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Serve uno sforzo straordinario per la Valle del Sacco

scarico acque 350 260 mindi Ignazio Mazzoli - La primavera del 2017 è lontana insieme alle irresponsabili dichiarazioni della Ministra Beatrice Lorenzin a cui non risultava alcuna “crisi ambientale sulla Valle del Sacco” mentre chiedeva urgentemente la “realizzazione del registro dei tumori per fare indagini epidemiologiche serie e azioni di prevenzione”.
Come non apprezzare, perciò, che il Consiglio regionale del Lazio abbia dedicato, per se con molto ritardo, una seduta straordinaria “all’emergenza ambientale nella Valle del Sacco”? UNOeTRE.it ha seguito la discussione grazie alle registrazioni video e all’ottimo comunicato finale che l’Ufficio stampa del Consiglio regionale ha prontamente emesso appena terminata la seduta.

Che effetto produce una riunione che già per il titolo va apprezzata? Diciamo, per essere franchi, che lascia perplessi. Un’occasione non utilizzata compiutamente, in attesa di esiti che potrebbero arrivare, ma per ora non ci sono. Due ordini del giorno approvati e uno respinto non corrispondono a ciò che i cittadini della Valle del Sacco si sarebbero aspettati.

Astiosità reciproche fra maggioranza e opposizione hanno impedito un confronto costruttivo su contenuti di merito, anzi, questi, sono spesso oscurati al punto da non comprendere quali siano le proposte in campo. Infatti, nei due ordini del giorno si parla solo di programmare altre riunioni. I toni usati nel discutere hanno il sapore sgradevole del rimpallo propagandistico dimenticando chi ha governato prima. Basta rincorrere la perduta verginità, impossibile da ritrovare. Ridicola perdita di tempo.

Comunque, oggi non bisogna più lottare per affermare che c’è un’emergenza. Nessuno la nega. È un passo avanti. Ma che si può fare? La prima cosa è non perdere tempo, altrimenti che emergenza è? Viene da dire, chi deve governare governi e chi deve fare opposizione la faccia cercando di costruire qualcosa. Ovunque.
Pensiamo che il primo dovere sia quello di ascoltare e capire l'emergenza per come si manifesta nei territori del SIN Valle del Sacco ed intervenire sulle cause manifeste, subito, con urgenza e impegnando in questa direzione tutti gli organi istituzionali competenti.

È inadeguata la risposta all’emergenza. Nel 2017 la dottoressa Teresa Petricca dell’Associazione Medici per l’Ambiente, in un comunicato stampa del 1° giugno ’17, ricordava «A chi ci accusa di allarmismo (…) vogliamo sottolineare che se in quattro giorni di visite ambulatoriali si ricevono tre pazienti con patologie tumorali, la media rispetto agli anni precedenti è sicuramente aumentata». Inoltre “Il Messaggero” del 17 Maggio 2017 riportava, la protesta del 5stelle Christian Bellincampi, che rivendicava il registro tumori regionale, proposto dai suoi ben 2 anni prima e se pur approvato all’unanimità (2015) no era in funzione, perché neppure erano impegnati i 100mila euro necessari anche se previsti in bilancio.

Questa grave situazione da cosa derivava e deriva? Il 4 novembre 2017 “anagnia.com” titolava «Fiume di veleni: un cocktail letale e cancerogeno inquina le acque del fiume Sacco; cianuro, piombo, cromo, cloroformio e pesticidi tra le sostanze rilevate dalle analisi dell'ARPA richieste dal sindaco di Sgurgola Antonio Corsi».

Ad oggi quanto è cambiata questa situazione? Non sembra che questa valutazione sia stata oggetto del Consiglio regionale straordinario del 20 febbraio scorso, mentre proseguono allarmi e proteste. Nel consiglio comunale di Ferentino non si risponde alle interrogazioni che chiedono un censimento preciso e veritiero degli scarichi industriali e residenziali totalmente abusivi. Su un diverso fronte, a Roccasecca l’emergenza ambientale, causata dalla discarica di Cerreto produce la contestazione dello stesso partito che governa la regione, il PD, che non intende partecipare alle primarie del suo congresso per manifestare il suo totale dissenso sul modo di affrontare il nemico “inquinamento”.

Non sappiamo che cosa Regione e Governo si diranno quando siederanno a quei tavoli previsti negli odg approvati. Sappiamo, però, che in ogni caso bisogna avere delle priorità uscendo da provvedimenti casuali o generici. Si tratta di priorità assolute.
Angelino Loffredi concludeva il suo articolo di qualche giorno addietro indicando un obiettivo preciso, trascurato o volutamente dimenticato o «comunque sottovalutato: l’area vicina al fiume riconosciuta come contaminata su cui esistono attività agricole e di allevamento. Non si può rimanere a guardare o girare la faccia da un’altra parte. È necessario al contrario intervenire».

Ora a parte i ritardi del Ministero dell’Ambiente denunciati dall’ing. Elisa Guerriero del coordinamento dei sindaci della Valle del Sacco sul «Continuare a spostare le decisioni sul SIN SACCO e le relative discussioni altrove, fuorché nell’unico posto deputato, nel MINISTERO, non fa altro che aggiungere confusione e creare inutili forme di esibizionismo», prendo in esame gli sbandierati 53 milioni di euro per la bonifica di otto siti in provincia di Frosinone (ex Olivieri, ex Vita Mayer, ex Europress, in territorio di Ceprano, ex discarica comunale di Via Anime Sante, ex BPD-Snia, in territorio di Ceccano, ex cartiera di Ferentino, discarica di via Lame Frosinone, ex Pil fiumee Saccoolveriera di Anagni). Neppure uno è in diretto rapporto con l’emergenza a cui facevo riferimento. È noto che queste aree inquinano ambienti e, per via indiretta, le acque che raggiungono. Oggi, però, è prevalente l'inquinamento per via diretta che avviene quando vengono riversate nei corsi d'acqua (fiume Sacco), sostanze inquinanti senza adeguati trattamenti di depurazione.
Non individuare questa priorità è procedere senza guida e senza una precisa strategia.

Prima di tutto bloccare gli sversamenti inquinanti e da qui far partire la bonifica. Il Consigliere regionale Mauro Buschini nel suo intervento magnificava le nuove tecnologie che si possono utilizzare per la fitodepurazione in grado di ottenere risultati in 3 anni soltanto, rispetto ai tempi lunghi dieci anni che occorrevano prima. Mi pare un motivo in più per iniziare subito senza accampare più le scuse dei tempi lunghi come fatto fino ad oggi per rinviare tutto.
Dobbiamo combattere contemporaneamente l’inquinamento dei terreni e quello atmosferico, ma se oggi non combattiamo subito quello delle acque, non faremo un passo in avanti, soprattutto in rapporto ai risultati possibili per la qualità salutare dei prodotti alimentari e per le azioni sanitarie di tipo preventivo e terapeutico.

Imperativo è recuperare una grave dimenticanza (?). La mancata individuazione rigorosa dei responsabili di sversamenti e d’inquinamento. L’Italia è già stata deferita dalla Corte di Giustizia Europea perché meno della metà degli scarichi vengono depurati. Il territorio, nostro, di cui stiamo parlando è fra questi?!

L’emergenza richiede un impegno eccezionale della Magistratura e un dispiegamento straordinario di forze dell’ordine per accertare e sanzionare severamente tutti gli abusi. Almeno questo lo dobbiamo a coloro che soffrono i danni dell’inquinamento ed a quelli che purtroppo ne soffriranno anche in futuro.

Il Ministro Costa ha riportato in capo al Ministero dell’Ambiente (decreto-legge dal Consiglio dei Ministri 2 luglio 2018) la diretta competenza su una serie di temi fra cui i processi di tutela dei corsi d’acqua e dei fiumi e nelle linee guida del suo Ministero chiedeva il rafforzamento delle misure previste nell’ordinamento per prevenire e reprimere i reati (riforma della legge 68/2015, in particolare, gli articoli 256 e 259 del Codice dell’Ambiente).
Possiamo sperare che Regione e Governo parleranno di come inasprire queste misure e di come applicarle immediatamente e quindi far partire la bonifica?

 

23 feb ‘19

 

 

 

 

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Il Comune di Frosinone ha discusso di inquinamento

PalazzoComunaleFrosinone 350 260di Daniele Riggi - Durante l'ultimo consiglio comunale la classe politica cittadina, forse per la prima volta nella sua storia recente, si è confrontata seriamente con il grave problema dell'inquinamento atmosferico a Frosinone. Grazie alla partecipazione dei Medici per l'Ambiente di Frosinone, è stato finalmente possibile, dal punto di vista scientifico, fare luce sulle gravi conseguenze che questo fenomeno ha per la salute dei cittadini frusinati.

I dati allarmanti forniti dai medici ci dicono che non abbiamo più alibi di alcun tipo: la salute dei cittadini sta peggiorando, quindi bisogna risolvere il prima possibile il problema polveri sottili. Per quanto rigurda l'opposizione, al di là degli aspetti scientifici, che tutto sommato ci hanno tristemente confermato le impressioni circa la pericolosità del fenomeno, ci interessava capire quale fosse l'atteggiamento dell'Amministrazione per il futuro e se l'ultimo consiglio comunale potesse diventare uno spartiacque, un anno zero da cui ripartire per cambiare l'inerzia storica della politica frusinate sul tema.

Ci è stato consegnato proprio ieri sera un dossier in cui sono elencate tutte le azioni che l'Amministrazione Ottaviani ha messo in campo, fatto importante perché finalmente abbiamo modo di capire cosa è stato fatto in questi anni e, conseguentemente, di tracciare anche un primo bilancio. Certamente, da quando i mass media ci ricordano tutti gli anni che siamo ai vertici delle classifiche nazionali sull'inquinamento, nella politica cittadina è cominciata a maturare una coscienza più forte sul problema e qualche primo passo, anche se molto timido, si è cominciato a vedere. L'opposizione ha ribadito la propria disponibilità ad avere un atteggiamento collaborativo e propositivo nei confronti di un problema molto grave e di non facile soluzione, che quindi necessiterà del contributo di tutta la classe politica cittadina.

Tuttavia, questa disponibilità non è incondizionata, lo può, però, diventare, nel momento in cui l'Ammnistrazione decida definitivamente di intraprendere scelte coraggiose e in netta controtendenza con il passato. In altre parole, bisogna avere il coraggio dell'impopolarità e non bisogna ripetere alcuni errori grossolani. Si possono autorizzare divieti sull'accensione dei fuochi, controlli sui gas di scarico, si posssono istituire domeniche ecologiche, divieti di circolazione e aree pedonali, si possono vietare l'uso delle biomasse e della legna da ardere o il riscaldamento di locali accessori. Va bene tutto, insomma, ma se a questi provvedimenti non si affiancano provvedimenti strutturali su traffico e mobilità, ad esempio, tutto il lavoro fatto rischia di diventare inutile.

Non bisogna dimenticare che in questi anni nella nostra città abbiamo chiuso strade invece di aprirle, non abbiamo aggiornato il piano urbano del traffico, abbiamo perso dei finanziamenti sulla costruzione di nuove arterie stradali di collegamento, non riusciamo a investire soldi sul sistema del trasporto pubblico locale, continuiamo a costruire e a cementificare senza avere una visione complessiva dello sviluppo della città, e, soprattutto, facciamo fatica a far rispettare ai cittadini le ordinanze contro l'inquinamento e l'abbandono dei rifiuti. L'Amministrazione deve ripartire da questi errori e porvi rimedio se vuole veramente risolvere il problema dell'inquinamento atmosferico della nostra città, altrimenti non ci sarà il tanto sperato cambio di passo che ieri sera ci siamo augurati tutti.

 

 

 

 

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di Ignazio Mazzoli - La priscarico acque 350 260 minmavera del 2017 è lontana insieme alle irresponsabili dichiarazioni della Ministra Beatrice Lorenzin a cui non risultava alcuna “crisi ambientale sulla Valle del Sacco” mentre chiedeva urgentemente la “realizzazione del registro dei tumori per fare indagini epidemiologiche serie e azioni di prevenzione”.
Come non apprezzare, perciò, che il Consiglio regionale del Lazio abbia dedicato, per se con molto ritardo, una seduta straordinaria “all’emergenza ambientale nella Valle del Sacco”? UNOeTRE.it ha seguito la discussione grazie alle registrazioni video e all’ottimo comunicato finale che l’Ufficio stampa del Consiglio regionale ha prontamente emesso appena terminata la seduta.

Che effetto produce una riunione che già per il titolo va apprezzata? Diciamo, per essere franchi, che lascia perplessi. Un’occasione non utilizzata compiutamente, in attesa di esiti che potrebbero arrivare, ma per ora non ci sono. Due ordini del giorno approvati e uno respinto non corrispondono a ciò che i cittadini della Valle del Sacco si sarebbero aspettati.

Astiosità reciproche fra maggioranza e opposizione hanno impedito un confronto costruttivo su contenuti di merito, anzi, questi, sono spesso oscurati al punto da non comprendere quali siano le proposte in campo. Infatti, nei due ordini del giorno si parla solo di programmare altre riunioni. I toni usati nel discutere hanno il sapore sgradevole del rimpallo propagandistico dimenticando chi ha governato prima. Basta rincorrere la perduta verginità, impossibile da ritrovare. Ridicola perdita di tempo.

Comunque, oggi non bisogna più lottare per affermare che c’è un’emergenza. Nessuno la nega. È un passo avanti. Ma che si può fare? La prima cosa è non perdere tempo, altrimenti che emergenza è? Viene da dire, chi deve governare governi e chi deve fare opposizione la faccia cercando di costruire qualcosa. Ovunque.
Pensiamo che il primo dovere sia quello di ascoltare e capire l'emergenza per come si manifesta nei territori del SIN Valle del Sacco ed intervenire sulle cause manifeste, subito, con urgenza e impegnando in questa direzione tutti gli organi istituzionali competenti.

È inadeguata la risposta all’emergenza. Nel 2017 la dottoressa Teresa Petricca dell’Associazione Medici per l’Ambiente, in un comunicato stampa del 1° giugno ’17, ricordava «A chi ci accusa di allarmismo (…) vogliamo sottolineare che se in quattro giorni di visite ambulatoriali si ricevono tre pazienti con patologie tumorali, la media rispetto agli anni precedenti è sicuramente aumentata». Inoltre “Il Messaggero” del 17 Maggio 2017 riportava, la protesta del 5stelle Christian Bellincampi, che rivendicava il registro tumori regionale, proposto dai suoi ben 2 anni prima e se pur approvato all’unanimità (2015) no era in funzione, perché neppure erano impegnati i 100mila euro necessari anche se previsti in bilancio.

Questa grave situazione da cosa derivava e deriva? Il 4 novembre 2017 “anagnia.com” titolava «Fiume di veleni: un cocktail letale e cancerogeno inquina le acque del fiume Sacco; cianuro, piombo, cromo, cloroformio e pesticidi tra le sostanze rilevate dalle analisi dell'ARPA richieste dal sindaco di Sgurgola Antonio Corsi».

Ad oggi quanto è cambiata questa situazione? Non sembra che questa valutazione sia stata oggetto del Consiglio regionale straordinario del 20 febbraio scorso, mentre proseguono allarmi e proteste. Nel consiglio comunale di Ferentino non si risponde alle interrogazioni che chiedono un censimento preciso e veritiero degli scarichi industriali e residenziali totalmente abusivi. Su un diverso fronte, a Roccasecca l’emergenza ambientale, causata dalla discarica di Cerreto produce la contestazione dello stesso partito che governa la regione, il PD, che non intende partecipare alle primarie del suo congresso per manifestare il suo totale dissenso sul modo di affrontare il nemico “inquinamento”.

Non sappiamo che cosa Regione e Governo si diranno quando siederanno a quei tavoli previsti negli odg approvati. Sappiamo, però, che in ogni caso bisogna avere delle priorità uscendo da provvedimenti casuali o generici. Si tratta di priorità assolute.
Angelino Loffredi concludeva il suo articolo di qualche giorno addietro indicando un obiettivo preciso, trascurato o volutamente dimenticato o «comunque sottovalutato: l’area vicina al fiume riconosciuta come contaminata su cui esistono attività agricole e di allevamento. Non si può rimanere a guardare o girare la faccia da un’altra parte. È necessario al contrario intervenire».il fiumee Sacco

Ora a parte i ritardi del Ministero dell’Ambiente denunciati dall’ing. Elisa Guerriero del coordinamento dei sindaci della Valle del Sacco sul «Continuare a spostare le decisioni sul SIN SACCO e le relative discussioni altrove, fuorché nell’unico posto deputato, nel MINISTERO, non fa altro che aggiungere confusione e creare inutili forme di esibizionismo», prendo in esame gli sbandierati 53 milioni di euro per la bonifica di otto siti in provincia di Frosinone (ex Olivieri, ex Vita Mayer, ex Europress, in territorio di Ceprano, ex discarica comunale di Via Anime Sante, ex BPD-Snia, in territorio di Ceccano, ex cartiera di Ferentino, discarica di via Lame Frosinone, ex Polveriera di Anagni). Neppure uno è in diretto rapporto con l’emergenza a cui facevo riferimento. È noto che queste aree inquinano ambienti e, per via indiretta, le acque che raggiungono. Oggi, però, è prevalente l'inquinamento per via diretta che avviene quando vengono riversate nei corsi d'acqua (fiume Sacco), sostanze inquinanti senza adeguati trattamenti di depurazione.
Non individuare questa priorità è procedere senza guida e senza una precisa strategia.

Prima di tutto bloccare gli sversamenti inquinanti e da qui far partire la bonifica. Il Consigliere regionale Mauro Buschini nel suo intervento magnificava le nuove tecnologie che si possono utilizzare per la fitodepurazione in grado di ottenere risultati in 3 anni soltanto, rispetto ai tempi lunghi dieci anni che occorrevano prima. Mi pare un motivo in più per iniziare subito senza accampare più le scuse dei tempi lunghi come fatto fino ad oggi per rinviare tutto.
Dobbiamo combattere contemporaneamente l’inquinamento dei terreni e quello atmosferico, ma se oggi non combattiamo subito quello delle acque, non faremo un passo in avanti, soprattutto in rapporto ai risultati possibili per la qualità salutare dei prodotti alimentari e per le azioni sanitarie di tipo preventivo e terapeutico.

Imperativo è recuperare una grave dimenticanza (?). La mancata individuazione rigorosa dei responsabili di sversamenti e d’inquinamento. L’Italia è già stata deferita dalla Corte di Giustizia Europea perché meno della metà degli scarichi vengono depurati. Il territorio, nostro, di cui stiamo parlando è fra questi?!

L’emergenza richiede un impegno eccezionale della Magistratura e un dispiegamento straordinario di forze dell’ordine per accertare e sanzionare severamente tutti gli abusi. Almeno questo lo dobbiamo a coloro che soffrono i danni dell’inquinamento ed a quelli che purtroppo ne soffriranno anche in futuro.

Il Ministro Costa ha riportato in capo al Ministero dell’Ambiente (decreto-legge dal Consiglio dei Ministri 2 luglio 2018) la diretta competenza su una serie di temi fra cui i processi di tutela dei corsi d’acqua e dei fiumi e nelle linee guida del suo Ministero chiedeva il rafforzamento delle misure previste nell’ordinamento per prevenire e reprimere i reati (riforma della legge 68/2015, in particolare, gli articoli 256 e 259 del Codice dell’Ambiente).
Possiamo sperare che Regione e Governo parleranno di come inasprire queste misure e di come applicarle immediatamente e quindi far partire la bonifica?

 

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Come non apprezzare, perciò, che il Consiglio regionale del Lazio abbia dedicato, per se con molto ritardo, una seduta straordinaria “all’emergenza ambientale nella Valle del Sacco”? UNOeTRE.it ha seguito la discussione grazie alle registrazioni video e all’ottimo comunicato finale che l’Ufficio stampa del Consiglio regionale ha prontamente emesso appena terminata la seduta.

Che effetto produce una riunione che già per il titolo va apprezzata? Diciamo, per essere franchi, che lascia perplessi. Un’occasione non utilizzata compiutamente, in attesa di esiti che potrebbero arrivare, ma per ora non ci sono. Due ordini del giorno approvati e uno respinto non corrispondono a ciò che i cittadini della Valle del Sacco si sarebbero aspettati.

Astiosità reciproche fra maggioranza e opposizione hanno impedito un confronto costruttivo su contenuti di merito, anzi, questi, sono spesso oscurati al punto da non comprendere quali siano le proposte in campo. Infatti, nei due ordini del giorno si parla solo di programmare altre riunioni. I toni usati nel discutere hanno il sapore sgradevole del rimpallo propagandistico dimenticando chi ha governato prima. Basta rincorrere la perduta verginità, impossibile da ritrovare. Ridicola perdita di tempo.

Comunque, oggi non bisogna più lottare per affermare che c’è un’emergenza. Nessuno la nega. È un passo avanti. Ma che si può fare? La prima cosa è non perdere tempo, altrimenti che emergenza è? Viene da dire, chi deve governare governi e chi deve fare opposizione la faccia cercando di costruire qualcosa. Ovunque.
Pensiamo che il primo dovere sia quello di ascoltare e capire l'emergenza per come si manifesta nei territori del SIN Valle del Sacco ed intervenire sulle cause manifeste, subito, con urgenza e impegnando in questa direzione tutti gli organi istituzionali competenti.

È inadeguata la risposta all’emergenza. Nel 2017 la dottoressa Teresa Petricca dell’Associazione Medici per l’Ambiente, in un comunicato stampa del 1° giugno ’17, ricordava «A chi ci accusa di allarmismo (…) vogliamo sottolineare che se in quattro giorni di visite ambulatoriali si ricevono tre pazienti con patologie tumorali, la media rispetto agli anni precedenti è sicuramente aumentata». Inoltre “Il Messaggero” del 17 Maggio 2017 riportava, la protesta del 5stelle Christian Bellincampi, che rivendicava il registro tumori regionale, proposto dai suoi ben 2 anni prima e se pur approvato all’unanimità (2015) no era in funzione, perché neppure erano impegnati i 100mila euro necessari anche se previsti in bilancio.

Questa grave situazione da cosa derivava e deriva? Il 4 novembre 2017 “anagnia.com” titolava «Fiume di veleni: un cocktail letale e cancerogeno inquina le acque del fiume Sacco; cianuro, piombo, cromo, cloroformio e pesticidi tra le sostanze rilevate dalle analisi dell'ARPA richieste dal sindaco di Sgurgola Antonio Corsi».

Ad oggi quanto è cambiata questa situazione? Non sembra che questa valutazione sia stata oggetto del Consiglio regionale straordinario del 20 febbraio scorso, mentre proseguono allarmi e proteste. Nel consiglio comunale di Ferentino non si risponde alle interrogazioni che chiedono un censimento preciso e veritiero degli scarichi industriali e residenziali totalmente abusivi. Su un diverso fronte, a Roccasecca l’emergenza ambientale, causata dalla discarica di Cerreto produce la contestazione dello stesso partito che governa la regione, il PD, che non intende partecipare alle primarie del suo congresso per manifestare il suo totale dissenso sul modo di affrontare il nemico “inquinamento”.

Non sappiamo che cosa Regione e Governo si diranno quando siederanno a quei tavoli previsti negli odg approvati. Sappiamo, però, che in ogni caso bisogna avere delle priorità uscendo da provvedimenti casuali o generici. Si tratta di priorità assolute.
Angelino Loffredi concludeva il suo articolo di qualche giorno addietro indicando un obiettivo preciso, trascurato o volutamente dimenticato o «comunque sottovalutato: l’area vicina al fiume riconosciuta come contaminata su cui esistono attività agricole e di allevamento. Non si può rimanere a guardare o girare la faccia da un’altra parte. È necessario al contrario intervenire».

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Il Ministro Costa ha riportato in capo al Ministero dell’Ambiente (decreto-legge dal Consiglio dei Ministri 2 luglio 2018) la diretta competenza su una serie di temi fra cui i processi di tutela dei corsi d’acqua e dei fiumi e nelle linee guida del suo Ministero chiedeva il rafforzamento delle misure previste nell’ordinamento per prevenire e reprimere i reati (riforma della legge 68/2015, in particolare, gli articoli 256 e 259 del Codice dell’Ambiente).
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Ferentino. Il Sindaco non risponde alle interrogazioni consiliari

Ferentino aula consigliaresemivuota 350 260Grave emergenza ambientale – Il Sindaco non risponde alle interrogazioni consiliari. Interessato formalmente il Prefetto di Frosinone
°°°°°°°°°

Maurizio Berretta Capogruppo della Lega: “ Ho formalmente interessato S.E. Ignazio Portelli, Prefetto di Frosinone, sulle gravi omissioni, delle mancate risposte alle interrogazioni dei consiglieri comunali, da parte del Sindaco Antonio Pompeo e del Presidente del Consiglio comunale. Il 14 Dicembre 2018, ho presentato un’interrogazione a risposta scritta ed urgente (10 giorni), cosi’ come previsto dal regolamento di consiglio comunale, per conoscere i provvedimenti adottati dal Comune di Ferentino sui casi di “sversamento nel torrente Alabro e fiume Sacco”, nel particolare se si era intervenuti nel riscontrare eventuali scarichi abusivi su territorio comunale e di conoscere invece, quanti sono gli scarichi regolarmente autorizzati.

A distanza di ben oltre 2 mesi, ho ricevuto solo silenzio e null’altro. Eppure nelle 2 sedute di Consiglio comunale del 18/12/2018 e 30/01/2019 ho sollecitato piu’ volte la risposta all’interrogazione. Non e’ cosi’ che si puo’ amministrare una Citta’, la mancata risposta alle interrogazioni dei Consiglieri e’ da interpretare a tutti gli effetti, come una mancata risposta alla Cittadinanza tutta, poiche’ l’Amministrazione e’ tenuta a riscontrare tali istanzmaurizioberretta 350e, non solo per questioni di correttezza istituzionale, nonche’ di elementare buona educazione, ma per chiarire le linee di indirizzo del Governo cittadino ed orientare cosi’ al meglio le azioni dei consiglieri. Pretendo a questo punto un dettagliato riscontro, sui provvedimenti o meno, adottati dal Comune sulla grave emergenza ambientale, i relativi atti deliberativi, e soprattutto il censimento degli scarichi industriali, e se non ne e’ in possesso, il Comune deve acquisirlo presso il Consorzio Industriale – Asi (competente), oltre ai residenziali, altresi’ se ha riscontrato direttamente con i propri organi interni scarichi totalmente abusivi.

Ho voluto interessare sono la Prefettura e non anche la Procura di Frosinone, seppur il comportamento omissivo viola l’articolo 43 della 267/2000, e si integra nel reato di omissione di atti d’ufficio (art.328 c.p.), confidando in un riscontro anche fuori dai termini di legge, seppur ampiamente scaduti, ma spero vivamente che questa Giunta comunale prenda coscienza che la grave emergenza ambientale del Sacco, ha bisogna di una task force senza precedenti, e’ ora che il nostro comune ponga la tematica tra le priorita’ assolute delle azioni di governo cittadino, non esistono solo feste e sagre o sorrisi alla stampa, ma sopra ogni cosa, la tutela dell’ambiente e della salute. Mi auguro che SE il Prefetto, intervenga quanto prima per garantire il rispetto dei diritti dei Consiglieri comunali nell’esercizio delle proprie funzioni”.

 

 

 

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Il SIN è un “animale vivente”

S.Maria a fiume 390 260 mindi Elisa Guerriero, Ing. ambientale e Assessora all'ambiente del comune di Ceprano - Parlare di ambiente nella Valle del Sacco è un compito oneroso e complesso al tempo stesso perché si sommano nello stesso territorio una moltitudine di componenti, il cui esame, singolarmente, sarebbe oneroso, perciò nella duplice veste di amministratore e ing ambientale, preferisco focalizzare il mio intervento su cosa è oggi il SIN Bacino del Fiume Sacco e su cosa è stato fatto.

Oggi il SIN è un “animale vivente” ben diverso da quello inizialmente messo in evidenza dal fenomeno delle mucche nel 2005 e da quello differisce non solo per la volumetria - ben più ampia - ma anche per le tipologie di contaminazioni presenti, non legate solo al lindano e ai suoi isomeri e alle sostanze trovate nel latte di Gavignano.

Il decreto con cui il MATTM (Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare) ha istituito il nuovo SIN Bacino del Fiume Sacco va da Colleferro a Ceprano, ma sappiamo benissimo che le matrici contaminate vanno ben oltre il definito perimetro: le acque di certo non si fermano a Ceprano, così come l’aria, matrice ambientale ovviamente non inclusa nella trattazione da parte del MATTM, ma con la quale questo territorio, in maniera abbastanza diffusa, deve fare i conti. Nella riunione tenutasi il 20 dicembre con i funzionari tecnici del Ministero dell’Ambiente abbiamo richiesto di poter vedere l’accordo di programma quadro prima che lo stesso venga sottoscritto perché è necessario che, in qualità di amministratori che viviamo questo territorio da vicino e con consapevolezza, poterci esprimere nel merito e non subire un procedimento che potrebbe non essere adatto alla nostra Valle.

Inoltre nel clima di leale collaborazione che vige tra gli enti, siamo in attesa che il MATTM ci dia informazioni in merito all’APQ (Accordo di programma quadro) richiesto anche formalmente qualche settimana fa e siamo in attesa che si esprima sulla procedura per i piccoli interventi edilizi in zona SIN: con alcuni comuni abbiamo sottoscritto e inviato una proposta a fine dicembre, ma ancora non abbiamo alcuna notizia in merito. E’ necessario, infatti, che si proceda in maniera coordinata e condivisa anche nel merito dei piccoli interventi che devono effettuarsi in tali aree, altrimenti si rischia solo di creare confusione e di rimanere inermi.

Ad oltre 13 anni dal primo episodio delle mucche morte, oggi il Sin è un’area molto più eterogenea che ha sul proprio territorio tanto le contaminazioni storiche derivanti dal lindano, quanto quelle procurate dagli sversamenti illeciti e dalla sepoltura di ogni tipo di contaminanti nei suoli. Ma dobbiamo trasformare le criticità derivanti dall’avere un territorio così contaminato in punti di forza: l’art. 252 del codice dell’ambiente, comma 2, rinnovando la necessità che gli accordi di programma debbano assicurare il coordinamento delle azioni per determinare i tempi, le modalità, il finanziamento e in particolare l'individuazione degli interventi di riconversione industriale e di sviluppo economico produttivo anche attraverso studi e ricerche appositamente condotti da università ed enti di ricerca specializzati, consente, in aree come la nostra, la possibilità di interventi di formazione, riqualificazione e aggiornamento delle competenze dei lavoratori degli impianti dismessi da reimpiegare nei lavori di bonifica previsti dai medesimi accordi di programma, mediante il ricorso a fondi preliminarmente individuati a livello nazionale e regionale.

E questo chiederemo per il nostro territorio: la riqualificazione del personale in mobilità o che ha perso il lavoro attraverso i lavori di bonifica che si renderanno necessari. Negli ultimi 4 anni e mezzo molte delle amministrazioni della Valle del Sacco si sono unite nel coordinamento dei sindaci della Valle del Sacco che, nonostante evidenti divisioni politiche, ha portato avanti unitariamente un grande lavoro sull’ambiente: ovviamente non si possono imporre le partecipazioni o le adesioni a coloro che non credono in tali strumenti, ma, come accade anche nel mondo delle associazioni, in alcune aree del territorio la popolazione è più attenta e pronta a determinate battaglie ambientali, altrove lo sono meno e, come gli amministratori, bisogna spronarli ad unirsi al nostro fianco con ogni mezzo. Siamo tutti sullo stesso fronte: l’ambiente è la priorità per me come amministratore e per voi come cittadini.

 

 

 

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Frosinone, Ceccano, Anagni, un grande progetto politico per sconfiggere l’inquinamento

S.Maria a fiume 390 260 mindi Pietro Alviti, Professore Vice Preside del Liceo Scientifico di Ceccano  - La schiuma e la puzza colpiscono i nostri sensi e subito ci ribelliamo, scriviamo, contestiamo, chiediamo interventi. Purtroppo però quella che, abbandonato lo splendido nome geografico di Valle Latina, ormai è chiamata Valle del Sacco, aggiunge a tali inquinanti avvertibili, tante altre terribili sostanze che sono state sparse in tutto i territorio soprattutto per l’incapacità della politica di controllare e gestire il territorio. I comuni sembrano essere gli uni contro gli altri, come se non respirassimo la stessa aria, non fossimo tutti esposti al lindano, non vedessimo tutti la schiuma che compare sui corsi d’acqua.

Dovremmo imparare dalla storia che troppo spesso dimentichiamo. Alla fine degli anni 80 la parte bassa di Ceccano era ossessionata da un puzzo indicibile, in confronto del quale gli effluvi attuali sembrano profumi. Era sufficiente avvicinarsi a Piazza Berardi per essere presi alla gola da una sensazione di mancanza di respiro, con la meraviglia di vedere gli abitanti della zona che ci convivevano per assuefazione. Ebbene in quei mesi nacque un movimento di opinione, forte dell’alleanza di tutti gli schieramenti politici che portò ad un interessamento diretto del governo con l’approvazione di un grande progetto di disinquinamento del fiume Sacco: 5 depuratori, da Colleferro a Ceccano, affidati alla Termomeccanica di Genova.

Il progetto partì con grandi ambizioni: i depuratori avrebbero restituito al Sacco acqua potabile. Se ne costruì uno soltanto e non completamente, quello di Ceccano. Gli altri 4 bloccati dalla burocrazia e dal disinteresse delle popolazioni che vivevano apparantemente lontano dal fiume. Si svegliarono vent’anni dopo con le mucchie avvelenate nei campi. Proprio da questa storia dobbiamo capire che non è possibile lottare contro l’inquinamento se le comunità e le forze non si uniscono a cominciare da una grande mobilitazione contro le polveri sottili. Non possiamo combattere le condizioni meteo e l’assenza di vento ma possiamo abbattere fortemente la produzione di pm10 derivante dagli impianti di riscaldamento, la grande maggioranza dei quali alimentati da legna e da pellet. Eppure la nostra valle è completamente metanizzata: il gas naturale arriva dappertutto o quasi ed invece le famiglie si scaldano con la legna perché è più economica.

Ecco la funzione della politica: una grande rivendicazione dello stato di emergenza da polveri sottili, per tutte le conseguenze che hanno sui costi del sistema sanitario e sulla salute dei cittadini, e perciò la richiesta di un forte abbassamento delle accise sul metano per ridurne drasticamente il costo e renderlo più conveniente rispetto alla legna e al pellet; incentivi ulteriori per l’installazione di energie rinnovabili, convenzioni con le banche per il prestito delle somme necessariie a tassi convenienti; ed anche installazione controllata di filtri per le canne fumarie dei camini. Si tratta di una grande operazione politica che avrebbe immediati effetti benefici sull’aria che respiriamo ma regione, provincia e comuni devono essere un unico fronte compatto.

 

questo brano è pubblicato anche su =  https://pietroalviti.com/2019/01/27/frosinone-ceccano-anagni-un-grande-progetto-politico-per-sconfiggere-linquinamento/

 

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La progressiva crescita delle più recenti mobilitazioni

S.Maria a fiume 390 260 mindi Antonella Spagnoli, Segretaria Prc Ceccano - Sulle problematiche ambientali se ne sta parlando da così tanto che rischio d’essere noiosa non solo nel ripetere argomentazioni da tempo note, ma anche nel fare critiche ad un sistema di potere che sta implodendo.

Le più recenti mobilitazioni dei cittadini, che hanno dato vita a diverse iniziative dalla manifestazione spontanea contro le esalazioni nauseabondi del depuratore ASI, gli Stati Generali dell’Ambiente e la manifestazione del primo Dicembre, hanno avuto una progressiva crescita, fino ad arrivare all’ attuale visibilità del movimento ambientalista a seguito della comparsa della schiuma sul fiume Sacco. Queste pongono, a chiunque vuole avere un ruolo nella battaglia per il risanamento della Valle del Sacco, la questione del recuperare la distanza forte che esiste, ed è innegabile, tra movimenti ambientalisti e istituzioni di cui le organizzazioni politiche sono inevitabilmente parte.

Per tentare una via si potrebbe, come stiamo facendo, interrogarci sulle iniziative da intraprendere ma è necessario che proprio le istituzioni e i partiti dentro e fuori di esse riconoscano la necessità di assumere decisamente un atteggiamento più umile e cominciare per davvero a confrontarsi con le richieste, gli argomenti ma anche il dolore e le paure che vengono dalla gente.

Per fare un esempio: bene ha fatto la Muroni ad inserire nella interrogazione parlamentare la richiesta di una moratoria per assicurare una industrializzazione compatibile con l ambiente ma è altrettanto vero che non può essere questo l’unico punto di partenza.
Deve semmai costituire una meta da raggiungere! ascoltando i movimenti ambientalisti che nel processo di recupero ambientale non possono e non devono avere solo una funzione consultiva.

Il Comitato Interprovinciale dell’ Ambiente e Salute della Valle del Sacco e Bassa Valle del Liri e la Task Force Allerta Fiume Sacco stanno indicando la strada da percorrere: sollecitare la riapertura della vertenza valle del sacco per ottenere immediato utilizzo dei fondi che per diverse motivazioni fanno tutti riferimento alle aree da bonificare.
Rinviare tale riapertura fa aggravare il sentimento di sfiducia e la rabbia dei cittadini, aumenta concretamente il pericolo di “dissolvimento illegale” dei fondi e rischia di rendere inattivi quegli stessi movimenti ambientalisti che hanno, e dobbiamo riconoscere, ridato per esempio, vita e senso all’ accordo dei sindaci con la riperimetrazione delle aree di bonifica ora previste dal SIN.

Detto questo sarà anche più chiaro quello che sto per dire.

La sinistra, che a Frosinone vuole parlare di ambientalismo con gli ambientalisti, deve discutere sul come riattivare le relazioni con il popolo vero, i cittadini che sono senza sanità, spesso disoccupati, sempre più avvelenati dal traffico e dalle polveri sottili prodotte dalle raffinerie che nel capoluogo sono fin dentro la cintura urbana e soprattutto ora che anche tra gli industriali, dopo aver spolpato l’osso, si sta facendo strada, la convinzione che il modello di sviluppo prodotto dalla Cassa per il Mezzogiorno è fallito, sarebbe il caso di avviare una seria riflessione sugli strumenti di analisi che abbiamo e con i territori rielaborare proposte ed indicazioni per lo sviluppo che non può ripercorrere vecchie strade puntando al Prodotto Interno Lordo ma orientarci verso il Benessere Equo Sostenibile.

Riattivare dunque relazioni per un confronto vero e relazioni con quanti ancora sono attivi per sollecitare il mantenimento degli impegni per il recupero ambientale della valle del Sacco.

Forse non ci piacciono gli attuali leader dei comitati che sono nati negli ultimi anni e qualcuno nelle ultime settimane?
Forse abbiamo ragione ma per andare avanti dobbiamo dirci quanta responsabilità ha la sinistra nell’aver anteposto ragioni personali ad ogni possibile confronto e lacerato quel tessuto connettivo che poteva invece far crescere un dibattito, competenze e leader all’altezza degli impegni che una lotta complicata e di lunga durata richiedeva.

All’inizio ho fatto riferimento ad un sistema di potere che sta implodendo perché sono convinta che in questa fase in questa provincia, l’intero gruppo dirigente, in tutte le sue articolazioni politiche, individuali e collettive (leader e partiti), si stanno facendo le prove generali per riorientare filosofie e visioni per darsi una nuova immagine e per accedere a quelle risorse che solo l’Europa può ancora garantire.
Hanno bisogno, i partiti ed i leader, di quelle risorse per ricostituire un potere politico ed il controllo del territorio che gli si sta sciogliendo sotto i piedi.

Se perdiamo ancora una volta il rapporto con la realtà ci ritroveremo con un sistema sociale governato dagli stessi soggetti che lo hanno messo in crisi con le loro scelte. E, l’implosione dovuta allo scontro tra il vecchio ed il nuovo farà solo vittime collaterali, gli ultimi, i deboli ed i senza potere.

Queste le questioni che la sinistra non può esimersi di affrontare se vuole avere un ruolo in questa provincia.

Mi rendo conto che con questi presupposti chiamare all’unità può alimentare diffidenze e riproporre protagonismi antagonisti. Ma a dire il vero sono personalmente disgustata di tanto infantilismo ancora presente. Se vogliamo essere all’altezza dei tempi potremmo, a partire da questa occasione, evitare di giocare allo sgambetto per superare in curva e brillare solo di vecchie meschinerie. Non dimentichiamo mai, cioè ogni giorno, che viviamo nel presente e che nel presente dobbiamo essere in grado di prefigurare il futuro che penso come voi debba essere di fratellanza, fiducia e condivisione.

 

 

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Inquinamento: nel corso degli anni, poco si è fatto

S.Maria a fiume 390 260 minIntervento di Emanuela Piroli, medico, letto da Valentino Bettinelli - Ringrazio gli organizzatori per l’invito. Purtroppo gli impegni di lavoro mi trattengono fuori da Ceccano. L’inquinamento della Valle del Sacco, è una brutta realtà, che investe da decenni il nostro territorio. La nostra città è tra le più colpite in quanto attraversata per intero dal corso del fiume. E i drammatici episodi , più recenti, le “schiumate”, che hanno fatto il giro d’Italia con una risonanza mediatica grandissima, sono stati la punta dell’iceberg, scatenando una mobilitazione massiva della società civile, preoccupata per la propria salute. Preoccupazione lecita, in quanto è scientificamente provata la correlazione tra inquinamento ambientale e aumento del rischio di sviluppare malattie.

Senza colpevolizzare l’uno o l’altro, non siamo qui per questo, è chiaro però, che nel corso degli anni, poco si è fatto in merito, forse per scarsa consapevolezza o superficialità. Ora non si può più aspettare, e va bene l’azione collettiva dei cittadini, ma non basta, è compito delle istituzioni tutte e dei vari attori coinvolti, agire per limitare i danni.
Purtroppo non è facile fare una correlazione diretta tra determinati agenti inquinanti e patologia, c’è un problema metodologico, perché la maggior parte delle malattie, comprese quelle oncologiche, hanno una eziopatogenesi multifattoriale, sono tante le cause che possono concorrere, molti i fattori di rischio dimostrati. Ogni volta che emerge una relazione sulla popolazione generale, bisogna verificare la presenza di eventuali altri fattori confondenti (come il fumo e le altre abitudini di vita, l'alimentazione e persino le caratteristiche genetiche di una certa popolazione) che a loro volta possono essere all'origine, ad esempio, di un aumento dei casi di cancro e quindi rendere difficile la lettura dei dati sia a livello di gruppo che di singolo.

Una cosa però è certa: l’inquinamento è molto dannoso per la salute, come dimostrano i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS).
Alcuni agenti inquinanti possono alterare e condizionare l’espressione di alcuni geni, favorendo appunto lo sviluppo di patologie. Malattie in primis oncologiche, ma anche metaboliche ed endocrinologiche. Se poi consideriamo, oltre all’inquinamento del fiume, anche quello dell’aria, altro nostro dramma, allora entrano in gioco anche le patologie polmonari e cardiologiche. Lungi da me fare allarmismo, mai mi azzarderei a sparare cifre a caso, in quanto attualmente non abbiamo a disposizione studi epidemiologici completi in merito, ma chiaramente la percezione nel nostro territorio dell’aumento di alcune di esse, in particolare alcune forme di tumore e della loro precoce comparsa, in soggetti molto giovani, c’è ed è forte. Un dato più preciso riguarda i tumori infantili e i linfomi, già in uno studio del 2013 e successivamente del 2016, si è riscontrata la percentuale più alta della Regione Lazio, nella nostra valle.

Per essere più precisi, l’esposizione a sostanze nocive può avvenire in tre modi: per via cutanea, per ingestione e per inalazione. Una volta che l’organismo entra in contatto con questo tipo di sostanze si possono avere diverse reazioni: in alcuni casi ci può essere l’attività cancerogena diretta nell’organo bersaglio che ha assorbito la sostanza, con azione sul DNA cellulare, quindi sull’espressione genica; in altri casi, l’assorbimento prevede, attraverso il metabolismo, la generazione di altre sostanze tossiche nell’organismo; possono attivarsi dei meccanismi spontanei che causano la morte cellulare delle cellule trasformate; infine, anche lo stato infiammatorio provocato in alcuni organi da certe sostanze inquinanti, può avere un ruolo nella comparsa dei tumori.

A partire da queste evidenze, è necessario pianificare un’azione a più livelli:
- Bonifica. La Valle del Sacco è un SIN, cioè un sito di interesse nazionale. Ciò prevede fondi mirati per la bonifica, che non riporterà la situazione alla completa normalità, ma è necessaria per ristabilire un certo equilibrio. Bisogna avvalersi di tecnologie avanzate, richiederà tempo, ma al momento è tutto fermo.
- Sistemi di depurazione. Corretto funzionamento del depuratore di Ceccano. Attivazione del depuratore di Anagni.
- Controllo continuo degli scarichi aziendali. Al fine di identificare eventuali illeciti e garantire solo gli scarichi consentiti e depurabili.
- Registro tumori. Lo cito alla fine, ma non perché di minore importanza. E’ uno strumento indispensabile per valutare l’associazione tra inquinamento ambientale e patologia tumorale, consente di avere una idea più chiara della situazione e di intervenire con programmi di prevenzione più mirati. L’obiettivo è quello di “disporre di informazioni di alto valore sia clinico sia epidemiologico a livello individuale e di popolazione”. Il registro tumori della Regione Lazio è stato istituito nel 2015 e il suo regolamento approvato il 21 novembre 2017. La nostra provincia è in netto ritardo con la raccolta e la comunicazione dei dati, necessario attivarsi in merito.

Rinnovo i ringraziamenti agli organizzatori per aver dato spazio almio contributo, senz’altro parziale, ma che spero sia utile a stimolare degli approfondimenti. Auguro a tutti voi buon lavoro, nella speranza che si possano unire le forze per il bene unico della comunità intera.

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Chi ha competenze o coscienza, solleciti, spinga, denunci

S.Maria a fiume 390 260 mindi MaurizioProietto, già Sindaco di Serrone, coordinatore di LeU - area nord frusinate - UNOeTRE.it ha organizzato un momento di discussione e approfondimento pieno di competenze, spunti politici, amministrativi, spinte alla ricerca di nuovi equilibri e soluzioni condivise. Un grazie a Padre Antonio Mannara, che gentilmente ci ha ospitato nella sala parrocchiale di Santa Maria al Fiume.

SIN Valle del Sacco: Dobbiamo partire necessariamente, per inquadrare un argomento di questa complessità, dal fatto che anzitutto le leggi in tema ambientale, pur con le carenze evidenziate, assegnano compiti e responsabilità precise a cittadini, enti, imprese, amministratori ai vari livelli, e alla magistratura inquirente.
In questa ottica ogni azione per stimolare soluzioni è benvenuta, ma la risposta non può essere: In attesa di.. 

Se chi di dovere non agisce, chi ne ha competenze o coscienza, solleciti, spinga, denunci.
I vuoti non sono ammessi e si rischia l'oblio senza azioni impattanti o attendiste, o peggio, tendenti a minimizzare le problematiche per salvaguardare equilibri politici, o amministrativi o i potenti di turno.

Questo vale a maggior ragione per i due temi scaturiti dalla discussione principale, vale dunque per le politiche ambientali e per quelle sanitarie nei loro risvolti comunali, provinciali, regionali e nazionali.
Ognuno deve fare la sua parte!
La mancata istituzione del registro dei tumori e le politiche sanitarie seguite nel corso degli ultimi anni nella nostra provincia gridano vendetta.

Per essere sintetico e condividendo buona parte delle proposte fatte, ritengo sia da integrarle nella mozione presentata dall' On. Rossella Muroni parlamentare di LeU. A quanto diceva Mazzoli, aggiungerei il fatto che lungo le rive del fiume a partire da Valmontone, Colleferro, Anagni fino al sud della valle si continua a coltivare il terreno. Che fine fanno queste produzioni agricole?
Questa e' una situazione da gestire con effetto immediato, ovviamente tenendo conto anche delle imprese agricole che vi operano e dei loro indispensabili ristorni.

Per essere operativi e sollecitare la sede appropriata, è il parlamento, dove discutere e integrare la MOZIONE MURONI trasformandola in un ambizioso progetto di risanamento, riqualificazione e sviluppo della valle del Sacco e dell'intera provincia di Frosinone, supportandola con l'insieme di proposte e coinvolgimento di tutti gli attori in campo e soprattutto con una visione d'insieme e un cronoprogramma di azioni e politiche di breve, medio e lungo periodo. Attingere a risorse regionali, nazionali ed Europee, soprattutto perché ci sarà bisogno di ingenti investimenti e la cifra oggi messa a disposizione per il SIN valle del Sacco basterà per il piano di caratterizzazione e poche urgenze annesse.

La mozione ha il compito di far discutere, ma deve essere lo spunto su cui convogliare proposte e integrazioni, soprattutto a partire dai parlamentari delle nostre terre oggi assenti, ma vanno coinvolti appieno. Per queste cose occorre fare massa critica con il contributo di tutti, cittadini, associazioni e partiti senza escludere nessuno.
Ci sono sfide epocali oggi nell'intero pianeta, ma alla base di tutto c'è quanto scaturito a Davos nei giorni scorsi: poche decine di persone nel mondo posseggono quanto il 95 percento della popolazione mondiale e la ricchezza ha ancora la tendenza a concentrarsi.

Occorre costruire un nuovo modello di sviluppo, stabilire dove vanno messe le risorse e qui la questione si intreccia con l' incontro di oggi. Concordo con quanto detto da Roberto Rosso dei movimenti "Retuvasa" e "Rifiutiamoli", occorre ricostruire dal basso il nostro futuro senza deleghe in bianco per nessuno, dobbiamo riappropriarci del nostro futuro .
In questa ottica è importante coinvolgere sempre di più i cittadini, fare iniziative di questo genere per raggiungere lo scopo.
Lo dobbiamo a noi stessi e a quanti rappresentiamo, ma soprattutto lo dobbiamo alle future generazioni.

 

 

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