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Stupri di guerra. Intervista a Fabi e Loffredi

stupri guerra congo 350 260 mindi Lucia Fabi, Angelino Loffredi (video)- Sta facendo (giustamente) molto scalpore l’apertura di una indagine da parte del Procuratore Militare di Roma, Marco De Paolis, sugli stupri, gli assassinii e le rapine avvenute nel Lazio Meridionale nel 1944 ad opera dei militari appartenenti alle 4 Divisioni del Corps Espedizioner Francais ( CEF ). L’indagine è stata avviata sulla base di un esposto-denuncia predisposto dall’ "Associazione Vittime Marocchinate di Goumier". Si tratta di vicende drammatiche ricordate con il termine Marocchinate compiute non solo da soldati marocchini ma anche da algerini, tunisini, senegalesi, provenienti dalle colonie francesi e dalla Legione straniera. (completata una pagina per continuare a leggere torna qui, sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

  1. Prede di guerra
  2. Stupro arma e premio
  3. Una battaglia di civiltà

Le donne prede di guerra

Delle quattro divisioni del CEF due erano composte da marocchini (la seconda – Fanteria- e la quarta di Montagna) dove erano inglobati tre Reggimenti- Goumier- che provenivano dalle montagne dell’Atlante. La terza era composta da soldati tunisini e prevalentemente da algerini, mentre la prima, denominata Francia Libera, era composta da uomini provenienti dalla Legione straniera e dai possedimenti coloniali.
Ci auguriamo che la ripresa di attenzione attorno al tema, l’indagine avviata dalla Procura Militare e le sollecitazioni che provengono dal sito unoetre.it favoriscano ulteriori e necessari approfondimenti e nuove conoscenze. Agli interessati al tema facciamo presente inoltre che nel 2016 abbiamo scritto un libro “Il dolore della memoria/Ciociaria 1943-1944“ che può essere letto (gratuitamente) da tutti. Basta cliccare su http://www.loffredi.it/il-dolore-della-memoria.html

Nello stesso tempo facciamo una raccomandazione. Le vicende di cui si discute sono drammatiche e vissute per tanti anni dalle donne e dalle famiglie in solitudine. Anticipiamo che c’è ancora tanto da raccontare per le tante omissioni e per la vergogna che sovrastò le stesse violentate, ma c’è anche la necessità e il dovere di saper ricordare partendo Ildolore dellamemoria Fabi Loffredi 350sempre da fonti e documenti. Ancora oggi leggiamo di un proclama, un editto, in verità non sappiamo come denominarlo del generale Alphonse Jiuin, comandante del CEF che facciamo conoscere.
«Soldati! Questa volta non è solo la libertà delle vostre terre che vi offro se vincerete questa battaglia. Alle spalle del nemico vi sono donne, case, c'è un vino tra i migliori del mondo, c'è dell'oro. Tutto ciò sarà vostro se vincerete. Dovrete uccidere i tedeschi fino all'ultimo uomo e passare ad ogni costo. Quello che vi ho detto e promesso mantengo. Per cinquanta ore sarete i padroni assoluti di ciò che troverete al di là del nemico. Nessuno vi punirà per ciò che farete, nessuno vi chiederà conto di ciò che prenderete»

Questa dichiarazione da più di cinquanta anni è in circolazione ma manca del testo originale, della data e del luogo d’archiviazione. E’ privo dunque di presupposti storici oltre che discutibile anche per altre questioni ugualmente importanti e che ci accingiamo a sottolineare:
- La promessa di libertà, ovvero di indipendenza delle colonie, non venne mai posta. Il Generale De Gaulle non l’Stupridiguerra Marocchinate 350 260 minavrebbe mai permessa. Gli Algerini la ottennero solo nel 1962 dopo una crudele guerra di liberazione durata otto anni e pagata con 300.000 morti.
- Il riferimento alla promessa di trovare il vino più buono del mondo non può essere stata fatta da un generale cresciuto in Algeria, che conosceva i precetti della religione islamica che vietano di bere alcool. Se avesse scritto veramente quel testo sarebbe stata a rischio la sua credibilità da parte dei suoi soldati.
- Infine, la gestione delle 50 ore di violenze e rapine: chi è che dava il segnale di avvio e chi di chiusura? (continua a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

Lo stupro come arma e premio

La terribile verità è costituita dal fatto che i soldati del CEF non ebbero bisogno di autorizzazioni dal loro generale. Le violenze erano state commesse già nel luglio 1943 in Sicilia e nell’inverno 1943-1944 a Venafro, Acquafondata, Viticuso, Sant’Elia Fiumerapido.

Ricercare, raccogliere testimonianze e metterle a confronto. Ci abbiamo provato ma c’è ancora tanto da conoscere e verificare. Per esempio, attorno alla tolleranza e complicità verso tali crimini da parte degli ufficiali francesi e da parte dei soldati statunitensi. Non dimentichiamo, infatti, che soldati del CEF e statunitensi facevano parte della V Armata e combattevano sempre in modo coordinato.
La tolleranza e la complicità da quello che abbiamo ricavato furono prevalenti e con motivazioni diverse: la vendetta francese per “la pugnalata alle spalle“ del giugno 1940 e le violenze italiane in Costa azzurra, ma anche per debolezze e non determinazione nel fermare soldati che avevano rotto la Linea Gustav, stavano facendo arretrare i tedeschi pagando nello stesso tempo un alto tributo di sangue. Il silenzio americano si legava al fatto di non rompere rapporti con alleati che sapevano combattere. stupridiguerra 1 min

Nello stesso tempo abbiamo trovato e raccolto sia episodi di reazione armata di civili italiani che reagiscono e uccidono soldati del CEF, che di reazioni dei soldati americani che uccidono marocchini (Lenola) o di soldati americani che difendono donne (Giuliano di Roma) oppure di soldati del CEF che compostamente accompagnano una fila di cittadini a rientrare nel paese (sempre a Giuliano di Roma). A Ceccano abbiamo raccolto testimonianze ove risulta che un ufficiale francese abbia ucciso un marocchino, identificato come un violentatore, con un colpo di pistola alla testa. Sempre a Ceccano abbiamo ricevuto testimonianze che ufficiali americani hanno tollerato (giustificato) che cittadini ceccanesi uccidessero marocchini per difendersi da violenze.

Un sacerdote di Vallecorsa, don Alfredo Salutini, nel suo libro ”Le mie memorie in tempo di guerra“ riporta di essere stato per diversi giorni collaboratore dei Francesi, di essersi opposto alla consegna delle armi appartenenti ai suoi concittadini perché dovevano servire a difendersi dai violentatori, di essere stato in grado di far arrestare alcuni stupratori ma il giorno del processo alcune violentate “si rifiutarono di venire a testimoniare. Erano trascorsi una decina di giorni e volevano dimenticare”.

Il dramma della violenza è stato vissuto dalle donne individualmente, in solitudine e con vergogna. Solo in rari momenti è stato socializzato. In una società sessuofobica e maschilista le donne non si sentirono abbastanza tutelate e protette da uno stato che non prese mai le loro difese. Proprio per queste situazioni bisogna rendere merito al ruolo svolto dall’Associazione Donne Italiane (UDI) che seppe lottare contro chi auspicava la necessità di dimenticare. È l’UDI che nel 1948, attraverso Maddalena Rossi, Adriana Molinari, Lea Locatelli e Lina Paniccia solleva la questione degli indennizzi, della cura delle violentate e dei loro familiari. Questioni non semplici da affrontare. (continua a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

Una grande battaglia di civiltà

E’ difficile anche per noi raccontare che il 14 ottobre 1951 una iniziativa promossa dall’UDI a Pontecorvo venne ostacolata dalla Questura per motivi d’ordine morale perché di sesso non si doveva parlare. Le donne provenienti da San Giorgio a Liri, Castro dei Volsci, Ceccano, Amaseno, Vallecorsa, Pico, Vallemaio, Pastena furono fatte scendere con la forza dagli autobus ma coraggiosamente furono in grado di raggiungere il Supercinema e qualcuna di queste riuscì a parlare per rendere pubblica la loro sofferenza, rendendo la manifestazione drammatica e appassionata. È anche difficile per noi riportare che la interpellanza di Maddalena Rossi, deputata del PCI, riguardante tale argomento venisse discussa in seduta notturna il 7 aprile 1952 perché il tema era ritenuto peccaminoso e non consono alla istituzione. Il sottosegretario Tiziano Tessitore, democristiano, intervenendo ebbe la sfrontatezza di mettere sullo stesso piano le violenze carnali con quelle degli incidenti stradali e delle vedove di guerra. Costui non fu in grado di distinguere la gravità che la drammatica la sorte toccata alle violentate era diversa dalle altre perché le donne che avevano perso un marito o un figlio in guerra sapevano che quel lutto era sostenuto da milioni di persone mentre il dramma delle violate non veniva ne condiviso ne legalmente riconosciuto.
Dopo una discussione tesa, imbarazzata, in una Camera composta a grandissima maggioranza da uomini, di fronte al cinismo e alla insensibilità del sottosegretario, Maddalena Rossi fu costretta ad urlargli “Come si vede che ella non è donna“. Solo una sensibilità femminile, infatti, poteva essere in grado di cogliere il significato emotivo e il riflesso psicologico degli stupri e le conseguenze prodotte sulle violentate per il resto della loro vita.stupridi guerra congo violenze min

Discutiamo, dunque, raccontiamo, documentiamo approfondiamo, contestualizziamo ma facciamo attenzione a non rimanere prigionieri di un certo provincialismo, ovvero quello di ricordare il dolore e la sofferenza solo delle nostre donne. Questo sarebbe un errore. Se ricordiamo che anche i soldati italiani esercitarono violenze in Francia, Grecia, Albania, Jugoslavia, Etiopia, Eritrea, Libia non lo facciamo per bilanciare o per esseri equidistanti ma per sollevare una questione molto più grande e sempre dimenticata. Nella storia dell’umanità tutte le guerre si sono combattute, nella parte finale, sul corpo delle donne. I vincitori, attraverso il dominio del corpo della donna, vogliono rappresentare la conquista del territorio e la donna è nello stesso tempo preda e oggetto. In teoria lo stupro è considerato da tutti inaccettabile ma nella sostanza è interiorizzato come qualcosa di inevitabile. Si tratta di una concezione inconsapevolmente più diffusa di quanto si possa pensare, sedimentata attraverso secoli, che partendo da Platone e attraversando le religioni monoteiste ha ritenuto la donna non soggetta di diritti, condizionando così l’ordinamento giuridico, il costume e la cultura. È un dovere per tutti sconfiggere tale pensiero.
Dobbiamo aspettare l’anno 2008 per vedere approvata il 21 giugno dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU la Risoluzione 1820 che ritiene lo Stupro di guerra un crimine contro l’umanità. Balza agli occhi di tutti il notevole ritardo con cui arriva questa doverosa scelta. Tale Risoluzione può essere considerata un primo mattone per coniugare le buone intenzioni ai provvedimenti sanzionatori. E’ necessario passare alla internazionalizzazione della sofferenza. Difendere oggi le donne violate di tutto il mondo, a cominciare da quelle che vengono colpite in questi giorni in Siria, Yemen, Irak, Afganistan e pretendere giuste sanzioni per i violentatori significa predisporre (per domani) una difesa per le nostre donne.
Si tratta di una grande battaglia di civiltà, forse la più importante.

 

 

 

 

Video intervista a Lucia Fabi e Angelino Loffredi a cura di Ignazio Mazzoli

 

 

 

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Stupri di guerra. Intervista a Fabi e Loffredi

stupri guerra congo 350 260 mindi Lucia Fabi, Angelino Loffredi (video)- Sta facendo (giustamente) molto scalpore l’apertura di una indagine da parte del Procuratore Militare di Roma, Marco De Paolis, sugli stupri, gli assassinii e le rapine avvenute nel Lazio Meridionale nel 1944 ad opera dei militari appartenenti alle 4 Divisioni del Corps Espedizioner Francais ( CEF ). L’indagine è stata avviata sulla base di un esposto-denuncia predisposto dall’ "Associazione Vittime Marocchinate di Goumier". Si tratta di vicende drammatiche ricordate con il termine Marocchinate compiute non solo da soldati marocchini ma anche da algerini, tunisini, senegalesi, provenienti dalle colonie francesi e dalla Legione straniera. (completata una pagina per continuare a leggere torna qui, sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

  1. Prede di guerra
  2. Stupro arma e premio
  3. Una battaglia di civiltà

Le donne prede di guerra

Delle quattro divisioni del CEF due erano composte da marocchini (la seconda – Fanteria- e la quarta di Montagna) dove erano inglobati tre Reggimenti- Goumier- che provenivano dalle montagne dell’Atlante. La terza era composta da soldati tunisini e prevalentemente da algerini, mentre la prima, denominata Francia Libera, era composta da uomini provenienti dalla Legione straniera e dai possedimenti coloniali.
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Nello stesso tempo facciamo una raccomandazione. Le vicende di cui si discute sono drammatiche e vissute per tanti anni dalle donne e dalle famiglie in solitudine. Anticipiamo che c’è ancora tanto da raccontare per le tante omissioni e per la vergogna che sovrastò le stesse violentate, ma c’è anche la necessità e il dovere di saper ricordare partendo Ildolore dellamemoria Fabi Loffredi 350sempre da fonti e documenti. Ancora oggi leggiamo di un proclama, un editto, in verità non sappiamo come denominarlo del generale Alphonse Jiuin, comandante del CEF che facciamo conoscere.
«Soldati! Questa volta non è solo la libertà delle vostre terre che vi offro se vincerete questa battaglia. Alle spalle del nemico vi sono donne, case, c'è un vino tra i migliori del mondo, c'è dell'oro. Tutto ciò sarà vostro se vincerete. Dovrete uccidere i tedeschi fino all'ultimo uomo e passare ad ogni costo. Quello che vi ho detto e promesso mantengo. Per cinquanta ore sarete i padroni assoluti di ciò che troverete al di là del nemico. Nessuno vi punirà per ciò che farete, nessuno vi chiederà conto di ciò che prenderete»

Questa dichiarazione da più di cinquanta anni è in circolazione ma manca del testo originale, della data e del luogo d’archiviazione. E’ privo dunque di presupposti storici oltre che discutibile anche per altre questioni ugualmente importanti e che ci accingiamo a sottolineare:
- La promessa di libertà, ovvero di indipendenza delle colonie, non venne mai posta. Il Generale De Gaulle non l’Stupridiguerra Marocchinate 350 260 minavrebbe mai permessa. Gli Algerini la ottennero solo nel 1962 dopo una crudele guerra di liberazione durata otto anni e pagata con 300.000 morti.
- Il riferimento alla promessa di trovare il vino più buono del mondo non può essere stata fatta da un generale cresciuto in Algeria, che conosceva i precetti della religione islamica che vietano di bere alcool. Se avesse scritto veramente quel testo sarebbe stata a rischio la sua credibilità da parte dei suoi soldati.
- Infine, la gestione delle 50 ore di violenze e rapine: chi è che dava il segnale di avvio e chi di chiusura? (continua a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

Lo stupro come arma e premio

La terribile verità è costituita dal fatto che i soldati del CEF non ebbero bisogno di autorizzazioni dal loro generale. Le violenze erano state commesse già nel luglio 1943 in Sicilia e nell’inverno 1943-1944 a Venafro, Acquafondata, Viticuso, Sant’Elia Fiumerapido.

Ricercare, raccogliere testimonianze e metterle a confronto. Ci abbiamo provato ma c’è ancora tanto da conoscere e verificare. Per esempio, attorno alla tolleranza e complicità verso tali crimini da parte degli ufficiali francesi e da parte dei soldati statunitensi. Non dimentichiamo, infatti, che soldati del CEF e statunitensi facevano parte della V Armata e combattevano sempre in modo coordinato.
La tolleranza e la complicità da quello che abbiamo ricavato furono prevalenti e con motivazioni diverse: la vendetta francese per “la pugnalata alle spalle“ del giugno 1940 e le violenze italiane in Costa azzurra, ma anche per debolezze e non determinazione nel fermare soldati che avevano rotto la Linea Gustav, stavano facendo arretrare i tedeschi pagando nello stesso tempo un alto tributo di sangue. Il silenzio americano si legava al fatto di non rompere rapporti con alleati che sapevano combattere. stupridiguerra 1 min

Nello stesso tempo abbiamo trovato e raccolto sia episodi di reazione armata di civili italiani che reagiscono e uccidono soldati del CEF, che di reazioni dei soldati americani che uccidono marocchini (Lenola) o di soldati americani che difendono donne (Giuliano di Roma) oppure di soldati del CEF che compostamente accompagnano una fila di cittadini a rientrare nel paese (sempre a Giuliano di Roma). A Ceccano abbiamo raccolto testimonianze ove risulta che un ufficiale francese abbia ucciso un marocchino, identificato come un violentatore, con un colpo di pistola alla testa. Sempre a Ceccano abbiamo ricevuto testimonianze che ufficiali americani hanno tollerato (giustificato) che cittadini ceccanesi uccidessero marocchini per difendersi da violenze.

Un sacerdote di Vallecorsa, don Alfredo Salutini, nel suo libro ”Le mie memorie in tempo di guerra“ riporta di essere stato per diversi giorni collaboratore dei Francesi, di essersi opposto alla consegna delle armi appartenenti ai suoi concittadini perché dovevano servire a difendersi dai violentatori, di essere stato in grado di far arrestare alcuni stupratori ma il giorno del processo alcune violentate “si rifiutarono di venire a testimoniare. Erano trascorsi una decina di giorni e volevano dimenticare”.

Il dramma della violenza è stato vissuto dalle donne individualmente, in solitudine e con vergogna. Solo in rari momenti è stato socializzato. In una società sessuofobica e maschilista le donne non si sentirono abbastanza tutelate e protette da uno stato che non prese mai le loro difese. Proprio per queste situazioni bisogna rendere merito al ruolo svolto dall’Associazione Donne Italiane (UDI) che seppe lottare contro chi auspicava la necessità di dimenticare. È l’UDI che nel 1948, attraverso Maddalena Rossi, Adriana Molinari, Lea Locatelli e Lina Paniccia solleva la questione degli indennizzi, della cura delle violentate e dei loro familiari. Questioni non semplici da affrontare. (continua a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

Una grande battaglia di civiltà

E’ difficile anche per noi raccontare che il 14 ottobre 1951 una iniziativa promossa dall’UDI a Pontecorvo venne ostacolata dalla Questura per motivi d’ordine morale perché di sesso non si doveva parlare. Le donne provenienti da San Giorgio a Liri, Castro dei Volsci, Ceccano, Amaseno, Vallecorsa, Pico, Vallemaio, Pastena furono fatte scendere con la forza dagli autobus ma coraggiosamente furono in grado di raggiungere il Supercinema e qualcuna di queste riuscì a parlare per rendere pubblica la loro sofferenza, rendendo la manifestazione drammatica e appassionata. È anche difficile per noi riportare che la interpellanza di Maddalena Rossi, deputata del PCI, riguardante tale argomento venisse discussa in seduta notturna il 7 aprile 1952 perché il tema era ritenuto peccaminoso e non consono alla istituzione. Il sottosegretario Tiziano Tessitore, democristiano, intervenendo ebbe la sfrontatezza di mettere sullo stesso piano le violenze carnali con quelle degli incidenti stradali e delle vedove di guerra. Costui non fu in grado di distinguere la gravità che la drammatica la sorte toccata alle violentate era diversa dalle altre perché le donne che avevano perso un marito o un figlio in guerra sapevano che quel lutto era sostenuto da milioni di persone mentre il dramma delle violate non veniva ne condiviso ne legalmente riconosciuto.
Dopo una discussione tesa, imbarazzata, in una Camera composta a grandissima maggioranza da uomini, di fronte al cinismo e alla insensibilità del sottosegretario, Maddalena Rossi fu costretta ad urlargli “Come si vede che ella non è donna“. Solo una sensibilità femminile, infatti, poteva essere in grado di cogliere il significato emotivo e il riflesso psicologico degli stupri e le conseguenze prodotte sulle violentate per il resto della loro vita.stupridi guerra congo violenze min

Discutiamo, dunque, raccontiamo, documentiamo approfondiamo, contestualizziamo ma facciamo attenzione a non rimanere prigionieri di un certo provincialismo, ovvero quello di ricordare il dolore e la sofferenza solo delle nostre donne. Questo sarebbe un errore. Se ricordiamo che anche i soldati italiani esercitarono violenze in Francia, Grecia, Albania, Jugoslavia, Etiopia, Eritrea, Libia non lo facciamo per bilanciare o per esseri equidistanti ma per sollevare una questione molto più grande e sempre dimenticata. Nella storia dell’umanità tutte le guerre si sono combattute, nella parte finale, sul corpo delle donne. I vincitori, attraverso il dominio del corpo della donna, vogliono rappresentare la conquista del territorio e la donna è nello stesso tempo preda e oggetto. In teoria lo stupro è considerato da tutti inaccettabile ma nella sostanza è interiorizzato come qualcosa di inevitabile. Si tratta di una concezione inconsapevolmente più diffusa di quanto si possa pensare, sedimentata attraverso secoli, che partendo da Platone e attraversando le religioni monoteiste ha ritenuto la donna non soggetta di diritti, condizionando così l’ordinamento giuridico, il costume e la cultura. È un dovere per tutti sconfiggere tale pensiero.
Dobbiamo aspettare l’anno 2008 per vedere approvata il 21 giugno dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU la Risoluzione 1820 che ritiene lo Stupro di guerra un crimine contro l’umanità. Balza agli occhi di tutti il notevole ritardo con cui arriva questa doverosa scelta. Tale Risoluzione può essere considerata un primo mattone per coniugare le buone intenzioni ai provvedimenti sanzionatori. E’ necessario passare alla internazionalizzazione della sofferenza. Difendere oggi le donne violate di tutto il mondo, a cominciare da quelle che vengono colpite in questi giorni in Siria, Yemen, Irak, Afganistan e pretendere giuste sanzioni per i violentatori significa predisporre (per domani) una difesa per le nostre donne.
Si tratta di una grande battaglia di civiltà, forse la più importante.

 

 

 

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Sanità. Parlando del libro di Loffredi, segnali di resistenza e di lotta ad Anagni

anagni sanità 350 mindi Anna Natalia - Sabato 24, alle 18.00, nella Sala delle Lapidi del Palazzo Bonifacio VIII, le Associazioni DAS e Anagni Viva che fanno parte del Comitato “Salviamo l’Ospedale di Anagni ” hanno presentato il libro “Attacco alla Salute” di Angelino Loffredi, presente l’ autore.
Sandro Compagno, nella sua introduzione, ha sottolineato l’impegno ininterrotto del Comitato per mantenere alta l’attenzione sul problema della perdita dell’assistenza sanitaria di base e di emergenza per i cittadini di Anagni e dei paesi del territorio limitrofo.
Erano presenti il sindaco di Sgurgola, Antonio Corsi e l’ex sindaco di Serrone, Maurizio Proietti, intervenuti poi nel dibattito per sostenere la necessità che le Amministrazioni comunali si impegnino in prima persona nella battaglia per la salute.

La presentazione del libro, nella sua peculiarità, è poi toccata a me ed ho espresso il mio apprezzamento anzitutto per l’ impegno civile che Loffredi ha dimostrato come cittadino politicamente impegnato e quindi come giornalista attento alle vicende del nostro territorio, delle quali dà conto nel libro che raccoglie 20 suoi articoli, dedicati alla grave situazione dei servizi sanitari nella provincia di Frosinone.
Infatti, attraverso una ricostruzione puntuale e documentata emerge un quadro di crescente arretramento e conseguente perdita dei Livelli Essenziali di Assistenza e dei Presidi ospedalieri in grado di far fronte alle urgenze e alle emergenze. Il “caso Anagni“ rappresenta in modo emblematico la politica sanitaria degli ultimi anni: una storia infinita di promesse disattese.

L’ analisi di Loffredi è altrettanto critica quando affronta il tema della prevenzione, oggetto di annunci tanto sbandierati quanto illusori, in particolare per le patologieAnna Natalia 350 min correlate al grave inquinamento ambientale del nostro territorio.
L’ autore riflette su quanto accade, citando leggi e decreti , e commenta con indignazione le loro conseguenze sulla vita delle persone che sperimentano ogni giorno i disservizi diffusi, le liste d’ attesa, i costi dei farmaci…Si tratta veramente di un “ attacco alla salute “ di cui debbono rispondere, in primo luogo , le istituzioni pubbliche e i loro rappresentanti politici, nei confronti dei quali i cittadini Compagno Natalia Loffredi 350 minconsapevoli non soltanto non debbono smettere di indignarsi ma debbono promuovere, con maggiore determinazione che in passato, le azioni politicamente utili per esigere l’ efficienza della Sanità pubblica.
Angelino Loffredi ha poi risposto alle molte domande che gli sono state rivolte ed ha ringraziato invitando tutti ad una proficua collaborazione unitaria che rafforzi l’impegno e avvii iniziative concrete per “ricostruire” una sanità che corrisponda alle necessità del nostro territorio.

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Loffredi: il mio intervento al dibattito sulla Sanità: Il M5S ascolta i cittadini

loffredi lombardi ritaglio 460 minAngelino Loffredi è intervenuto all'iniziativa del M5S svolta presso il teatro della ASL di Frosinone il 3 febbraio '18, in cui era presente Roberta Lombardi, candidata alla presidenza della Giunta regionale del Lazio, svolgendo l'intervento qui riportato di seguito, integralmente.

«L’intervento di questa sera è la sintesi di un libro pubblicato da una settimana e titolato “Attacco alla salute/12milioni d’Italiani senza cura”’
Incomincio dicendo che c’è la necessità di conoscere innanzitutto dati nazionali e regionali elaborati da Agenzie e centri statistici legati a Ministeri, Regione e non vicini a organizzazioni antagoniste. Vorrei partire pertanto da un dato molto esplicativo:
Nel 2016, secondo il 2° Rapporto del Censis, 12,2 milioni di cittadini hanno rinviato o rinunciato a ricevere prestazioni sanitarie a pagamento, a causa di difficoltà economiche.
- L’altro dato significativo e inquietante è costituito dal fatto che i senza cura sono aumentati di 1, 2 milioni di unità rispetto al 2015.
Altre considerazioni fondamentali:
La spesa pubblica sanitaria pro capite verrà ridotta dal 7,1% rispetto al PIL del 2013 al 6,4 nel 2020. Così come previsto nell’ultimo Documento di Economica e Finanza.
Inoltre è importante valutare lo scarto esistente fra l’assistenza data ai cittadini italiani e quella verso cittadini dell’area OCSE. In Italia, infatti, si spendono mediamente per ogni cittadino 2.469 dollari mentre nell’area OCSE 2.820. Completo la ricognizione ricordando che in Europa 14 paesi investono sulla sanità più dell’Italia.
C’è inoltre un dato ignorato, forse volutamente dimenticato.

Gli sprechi

Sempre dal 2° Rapporto sulla sostenibilità sanitaria veniamo a sapere che per ogni 10 euro spesi per la sanità pubblica se ne potrebbero risparmiare 2 ( 20%). Tradotta la percentuale, significa che per una spesa annua sanitaria nazionale pari a 112 miliardi di euro, i risparmi potrebbero ammontare a 22,5 miliardi.
In tale Rapporto illustrato, nel mese di giugno, avanti alla silente Ministra Beatrice Lorenzin vengono indicati, attraverso sei categorie, la ripartizione degli sprechi. Per motivi di tempo ve le risparmio ma ci tengo a riportare che la sesta categoria denominata Frodi ed Abusi , spreca 4,95 miliardi.

Liste d'attesa

Se noi mettiamo a confronto i tempi di attesa riguardanti la media statistica nazionale rispetto a quelli regionali lo scarto è notevole. Non ne faccio un elenco, per motivi di tempo, mi limito pertanto a rilevare che per una Mammografia mentre i tempi di attesa nazionalmente sono di 122 gg. nel Lazio si arriva alla astronomica cifra di 283 giorni. Tale indicazione è stata resa resa pubblica dal sito della Regione Lazio nel mese di giugno. Sempre sullo stesso sito veniva annunciato “dal 1 settembre le prestazioni saranno erogate non oltre i tempi massimi di attesa prevista dalla normativa nazionale….. per alcune ecografie e per particolari visite specialistiche è previsto che l’attività si protrarrà fino alle ore 22 dei giorni feriali”. Non mi sembra che questa promessa sia stata rispettata.

Privatizzazioni

Anche in provincia di Frosinone prosegue l’inquietante marcia delle esternalizzazioni. In mano ai privati ora sono i Centri Unici di Prenotazione, le mense, le manutenzioni, la vigilanza e una parte del 118 Ares. Ora addirittura si prospetta di privatizzare l’assistenza sanitaria nelle carceri di Paliano, Cassino e Frosinone. Per anni ci è stato fatto credere che con l’intervento dei privati si spende di meno ma non è così perché si spende di più. Per la sanità privata nelle carceri si prospetta un aumento annuo di 1 milione di euro rispetto alla spesa attuale. Il dato ineccepibile è che si alimentano i profitti per i nuovi profittatori di regime, viene intensificato lo sfruttamento sui dipendenti, privi di rappresentanza sindacale, e il servizio non è migliore.
Molto indicativa e da seguire è la vicenda Ares 118. Nel Lazio sono necessari nuovi “rinforzi”. La regione vuole esternare e ha già previsto la spesa per il 2018 di 15milioni e 472 mila euro. Nello stesso tempo riporto cosa ha denunciato, questa estate, la UIL a proposito delle ambulanze già privatizzate “ il mancato rispetto dei requisiti relativi a immatricolazione non corrispondente all’uso, equipaggio non completo, dotazioni sanitarie carenti, dotazioni sanitarie non corrispondenti all’offerta”. Accuse gravi che non hanno trovato smentite, né rettifiche.
I politici regionali, ne la Direzione aziendale hanno mai mostrato attenzione alle critiche e agli allarmi. Se loro sono rimasti silenti la Magistratura, al contrario, si è fatta sentire.
Esistono accertamenti in corso per quanto riguarda la questione Ares118 di Cassino, per l’uso discrezionale e “ abusivo” della risonanza magnetica presso l’ospedale di Sora e per il Pronto Soccorso di Frosinone. Tre interventi, prevedibili anche perché erano state precedentemente evidenziate le gravi inadempienze. Dopo le vicende del Pronto Soccorso di Frosinone il sindaco se ne è uscito con questa affermazione, diffusamente riportata dai media “ Meno male che arrivano i NAS” ,una dichiarazione che ho ritenuta consolatoria e deviante. A parte che non credo possa esistere una via giudiziaria per la buona sanità, ritengo invece fondamentale l’intervento dei Comuni, a cominciare dal Sindaco di Frosinone, per non permettere che il Commissario Straordinario si muova come corpo separato dalle Istituzioni democraticamente elette. Purtroppo non vedo segnali positivi attorno a questo tema. Anche negli Enti Locali prevale il silenzio, si tende insomma a non disturbare il guidatore.
Silenzio dei sindaci anche di fronte alle finte inaugurazioni delle ultime due Casa della salute di Ferentino e di Ceccano. Non ho visto alcuna amministrazione comunale organizzare i bisogni dei cittadini o avere un rapporto con chi soffre. Prevale la palude.
Non ho ricette da proporre mi limito solamente a chiedere una inversione di tendenza, lungo un percorso quale è quello indicato dalla legge 833 del 1978, la dimenticata Riforma Sanitaria, che riprendendo l’articolo 32 della Costituzione chiede per tutti la prevenzione prima e l’accesso alle cure poi, secondo i principi di equità, universalità, solidarietà.
La prevenzione, dunque, per non ammalarsi. Ma se oggi per la prevenzione si spende solo il 10% della spesa generale sanitaria è naturale affermare che c’è ancora tanto da fare.»

 
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Mazzocchi: riflettendo sulla chat di Loffredi

votoNO 350 260di Ermisio Mazzocchi - Interessante questa conversazione tra Loffredi e l'amico di Loffredi, noto alla redazione di unoetre.it (giusta la riservatezza di anonimità) che ha riportato questo confronto. Interessante perché è un dibattito vero, senza schermi e consente di conoscere le convinzioni dell’uno e dell’altro in una tribuna aperta anche se si tratta di una chat privata.
Questo colloquio, sintetico, offre spunti di riflessione che mi inducono a osare qualche personale considerazione. Ritengo un errore classificare gli interlocutori tra amici (che significa in politica, in cui l'amicizia non esiste, ma è solo scelta razionale su una scala di valori condivisibili o meno?) e nemici (idem) di Renzi. Partire con questa impronta significa far deragliare il confronto su la riforma costituzionale che deve, a pochi mesi dal voto, rimanere nel merito dei 47 articoli che vengono modificati. L'amico di Loffredi, forse eccessivamente affascinato dallo spirito pioneristico dei sostenitori della riforma, sostiene che in campo abbiamo una resistenza al cambiamento (presumo quelli del NO) e il bisogno di nuovo (presumo quelli del SI). In un referendum costituzionale pregno di valori politici, da cui dipende il futuro di un intero popolo questo assioma non significa assolutamente nulla. Se si vuole usare la parola "cambiamento" per risvegliare i sentimenti di antipolitica si intraprende una strada pericolosa e piena di insidie. Se si intende "cambiamento" per essere più corrispondenti alle modificazioni della società, non vedo dove sono le resistenze. E anche in questo caso si deve comprendere per quali obiettivi si compiono i cambiamenti che non avvengono per "simpatia" e non sempre sono sinonimo di "nuovo", ma rientrano nella logica razionale delle convenienze politiche (non dei sentimenti). Sarei molto cauto, ma molto cauto a usare le categorie del "cambiamento" e del "nuovo". Consiglierei all'amico di Loffredi di leggere la storia della "Riforma e della Controriforma" del 1500, in cui abbondarono i termini "cambiamento e nuovo".

Precarietà e lavoro senza diritti sono il male di oggi

Tanto più che nel secolo della globalizzazione le categorie sociali sono cambiate ma non sono state annullate quelle del lavoro e quindi dei lavoratori che non sono più i soli operai, ma tutti coloro che prestano una attività alle dipendenze di altri e percepiscono un salario. E questo rapporto oggi ha alzato il livello di conflittualità perché la globalizzazione ha aperto le porte della precarietà, certamente non quella inesistente di Marchionne, se pur citata come similitudine. Vorrei ricordare che proprio la questione del diritto al lavoro, indipendentemente dalla qualifica, è stata posta al centro dell’impalcatura della Costituzione e la proposta di riforma non ne tiene per nulla conto. Qualunque sarà il risultato referendario il problema “lavoro” resta interamente nella sua gravità, anche se inventiamo nuovi nomi per definire il “lavoratore”.
Loffredi risponde al suo amico con un puntiglioso orgoglio dei momenti di storia vissuti nel PCI, preso a riferimento dal suo amico epistolare, in merito alle preferenze con un ritorno all'argomento del cambiamento e del nuovo. Certamente si consideravano essenziali questi aspetti, ma avvenivano in un contesto culturale politico e istituzionale in cui maturavano le scelte delle candidature e delle preferenze. Consiglierei all'amico di Loffredi di leggere i verbali del Comitato federale (organismo politico della Federazione PCI di Frosinone), consultabili presso l'Archivio di Stato di Frosinone, in cui sono trascritte le numerose e affollate, nonché le vivaci discussioni per le candidature.
Non sono d'accordo con l'affermazione dell'amico di Loffredi che egli preferisce rischiare, come se fossimo a una partita di poker, dove l'azzardo, il rischio, è la regola di questo gioco. In politica si programma, si ragiona freddamente su i percorsi e le scelte da compiere (condivisibili o no), e a maggior ragione in questo referendum perché sono in gioco il futuro di 60 milioni di persone: il Popolo italiano.
Avrei preferito l'abolizione del Senato, la riduzione dei parlamentari della Camera, perché senza ricorrere alle populistiche denuncie su i costi della politica, con questa riforma non si taglia proprio nulla in quanto, tolto gli "stipendi" dei senatori, rimane in piedi tutto l'apparato burocratico - amministrativo e tutti i contributi ai senatori - consiglieri regionali - sindaci. La dinamicità di Renzi non c'entra proprio nulla. Sono altre e da altri condotte le dinamicità veloci o lente di tutto il sistema dello Stato italiano. Sarebbe da chiarire, ma richiederebbe altro tempo, per chi e per che cosa. Forse in questi si annida la vera lotta tra conservatori e progressisti. Non quella sollevata a mò di slogan dall'amico di Loffredi o forse egli ricorre involontariamente a categorie politiche in vigore nel paese anglosassone, ma certamente non applicabili al contenzioso su la riforma costituzionale.
Sono per il NO. Non ho da difendere nessun privilegio e rendita di posizione, argomento usurato e di un vecchio codice politico. Rispondo alla mia coscienza e alle mie ragioni razionali e ponderate di fronte a una scelta che riguarda lo strumento più alta della democrazia: la Costituzione. E credo che questo valga per tutti.

Frosinone 18 settembre 2016

 
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Loffredi si confronta con un SI. Ecco come

votoNO 350 260Pubblichiamo una "discussione" vera fra un sostenitore del "SI" e il nostro Angelino Loffredi che difende le ragioni del "NO". Il confronto si è svolto per davvero in una chat privata su Facebook ieri 15 settembre, inviata da Loffredi a UNOeTRE.it e noi sappiamo con chi si è svolta, ma trattandosi di una conversazione privata non riveliamo il nome dell'interlocutore. Si tratta di un confronto serio e pacato che merita di essere divulgato e letto. E lo facciamo anche riportando qualche inevitabile errore di battitura.

L'amico di Loffredi
Angelino, se dopo 70 anni mi dici che la Costituzione va applicata mi stai dicendo che è un pezzo di carta e che non sta lì lepre .,.,.,più semplice dire "non mi piace Renzi qualunque cosa faccia ".,.,.,.,.,.,amici come prima

Loffredi
Em......, non sò a cosa ti riferisci. Forse all'aver condivisvo una nota di Ciofi apparsa su unoetre.it? Se così fosse stai liquidando un pensiero che ha un passaggio importante quando afferma "Quindi, perché siano effettivi i diritti dei lavoratori e perché sia reale la libertà delle persone, sono necessari altri interventi di tipo normativo, istituzionale e politico" La Costituzione non è un pezzo di Carta inutile, altrimenti non vorrebbero eliminare 47 articoli spalleggiati dalla finanza internazionale. In verità Renzi mi è piaciuto per come ha risolto la legge sulle unioni civili per il resto, sulla politica economica confesso, non mi piace. Ma per il modo come scrivi rilevo che neanche tu ne evidenzi le virtù taumaturgiche. Nemmeno ti avventuri ad indicarmi quali sono gli articoli della Nuova Costituzione che ti piacciono.

L'amico di Loffredi
Tanti interventi normativi positivi si sono fatti che non erano al centro della attenzione dei nostri costituenti, e forse non potevano esserlo necessitando una evoluzione nella società: es leggi su divorzio, aborto, unioni civili, abolizione della "causa d'onore come attenuante, per la parità ma è inutile che le elenco a te che seguì con passione la cosa pubblica. Tutto si aggiorna compresa la definizione di "lavoratore " --- scherzando si potrebbe dire che Marchionne è un precario a tempo determinato ,---e nel mondo globalizzato è difficile stabilire il confine tra diritto e privilegio---- e vi è la difficoltà del sindacato, dei sindacati a entrare in questo millennio - quindi la evoluzione della società dipende certo dai suoi valori fondanti ma anche da quelli che si evolvono --- al referendum la partita che si gioca è tra resistenze al cambiamento delle tante caste e bisogno di nuovo - io ,senza rimpianti e senza rinnegamenti, preferisco provare a rischiare per il nuovo se no restiamo fermi - poi che il toscano a noi laziali non piaccia molto è un altro discorso .,.,ma intanto proviamo a fare la nostra parte senza difendere privilegi e rendite di posizione che una parte, per fortuna non tutta, dello schieramento del NO esprime.,.,.,ma poi non è tanto il referendum che conta quanto la eterna lotta tra conservatori e progressisti che sempre si sviluppa su tanti terreni.

Loffredi
Si ma il senato dei nominati cosa c'entra con i progressisti ?

L'amico di Loffredi
Ma perché gli eletti nominati sono una novità.,.,.,.,.,perfino quando c'erano le preferenze nel PCI si stabiliva chi doveva essere eletto e chi no

Loffredi
Ma cosa dici Em......? Le preferenze bloccate esprimevano un modo di rappresentare il PCI. Era un aspetto interno. E poi erano il frutto di lunghe discussioni e poi tali indicazioni non sempre venivano rispettate. Le nomine ora sono previste nella nuova Costituzione. Sono legge. Che fai ora ti schieri dalla parte della unificazione dello Stato con il Partito ?

L'amico di Loffredi
Nulla impedisce che le nomine siano discusse nei partiti.,.,.,tra l'altro consiglieri regionali lì sono eletti con le preferenze quasi ovunque, i sindaci sono indicati dai partiti e dalle coalizioni ,.,.,.,.,dì che si poteva abolire il senato e ci troveremmo d' accordo .,.,.,ma il tema meriterebbe riflessioni più lunghe. 

Loffredi
Si sono per la soppressione del Senato. La cosa peggiore è costituita dal fatto che rimane, ha compiti non legati ad una funzione univoca è contraddittoria, composta da più componenti, nessuno eletto dai cittadini. Sarà fonte di un contenzioso senza fine e ritarderà l'attività legislativa.

L'amico di Loffredi
Quindi anche tu ritieni che la Costituzione vada modificata magari in un altro modo

Loffredi
Emilio, ma che fai ci provi? Va eliminato il CNL, data la possibilità al Presidente del Consiglio di cambiare i ministri, eliminata una camera. Poi vanno ridotti il numero dei parlamentari e poi se Renzi vuole veramente razionalizzare e ridurre le spese può sempre eliminare i prefetti, le comunità montane, le camere di commercio, gli enti di bonifica. Poi come segretario del PD chiedere ai propri dirigenti provinciali di Frosinone di ridurre a uno i due consorzi industriali.

L'amico di Loffredi
D' accordo - ci vorrebbe uno un po' più dinamico di Renzi

Loffredi
Potrebbe rimanere anche Renzi

Fine della conversazione in chat

 
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Loffredi: i due valori del "NO" di Mazzocchi

votoNO 350 260di Angelino Loffredi - Ho seguito sin dall’inizio il dibattito aperto riguardante il Referendum costituzionale di autunno. Ho partecipato con alcuni interventi alla discussione a sostegno del NO e sicuramente lo farò ancora.
Mentre a livello nazionale ho notato un limitato impegno per il Si, in provincia di Frosinone il gruppo dirigente del PD non mi è sembrato disponibile né a spiegare i motivi per il SI né a confronti serrati nel merito con le posizioni del NO.
Una informazione continua e impegnata, fortunatamente, la sta offrendo il giornale elettronico www.unoetre.it che grazie anche a questa attività nel mese di agosto è riuscito a toccare le 2.000 visualizzazioni al giorno.
Ad allargare e a ravvivare la discussione è arrivata una settimana fa una nota di Ermisio Mazzocchi, politico che non ha bisogno di presentazioni. La sua è stata una presa di posizione a favore del NO.

Due valori per un "NO"

Mazzocchi ha utilizzato la formula della lettera aperta alle iscritte e agli iscritti del PD. In tale lettera, a me non iscritto, è sembrato cogliere consapevolezza nelle proprie posizioni, lealtà e attaccamento verso il partito, anzi cosa che nessuno finora ha fatto ha evidenziato l’articolo 1, comma 7 dello Statuto del PD. Con questo riferimento Mazzocchi, anche se non lo esplicita, riesce a coniugare due aspetti: l’apertura democratica del partito che lascia libertà di scelta ai propri iscritti di fronte a scelte riguardanti la Costituzione e di non essere un “eretico”. Insomma la sua posizione potrà essere minoritaria rispetto ai dirigenti del partito, ma è di uguale legittimità e dello stesso valore.

 Il comma 7 dell’articolo 1 dello Statuto del PD

La coraggiosa posizione di Mazzocchi è apparsa oltre sul sito www.unoetre.it anche su alcuni quotidiani della provincia. Dal sito è possibile cogliere alcuni dati, non solo statistici, molto interessanti e che sintetizzo: 635 visualizzazioni, 34 mi piace, 22 commenti. I commenti prevalentemente riguardano dirigenti del PD ma con notevoli differenze. Gran parte interviene con rispetto verso Mazzocchi, solo uno interviene con toni sprezzanti e fastidiosi, alcuni in modo scettico, altri invece non convinti da Mazzocchi stranamente non difendono con pertinenti argomenti i 47 articoli della Deforma ma chiedono “lumi“ a Mazzocchi stesso. Nessuno riprende e valorizza il comma 7 dell’articolo 1 dello Statuto.
C’è un commento in cui l’autore sapendo che Mazzocchi è un uomo di partito con un passato rispettabile prova a sollevargli qualche problema di coscienza: come fa a votare come Berlusconi, Grillo, CasaPound? Visto che la osservazione, indirettamente, riguarda anche me con facilità potrei controbattere che i SI voteranno come Verdini, noto benefattore dell’umanità, e come il senatore del GAL Antonio Stefano Carini, arrestato due mesi fa per sostegno alle organizzazioni criminali.
A tanti smemorati ricordo che nel 1953, quando venne approvata la famosa Legge Truffa, il socialista Pietro Nenni e il comunista Palmiro Togliatti votarono alla stessa maniera del neo fascista Giorgio Almirante.
Sono io invece che a riguardo provo a rivolgere al gruppo dirigente locale e nazionale del PD la domanda delle domande: Cosa può valere come capacità politica un Presidente del Consiglio che riesce a mettere insieme sulla scelta del NO sinistra e destra, ricchi e poveri, intellettuali e non, mettendo in difficoltà il proprio partito e a rischio il governo?

Ceccano 4 settembre 2016

 
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Loffredi di 1e3.it sull'Assemblea dei sindaci per Acea

bastasindaci da linchiesta 350 260Angelino Loffredi - Sono stato presente a tale manifestazione di arroganza e incompetenza. Ho assitito al tentativo del presidente Pompeo di proibire l'ingresso a tanti cittadini. Ho visto l'imbarazzo della Vigile non in grado di spiegarci quale era il provvedimento emanato e quali le motivazioni. Ho sentito anche la rabbia e il grido alto e possente di " Mafiosi" e "Venduti".
Non mi era mai capitato di vedere in diretta il distacco fra amministratori e amministrati. Perchè se grave è stato il tentativo di Pompeo a non farci assitere, vile è stato il silenzio degli altri sindaci a tollerare questo tentativo.
Ho anche parlato con il deputato Luca Frusone sollecitandolo a intervenire verso il presidente Pompeo per garantire a tutti la pubblicità della seduta. Ed ho assistito alla compostezza del pubblico che ha potuto verificare che lo stesso intervento del sindaco Moretti per quanto limitato solo alle bollette e incosistente sul tema della potabilità dell'acqua, della funzionalità dei depuratori e dei mutui pagati dai comuni, nella sostanza rappresentava un grado di criticità nuovo da parte di sindaci PD.
Dopo anni di silenzio e di vero pecorinaggio finalmente ho sentito dire qualcosa. Poco, ma qualcosa. Poi è arrivato quello che arriva quando un partito non ha una linea, non è collegato agli interessi dei cittadini: il casino, le mancate decisioni, la posizione sostanzialmente subalterna all'Acea.

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Con Acea e Ato5 non si può continuare così

acqua brocca 350-260di Ignazio Mazzoli – Alle 18,30 del 9 settembre presso l'Astor Hotel di Frosinone c'è un appuntamento da non perdere: la presentazione del libro bianco che il COCIDA ha approntato sul rapporto Acea-utenti-Ato5 (l'organismo politico responsabile dei comportamenti del gestore degli impianti idrici dei comuni di questa provincia). Mentre Mario Antonellis del COCIDA (Comitato di Cittadini in difesa dell'acqua [libera] ndr) Illustra le interessanti tabelle che la sua associazione ha realizzato usando i dati che proprio Acea ha pubblicato sul suo sito, si apprende chiaramente come le bollette arrivate nel mese di agosto a tutte le famiglie frusinati siano chiaramente ingiustificate.
A fronte di 265 milioni di ricavi (in euro) sono stati fatti investimenti solo per 68 mentre gli impegni erano per 178 milioni. (si badi bene che il ricavo testimonia come anche a fronte di una riduzione dei paganti, le proteste infatti hanno ridotto questa platea al 65% del totale, le somme sono più che sufficienti a onorare gli impegni)
Quindi a che servono i 75 milioni di euro che dovrebbero essere coperti dal conguaglio richiesto dal 2006 al 2011 (illegale fra l'altro perché caduto in prescrizione) e che hanno gonfiato a dismisura le ormai note bollette che ci dovremmo portare appresso per 4 anni? Si tratta di somme che andavano accumulate in Ato5 ed invece non ci sono. Mentre tutto ciò porta argomenti al giusto malcontento dei ciociari giungono positivi apprezzamenti sinceri per la sindaca di Torrice Alessia Savo per aver prodotto un ponderoso documento (circa 200 pagine) che mette nero su bianco come i rapporti fra Acea Acea Ato5 e utenti siano improntati alla massima discrezionalità. Una mosca bianca in un mare di sindaci sotto accusa.
E' la seconda volta nello stesso pomeriggio che ascolto questo riconoscimento, il primo al lavoro della sindaca di Torrice mi era arrivato già nel pomeriggio incontrando Giancarlo e Alessandro Savoni che a Ceccano, da tempo, con la loro associazione "Comitato per la difesa e la tutela dei diritti del cittadino" denunciano i danni ed i soprusi che questa gestione Acea Ato5 procurano all'intera prestazione di fornitura dell'acqua e di altri servizi idrici in questa provincia.
In una loro lettera al sindaco ed al Consiglio Comunale di Ceccano dell'ottobre 2013 rendono noti i «complimenti al sindaco di Torrice Alessia Savo che alle parole ha fatto seguire fatti» per avere deliberato di voler recuperare i crediti vantati verso l'Acea che dall'anno 2004 si era impegnata, con la sottoscrizione della convenzione, a pagare i mutui contratti dal comune. Il comune di Ceccano si trova nelle stesse condizioni di quello di Torrice vantando un credito nei confronti della società Acea di circa 500.000 euro. Ricordiamo che questo comune in pieno agosto, esattamente il 13, ha visto prendere corpo, dietro l'invito di Angelino Loffredi, una iniziativa popolare che lanciava la lotta contro le bollette esagerate di Acea rilanciando la richiesta di risoluzione del contratto con questo gestore.
Giancarlo Savoni, ex sindaco di Ceccano, in carica negli anni '90, conferma come Acea Ato 5 sia irrispettosa del contratto che la vincola ai comuni della provincia di Frosinone, almeno per due motivi principali: nel prendere in carico il patrimonio di opere idriche dei comuni, avrebbe anche dovuto pagare i mutui annessi e invece non l'ha mai fatto. I comuni, come quello di Ceccano, hanno continuato loro a pagare; il secondo è che Acea è inadempiente per non aver fatto gli investimenti previsti e le perdite di acqua ormai hanno raggiunto percentuali molto elevate con gravi danni economici e materiali a strade e altro.

Giancarlo e Alessandro Savoni, padre e figlio impegnati in questa battaglia, già da alcuni anni come testimoniano i numerosi articoli inviati ai giornali locali, ci interessano perché sono l'esempio della diffusa consapevolezza di quanto questo connubio Acea + Ato5 sia una combinazione mal riuscita e anche dannosa. E' la conferma che ci sono le energie per un cambio radicale di questa situazione.

Prima domanda: perché non si sente la voce dei sindaci in coro? Si cercò di portare tutto il malcontento nell'assemblea dei sindaci: a un anno da allora in cui si discuteva della risoluzione contrattuale da Acea il Commissario straordinario della Provincia, Giuseppe Patrizi con qualche sindaco importante, e in particolare quello di Frosinone, abilmente procrastinarono la decisione. Per anni c'è stato chi fra gli amministratori di sera faceva fuoco e fiamme contro il gestore e la mattina andava in un'altra direzione. Questi comportamenti individuano una totale inadeguatezza dei sindaci e della maggior parte degli amministratori comunali a difendere i diritti dei cittadini ed a pretendere la regolare funzionalità del servizio idrico in questa nostra realtà. Per dirla con Giancarlo Savoni "I sindaci non hanno fatto il proprio dovere". Cosa li arresta di fronte ad Acea?
Seconda domanda: che fare subito nel mentre si rilancia la lotta per la risoluzione del contratto? Esercitare la difesa dei cittadini chiedendo il risarcimento dei danno subiti. Infatti i cittadini pagano due volte i mutui che non dovrebbero pagare con le tasse comunali e con gli ingiustificati aumenti sulle "bollette dell'acqua". Altri sindaci oltre la signora Savo mettano in mora con le opportune iniziative legali l'Acea per esigere ed ottenere il risarcimento del dovuto.
A ben vedere ancora una volta non siamo di fronte a problemi contabili, ma a serie questioni politiche di cattive scelte (troppo buoni?) che penalizzano i cittadini e la società nel suo insieme. Quello che sconcerta in questa vicenda è l'assenza completa di un interlocutore politico del disagio popolare e dell'opposizione sociale. Nel panorama politico attuale, insomma, non c'è una opposizione degna di questo nome.

10 settembre 2014

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Come Loffredi legge «C'era una volta la DC»

DCIl 28 dicembre 2012, a Giuliano di Roma, si è svolta la presentazione del libro di Tommaso Baris. Insieme al Sindaco di Giuliano Aldo Antonetti, al professore Cesare Colafranceschi ed al senatore Lino Diana ha partecipato anche Angelino Loffredi che ha svolto l'intervento che integralmente, in formato pdf, mettiamo a disposizione dei lettori.
La sua presentazione si chiude con questo capitolo, che riportiamo qui di seguito, dal titolo: "Una via d'uscita è possibile"
La situazione non è bella, è veramente preoccupante, ma non possiamo rassegnarci. Vedete il libro a molti di noi ci fa guardare indietro. A me guardando indietro mi spinge a osservare nel futuro.
Se l'assassinio di Moro e la scomparsa di Berlinguer rappresentano la Waterloo dei progressisti italiani, se la Santa Alleanza, di ottocentesca memoria, ci fa venire in mente l'asse Tacher-Regan per l'avvio dato alla politica del Darwinismo sociale, non dobbiamo mai dimenticare che in momenti in cui la Restaurazione trionfava in Europa, la Dichiarazione dei diritti dell' uomo e del cittadino rimase nel cuore e nella mente dei cittadini europei e con il quarantotto costituì il lievito di tutte le rivoluzioni liberali in Europa.
Cari amici, non abbiamo bisogno di rivolgere lo sguardo altrove perche in Italia abbiamo un punto di riferimento decisivo: la Costituzione. Rimane la carta da cui ripartire non solo per gli articoli uno e tre, oramai, fortunatamente, ben conosciuti ma anche attraverso gli articoli che riguardano e disciplinano la proprietà, argomento in questi anni tabu. Gli articoli dal 41 al 47 possono costituire un punto di partenza, una base per ricostruire un giusto equilibrio fra pubblico e privato. Non ve li leggo ma permettetemi di ricordare alcuni passaggi di tali norme e poi finisco.
"La proprietà privata non può svolgersi in contrasto con la pubblica utilità sociale o in modo di recare danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignita umana"
Oppure riflettete su questo altro passaggio
"La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata per fini sociali"
Per chi ama la giustizia, per chi non vuole essere liberista ce n'è abbastanza per un nuovo inizio.

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pdf "C'era una volta la Dc" - Considerazioni di A. Loffredi (83 KB)

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