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'Lampi di verità'

Copertina Lampi di Verità 350 mindi Nadeia De Gasperis - Lampi di verità* incrociano lampi di bellezza in un abbacinante abbraccio, che bacia le stelle ad occhi chiusi e cristallizza i sogni dell’umanità come fruscio di silenzio.
“La bellezza salverà il mondo”, ci fa sapere il principe Myskin di Dostoevskij, o almeno, ci rammenta il poeta, salverà quell’istante, quella porzione di aria, quel frammento di vita, di cui ci prenderemo cura, sia anche solo per il tempo che dura.
Lampi di verità infiammano la carta straccia che mistifica le storie “sepolte” di una madre, quella patria, che relegata a un purgatorio terreno resiste al giogo del progresso che tenta di umiliarla.
Lampi di verità infiammano morti luminose che rinsaviscono la vita, , quel popolo di poeti “donchisciotteschi e duri” , indomiti cavalieri senza macchia e senza paura, grandine di sogno, sorrisi, follia, sapienza.
Ah, la follia, quel luogo così accogliente e ostile, dove la ragione e la stoltezza ammiccano l’un l’altra. “voi mi odiate, io per dispetto vi amo tutti” scrive un internato di manicomio sul muro del pregiudizio.
Muri, muri di gomma, muri che separano, muri che respingono. Sopravviveremo ai muri e ai veti della mediocrità e dell’impuro vivere, lo faremo costruendo case, ponti, idee, libri, in un baleno di verità.
Ci sono tracce di vite invisibili che sono “vere presenze, percorrono cammini, indicandoci la strada della verità, illuminata da ”lampi di creatività”. Chè è meglio bruciare in un lampo che spegnersi poco a poco, praticare la libertà, come principio di partecipazione.
E intanto sulla soglia della Tabaccheria di Pessoa, un uomo sa di non essere niente e di avere in se tutti i sogni del mondo, e quando le certezze affondano ventimilaleghesottoilmare, dagli abissi, qualcuno, implora di non disperare, è un marinaio del Kursk che sa di stare per morire per una verità che non verrà mai a galla.
Rispondono sirene armene, che hanno dato gusto e piacere a torturatori senza limiti , donne amate dell’Armenia violentata, perché si vive per donare, quel poco di amore che ci rimane. Perché siamo semi, che diventeranno alberi, se solo qualcuno pianterà un sogno dentro un sogno.
Lampi di verità, illuminano labirinti d’amore di luce di assenza, proprio quando credevamo di essere giunti alla fine e invece, eravamo solo all’inizio della ricerca. “avevamo bisogno della stessa cosa che ci occorreva quando avevamo incominciato a cercare” discorreva il Socrate di Platone. In un lampo di verità, le belle persone, quelle che osano sempre e sanno dire, amare, agire, e come bambini conservano sassi per i giorni migliori, da far saltare più e più volte sul pelo dell’acqua, come uno specchio che rifletta la nostra essenza più autentica. Giocano a rimbalzella col futuro, al cospetto delle stelle.
Verranno lampi di verità, a indicarci i percorsi di verità e finalmente scriveremo per stipulare l’armistizio che sancisca la pace del cuore.
Ci leccheremo le ferite, mettendo fine alle ostilità di silenzi e solitudine, con la ardente disperata passione di essere nel mondo.

 

*"Lampi di Verità", libro di Donato Di Poce, poeta e critico d'arte. Nato a Sora, vive a Milano.

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'Sulle Labbra del Tempo'

sulle labbra del tempo 350 260min mindi Diego Protani - E' appena uscito il libro Sulle Labbra del Tempo - Area tra musica gesti ed immagini di Protani Diego e Viviana Vacca edito dalla Lfa Publisher.

Un libro che affronta il decennio degli anni 70 nelle varie sfaccettature. Gli anni 70 sono stati il decennio artisticamente più prolifico del secolo scorso. Per questo nel saggio si parte da un gruppo rock simbolo del decennio, ovvero gli "Area" di Demetrio Stratos, per affrontar tutto il periodo musicale artistico e teatrale. Ma gli anni 70 sono stati anche il periodo più buio socialmente e politicamente del dopoguerra e anche l'arte si intrecciava con la politica. Oltre 70 testimonianze di artisti, politici, intellettuali che raccontano il proprio punto di vista sugli anni 70 da Enrico Ruggeri, Steve Hackett a Enzo Moscato, da Daniele Ciprì a Lino Vairetti ed Enzo Vita. Nel volume sono incluse le foto di Tano D'Amico ed i disegni di Pablo Echaurren per Lotta Continua. Prefazione di Fabrizio Fariselli.

Per l'occasione abbiamo intervistato la prof.ssa Viviana Vacca:

Come nasce il libro e da dove trae ispirazione il titolo?

Nasce da un incontro, da un'esigenza condivisa: entrambi pensavamo che si potesse dare un'altra lettura, da un altro punto di vista di un periodo storico culturale importante. Nel titolo si riflette la volontà di raccontare la musica attraverso le storie delle persone e le immagini.

Il progressive italiano è apprezzato ancora oggi, specialmente in Asia. Perchè questa riscoperta?

Non si tratta di una riscoperta alla fine...nessuno voleva dar vita a richiami nostalgici. Nel progressive- alla stessa maniera del rock o del punk- vi è un pensiero alla base e quindi un mondo culturale da esplorare sempre.

Demetrio Stratos e la contaminazione: binomio inscindibile?

Assolutamente si. L’evento Stratos, come una meteora, ha illuminato con enorme forza una certa immagine della musica; anzi è la stessa voce a diventare la musica attraverso la contaminazione sperimentale di altri apporti artistici.

Dove è nata la sua passione per le canzoni di Claudio Lolli?

C’è in Claudio Lolli uno strato poetico così profondo che etichettarlo come “cantore del Movimento” sarebbe una forzatura semplicistica. Nelle canzoni di Lolli- questo, trovo potente- è tratteggiato un mondo, con una tavolozza di colori il cui carattere di novità mi stupisce sempre. E’ in fondo lo stesso sguardo che anima le immagini di Tano d’Amico.

Jean Luc Ponty ha rilasciato un'intervista nel volume, quanto è innovativo il suo sound?

Ponty è il pioniere dell’innovazione visto che ha sperimentato il violino nel jazz rock: penso a Mirage oppure agli esiti fantastici per Aria di Alan Sorrenti…ecco, vede, vi è uno stile, una postura di Ponty che crea un ritmo unico,

Quanto è importante il ruolo di Enzo Moscato nel teatro italiano?

Nella scena contemporanea Moscato è un evento, alla maniera di Stratos, l’inizio del teatro della trasgressione: la storia della sua formazione e il clima a Napoli nei primi anni 80- una scena profondamente rinnovata e vivace, penso a Ruccello, a Martone- sono perfettamente restituiti nelle sue opere, altrettanti lavori di sperimentazione su e con la lingua, nell’incontro rivoluzionario con il napoletano.

Nel volume ci sono oltre 70 interventi, interviste ecc... chi l'ha sorpresa di più ?

La cosa che più mi sorprende è che tutte le interviste sono delle vere e proprie conversazioni, altrettanti tasselli di una storia più lunga e più grande. Alcune mi sorprendono tanto- penso a Vincenzo Sparagna, a Luperini, a Tano e Pablo Echaurren- altre ancora mi commuovono- Salvo Vitale, Marco Boato, tutte poi mi toccano profondamente perché storie vissute.

Perchè ha deciso di dedicar il libro, tra gli altri, a Mauro Rostagno?

Quando venne ucciso- nel settembre del 1988- Mauro Rostagno aveva diverse vite alle spalle, tutte vissute intensamente. Adriano Sofri gli dedicò un testo il cui titolo mi colpisce ancora oggi con la sua forza “E reagì Mauro Rostagno sorridendo…”. Nella forza di questo sorriso vedo la più intensa delle sue vite, quella siciliana a Lipari, un’altra occasione di impegno e di attivismo coraggiosi. Mauro Rostagno è stato un grande sperimentatore la cui potenza teorica merita di essere conosciuta e riscoperta.

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Anagni. Contributi comunali per i libri scolastici

Anagni Palazzo della Ragione 350 260da Ufficio stampa del Sindaco di Anagni - Anche per l'anno scolastico 2017/2018 il Comune di Anagni prevede contributi per la fornitura gratuita, totale o parziale, dei libri di testo a favore delle famiglie meno abbienti. Il beneficio riguarda studenti che frequentano gli istituti secondaria di I e II grado, statali e paritari, appartenenti a nuclei familiari il cui Isee (Indicatore della situazione economica equivalente) non superi i 10.632,93 euro.

La domanda per ottenere i fondi deve essere presentata entro il 26 gennaio 2018 presso l'Ufficio Protocollo del Comune, utilizzando il modulo in distribuzione nell'Ufficio Pubblica Istruzione e disponibile anche sul sito istituzionale del Comune (www.comune.anagni.fr.it).

La richiesta deve essere firmata da uno dei genitori o dalla persona che esercita la potestà genitoriale, oppure dal beneficiario se maggiorenne.

Al modulo vanno allegati: la dichiarazione sostitutiva di certificazione di residenza e di frequenza (disponibile sul sito istituzionale); l'attestazione Isee; la documentazione fiscale delle spese sostenute per l'acquisto dei libri di testo; la copia del documento di identità, in corso di validità, del richiedente.
Ulteriori informazioni si possono acquisire sul sito istituzionale del Comune.

 
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'Il Serraglio' di Gennaro Rollo

Rollo 350 260di Diego Protani - Un romanzo che sta avendo molta attenzione e che pur essendo un esordio ha già riscosso molto successo: stiamo parlando de Il Serraglio scritto dal partenopeo Gennaro Rollo ed edito dalla Lfa Publisher di Lello Lucignano.

«Napoli 1949, la vedova di guerra Carmela Bene, impossibilitata dalla povertà, è costretta a mandare la sua prole al Real Albergo dei Poveri. Tra i quattro bambini, tre maschi e una femmina, ci sono Gaetano e Pasquale Cacciapuoti che, quasi coetanei, vengono messi nello stesso dormitorio. Per contrastare un gruppo di bulli che si fa chiamare i Vandali, i fratelli Cacciapuoti decidono di unirsi ad altri due bambini del loro dormitorio e di formare la banda dei Monelli».

C'è Molta attesa anche per la presentazione del libro nelle due date nel Lazio : il 25 novembre sarà alla Einaudi di Roma a via Lubicana ed a Latina il 30 Novembre presso la Feltrinelli.

 

Gennaro Rollo è nato a Napoli nel 1985, laureato in chimica e appassionato delle arti in genere. Scrive canzoni e suona la chitarra, si cimenta in racconti brevi (alcuni dei quali vincitori di premi letterari) ma predilige la struttura del romanzo. Ha scritto per MYGENERATIONWEB nella sezione attualità e spettacolo. Nel 2016 vince la VII edizione del Premio Nanà con Il Serraglio, suo romanzo d'esordio.

 
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Incontro a Latina con Roberto Saviano

Roberto Saviano 350 260di Paola Bucciarelli - Incontro con lo scrittore Roberto Saviano. 

Sabato scorso, nella libreria Feltrinelli di Latina, c’e stato l’incontro con lo scrittore Roberto Saviano.
Lo scrittore campano è in tour per promuovere il suo ultimo libro “Bacio feroce”.
Il nuovo romanzo è il sequel de “La paranza dei bambini”, descrive amaramente l’ascesa di giovanissimi criminali, una generazione appena nata e già perduta, che non crede nel diritto, nello Stato, nel bene, anzi, credono che la strada del male porterà sicuramente qualcosa.
L’unica cosa che conta sono i soldi, essere predatori e non prede. Non importa a questi ragazzi di morire giovani – alcuni non arrivano a 21 anni – quello che importa è prendersi tutto e subito, da qui il bacio feroce.
Io sono stata tra le persone che ha partecipato, in un primo momento solo per la grande stima che nutro per Roberto, ma mentre aspettavo in fila il mio turno, mi sono resa conto che una semplice firma copie, all'apparenza un'iniziativa commerciale, di marketing, è stata nella realtà un' iniziativa di buona socialità, un modo per far parlare le persone.
La libreria come luogo di cultura e socialità, cosa che in una città come Latina non è così scontata.
La fila per incontrare Saviano era lunga diversi metri: partiva dall’angolo della strada che incrocia la via dove è situata la caserma dei Carabinieri, e proseguiva, fin dentro la libreria a pochi passi dal tavolo dove era seduto lo scrittore circondato dalla sua scorta.
C’era tanta gente, di ogni età, giovani e vecchi, donne e uomini, chi adora Saviano per come scrive e chi per il suo impegno civile, tutti desiderosi comunque di ascoltarlo, a dimostrazione che le persone hanno voglia e bisogno di capire, comprendere i problemi complessi della nostra quotidianità.
Purtroppo, mentre ero in fila, mi sono accorta che molte persone capendo che non ci sarebbe stata una presentazione vera e propria del libro, di un dibattito con l’ autore, hanno desistito.

 

In realtà, nonostante la lunga attesa in fila e i controlli di sicurezza, mi sento di affermare che queste persone hanno perso una bell’occasione: si è parlato, a partire dai temi cari all’autore, di politica, di opportunità che il territorio offre, dei tanti problemi che affliggono il territorio locale, ma non solo, si è parlato della storia recente del Paese, di musica, di libri, insomma c’è stato un confronto di idee spontaneo e ampio.
Il tempo è volato, arriva il mio turno, vedo Roberto Saviano sorridere cordialmente davanti alle fotocamere, firmare copie e scambiare veloci battute con tutti. La mia testa è affollata dalle mille domande che vorrei fargli, ma so che non sarà possibile perché non c’è il tempo.
Negli scarsi cinque minuti passati assieme, però, ho visto nel suo sguardo e nelle sue parole l’interesse di un ragazzo che, compiendo una scelta, forse più grande di lui, ha voglia di condividere con le persone che ha davanti pensieri, parole, per cercare strade che trasformino le cose.
Vado via contenta per aver passato qualche ora, non solo diversa dai soliti sabati pomeriggi, ma che mi ha lasciato qualcosa su cui continuare a riflettere, lavorare, comunicare ad altri.
Mi auguro che ci sia il modo che Saviano torni a Latina per fare un vero e proprio dibattito con lui, per approfondire e confrontarsi e, allo stesso tempo, mi auguro che altre occasioni del genere si creino con tutti quei giornalisti come Paolo Borrometti, Giovanni Tizian che vivono sotto scorta per aver denunciato le attività illecite dei clan mafiosi; far sentire loro la solidarietà, il calore, la stima delle persone è l’ unico modo per ringraziarli del loro sacrificio.

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Il Segreto di Chopin

luciano varnadi ceriello 350 260Diego Protani intervista Luciano Varnadi Ceriello - E' in tutte le librerie "Il segredo di Chopin" il primo libro del cantautore Luciano Varnadi Ceriello edito da Armado Curcio Editore.

Abbiamo avuto un'intervista esclusiva dall'autore che in questi mesi sta girando tutta la penisola per presentar il suo romanzo.

Dopo vari cd, con ospiti prestigiosi, come mai sei passato alla letteratura?

Dopo cinque album da cantautore, il passaggio alla letteratura, è avvenuto in modo del tutto imprevisto. Il tutto è iniziato una notte di settembre del 2012, nella quale ho sognato Fryderyk Chopin che mi chiedeva di scrivere un testo che parlasse di sua madre. Tale testo, l’avrei dovuto comporre seguendo la melodia del suo secondo Notturno, l’Opera 9 N° 2 in Mi bemolle maggiore. Da quel momento, ho atteso diverso tempo prima di mettere penna su carta perché, come si potrà bene immaginare, la cosa la trovavo io per primo abbastanza strana ma, ogni qualvolta mi capitava di ascoltare la melodia di quel Notturno, le parole mi sbocciavano in testa da sole. Mi feci così “coraggio” e, una sera, scrissi il testo con corrispondenza sillabica sulle note di Chopin. Poi, col passare del tempo, ho elaborato i testi per tutti e 21 i Notturni, che ho inserito prima nell’Opera teatrale per soli, coro, orchestra e interpretazione coreutico-attoriale “Ho sognato Chopin” e poi nel romanzo “Il segreto di Chopin”.

Come nasce Il segreto di Chopin?

Il libro è il punto di arrivo di un percorso durato oltre tre anni, durante i quali in me è avvenuta una vera e propria rivoluzione copernicana del mio sentire musicale. Sono infatti passato dal rock alla musica classica.

Dovendo riassumere in poche righe il senso del tuo libro cosa diresti?

Il segreto di Chopin

“Il segreto di Chopin” è un viaggio senza tempo attraverso la musica dell’anima. Nel corso di una missione di devastazione e annichilimento di una nazione e di un popolo, Reinhard Friedmann, un alto ufficiale nazista scopre, per puro caso le lettere che Apollonia Dabrowski, la donna amata in segreto da Chopin, il suo unico e misterioso grande amore, scrisse ma non inviò mai al compositore polacco. Attraverso la lettura di questa corrispondenza segreta, il romanzo ripercorre la vita del musicista dalla nascita alla morte, intrecciandola con elementi di fantasia, che s’intersecano con i momenti reali della vita di Chopin e con dati storici e biografici del grande compositore.

Perchè hai scelto Juri Camisasca per la prefazione?

Juri Camisasca è l’artista che io stimo in assoluto da sempre. Ho conosciuto le sue canzoni quando avevo 18 anni e da allora ho seguito con grande interesse tutto il suo percorso artistico. E’ un uomo dal quale ho imparato tanto e, oggigiorno, ogni chiacchierata con lui è per me motivo di crescita sia personale, che spirituale. Quando ho terminato la stesura del romanzo gli ho proposto di leggerlo e, ascoltando il suo entusiasmo al termine della lettura, gli ho chiesto se gli avesse fatto piacere scrivermi le sue impressioni sul romanzo. Juri ha accettato di buon grado e mi ha regalato un cameo che ho inserito come prefazione al romanzo.

È faticoso fare il lavoro dello scrittore?

E’ un lavoro affascinante. Durante la stesura dell’Opera avviene nella mente un download costante dei pensieri e un meraviglioso soliloquio con la propria anima. A essere faticoso, è molto faticoso, ma la fatica è largamente compensata dalla gioia e dalla soddisfazione che si prova alla fine dell’intero lavoro.

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Un Capoluogo senza interesse per la storia sua e della comunità

Frosinone oggetti volsci 350 260 mindi Ivano Alteri - Nei giorni scorsi abbiamo pubblicato la notizia del Premio FiuggiStoria-Lazio Meridionale e dei vincitori della VIII edizione, conclusasi a Fiuggi il 23 settembre scorso. Ma in quell'occasione ci eravamo limitati alla nuda cronaca, registrando passivamente l'evento, senza alcun commento. Tuttavia, riteniamo che esso sia meritevole di qualche considerazione, vista l'importanza che potrebbe avere per la Ciociaria una siffatta iniziativa.

Come si ricorderà, il Premio è organizzato dalla Fondazione Giuseppe Levi Pelloni con sede a Roma (che, però, annovera tra le proprie articolazioni una biblioteca, ricca di ben 32.000 volumi, locata proprio a Fiuggi). Si tratta, quindi, di una iniziativa di privati cittadini organizzati, tra cui solo alcuni ciociari, che si preoccupano di far affiorare la storia della Ciociaria, in una terra che sembra non volerne avere una. L'unica presenza pubblica nel Premio consiste in un “patrocinio”, non oneroso, del Comune di Fiuggi. Insomma, le istituzioni pubbliche locali vi partecipano da spettatori passivi, benedicenti ma non paganti, pur essendo ormai arrivato alla sua ottava edizione.

C'è da aggiungere che anche i libri presentati in concorso sono frutto del lavoro volontaristico degli autori, con il supporto sporadico di soggetti privati, quando non proprio col sacrificio economico individuale degli autori medesimi. Ora, ci chiediamo dove possa sperare di arrivare una terra come la nostra con una tale indifferenza nei confronti della propria storia, soprattutto da parte di chi ne gestisce la cosa pubblica e ne guida le popolazioni.

In particolare, ci chiediamo come Frosinone città pensi di svolgere il proprio specifico ruolo di città capoluogo, in un ambito fondamentale come quello della memoria del territorio. Anzi, ci chiediamo come possano pensare di amministrare correttamente la città coloro che non si curano di conoscerne e vivificarne le sue stesse radici, a prescindere dai colori politici (ormai tristemente sbiaditi). Infatti, due dei titoli vincitori del premio sono frusinati, e frusinati sono i loro autori. Il primo, in ordine di tempo, è stato “Frosinone alla fine dell’Ottocento: storia politica e sociale della città tra l’800 e il 900 dall’annessione al Regno d’Italia all’attentato al re Umberto”, di Maurizio Federico, vincitore dell'edizione 2016 del Premio; il secondo, è stato “Storia dell’Ospedale Umberto I di Frosinone”, di Gerardo di Giammarino, vincitore dell'edizione 2017. Ma in entrambe i casi, non s'intravvede traccia di un qualsivoglia supporto pubblico, tanto meno del comune di Frosinone.

Quel che conosciamo della città è quasi del tutto legato alla storiografia nazionale o a quell'attività volontaristica di coraggiosi che rischiano del proprio, spesso nell'indifferenza generale. Specie per alcuni periodi di enorme interesse, come quello del fascismo, la città in sé può ricorrere soltanto alla tradizione orale (finché dura), come si faceva tra le popolazioni pre-storiche. Come ci riferiva lo stesso Federico in una conversazione di qualche giorno fa, nessuno si è mai cimentato nella ricerca sul quel periodo a Frosinone, né tanto meno su quelli successivi. Mentre però affiorano accidentalmente (accidentalmente!) notizie su schedature di massa di “antifascisti”, “sovversivi”, “comunisti”, “socialisti”, “anarchici” per migliaia di cittadini, ad opera dei fascisti, da una parte; e, dall'altra, elenchi dettagliati di gerarchi, picchiatori, squadristi, ad opera del Cln; a riprova di una “partecipazione” niente affatto marginale della città e del territorio alla storia nazionale.

A fronte di tale indifferenza per la storia moderna, non poteva mancare, ahinoi, quella verso la storia classica e, neanche a dirlo, per la preistoria. Sono lì a testimoniarlo leMura ciclopiche vicende legate all'Anfiteatro Romano, sepolto sotto un palazzo in Viale Roma; alle Terme Romane, su cui il comune ha autorizzato recentemente l'edificazione dell'ennesimo palazzone; al Cittadino Volsco, che non si riesce ad esporre presso il Museo Archeologico cittadino per mancanza di qualche centinaio di euro; o quelle ancor più scandalose del sito archeologico di Selva dei Muli, contenente un villaggio eneolitico d'importanza straordinaria e resti di mura romane d'epoca repubblicana, su cui era stato progettato, e in trent'anni mai realizzato, niente di meno che un interporto merci (e sui cui reperti, in un precedente articolo, chiedevamo lumi alle autorità: ad ora, nessuna risposta pervenuta).

L'inerzia sopra descritta comunica desolazione, pressapochismo, superficialità, inadeguatezza alla cura dei beni comuni, memoria in primis. Una situazione che, per fortuna, inizia a suscitare scandalo crescente anche tra i non addetti ai lavori, poiché sta passando, vivaddio, l'idea che la memoria non riguardi in esclusiva gli storici, che lo facciano per mestiere o per spirito volontaristico, ma l'insieme dei cittadini, l'insieme delle comunità. Le quali, senza memoria collettiva, non possono neanche sperare di vedere evolversi le proprie condizioni di vita: né economiche, né sociali, né culturali... come nessun albero potrà mai innalzare le proprie fronde al cielo senza aver prima affondato saldamente le radici nella terra.

Occorrerebbe, perciò, una netta inversione di tendenza e, personalmente, riteniamo che proprio Frosinone dovrebbe esserne promotrice e motrice, nella sua qualità di città capoluogo. Forse, si potrebbe iniziare dal fornire risposte chiare e convincenti ai tanti dubbi legati alla gestione dei beni archeologici in città e sul suo territorio; e dal Premio FiuggiStoria-Lazio Meridionale: sia supportandolo direttamente sia chiamando a raccolta, allo scopo, le altre istituzioni locali, pubbliche o private che siano.

Frosinone 27 settembre 2017

 
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"Per non tornare al buio. Dialoghi sull’aborto"

liviaturco libro 395 260di Anna Elisa De Santis - Venerdì 7 luglio l'Auditorium della Biblioteca comunale di Ceccano è stato animato dalla presentazione del libro "Per non tornare al buio. Dialoghi sull’aborto", Ediesse edizioni, 2016, di Livia Turco, a cura di Chiara Micali, esperta di organizzazione sanitaria.
Erano presenti l’autrice e la curatrice.


L’on. Livia Turco ha raccontato, in alcuni cenni e con emozione il suo impegno politico giovanile e poi di parlamentare, di donna di governo, per la tutela della dignità delle donne, per la sessualità libera e consapevole, per la maternità responsabile.
Il libro scritto, ha spiegato, è per lei in continuità con questo impegno di vita. Un libro che affronta lo spinoso problema del rapporto tra l'obiezione di coscienza dei medici e il diritto delle donne ad avvalersi in modo tranquillo della Legge 22 maggio 1978, n. 194.
È un libro scaturito dalla preoccupazione che le hanno provocato una serie di notizie sull’attuazione in Italia della legge 194.
La cronaca riferiva vicende eclatanti e ripetute di trattamenti mortificanti per le donne alla ricerca di ospedali dove effettuare l’interruzione di gravidanza e delle rigidità dell’organizzazione amministrativa incapace di rendere le dovute prestazioni sanitarie. Da qui la decisione di non restare in silenzio.
Ha preso forma l’idea di un libro con cui prendere la parola, intervenire.
È iniziata la ricerca dei dati che ora sono alla base del lavoro pubblicato con la partecipe curatela di Chiara Micali: l'obiezione di coscienza è pari al 70% dei medici ospedalieri. Conseguenti sono i disagi sull' organizzazione sanitaria. Dal dato, lo studio e poi la proposta. Attingendo dall’esperienza da lei avuta nel metodo della promozione del dialogo tra le parti, quando ha lavorato come Ministro.


Il titolo del libro contiene già il progetto che lo ispira: dialoghi sull’aborto. Il dialogo, i dialoghi, sono di confronto con l’organizzazione sanitaria, medici e personale. Affiorano motivazioni, con tutto il loro spessore, di chi ha fatto obiezione di coscienza, e la realtà dolorosa che la mancata risposta sanitaria arreca alle donne in attesa dell’interruzione di gravidanza, l’IVG nel linguaggio della 194. L’aborto, parola che nella realtà comune indica un evento in sé fra i più difficili nella vita femminile.
Il confronto ha riguardato anche i riflessi che la scelta di obiezione determina a carico degli altri medici e operatori, i quali sostengono l’intero onere di un servizio alle quali le utenti hanno diritto.
La finalità dichiarata del libro è quella di dare un contributo per trovare risposte operative, di promuovere il metodo del dialogo nella prassi amministrativa e di governo, affinché, ha precisato l’On. Livia Turco con parole sentite, le donne non siano lasciate sole, per evitare che la risposta torni ad essere quella della clandestinità. Ha anche aggiunto che sono indispensabili politiche di welfare e per il lavoro delle donne che rendano effettiva, senza limitazioni dovute alla mancanza di lavoro e servizi, la loro possibilità di affrontare in autonomia sia la scelta dell'interruzione di gravidanza che quella della maternità.
La Dott.ssa Roberta Cassetti, psicologa, al tavolo di presidenza dell'incontro, ha sottolineato che l'argomento affrontato nel libro non è più rinviabile e che esso ha un impatto forte sulla vita delle donne, sulla loro salute e serenità nella difficile esperienza dell'aborto. Ha ricordato come il problema sia di particolare asprezza nel territorio ciociaro.


Chiara Micali è intervenuta sulla necessità di affrontare senza altri ritardi il problema, da affrontare superando l’approccio ideologico che non guarda alla realtà e produce sofferenza. Proprio su questo l’On. Livia Turco è tornata ampiamente nelle conclusioni, seguite con attenzione dai presenti, soprattutto giovani e donne.
Sono stati loro a porre domande sui punti chiave collegati al problema, come quello della laicità dello Stato e delle ragioni della situazione denunciata nel libro.
La necessità di rafforzare i diritti delle donne e degli altri soggetti che nella nostra epoca vivono condizioni di disuguaglianza e diminuzione, è stata la risposta data dall’On. Livia Turco, che ha anche richiamato in proposito la gravità pratica e ideale della posizione che le scelte di governo vanno formalizzando contro i migranti.
Il senso del libro e quello dell’incontro tenutosi a Ceccano per saperne di più con l’autrice, è affiorato infine proprio in queste battute finali.
Il rispetto per la persona umana è il valore etico ineludibile in una società democratica, nei suoi aspetti istituzionali e nella sua comunità. La laicità non fa eccezione. Essa resta un orpello, una parola elegante e vuota se non ci si riconosce attorno al cardine della dignità umana.
A chi osserva, dopo aver partecipato a un evento così interessante, resta l’immagine di energie che dal magma della coscienza politica e civile, spingono per dare forza ad una pubblica amministrazione operosa nel rispetto dei diritti umani e per l’attuazione delle leggi dello Stato. Compresa la 194.

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Salvo D'Acquisto: “Il nome del suo assassino non è sui libri di storia..."

salvodacquistodi Antonella Necci - Per il 25 Aprile ricordiamo il nostro eroe nazionale Salvo D’Acquisto.

“Il nome del suo assassino non è sui libri di storia. Nelle pagine dove si raccontano gli orrori della seconda guerra mondiale, al capitolo Salvo D’Acquisto si può leggere, soltanto: fucilato il 23 settembre 1943 per ordine di un ufficiale nazista. Ma il nome di quell’ufficiale che ha dato ordine di uccidere il nostro eroe nazionale non c’è.” ( Il boia di Salvo D’Acquisto che nessuno ha mai cercato)

Cosi esordisce, nel suo articolo, pubblicato il 10 Marzo 2017 sul CORRIERE DELLA SERA, la giornalista Alessandra Arachi.
Una pagina di storia d’Italia che risulta non solo marcata dalla vergogna che gli ufficiali tedeschi che lo hanno barbaramente ucciso dovrebbero provare, ancor più se si pensa che tutto nacque dall’equivoca interpretazione di un’esplosione, che il 22 Settembre 1943, aveva causato la morte di un soldato tedesco e il ferimento di altri due.
Da pochi giorni era stata resa nota la famigerata direttiva Kesselring, secondo la quale, per ogni soldato tedesco ucciso sarebbero stati trucidati 10 civili italiani.
Il momento grave in cui i fatti avvengono è proprio all’indomani della dichiarazione di armistizio da parte del Generale Badoglio( 8 Settembre 1943).
Un armistizio che, se ufficialmente marca la storica resa di Mussolini, dall’altro, con i Tedeschi ancora ben piantati in Italia, non tarda a dimostrarsi una guerra nella guerra. E i civili, gli Ebrei del Ghetto di Roma, i presunti Anarchici o appartenenti a gruppi eversivi, vengono fatti oggetto di persecuzioni, insieme a gente inerme ed innocente che desidera solo che la guerra finisca realmente.
Nel clima di paura che dilaga, si inserisce la vicenda triste di Salvo D’Acquisto.
Nella cittadina di Torrimpietra, alle porte di Roma, un gruppo di Nazisti è accampato e ha da poco preso possesso di quella che un tempo era una Caserma della Guardia di Finanza.
Nel frugare tra i resti di questa caserma in disuso, accade un fatto inspiegabile. Un ordigno, forse abbandonato, forse ritenuto non pericoloso, esplode, proprio mentre i tedeschi si trovano sul luogo. Il comando nazista non ha dubbi: i Banditen che hanno posto lì quell’ordigno devono pagare.
La mattina dopo, in un rastrellamento, vengono presi 22 civili e condotti alla Torre di Palidoro.
Salvo D’Acquisto, vice-brigadiere della vicina Casema dell’Arma, è, in quel momento, l’unico responsabile presente e deve prendere una decisione immediata.
Il suo gesto di incolparsi di un crimine inesistente per risparmiare la vita a 22 innocenti, è un gesto non solo eroico, ma di una forza tale da convincere un plotone di esecuzione a liberare gli ostaggi, per tenere solo lui.

Le ultime frasi prima di morire sono state riferite dagli stessi ostaggi, che nel fuggire lo sentono dire “ Si vive una volta sola, si muore una volta sola”.
Questo sacrificio, che colpisce anche i soldati tedeschi,( ma non fino al punto di provare clemenza ben sapendo che non esiste alcun reato commesso), che diranno poi:” E’ morto da eroe, impassibile di fronte alla morte”, non è solo un grande atto di eroismo. Chi agisce per il bene, del resto, non ha bisogno di tante parole. Agisce e basta.
E così è stato per Salvo D’Acquisto. Al grido di “ W l’Italia”, viene falciato da raffiche di mitra. I civili, nell’allontanarsi, vedono l’ufficiale tedesco, comandante del plotone, che gli si avvicina per infliggergli il colpo di grazia.
Ma chi era quell’ufficiale? Perché il suo nome non risulta sugli atti, che solo di recente sono stati resi accessibili?
L’ipotesi più logica potrebbe essere che quell’omicidio non doveva essere commesso. Non esisteva nessun crimine dei Banditen italiani, ma solo l’incuria di un esercito nazista che si vendica su un popolo inerme.
Se non esiste il nome dell’ufficiale o degli ufficiali, forse, è perché, il nostro eroe nazionale, non doveva essere ucciso e i tedeschi hanno pensato a tralasciare, magari volutamente, di trascrivere per filo e per segno, loro, così meticolosi, cosa accadde quella mattina del 23 Settembre 1943 alla Torre di Palidoro.
Rimane solo l’orgoglio nazionale di poter affermare che il popolo italiano è capace di gesti eroici, e che, quando il senso civico si fa forte, non ci si tira indietro.
E rimane una poesia, che il napoletano Aldo De Gioia, ha dedicato al napoletano Salvo D’Acquisto. Una scarna poesia che ripercorre gli attimi salienti della vita dell’eroe. Essenziale, ma nobile nella sua semplicità.


A SALVO D'ACQUISTO (di Aldo De Gioia)


Guaglione d'Antignano,
carabiniere
era graduato
vice brigadiere,
D'acquisto Salvatore,
anima ardente,
è stato salvatore
'e tanta gente

'A vita se levaje,
a dette a ll'ate,
a Palidoro
murette fucilato.

"Mammà, nun chiagnere!"
dicette certamente,
"Puro si moro
salvo chi è nnucente!"

E nuje dicimmo mò,
doppo tante anne,
ca nun si muorto,
nò, nun murarraje,
k'esempio ca c'è dato
è forte assaje!

A S.Chiara sempe
sta 'na luce,
'na lampetella
sotto a chella croce,
appiccia 'o ffuoco 'mpietto,
appiccia 'o core,
è stato troppo grande
Salvatore!

- Poesia scritta il 10 giugno 1990 premiata con il Trofeo Città di Napoli.

 
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Erri De Luca a Ceccano

Erri De Luca 350 260di Diego Protani - In città se ne parlava da un pò, ora è arrivata l'ufficializzazione. Lunedi 30 Gennaio, dalle 18.30 presso l'auditorium della biblioteca comunale di Ceccano si terrà l'atteso incontro con lo scrittore e poeta Erri de Luca organizzato dalle associazioni culturali IndieGesta e Il centro del fiume.

Per l'occasione il protagonista presenterà il suo ultimo libro La natura esposta edito da edito da Feltrinelli.

Erri De Luca è nato a Napoli il 20 maggio 1950 ed è uno scrittore, poeta e traduttore. Prima di diventar scrittore affermato svolgerà diversi mestieri, sia in Italia che all’estero: operaio qualificato, muratore, camionista, magazziniere, allevatore.
Costantemente impegnato nel sociale, durante il conflitto nella ex-Jugoslavia Erri De Luca è stato autista di convogli umanitari. Rilevante anche il suo impegno a favore delle popolazioni carcerarie, volto a sensibilizzare le coscienze sulle dure condizioni di vita dei detenuti delle carceri italiane.

Da autodidatta ha studiato varie lingue, tra le quali lo yiddish e l’ebraico antico, lingua dalla quale ha tradotto alcuni testi della Bibbia.

Erri De Luca ha pubblicato il primo romanzo alla soglia dei quarant’anni, nel 1989: Non ora, non qui, opera che lo vede ricordare l’infanzia in quel di Napoli. Le sue opere sono state tradotte in francese, spagnolo, inglese e in molte altre lingue. Ha vinto il premio France Culture, il Premio Laure Bataillon, il Prix Femina étranger, il Premio Petrarca (in Germania), il Prix Europeen de la Literature (a Strasburgo), il premio Leteo (in Spagna) e il Premio Jean Monnet (in Francia).
Suoi editoriali sono apparsi a più riprese nel corso degli anni sui quotidiani La Repubblica, Il Corriere della Sera, il manifesto, Avvenire. Ha scritto anche articoli sulla montagna, suo grande amore. Nel 2002 ha preso parte a una spedizione sull’Himalaya, e da quell’avventura ha tratto il libro Sulla traccia di Nives.
Copiosa la sua produzione letteraria. Tra le opere più importanti di Erri De Luca ricordiamo il già citato Non ora, non qui, Aceto, arcobaleno (1992), Alzaia (1997), Tu, mio (1998), Tre cavalli (1999), Montedidio (2001), In nome della madre (2006), Il peso della farfalla (2009) tutti pubblicati dall’editore Feltrinelli.
Negli ultimi anni ha collaborato con il cantautore, da poco scomparso, Gianmaria Testa con cui stringeva una fortissima amicizia.

Nel 2015 Erri De Luca pubblica un famosissimo saggio sulla libertà di parola raccontando il caso giudiziario che lo vede coinvolto per le sue dichiarazioni sulla lotta No Tav in Valsusa. O meglio sulla libertà di dire "La parola contraria" nome del libro che pubblicò e che ebbe uno strepitoso successo.

Prima della presentazione con Erri de Luca verranno proiettati i cortometraggi vincitori del DFF organizzato da Indiegesta.

 
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