco si sarebbero aspettati.

Astiosità reciproche fra maggioranza e opposizione hanno impedito un confronto costruttivo su contenuti di merito, anzi, questi, sono spesso oscurati al punto da non comprendere quali siano le proposte in campo. Infatti, nei due ordini del giorno si parla solo di programmare altre riunioni. I toni usati nel discutere hanno il sapore sgradevole del rimpallo propagandistico dimenticando chi ha governato prima. Basta rincorrere la perduta verginità, impossibile da ritrovare. Ridicola perdita di tempo.

Comunque, oggi non bisogna più lottare per affermare che c’è un’emergenza. Nessuno la nega. È un passo avanti. Ma che si può fare? La prima cosa è non perdere tempo, altrimenti che emergenza è? Viene da dire, chi deve governare governi e chi deve fare opposizione la faccia cercando di costruire qualcosa. Ovunque.
Pensiamo che il primo dovere sia quello di ascoltare e capire l'emergenza per come si manifesta nei territori del SIN Valle del Sacco ed intervenire sulle cause manifeste, subito, con urgenza e impegnando in questa direzione tutti gli organi istituzionali competenti.

È inadeguata la risposta all’emergenza. Nel 2017 la dottoressa Teresa Petricca dell’Associazione Medici per l’Ambiente, in un comunicato stampa del 1° giugno ’17, ricordava «A chi ci accusa di allarmismo (…) vogliamo sottolineare che se in quattro giorni di visite ambulatoriali si ricevono tre pazienti con patologie tumorali, la media rispetto agli anni precedenti è sicuramente aumentata». Inoltre “Il Messaggero” del 17 Maggio 2017 riportava, la protesta del 5stelle Christian Bellincampi, che rivendicava il registro tumori regionale, proposto dai suoi ben 2 anni prima e se pur approvato all’unanimità (2015) no era in funzione, perché neppure erano impegnati i 100mila euro necessari anche se previsti in bilancio.

Questa grave situazione da cosa derivava e deriva? Il 4 novembre 2017 “anagnia.com” titolava «Fiume di veleni: un cocktail letale e cancerogeno inquina le acque del fiume Sacco; cianuro, piombo, cromo, cloroformio e pesticidi tra le sostanze rilevate dalle analisi dell'ARPA richieste dal sindaco di Sgurgola Antonio Corsi».

Ad oggi quanto è cambiata questa situazione? Non sembra che questa valutazione sia stata oggetto del Consiglio regionale straordinario del 20 febbraio scorso, mentre proseguono allarmi e proteste. Nel consiglio comunale di Ferentino non si risponde alle interrogazioni che chiedono un censimento preciso e veritiero degli scarichi industriali e residenziali totalmente abusivi. Su un diverso fronte, a Roccasecca l’emergenza ambientale, causata dalla discarica di Cerreto produce la contestazione dello stesso partito che governa la regione, il PD, che non intende partecipare alle primarie del suo congresso per manifestare il suo totale dissenso sul modo di affrontare il nemico “inquinamento”.

Non sappiamo che cosa Regione e Governo si diranno quando siederanno a quei tavoli previsti negli odg approvati. Sappiamo, però, che in ogni caso bisogna avere delle priorità uscendo da provvedimenti casuali o generici. Si tratta di priorità assolute.
Angelino Loffredi concludeva il suo articolo di qualche giorno addietro indicando un obiettivo preciso, trascurato o volutamente dimenticato o «comunque sottovalutato: l’area vicina al fiume riconosciuta come contaminata su cui esistono attività agricole e di allevamento. Non si può rimanere a guardare o girare la faccia da un’altra parte. È necessario al contrario intervenire».

Ora a parte i ritardi del Ministero dell’Ambiente denunciati dall’ing. Elisa Guerriero del coordinamento dei sindaci della Valle del Sacco sul «Continuare a spostare le decisioni sul SIN SACCO e le relative discussioni altrove, fuorché nell’unico posto deputato, nel MINISTERO, non fa altro che aggiungere confusione e creare inutili forme di esibizionismo», prendo in esame gli sbandierati 53 milioni di euro per la bonifica di otto siti in provincia di Frosinone (ex Olivieri, ex Vita Mayer, ex Europress, in territorio di Ceprano, ex discarica comunale di Via Anime Sante, ex BPD-Snia, in territorio di Ceccano, ex cartiera di Ferentino, discarica di via Lame Frosinone, ex Pil fiumee Saccoolveriera di Anagni). Neppure uno è in diretto rapporto con l’emergenza a cui facevo riferimento. È noto che queste aree inquinano ambienti e, per via indiretta, le acque che raggiungono. Oggi, però, è prevalente l'inquinamento per via diretta che avviene quando vengono riversate nei corsi d'acqua (fiume Sacco), sostanze inquinanti senza adeguati trattamenti di depurazione.
Non individuare questa priorità è procedere senza guida e senza una precisa strategia.

Prima di tutto bloccare gli sversamenti inquinanti e da qui far partire la bonifica. Il Consigliere regionale Mauro Buschini nel suo intervento magnificava le nuove tecnologie che si possono utilizzare per la fitodepurazione in grado di ottenere risultati in 3 anni soltanto, rispetto ai tempi lunghi dieci anni che occorrevano prima. Mi pare un motivo in più per iniziare subito senza accampare più le scuse dei tempi lunghi come fatto fino ad oggi per rinviare tutto.
Dobbiamo combattere contemporaneamente l’inquinamento dei terreni e quello atmosferico, ma se oggi non combattiamo subito quello delle acque, non faremo un passo in avanti, soprattutto in rapporto ai risultati possibili per la qualità salutare dei prodotti alimentari e per le azioni sanitarie di tipo preventivo e terapeutico.

Imperativo è recuperare una grave dimenticanza (?). La mancata individuazione rigorosa dei responsabili di sversamenti e d’inquinamento. L’Italia è già stata deferita dalla Corte di Giustizia Europea perché meno della metà degli scarichi vengono depurati. Il territorio, nostro, di cui stiamo parlando è fra questi?!

L’emergenza richiede un impegno eccezionale della Magistratura e un dispiegamento straordinario di forze dell’ordine per accertare e sanzionare severamente tutti gli abusi. Almeno questo lo dobbiamo a coloro che soffrono i danni dell’inquinamento ed a quelli che purtroppo ne soffriranno anche in futuro.

Il Ministro Costa ha riportato in capo al Ministero dell’Ambiente (decreto-legge dal Consiglio dei Ministri 2 luglio 2018) la diretta competenza su una serie di temi fra cui i processi di tutela dei corsi d’acqua e dei fiumi e nelle linee guida del suo Ministero chiedeva il rafforzamento delle misure previste nell’ordinamento per prevenire e reprimere i reati (riforma della legge 68/2015, in particolare, gli articoli 256 e 259 del Codice dell’Ambiente).
Possiamo sperare che Regione e Governo parleranno di come inasprire queste misure e di come applicarle immediatamente e quindi far partire la bonifica?

 

23 feb ‘19

 

 

 

 

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Il Comune di Frosinone ha discusso di inquinamento

PalazzoComunaleFrosinone 350 260di Daniele Riggi - Durante l'ultimo consiglio comunale la classe politica cittadina, forse per la prima volta nella sua storia recente, si è confrontata seriamente con il grave problema dell'inquinamento atmosferico a Frosinone. Grazie alla partecipazione dei Medici per l'Ambiente di Frosinone, è stato finalmente possibile, dal punto di vista scientifico, fare luce sulle gravi conseguenze che questo fenomeno ha per la salute dei cittadini frusinati.

I dati allarmanti forniti dai medici ci dicono che non abbiamo più alibi di alcun tipo: la salute dei cittadini sta peggiorando, quindi bisogna risolvere il prima possibile il problema polveri sottili. Per quanto rigurda l'opposizione, al di là degli aspetti scientifici, che tutto sommato ci hanno tristemente confermato le impressioni circa la pericolosità del fenomeno, ci interessava capire quale fosse l'atteggiamento dell'Amministrazione per il futuro e se l'ultimo consiglio comunale potesse diventare uno spartiacque, un anno zero da cui ripartire per cambiare l'inerzia storica della politica frusinate sul tema.

Ci è stato consegnato proprio ieri sera un dossier in cui sono elencate tutte le azioni che l'Amministrazione Ottaviani ha messo in campo, fatto importante perché finalmente abbiamo modo di capire cosa è stato fatto in questi anni e, conseguentemente, di tracciare anche un primo bilancio. Certamente, da quando i mass media ci ricordano tutti gli anni che siamo ai vertici delle classifiche nazionali sull'inquinamento, nella politica cittadina è cominciata a maturare una coscienza più forte sul problema e qualche primo passo, anche se molto timido, si è cominciato a vedere. L'opposizione ha ribadito la propria disponibilità ad avere un atteggiamento collaborativo e propositivo nei confronti di un problema molto grave e di non facile soluzione, che quindi necessiterà del contributo di tutta la classe politica cittadina.

Tuttavia, questa disponibilità non è incondizionata, lo può, però, diventare, nel momento in cui l'Ammnistrazione decida definitivamente di intraprendere scelte coraggiose e in netta controtendenza con il passato. In altre parole, bisogna avere il coraggio dell'impopolarità e non bisogna ripetere alcuni errori grossolani. Si possono autorizzare divieti sull'accensione dei fuochi, controlli sui gas di scarico, si posssono istituire domeniche ecologiche, divieti di circolazione e aree pedonali, si possono vietare l'uso delle biomasse e della legna da ardere o il riscaldamento di locali accessori. Va bene tutto, insomma, ma se a questi provvedimenti non si affiancano provvedimenti strutturali su traffico e mobilità, ad esempio, tutto il lavoro fatto rischia di diventare inutile.

Non bisogna dimenticare che in questi anni nella nostra città abbiamo chiuso strade invece di aprirle, non abbiamo aggiornato il piano urbano del traffico, abbiamo perso dei finanziamenti sulla costruzione di nuove arterie stradali di collegamento, non riusciamo a investire soldi sul sistema del trasporto pubblico locale, continuiamo a costruire e a cementificare senza avere una visione complessiva dello sviluppo della città, e, soprattutto, facciamo fatica a far rispettare ai cittadini le ordinanze contro l'inquinamento e l'abbandono dei rifiuti. L'Amministrazione deve ripartire da questi errori e porvi rimedio se vuole veramente risolvere il problema dell'inquinamento atmosferico della nostra città, altrimenti non ci sarà il tanto sperato cambio di passo che ieri sera ci siamo augurati tutti.

 

 

 

 

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Serve uno sforzo straordinario per la Valle del Sacco

di Ignazio Mazzoli - La priscarico acque 350 260 minmavera del 2017 è lontana insieme alle irresponsabili dichiarazioni della Ministra Beatrice Lorenzin a cui non risultava alcuna “crisi ambientale sulla Valle del Sacco” mentre chiedeva urgentemente la “realizzazione del registro dei tumori per fare indagini epidemiologiche serie e azioni di prevenzione”.
Come non apprezzare, perciò, che il Consiglio regionale del Lazio abbia dedicato, per se con molto ritardo, una seduta straordinaria “all’emergenza ambientale nella Valle del Sacco”? UNOeTRE.it ha seguito la discussione grazie alle registrazioni video e all’ottimo comunicato finale che l’Ufficio stampa del Consiglio regionale ha prontamente emesso appena terminata la seduta.

Che effetto produce una riunione che già per il titolo va apprezzata? Diciamo, per essere franchi, che lascia perplessi. Un’occasione non utilizzata compiutamente, in attesa di esiti che potrebbero arrivare, ma per ora non ci sono. Due ordini del giorno approvati e uno respinto non corrispondono a ciò che i cittadini della Valle del Sacco si sarebbero aspettati.

Astiosità reciproche fra maggioranza e opposizione hanno impedito un confronto costruttivo su contenuti di merito, anzi, questi, sono spesso oscurati al punto da non comprendere quali siano le proposte in campo. Infatti, nei due ordini del giorno si parla solo di programmare altre riunioni. I toni usati nel discutere hanno il sapore sgradevole del rimpallo propagandistico dimenticando chi ha governato prima. Basta rincorrere la perduta verginità, impossibile da ritrovare. Ridicola perdita di tempo.

Comunque, oggi non bisogna più lottare per affermare che c’è un’emergenza. Nessuno la nega. È un passo avanti. Ma che si può fare? La prima cosa è non perdere tempo, altrimenti che emergenza è? Viene da dire, chi deve governare governi e chi deve fare opposizione la faccia cercando di costruire qualcosa. Ovunque.
Pensiamo che il primo dovere sia quello di ascoltare e capire l'emergenza per come si manifesta nei territori del SIN Valle del Sacco ed intervenire sulle cause manifeste, subito, con urgenza e impegnando in questa direzione tutti gli organi istituzionali competenti.

È inadeguata la risposta all’emergenza. Nel 2017 la dottoressa Teresa Petricca dell’Associazione Medici per l’Ambiente, in un comunicato stampa del 1° giugno ’17, ricordava «A chi ci accusa di allarmismo (…) vogliamo sottolineare che se in quattro giorni di visite ambulatoriali si ricevono tre pazienti con patologie tumorali, la media rispetto agli anni precedenti è sicuramente aumentata». Inoltre “Il Messaggero” del 17 Maggio 2017 riportava, la protesta del 5stelle Christian Bellincampi, che rivendicava il registro tumori regionale, proposto dai suoi ben 2 anni prima e se pur approvato all’unanimità (2015) no era in funzione, perché neppure erano impegnati i 100mila euro necessari anche se previsti in bilancio.

Questa grave situazione da cosa derivava e deriva? Il 4 novembre 2017 “anagnia.com” titolava «Fiume di veleni: un cocktail letale e cancerogeno inquina le acque del fiume Sacco; cianuro, piombo, cromo, cloroformio e pesticidi tra le sostanze rilevate dalle analisi dell'ARPA richieste dal sindaco di Sgurgola Antonio Corsi».

Ad oggi quanto è cambiata questa situazione? Non sembra che questa valutazione sia stata oggetto del Consiglio regionale straordinario del 20 febbraio scorso, mentre proseguono allarmi e proteste. Nel consiglio comunale di Ferentino non si risponde alle interrogazioni che chiedono un censimento preciso e veritiero degli scarichi industriali e residenziali totalmente abusivi. Su un diverso fronte, a Roccasecca l’emergenza ambientale, causata dalla discarica di Cerreto produce la contestazione dello stesso partito che governa la regione, il PD, che non intende partecipare alle primarie del suo congresso per manifestare il suo totale dissenso sul modo di affrontare il nemico “inquinamento”.

Non sappiamo che cosa Regione e Governo si diranno quando siederanno a quei tavoli previsti negli odg approvati. Sappiamo, però, che in ogni caso bisogna avere delle priorità uscendo da provvedimenti casuali o generici. Si tratta di priorità assolute.
Angelino Loffredi concludeva il suo articolo di qualche giorno addietro indicando un obiettivo preciso, trascurato o volutamente dimenticato o «comunque sottovalutato: l’area vicina al fiume riconosciuta come contaminata su cui esistono attività agricole e di allevamento. Non si può rimanere a guardare o girare la faccia da un’altra parte. È necessario al contrario intervenire».il fiumee Sacco

Ora a parte i ritardi del Ministero dell’Ambiente denunciati dall’ing. Elisa Guerriero del coordinamento dei sindaci della Valle del Sacco sul «Continuare a spostare le decisioni sul SIN SACCO e le relative discussioni altrove, fuorché nell’unico posto deputato, nel MINISTERO, non fa altro che aggiungere confusione e creare inutili forme di esibizionismo», prendo in esame gli sbandierati 53 milioni di euro per la bonifica di otto siti in provincia di Frosinone (ex Olivieri, ex Vita Mayer, ex Europress, in territorio di Ceprano, ex discarica comunale di Via Anime Sante, ex BPD-Snia, in territorio di Ceccano, ex cartiera di Ferentino, discarica di via Lame Frosinone, ex Polveriera di Anagni). Neppure uno è in diretto rapporto con l’emergenza a cui facevo riferimento. È noto che queste aree inquinano ambienti e, per via indiretta, le acque che raggiungono. Oggi, però, è prevalente l'inquinamento per via diretta che avviene quando vengono riversate nei corsi d'acqua (fiume Sacco), sostanze inquinanti senza adeguati trattamenti di depurazione.
Non individuare questa priorità è procedere senza guida e senza una precisa strategia.

Prima di tutto bloccare gli sversamenti inquinanti e da qui far partire la bonifica. Il Consigliere regionale Mauro Buschini nel suo intervento magnificava le nuove tecnologie che si possono utilizzare per la fitodepurazione in grado di ottenere risultati in 3 anni soltanto, rispetto ai tempi lunghi dieci anni che occorrevano prima. Mi pare un motivo in più per iniziare subito senza accampare più le scuse dei tempi lunghi come fatto fino ad oggi per rinviare tutto.
Dobbiamo combattere contemporaneamente l’inquinamento dei terreni e quello atmosferico, ma se oggi non combattiamo subito quello delle acque, non faremo un passo in avanti, soprattutto in rapporto ai risultati possibili per la qualità salutare dei prodotti alimentari e per le azioni sanitarie di tipo preventivo e terapeutico.

Imperativo è recuperare una grave dimenticanza (?). La mancata individuazione rigorosa dei responsabili di sversamenti e d’inquinamento. L’Italia è già stata deferita dalla Corte di Giustizia Europea perché meno della metà degli scarichi vengono depurati. Il territorio, nostro, di cui stiamo parlando è fra questi?!

L’emergenza richiede un impegno eccezionale della Magistratura e un dispiegamento straordinario di forze dell’ordine per accertare e sanzionare severamente tutti gli abusi. Almeno questo lo dobbiamo a coloro che soffrono i danni dell’inquinamento ed a quelli che purtroppo ne soffriranno anche in futuro.

Il Ministro Costa ha riportato in capo al Ministero dell’Ambiente (decreto-legge dal Consiglio dei Ministri 2 luglio 2018) la diretta competenza su una serie di temi fra cui i processi di tutela dei corsi d’acqua e dei fiumi e nelle linee guida del suo Ministero chiedeva il rafforzamento delle misure previste nell’ordinamento per prevenire e reprimere i reati (riforma della legge 68/2015, in particolare, gli articoli 256 e 259 del Codice dell’Ambiente).
Possiamo sperare che Regione e Governo parleranno di come inasprire queste misure e di come applicarle immediatamente e quindi far partire la bonifica?

 

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Come non apprezzare, perciò, che il Consiglio regionale del Lazio abbia dedicato, per se con molto ritardo, una seduta straordinaria “all’emergenza ambientale nella Valle del Sacco”? UNOeTRE.it ha seguito la discussione grazie alle registrazioni video e all’ottimo comunicato finale che l’Ufficio stampa del Consiglio regionale ha prontamente emesso appena terminata la seduta.

Che effetto produce una riunione che già per il titolo va apprezzata? Diciamo, per essere franchi, che lascia perplessi. Un’occasione non utilizzata compiutamente, in attesa di esiti che potrebbero arrivare, ma per ora non ci sono. Due ordini del giorno approvati e uno respinto non corrispondono a ciò che i cittadini della Valle del Sacco si sarebbero aspettati.

Astiosità reciproche fra maggioranza e opposizione hanno impedito un confronto costruttivo su contenuti di merito, anzi, questi, sono spesso oscurati al punto da non comprendere quali siano le proposte in campo. Infatti, nei due ordini del giorno si parla solo di programmare altre riunioni. I toni usati nel discutere hanno il sapore sgradevole del rimpallo propagandistico dimenticando chi ha governato prima. Basta rincorrere la perduta verginità, impossibile da ritrovare. Ridicola perdita di tempo.

Comunque, oggi non bisogna più lottare per affermare che c’è un’emergenza. Nessuno la nega. È un passo avanti. Ma che si può fare? La prima cosa è non perdere tempo, altrimenti che emergenza è? Viene da dire, chi deve governare governi e chi deve fare opposizione la faccia cercando di costruire qualcosa. Ovunque.
Pensiamo che il primo dovere sia quello di ascoltare e capire l'emergenza per come si manifesta nei territori del SIN Valle del Sacco ed intervenire sulle cause manifeste, subito, con urgenza e impegnando in questa direzione tutti gli organi istituzionali competenti.

È inadeguata la risposta all’emergenza. Nel 2017 la dottoressa Teresa Petricca dell’Associazione Medici per l’Ambiente, in un comunicato stampa del 1° giugno ’17, ricordava «A chi ci accusa di allarmismo (…) vogliamo sottolineare che se in quattro giorni di visite ambulatoriali si ricevono tre pazienti con patologie tumorali, la media rispetto agli anni precedenti è sicuramente aumentata». Inoltre “Il Messaggero” del 17 Maggio 2017 riportava, la protesta del 5stelle Christian Bellincampi, che rivendicava il registro tumori regionale, proposto dai suoi ben 2 anni prima e se pur approvato all’unanimità (2015) no era in funzione, perché neppure erano impegnati i 100mila euro necessari anche se previsti in bilancio.

Questa grave situazione da cosa derivava e deriva? Il 4 novembre 2017 “anagnia.com” titolava «Fiume di veleni: un cocktail letale e cancerogeno inquina le acque del fiume Sacco; cianuro, piombo, cromo, cloroformio e pesticidi tra le sostanze rilevate dalle analisi dell'ARPA richieste dal sindaco di Sgurgola Antonio Corsi».

Ad oggi quanto è cambiata questa situazione? Non sembra che questa valutazione sia stata oggetto del Consiglio regionale straordinario del 20 febbraio scorso, mentre proseguono allarmi e proteste. Nel consiglio comunale di Ferentino non si risponde alle interrogazioni che chiedono un censimento preciso e veritiero degli scarichi industriali e residenziali totalmente abusivi. Su un diverso fronte, a Roccasecca l’emergenza ambientale, causata dalla discarica di Cerreto produce la contestazione dello stesso partito che governa la regione, il PD, che non intende partecipare alle primarie del suo congresso per manifestare il suo totale dissenso sul modo di affrontare il nemico “inquinamento”.

Non sappiamo che cosa Regione e Governo si diranno quando siederanno a quei tavoli previsti negli odg approvati. Sappiamo, però, che in ogni caso bisogna avere delle priorità uscendo da provvedimenti casuali o generici. Si tratta di priorità assolute.
Angelino Loffredi concludeva il suo articolo di qualche giorno addietro indicando un obiettivo preciso, trascurato o volutamente dimenticato o «comunque sottovalutato: l’area vicina al fiume riconosciuta come contaminata su cui esistono attività agricole e di allevamento. Non si può rimanere a guardare o girare la faccia da un’altra parte. È necessario al contrario intervenire».

Ora a parte i ritardi del Ministero dell’Ambiente denunciati dall’ing. Elisa Guerriero del coordinamento dei sindaci della Valle del Sacco sul «Continuare a spostare le decisioni sul SIN SACCO e le relative discussioni altrove, fuorché nell’unico posto deputato, nel MINISTERO, non fa altro che aggiungere confusione e creare inutili forme di esibizionismo», prendo in esame gli sbandierati 53 milioni di euro per la bonifica di otto siti in provincia di Frosinone (ex Olivieri, ex Vita Mayer, ex Europress, in territorio di Ceprano, ex discarica comunale di Via Anime Sante, ex BPD-Snia, in territorio di Ceccano, ex cartiera di Ferentino, discarica di via Lame Frosinone, ex Pil fiumee Saccoolveriera di Anagni). Neppure uno è in diretto rapporto con l’emergenza a cui facevo riferimento. È noto che queste aree inquinano ambienti e, per via indiretta, le acque che raggiungono. Oggi, però, è prevalente l'inquinamento per via diretta che avviene quando vengono riversate nei corsi d'acqua (fiume Sacco), sostanze inquinanti senza adeguati trattamenti di depurazione.
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