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Italiani migranti

Stetten C.E.von Italians in Paris 1888 159x1015 SOTHEBY NY 350mindi Michele Santulli - Un suggestivo documento della emigrazione.
Va in vendita in questi giorni a New York un quadro di artista tedesco dipinto a Parigi nel 1888. Ci si trova in uno dei luoghi più caratteristici e famosi della città e cioè lungo la Senna dove da sempre, affilate sul parapetto, si trovano le bancarelle dei cosiddetti bouquinistes cioè dei venditori ambulanti di libri e stampe antichi, uno spettacolo tipico di Parigi, risalente a secoli addietro. Si ricordi che l’amore dei parigini, e non solo, per i libri e la lettura si è tradotto nella presenza nella città di una quantità inaudita ed unica di librerie di ogni tipo e grandezza che hanno sempre contribuito al fascino particolare di Parigi: oggi la situazione sta mutando e al posto delle antiche librerie sorgono caffè e ristoranti o mutanderie. E qui sul Lungosenna si trova anche l’italiano emigrato, venditore di statuine col figlio, che offre la sua mercanzia. Trattasi di una prova documentaria di un certo significato in quanto la umanità della emigrazione, quella della povera gente, in verità non ha mai rappresentato un motivo di particolare attenzione. In effetti la miseria non ha storia: essa è identica dovunque e allora la si accetta come una realtà della esistenza, senza notarla, come l’aria, l’acqua, la luce…..Ecco la ragione per cui abbiamo parlato di un documento di alta suggestione e rarità.

Gli anni attorno al 1870 e a seguire sono quelli della gigantesca diaspora di Italiani in Francia dal Piemonte e dalla Lombardia e dalla Campania soprattutto: si rammenti però che i pionieri ne furono i ciociari della Valcomino presenti a Parigi già alla fine del 1700 e inizi del 1800. In effetti le cosiddette guerre di indipendenza e la unificazione d’Italia ebbero come micidiale e fatale esito, fame e miseria e quindi la necessità della ricerca del sostentamento: si aprì la via dell’ espatrio forzato. Grandi masse di piemontesi e di lombardi e di napoletani e anche di toscani e romagnoli si riversarono in regioni particolari della Francia: nel Delfinato, nella Savoia, nelle saline alle Bocche del Rodano; i napoletani rimasero nel loro elemento, il mare, e si convogliarono in gran parte a Marsiglia. Alla fine del secolo si censirono quasi duecentomila Italiani, solamente in Francia!

Abbiamo già in più occasioni descritto e ricordato gli Italiani in Francia con particolare riguardo alla piccola nicchia rappresentata dai ciociari e in merito consigliamo sempre la lettura di “ORGOGLIO CIOCIARO/CIOCIARIA PRIDE” a chi ama approfondire.

Una delle occupazioni degli emigranti ciociari a Parigi e anche a Londra, era la vendita ambulante, per le strade, delle sculturine in gesso di santi, madonne e personaggi vari. Ricercatori della disciplina hanno concordato che tutti i venditori di statuine di gesso originavano in prevalenza dalla Toscana e in particolare dalla Lucchesia come, per analogia, gli spazzacamini erano in gran parte bambini e ragazzi piemontesi, come i suonatori girovaghi e i modelli erano essenzialmente ciociari della Valcomino.

 

 

 

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Il Collettivo Storie D’amare e le Anime migranti

nadeia 350 260 mindi Nadeia De Gasperis - Lo scorso giovedì si è tenuto a Sora, presso in DeLiri Caffeè Bistrot, un interessante convegno organizzato dal Collettivo Storie D’amare. Dopo il confronto pubblico di fine luglio in Piazza Mayer Ross a Sora, che ebbe lo scopo di raccontare le origini delle migrazioni, scardinare i luoghi comuni, imparare l'accoglienza, e dopo il Presidio #iostoconriace in Piazza Santa Restituta a Sora, del 7 ottobre, è stata l’occasione dell’incontro dal titolo Anime migranti. Le immigrazioni dall’Africa. Questioni aperte.

L’evento si è tenuto in collaborazione con la rivista Confronti della Chiesa Valdese e dell’Istituto di studi politici S. Pio V, IDOS. Ai presenti sono state distribuite copie del dossier statistico Immigrazione 2018 IDOS. Ad intervenire sono stati i membri del collettivo Gabriele De Ritis e Maria Laura Bartolomucci, la prof.ssa Maria Cristina Ercolessi, africanista dell’Orientale di Napoli, il prof. Pittau, Presidente del Centro Studi IDOS e Pasquale Beneduce dell’Università di Cassino, che hanno parlato a un pubblico attento di cittadine e cittadini sorani e non, migranti dal nord al sud e dal sud al nord, dall’Africa all’Italia, insomma una eterogenea popolazione di esseri umani.

I membri del Collettivo, un progetto in divenire che vedrà la collaborazione anche dell’associazione Rise Hub dellaAnime migranti Valcomino, da anni impegnata in progetti di integrazione a livello locale e internazionale, hanno illustrato il progetto che avrà lo scopo istituire uno sportello giuridico di consulenza ai migranti, ma prima di tutto di sensibilizzare. Il principio ispiratore è quello che il collettivo diventi uno spazio educativo ma soprattutto emotivo che aiuti i ragazzi, spesso molto giovani , a elaborare la propria esperienza e definire la propria identità, avvicinare le cittadine e i cittadini con progetti di inclusione ma anche di “sana normalità”. A seguire, gli interventi dei professori hanno sfatato i luoghi comuni sui quali è fondata la campagna di odio che ha allarmato perfino il procuratore generale della cassazione della Repubblica che proprio quest’anno in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario ha esordito dicendo di essere molto preoccupato per il clima di odio che si è instaurato nel nostro Paese, una frase che dà la percezione di dove e quali siano i rischi di criminalità. La misura dei rischi che corriamo è stata data anche dal dispiegamento di forze dell’ordine, carabinieri, polizia di Stato, polizia urbana, che presidiavano il luogo dell’incontro per timore di manifestazioni della destra estrema.

Altre risposte sono state date alle domande che troppo spesso nella demagogia delle campagne propagandistiche delle destre, generano confusione, sul perché, per esempio, i migranti non sono un peso ma una risorsa, economica e demografica, e sul perché non rappresentino un rischio ma una fonte di salvezza per il nostro sistema previdenziale, e su quelle incongruenze, su cui è stata fondata la campagna razzista, del perché giovani ragazzi debbano pagare le tasse e non avere diritto a un lavoro dignitoso ma piuttosto sfruttati e sottopagati, fare il lavoro “sporco” che i nostri giovani mai farebbero.

A noi che non guardiamo alle cause strutturali del perché si parta, alle diversissime ragioni, che spingono per esempio gli africani a muoversi verso l’Europa, un numero comunque neppure confrontabile con le persone che si muovono entro i confini del continente stesso dovrebbe essere rivolta una lecita domanda: «Come si può ridurre un essere sociale a categoria, “migrante”, un essere umano che ha un progetto di vita e capacità di agire che andrebbero viste in sé?». Finché a separarci saranno le nostre barriere mentali sarà difficile ridurre la distanza con questi ragazzi, comprendere le ragioni per le quali si intraprende un viaggio che seppur rischiosissimo e incerto, è comunque più sicuro di quello che si lascia.

 

 

 

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Il voto pentastellato per Salvini

grillo di maio 350 260 mindi Aldo Pirone - Il disonore grillino. “Potevate scegliere fra il disonore e la guerra, avete scelto il disonore e avrete la guerra”. Con questa profezia Winston Churchill condannò il comportamento del governo Chamberlain a proposito del famigerato accordo di Monaco del 1938 con Hitler. Quelle parole si potrebbero ripetere per quanto hanno fatto ieri i “grillini” con Salvini. Ma sarebbe un’esagerazione. Monaco fu un dramma europeo, prodromo di un altro più grande che ha segnato il novecento: la seconda guerra mondiale.

Il voto pentastellato, invece, appartiene alle miserie dell’attuale politica italiana. Inoltre a fronteggiare Di Maio non c’era un Hitler che minacciava la guerra. C’era un partner che comunque sarebbe andata per lui andava bene e non avrebbe neanche fatto cadere il governo se i “cittadini” avessero concesso ai magistrati l’autorizzazione a procedere e neanche se a decidere in tal senso fossero stati i “portavoce del popolo”. Herr Salvini glielo aveva rispiegato pubblicamente proprio l’altro ieri, alla vigilia del voto.

Non per niente, dopo il risultato, il “bauscia” milanese, li ha presi pure in giro: "Li ringrazio per la fiducia, ma non è che sono qui a stappare spumante o sarei depresso se avessero votato al contrario", cioè, in altre parole, non vi devo proprio nulla.
Dal canto suo il “capo politico” Di Maio si dichiara entusiasta del “democratico” avvenimento e, a dimostrazione della sua totale incapacità di intendere e di volere, dice che il sequestro degli immigrati sulla nave Diciotti era per smuovere la “solidarietà” dell’Europa. Come se prendere in ostaggio 177 poveri disgraziati, donne e bambini compresi, come mezzo umano per ottenere un certo fine, anche se fosse il più nobile e sacrosanto, fosse lecito. Ma, soprattutto, come se l’Italia non avesse altre e più solide e lecite armi per smuovere l’Europa a una solidale condivisone del problema immigratorio.

Quando un partito, anche se sotto specie di Movimento, imbocca la via del tramonto, a segnalarne l’avvio, spesso, è una circostanza che gli impone di dovere scegliere fra un principio fondativo, cioè l’anima, e il mantenimento a ogni costo del potere. La cosa può anche essere approvata a maggioranza dagli iscritti o militanti che siano, per varie ragioni. Una di queste è che il valore della legalità e dell’uguaglianza di fronte alla legge non siano mai stati prevalenti nell’adesione di questa maggioranza, oppure non lo siano più e altri valori, o disvalori visto il caso in questione, abbiano preso il sopravvento. Ma questo, inevitabilmente, comporta un distacco di quegli elettori, pochi o tanti che siano, che, invece, a quei valori fondativi hanno inteso dare il proprio consenso. Vederli scambiati per un piatto di lenticchie, può non far piacere. Per costoro i princìpi sono come la mamma: guai a chi la tocca. Se a passare sul suo corpo sono proprio coloro che la dovrebbero difendere anche con la vita, allora la delusione, magari già in via di maturazione per episodi di governo precedenti, diventa incontrollabile e si trasforma in avversione profonda perché ci si sente traditi.

 

Di questa schiera, però, non fanno certo parte alcuni esponenti del PD come, per esempio, Martina e Orfini. Costoro, altrettanto inconsapevoli di se stessi come Di Maio, si sono lasciati andare a dichiarazioni che credono di fare breccia nell’elettorato grillino anche quello disilluso, nella spasmodica speranza che i voti ceduti dal Pd ai grillini, prima bersaniano e poi renziano-orfiniano-martiniano, siano solo in libera uscita e facilmente recuperabili. Dopo aver salvato di tutto e di più dai giudici, ultimamente anche quel gentiluomo del fascista Gasparri che aveva insultato Roberto Saviano, Orfini grida “vergogna” e Martina dice ai pentastellati che l’hanno fatto “per salvarsi la poltrona”.

Per certe persone “un bel tacer non fu mai scritto”.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

 

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'...corpi di morti, più eloquenti dei vivi'

gioiosisaluti dauntaxidelmare 350 260di Nadeia De Gasperis - Parafrasando Bob Dylan, “Essere giovani vuol dire tenere aperto l'oblò della speranza, anche quando il mare è cattivo e il cielo si è stancato di essere azzurro.”

Questo è il pensiero che mi evoca la lettura degli scritti che pubblichiamo di seguito.
I ragazzi del III B del Liceo Classico Simoncelli di Sora, sono stati invitati dall’insegnante di lettere, Paola Serra, alla lettura del libro di Cristina Cattaneo, "Naufraghi senza volto". Il libro racconta, attraverso il vissuto della sua autrice, medico legale, il tentativo di dare una identità ai “senza nome”, coloro che disperatamente cercano di raggiungere i nostri Paesi su barconi fatiscenti.

I loro corpi, dimenticati da tutti, sono perfino più eloquenti dei vivi, sottolinea l’autrice, e testimoniano la violenza e l’indifferenza dei nostri tempi. Se nel 2019 si può ancora “morire di speranza”, i ragazzi del Simoncelli ci ricordano, leggendo le loro riflessioni, che di speranza si può ancora “vivere”.

 

Vi lasciamo alla lettura dei loro pensieri, scaturiti da un passo in particolare, quello del ragazzo venuto dal Mali, che veste un giubbotto la cui cucitura interna cela la pagella scolastica scritta in arabo e francese. In tanti ci siamo chiesti se non fosse un modo per dimostrare al mondo di essere una persona in gamba. Ma non è forse il momento che sia questo mondo a dimostrare qualcosa a un ragazzo in cerca di una nuova possibilità!?
Buona lettura  (per leggere tutto, completata una pagina, torna qui in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

 

  1. Catallo
  2. Costantini
  3. Petricca
  4. Tersigni

Uno dei tanti 
di Agnese Catallo - Immigrazione: un argomento “scomodo”, che negli ultimi anni è entrato a far parte sempre più della nostra realtà apparentemente perfetta, ma che in verità ha radici antichissime. Anche noi italiani un tempo, non troppo distante, siamo stati immigranti, e i desideri e le speranze che ardevano nei nostri semplici cuori erano gli stessi di quelli che animano le popolazioni provenienti dal continente Africano. Ma allora perché tutto ciò che sappiamo fare, è accrescere questo clima di pura e totale indifferenza che ormai ci caratterizza? Perché non riusciamo più a comprendere e a condividere il sogno di una vita migliore? Perché pur di non compromettere la falsa armonia della nostra società, preferiamo far morire migliaia di persone in quel gigante blu che tanto amiamo? Il mare, già nell’antica Grecia, era considerato fonte non solo di energia e vita, ma anche di pericoli immensurabili e morte, come illustra ad esempio “Antologia Palatina”, una raccolta di epigrammi attribuiti a una cinquantina di poeti greci.

“Mare dal cupo rumore, Acqua di mare bella e terribile 250h min
perché hai rovesciato nel fondo Teleutagora,
che navigava su una navicella
con il suo povero carico?
Perché hai scagliato su di lui
le tue onde ingiuste?
Dovunque sia, ora è pianto
privo di vita su qualche spiaggia
di aironi, e gabbiani divoratori di pesci”

È proprio a causa di quelle ingiuste onde che, sempre più frequentemente, alcuni pescherecci trovano impigliati nelle loro reti corpi innocenti, come quello di un ragazzo del Mali di appena 14 anni, il cui nome appartiene ormai a loro. La tragica vicenda ci viene descritta ne “Naufragi senza nome” dal medico legale Cristina Cattaneo, la quale ci informa di come durante l’autopsia abbia trovano cucito nelle tasche del giovane maliano un consunto pezzo di carta. Ma non si trattava di qualcosa di poco conto, o almeno non lo era per il suo proprietario, bensì di una pagella, una pagella a cui molti aspirano. Dove dobbiamo ancora arrivare prima di comprendere che ciò è una follia? Che nessun bambino dovrebbe dimostrare di essere “degno” della nostra società? Che non possiamo scegliere in base alle capacità chi accogliere o meno?
Ma questa, è solo una delle storie negate che galleggiano in fondo al mare. Chissà cosa sarebbe diventato questo ragazzo da grande, e chissà cosa sarebbero diventanti tutti gli altri. Chissà quante “perle rare” abbiamo perduto. E chissà come sono buie e profonde, proprio come il mare, le coscienze di chi per soldi, per pigrizia, o per qualunque altro motivo che prima o poi risulterà vano, sono di quelli che permettono tutto ciò.

Agnese Catallo, III°B Liceo Classico V. Simoncelli, Sora 
(per continuare a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

“Naufraghi senza volto”
Allegra Costantini - La drammatica storia del ragazzino morto in seguito ad affogamento all’età di appena quattordici anni, narrata da Cristina Cattaneo nel libro “Naufraghi senza volto”, è così ingiusta e spietata da rendermi incapace di tradurre in parole ciò che provo davvero. Le morti di migliaia di profughi che attraversano un “mare pieno di coccodrilli” sono purtroppo all’ordine del giorno, e non per questo devono passare inosservate ogni giorno di più, anzi. Queste persone cercano di sfuggire alla miseria e alla morte, non dimentichiamolo.immigrati dietro le reti 350 260

In particolare, la storia di questo ragazzino del Mali è davvero toccante, questo ragazzino che portava con sé la sua pagella per avere qualcosa che attestasse la sua bravura, il suo valore, il suo amore per lo studio, la sua entusiasta volontà di darsi da fare, tale da cucirla nella tasca. Era la cosa più preziosa che possedeva, sicuramente sperava e sognava di vedersi riconosciuta la possibilità di restare in Europa, di continuare a crescere e a studiare qui. E invece tutto è svanito nel nulla.

La storia di questo ragazzo, quasi mio coetaneo, mi richiama alla mente quella di un piccolo profugo siriano, trovato in riva al mare, a faccia in giù, abbandonato alla morte. Per non parlare di altri due ragazzi, restati senza identità, senza un “volto”, di cui uno portava nella sua tasca un sacchetto in cui aveva riposto un po’ della terra del suo paese, ove, chissà, aveva magari lasciato gli affetti e i ricordi più cari; l’altro invece aveva in tasca la sua tessera della biblioteca.

Mi viene anche in mente il caso di Enaiatollah Akbari, più fortunato di questi altri bambini, perché le sue terribili vicende sono riuscite a concludersi e ad approdare con lui in Europa e, assieme, ricordo le significative parole di Fabio Geda: “Una volta ho letto che la scelta di emigrare nasce dal bisogno di respirare. È così. E la speranza di una vita migliore è più forte di qualunque sentimento”.

La terribile e commovente storia del ragazzino malese non può che straziare il cuore dei più sensibili, ma forse, per la sua gravità, è in grado di toccare perfino coloro che dimostrano di essere indifferenti di fronte alla più impietosa violazione dei diritti umani, o coloro che magri fingono di non sapere come stiano davvero le cose, cosa stia accadendo in questo momento nel mondo.

Allegra Costantini Classe IIIB, liceo classico Vincenzo Simoncelli  (per continuare a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

Voglio sapere chi sei
di Gaia Petricca - Forse ti chiami Luca. O Marco. Mattia. Lorenzo. Chissà. Chissà se preferisci il gelato, la pizza o giocare con i tuoi amici, chissà se da dove vieni si può giocare senza pensare continuamente a cosa accadrà domani, senza avere paura. Forse in paesi come il tuo non sei né Marco, né Mattia, forse non hai un nome e progetti sicuri. Sai solo che vuoi scappare e vuoi scappare lontano, sei stanco, stanco di non dormire tranquillo, stanco dei tuoi sogni troppo spesso strapMigranti sulla nave Diciotti 350 260 minpati via da mani più grandi, interessi più convenienti, sorrisi falsi e continue ipocrisie. E così hai deciso di prenderli, i tuoi sogni, di prenderli e portarli con te.

Hai deciso di essere qualcuno, di avere un nome, di essere un ragazzo bravo a scuola; magari hai pensato che avrebbero scelto il ragazzo più intelligente e lo avrebbero salvato, magari avresti voluto tenere i tuoi sogni stretti ancora per un po’, i tuoi sogni a dire al mondo chi sei.

Quasi li posso vedere quei sogni, scivolano giù e si mischiano alle tonalità del mare, scivolano giù e si confondono con le onde. Posso vederlo il tuo dieci ad inglese, puoi vederlo anche tu. Afferrali i tuoi ideali, finché sei in tempo, afferrali e tienili stretti, perché non potranno scapparti più.

Gaia Petricca, III°B Liceo Classico V. Simoncelli, Sora (per continuare a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

Una pagella, tesoro per sperare
di Matteo Tersigni - La storia di questo ragazzo mi ha colpito profondamente, non soltanto per il suo drammatico esito ma anche per la profonda speranza che egli aveva nel raggiungere l’Europa e ricominciare lì una nuova vita; e questo grazie alla sua pagella scolastica, un tesoro il cui valore può essere compreso sosaluti festosida untaxidel mare 350 260lo da chi sa cosa significa vivere in un paese dove lo studio non è un diritto scontato.

Il ragazzo ha, contro ogni odio o pregiudizio, custodito con attenzione quella che noi reputiamo un non sempre gradito foglio di carta, ma che lui considera un simbolo di inestimabile valore: una semplice ma eloquente prova di come questi giovani strappati alla loro casa e, spesso, alla loro famiglia desiderino crearsi un futuro più di chiunque altro ragazzo “fortunato” sulla Terra, proprio per ricostruire quel presente così difficile e per poter lasciare ai figli un mondo migliore, quello che loro non hanno mai avuto.

La missione di cui si era fatto portavoce il giovane naufrago vuole dimostrarci che queste persone hanno bisogno di noi poiché, purtroppo, la determinazione non basta e solo un concreto aiuto da parte nostra, non in quanto Europei, ma esseri umani, può fare la differenza. Oggi a noi che siamo ormai abituati ad assistere a queste tragedie sul mare importa sempre meno della morte di queste persone e, anzi, proviamo diffidenza e paura verso coloro che sani e salvi raggiungono l’Europa.

Dobbiamo abbandonare i nostri assurdi pregiudizi e luoghi comuni e capire che ragazzi, come il povero naufrago, vengono da noi dimostrandoci, attraverso i loro preziosi sforzi, che hanno bisogno del nostro aiuto; la nostra tanto contestata accoglienza non deve essere passiva ma concreta e fare dell’impegno scolastico di questi ragazzi il seme di un mondo più evoluto e solidale.
Tersigni Matteo IIIB Liceo classico “V. Simoncelli”

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Scusami

seawatch 350 260 minScusami

 

Scusami,
Se hai avuto freddo.
È freddo il mare d'inverno.

Scusami se hai avuto paura.
Il mare non è la terra, dove chi decide
cammina sicuro, mentre decide di te.

Scusami se la notte non hai dormito.
Dorme tranquillo chi ha un letto fermo
sulla terra. Non oscilla la terra.

Scusami se hai avuto sete.
Il sale del mare brucia.

Scusami se ti sei sentito solo.
Ognuno è solo, nella sua gabbia.
Non è meno solo se la sua gabbia è il mare.

Scusami se mi hai cercato senza trovarmi.
Ero sulla riva che ti aspettavo, ma
erano lì le mani di chi separava
l'umanità dal mare. Ma, non finisce l'attesa.

 

Anna Elisa De Santis Ceccano 8 gennaio 2019

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Migranti economici

MinistroSavona 350 260 mindi Aldo Pirone - Ieri sera a “Otto e mezzo” condotto da Lilli Gruber, Paolo Pagliaro, nel suo solito e ben informato “punto”, ci ha reso edotti che in questi ultimi mesi molte migliaia di italiani, non fidandosi della politica economica del governo grilloleghista, stanno portando all’estero i loro soldi.

Naturalmente si tratta dei nostri connazionali più facoltosi. Il fenomeno non è nuovo nella storia del paese. Nel secondo dopoguerra tanti ricconi portarono i loro capitali in Svizzera per paura dell’arrivo degli espropriatori proletari socialcomunisti. Qui pare che lor signori temano i fulmini dell’Europa, delle Agenzie di rating e il disamoramento dei mercati, cioè degli investitori istituzionali, per il nostro debito pubblic e quindi un possibile default dell’Italia.

Fra questi patrioti pare che ci sia, a detta di Pagliaro, anche il ministro Savona, onusto di titoli accademici e di incarichi economici pubblici e privati: ha depositato presso una banca svizzera un milione e trecentomila euro. Il bello è che oggi al Convegno dei giovani industriali, che sarebbero le “giovani marmotte” dell’imprenditoria nazionale, il Savona ha rassicurato che “il debito pubblico italiano è assolutamente solvibile, non c'è nessun problema che l'Italia invochi un default".
Per questo ha portato i suoi soldi nella patria di Guglielmo Tell.

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

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'Arrestateci tutti'

MimmoLucano 350 260 mindi Nadeia De Gasperis - Non è passato molto tempo, era giugno dell’anno corrente, quando Salvini definiva amabilmente il sindaco di Riace, “uno zero”, intimandogli di farlo finire in galera, lo diceva mentre in un video annunciava una sua prossima visita nella Locride, commentava dicendo che al sindaco non avrebbe dedicato mezzo pensiero, perché non lo meritava.
Un atteggiamento deprecabile da parte di qualsiasi uomo, ma inaccettabile per un uomo eletto dal popolo, un popolo, che sebbene non abbia simpatia per i migranti, abita i territori del nostro Paese e conosce le dinamiche che stanno spopolando i piccoli nuclei.

Se l’arresto di Domenico Lucano non è frutto di una manovra politica, certo i presupposti per un atteggiamento persecutorio da parte di alcuni esponenti politici c’erano tutti.
Perché il modello Riace non piace alla destra? Naturalmente perchè smonta i toni propagandistici di una campagna razzista che si tiene in piedi per l’odio che respira. Qualcuno molto placidamente risponde “perché non mi piace che un paese sia abitato da questa gente.” Meglio spopolato che colorato, insomma.
Eppure, la gente lo sa, sa che gli anziani non amano abitare questi vecchi paesi da soli ed è proprio grazie ai giovani che li ripopolano, che ha un senso la loro resistenza ad abitare quei luoghi. Che sia viva l’idea che ci sia un futuro dopo di loro.

“Non è giusto che i cittadini italiani siano andati via e ora arrivino gli immigrati”, replica qualche giornalista d’assalto di stampo destroide, una offesa alla propria intelligenza o cosa? Se i paesini si sono spopolati, lo sappiamo bene, la colpa è delle mancate politiche sui territori, è la crisi economica che costringe a lasciare paesini e Paese, è la mancata attenzione al welfare sociale.
Questo uomo della Locride che chiamano ‘u curdu ha avuto la lungimiranza di capire la ricchezza di questa gente venuta dal mare, da varie terre ma dal mare, tutti approdati a questi speranza.
Lo ha riconosciuto tutto il mondo, perché sebbene la gestione del problema del flusso dei migranti non sia di facile soluzione, non può esistere politico illuminato che non capisca la grande risorsa delle piccole soluzioni che si consumano agli angoli del mondo, che sono satelliti di speranza, modelli da studiare e seguire, lo ha capito chi ha collocato Mimmo Lucano tra i 50 uomini più influenti della terra, speriamo lo capisca anche la legge italiana, che a volte bisogna abdicare a se stessa perché a volte la disobbedienza civile è la forma di resistenza che conserva la nostra sana e robusta costituzione democratica.

Ora questo dice la stampa estera:
«La piccola cittadina di Riace, situata in una delle regioni più povere d'Italia, è diventata famosa negli ultimi anni per aver messo al laccio la tendenza dei tassi di disoccupazione e dell'emigrazione netta, in quanto gli italiani del sud fuggono a nord alla ricerca di un'occupazione retribuita. E piuttosto che rispondere alle crisi economiche e del mercato del lavoro incolpando i migranti stranieri come il nuovo governo populista di destra, Riace ha ospitato almeno 6.000 migranti dal 1998, quando una barca di profughi curdi che fuggono dalla repressione in Turchia e in Iraq è atterrata Sulla Costa Calabrese a pochi chilometri dalla città.»

Mentre i nostri politici di governo festeggiano per l’arresto di Mimmo Lucano e la destra cerca di trovare del marcio laddove la propria coscienza non può aspirare di arrivare, perché è più facile rigettare che accogliere, è più facile ritenere un problema irrisolvibile che rimboccarsi le maniche per cercare di trovare una soluzione, è più facile essere disumani che umani, perché essere umani costa fatica, la fatica di essere fedeli sempre a se stessi e agli altri, alla idea di un mondo giusto e migliore.

Gli stessi PM sostengono che Mimmo Lucano non abbia avuto alcun arricchimento personale dalle vicende per le quali è stato arrestato, ma forse solo da questa affermazione il sindaco desidererà difendersi, perché non c’è ricchezza più grande di quella che ha costruito lui.

 

 

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'Un suicidio dello Stato di Diritto'

Migranti sulla Diciottidi Maria Giulia Cretaro - Stato versus Stato. La vicenda della nave Diciotti, ormeggiata al largo di Catania da 5 giorni, è finita. O almeno è finita l'emergenza. I 137 migranti ancora a bordo, dalla notte tra sabato e domenica, hanno iniziato ad abbandonare il loro presidio galleggiante. Saranno ripartiti tra Irlanda, Cei ed Albania, quest'ultima agendo in virtù di quando "gli Eritrei eravamo noi". Nella stessa mattinata del 25 era stato autorizzato dalla Sanità Marittima lo sbarco di 17 persone per necessità mediche, nonostante questo 5 donne erano state ulteriormente trattenute sul pattugliatore della Classe Saettia. 4 giorni fa era stato il turno dei 27 minori, che dopo un braccio di ferro tra Tribunale dei Minori e il Ministero degli Interni, avevano raggiunto la terra ferma e guadagnato le prime cure.

177 vite che hanno rappresentato il manifesto del Governo Lega-5 Stelle in materia immigrazione.
Un caso emblematico per battere i pugni in cattedra europea, per chiedere senza mediazioni, un intervento diretto e economicamente consistente.
Il rimpallo maltese alle autorità italiane, con versioni discordanti e fasi di crisi alterate, ha costituito il primo passo dell'epopea migratoria. La nave Diciotti, in forze alla Marina Italiana per tanto già suolo dello Stato, ha accolto sulla propria stiva quanti necessitavano dell'aiuto imminente. Da qui il casus quo: permettere a Salvini di prendere l'ennesimo imminente sbarco per rivendicare un ruolo di potenza nell'Unione.

Il risultato internazionale è stato ben diverso da quello prospettato dal Vice Premier. Alla voce grossa dell'Italia, l'eco semplice e lapidaria del silenzio immobile dell'Europa. Non basta imporsi per ottenere, la ripartizione dei migranti non ha avuto riscontro in nessuno Stato, il suolo italiano rappresentato dalla Diciotti, era già la risposta a tutto. Diritto Internazionale, lezione base.

E se nel panorama europeo, tale vicenda ha solo causato scarsa fiducia nella nuova gestione delle relazioni internazionali, la situazione in patria è stata un suicidio dello Stato di Diritto.
Fascicoli aperti in 3 procure siciliane per abuso d'ufficio, sequestro di persona e detenzione illegale a carico di Matteo Salvini. Il PM di Agrigento Luigi Patronaggio non ha potuto far altro che muoversi secondo la legge, seguire le norme vigenti in materia. Mentre per gli altri reati si seguiranno i canonici tempi giudiziari, l'abuso d'ufficio sarà delegato al tribunale ministeriale a Roma.

Ora la palla al Senato e alla Camera, per l'articolo 96 della Costituzione, spetta a loro verificare il luogo a procedere. La prima vera prova di lealtà per un Parlamento che in una vicenda dal forte stampo morale, ha manifestato le prime divergenze etiche. Il Presidente della Camera Fico, ha più volte invitato il leader del Carroccio 2.0 a interrompere questa estenuante azione, operando più da terza carica dello Stato che da pentastellato. Il resto del Movimento sussurra, per ora un tiepido senso di coalizione va mantenuto.

2 correnti che hanno tentato per i primi mesi di Governo, di tenersi ognuna sulla propria onda, cavalcando i baluardi di una lunga campagna elettorale. Ma il 4 Marzo è ormai lontano, non sono più solo forze politiche, sono Stato, ovvero la prima linea, l'azione e la conseguenza. Una fusione di principi e provvedimenti che non può essere un esclusivo e costante rimando ai dissidi del passato.

Ad oggi, rappresentare gli umori della Nazione non può bastare, questo dovrebbe essere il compito delle minoranze.
Lo Stato deve far fronte ad ogni evenienza, muovendosi nei ranghi e nei modi della Costituzione, dalle leggi da essa derivanti.
Tradire questi dogmi è autolesionismo, pugnalare al cuore un Paese che si regge sulla rigidità della Carta, e vi ripone la sua unica certezza.

Il nuovo è incappato negli stessi errori dei predecessori, non rispettando ciò che rappresenta. Sanguina e ancora non si accorge delle ferite.

 

 

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Migranti. Deve arrivare l'ora del 'risarcimento'

Migranti sulla nave Diciotti 350 260 mindi Nadeia De Gasperis - “possono tagliare tutti i fiori ma non fermeranno la primavera” era un verso di Neruda che il Ministro dell’Interno Matteo Salvini sembra scimmiottare quando afferma “potranno arrestare me ma non potranno mai fermare le voglia di cambiamento di 60 milioni di persone.” L’arroganza di questa frase presuppone un atteggiamento di affronto e sfida nei confronti della magistratura, quella magistratura sì difesa nel suo operato dall’alter ego Di Maio, ma che dopo aver consultato il codice etico del partito rassicura che non ci sono le condizioni perché Salvini si dimetta, nonostante sia stato indagato dai PM di Ragusa, che hanno verificato con mano e occhi le condizioni allarmanti delle persone tenute in ostaggio sulla nave Diciotti. Ma Salvini si arroga la presunzione di riconoscere nelle intenzioni di tutta la popolazione del Paese le sue stesse intenzioni, non tenendo conto di chi la pensa diversamente ma anche di chi votando questo governo forse aveva in mente un’altra idea di cambiamento, che fosse condivisione di intenti e non mera e continua attestazione di un atteggiamento dispotico.

Se le intenzioni di Salvini fossero quelle dichiarate di portare a termine, con successo, un braccio di ferro con l’Europa, affinchè si assuma la responsabilità di dare soluzioni al problema della migrazione, non userebbe espressioni lesive della dignità umana verso i migranti, e soprattutto avrebbe prestato comunque soccorso alle persone tenute in ostaggio, lo ripeto senza rischi di fraintendimenti, su una nave da giorni, in condizioni sanitarie precarie. Non userebbe la sua rabbia repressa che vede in un povero cristo malnutrito un “palestrato” o in una donna stuprata la volontà di “bighellonare” per il Paese.

Il canto delle donne della Diciotti è un canto di ringraziamento alla vita. Queste donne hanno deciso di non lasciare la nave se non con i loro compagni. Questa melodia dolce e straziante mi ricorda le parole della senatrice Segre, quando dice che la cosa più tremenda dei campi di concentramento era la continua operazione di ledere la dignità delle persone, lasciando che si facessero i bisogni addosso, che stessero denutriti e denudati nello stesso luogo, un corpo che questa giovanissima donna non riconosceva più come suo. Conclude l’intervista dicendo che dopo 45 anni si è convinta a parlare ma non nutre grandi speranze per il futuro perché le persone che hanno vissuto l’orrore dei campi di concentramento, sopravvivendo, sono rimaste in poche e quando questa testimonianza avrà fine non cadrà l’oblio solo su quella storia ma cadrà la dimenticanza anche su quei corpi straziati che hanno cercato in mare la loro libertà

Alessandro Bergonzoni, giocando seriamente con le parole ci ricorda che è arrivato il momento del “risarcimento”, non un nuovo umanesimo, non un rinascimento, ma risarcimento. Bisogna prendere una posizione ma come non abbiamo mai fatto, toccando con mano quello che sta succedendo, ma con mani nuove, quelle abbiano la pelle di chi sta vivendo il dramma dell’emigrazione, il loro udito, il loro olfatto, sentire come non abbiamo sentito mai e tornare nelle piazze vestiti di nuovo, dei loro vestiti, della nostra rinnovata umanità.

 

 

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Acqua di mare

Acqua di mare bella e terribile 250h mindi Giuliano Sera - Molti si accingono alle vacanze...il mare una delle mete preferite, questo mare una volta nostrum ora un luogo dove spesso annegano le speranze di un popolo.

 

 

Acqua di mare

Acqua di mare
Sapore salmastro
come le mie lacrime.
Un mare di speranze
per un popolo senza voce,
che disperato grida aiuto e vendetta.
Un cimitero senza croci
Né nomi per ricordare
Un popolo senza nome.
Acqua di mare
E grida di bimbi festanti
Su spiagge di mille colori.
Acqua di mare
E almeno un po' di vergogna
Per tanta sofferenza
Sepolta per sempre nei suoi abissi
E nella indifferenza.

 

 

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