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Globo Sora, niente da fare Trento è di un altro pianeta

Timeout Sora 350 260 minCarla De Caris* - Alla BLM Group Arena si giocano solamente tre set nell’ultima gara del 2018, con l’Itas Trentino a imporsi nettamente sugli ospiti della Globo Banca Popolare del Frusinate Sora. Il match valido per la seconda giornata del girone di ritorno, e che ha aperto il week and di SuperLega Credem Banca, è stato affrontato dai ragazzi dei coach Barbiero e Colucci a testa alta solo nel primo set, nel secondo hanno tirato i remi in barca sul 12-9 per il 25-11 finale, mentre in chiusura del terzo hanno provato a reagire d’orgoglio senza però purtroppo riuscire a portare gli avversari ai vantaggi. Così l’Itas di coach Lorenzetti allunga la striscia positiva chiudendo l’anno solare con un’altra vittoria, la decima consecutiva in campionato, che la tiene prepotentemente attaccata alla capolista Perugia attesa domani dall’impegno con Verona e che, anzi, in attesa che la Sir giochi il suo turno, la fa salire in vetta alla classifica. La superiorità di Trento guidata da Vettori in perfetto stato di grazia e dunque MVP del match, è venuta impeccabilmente fuori, con Sora a dimenticarsi completamente dell’ottimo momento di forma che aveva caratterizzato la sua settimana sui campi di Bari contro Castellana Grotte e di Veroli contro Modena.

“Eravamo partiti bene – dice a caldo coach Mario Barbiero, poi abbiamo accusato un calo vistoso dettato anche dalla qualità del gioco mostrata da Trento. Questa squadra non è campione del mondo a caso e lo ha dimostrato anche stasera”. “Sora non era al massimo – afferma invece l’allenatore trentino Angelo Lorenzetti, perché era reduce dai cinque set giocati a Santo Stefano con Modena e priva di Nielsen, e noi ne abbiamo approfittato per chiudere la partita già sul 3-0, risultato che ci permette di chiudere bene il 2018 e di guardare al prossimo anno con maggiore serenità. La partita ha avuto un andamento lento che forse a gioco lungo ha favorito la nostra squadra”.

*Resp. Ufficio Stampa Globo BPF Sora

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Non c'è niente da ridere

maglietta militante predappio 350 260 mindi Aldo Pirone - Ogni anno il 28 ottobre in ricordo della “marcia su Roma”, a Predappio c’è il consueto raduno dei nostalgici del fascismo. Camicie nere, teschi, gagliardetti, labari, fez, insomma l’usuale e lugubre armamentario in voga dalle parti degli adoratori di Mussolini. Dopo le celebrazioni di routine corredate da saluti romani, inni d’epoca, “eja eja alalà”, e grida di “presente”, gli immarcescibili nostalgici si ritrovano in trattoria per il pranzo fascistissimo e poi, tutti un po’ brilli - ma lucidi non lo sono mai stati - sui pullman per il ritorno.

Una volta le adunate erano animate dai mortiferi reduci di Salò, oggi, giacché il tempo passa per tutti, ci sono le nuove leve a provvedere alla canonica carnevalata.
Di solito la radunata, non oceanica, non fa notizia. Quest’anno però c’è stato un di più che in qualche modo ha fatto parlare di sé sui mass media. Una signora indossava una maglietta, rigorosamente nera, con disegnato sopra il profilo di un campo di sterminio nazista e la scritta “Auschwitzland”. Alla TV ha detto di essere un'aficionada del capo del gruppuscolo nero “Forza nuova”. Come tale ha sproloquiato che Mussolini, a suo tempo, diede “uno slancio all’Italia” (sic!). Infatti, quello “slancio” fu tanto forte da farla finire nel baratro della guerra e dell’occupazione nazista. Poi, dopo questo notevole sforzo mentale che l’ha svuotata dei pochi neuroni in suo possesso, alla domanda sul significato della sua ignobile maglietta, ha risposto che era “umore nero”. Sul colore della cosa nulla quaestio, non si può negare l’evidenza a meno di non essere daltonici. Quanto a fare dell’umorismo sullo sterminio degli ebrei da parte di una fascista che non ha “orrore di se stessa”, direbbe Petrolini, e di quello che hanno combinato i suoi camerati, non ci sono parole bastevoli per classificare una simile ignominia.

Ieri su “Il fatto Quotidiano” Paolo Mieli, interrogato sull’attualità di un pericolo di regime fascista per l’Italia, ha teso a ridimensionare tale sensazione, invitando a non fare analogie fuorvianti fra la situazione e il contesto storico-politico di allora e quello di oggi. Non ha torto, perché nel fascismo agì – ma lui non l’ha rilevato - in modo decisivo un elemento di reazione proprietaria e di classe contro il montare delle rivendicazioni operaie, contadine e popolari. Oggi, la classe proprietaria non è quella di allora, è di conio innanzitutto finanziario e, soprattutto, ha già vinto, non è minacciata nei suoi averi e nel suo potere. Il neoliberismo globalizzatore ha già scompaginato l’antagonista proletario e popolare. Anzi, quella classe deve vedersela essenzialmente con una reazione populista che però, sebbene cresca sulle contraddizioni della questione sociale acuite dal neoliberismo, tende a fuorviarne le vittime indirizzandone altrove (vedi immigrazione) il sacrosanto malconteAuschwitzland 350 260 minnto. Il che, in definitiva, per la classe proprietaria-finanziaria è un’assicurazione sulla vita.

Tuttavia, dato che quando piove forte di solito le fogne rigurgitano, soprattutto se è da tempo che non vengono bonificate, è inevitabile che ogni tipo di liquame e di rifiuto organico tende a tornare a galla. E oggi, politicamente parlando, a grandinare è il populismo della Lega pentastellata, come continuazione del berlusconismo sdoganatore di ogni nefandezza. Se l’Italia ha un ministro dell’Interno e vicepresidente del Consiglio come Salvini - non a caso molto elogiato dai nostalgici ritrovatisi a Predappio - che, oltretutto il resto, condisce le sue performance propagandistiche quotidiane con gli slogan duceschi d’antan, come meravigliarsi, poi, se arriva la militante neofascista “forzanuovista” con quell’ignobile t-shirt?

La cosa che più dovrebbe far riflettere chi di dovere è che il tutto avviene nell’indifferenza popolare, complice il tempo che scorre, il venir meno della generazione della Resistenza e l’evaporarsi della sinistra nelle classi popolari. Molti giornalisti dei mass media tendono a rubricare i raduni predappiesi come folklore, anche perché la cosiddetta seconda Repubblica ha sdoganato un po’ tutto e tutti, ma soprattutto la vergogna fondata sulla smemoratezza storica. Compresa la smemoratezza degli intellettuali, in particolare quelli che inondano i mass media con i loro insulsi discorsi.

La terza Repubblica, quella palingenetica dei cittadini proclamata dal grillino Di Maio, potrebbe vedere, se non si reagisce adeguatamente e per tempo, l’ammiratrice di “Forza Nuova” diventare senatrice, magari al posto di Liliana Segre.
Sai le risate!

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

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«Qui niente poveri o disabili»: è il biglietto da visita di alcune scuole

alternanzascuolalavorodi Nadeia De Gasperis - Quando un ragazzo accoltella una insegnante, dove vanno rintracciate le cause? Questa è la domanda che abbiamo posto ad alcuni docenti di ordine e grado diversi non più di un mese fa, ma la cronaca si è arricchita di nuovi episodi, rintracciabili in video divenuti “virali”, così si dice quando uno strumento si fa veicolo di una malattia. Ma cosa e chi è malato? La scuola? I ragazzi? Le famiglie?

Qualcuno, dondolandosi comodamente sulle certezze di un’amaca, ci rivela che ad essere violenti sono i figli dei poveri. Redarguito reagisce offendendo ancor più i lettori vittime di fraintendimento. Stupidi e poveri. “I figli dei liceali, frequentano i licei”e tanto basta a salvarli dalla barbarie. Eppure ricordo un film di De Matteo, che vede due famiglie della medio-alta borghesia alle prese con una cruda realtà, il crimine di cui si sono macchiati i loro figli, che hanno picchiato a morte un clochard, così per gioco. Il regista ci mostra la famiglia come miniatura della società. Per aver protetto troppo i loro figli, si trovano al cospetto del dilemma più duro “cosa faresti se tuo figlio si macchiasse di un crimine efferato?

Ma a scanso di equivoci, e fuor di metafora, la cronaca ci racconta come con una prosa da censura, alcune scuole prestigiose e selettive, si autopromuovono con spot del calibro “qui niente poveri o disabili”.
Una delle insegnanti che abbiamo intervistato, che lavora nel sostegno, ci ricorda che le scuole meno inclusive sono proprio i licei, dove perfino un DSA (deficit specifico dell’apprendimento) diventa nota di disturbo.
In fondo le statistiche stesse ci raccontano che il bullo alfa, il capobranco insomma, è di solito di estrazione sociale alta.
Leggo di un insegnate che racconta di come la sua scuola sia riuscita a recuperare alcuni soggetti che si atteggiavano a bulli, facendoli incontrare periodicamente con bambini down e anziani di una casa di cura. Il ragazzo maturava una sensibilità insospettabile. Ma certo, aggiunge, non tutte le scuole possono permettersi di mettere in azione programmi extra-ordinari.
La gente si divide, qualcuno reclama maggiore rigidità, qualcuno invoca la galera, qualcuno difende i propri figli e condanna quelli degli altri. Le combinazioni ci sono tutte. E intanto nella società liquida, così definita da Bauman, i ragazzi faticano a tenersi a galla, qualcuno non sa neppure nuotare e qualcuno, pur navigando in buone acque, non sa che pesci prendere.
C’è chi dà la colpa ai social network. Una insegnante intervistata avverte “Sembrerà strano ma i nostri ragazzi, cd nativi digitali, di fatto usano Internet per poche applicazioni, sempre le stesse e senza nessuna consapevolezza; in un mondo sempre più digitalizzato tutto questo rischia di emarginarli in situazioni di “digital divide”.

Un ‘altra delle insegnati intervistate ci dice “Spesso dico ai miei colleghi che siamo rimasti tra gli ultimi presidi di “legalità” a cui le famiglie o i ragazzi possono rivolgersi. Attraverso l’attività educativa abbiamo modo di toccare con mano i disagi e le difficoltà quotidiane con cui le famiglie fanno i conti continuamente.” Mentre il preside in pensione ci ricorda come un clima che indulge alla scostumatezza, alla arroganza alla irrisione di valori che fanno la dignità della persona, perfino alla noncuranza di quelle più fragili e indifese. A mio avviso sta qui la verità l’esempio semplice semplice del papà col suv parcheggiato sul marciapiedi che aspetta suo figlio, non è da sottovalutare.
Così si derubrica un atto di violenza a pubblico ufficiale, ma prima ancora verso un altro essere umano, a goliardia. Pulire i giardinetti e svuotare i cestini non educa alla cultura del rispetto e il rispetto è garantito da una precisa collocazione di ruoli di cui la scuola non ha più traccia.
“In questa realtà, ricca di contraddizioni, le forme di violenza e di intolleranza emergono come crisi profonde, ferite, lacerazioni, dissidi nelle relazioni interpersonali, più frequentemente proprio nei luoghi dove la qualità dei rapporti dovrebbe sostanziare l’esperienza della vita umana: nella famiglia e nella scuola.
Perché? Difficile dare una risposta univoca. È possibile ipotizzare, tuttavia, che occorre ripartire proprio dagli spazi dell’educazione e dell’amore, con volontà individuali e collettive.” Aggiunge il nostro preside.

Mi sento di condividere un’ultima considerazione che vi riporto, ossia che la scuola è situata in un territorio che deve farsi carico dei suoi problemi. Dialogare, pianificare con essa l’azione educativa richiede coerenza, continuità, chiama in causa una intera comunità educativa e se il docente è stato assurto a mera figura impiegatizia non sarà facile che svolga bene il suo ruolo.
Così voglio concludere, con un pensiero di una ragazza del liceo, alla quale una insegnate intervistata ha girato la nostra domanda
”Il futuro è nelle nostre mani, dicono, Siamo rovinati, penso. Non vedo più ragazzi che cantano guardando il mare, che fotografano solo con gli occhi qualcosa come un tramonto. Quelli che nelle notti d’estate guardano il cielo, quelli che si emozionano. Siamo attaccati al dettaglio più stupido, pronti a giudicare e a pensare che siano sempre gli altri, gli adulti a sbagliare. Tutto ci è dovuto e, guai a chi pensa il contrario. Di chi è la colpa? Nostra.”

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Meglio poco che niente! Purchè non sia ancora un annuncio

sanità prontosoccorso minAngelino Loffredi - Dopo aver particolarmente descritto la preoccupante situazione sanitaria nella provincia di Frosinone e la pericolosa condizione dei Pronto Soccorso, in data 17 agosto, ho letto sul profilo Face Book dell’Assessore regionale Mauro Buschini, attraverso il suo Addetto stampa, questa importante comunicazione:
“La Regione Lazio destinerà 2 milioni di euro alla ASL di Frosinone per l’adeguamento funzionale dei Pronto Soccorso, OBI e Medicina d’Urgenza degli ospedali di Sora, Cassino, Frosinone e Alatri. Saranno acquistati, per le strutture della nostra Provincia, un angiografo, una Tac, una Rx, 4 ecografi, un sistema cardiopolmonare portatile e due respiratori. Si tratta di fondi provenienti dal recupero dell’evasione fiscale che abbiamo deciso di destinare al potenziamento dell’offerta e dell’innovazione tecnologica dei presidi ospedalieri del nostro territorio”.
Dopo tanto insistere, criticare, allertare non solo da parte mia, ma anche da parte di cittadini, organizzazioni e sindacati di categoria finalmente riceviamo una buona notizia.
Anche se non si muove entro una logica che privilegia il filtro prima di accedere ai Pronto Soccorso e non prospetta nemmeno un coordinamento fra i vari Presidi (Casa della Salute, Ambufest, Presidio Ambulatoriale, Territoriale e Guardia Medica) la ritengo ugualmente una buona notizia. Meglio poco che niente!
Nello stesso tempo, considerato che si tratta di una informazione necessaria e doverosa e visto che non voglio rimanga un “annuncio”, dopo aver aspettato 5 giorni per avere ulteriori notizie e precisazioni, riprendo la suddetta dichiarazione per sollecitare direttamente lo stesso assessore per ricevere ulteriori e decisive puntualizzazioni riguardanti:


- La data e l’atto amministrativo attraverso il quale è stata fatta tale scelta;
- Quale sarà la dislocazione delle importanti attrezzature sopra indicate fra i quattro Pronto Soccorso;
- Necessità di nuovo personale per l’utilizzo di tali attrezzature;
- L’esistenza di un bando di gara e i tempi di espletamento;

 

Intervengo e sollecito perché ho sempre ritenuto che la trasparenza e la partecipazione siano metodi utili per assicurare il buon governo della cosa pubblica, ma anche per prevenire atti discutibili e fuori dalla legalità. La scelta indicata dall’assessore Buschini infatti non può essere fatta cadere ma merita di essere seguita, conosciuta in tutti i passaggi, negli ulteriori sviluppi e posta all’attenzione di tutti.
Questa secondo me rappresenta la più importante garanzia per un buon rapido e positivo risultato. Sono spinto a questa precisazione  da una dichiarazione dello stesso assessore regionale Mauro Buschini xhw si può leggere nella nota che segue:


«Si tratta – spiega l’assessore Buschini – di importanti risorse che restituiamo al territorio, e in particolare alle nostre strutture sanitarie, che provengono dal grande impegno profuso dalla Regione Lazio contro l’evasione fiscale. Somme cospicue che reinvestiamo per proseguire il percorso di ammodernamento degli ospedali e di investimento sulle tecnologie per garantire una migliore offerta sanitaria adeguata alle esigenze dei cittadini. Permangono alcune criticità, ma con il taglio degli sprechi che abbiamo messo in atto, con investimenti mirati e con l’ormai prossima uscita dal commissariamento dopo circa dieci anni, le stagioni passate fatte di tagli e chiusure di reparti sulle nostre strutture resteranno un lontano ricordo». (dal Comunicato ufficiale redatto dal dottor Riccardo Strambi)

 
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Niente porta a porta dei rifiuti nel centro storico di Ferentino

Ferentino municipio 350 260di Marco Maddalena* - Il Comune di Ferentino non vuole la raccolta differenziata porta a porta dei rifiuti nel centro storico.
Il governo locale che guida la nostra Città non vuole la raccolta differenziata dei rifiuti porta a porta nel centro storico.
Il Comune di Ferentino, infatti, risulta vincitore di un finanziamento provinciale di 178 mila euro per il progetto “Ferentino differenzia” dove lo stesso Comune propone inizialmente di svolgere un servizio di raccolta differenziata dei rifiuti porta a porta anche al centro storico, ma con la determina n. 371 del primo giugno, inspiegabilmente si cambia opinione decidendo di destinare il finanziamento alla società Lavorgna per svolgere tale servizio in altre zone esterne al centro storico, dove,oltretutto la società per la raccolta dei rifiuti sta già percependo un compenso per lo stesso servizio (!)
Non sono chiari i reali motivi che impediscono di attuare la raccolta porta a porta anche nel centro storico, nonostante un finanziamento provinciale richiesto proprio per ciò, ed è assurdo il dietrofront dell’amministrazione comunale
La verità è che l’assessore all’ambiente, Franco Martini, e la sua maggioranza non vogliono in nessun modo procedere alla raccolta porta a porta dei rifiuti su tutto il territorio comunale, come, ormai, avviene in tutti i centri storici dove c’è la raccolta differenziata.
E’ evidente, che con le scelte sbagliate sulla gestione della raccolta dei rifiuti, il nostro Comune è sempre più lontantoMarcoMaddalena microfono 350 260 dall’obiettivo minimo previsto dalla legge del 65% di raccolta differenziata con conseguenze sull’Ambiente e sulle tasche dei cittadini
Questo fatto è l’esempio concreto dell’incapacità dell’attuale “maggioranza “ nel non saper pianificare una raccolta realmente differenziata e virtuosa dei rifiuti, nonostante ci sia , anche , una delibera di consiglio comunale votata all’unanimità che chiaramente ha dato l’indirizo politico per attuare la raccolta porta a porta su tutto il territoro comunale.

*Marco Maddalena
Capogruppo Consiliare di Sinistra Italiana - Ferentino

 

 
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Ferentino, rifiuti: alte tasse, ma niente isola ecologica

Ferentino 350 260di Marco Maddalena* - Appalto dei rifiuti Sangalli : Il Comune di Ferentino a fine contratto si accorge che non c'è l'isola ecologica!
Il Comune di Ferentino dopo aver effettuato ben due proroghe alla ditta Sangalli per la gestione dei rifiuti, di cui l'ultima per affidamento diretto fino al 31/01/2015 con la seguente motivazione "apprezzabile il servizio finora svolto dalla ditta Sangalli", solamente a dicembre , ad un mese della scadenza dell' ultima proroga, si accorge che l'isola ecologica prevista dal capitolato d'appalto non è stata realizzata dalla Società di Monza. Per questo dà un incarico oneroso ad un legale per richiedere l'adempimento contrattuale. Una situazione di assurda contraddizione, infatti, la mancanza dell' isola ecologica oltre ad essere un'inadempienza contrattuale è anche la conferma di come la motivazione della proroga non fosse corretta e di come l'amministrazione comunale , abbia abdicato negli anni nel suo ruolo di controllore, "svegliandosi" a contratto ormai scaduto!
Un'ennesima figuraccia nel settore dei rifiuti, che va ad aggiungersi al dato assolutamente negativo della raccolta differenziata che con il 9% annuo pone il Comune di Ferentino agli ultimissimi posti in Italia e al non rispetto del target nazionale del 65% , previsto per legge, che avrebbe dovuto essere raggiunto nel 2012 .
La mancanza di un'isola ecologica non ha permesso una lotta adeguata al fenomeno dell'abbandono incontrollato dei rifiuti, in quanto l'area attrezzata può rappresentare una carta importante in tal senso. Il risultato dell' assenza dell' isola ecologica è il proliferare sul territorio, soprattutto nelle periferie, di rifiuti di ogni genere, dagli elettrodomestici, ai materassi e agli scarti di lavorazione. Nessun'area è risparmiata, comprese quelle a ridosso dei cassonetti della differenziata e perfino nelle aree naturali .
A questo punto, è chiaro a tutti che il mancato raggiungimento di un sistema efficiente nella gestione dei rifiuti risponde ad una scelta precisa del governo comunale che nonostante, le precise indicazioni fornite dal Consiglio comunale con l' adozione della "Strategia Rifiuti Zero" non ha intrapreso alcuna azione positiva e propositiva e di confronto con la cittadinanza.
Infine, adesso, è altrettanto chiaro ai cittadini chi sono i responsabili degli aumenti della tassazione sui rifiuti in un momento di forte crisi economica.
*Marco Maddalena, Capogruppo di "Sinistra Ecologia e Libertà" di Ferentino

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Niente è stato dato alla "priorità lavoro"

LAVORO 350-260di Donato Galeone - Capitale finanziario globale e lavoro locale.
E' prevedibile che con la ripresa del "confronto sociale" tra Governo Renzi e Sindacati - aggiornato al prossimo 27 ottobre - il sindacalismo confederale dei lavoratori al di la dei distinguo verbali e delle manifestazioni autonomamente decise dalla CGIL-CISL-UIL fino al 25 ottobre 2014, mi sembra prevalere (a fronte del continuo aumento della inoccupazione non solo giovanile oltre alle povertà crescenti) l'esigenza di un "ruolo partecipativo" non più di solo parole o su "questioni astratte" circa il "POTERE DI DECIDERE" su tematiche definibili e universali coinvolgendo gli italiani - nel contesto dell'Unione Europea - partendo dal Lavoro.
Si tratterà, se il dialogo col Governo durerà più di qualche ora, di esprimere responsabilmente capacità di "confronto ed anche di scontro sulle qualità delle proposte" dimostrando, essenzialmente, che quelle "proposte qualificanti e prioritarie" sono componibili mediante risorse spendibili in tempi certi e predeterminati.

Così come anche il "confronto nella dimensione regionale laziale e provinciale" tra parti sociali e rappresentanze politiche, dovrebbe superare le ritualità istituzionali locali per affrontare la sfida di una realtà socio-economica e industriale a capitalizzazione multinazionale, che appare incerta, pur annunciata anche nel basso Lazio e nella nostra Provincia.

Urgente e necessario, quindi, un confronto propositivo per rimuovere una realtà produttiva bloccata che dovrebbe coinvolgere tutto il mondo del lavoro territoriale riconoscendo compiutamente - pur nel rispetto delle pluralità e diversità personali e dei propri ruoli nell'esercizio di diritti e doveri politici costituzionali - che se oggi il "capitale è globale il lavoro deve essere locale" partendo dal sito Fiat di Cassino, con FCA, che passa da Piazza Affari a Wall Street, con sede legale da Italia a Olanda e luogo finanziario a Londra.

Una dimensione di soggetto economico e giuridico nuovo, da identificare, per fissare incontri tecnici e istituzionali propositivi e concludenti tra "capitale finaziario e lavoro umano" ai fini di conoscere - per riorganizzare adeguatanente - ogni infrastruttura favorevole all'ubicazione d'impresa locale congiunta ai fattori diretti - quantificando i posti di il lavoro professionalizzati – rapportati alle innovazioni tecnologiche e al nuovo modo competitivo industriale del produrre beni e servizi.

E tutto ciò – sia detto con rispetto di tutte le idee teoriche e pratiche - da non confondere con il modo "capitalistico della produzione" nelle forme storiche in cui esso si è presentato e si presenta nelle sue articolate nuove mode mondiali, essenzialmente, di capitalismo finanziario.

Si tratta di evidenziare, compiutamente, l'urgenza del condividere oltre il proclama dell'Unione Europea ripetuto anche a Milano l'8 ottobre scorso - sul come operare per la "crescita e il lavoro".

E' certo ed urgente, ormai, che si debba riconoscere l'apporto insostituibile tanto degli investimenti programmabili e possibili quanto del procedere con l'adeguata riorganizazzione del lavoro - "contrattato e partecipato" - nell'impresa sia verso il modo innovativo del produrre e sia nella quantificazione dei costi complessivi dei processi produttivi, non solo con le "regole riformate del lavoro italiano" ma, essenzialmente, con l'offerta di qualificati prodotti domandati dai comsumatori.
Il Presidente Renzi e Segretario del PD chiuso il summit Unione Europea di Milano e ottenuta la fiducia al Senato con il maxi-emendamento al Ddl di riforma del lavoro che - se non ha più toccato l'art.18 (licenziamenti) - resta, tuttora, vaga la delega sui casi di "reintegro" rinviati ai decreti attuativi del Governo e che alla Camera potrebbero meglio esplicitarsi quale legittima riconferma al lavoratore e lavoratrice del diritto di "liberta e dignità" nei casi di licenziamento disciplinare, soggettivo, già elencati o da ampliare nella parte normativa dei contratti collettivi di lavoro.

E' prevedibile che nei decreti attuativi del Governo saranno meglio esplicitate e richiamate – ripeto - tutte quelle norme contrattuali di lavoro quale sostegno legislativo anche ai "contratti a tutele crescenti" estensibili a tutti i rapporti di lavoro, superato i tempi di prova professionalizzanti.

Ricordo che nel giugno 2013 con CGIL-CISL-UIL a Piazza San Giovanni, c'era anche la Ciociaria in quel corteo e in quella piazza gridammo con migliaia di voci che il "LAVORO E' DEMOCRAZIA" e che "l'emergenza lavoro era ed è la priorità".

Diciamocelo indignati che non è stato dato niente alla "priorità lavoro" neppure in questi ultimi 15 mesi sia dal Governo Letta che dal Governo Renzi, quest'ultimo, con la proclamata e fastidiosa chiusura - oggi apertura - verso il dialogo sociale, peraltro già ritenuto essenziale anche dall'Unione Europea a fronte di un crescente disagio chiamata "disoccupazione e inoccupazione giovanile". Al contrario, nessuna discussione e nessun segnale vero, in Italia, nel PD, nel Parlamento, nella nostra Regione e Provincia di Frosinone sul monitoraggio dello stesso Ministero del Lavoro sul mercato del lavoro che al 4 agosto 2014 segnalava i "dati sui licenziamenti collettivi e individuali" per i quattro trimestri 2013 come segue:
in Italia nel 2023:
licenziamenti collettivi 115.907
licenziamenti per giusta causa 72.320
licenziamenti per motivi oggettivi
(economici/organizzativi aziendali) 714.284
licenziamenti per motivi soggettivi
(disciplinari) 20.739

Da annotare che nei due anni 2012-2013 i licenziamenti monitorati dal Ministerio del Lavoro sono stati pari a 1.961.392 molto vicini alla media di unmilione di licenziamenti/anno mentre i licenziamenti per motivi soggettivi per iniziativa del datore di lavoro, prima dell' eventuale ricorso al Giudice, sono stati nel 2012.2013 pari a 45.931. Nella nostra Provincia sono oltre 5.000 i licenziamenti segnalati dalla CGIL e la CISL il 4 giugno a Cassino aveva già rilevato che nel 2013 una persona su cinque ha lavorato mentre 115.000 persone attendono lavoro da almeno 2 anni.

Io penso che su questi dati certi ufficializzati necessita discutere anche con la Regione Lazio e sono anche insufficienti in assenza di dati sulle povertà crescenti e nella previsione che solo a fine anno 2016 saranno operative le nuove norme sulla riforma del lavoro italiano.

Ecco, quindi, che sin dal prossimo incontro del 27 ottobre 2014 tra Governo-Sindacati-Confindustria ed altre parti sociali urge che nella prossima Legge di Stabilità 2015 si propongano e si prevedano interventi mirati e cogenti, strutturali e certi, verso il "LAVORO PRODUTTIVO" che contribuirebbe a raggiungere quel pareggio di bilancio italiano riproposto dallo stesso governo Renzi a Bruxelles.

Frosinone, 13 ottobre 2014

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Fiat, ecco perché il piano di Marchionne è basato sul niente

SergioMarchionnedi Fabio Sebastiani da controlacrisi.org - I vertici di Fiat per limitare i danni che i titoli dell'azienda hanno subito in borsa dopo l'illustrazione del nuovo piano 2014-2018 sono dovuti intervenire direttamente. John Elkann e Sergio hanno aperto il portafoglio acquistando titoli per quasi 2 milioni di euro, circa un milione ciascuno. Gli acquisti, pero', non hanno rilanciato il titolo. Le vendite che hanno colpito il titolo Fiat a Piazza Affari ha portato il titolo a 7,48 euro, giù di quasi il 12%. Forse sono solo prese di profitto dopo una corsa da inizio anno di quasi il 40%,ma le preoccupazioni sono tante. In Italia la reazione della Fiom è stata piuttosto tiepida. La promessa di Marchionne è addirittura quella di richiamare gli operai dalla cassa integrazione fidando su modelli che insistono su una gamma inconsueta per Fiat e con quote produttive non meglio specificate.
 
Piano e trimestrale negativa: una accoppiata non felice
Aver accomunato l'uscita di un piano ambizioso con una trimestrale disastrosa non è stata una buona scelta. Sergio Marchionne, l'uomo che ha fatto rinascere Chrysler, il "dealmaker" per eccellenza nel settore dell'auto, riuscirà davvero entro cinque anni a fare lievitare l'Ebitda, ad aumentare di circa il 40% i ricavi, a ridurre del 90% il debito netto e a far volare le vendite del 60% rispetto alle 4,4 milioni di unità vendute l'anno scorso, soprattutto quando una vera accelerazione si vedrà dal 2016? Questi sono i numeri che disegnano il perimetro dentro cui si muove la Fiat. Il tutto effettuando investimenti in capitale e in ricerca e sviluppo da 55 miliardidi euro?
 
Numeri che sembrano buttati lì a caso
Un dato per tutti: Fiat pensa di potere vendere in Nord America un milione di auto in più nel 2018 rispetto allo scorso anno. Ma il gruppo si aspetta nel settore un aumento delle vendite pari a 1,3 milioni di unità. In pratica si scommette che i rivali non abbiano la meglio. "Crediamo che questi target siano quasi inutilmente ottimisti", ha spiegato al Financial Times Philip Watkins di Citi. "Come essi verranno finanziati non è ancora chiaro", ha aggiunto.
Gli fa eco Erich Hauser, analista di International Strategy & Investment Group, secondo cui i target "non sono credibili". Le preoccupazioni degli esperti sono molteplici e comprendono target di vendita ambiziosi, finanze delicate, il rischio di una diluizione degli utili attraverso l'emissione di nuovi titoli possibilmente dopo la quotazione di Fca a Wall Street entro fine anno.
 
Il mercato non è quello che immagina Marchionne
Ci sono dubbi anche sull'obiettivo di margini di profitto simili a quelli di concorrenti come General Motors e Ford (6-7%) e sull'aumento della quota di mercato nel mercato statunitense (al 15,8% entro il 2018, il 4,4% in più rispetto all'11,4% del 2013). Almeno per gli analisti, la strada su cui si è immesso Marchionne sarà tortuosa, soprattutto negli Stati Uniti dove il mercato si sta livellando dopo la ripresa dalla peggiore crisi economica dagli anni '30.
 
Per Alfa un successo che non sarà però così grande
Jeff Schuster, vicepresidente della società di ricerca LMC Automotive, è tra coloro che definisce "aggressivo" il piano. "Non penso che la pressione competitiva nel mercato permetterà tanta crescita" negli Usa, ha spiegato all'agenzia Dow Jones. "Intendono dipendere molto da Alfa e quella storia non è ancora stata scritta", ha proseguito. E infatti, anche le aspettative per Alfa Romeo sono considerate alte. Per il Biscione sono attesi otto nuovi modelli, con cui raggiungere le 400.000 unità vendute tra cinque anni contro le 74.000 del 2013. "E' come costruire un produttore d'auto con un quinto delle vendite unitarie di Bmw in solo quattro anni", ha scritto Nomura in un report.
 
La retorica sui sogni
E' vero che la filosofia della leadership di Marchionne è fare leva sul potere dei sogni e delle aspirazioni. Lo ha ricordato ieri citando Leo Tolstoj. Ma Erik Gordon, professore alla Stephen M. Ross School of Business dell'Università del Michigan, ha dichiarato alla stampa americana: "Le aspirazioni sono grandi ma le domande lo sono ancora di più". Il docente si chiede: "Può Fiat fare abbastanza per render Alfa un marchio redditizio? Ci sono abbastanza acquirenti di Maserati per rendere Fiat un player globale?". Sanford C. Bernstein ricorda: i grandi sogni costano denaro, che Fiat attualmente non ha. L'amministratore delegato di Fiat e Chrysler già ieri aveva garantito: il piano "è fattibile nei suoi meriti", "la macchina del cash è sufficiente" e dunque "non serve un aumento di capitale". E agli scettici ha ricordato: "abbiamo fatto miracoli senza rastrellare capitali". Eppure c'è ancora chi pensa che Fiat abbia bisogno di fare il pieno di capitali presto. Ma questo vuol dire che la multinazionale è scalabile. E quindi addio Marchionne.
 
Perdite e aumento del debito
E il fatto che il primo trimestre 2014 si sia chiuso in perdita per 319 milioni di euro aumentando il debito, di certo non aiuta. E' vero: sul dato ha pesato l'onere derivante principalmente dall'accordo siglato il 21 gennaio con l'allora azionista di minoranza (il fondo Veba) per salire al 100% di Chrysler così come la svalutazione del Bolivar venezuelano, ma queste hanno tutta l'aria di essere delle pezze d'appoggio che non chiariscono il trend reale del debito. Al netto di voci atipiche il dato sarebbe stato positivo per 71 milioni di euro, certo, ma, per dirla con gli esperti di Macquarie Group, "se si inizia il piano con un trimestre estremamente debole, nessuno darà credito al fatto che i target possano essere raggiunti". L'alternativa era presentare il piano più in là. Evidentemente le previsioni a breve di Marchionne non sono così rosee!
 
La vita reale non è un Powerpoint
''L'aspirazione e' grande ma le domande sono ancora piu' grandi'' afferma Erik Gordon, professore all'Universita' del Michigan. ''Il problema e' che le presentazioni PowerPoint sono molto piu' facili della vita reale. I marchi hanno bisogno di molto lavoro per arrivare dove dovrebbero essere'' mette in evidenza Harald Hendrikse, analista di Nomura Holdings. Alcuni - fra gli analisti - parlano di numeri motivazionali, in linea con le parole di Marchionne, che ha invitato a non attenersi strettamente ai numeri e a quanto scritto sulla carta ma a guardare al progetto nel suo complesso. Anche perche' - ha detto Marchionne - gia' raggiungere il 70-80% di quanto previsto e' un grande passo in avanti. Ma lo scetticismo degli analisti va al di la'. Il nodo - a loro avviso - che la presentazione non e' riuscita a sciogliere e' come Fiat finanziera' lo sviluppo, ovvero da dove arriveranno quei 55 miliardi di euro di investimenti senza capitale in piu'. I rischi del piano - affermano gli analisti - sono stati ricordati a stretto giro dai dati trimestrali. ''Fiat: sulla strada della ripresa?'' si chiede il Financial Times, osservando come la ripresa europea non puo' arrivare in tempi abbastanza stretti per la casa automobilistica.

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